Il vino e la Scuola Enologica a Gioia

Nel momento storico che stiamo vivendo, in cui si va sempre più diffondendo, sia nel mondo orientale che in quello occidentale, il gusto di bere del buon vino, per gli effetti benefici che, come  gli studi dimostrano, apportano alla salute dell’individuo, anche se bevuto in dosi contenute,  per venire incontro a questa richiesta dei mercati e […]

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cartello-gioiacitta-federicianaNel momento storico che stiamo vivendo, in cui si va sempre più diffondendo, sia nel mondo orientale che in quello occidentale, il gusto di bere del buon vino, per gli effetti benefici che, come  gli studi dimostrano, apportano alla salute dell’individuo, anche se bevuto in dosi contenute,  per venire incontro a questa richiesta dei mercati e dei consumatori si sta diffondendo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo  la coltivazione di vitigni idonei alla vinificazione di qualità.

Gioia del Colle, in particolare, per le caratteristiche climatiche,  pedemontane  e per la consistenza di terreni calcarei  e argillosi con presenza di falde acquifere che permettono il nutrimento delle piante nelle annate siccitose, terra idonea alla coltivazione della vite e alla produzione di vini corposi e di elevata gradazione alcolica, da secoli si è attrezzata per la produzione di uve scelte e idonee ad essere vinificate e a rispondere alla domanda sempre crescente di un vino certificato.

Uno dei prodotti tipici del nostro Comune, come recitano i cartelloni che annunciano l’arrivo dei turisti a Gioia del Colle, è costituito dal vino primitivo.

L’Apprezzo  della Terra di Gioia del 1611 di Federico Pinto riporta: Si fa abbondanza di vino e di molta bona qualità per le commode vigne, che possedono detti cittadini.

Anche nell’Apprezzo del 1640 di Honofrio  Tangho si dice: In detti territori, quelli che sono vicini a detta terra sono seminatori, pascolatori, vigne, giardini, ortalizi….   In essi vi si fanno vini bianchi, rossi d’ogni sorta, li quali sono sufficienti per comodità de cittadini…

Dal Catasto onciario del 1750 apprendiamo che    la popolazione di Gioia in quel periodo constava di 1018 fuochi, con 2046 maschi e 2156 femmine.

Dei suddetti fuochi  ben 688, per un totale di 2868 persone, era composto di bracciali ( braccianti ). La maggior parte della popolazione gioiese era quindi composta da braccianti; una media del 74% della popolazione maschile era dedita a tale attività. Essi possedevano  quasi sempre una casa di abitazione ed un piccolo appezzamento di terreno, in genere coltivato a vigneto.

lapide-indellicatiIl primicerio gioiese  don Filippo Francesco Indellicati  dopo lunghi studi e ricerche selezionò il vitigno a cui dette il nome di primativo, vitigno che, in numero di 625 viti a ceppo basso, mise a coltivazione per la prima volta  nel 1799 in un suo podere di otto quartieri, circa mezzo ettaro, in contrada Liponti a circa due chilometri  a est di Gioia.

Tra le contrade di Gioia  si annovera ancora oggi  Lama delle Vigne,  contrada  posta a NE di Gioia, confinante con le contrade Macchia del Campo, Canale, Monte Sannace, Cavallerizza, Petterrina e Parco del Sordo, il cui nome riconduce alla presenza, in loco,  di vigneti.

D. Mele  nel volume Annuario storico-statistico-commerciale di Bari e provincia, pubblicato nel 1882 definisce Gioia:  ricca e bella città … territorio fertilissimo produce in abbondanza frumento, viti, olive, pascoli …e di questi prodotti si alimenta l’attivo commercio di Gioia esportandone grande quantità ogni anno.

contrade-di-gioiaTra questi prodotti quello maggiormente trainante per l’economia gioiese, per l’estensione di terreni dedicati a coltivazione,  era costituito dal vino primitivo, che era prodotto in abbondanza tanto da essere esportato  all’estero, soprattutto in Francia, dove riscuoteva un grande successo, in quanto ritenuto di ottimo gusto e alquanto ricercato

Nel 1887 il governo Crispi con la svolta protezionistica a favore delle  produzioni industriali italiane portò a contromisure da parte del governo francese, che bloccò le importazioni di vino dall’Italia. In conseguenza di quella politica protezionistica si  verificò una profonda crisi nel settore enologico, che colpì profondamente l’economia gioiese, aggravata dal fatto che la Francia, una volta superata la crisi dovuta alla diffusione della fillossera, aveva reimpiantato nuovi vigneti e utilizzava la produzione  di vino locale per il suo fabbisogno e per l'esportazione di prodotti alcolici.

Per uscire dalla crisi che colpiva piccoli e grandi produttori di vino locale alcuni viticoltori gioiesi non si perdono d’animo e pensano di riconvertire il loro prodotto che era rimasto invenduto  attraverso la distillazione del vino per produrre liquori e cognac. Tra questi è da segnalare l’imprenditore Paolo Cassano, i cui distillati vengono venduti anche oltre Oceano e i cui prodotti  ottengono significativi riconoscimenti in esposizioni internazionali.

FIDESNel 1890  il Consiglio comunale aderisce alla deliberazione della Camera di Commercio della Provincia per un voto contro lo zuccheraggio dei mosti a dazio ridotto, a seguito di una tale proposta di legge avanzata dal Circolo Enofilo di Roma. Tale pratica avrebbe colpito la nostra produzione vinicola.

Il 17 novembre  1891 il Consiglio comunale di Gioia  si associa ai voti emessi dalle Camere di Commercio di Bari  e di Lecce, che chiedevano l’approvazione di provvedimenti atti a fronteggiare la crisi vinicola che colpiva le due Provincie. Il nostro Comune  era gravato dal peso del dazio sui consumi di vino anche quando in qualche  annata, a causa  dell’inclemenza del tempo e del basso grado alcolico ottenuto  veniva esportato come vino guasto, e quindi svenduto.

Nel 1893 il Comune vince la causa contro la Ditta  appaltatrice appaltatore del Dazio Consumo, che non concedeva il discarico  del pagamento del dazio per l’esportazione di quei vini che rientravano nelle condizioni previste dal capitolato d’appalto per usufruire di quel beneficio. Infatti  pur  avendo una forza alcolica superiore a cinque gradi centesimali, a causa delle condizioni climatiche avverse di quell’anno i vini  presentavano un difetto di degustazione ed erano dichiarati guasti, non fruivano del suddetto beneficio da parte dell’appaltatore.

Nel 1899  una invasione fillosserica distrugge gran arte dei vigneti di Santeramo, risparmiando fortunatamente gran parte di quelli di Gioia.

Nel 1900 per il pericolo della diffusione della fillossera viene concesso, dalla Giunta comunale, il consenso per un vivaio per le viti americane.

La Camera dei Deputati  il 23-12-1901 vota la legge sugli sgravi  fiscali: abolizione di dazi comunali su farinacei. Tale provvedimento apporta poco beneficio a Gioia dove si consumava poco pane, ma si faceva grande uso di verdure, granone, altri legumi e frutta. Per far fronte ad un minore introito di £. 2.000 c’è un aggravio per tariffa dazi per uva e vino. Contro questa legge del governo Zanardelli viene organizzata un’agitazione in Piemonte, a seguito di una riunione di viticultori ed enologi tenutasi ad Acqui, tendente all’abolizione del dazio sul vino. Tale abolizione viene decisa dal Consiglio comunale nel 1905.

Nel 1902 i rappresentanti comunali convocano  i proprietari di vigneti  per procedere all’iscrizione di un elenco degli stessi in un apposito albo.

A seguito della concorrenza dei vini della Spagna  il 20-11-1905 il Consiglio comunale decide di diminuire i dazi doganali sul vino da esportare; tale concorrenza stava portando nel baratro le nostre popolazioni, che vivevano dei proventi della vendita del vino, e porta ad una censura del deputato De Bellis per la sua condotta nella questione del modus vivendi con la Spagna, come stigmatizzato nel Consiglio comunale del 19 dicembre.

Il vino primitivo continua ad essere prodotto artigianalmente dagli stessi produttori per tutto il Novecento; la parte eccedente viene venduta al dettaglio o esportata al Nord o in Francia, come vino da taglio ai loro prodotti di bassa gradazione.

Con l’attività della Cantina Sociale di Gioia si avvia l’imbottigliamento del vino primitivo e la richiesta di Denominazione di Origine Controllata del prodotto.

Il Primitivo Gioia del Colle ha ottenuto il riconoscimento DOC con DPR dell’11-5-1987, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23-10- 1987 n. 248.

Oggi il primitivo di Gioia sta vivendo una seconda fase di notorietà, grazie al lavoro e ai sacrifici portati avanti da  numerose Cantine ( Fatalone, Plantamura, Polvanera, Terra Jovia, Patruno-Perniola, Scj’o, Guttarolo, Pietraventosa, ecc. ) che producono un vino di eccellenza, come dimostrano i vari riconoscimenti e premi che molte di esse hanno conseguito e continuano ad ottenere  in concorsi a livello nazionale ed internazionale.

                                                          LA  SCUOLA  ENOLOGICA

Sono trascorsi 140 anni dalla seduta del Consiglio comunale di Gioia del 30 ottobre 1876, nella quale il consigliere Candido Minei propose l’istituzione di una Scuola Enologica tecnico-pratica, per formare tecnici  specializzati nel settore vitivinicolo, un comparto trainante nell’economia cittadina.

Tale proposta fu caldeggiata nel Consiglio Provinciale di Bari nel 1880 dal nostro concittadino e consigliere provinciale Daniele Petrera.

Bisognerà attendere il 1886 per l’apertura della Scuola Enologica gioiese il cui corso di studi aveva la durata di quattro anni. La Scuola era un Consorzio che comprendeva il Comune di Gioia, la Camera di Commercio e la Provincia di Bari, a carico dei  quali  competevano sia  le spese di impianto della Istituzione scolastica che la direzione della stessa.

Il Consiglio comunale  il 18-3-1886 delibera di  prendere  in fitto, ad uso della Scuola enologica, un vigneto già a frutto di uve primaticce, della estensione di due ettari e mezzo, per la durata di quattro anni.

La Scuola per Statuto aveva lo scopo di istruire i giovani contadini nella buona pratica della viticultura, insegnare, attuare, rendere popolari i migliori processi di vinificazione e conservazione dei vini. Si proponeva altresì di istruire giovani provenienti dalle scuole tecniche per renderli adatti a condurre, a migliorare sia la propria vigna che l’altrui, sia la propria che l’altrui industria vinifera, ridurre gradatamente e nella cerchia dei propri mezzi a tipi commerciali costanti le diverse qualità dei vini della nostra regione. Lo Statuto prescriveva che gli allievi dovessero svolgere attività pratica nei poderi e nelle cantine di privati, dietro relativo compenso, che sarebbe andato a favore della Scuola. Esercitazioni pratiche da cantina  venivano svolte nello stabilimento vinicolo Vito De Bellis & C.

La Scuola inizialmente sembrava aver ingranato anche perché in presenza della diffusione della peronospera che fece sentire i suoi effetti nel 1889, dette il suo insostituibile contributo per  combatterla e inoltre  il laboratorio chimico della Scuola veniva utilizzato per analisi gratuiti sui mosti, vini, terre, concimi, ecc.

Ma già all’inizio del quarto anno, a  febbraio del 1890, venne proposto lo scioglimento del Consorzio della Scuola enologica per impiantare in Gioia una Scuola tecnica. Infatti i costi per la gestione della Scuola risultavano troppo elevati per le casse comunali, che sopportavano il peso maggiore all’interno del Consorzio  mentre il numero degli studenti iscritti si riduceva di anno in anno.

Il Consiglio Comunale approvò lo scioglimento della Scuola Enologica il 6 febbraio e lo reiterò nella seduta del 27-11-1890 poiché gli altri due Enti che facevano parte del Consorzio della Scuola, la Camera di Commercio e la Provincia di Bari, che avevano premuto per  revocare tale decisione, non ottemperavano agli impegni assunti.

In particolare  il consigliere della Camera di Commercio, sig. Malcangi, nella riunione del 17-5-1890 di quel consesso sulla proposta di scioglimento della Scuola da parte del Comune così si esprimeva: E’ strano, incivile antipatriottica una simile determinazione. Se quella scuola presenta dei difetti, bisogna studiarne i rimedi per renderla utile al suo fine e rialzarla  nella stima, ma non abolirla. Il Municipio di Gioja, ciò deliberando, ha mostrato di non comprendere che le istituzioni, di qualunque natura, non possono, nel periodo di giovinezza, dare quei risultati pratici a cui son destinate.

Nonostante tale deliberato la Scuola non viene sciolta, ma continua a sopravvivere ancora per due anni finché il 28-11-1893 il Consiglio comunale delibera di  chiuderla  definitivamente. Infatti  gli altri due Enti compartecipanti alle spese di gestione avevano sospeso i loro pagamenti, gli insegnanti avevano tratto in giudizio il Comune per stipendi non pagati dal marzo precedente e altrettanto minacciavano di fare impiegati e fornitori di merci.

Alla chiusura della Scuola e alla fuga degli studenti una spinta notevole fu data dal ritmo stressante che erano loro imposti. Anche durante il periodo invernale gli studenti dovevano seguire due ore di lezione dalle ore sei alle ore otto del mattino. Dalle ore nove gli studenti venivano sottoposti in campagna a lavori manuali, come se fossero veri e propri braccianti. Al ritorno dalla campagna, al tramonto del sole, gli studenti dovevano seguire altre due ore di lezioni scolastiche, fatica insostenibile per quei giovani allievi. Se poi aggiungiamo che la Scuola non era sufficientemente dotata di attrezzature e che si era voluta impiantarla  con un indirizzo settoriale enologico  e non come Scuola Tecnico-agraria generale, il quadro del fallimento dell’iniziativa si completa.

A 70 anni di distanza dall’istituzione della Scuola Enologica, nell’anno scolastico 1960-61 viene istituita a Gioia una sede coordinata dell’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura di Bari. La scuola dopo aver utilizzato per alcuni anni locali di fortuna nell’a. s. 1962-63 si trasferisce  nella villa padronale della famiglia Donvito sito sulla vecchia statale 100. Il suolo e l’abitazione vengono poi acquistati  con i fondi della Cassa del Mezzogiorno. Sempre a spese della stessa Cassa si provvede alla costruzione della nuova sede scolastica per renderla una azienda agraria sperimentale  con la costruzione di casa colonica, caseificio, scatolificio del settore conserviero, vigneto, serra, silos, stalla, concimaia e capannone per autobus. Il nuovo Istituto entra in funzione nell’a. s. 1967-68. 

Al termine degli studi si otteneva la qualifica di casaro, addetto all’inscatolamento di prodotti agricoli, allevatore zootecnico.

Nonostante l'Istituto negli ultimi anni si fosse dotato anche di un modernissimo laboratorio di propagazione  in vitro di pinte e culture, uno dei tre allora presenti nel Meridione d'Italia, la Scuola è stata chiusa alla fine del secolo scorso per mancanza di alunni che frequentavano tale indirizzo di studio e anche per la poco felice ubicazione della stessa, lontana circa quattro chilometri dal centro cittadino e dalla stazione ferroviaria e da quella  degli autobus extraurbani e, quindi, difficilmente raggiungibile da parte di studenti gioiesi o provenienti da altri Comuni viciniori.

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24 novembre 2016

  • Scuola di Politica

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