Il Teatro Comunale di Gioia

L'idea della istituzione di un Teatro a Gioia, volontà che si afferma contemporaneamente a quella della formazione della Banda musicale municipale, nasce prima dell'Unità d'Italia.Si inizia a parlare di Teatro nella prima metà dell'Ottocento, precisamente nella seduta del Decurionato del 23 aprile 1837. Dal verbale di quella riunione apprendiamo che l'assemblea ha appena fissato le basi per […]

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Teatro RossiniL'idea della istituzione di un Teatro a Gioia, volontà che si afferma contemporaneamente a quella della formazione della Banda musicale municipale, nasce prima dell'Unità d'Italia.Si inizia a parlare di Teatro nella prima metà dell'Ottocento, precisamente nella seduta del Decurionato del 23 aprile 1837. Dal verbale di quella riunione apprendiamo che l'assemblea ha appena fissato le basi per il fitto del Lamione attaccato a San Domenico e che  subito dopo qualche decurione ha fatto la mozione di essere cosa sorprendente e dispiacevole  che in questo Comune che contiene al di sopra di 12 mila abitanti, e che è situato in un punto tra le Provincie di Lecce, la Basilicata   ed una Strada Consolare, per dove transita la diligenza, e Procaccio, non vi sia un locale proprio da servire per Teatro, per cui sarebbe utile che il Lamione per lo quale sonsi già fissate le basi di affitto come sopra possa restare inaffittato, da servire per uso di Teatro ed ha concluso di passare la proposta in quest'atto istesso, con supplicarsi dal Sindaco i Superiori onde si benignino gradire una tale proposta per la migliore civilizazione di questa popolazione, al che compiacendosi i sullodati Superiori aderire, se ne aprirebbe subito una sottoscrizione volontaria per la formazione del Teatro in detto locale, da riattarsi all'uopo, essendo anche ciò di voto pubblico. L'intero Decurionato facendo eco, unanimemente a tale proposta, vi presta tutta l'adesione, e prega il Sig. Sotto Intendente dei suoi buoni uffici presso del Sig. Intendente perché sii appagato un tal desiderio da più tempo desiderato ed atteso da questo publico.

Risale al 13 novembre 1840, però, la volontà di affrontare per la prima volta l'argomento di costruire un Teatro nel nostro Comune.

Il 18-1-1841 (  in quell'anno Gioia aveva 13 mila abitanti ) il Sindaco Donatantonio Panessa, dando seguito al precedente deliberato,  conferisce l'incarico all'ingegnere aggiunto provinciale Felice Ravillon ( che si trovava a Gioia per la misura finale dei lavori che erano stati eseguiti alla Casa Comunale ) di eseguire il progetto per un Teatro decente in Gioia, anche a motivi della " grande influenza che il Teatro esercita sulla pubblica morale, sui costumi sociali e sulla civiltà ". In quell'occasione vengono stanziati 1000 ducati per dar corso  alla deliberazione e ai lavori successivi.

Inizialmente si pensa di costruirlo nel cortile della Casa comunale, alle spalle del Convento di S. Domenico, ma poi si opta per adattare il cosiddetto " lamione  di S.Domenico ", posto sempre alle spalle del Comune, perché ritenuto idoneo, decente e messo in luogo adatto.

La ristrutturazione del " Lamione " per  adattarlo a Teatro  non si dimostra una scelta felice; infatti già 11 anni dopo, nel 1854, il Teatro presenta numerose lesioni e ha bisogno di continui interventi di manutenzione e di riparazioni, che si susseguono dal 1854 al 1858, periodo in cui vengono curate anche le decorazioni interne.

Al termine dei lavori il Teatro si presenta con due ordini di palchi e può accogliere  230 spettatori seduti. 
Il 2 agosto 1857 i Decurioni nominano la prima Deputazione per il  Teatro e un custode.
Nel 1860 vengono rifatte le tettoie.

Il Teatro resta chiuso fino al 1862. Durante la seduta del Consiglio comunale del 27 maggio 1862 il Sindaco A. Taranto ricorda che  esternamente il Teatro era stato riparato e che era chiuso da due anni e consigliava di abbellirlo internamente, perché era privo di scene, di tavolati, di palchi decenti e l'illuminazione era difettosa.
Si provvede a nominare un custode ( tale Filippo Mastrovito ) e a maggio del 1863 si acquistano nuove scene. L'artista Giulio Iacobellis cura i lavori pittorici.

Nel 1863 viene acquistata una dozzina di sedie, per evitare lo sconcio che gli spettatori portino da casa le sedie per i palchi.

Nel 1867 il Sindaco Vito Prisciantelli in Consiglio comunale avanza la proposta di acquistare un pezzo di suolo del giardino di proprietà della famiglia De Palma, retrostante al Teatro, per ingrandirlo, essendo insufficiente per la popolazione gioiese, che, nonostante l'epidemia colerica che aveva colpito anche Gioia quell'anno,  aveva superato i 17 mila abitanti.

Inoltre vi era tanto concorso di pubblico che nel 1868 il Consiglio comunale, nel formulare il Bilancio, volutamente non iscrive nessuna posta come sussidio al Teatro, perché avrebbe potuto mantenersi sia con gli introiti degli spettatori sia con il contributo che le Compagnie teatrali avrebbero versato per la concessione della struttura.

Nel 1872  viene decisa la costruzione dei bagni e di un muro di cinta sul lato sud del Teatro, sia per impedire depositi di spazzatura sia per ottenere uno spazio sicuro per il  futuro Asilo Infantile De Deo.
Nel 1872-73 vengono pitturate tre scene ( una foresta, una camera rustica e una sala ) da parte del prof. Francesco Benedetto,  viene costruita una portantina per gli attori ( falegname  Filippo Mastrovito ) e viene riordinato lo scenario del palcoscenico.

Nel 1878 la tettoia del Teatro minacciava di crollare  per cui esso necessitava non solo di restauri, ma anche di un ampliamento  per le necessità della aumentata popolazione.

I fratelli De Palma oppongono dura resistenza alla vendita del loro suolo e solo posti di fronte al pericolo di esproprio per pubblica utilità, vengono a mite consiglio e il Comune l'8 maggio 1886 può  deliberare l'acquisto del suolo per ingrandire il Teatro.

Il 20 maggio 1889 vengono deliberate nuove riforme  e restauri. Il 30 maggio 1890 il Consiglio comunale approva il progetto di restauro e ampliamento del Teatro, eseguito dall'ing. Vittorio Chiaia, che prevedeva una spesa di lire 34 mila.

Mancando la copertura economica ( il mutuo ) il 21 marzo 1893 il Consiglio comunale delibera di stralciare dal progetto gli interventi ritenuti più urgenti, tra cui il rifacimento delle tettoie e l'ampliamento del palcoscenico, quest'ultimo da effettuarsi utilizzando il suolo dei  fratelli De Palma, al costo di lire 17.600.
Nel 1896 il Teatro presenta tre ordini di palchi, con 246 posti e la platea con 130 posti, per un totale di 376 posti.
Nel 1897 il Commissario Prefettizio del Comune delibera di eseguire le decorazioni interne del Teatro, opere eseguite dal decoratore Nicola Mascialino.

Nello stesso anno è approvato il Regolamento del Servizio interno del Teatro comunale.
Il 13 gennaio 1898 è approvato il progetto per l'acquisto dell'arredamento del Teatro, consistente in sedie, poltrone, platea, banchi ad anfiteatro per il loggione, elevamento del pavimento dei palchi e restauro dei palchi.
Inoltre viene approvato il progetto dell'ing. Giordani per costruire un accesso indipendente al loggione, una porta di uscita del Teatro, una ritirata e l'impianto di una pompa antincendio.

Il 17 novembre 1898 c'è finalmente l'appalto per la costruzione dell'avancorpo del Teatro, su progetto dell'ing. Chiaia.

Nel 1899 si provvede alla sistemazione  di via Rossini, antistante al Teatro e viene stipulata l'assicurazione del Teatro contro gli incendi.

Nel 1900 la Giunta comunale delibera sulla spesa di busti in gesso alla facciata del Teatro  ( tre busti da farsi da parte del  gioiese  Giuseppe Masi che studiava a Firenze alla Scuola delle Belle Arti).
Il 26 novembre 1906 è approvata la spesa per l'impianto elettrico, che l'anno seguente viene consegnato e sostituisce l'illuminazione con lampade a petrolio.

Nel 1920 il salone del Teatro è utilizzato come aula scolastica, per la Scuola di Arti e Mestieri.

Nel 1922 viene nominato il custode del Teatro.

Nel 1924 il Teatro è concesso alla Società Filodrammatica " N. Oxilia ".

A marzo del 1925 è approvata la concessione del  Teatro per un anno come sede di spettacoli e come cinematografo, al Maestro Ettore Lopinto e a Giovanni Montenegro. Vengono acquistate 35 sedie impagliate.
Ad agosto del 1925 viene revocata la concessione del Teatro.

Nel 1929 viene approvata la concessione del Teatro per un anno ai signori Lopinto e Mastrangelo.
Nel 1930 il Teatro, su esplicita richiesta, è concesso all'impresa Giuseppe Castellano, per quattro anni.
Il 1940 registra la concessione in uso temporaneo per quattro anni     alla G.I.L. per spettacoli teatrali e cinematografici ad uso gratuito.

Nel 1941 vi è la proposta di alienazione del Teatro, perché è passivo, con l'obbligo per l'acquirente della trasformazione a Teatro moderno; ciò a causa della disastrosa situazione finanziaria del Comune.
Durante il periodo bellico il Teatro è occupato per sette anni da truppe italiane e tedesche e poi da quelle alleate, che lo danneggiano e lo spogliano del tutto, a cominciare dalle sedie per finire alle scene, alle decorazioni e persino all'impianto elettrico.

Nel 1944 assistiamo alla concessione del Teatro all'impresario Castellano per il periodo novembre 1944-maggio 1945.

Nel 1945 viene prorogata la concessione al Castellano fino al 31  gennaio 1947.

Nel 1947 il Consiglio comunale approva il progetto di ampliamento e trasformazione del Teatro che i signori Vincenzo Latanza e Gaetano Donatone presentano per ottenere la concessione gratuita del Teatro per 29 anni.
In tale circostanza vengono abbattuti i tre ordini di palchi, viene costruito un nuovo ingresso, una nuova uscita di sicurezza     e il Teatro viene trasformato in sala cinematografica con soppalco e loggette laterali.
Dal 1958 al 1960 va avanti la causa  tra il Comune e il Latanza per la restituzione del Teatro, causa che si chiude nel 1960 con una transazione.

Dopo un periodo di gestione diretta il Teatro resta chiuso, finché nel 1987 il Consiglio comunale approva il progetto di restauro a firma dell'arch. Dario Morelli, che riporta l'immobile al suo primitivo impianto.
Il 9 novembre 1997  il Teatro viene riaperto al pubblico con uno spettacolo inaugurale di  musica classica e la sua gestione viene affidata per circa un decennio al Teatro Kismet Opera di Bari.
Attualmente il Teatro Comunale, più conosciuto come  "  Teatro Rossini " è gestito direttamente dal Comune di Gioia. 

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13 Comments To "Il Teatro Comunale"

#1 Comment By enzo cuscito On mercoledì, 18 febbraio 2009 @ 19:00

DEDICATO A CHI SA ANCORA SCANDALIZZARSI

Cari amici,
oggi vorrei parlarvi di una delibera di Giunta, la N. 172 del 30 dicembre 2009, avente per oggetto la “Destinazione somma per acquisto pedane poste in opera all’interno del Teatro Comunale Rossini” etc..
Si tratta dei famosi lavori messi in opera al Rossini. Lavori eseguiti da una ditta che, secondo quanto affermato inizialmente dal Sindaco Longo, avrebbe provveduto a titolo “gratuito” all’ampliamento dei posti a sedere tramite “pedane”. Tuttavia, si sottolinea nella delibera, a causa del “gran numero di abbonamenti, al fine di poter soddisfare le richieste e garantire la presenza ad un pubblico il più vasto possibile” l’Amministrazione Comunale “ha ritenuto opportuno chiedere” alla ditta esecutrice dei lavori, “la disponibilità a cedere, a titolo definitivo, le pedane alloccate all’interno del Teatro”.
Il costo? 25.000 euro più IVA. Totale 30.000 euro sonanti.
Che c’è di strano in tutto ciò?
a) Nella scelta della ditta in questione non si è proceduto ad alcun bando pubblico. Perchè?
b) I lavori dovevano essere eseguiti, inizialmente, “a titolo gratuito”. Perchè tale premessa? Cosa si voleva premeditare?
c) La ditta esecutrice dei lavori è legata da stretti vincoli familiari con un Assessore dell’attuale Giunta. Assessore che ha pensato bene, strategicamente, di far mancare la sua presenza e la sua firma durante il parto della delibera in questione. Assessore che è stato, inoltre, quotidianamente presente, in Teatro, durante i lavori effettuati dalla ditta stessa.

Qualcosa non torna? Beh, molte cose. Innanzitutto, a chi aveva richiamato l’evidente conflitto d’interessi, il Sindaco aveva risposto affermando che i lavori sarebbero stati eseguiti a titolo gratuito. Ma, abbiamo visto, il gratuito si è miracolosamente trasformato in 30.000 euro. Si giustificherebbe l’improvvisa spesa con la “valanga” di abbonamenti con la quale la nuova cultura, made in Longo, ha travolto il Rossini.
Ma la questione più inquietante, a mio modesto parere, è l’affidamento dei lavori, retribuiti profumatamente, ad una ditta “vicina” ad un Assessore.
La questione non è legale. E’ innanzitutto “etica”. Quale etica? Quella che vorrebbe la Politica disgiunta dagli interessi personali. Quella che vorrebbe il Politico impegnato “disinteressatamente” nella gestione della cosa pubblica. E’ un’utopia sperarlo, crederci, desiderarlo?
Il Sindaco, in un intervista rilasciata su un quotidiano locale, a proposito del mercatino di Natale in Piazza, rispondendo a chi ironizzava definendo la Piazza stessa una “tendopoli”, affermò che “io preferisco una tendopoli a tangentopoli”. Ebbene, signor Sindaco, tangentopoli non la vuole nessuno, a Gioia, ma in molti vorrebbero anche evitare un’insana e immorale “parentopoli”.
Domando pertanto a tutti voi. E’ normale che ciò avvenga? Che effetto vi fa? Ne siete scandalizzati? Vi sembra un modo nuovo di far politica?
Mi piacerebbe avere risposte. Poichè, spesso, mi sembra davvero di non capirci più nulla, dell’etica, della Politica, dell’uomo, del mondo.
Enzo Cuscito

#2 Comment By muratore@ymail.com On mercoledì, 18 febbraio 2009 @ 20:30

DEDICATO A CHI SA ANCORA FAR DUE CONTI

Caro amico Enzo,
oltre a questa delibera… di cui già da un mese io personalmente avevo conoscenza materiale, ti vorrei segnalare la questione autovetture da rottamare che improvvisamente sono autovetture usato sicuro.
Beh, ne ho parlato nel post dedicato… ma nè Cristoforo CoLongo nè un assessore o consigliere comunale mi ha degnato di una misera risposta.
Tra le ultime delibere comunali ho scoperto che per demolirle cadauna ci sarebbe costato poco di più di 80 euro! Come infatti avevo preannunciato io.
Ma poi ho scoperto che è in atto un concorso per accaparrarsi queste autovetture che rottami non sono in quanto si sono definite usato sicuro.
Il bando prevede, stranamente, che si proceda all’assegnazioni ad associazioni operanti nel sociale… utilizzando come unico criterio quello cronologico di consegna della domanda! Non per essere maligno (ricordate quando ci chiamavano “malignetti”) ma ritengo che qualche furbone abbia preparato la documentazione necessaria anzitempo avendone cognizione molto prima degli altri. Staremo a vedere i nomi delle fortunate associazioni.
Poi altro aspetto: le nuove autovetture sono state prese a noleggio! Sapete quanto costa al mese una FIAT PANDA a noleggio? Ve lo dico io: 340 euro I.V.A. esclusa! Secondo me la società noleggiante ha un punto di appoggio a Gioia appartente ad un candidato in un partito di maggioranza. Guarda caso…
Parentopoli o lottizzopoli?

#3 Comment By enzo cuscito On mercoledì, 18 febbraio 2009 @ 21:27

Caro Muratore,
anche la questione “auto alle associazione”, come quella sui lavori al Teatro che ho esposto in precedenza, tirano in ballo la spinosa “questione morale”. Come ho già detto, in discussione non è la legalità o meno degli atti, ma l’etica stessa che è alla base di un modo di fare politica. Gestire il potere affinchè venga privilegiato questo piuttosto che quello, l’amico invece dell’oppositore, cercando di costruirsi un consenso futuro, è la clava che sta abbattendo quell’etica politica che pone il “bene comune” come fondamento di ogni agire politico. Un bene comune che si costruisce “mettendo a parte” l’interesse personale, l’arrivismo, l’ambizione, “mettendo al centro” l’interesse comune della comunità che si amministra. Per questa ragione noi tutti oggi facciamo i conti con una classe politica mediocre, incapace di scelte innovative e decisive per il bene della nazione. Corriamo diritti verso un abisso che ci inghiottirà tutti, poichè tutti (o quasi) avremo contributo, con il nostro disimpegno, con i nostri egoismi, con la nostra cecità morale, alla realizzazione di tale rovina.
Enzo Cuscito

#4 Comment By grillino On giovedì, 19 febbraio 2009 @ 12:17

Francamente ciò che apparirebbe vergognoso, non è tanto che i lavori per le pedane al teatro li abbia eseguiti il parente di un assessore, ma l’eventuale “macchietta” escogitata per favorire chi volevano loro.
E se comunque così fosse, anche per le manovre per agevolare la donazione delle auto sempre a chi gli sta vicino, pensavate forse che tutto ciò non si sarebbe più visto?
Ora è il loro turno e quindi ora si tratta di “accontentare” chi li ha sostenuti, al diavolo quindi gli spot di cambiamento, di diversità dal passato, del noi puri e duri, e chi ne ha più ne metta.
Il problema è che tutto ciò, fino a chè lo facessero con i loro denari, si potrebbe anche accettare, ma come sempre i loro interessi di bottega li finanziamo tutti noi, nel bene e nel male.
E vengo a te Enzo, quanto da te sostenuto è condivisibile senza ombra di dubbio, e l’unica cosa che rimane da fare è che l’opposizione in seno al consiglio comunale, deve fare quello per cui è stato chiamato a fare, l’OPPOSIZIONE SENZA SE E SENZA MA, perchè da questi signori non ci saranno mai aperture al dialogo e quindi, bisogna usare la loro stessa spregiudicatezza e portare in piazza tutte le loro bugie.

#5 Comment By NINO On giovedì, 19 febbraio 2009 @ 19:30

Cari amici,mi auguro che vi riferiate anche ai precedenti amministratori ,i quali non credo che siano proprio immuni da qualsiasi conflitto di interesse basta farsi un giro per il paese.
Distinti saluti

#6 Comment By grillino On giovedì, 19 febbraio 2009 @ 19:41

E’ evidente Nino, il problema è che siccome abbiamo ancora nelle orecchie le “sparate della campagna elettorale”, vedi CAMBIAMENTO, questo è quanto dobbiamo continuare ad assistere.
Ti sembra poco, o siamo condannati ad accettare in eterno tutte le bugie che ci propinano?
Smettiamola di alzare il muro di gomma in difesa di quanti, amici e non, non mantengono le promesse fatte.
Io sono stufo, non so voi.

#7 Comment By Donato Stoppini On sabato, 21 febbraio 2009 @ 2:23

Caro grillino,

in tanti non solo sono stufi di questo modo di fare politica ma anche nauseati per non dire schifati. Soprattutto quando ci si rende conto che c’è sempre qualcuno che pur di non vedere e sentire alza quelli che tu definisci muri di gomma in difesa di chi non riesce a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. E tutto ciò nonostante l’evidenza dei fatti!
Una evidenza che tutti abbiamo avuto modo di toccare con mano fin dall’insediamento di questa nuova amministrazione Longo che nel chiedere ed auspicare la collaborazione dei cittadini ha fatto di tutto per non metterla mai in atto.
Una amministrazione che piano, piano ha evidenziato i suoi reali limiti ed intenti che più che soddisfare quelli della cittadinanza sempre più spesso coincidono con quelli che erano gli intenti delle passate amministrazioni. Come dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio di approfittare della posizione dominante che noi elettori abbiamo consegnato loro con il nostro voto di protesta. Ma, nonostante ciò, c’è chi protesta per queste nostre proteste accusandoci di essere dei guerci perchè non vediamo che altri, dell’altra sponda politica hanno fatto altrettanto o che continuano ancora oggi a fare.
Come dire, se l’hanno fatto loro per prima, perchè oggi non lo possiamo fare anche noi? Ma allora, se tutto ciò era lecito perchè in campagna elettorale accusare i vecchi amministratori di aver messo in atto troppi interessi personali nella gestione della cosa pubblica? Perchè chiamare cambiamento un puro e semplice sentimento di invidia governativa?
Ma su quanto sta accadendo non è possibile chiudere gli occhi, e se è vero che ci sono degli illeciti bisogna anche avere il coraggio di denunciarli, e non mi riferisco ad Enzo, Muratore e grillino, ma a tutto i gioiesi, così come bisogna avere il coraggio anche di fare nomi e cognomi per capire meglio l’entità delle loro azioni. Così come bisogna avere il coraggio di denunciare il loro pressapochismo manifestato anche in occasione di questa emergenza climatica in cui hanno lasciato che la città intera venisse paralizzata da una semplice nevicata, tra l’altro annunciata da giorni e giorni e preceduta da una piccola avvisaglia. E i soci della banca del tempo che fine ha fatto? Per caso erano in tutt’altre faccende affacendate, elargite dall’amministrazione per i loro precedenti contributi, o in attesa del bel tempo per uscire insieme al loro presidente-sindaco, e con tutto il consiglio di amministrazione, per dare spettacolo con le pale in mano mentre spalavano neve solo sotto il comune ed il teatro? E nelle altre strade della città perchè non si è provveduto come per il passato a “fare piazza pulita”?
Nel frattempo a causa di queste loro inefficienze organizzative e in mancanza di decisioni risolutive, le scuole sono rimaste chiuse per giorni, la città si è bloccata per intere giornate, i lavoratori, non solo pendolari, sono rimasti rintanati in casa e i commercianti sono ancora lì a benedire i loro santini ormai non più in paradiso.
E questo loro lo chiamano cambiamento!
Un saluto a tutti.
Donato Stoppini

#8 Comment By NINO On domenica, 22 febbraio 2009 @ 12:27

Non si tratta di alzare muri di gomma o altro,fermo restando che non vi sono dubbi che dai proclami fatti in campagna elettorale bisognerebbe passare ai fatti e il tempo ci dira’ chi ha ragione e chi torto;vi volevo solo far notare che non appena succede una qualsiasi cosa siete subito pronti a dare addosso all’attuale amministrazione.
Certo che lo spettacolo a cui assistiamo quando cadono quattro gocce d’acqua non e’ da meno di quello a cui abbiamo assistito in questi giorni .
Distintii saluti

#9 Comment By enzo cuscito On martedì, 24 febbraio 2009 @ 10:42

Cari amici,
il Sindaco Longo, in un’intervista resa a GioiaOggi (N°1 Gennaio 2009, pag.11) affermò: “Se avessimo messo un albero (in Piazza Plebiscito durante le feste natalizie) avremmo tradito la politica ambientale per la quale ci stiamo battendo”. Ebbene, in questi giorni (mentre è ormai in agonia la palma comicamente spiantata e ripiantata l’estate scorsa) l’Amministrazione ha deciso di sradicare decine di cipressi monumentali siti lungo il viale del nostro Cimitero. Le Determine n° 97 e 98 del mese di febbraio richiamano l’urgenza di estirpare suddetto patrimonio per motivi di pubblica sicurezza. Le intemperie degli ultimi giorni, si afferma, incrinandoli, li avrebbero resi pericolosi per i cittadini e dannosi per la pavimentazione. Già, l’urgenza. Così come per urgenza si era deciso di spendere 30.000 euro (senza bando pubblico)per i lavori presso il Teatro, così ora si stanziano 23.600 euro (IVA esclusa) per “demolire” cipressi secolari, la cui pericolosità, dopo le intemperie, rimane ancora tutta da dimostrare. Naturalmente, anche in questo caso, la ditta in questione pare non essere stata individuata tramite bando pubblico. Ancora fatale fu l’urgenza! Voci maldicenti si chiedono: non si tratterà, per caso, di una ditta “vicina” a qualcuno in amministrazione? E, inoltre, appare inevitabile domandarsi: considerato che il Cimitero, a breve, tramite Project Financing, sarà affidato in gestione a privati, era proprio necessario spendere tanto pubblico denaro? Ma si tratta, poi, di autentica urgenza?
Ho fatto pervenire alla Redazione di questo portale le immagini fotografiche scattate ieri sul posto. Il piazzale antistante l’ingresso monumentale non è più lo stesso. La muraglia di cipressi, muta e solenne, protettiva e malinconica, che ha assistito a innumerevoli processioni, che ha accolto infinite lacrime e lamenti, è stata abbattuta. All’improvviso, dopo decenni di potente presenza, dopo aver resistito a infiniti inverni e tempeste, nel febbraio 2009, proprio sotto il governo Longo, decine di possenti cipressi diventano un pericolo pubblico, decidendo, insieme e solidali, di incrinarsi tutt’insieme.
Ignoriamo quanti altri alberi saranno sradicati. La speranza, mia e di quei cittadini che mi hanno segnalato, sdegnati, il fatto, è che la macchina si fermi, pensi e mediti, e rinunci allo scempio.
Enzo Cuscito

#10 Comment By Francesco Giannini On martedì, 24 febbraio 2009 @ 17:29

Caro Enzo,
già da ieri un gruppo di persone si è attivato per fermare l’abbattimento dei cipressi antistanti l’ingresso del Cimitero monumentale.
Essendo il nostro Cimitero un momumento storico, e quindi tutelato, sono stati interessati diversi Enti e Associazioni, tra cui: W.W.F., Ufficio Tecnico, Soprintentenza ai beni ambientali e culturali….
Anche per la pavimentazione… non ci convince.
Ti assicuro che a momenti sono in arrivo novità a riguardo.
Un cordiale saluto
Franco Giannini

#11 Comment By Oriana F. On martedì, 24 febbraio 2009 @ 21:30

Avevo notato l’ operazione di amputazione a danno dei poveri cipressi secolari sin dallo scorso novembre, quando, recatomi al cimitero per la commemorazione dei defunti ho avvertito subito la mancanza di alcuni di essi. Stando a questo dato di fatto mi sorge un dubbio. E se questo decreto di urgenza adottato ( e non il solo ) fosse immotivato??? Speriamo si faccia chiarezza a riguardo. Ma soprattutto che non siano i cipressi a dover piangere lacrime di dolore ma chi vorrebbbe la loro morte.

#12 Comment By grillino On mercoledì, 25 febbraio 2009 @ 15:29

Apprendo solo ora da voi la notizia dell’abbattimento dei cipressi del cimitero, e francamente se le cose stanno come riportato da Enzo, sarebbe opportuno verificare le cause di tale decisione.
Mi aspetto inoltre, che se ciò dovesse essere frutto di una delle tante iniziative discutubili di questa amministrazione, che venga denunciato agli organi competenti per fermare questo scempio.
Grazie comunque agli amici del blog, che prontamente informano la cittadinanza su quanto avviene all’insaputa di molti, e attendo notizie a riguardo da chi ne fosse più informato.
Saluti.

#13 Comment By franca colapinto On mercoledì, 25 febbraio 2009 @ 18:30

Grillino, non fare l’ingenuo. Ti spiegheranno che c’era una causa di forza maggiore. Che magari si saranno consultati con qualche agronomo. Che così. Che colà. Il potere ha sempre mille verità. Ciao.

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17 febbraio 2009

  • Scuola di Politica

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