Il Molino ” Excelsior ” di Gioia del Colle

Nella prima metà del secolo scorso Gioia del Colle era rinomata non solo per lo sviluppo del settore caseario, la mozzarella, o meglio il fiordilatte, e gli altri prodotti della lavorazione del latte, ma anche, per restare al campo alimentare, per la produzione di vino primitivo e di olio d’oliva. Il panorama economico del paese era […]

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Ciminiere industriali di Gioia

Nella prima metà del secolo scorso Gioia del Colle era rinomata non solo per lo sviluppo del settore caseario, la mozzarella, o meglio il fiordilatte, e gli altri prodotti della lavorazione del latte, ma anche, per restare al campo alimentare, per la produzione di vino primitivo e di olio d’oliva.

Prospetto Mulino ExcelsiorIl panorama economico del paese era costellato anche da numerose industrie di trasformazione di prodotti vitivinicoli ( distillerie ), da industrie tessili, da ebanisterie e soprattutto da complessi industriali per la produzione di pasta e per la molitura e la sfarinatura dei cereali.

Una foto del 1903, la prima riportata nell'articolo,  presenta la veduta di Gioia dalla via per Santeramo e mostra il panorama industriale di Gioia, con una presenza di ciminiere che svettano sull’abitato, a conferma del confortante sviluppo economico-industriale del nostro Paese all’inizio del Novecento.

La scelta della zona posta ad ovest del paese, in prossimità della periferia dell’abitato, come insediamento di industrie, era dettata da due favorevoli coincidenze:

–  la presenza di due ben distinte linee ferroviarie, la Bari-Gioia-Taranto, che collega l’Adriatico e lo Ionio e la Gioia-Rocchetta Sant’Antonio, che collega il nostro territorio alle  coste del mar Tirreno,  importanti e utili vie di comunicazioni e di traffici commerciali,

–  la presenza di numerose falde acquifere e di laghi ( Lagomagno, dall’omonimo lago è il toponimo con cui è chiamata ancora oggi la strada che porta al Mulino Excelsior ), da cui attingere l’acqua, elemento indispensabile per le industrie da impiantare.

Particolare Ingresso Mulino paganoLe industrie presenti in questa zona del paese erano quelle legate alla trasformazione di prodotti del settore agro-alimentare ( grano e vino e successivamente latte ), produzioni tipiche del territorio gioiese.

Alcuni documenti attestano la presenza a Gioia di uno stabilimento per la contemporanea macinazione del grano e per la produzione di pasta, di proprietà del signor Giove Filippo, sin dall'anno 1872.

Nel 1882 si contavano a Gioia quattordici impianti molitori ai quali, nei primi anni del Novecento, se ne aggiunsero altri due di più ampie dimensioni.

Oltre ai succitati motivi, lo sviluppo dell’industria molitoria a Gioia è frutto non solo della conseguenza della crisi viti-vinicola del 1887, che spinge i nostri contadini a diversificare le produzioni e a sviluppare la cerealicoltura, ma anche dello sviluppo tecnologico che porta all’utilizzo del vapore come nuova fonte di energia e dell’introduzione del cilindro automatico nella macinazione dei cereali.

( E’ da ricordare, a tale proposito, che la crisi viti-vinicola farà sentire ancora i suoi tristi effetti anche negli anni seguenti, se è vero che il 2-10 1890 il Consiglio comunale di Gioia aderisce alla deliberazione della Camera di Commercio della Provincia di Bari per il voto contro lo zuccheraggio dei mosti a dazio ridotto, deliberazione adottata a seguito della proposta del Circolo Enofilo di Roma di zuccheraggio del vino, proposta che era stata adottata come un " Progetto di legge a dazio ridotto " ).

A quest’ultimo tipo di industria è assimilabile il Mulino Excelsior o " Molino automatico a cilindri Excelsior Enrico Pagano e figlio Luigi ", così come si legge sul frontespizio dell’opificio, ancora oggi presente in via Lagomagno.

Il Mulino PaganoI Pagano, imprenditori di Turi dopo aver gestito un mulino a Conversano si trasferiscono a Gioia e prendono in gestione il Mulino Excelsior di Gioia dalla ditta svizzera Bhuler di Zurigo, dietro il pagamento di un canone annuo e l’impegno di pubblicizzare la bontà dei macchinari svizzeri presso coloro che erano interessati all’acquisto di attrezzature per dar avvio all’attività molitoria.

Dopo averlo gestito per 4 anni per conto della ditta Bhuler, la famiglia Pagano probabilmente acquisì la proprietà del mulino dalla stessa ditta svizzera, casa leader nel campo della produzione e commercializzazione di macchinari per l’industria molitoria e pastaria, la stessa che aveva fornito i macchinari all’altro mulino e pastificio Pagano, ubicato  sulla via per Santeramo.

Avendo acquistato il mulino per £.120.000 i Pagano ne diventano contemporaneamente gestori e proprietari.

Il mulino riusciva a lavorare e a soddisfare le richieste provenienti non solo da alcune province pugliesi ( Bari, Taranto e Brindisi ), ma anche quelle della provincia di Matera, tanto che da 5 operai iniziali riuscì negli anni ’40 ad arrivare a nove addetti. A questa forza lavoro erano da aggiungere i due titolari dell’azienda, che si occupavano del settore contabile-amministrativo.

Prospetto Mulino PaganoIl ciclo produttivo, dallo scarico della materia prima  fino al prodotto finito, prevedeva la lavorazione in massima parte del grano tenero, ma anche di quello duro ( specialità chiamata anche " cappello " ), dell’orzo e del granone e di altri cereali, con produzione sia di farine che di crusca e di mangimi per gli animali.

A pieno regime nel mulino si lavoravano circa 150 quintali di grano al giorno.

I prodotti del mulino Pagano per la loro qualità ottennero numerosi riconoscimenti a livello internazionale; tra questi vanno citati quelli conseguiti all’esposizione internazionale di Torino e Roma nell’anno 1911 e il premio a livello nazionale conseguito nell’esposizione di Palermo nel 1919.

La costruzione dell’opificio, a ben guardare la data apposta sull’arcata superiore del portone d’ingresso, risale al 1903, mentre, stando alla targa marmorea apposta sulla facciata principale, l’ultimazione dei lavori risalirebbe al 1905; su di essa, infatti, si legge: Consacrandosi il ricordo con questa lapide a dì 20 maggio 1905 è inaugurato l’esercizio in questo stabilimento al quale la ditta fondatrice Enrico Pagano e figlio Luigi posero il nome " Excelsior ".

Il progetto è probabilmente dell’architetto Cristoforo Pinto, mentre la costruzione venne affidata ad un valente costruttore locale, il maestro Gaetano Donatone.

A seguito dei brillanti risultati dall’azienda nel 1921 i proprietari acquistano un terreno confinante con l’edificio per ampliare la parte antistante dell’edificio stesso.

Chiosco del GuardianoNegli anni ’30 con l’allacciamento alla linea elettrica, la cui officina si trovava nelle immediate vicinanze, l’opificio sostituisce completamente il tipo di energia per far funzionare le macchine,  passando da quella a vapore a quella elettrica.

A quell’epoca il mulino figurava tra le prime 25 aziende del settore molitorio della Provincia di Bari, che ne contava più di un centinaio.

L’attività del pastificio subisce un duro contraccolpo con la prematura morte di Enrico Pagano nel 1950, seguita a breve distanza dalla scomparsa del padre Luigi, verificatasi nel gennaio del 1957.

L’opificio è una costruzione a pianta rettangolare che si sviluppa su una superficie di circa mq. 550.

Le facciate sono scandite da ampie finestre non solo per offrire luminosità all’interno dell’opificio, ma anche per un motivo pubblicitario: la ditta elvetica Bhuler nutriva interesse a far vedere ai passanti i nuovi e moderni macchinari a vapore in funzione e a sollecitare altri industriali ad acquistarli.

Dopo aver varcato l’artistico cancello d’ingresso, che racchiude e richiama lo stile della recinzione circostante, si può ammirare in tutta la sua bellezza la centenaria costruzione.

Il mulino comprende tre corpi di fabbrica: quello centrale,  il più ampio, è costituito di tre livelli, con il primo sopraelevato rispetto al suolo, e l’ultimo fornito di un sottotetto con tetti a spiovente e copertura a gronde, mentre i due laterali, più piccoli per dimensioni e appena arretrati o rientranti rispetto a quello centrale, si innalzano su due livelli con copertura a solaio.

La facciata è arricchita da elementi decorativi: due leoni, elementi sia architettonici che simbolo dell’azienda, l’intestazione dell’azienda e una stella centrale.

CiminieraUn podio rialzato, a cui si accede attraverso scalette laterali, la cui presenza è giustificata per agevolare manovra di carico e scarico del grano e della farina, effettuata i primi anni con carri agricoli e successivamente con autocarri, porta al piano rialzato, dal quale, attraverso una scalinata interna, si sale ai piani superiori.

Il piano rialzato si compone di otto ambienti, mentre quelli superiori sono composti di sette vani ciascuno.

Fanno parte del complesso una originale guardiola, una modesta costruzione adibita prima a stalla e poi a garage, un vano deposito ed una artistica ed elegante ciminiera ottagonale posta sul fianco sinistro della facciata. Questa nella parte terminale assume la forma di una corona merlata che svetta alta sulla costruzione e contribuisce, insieme alle altre presenti nelle vicinanze, a connotare la zona come l’antico insediamento agro-industriale di Gioia .

Dopo un lungo periodo di abbandono, durante il quale la struttura viene utilizzata come deposito di attrezzi agricoli, negli anni ’80 il mulino viene acquistato dal signor Giuseppe Capurso.

Attualmente il mulino è ancora di proprietà della famiglia Capurso, che, negli anni ’90, ha provveduto al suo restauro, oltre che al consolidamento statico e alla ricostruzione dei tetti che erano pericolanti.

Nel 1991 i proprietari hanno abbellito il manufatto, racchiuso da un basso muretto in muratura, con un’artistica recinzione in ferro battuto, che ricalca nella forma quella originale.

Il complesso fa parte dell’area dell’archeologia industriale di Gioia, che comprende un altro mulino Pagano e alcune distillerie della famiglia Cassano.

L’area occupata dal mulino andrebbe salvaguardata perché è parte della civiltà e della storia del nostro paese, è una pagina vivente dell’operosità e dell’intraprendenza di nostri concittadini, che, con la loro tenacia ed il loro l’impegno, hanno dato lustro alla nostra città.

Sarebbe l’optimum che il manufatto fosse recuperato come mulino, con i vecchi macchinari, per ospitare un museo vivente di un’attività, quella agro-industriale, che ancora oggi costituisce una delle peculiarità e delle maggiori fonti di reddito della nostra popolazione.

Le foto inserite nell'articolo sono relative al periodo precedente la ristrutturazione del complesso industriale.

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11 gennaio 2011

  • Scuola di Politica

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