Il dott. Angelo Iacobellis e l’epatite C

Tra i tanti dottori gioiesi che per i loro studi e le loro ricerche fanno onore al nostro paese va annoverato Angelo Iacobellis, gastroenterologo in servizio presso la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Pubblichiamo un articolo a firma di Dalila Bellacicco nel quale si evidenziano i risultati da lui raggiunti nella cura […]

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Dott. Angelo IacobellisTra i tanti dottori gioiesi che per i loro studi e le loro ricerche fanno onore al nostro paese va annoverato Angelo Iacobellis, gastroenterologo in servizio presso la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Pubblichiamo un articolo a firma di Dalila Bellacicco nel quale si evidenziano i risultati da lui raggiunti nella cura dell'epatite C.

L’infezione da virus dell’epatite C

Recenti innovazioni terapeutiche  finalizzate alla cura della malattia epatica in fase avanzata, proposte dal Dr. Angelo Iacobellis.

Accogliamo con grande gioia la notizia che le innovazioni terapeutiche proposte dal nostro  Angelo Iacobellis, in pubblicazione a febbraio sulla rivista internazionale Journal of Hepatology e da lui presentate in questi giorni in un giro congressuale in Puglia, sono approdate presso l’FDA Americana dopo essere state positivamente commentate dal Prof. J. Vierling, Presidente dell’American Association of Liver Disease. Questo studio pilota servirà ad avviare dei trials multicentrici internazionali. Un evento che darà vita a nuovi scenari di ricerca per sconfiggere le patologie che affliggono i malati di epatite C e cirrosi, ed ulteriori stimoli per l’instancabile epatologo gioiese. Di seguito alcune sue note su tali, innovative, sperimentazioni.

Il paziente con cirrosi epatica con già evidente versamento ascitico, ittero, o pregresso episodio di sanguinamento delle varici esofagee, è ritenuto un paziente con scarse possibilità terapeutiche. Le cure sono palliative e cercano di compensare ad ogni alterazione che si verifica mediante la modulazione dei diuretici, l’utilizzo di albumina, beta-bloccanti e di altre metodiche strumentali, quali la gastroscopia per legatura delle varici esofagee, a rischio di sanguinamento. Dopo 5 anni dal primo scompenso, la sopravvivenza di questi pazienti è del 50%. Si tratta quindi di un’aspettativa di vita alquanto breve e senza l’alternativa del trapianto di fegato.

Negli ultimi 10 anni in cui ci si è avvicinati all’idea della ‘ reversibilità ‘  della cirrosi epatica pur nella consapevolezza dell’esistenza di un punto di ‘ non ritorno ‘ oltre il quale non è possibile alcuna guarigione. Negli ultimi 5 anni nel reparto do gastroenterologia dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza abbiamo curato con Peginterferone e ribavirina numerosi pazienti con cirrosi epatica già dopo il primo episodio di scompenso ( sanguinamento da varici esofagee, encefalopatia, ascite ) infettati con il virus dell’epatite C. I risultati, per alcuni aspetti sorprendenti, hanno convinto della possibilità di trattare con successo un particolare sottogruppo di questi pazienti. I risultati clinici di questa sperimentazione saranno integralmente pubblicati sul numero di febbraio 2007 della rivista internazionale Journal of Hepatology. La dose e la durata del trattamento sono stati ben tollerati da 27 pazienti, ridotta in 26 per tossicità, mentre il trattamento è stato interrotto in 13 per intolleranza. Il virus dell’epatite C si è negativizzato nel 43.5% per i pazienti con genotipo HCV  2/3, e nel 7% per i genotipi HCV ¼. In pratica 13 pazienti su 66 sottoposti a terapia hanno negativizzato il virus con un significativo miglioramento non solo degli esami ematochimici nel tempo, ma anche delle condizioni cliniche generali. Il riscontro favorevole di questo studio è che nessuno dei pazienti trattati con successo ha dimostrato successivi episodi di scompenso ed oggi può giovarsi di una vita di relazione notevolmente migliorata rispetto al passato.

E’ evidente che questa terapia richiede personale medico specializzato e consapevole dei rischi che la stessa può comportare dal punto di vista infettivo e citopiastrinopenico. Infatti, si tratta pur sempre di pazienti facilmente suscettibili ad infezioni di qualsiasi origine, un rischio che viene decisamente potenziato dalla terapia interferonica. Tuttavia, il corretto e tempestivo utilizzo di fattori di crescita per i globuli rossi ed i leucociti e della terapia antibiotica può prevenire lo sviluppo di complicanze severe. In merito alla frequente piastrinopenia, tra le caratteristiche ematochimiche più frequentemente osservate in questi pazienti, va ricordato che è prossimo nel nostro centro l’utilizzo sperimentale di un farmaco capace  di aumentare il numero delle piastrine fino al 60-80% oltre il valore basale. In cirrotici con 30.000-50.000 piastrine per mm³ si potrà utilizzare il farmaco ottenendo un incremento fino a 100.000-120.000 per mm³. Si tratta di un farmaco utilissimo per epatopatici piastrinopenici che non possono sottoporsi alla terapia per timore del rischio emorragico. In futuro il fattore di crescita piastrinico troverà indicazioni profilattiche ancora più ampie, come nelle bonifiche dentarie, negli interventi chirurgici, nelle biopsie epatiche, nelle chemioembolizzazioni, alcolizzazioni, radiofrequenza, in tutte le procedure invasive che fino a ieri avrebbero richiesto trasfusione di pool piastrinici.

Dalila Bellacicco, La Piazza, gennaio-febbraio 2007

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13 agosto 2016

  • Scuola di Politica

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