Il Convento di san Francesco

Il Comune di Gioia del Colle può vantare la presenza sul suo territorio di ben tre Conventi: quello dei Francescani  Conventuali, quello dei Domenicani e quello dei Francescani Riformati. Imprecisabile è la data di fondazione del Convento di S. Francesco. Il Losapio ne farebbe risalire la fondazione  alla famiglia D'Andrano, nei primi anni del secolo XIV, anche […]

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Convento San FrancescoIl Comune di Gioia del Colle può vantare la presenza sul suo territorio di ben tre Conventi: quello dei Francescani  Conventuali, quello dei Domenicani e quello dei Francescani Riformati.

Imprecisabile è la data di fondazione del Convento di S. Francesco. Il Losapio ne farebbe risalire la fondazione  alla famiglia D'Andrano, nei primi anni del secolo XIV, anche se probabilmente è apocrifo il documento su cui tale opinione si fonderebbe. Tuttavia dall'osservazione di ciò che è sopravvissuto di antiche costruzioni si può pensare che la sua fondazione debba risalire alla famiglia D'Andrano,  o forse anche prima di tale periodo, secondo una  tradizione locale.

L'ex Convento dei Minori Francescani Riformati fiancheggia la chiesa di S. Francesco, in Piazza Plebiscito. Da quanto si rileva dal testamento del rocco ( arcivescovo ) Reone Guarnita, che, dal 1292, lasciò un bue alla chiesa di S. Francesco dei Frati Minori, fu edificato nei primi anni del secolo XVI.

Poiché Papa Martino V con Bolla del 1430, confermata il 1517 da Papa Leone X, diede il nome di Conventuali ai Francescani possidenti, il Garruba, nell'opera Sacri Pastori Baresi, ritiene che la fondazione non possa risalire oltre il 1430.

A  causa delle scarse rendite, e dell'esiguo numero dei monaci, Papa Innocenzo X con Bolla  del 1652 soppresse il Convento ed i pochi beni che possedeva, per Decreto della Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari, furono assegnati al Seminario Diocesano di Bari. Successivamente, dietro insistenti suppliche della popolazione gioiese e per l'interessamento dell'Arcivescovo di Bari, Diego Sersale, che si fece portavoce di tali lamentele presso la Santa Sede, con Rescritto Pontificio di Innocenzo X del 12 luglio 1662, la  famiglia religiosa che era stata soppressa fu ripristinata, a condizione che fosse sottoposta alla giurisdizione ordinaria dell'Arcivescovo, fino a che non avesse raggiunto il numero canonico di 12 individui e si fosse resa autonoma e provvista di rendite sufficienti. Col ripristino della comunità religiosa dei Frati Conventuali Francescani, in attesa dell'amministrazione ordinaria da parte dei frati, l'arcivescovo di Bari, Sersale, nominò nel 1665 il Canonico Fabrizio Caputo amministratore della Chiesa di S. Francesco con il relativo Convento e della Cappella del Santissimo, che apparteneva alla Congregazione del Purgatorio.

Apprendiamo del ripristino della comunità religiosa dalla Difesa per l'Università di Gioia circa il Regio Assenso impartito sulla Convenzione dei funerali tra il Capitolo ed essi Padri Conventuali, stampata nel 1736 a Napoli e da diversi atti che si conservano nell'Archivio della Curia Arcivescovile di Bari.

Nel 1633 il Convento fu rifatto a spese della  popolazione gioiese; ancora oggi conserva la bella facciata secentesca. In esso  dimorarono valenti frati oratori: Padre Francesco da Gioia ( morto nel 1641 ), Padre Antonio da Gioia ( morto nel 1649 ) e il Padre Superiore Longo, che nel 1780 divenne Padre Superiore.

Nel 1672, così come riferisce Mons. Granafei, il Convento si presentava privo di un muro di cinta attorno al cortile e necessitava di restauri.

Il Convento, avendo riacquistato indipendenza ed importanza, fu oggetto di restauri da parte dei Frati, che operarono una vandalica distruzione di quasi tutte le antiche memorie.

Convento San FrancescoIl dott. Paolo Losito, nel manoscritto della prima metà del Settecento, Scritture e Memorie di Gioia, così dice:  Il Monistero dei Frati Conventuali lo fondò il dottor Nicolò D'Andrano, come si ravvisa dal privilegio di Roberto Principe di Taranto. Nella Chiesa di esso Monistero vi era ai tempi nostri ( sec. XVIII ) l'Altare e Cappella sotto il titolo di S. Nicola degli Andrani, man sinistra, quando si entra per la porta maggiore della Chiesa, e, propriamente, contigua alla porta piccola, con l'Arma di  essi Andrani e col Sepolcro detto L'Arca di Messer Luca D'Andrano, e con l'effigie, in faccia al muro di detta Cappella, di Giacchina, moglie del Fondatore Nicolò D'Andrano. V'erano in detta Chiesa altri antichi Monumenti e Mausolei, ma, essendosi rinnovata e modernata essa Chiesa nel 1739, i buoni e devoti Frati, come i Vandali e Goti, distrussero ed abbatterono qualunque antica memoria così del Fondatore Andrano, come di altri, ed a nostra insinuazione si mosse a fare una lapide con la memoria incisa in essa del Fondatore del di loro Monistero, Nicolò D'Andrano, olim M. R. C. Maestro Razionale e Luogotenete e Protonotario del Regno di Sicilia .

E lo stesso Losito aggiunge ancora:  E' tradizione costante che detto Monistero fosse stato disegnato in quel luogo, ove si vede al presente, a quegli Giojesi, dal Patriarca S. Francesco d'Assisi, in luogo che si portava alla città di Mottola, nel 1220-22, ed indi poi l'ergesse a sue spese detto Nicolò d'Andrano. E' tradizione costante ancora che S. Francesco avesse fatto scavare un pozzo detto dell'Acqua dolce, sito nell'angolo del giardino del Monistero e che piantato avesse un albero di fichi, le cui fronde portavano il Tau, le quali, applicate sopra degl'infermi, con viva fede, guarivano dai loro mali; ma sono presso ad anni 60 che tale albero più non si vede, per le fabriche fate in esso giardino.

Infine sempre in riguardo alla stessa località, il Losito ci informa con precisione che: Dal Palazzo del predetto Andrano non se ne vede al giorno d'oggi memoria veruna, essendo addivenuto giardino posseduto dai Frati Conventuali; solamente rimasti vi sono in piedi le pure quattro mura laterali, scoverte, dalla Chiesa detta della Madonna degli Angeli ch'erano accanto ad esso palazzo; in faccia alle quali mura vi si vedono intagliate le Imprese di Roberto coi figli, e di Andrano.  L'Ospedale di Santa Caterina anco addivenuto giardino; ed erano in piedi anni addietro le sole quattro mura laterali, scoverte, col campanile, fatte abbattere dal Clerico Filippo Iacobellis, ed il materiale lo vendè  ai suddetti Frati Conventuali, che l'applicarono al parete del di loro giardino, detto l'Ingegne.

Nell'anno 1727 il Convento, avendo probabilmente raggiunto o superato il numero minimo di 12 individui, ed essendosi provvisto di rendite sufficienti, fu esentato dalla sottomissione alla ordinaria giurisdizione dell'Arcivescovo di Bari, come si legge e si desume da una iscrizione posta nella scalinata del Convento al termine della   prima rampa di scale che porta al primo piano: BEN: PAPA XIII  A. D. 1727  S. C. EP. ET. REG.°  DECREVIT  UT. CONT.us IOVIAE  ORD.  M. C. SIT  AB  OMD.  IURISD.  ORD.  EXEMPL.  D.  R.  28   9 BRIS   e cioè: Essendo Papa Benedetto XIII, l'anno 1727, la Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari decretò che il Convento di Gioia, dell'Ordine dei Minori Conventuali, sia esente da qualsiasi giurisdizione ordinaria: Dato a Roma il 28 novembre.

Probabilmente a seguito del terremoto del 1732 fu ristrutturato.

Nella primavera del 1809 Antonio Mirabello, sedicente principe Leopoldo di Borbone, tentò di impadronirsi del paese per restaurarvi il regime borbonico. Questi e la sua truppa furono alloggiati nel Convento di S. Francesco dove furono loro preparate abbondanti vivande, prima di essere cacciati definitivamente da Gioia.

Con Decreto di Gioacchino Murat del 7 agosto 1809 e successivo Decreto 10 gennaio 1811, che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi possidenti e dei rispettivi Conventi, l'ordine dei Francescani fu soppresso ed anche il Convento di Gioia, con il suo patrimonio di beni mobili ed immobili, passò al Demanio.

Il Decreto del Murat del 26 aprile 1813  concedeva i locali dei conventuali al Comune, con l'obbligo di destinarli ad usi pubblici. La consegna al Comune fu effettuata nelle mani del Sindaco, Pietro Nicola Favale  il 25 ottobre 1813,  per uso della Giustizia regia, della Carcere e Caserma dei Gendarmi e per ogni altro uso pubblico.

La cessione venne riconfermata  con Reale Decreto, il 6 novembre 1816, con l'obbligo al Comune di destinarlo per gli usi predetti.

Sotto l'attuale orologio pubblico di piazza San Francesco si legge la seguente iscrizione: D.O.M.. Questo cenobio di S. Francesco d'Assisi, D. Nicola D'Andrano V. S. Dottore di Gioia, Miles, di Regia Curia Maestro Razionale, Luogotente del Regno di Sicilia, Protonotaro, marito meritatissimo di Jacchina De Rebarbaro, a proprie spese fondò 1739.

Nel 1841 l'area antistante la Chiesa ed il Convento venne spianata, area che dal 1861 prese nome di Piazza del Plebiscito, dalla consultazione plebiscitaria con cui i gioiesi nell'ottobre 1860 decretarono l'annessione di Gioia al Regno d'Italia.

Nel 1850  nei locali del Convento era sistemata sia la Gendarmeria equestre e pedestre che la Guardia di Pubblica Sicurezza.

Dal 1861,  per l'utilizzo dell'immobile da parte della Stazione dei Reali Carabinieri il Convento subisce continue ristrutturazioni per essere adeguato a tale uso. Tali interventi furono più volte ripresi per adattare alcuni locali ad uso dell'istruzione dei giovani, come previsto dallo Stato Unitario, a partire dalla scuola elementare a quella enologica, di arte e mestieri, di calligrafia e disegno e scuola  media.

Nel 1874 viene alberata la Piazza e nel 1877 la stessa viene livellata, mostrando in tutta la sua bellezza la facciata della Chiesa e del Convento, che diventano punto centrale da cui si sviluppa la successiva espansione edilizia della città.

Successivamente fino al 1893 le piccole celle dei frati furono adibite a  Scuola Elementare: poi il Convento fu usato come carcere, dormitorio pubblico, alloggio per i poveri e sala di prova per i concerti della Banda Musicale.

Il Convento, a causa della costruzione della scuola elementare e l'apertura della strada adiacente, piazza Luca D'Andrano, viene privato del giardino pertinenziale che lo circondava e viene inserito nel contesto urbano, circondato non più da mura, ma da strade e piazze. Tale intervento mette in mostra la bella loggia a sud che si affaccia su  piazza Luca D'Andrano, mentre erano già visibili le altre due logge, una  che si affaccia su Piazza Plebiscito e l'altra su Piazza Umberto I.

Nel 1926 le accresciute richieste di locali ad uso dell'istruzione  porta il Comune a chiudere il porticato del chiostro. Per esigenze della Reale Gendarmeria nel 1938 il chiostro venne trasformato e deturpato con la costruzione di alcuni ballatoi. 

I locali superiori vennero restaurati nel 1957 per essere adibiti a sede provvisoria della Biblioteca Comunale e del Museo archeologico comunale nel 1959.

Locali più ampi a piano terra erano stati utilizzati già dalla fine dell'Ottocento dal Circolo Nuovo, successivamente Circolo Littorio e, per ultimo, Circolo Unione.

Altri locali a pianterreno, prospicienti la piazza Luca D'Andrano, restaurati nel 1965, accolsero la sede della Pro Loco, la sede staccata della Scuola media per alcuni anni e sono stati utilizzati da alcune Associazioni, come quella dei Combattenti e Reduci di guerra e dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.

A seguito della declaratoria  di importante interesse in base alla legge di tutela del 1939  il complesso storico monumentale  è stato iscritto nel ramo storico artistico del Demanio  e affidato alla Soprintendenza per i beni Architettonici della Puglia, da parte del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

Su progetto dell'architetto Francesco Giacovelli nel 2002 sono stati effettuati interventi di restauro e di adeguamento del Convento, per adibirlo a sede della Compagnia dei Carabinieri, i cui lavori sono stati ultimati il 14 ottobre 2003.

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16 giugno 2008

  • Scuola di Politica

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