Il Campo di internamento nell’ex Mulino-Pastificio ” A. Pagano “

Quest'anno ricorre il 70° anniversario dell'istituzione, a Gioia del Colle, di un campo di internamento per  ebrei. Con il Regio Decreto 8 giugno 1938, n. 1415, si dava mandato al Ministro dell'Interno di disporre con ulteriore proprio decreto l'internamento dei cittadini nemici, in grado di portare armi o che comunque potessero svolgere attività dannose nei confronti […]

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Mulino PaganoQuest'anno ricorre il 70° anniversario dell'istituzione, a Gioia del Colle, di un campo di internamento per  ebrei.

Con il Regio Decreto 8 giugno 1938, n. 1415, si dava mandato al Ministro dell'Interno di disporre con ulteriore proprio decreto l'internamento dei cittadini nemici, in grado di portare armi o che comunque potessero svolgere attività dannose nei confronti dello Stato italiano.

A seguito delle leggi razziali del 1938 ( Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista e Regio Decreto Legge 17 novembre 1938-XVI, n.1728, Provvedimenti per la difesa della razza italiana ), ad emulazione di quanto stava accadendo in Germania,  in Italia si dà avvio alla discriminazione degli ebrei  qui residenti, ad iniziare dalla proibizione di matrimoni, dalla revoca della cittadinanza nel caso fosse stata ottenuta posteriormente al 1° gennaio 1919 e dall’obbligo dell'abbandono del territorio del Regno italiano.

Il 6 ottobre 1938 il Gran Consiglio del fascismo approva la Dichiarazione sulla razza, nota anche come Carta della Razza. Essa, tra l'altro, prevedeva il divieto di ingresso nel Regno degli ebrei stranieri e l'espulsione di quelli ritenuti indesiderabili.

La presenza di ebrei sul territorio italiano, però, viene tollerata fino agli inizi del 1940, cioè fino all'entrata in guerra da parte dell'Italia.

Infatti il Ministero degli Affari Esteri a giugno del 1940 comunica alla Direzione della Polizia che per gli ebrei con cittadinanza di uno degli stati belligeranti si riterrebbe utile disporre o il loro internamento o il loro concentramento in appositi campi, mentre per gli ebrei con cittadinanza degli Stati neutrali sarebbe utile procedere al loro allontanamento dal Regno se possibile o al loro internamento o concentramento.

Con la circolare del 15 giugno 1940 il Ministero dell'Interno comunica ai Prefetti che dovrà procedersi al rastrellamento  ebrei stranieri appartenenti a Stati che fanno politica razziale. Detti elementi indesiderabili vanno tolti subito dalla circolazione. Dovranno essere arrestati ebrei stranieri tedeschi, cecoslovacchi, apolidi dall'età di 18 a 60 anni. Di essi dovrà essere inviato  Ministero elenco con generalità per assegnazione campi di concentramento.

Un successivo Decreto del 4 settembre 1940, emanato da Benito Mussolini, disponeva che i sudditi nemici potessero essere raggruppati in speciali campi di concentramento ( quegli individui ritenuti pericolosi ) oppure obbligati a risiedere in località appositamente individuate come luoghi di internamento ( quelli ritenuti sospetti ) ed essere sottoposti ad un regime di semilibertà.

Tali campi vengono individuati in punti lontani da zone importanti sia dal punto di vista militare che strategico e li ritroviamo in gran parte localizzati nel Sud ( Manfredonia, Gioia del Colle, Alberobello, Conversano, isole Tremiti, Campagna, Ferramonti di Tarsia… ).

L'internamento degli ebrei, oltre ad un motivo di sicurezza militare e di misura preventiva e repressiva nei confronti di persone ritenute  politicamente pericolose, è giustificato da una finalità persecutoria degli stessi, conformemente a quanto previsto dalle leggi razziali allora in vigore.

Il Ministero dell'Interno fa impiantare in Puglia sia campi di internamento che di concentramento.

Quello di Gioia nei documenti viene indicato come campo di concentramento; in realtà possiamo considerarlo un campo di internamento, in quanto coloro che erano " ospitati " non erano sottoposti a rigide restrizioni e quindi potevano uscire per recarsi in paese per acquisti alimentari.

Il  Capo della Polizia invia in Puglia  l'Ispettore Generale di Pubblica Sicurezza Lo Spinoso allo scopo di  individuare le località idonee per campi di concentramento per confinati politici nella provincia di Bari. Egli, nella relazione speditagli il 30 marzo 1940, indica, tra gli altri siti, l'ex Mulino e Pastificio Alfredo Pagano, di proprietà privata, come sede idonea a tale scopo: L’ex Mulino-Pastificio Pagano, sito nel territorio del Comune di Gioia del Colle, di proprietà privata, della capienza di 240 persone. Allega alla relazione la seguente descrizione particolareggiata dei locali: Trattasi di un fabbricato in ottimo stato statico e di abitabilità, che sorge alla distanza di Km.1 dal Comune di Gioia del Colle, lungo la strada provinciale che porta a Santeramo in Colle, in località ben isolata e ben vigilabile. Il fabbricato consta di un piano terra e di 2 piani superiori, che comprendono una quindicina di vani di varia grandezza, di una capienza media di 10 persone, mentre il secondo piano è costituito da un immenso camerone della capienza ( con brande o letti ) di 75 persone, per cui esso, in totale, è capace di ospitare 240 individui. Tra i vani ve ne sono di adatti per l’installazione del posto fisso per la forza pubblica. Il fabbricato è dotato in abbondanza di acqua ( dell’Acquedotto Pugliese ) e di tutte le comodità accessorie per i servizi di igiene e di cucina, di grandi terrazze, nonché di un vasto cortile e di un giardino, che sono ben cintati da alte mura, mentre l’entrata è munita di un solido cancello in ferro, al lato del quale trovasi anche una garitta, che serviva per il custode dello stabile: in conclusione il tutto ha l’aspetto di una caserma. Tutti i vani sono muniti di buoni infissi e non hanno bisogno di riparazioni di sorta. Vi manca solo la luce elettrica che, nel caso, potrebbe derivarsi dalla corrente che passa a pochissima distanza dallo stabile. Gioia del Colle dista dal Capoluogo della provincia Km.38 ed è scalo della Ferrovia Bari-Taranto. Il paese conta 26 mila abitanti ed è sede do Commissariato di P.S. e di Stazione di CC.RR. Il proprietario del fabbricato di cui è parola, è il Cav. Angelo Lattarulo fu Onofrio, residente a Gioia del Colle ( dove esercita una fabbrica di panno grigio-verde per conto dello Stato ) il quale ha dichiarato che sarebbe ben lieto di cederlo al Ministero, in locazione.

Internamento ebreiIl Questore di Bari, Consolazio, il 2 luglio 1940 scrive al Ministero dell’Interno: Nella sistemazione dei letti nell’ex Mulino-Pagano di Gioia del Colle per quel Campo di concentramento, si sono potuti sistemare soltanto n. 198 posti letto per internati… Tale sistemazione rappresenta il massimo impiego della disponibilità ed anzi l’Ufficiale Sanitario del Comune nell’eseguire un sopralluogo, ha rilevato che, per ragioni igieniche, sarebbe opportuno limitare il numero dei posti a 180.

Dopo aver concordato con il proprietario il canone di locazione e aver effettuato alcuni interventi di adattamento dei locali al nuovo utilizzo, pur in presenza di inadeguatezza dei servizi igienici e di illuminazione elettrica, il campo inizia a funzionare il 15 agosto, con l’arrivo dei primi 35 ebrei italiani.

L’Ispettore Generale di Zona, E. Menna, in una missiva spedita da Napoli il 25 agosto 1940 al Ministero dell’Interno, comunica che il campo di concentramento di Gioia del Colle ha cominciato a funzionare da pochi giorni. Alla data odierna vi si trovano 38 internati… La capienza massima dei locali – come segnalai con mia nota 8 luglio u.s.- è per 180 posti, non ritenendosi possibile dagli organi sanitari collocarvi il numero maggiore preventivato di 240: perciò ve se ne possono destinare ancora altri 142.

In realtà nel campo di Gioia vengono internati soltanto da 59 ebrei italiani, tutti maschi e di età compresa tra 23 e 65 anni, in gran parte provenienti dal campo di concentramento di Campagna, in provincia di Salerno, da Roma o da altre città del Nord Italia; il sito registra  una presenza media giornaliera di 50 individui.

A tale proposito si potrebbe prevedere un gemellaggio tra il nostro Comune e quello di Campagna, non solo per questo tragico comune destino, ma anche per il fatto che un cittadino gioiese, don Francesco Saverio Fontana nel 1736 fu eletto Vescovo di Satriano e di Campagna.

Gli internati di Gioia erano stati arrestati e detenuti nel campo a causa della loro origine ebrea e perché gli stessi si erano considerati avversi al Regime fascista. In realtà molti  ebrei che vengono internati a Gioia non avevano mai militato in partiti antifascisti, anzi alcuni erano stati iscritti al Partito Nazionale Fascista. 

Nei documenti del tempo sono indicate le motivazioni che portano all’internamento: molti individui sono schedati come ebrei antifascisti (27), altri come ebrei repubblicani (10), pochi come ebrei comunisti (2)  e come ebrei socialisti (2), mentre altri sono indicati solamente come ebrei.

Dai documenti apprendiamo anche che tra di loro prevalgono i commercianti, seguiti dagli impiegati e dagli operai. Tra gli internati figurano anche sei avvocati, due ingegneri, un medico ed uno studente universitario. Soltanto il medico, un certo Halpern, era di nazionalità polacca, arrestato per non aver chiesto l'iscrizione al P.N.F. mentre a volte portava abusivamente il distintivo di partito e perché capace di attività spionistica, stante la sua discendenza polacca.

I primi arrivi di ebrei nel campo di Gioia risalgono al 15 agosto 1940, anche se la struttura non è stata completamente adeguata ( tra l’altro si registra ancora la mancanza di illuminazione ) e i servizi igienici sono carenti.

Ad ottobre l’Ispettore Menna chiede di fondere il campo di Gioia con quello di Alberobello, richiesta che viene rigettata dal Ministero dell’Interno.

Poiché dallo stabile del campo di concentramento era nettamente visibile, perché in posizione Campo internamentodominante, quello di aviazione, con tutto il movimento ad esso relativo ( infatti nel 1940 vengono effettuati e quasi ultimati i lavori di ampliamento del campo di aviazione di Gioia, che stava assumendo particolare importanza dal punto di vista militare; diventa, infatti, sede di diversi reparti operativi: il 35° Stormo e il 32° Stormo Aerosiluranti e sede di addestramento per l'86° Gruppo BTV e per il 13° Stormo B.T. ), il Prefetto di Bari, Viola, il 14 dicembre 1940 scrive al Ministero dell’Interno, Direzione Generale di P.S., e lo prega di esaminare l’opportunità di trasferire il campo di concentramento in altra località possibilmente fuori provincia non ravvisandosi l’opportunità di concentrarli in Alberobello… non ritenendosi possibile per ovvie ragioni, la coesistenza nella stessa zona dei due campi su accennati.

La richiesta di soppressione, giustificata dalla necessità di favorire la tutela del segreto militare, esigenza caldeggiata anche dagli organi di polizia locale ( Pubblica Sicurezza, Carabinieri e Centro Controspionaggio ), trova accoglimento da parte del Ministero dell’Interno, che, per mezzo del Capo della Polizia, il 29 dicembre 1940 ordina la soppressione del Campo di Gioia del Colle.

Gli ultimi internati nel Campo di Gioia vengono trasferiti al Campo di Isola del Gran Sasso nella prima metà del mese di gennaio del 1941, esattamente cinque mesi dopo la sua apertura.  I circa sessanta internati, con le mani legate, in fila e con una scorta armata, vengono accompagnati alla stazione e, in treno, condotti alla nuova destinazione di internamento. Successivamente saranno trasferiti nei veri e propri campi di concentramento del regime nazista;. Degli internati che sono stati ospitati a Gioia 12 saranno vittime della Shoa dopo l’8 settembre 1943, uccisi dai nazisti o nei lager di Auschwitz o nel corso di eccidi o stragi operate in Italia. Tra questi anche l'avvocato " filosofo " Paolo Levi, arrestato a Chioggia il 5 dicembre 1943 da italiani, deportato il 22 febbraio 1944 da Fossoli ad Aushwitz e lì ucciso.

Il Campo viene smantellato; gli oggetti in rame vengono venduti mentre gli altri oggetti e il resto della suppellettile vengono spediti al Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia ( CS ).

Nel 1940, anche a causa della guerra, la situazione economica italiana era precaria; tale situazione è evidente anche all'interno del campo, dove a volte mancano cibo e medicine. Il 14 ottobre 1940 Paolo Levi, di professione avvocato, rappresentante di tutti gli ebrei reclusi, invia alla Unione delle Comunità Israelitiche a Roma la seguente richiesta: La situazione economica di alcuni miei compagni, internati con me nel Campo di Gioia del Colle ( Bari ), è davvero degna di commiserazione e tale da richiedere soccorso dagli enti preposti alla beneficenza. Trattasi di persone laboriose che trovano ogni cespite di guadagno dalla propria attività, ora sospesa, e che quindi vedono con angoscia appressarsi le privazioni della propria famiglia. Il Governo, concedendo ai bisognosi lire 6,50 giornaliere oltre l'alloggio, provvede alle strette necessità personali: qui la cifra di lire 6,50 viene trattenuta per la mensa cooperativa e quindi il sussidiato di quant'altro occorre ( medicinali, sapone, lavatura della biancheria, etc. ) per la vita quotidiana.

Pagano 2I rapporti tra gli abitanti di Gioia e gli ebrei internati nell’ex Mulino-Pastificio A. Pagano sono stati sempre improntati da cordialità e rispetto reciproco; lo apprendiamo da alcuni documenti.

 Il dott. Vito Bianco ricorda che gli internati ebrei andavano giornalmente a fare la spesa a Gioia, utilizzando un piccolo carretto spinto a mano per trasportare le vettovaglie . L’inverno del 1940 fu caratterizzato anche da abbondanti nevicate. Poiché gli ebrei arrancavano per tirare il carretto alcuni ragazzi gioiesi li aiutano a spingere il carretto fino ad un certo punto della salita di via Santeramo. I gioiesi offrivano agli ebrei internati  vestiti e cappotti e i contadini, spinti da spirito umanitario li aiutavano, offrivano loro uova, o un po’ delle provviste che avevano. Il sig. Michele Di Leo ricorda che gli internati a volte sconfinavano e si recavano nelle masserie vicine; tutti erano gentili e generosi con gli ebrei internati e anch’essi si disobbligano come potevano.

Alcuni internati di Gioia, non potendo recarsi in paese, chiedevano piccole commissioni ai ragazzini delle masserie vicine, dando loro i soldi per gli acquisti.

Allorquando alcuni internati avevano il permesso di uscire dal Campo, per venire in Paese per effettuare le spese, si incontravano con la popolazione locale, discutevano di vari argomenti e spesso passeggiavano insieme. Il punto d'incontro era situato tra la Piazza Plebiscito e il Monumento dei Caduti. Uno degli internati, un medico ebreo di origine polacca, per ripagare la popolazione locale dell'accoglienza ricevuta, spesso esercitava la sua attività di medico, visitando alcuni ammalati gioiesi, poiché in paese vi era un solo medico poiché gli altri erano stati richiamati alle armi o esercitavano la loro professione presso gli ospedali militari.

Il dott. Vincenzo De Bellis ricorda che suo padre Michele, titolare di un esercizio di vendita di prodotti Lager pugliesidolciari e gestore di una caffetteria sita nei pressi di Piazza Plebiscito, quasi quotidianamente si intratteneva con alcuni internati ebrei che si recavano nel suo esercizio per acquisti. Ricorda che i rapporti con gli ebrei erano improntati al massimo rispetto e tra loro si instauravano legami di cordiale e sincera amicizia.

Anche per questo motivo un gruppo di gioiesi il 28 aprile 2008 ha presentato, per il tramite dell'allora Commissario Prefettizio dott. Palomba, una relazione storica oltre che dell’eccidio di alcuni gioiesi durante il mese di settembre 1943 anche dei rapporti tra gli abitanti di Gioia e gli internati ebrei dell’ex Mulino-Pastificio " A. Pagano " al fine di richiedere un riconoscimento al valore civile per la città di Gioia.

L’ex Mulino-Pastificio dopo essere stato dismesso come campo di internamento resta inutilizzato e  rientra nel fallimento dei proprietari, i signori Lattarulo. Viene utilizzato per qualche anno dal Comune per alloggiarvi alcune famiglie povere.

Nel 1960 viene venduto all’asta ed è acquistato dal signor Domenico Romano, che lo utilizza come deposito per materiale da costruzione. Durante i lavori di costruzione del tratto autostradale Bari-Taranto, negli anni 1970-75 viene dato in fitto all’impresa appaltatrice dei lavori, che lo utilizza come deposito attrezzi, come mensa e dormitorio per gli operai. Dopo alcuni anni trascorsi in uno stato di completo abbandono è stato venduto ad un’impresa che lo sta ristrutturando per destinarlo a struttura alberghiera.

Nell'ambito del Progetto " La Scuola adotta un monumento " il mulino e pastificio " Alfredo Pagano "  nell'a. s. 2002-2003 è stato adottato dall'Istituto Tecnico Industriale Statale " Galileo Galilei " di Gioia. Il progetto mira a:

  • sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto e alla tutela del patrimonio storico-artistico e, più in generale, dell'ambiente;
  • far assumere ai giovani comportamenti adeguati nei confronti dei beni culturali, della natura e del territorio;
  • far comprendere ai giovani che adottare un monumento non significa solo conoscerlo, ma anche prenderlo sotto la tutela spirituale, averne cura, tutelarne la conservazione, diffonderne la conoscenza, promuoverne la valorizzazione.

Attualmente i lavori presso l’ex Mulino, che è sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza dei beni architettonici ed ambientali, rientrando nei monumenti della archeologia industriale, sono oggetto di fermo da parte della stessa Soprintendenza.

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12 Comments To "Il Campo di internamento nell’ex Mulino-Pastificio “A. Pagano”"

#1 Comment By Franco Ferrara On lunedì, 8 marzo 2010 @ 18:30

Dopo la ricostruzione storica dell’ex mulino fatta da Franco Giannini, mi permetto di completare la ricostruzione sotto alcune angolature a noi più vicine. La prima risale al 1998 quando il Centro Studi Erasmo elaborò una proposta per fare dell’ex mulino un museo della memoria e di relativo contenitore culturale del Novecento. La proposta fu formulata all’interno dell’elaborazione del “Progetto Integrato si Settore ” (P.I.S./P.O.R. 2000-2006). e doveva far parte del “Distretto Culturale Murgiano” (Asse : Gravina-Altamura-Gioia- Alberobello). Mentre la Distelleria di fronte all’autostrada destinata a “ecomuseo” mentre l’altra distelleria a sede della formazione. Le proposte furono in seguito parcelizzate e il mulino venne destinato ad attività commerciali. Allo stato attuale la funzione della memoria non incide sulla nostra identità. A chi interessa oggi il mulino con la sua tragica storia? Il Novecento non produce consumi quindi al diavolo il Novecento. Eppure Franco Giannini ci ricorda la sosta degli ebrei prima di partire per le destinazioni maledette. Ma a Giannini gli chiedo di collegare la sua ricerca storica sul mulino con quello che abbiamo saputo dalle ricerche della Prof. D’Ugento in merito al nostro Liceo Classico, dopo l’emanazione delle Leggi Razziali. All’Amministrazione Comunale pongo il problema della MEMORIA del ‘900 con la quale è necessario che tutti ci confrontiamo. Mi sembra che l’onle Fini abbia aperto un varco in merito. Non basta il cimitero per i fratelli musumulmani è necessario che il sindaco Longo ci faccia conoscere il suo pensiero sull’olocausto, in quanto io non l’ho capito. Attendo notizie.

#2 Comment By bello On martedì, 9 marzo 2010 @ 13:46

Chiedo al prof. Giannini e a Franco Ferrara di farci conoscere la storia e il loro pensiero sui gulag, sulle foibe e sui crimini compiuti dai comunisti.
Saluti

#3 Comment By rocco On martedì, 9 marzo 2010 @ 17:44

Che tristezza !
Il precedente commento fa capire come si è lontani anni luce da una società di uomini liberi e giusti.
Qualsiasi “mente normale” condannerebbe ogni forma di repressione e di ingiustizia condotta dall’uomo sull’uomo in nome di una qualsiasi “ideologia” bionda, rossa o gialla che sia.
Invece, ancora oggi, c’è gente che difende quanto commesso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Le “persone giuste” che hanno già condannato il nazismo, il regime di Pinochet, il regime di Franco, il regime di Stalin, quelli di Tito e di Saddam e di Mao, oggi condannano la repressione cinese verso Taiwan e Tibet, il regime Iraniano, il berlusconismo e permettetemi di aggiungere “il longhismo”!
Dimenticavo: Ritengo che il Prof. Giannini e il Dott. Ferrara siano “uomini giusti”.

#4 Comment By Francesco Giannini On martedì, 9 marzo 2010 @ 17:46

Egregio sig. bello,
sono costretto a bocciare sonoramente la sua richiesta, perché ” fuori tema “.
Vorrei precisarle che non sono un comunista nè sono mai stato iscritto a partiti politici, tanto meno a quello comunista. Ho fatto parte di un Movimento, Costituente Democratica, che si collocava in un’area prossima al centrosinistra, ma non si identificava con alcun partito politico.
La inviterei,quindi, a girare la sua domanda ai veri comunisti, se vuole una risposta in merito.
Pur tuttavia, se avesse la delicatezza di non nascondersi dietro un nickname, sarei disponibile a esternarle a quattr’occhi il mio pensiero in merito.
Probabilmente devo dedurre che non è molto attento ai post che fino ad oggi ho pubblicato.
Il campo che mi sono ritagliato non è politico, ma quello della ricerca storica: riscoprire fatti, luoghi, uomini che appartengono alla nostra Storia locale; impegno realizzato metodo storico e con citazione di documenti e non con opinioni e giudizi personali.
Infatti ritengo che solo la conoscenza del proprio luogo natio, della propria cultura, delle proprie tradizioni, degli uomini che ne hanno fatto la storia e onorato con il loro impegno e le loro professionalità il nostro Paese, può contribuire a farcelo amare, a rispettarlo e a lavorare per il raggungimento del bene comune, a formare dei cittadini preparati e responsabili.
Lascio quindi agli altri le sterili polemiche politiche, gli scontri ideologici, che quasi sempre contribuiscono ad alimentare l’intolleranza, se non addirittura l’odio, e non la cultura della pacificazione e della civile convivenza.
Un caro saluto a tutti i frequentatori del blog.
F. Giannini

#5 Comment By muratore@ymail.com On martedì, 9 marzo 2010 @ 19:56

Mi associo alle risposte di rocco e del prof. F. Giannini…
A mio parere tali argomenti esulano da un portale dedicato a Gioia del Colle e forse dovrebbero trovare spazio in altri blog… poi fate voi!
Ciao Gioiesi.
P.S. x Vincenzo detto Nino: se ci sei batti un colpo!

#6 Comment By Franco Ferrara On mercoledì, 10 marzo 2010 @ 10:34

Nessun problema a sostenere il fallimento dei regimi comunisti e delle rispettive dittature. Gulag, foibe, crimini compiuti in nome del partito sono il volto aberrante di regimi violenti. La differenza con l’olocausto consiste nel fatto che il nazismo volle essere sia regime politico che religioso. Il motivo di fare dell’ex mulino sede della memoria della massima violenza del Novecento rappresenta la volontà di un popolo che vuole ricominciare a vivere la propria storia, nella pace e nella giustizia. I regimi totalitari crollano non possono esistere nella storia. Noi abbiamo l’obbligo di conoscere e far conoscere la storia, perchè questa ha un ventre capace di generare nuovi mostri.

#7 Comment By grillino On mercoledì, 10 marzo 2010 @ 11:26

Innanzitutto un ringraziamento al prof. Giannini per il lavoro encomiabile messo a disposizione di questo blog, e quindi per TUTTI I FREQUENTATORI.
Devo ricordare, e non lo dico da oggi, che alcuni di questi frequentatori, ossessionati anche dal comunismo ormai fu derivante dal pensiero unico del loro “referente”, invece di dare il loro contributo alla discussione anche criticamente, usano il sistema del trollismo (Troll) per far sì che la comunità (blog) venga portata fuori tema.
Purtroppo ultimamente su questo blog il fenomeno, fateci caso, si va sempre via via più diffondendo, con il risultato di allontanare chi fino a qualche tempo fa, lo frequentava con maggiore assiduità.
Mi scuso e rinnovo il mio aprrezzamento al professore.

#8 Comment By bello On mercoledì, 10 marzo 2010 @ 17:50

Roccco, mi dispiace averti procurato tanta tristezza…perdonami!
Ci tengo a precisarti che assolutamente non dimentico i crimini compiuti dai nazisti, ci mancherebbe altro!!! Li condanno eccome!
Volevo mettere in evidenza che sui crimini nazisti, si parla parecchio ed è giustissimo non dimenticare ma dei crimini comunisti, ancora più atroci, perchè continuano anche ora nel XXI^ secolo, si parla a sprazzi, a mezza voce quasi augurandosi l’oblìo per questa vergogna negata.

#9 Comment By rocco On mercoledì, 10 marzo 2010 @ 18:17

Come giustamente ha ricordato il Prof. Giannini, su questo blog si parla di storia locale, e purtroppo nella nostra storia abbiamo avuto un campo di internamento per ebrei. Dobbiamo ringraziare Iddio di non averci dato altro. La tristezza viene da se quando parli di questi argomenti, se poi si ha l’impresssione che ogni argomento (anche quelli che dovrebbero far riflettere tutti a prescindere dal colore politico) deve essere ribattuto in ogni modo …
I crimini comunisti non sono più atroci solo perché perdurano nel XXI secolo; TUTTI I REGIMI TOTALITARI sono ATROCI, in ogni epoca della storia umana.

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5 marzo 2010

  • Scuola di Politica

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