Iginio Iurilli

Iginio Iurilli nasce nel 1943 a  Gioia del Colle, dove suo padre, sottufficiale dell'A.M., lavorava presso la base aerea del 36° Stormo. Attualmente  vive e lavora a Capurso. Ha studiato Scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. Conseguito il diploma di scenografia lavora per un anno presso lo studio di due architetti. Nel 1968 […]

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Iginio Iurilli nasce nel 1943 a  Gioia del Colle, dove suo padre, sottufficiale dell'A.M., lavorava presso la base aerea del 36° Stormo. Attualmente  vive e lavora a Capurso.

Ha studiato Scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Roma.

Conseguito il diploma di scenografia lavora per un anno presso lo studio di due architetti. Nel 1968 si trasferisce definitivamente a Bari dove insegna nel locale  liceo artistico e successivamente all’Istituto Statale d’Arte, nella stessa scuola che aveva frequentato da  alunno.

Inizia la sua attività  artistica come pittore. Nel 1970 espone a Bari presso lo Sporting Club, ma già nel 1977 decide di non far più il pittore. Avverte il disagio di una pittura che si andava facendo troppo conclusa in un formalismo da frigorifero luccicante, come lui stesso afferma.

Passa quindi dalla pittura monodimensionale alla scultura, arte tridimensionale.

Durante i primi anni realizza scenografie per i teatri Petruzzelli e Piccinni di Bari.

Stringe amicizia con il fotografo Angelo Saponara, pioniere in Bari di una fotografia non commerciale, ma con un approccio di tipo socio-antropologico, che mirava alla rivisitazione  della civiltà contadina e popolare pugliese attraverso ‘ scatti ‘ relativi a lavori dei campi, feste religiose e personaggi del popolo.  Nel tentativo di superare il disagio e di recuperare i valori e i ricordi della  nostra terra Iurilli condivide alcune campagne fotografiche di Saponara e gli suggerisce di svolgere un tema inusuale: i giochi di strada dei bambini, ormai in via di estinzione. Dando seguito a questa esperienza nel 1979 pensa di riversare il suo estro e la sua creatività in un altro campo artistico, che preluderà alla definitiva scelta per la scultura: realizzare oggetti che rievocano i giochi di un tempo, 

Esordisce con un telaio in legno ricoperto da una retina, nei cui interstizi conficca coni ottenuti con fogli di carta accartocciati e ricoperti di variopinti colori a tempera,  ad acquerello,  con pennarelli o inchiostro di china. Crea in questo modo un bersaglio con freccette colorate.

Comincia ad esporre le sue opere a partire dal 1980, con strutture che presentano ellissi scomposte, evoluzioni sovrapposte, mari che l'uomo sta rendendo autentiche  discariche. Dopo aver abbandonato il tema dei Giochi, nel 1986 espone teche in cui erano assiepati raspi d’uva rinsecchiti, intrisi di colori elettrici, mentre su alcune pareti si innalzano  radici di ulivo, sterpi di rovi e frammenti di tronchi colorati. Ancora una volta pittura e scultura si fondono in questa Arte Povera che era nata e si era diffusa in Italia tra il 1967 e il 1968.

Nel 1987 nelle sue realizzazione fonde diversi materiali; comincia a realizzare lance e spade, ricavate   da tronchetti di legno affusolati, che presentano nella parte superiore radici o rametti con funzione di elsa e la punta rivestita da una banda stagnata.

Nel 1988 esegue tre opere che segnano un’altra tappa del suo percorso artistico: due scudi  su lunghi e stretti pannelli verticali e una stella allungata e orizzontale.

Nel 1990 alle lance metalliche e argentate si aggiungono degli ovali allungati, sagomati in legno, che richiamano foglie di alberi tropicali, baccelli di frutti esotici o profili di canoe. La presenza di una lunga fenditura interna ha fatto pensare ad un elemento anatomico femminile. Rientrano tra queste sculture da parete Moon Light, Delfino, che insieme a Sahara, opera  lanceolata in legno immerso in un bagno caldo di polvere di sabbia del deserto africano,  sono state acquistate dal Comune di Gioia del Colle ed attualmente  esposte nel Palazzo comunale.

Sono questi gli anni della sperimentazione di nuove tecniche e materiali, cui fanno seguito i primi bassorilievi in legno intagliato, ricoperti di polvere di marmo, di sabbia del deserto e di sale, per finire al tema dei ricci.

Nel 1991 la svolta più significativa: il passaggio dal ‘ ciclo terricolo ‘ al tema  marino. Lo spunto gli deriva dalla partecipazione ad una mostra a tema Souvenir a Bari. Intuisce che il simbolo che meglio rappresenta Bari sia il prodotto tipico di ‘nderr la lanz, cioè la cozza, per cui realizza quel mitile con le valve apribili in dimensioni macro. Il passo successivo lo porta a realizzare dei ricci marini di grande dimensione, semisfere in legno con aculei in canne di bambù. Nel 1992 modella nel legno forme ispirate alla flora marina: morbide volute, infiorescenze a foglie ampie e nervature incise fittamente.  Nel 1993 realizza un riccio bianco, colore  ottenuto con la lavorazione del sale, tecnica sperimentata l’anno precedente, e la tana del riccio, consistente in un guscio sferico in legno rivestito di un colore rossiccio della ‘ sabbia di Petra ‘, al cui interno è posizionato un riccio blu. Anche nel 1994 realizza gusci, ma li produce  in vetroresina che ricopre con polvere di marmo; alcuni gusci sono volutamente riprodotti rotti, come quelli che spesso si ritrovano sulle nostre spiagge, portate dalle onde marine. 

Uno dei luoghi prediletti da Iurilli è Polignano a Mare, dove espone ripetutamente durante l’ultimo decennio del secolo scorso con grandi installazioni. Significativa per il tema trattato è l’installazione  realizzata  nel 1995 per la festa di San Vito Martire, protettore di Polignano: due montagnette di polvere nera di fonderia, a rappresentare un vulcano al cui interno bolle un magma grigio ottenuto con piombo fuso. E’ una interpretazione originale per ricordare il martirio di San Vito, che, secondo la tradizione, fu immerso in un calderone di piombo bollente per essere ucciso.

Sempre nel 1995 riproduce un vulcano scanalato, costituito da circa 600 sottili listelli di compensato tagliati a mano, ricoperto da polvere di marmo, che ricorda l’Etna imbiancata di neve o qualche vulcano  giapponese. Subito dopo ritorna al tema del mare e realizza figure che ricordano alghe, anemoni, conchiglie, funghi, forme floreali  con corolle concentriche e petali larghi. Il suo amore per il mare e per l’utilizzo del sale nelle sue opere   lo porta ad esporre grandi installazioni  non solo a Polignano, perla marina della sua Puglia, ma anche nelle terre delle saline: a Margherita di Savoia nel 2001 e a Cervia nel 2002, dove espone  nei Magazzini del sale.

Nel 1998 in Sardegna presenta il progetto di un Monumento al riccio, un megariccio di circa due metri e mezzo di diametro, opera realizzata e presentata nel Museo Pino Pascali di Polignano a Mare nel 2014.

Un’ulteriore svolta si ha nel 1998: alle efflorescenze bianche  fino ad allora elaborate, affianca altri esemplari innovativi, ottenuti  stendendo un pigmento monocromo su un bassorilievo in materiale di sua invenzione, più leggero e duttile del legno e sul quale le variazioni cromatiche vengono depositate con l’uso della tempera. E’ un trionfo di colori che danno alle composizioni floreali  l’immagine di un giardino in fiore.

Nel 2006 ritroviamo sculture  di fogliami espansi di grandi dimensioni, color bianco e picchiettati da una serie di rilievi cilindrici.  Successivamente i richiami alla mediterraneità e al mare saranno maggiormente evidenti con le produzioni riguardanti diversi Mari e numerosi  ricci.

Nel 2007 siamo di fronte a modellazioni in terracotta, dipinte con pigmento a secco, che, freudianamente, rinviano ad elementi sessuali femminilii.

Ha partecipato a numerose mostre nazionali ed internazionali, tra cui: Bari, Savona, Tielt ( Belgio ), Genova, Terlizzi, Parma, Cuneo, Andria, Cosenza, Potenza, Roma, Mola di Bari, Margherita di Savoia, Molfetta, Taranto, Torino, San Benedetto del Tronto, Spoltore ( Pescara ), Napoli, Ferrara, Berlino, Otranto, Basilea, Stromboli, Massa, Capurso, Bologna, Polignano a Mare, Bitonto, Ostuni, Fabriano, Sulmona, Trieste, San Vito dei Normanni, Ragazzuola ( Parma ), Plavi Dvorac ( Montenegro ), Tortolì ( Nuoro ), Monopoli, Trani, Massafra, Matera, Foggia, Nervi, Lucera, Vico del Gargano, Noci, Pisa, Castel del Monte, Copertino, Cervia ( Ravenna ), Acri ( Cosenza ), Forlì, Cassino, Apricena ( Foggia ), Argostoli ( Cefalonia ), Madrid, Londra, Milano, Lugano, Genazzano Pomezia e Tivoli, Cepagatti ( Chieti ), Emirati Arabi, Pieve di Cento ( Bologna ), Port de Versaille Parigi, Bitetto, Livorno, Giovinazzo, Isernia, Haifa ( Israele ), Putignano, Novoli ( Lecce ), Sannicandro di Bari, Brindisi, Skopije ( Macedonia ).

Le sue opere fanno parte di numerose collezioni private e pubbliche, tra cui la Pinacoteca Provinciale di Bari, Museo "Benaki" di Atene, la collezione Farsetti di Prato, la galleria "L'Attico" di Roma e la Fondazione Museo "Pino Pascali" di Polignano a Mare.

E’ tornato ad esporre a Gioia  ben tre volte: nel 1997  con ma mostra Dialogo con la memoria, insieme allo scultore Paradiso. Nel 2002 ha esposto in una collettiva  nel Convento dei Padri Riformati e nel 2003 ha presentato una personale nella Biblioteca comunale, dal titolo Castelli di Sabbia. Un titolo simbolico che preannunciava non solo quelle tempeste di vento che sempre più spesso oggi riversano sull'Europa meridionale tonnellate di polvere desertica, ma anche  quelle massicce migrazioni dall’Africa che oggi costituiscono una preoccupazione per l’Europa per la gran massa di uomini, donne e bambini che affrontano il rischioso viaggio in mare per approdare su lidi più sicuri e liberi.

Iurilli realizza alcune particolari opere scultoree prendendo spunto da una constatazione che ha colpito la sua mente: ogni anno 200 mila tonnellate di polvere di sabbia si sollevavano dal Sahara e di queste ben 24 mila tonnellate  raggiungevano i paesi del Mediterraneo e, principalmente l’Italia e, spinte dal vento di Scirocco, si riversavano sulle nostre città, sui nostri paesaggi, sulle nostre case. Tutto ciò, secondo gli studiosi, porterà a diversi cambiamenti non solo climatici, come desertificazione, aumento della temperatura sulla terra e nei mari, tramonti più rossastri, propagarsi di alghe nei mari, ma anche erosione delle coste e innalzamento del livello del mare.

Anticipando i tempi Iurilli ha creato sculture che rimandano a sembianze di erbe marine, conche saline corrose dal maestrale e dalla salsedine, fossili marini curvilinei del colore delle dune desertiche, oggetti che richiamano cortecce di tronchi alla deriva. Sembrerebbe che queste sculture vogliano rappresentare la  testimonianza artistica di quella mutazione climatica e storica  che l’artista vedeva già in atto nel momento in cui stava operando, quasi un monito all’uomo moderno a concentrarsi sul bene comune e non sugli egoismi e sul profitto personale, che portano alla distruzione della terra e dell’uomo, a costruire un futuro incerto, a costruire Castelli di sabbia.

La produzione di Iurilli, quindi,  spazia  attraverso varie fasi, attraverso una instancabile ricerca che tiene conto non solo del linguaggio specifico della arti figurative, ma anche dell’identità culturale, individuale e del luogo.

Egli passa dalla scultura su lastre in acciaio incise con il bulino e annerite con il nerofumo alle grandi forme sinuose argentate, alle sculture ricoperte di sabbia del deserto e polvere di marmo.

Un elemento ricorrente nella sua produzione  è la smisura, come la definisce  Roberto Lacarbonara, la capacità di andare oltre le proporzioni reali degli oggetti, proponendoci un’allegoria della realtà e una riflessione sulla nostra esistenza. Questa smisura è evidente nel Delfino, nel Moon light, nella Foglia d’ulivo, nel Sahara, sculture  presenti nel Palazzo Comunale di Gioia del Colle, nel Dattero, nella cozza Souvenir di Bari, nel Riccio Extramarino viola, opere di proporzioni esagerate rispetto al reale.

Poiché Iurilli continua la sua ricerca e le sue riflessioni sull'arte e sulla vita dell'uomo odierno, ci aspettiamo che ci stupisca ancora con nuove sorprese,  grazie alla sua feconda fantasia, immaginazione, all' amore per le arti figurative, all'amore sentito per la nostra terra, per i nostri mari, per la Terra.

Parte delle notizie qui  riportate  sono state acquisite e liberamente adattate da: Storia di una felicità paradossale  di Pietro Marino, Iginio Iurilli opere 1979-2008, Editrice L’Immagine, 2008.

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28 luglio 2017

  • Scuola di Politica

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