I luoghi rurali del brigantaggio gioiese: tappe d’una controversa pagina di storia locale

La ricchezza artistica, naturalistica e storica del territorio pugliese ha permesso di creare tanti variegati percorsi tematici locali, ognuno dei quali è contrassegnato dalle peculiarità emblematiche del territorio in questione. Grotte, mare e trulli nel sud-est barese, archeologia e tipicità enogastronomiche nei due istituendi parchi dell'Alta murgia e delle Gravine. Ma proprio l'area che funge […]

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Il Sergente Pasquale Domenico RomanoLa ricchezza artistica, naturalistica e storica del territorio pugliese ha permesso di creare tanti variegati percorsi tematici locali, ognuno dei quali è contrassegnato dalle peculiarità emblematiche del territorio in questione. Grotte, mare e trulli nel sud-est barese, archeologia e tipicità enogastronomiche nei due istituendi parchi dell'Alta murgia e delle Gravine.

Ma proprio l'area che funge da vero e proprio "cuscinetto naturale" fra i suddetti parchi, l'agro meridionale di Gioia del Colle, potrebbe potenzialmente divenire il baricentro di un itinerario tematico, che tenga conto di uno straordinario e complesso patrimonio intangibile, appartenente alla storia locale e nazionale del XIX secolo.

Parliamo del brigantaggio pugliese, che proprio sulla Murgia ha vissuto le pagine più ricche di vivide testimonianze, su quanto intricata e conflittuale fosse la condizione, in cui versava il tessuto sociale locale, negli anni successivi all'Unità d'Italia. Nella fattispecie, a Gioia del Colle, aleggiano ancora oggi nei racconti degli anziani, le gesta di uno dei briganti più temuti dell'epoca, il sergente Pasquale Domenico Romano ed assieme alle vicende che lo hanno visto protagonista, un notevole spazio nella tradizione orale è stato occupato dai luoghi rurali, in cui questi crocchi di banditi tanto temuti all'epoca, lasciarono segni intramontabili, d'oscura ed ambigua conflittualità locale.

Masserie in cui avvenivano incontri in gran segreto, per programmare assalti e scontri con la Guardia Nazionale, radure nei boschi di fragno, in cui i briganti s'accampavano, lontano dalle piste seguite dalle forze armate sabaude di repressione, grotte ed anfratti in cui si nascondevano i bottini delle razzie e le armi clandestinamente trafficate.

La maestosa piscina del Gesù, nei boschi di Vicinale Don Gennaro, abbeveratoio consuetudinario per le mandrie dell'epoca che si spingevano in queste lame boscose, fu il punto di partenza della banda del Romano prima dell'assalto a Gioia del 28 Luglio 1861. Ora i rovi hanno avviluppato quest'ammirabile costruzione di gestione idrica, offuscando i tempi convulsi, che la videro snodo d'importanti vicende di cronache locali. I boschi del Parco della Corte e di Vallata , assieme ad altre tappe documentate sparse in tutto l'agro gioiese, rappresentano i luoghi della riscossa sabauda e del crollo delle ambiziose tattiche degli insorti filoborbonici. Luoghi in cui, ancora oggi, si può percepire il richiamo degli inseguimenti frenetici, delle imboscate e di due visioni così distanti, ma conflittualmente simili, di concepire un ordine superiore d'appartenenza sovrana.

I Briganti del Sergente RomanoLa storia è fatta da uomini che, con le loro azioni, il loro carisma, le loro scelte, riescono a sopravvivere allo scorrere inesorabile del tempo, ben oltre i fragili limiti della natura umana. Nel caso di Pasquale Domenico Romano, una delle figure di spicco del brigantaggio pugliese dell'epoca post-unitaria, non importa che le vicende, che lo videro protagonista, siano raccontate dai vincitori (le forze nazionali piemontesi) o dai vinti (attraverso il sottile revisionismo storico dei movimenti borbonici); rimane un dato di fatto incontrovertibile, in base al quale questo gioiese, dalle origini modeste ma dalle capacità tattico-militari superbe, è riuscito a ritagliarsi un posto importante, nelle vicende della storia locale recente, lungo quel sottile limite che divide i reali avvenimenti documentati da "un'epopea simil-mitologica nostrana" (tramandata, tra l'altro, dagli anziani).

Succede così che negli impervi boschi del Parco della Corte, attraversati solo dall ‘antico Tratturo Vallone, in una lama murgiana lambita dagli agri di Gioia del Colle, Santeramo ed Acquaviva delle Fonti, (luogo in cui il Sergente Romano trovò la morte insieme al suo manipolo di fedelissimi briganti), sia collocato un monumento che ne perpetui le gesta e la memoria. Tutto ciò è avvenuto lo scorso 6 gennaio, in occasione del 143° anniversario della morte del Romano, proprio nel luogo in cui la Guardia Nazionale sorprese e sbaragliò i briganti. Nel caso del Sergente Romano, è indubbio che sia opportuno porre l'accento, aldilà delle sbandierate vicende sanguinarie, sullo spessore politico, che animava le sue azioni d'insurrezione (fra le tante, resta indelebile il suo assalto a Gioia, il 28 Luglio 1861, quando, nel tentativo di ripristinare il comando legittimista-borbonico, fu tradito da buona parte dei suoi compaesani).

A differenziarlo , in maggior misura, dagli altri briganti meridionali, una risolutezza ed una coerenza coi propri ideali, che non gli permisero di scendere a compromessi con la neonata patria sabaudo-itaIica. Lottò fino allo stremo delle forze contro nemici ben più equipaggiati e numerosi, proprio in quei luoghi in cui ora svetta, col suo candore, un monumento che inneggia ad un uomo neanche trentenne, che pur morendo, si sentiva il più coraggioso ed imprendibile fra "gli autentici partigiani dell'epoca" ".

A seguito dell'iniziativa appena menzionata, è lecito ritenere che se ancora oggi, queste vicende di microstoria, avvenute in aree ben limitate e così lontane dai grandi scenari bellici mondiali, riescono a calamitare attenzione e curiosità, tanto fra i giovani quanto fra gli anziani cultori del sapere orale tradizionale, si può e si deve esperire ogni azione tesa a valorizzare la specificità e l'unicità dei luoghi in questione, al fine di non disperdere questo prezioso binomio, che lega le vicende cronistoriche a quei luoghi dell'agro gioiese, che rischiano di scomparire, a causa della trascuratezza e di un disinteresse ingiustificabile, se si vogliono preservare, sin dalle radici, autentiche reminiscenze d'identità locale.

Antonio Rizzi
Giornalista di "Gioia in Cronaca"

Primo premio Concorso di giornalismo locale 2006
Stage della durata di tre mesi presso l'emittente TV "Canale 7"

Motivazione:
Il testo, per l'originalità del tema trattato e la ricchezza dell'informazione, si presenta come una colta e documentata rappresentazione, con qualche interessante scoperta, di un pezzo di territorio della nostra Regione ( La Murgia Sud-Occidentale )

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9 giugno 2007

  • Scuola di Politica

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