Gli Archi Parte I

Il primo nucleo di Gioia risale al periodo bizantino e normanno, in pieno periodo medievale. Nel nostro centro storico sono tuttora presenti numerosi archi. Essi fungevano, caratteristica che mantengono ancora oggi, da porta di accesso in uno spiazzo, che in tempi recenti è stato chiamato " Largo ". Tale spiazzo, che è caratterizzato dalla presenza […]

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cimone1Il primo nucleo di Gioia risale al periodo bizantino e normanno, in pieno periodo medievale.

Nel nostro centro storico sono tuttora presenti numerosi archi. Essi fungevano, caratteristica che mantengono ancora oggi, da porta di accesso in uno spiazzo, che in tempi recenti è stato chiamato " Largo ". Tale spiazzo, che è caratterizzato dalla presenza di una serie di scale esterne e di piccoli loggiati, nel periodo medievale era chiamato " corte ", perché racchiudeva alcuni edifici di proprietà di un unico signore, tra i quali spiccava quello, più ampio e artisticamente più raffinato, abitato dal signore stesso.

La funzione della corte era anche quello di difesa dell'abitazione del nobile ( come dimostra il portone ligneo o metallico originariamente presente e che fungeva da chiusura dell'arco ), la quale era già difesa dai primi assalti nemici dalle esistenti mura cittadine.

In tempi più vicini a noi la corte perde la connotazione di unica proprietà e di luogo di residenza del signore, per diventare un piccolo borgo o caseggiato di proprietà di più famiglie; ciò è evidenziato dalla scomparsa del portone che originariamente serviva a chiudere l'arco e dalla presenza al suo interno di costruzioni abitate da diverse famiglie.

Lo spiazzo che si apre al di là dell'arco, quindi, da essere un luogo privato diventa proprietà pubblica, è accessibile a tutti i cittadini e a volte finisce per innestarsi con le altre strade e vicoli cittadini attraverso un altro arco opposto a quello principale. Inoltre il pozzo che era quasi sempre presente all'interno della corte dopo aver varcato l'arco, diventa anch'esso da privato, di uso pubblico e quindi viene utilizzato da quei cittadini che abitano nel Largo o che ne avvertono il bisogno.

Vi sono degli archi che, piuttosto che fungere da chiusura, con portone attraverso il quale si entra nella corte, sono delle volte a botte che reggono una abitazione soprastante. Anche questi archi hanno la funzione di immettere in un largo.

Alcuni archi, quelli più antichi ed in pietra sono di particolare pregio architettonico, altri costruiti in tempi a noi più recenti, sono in tufo, costituiscono la base di edifici sovrastanti e non presentano  alcun apprezzabile pregio. 

ARCO CIMONE

cimone2Questo Arco, posto all'incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e via Principe Amedeo, costituiva la porta d'ingresso ad una  corte che presentava un'abitazione  risalente al periodo normanno.

In quella casa, situata sul lato sinistro, dopo aver varcato il profondo arco sul quale si innalza tale costruzione, risiedeva il Legato Apostolico Benedettino, che era il rappresentante dell'abate Eustachio di San Nicolò di Bari ed incaricato di tutelare in loco gli interessi della Chiesa di Bari.

Successivamente, il conte normanno Riccardo d'Altavilla, Siniscalco dei duchi di Puglia e primo Signore di Gioia, nel 1108 dona alla Chiesa di San Nicolò di Bari  la Chiesa gioiese di San Pietro de Scavezzulis con una ricca dotazione di terre  e nel 1111 dona anche il suo Castello con gli abitanti e le terre circostanti ( castellum nostrum cum omnibus eius habitatoribus ), riservandosene l'usufrutto. Dopo la sua morte, avvenuta intorno al 1122, i Normanni, che gli succedono quali Signori di Gioia, riconoscono solo di nome queste donazioni, usurpando gran parte di quelle terre.  La controversia legale condotta dai vari legati della Chiesa di San Nicolò per il legittimo possesso di quei beni dura quasi un secolo e, temporaneamente, si conclude a favore della Chiesa di San Nicolò nel 1196.

Tracce che attestano l'antichità della costruzione dell'abitazione che sovrasta l'arco e del suo utilizzo come residenza di   diversi signori, ancora visibili sulla costruzione,  sono costituiti dalla presenza di diversi elementi e fregi architettonici, tra cui  uno stemma gentilizio  con tre rose presente nella chiave dell'arco stesso, appartenente alla famiglia D'Andrano,  il simbolo araldico che insiste nella incorniciatura della bifora che sovrasta l'arco. Balza subito all'occhio anche   l'ampia scalinata esterna  che conduce al piano superiore.

L'ultimo rappresentante della famiglia  Cimone, un certo Vito Stasi Cimone, lo troviamo il 2 febbraio 1802 quale " membro  magnifico " nel pubblico parlamento per la causa che il  Comune di Gioia intenta contro Pasquale Soria per il possesso del demanio di Marzagaglia.

Dopo aver percorso un piccolo tratto dell'omonimo vicolo troviamo l'arco ogivale  della lunghezza di circa mt.10, che  è ribassato, in quanto, come è ben visibile dall'interno della corte, è impostato ad una altezza non molta sopraelevata e perciò poco distante del piano stradale. All'interno della corte sono visibili due archetti sovrapposti, che svolgono la funzione di contrafforti tra due abitazioni adiacenti e separate da uno stretto vicolo.

La corte in tempi più recenti si è arricchita di nuove abitazioni.

ARCO NARDULLI

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Un elegante arco con bugnato a raggiera, risalente probabilmente al XV secolo, la cui denominazione verosimilmente deriva dall'omonima famiglia vissuta in quel secolo in quel luogo, e sormontato dalla copia della tavola settecentesca ora custodita in municipio, immette in una corte medievale, un tempo sede del Connestabile, il comandante delle milizie in età sveva.

Sembra che fu fatta costruire proprio dal Connestabile di Gioia ( il rappresentante imperiale e cioè il Capitano delle forze armate del paese di Gioia durante il dominio degli Svevi ). All'interno della" corte ", dopo aver varcato l'ingresso, infatti, dal lato sinistro vi era l'abitazione del Connestabile, alla quale si accedeva attraverso un'elegante scalinata ed un portone con arco ogivale. Un'elegante bifora, ora murata, segnala che un tempo quella casa è stata la residenza del funzionario imperiale.

Quest'arco, per la sua struttura in bugnato a raggiera, più degli altri somiglia ad una porta d'ingresso del Castello e dà l'idea di una costruzione a scopo di difesa degli ambienti presenti al suo  interno. Nella parte superiore di detto arco, infatti, c'era una torre di vedetta, con l'edificio sede del comando,  che guardava verso est in direzione del castello. Affiancato all'arco, nella parte interna  è presente un altro arco  a muro, ma pronunciato, in tufo carparo, sorretto da un lato da un vistoso gattone.

Dopo aver superato la corte e lasciato alle spalle l'arco di ingresso  ci si imbatte in un altro arco che sfocia su via  Gelso.  Esso  è composto di tre serie di archi paralleli, che creano una specie di corridoio-portico, sul quale si possono notare le travi che sostengono due stanze di una abitazione superiore; tale costruzione era sicuramente di proprietà di una nobile famiglia, come fa fede la presenza di una indecifrabile figura araldica posta all'ingresso dell'abitazione. Sotto l'rco è presente un edicola sacra con l'immagine della Madonna Addolorata.

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Sotto l'arco principale  in una nicchia c'è  una icona su legno raffigurante nelle parte centrale la Madonna, incoronata da due putti  angelici, che regge  sulle sue ginocchia  Gesù Bambino. Ai lati della Madonna sono raffigurati quattro Santi inginocchiati: due protettori di Gioia e due protettori della umile gente, disposti in modo alternato. Guardando l'icona, sul lato sinistro troviamo l'immagine di San Giuseppe, protettore dei poveri e degli oppressi, dietro il quale  è visibile quella di San Filippo Neri, patrono di Gioia. Sul lato destro sono raffigurati San Francesco di Paola, protettore dei naviganti e della gente di mare, molto venerato in Italia meridionale e a Gioia, come testimoniano alcune tele presenti in alcune chiese gioiesi ( Chiesa Madre ) e Santa Sofia, prima protettrice di Gioia. Sull'arco qualche anno fa è stata apposta una copia del dipinto, mentre l'originale è stato restaurato e si può ammirare all'interno della sala consiliare del Comune.

A causa dell'incuria degli uomini e per l'azione demolitrice del tempo, il 28 agosto 1870 una deliberazione comunale, sindaco Pompeo Lippolis,  decide l'abbattimento dell'arco Nardulli perché, pericolante, rischiava di crollare e di minacciare i passanti.

Durante i lavori di demolizione di una pericolante casa medievale, presente nella corte dell'arco, fu rinvenuta una moneta bronzea del X secolo, risalente all'imperatore bizantino Giovanni Zimisce, che reca su un verso la testa di Gesù e sull'altro la scritta, in caratteri greci, Gesù Cristo Re dei Re. Questo ritrovamento costituisce un'ulteriore conferma dell'origine bizantina di quel borgo e del primo nucleo abitativo gioiese.

ARCO MASTROCINTO 

MastrocintoProbabilmente prende tale nome dall'omonima antica famiglia gioiese, vissuta nel secolo XVII, ora estinta, la quale doveva avere la propria abitazione nella corte dell'arco. Infatti all'interno della corte  sono presenti i resti di una costruzione signorile del seicento, che probabilmente dovrebbe essere il rifacimento di una preesistente costruzione, di cui non si conoscono né i primi proprietari e neppure gli abitanti.

E' un arco in pietra, a sesto acuto, che presenta i bordi lavorati  con forma a punta di diamante. Ha la funzione di chiusura della corte interna, che presenta quattro scalinate per accedere ad altrettanti abitazioni.

ARCO COSTANTINOPOLI   

Verso il secolo XVII, sotto quest'arco gli abitanti della zona avevano fatto dipingere in una  nicchia l'icona della Madonna di Costantinopoli, che veneravano con particolare devozione. Per questa particolare circostanza l'arco prende il nome della Madonna di Costantinopoli. La suddetta immagine, rovinata dal tempo è stata dipinta su tavola nell'anno 2005, sul disegno originale, da parte del  pittore Sergio Gatti e, dopo essere stata da  lui donata a nome dell'Associazione Artistica e Culturale Artensione,  è stata riposta nella nicchia che conteneva il primitivo affresco. 

L'arco dalla parte esterna  è caratterizzato da una botte ribassata che parte da circa mt.1,70 dal livello stradale, mentre  la parte interna e poggiata su un basamento in pietra posto a circa cm.50 dal suolo; da questo parte l'arco terminale, a sesto leggermente acuto, in pietra per circa un metro e in tufo per la restante parte.

CostantinopoliSul lato destro, in prossimità dell'arco interno è visibile la parte superiore di un pregiato portale a sesto acuto, attualmente murato. Sempre sullo stesso lato sono visibili quattro blocchi in pietra con un foro centrale, incastonati nella parete, utilizzati un tempo per " fermare " le briglie dei cavalli.

Al centro della corte esiste ancora un pozzo del secolo XVI. Il nome, che  ricorda l'omonima Madonna e quindi l'influsso religioso bizantino, costituisce la conferma delle origini del nostro Comune e del periodo della dominazione bizantina a Gioia. Nella corte si può ammirare una balconata seicentesca, con colonne lavorate, sostenuta da vistosi gattoni,  la cui mole fa pensare all'abitazione di una nobile famiglia che originariamente doveva abitare quel sito.

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22 febbraio 2010

  • Scuola di Politica

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