Giuseppe Romano ( detto Pinuccio )

Pino, o meglio Pinuccio, come veniva chiamato dai suoi amici, nasce a Gioia il 7-4-1946. Sua madre era casalinga e suo padre svolgeva la funzione di bidello nella Scuola elementare Mazzini di Gioia. Dopo aver  frequentato la scuola dell’obbligo si iscrive al Liceo Classico di Gioia dove consegue la maturità classica.   Perfeziona i suoi studi […]

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Pino RomanoPino, o meglio Pinuccio, come veniva chiamato dai suoi amici, nasce a Gioia il 7-4-1946. Sua madre era casalinga e suo padre svolgeva la funzione di bidello nella Scuola elementare Mazzini di Gioia. Dopo aver  frequentato la scuola dell’obbligo si iscrive al Liceo Classico di Gioia dove consegue la maturità classica.   Perfeziona i suoi studi conseguendo la laurea in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Bari il 3 dicembre 1971.

A partire dal 1972  svolge  con professionalità e amore il suo ruolo di docente di lingua francese in diverse Scuole della  Basilicata, da San Giorgio Lucano a Montescaglioso, Rotondella, Ferrandina, Policoro e Matera.

Nel 1974  sposa Rosa Angela Mastrangelo; da questa unione nascono i due figli, Gianfranco e Dario, rispettivamente nel 1976 e nel 1983.

Negli anni ‘80 ottiene il trasferimento in provincia di Bari e insegna prima nel Liceo Scientifico di Gioia per completare la sua carriera scolastica nell’Istituto Tecnico Commerciale di Acquaviva delle Fonti.

Amava ricordare con molto piacere i suoi primi anni di insegnamento in Basilicata, località che raggiungeva da solo o con amici/colleghi a  bordo della sua mitica FIAT 500, raccontando spesso aneddoti relativi alla sua esperienza di novello  professore alle prese con l’amabile adolescenza “ rurale “ Lucana.

La sua attività, sin dai trascorsi liceali,  spazia dal teatro all’editoria, allo sport, alla musica, al volontariato, alla politica.

Un importante ruolo nella sua formazione ha svolto l’associazionismo, che lo ha visto impegnato attivamente su svariati fronti: dall’ACR ( Azione Cattolica Ragazzi ) al C.T.G. ( Centro Turistico Giovanile ), al C.S.I. ( Centro Sportivo Italiano ) al Club degli Universitari.

Pino CalciatorePinuccio ha amato lo sport, in particolare il calcio (da giovane è stato calciatore dilettante), ma ha praticato anche pattinaggio, volley, tennis tavolo e tennis ( nella foto è in piedi  il terzo da sinistra ).

Ha svolto  anche il ruolo di istruttore di pattinaggio a rotelle presso il Centro Sportivo Padre Semeria di Gioia, collaborando con don Bartolo nel recupero dei ragazzi meno fortunati, attraverso la pratica dello sport  e la frequentazione del Centro Sportivo.

Credeva nella funzione sociale e di aggregazione dello sport; per lui il piacere di stare con gli amici veniva prima dell’aspetto agonistico e della competizione e questo suo sentire infondeva negli allievi che cercava di avviare ad una pratica sportiva.

Oltre alla attività professionale e sportiva  ha mostrato attenzione ed interesse per gli aspetti socio/politici di Gioia.  Già dal 1970 ha iniziato ad essere un attivista politico, tanto da contribuire alla fondazione della sede locale del Partito Repubblicano Italiano, di cui ha rivestito il ruolo di segretario politico con tanto zelo da ricevere l’apprezzamento dell’allora Segretario Nazionale del P.R.I., on. Giovanni Spadolini.  

Negli anni ’80, su richiesta del locale Gruppo delle Vincenziane ha contribuito nell’organizzare  diverse edizioni del Veglioncino dei Bambini durante il periodo carnevalesco.

E’ da segnalare anche  la sua esperienza nel festival canoro “ Cantano pure loro “ quella con la Pro Loco, associazione che lo vede membro attivo e propositivo negli anni passati, dapprima come consigliere e poi come segretario.  Ha contribuito alla nascita del gruppo folcloristico dei “Lariulà” che avrebbe voluto saldamente legato al territorio e a cui ha fornito testi, ricerche e consulenza sin dal primo esordio sul sagrato della Chiesa Madre.

L’amore per la sua e la nostra Gioia lo ha portato ad interessarsi di storia e tradizioni popolari gioiesi sin dal periodo universitario,  passione che è culminata con la pubblicazione nel 2007 del volume I paròle de tatarànne, un repertorio del dialetto di Gioia del Colle con 2800 vocaboli, 800 modi di dire, 22 giochi di strada, diversi canti popolari vocaboli, giochi e canti.

Parole di tataranne  La sua voce rimane presente in mezzo a noi nel DVD, allegato al suddetto libro, sul quale scorrono foto d’epoca e canti del passato.

Il testo trova la luce dopo alcuni anni di gestazione, come lo stesso autore ci ricorda nella nota introduttiva al suo libro:

Monopoli. 

Estate duemilauno.

Seduto su uno scoglio.

Nella lunga attesa del rientro.

Non amo molto il mare, in estate.

Sotto l'ombrellone, cerco di non far sopire il mio cervello.

Comincio a viaggiare con la mente indietro nel tempo.

Nel ricordo si materializzano scene familiari e la vita brulicante dei vicoli negli anni '50.

Tutto in bianco e nero.

Riaffiorano echi di sonorità verbali.

Una dopo l'altra prendono forma.

Diventano parole.

Rigorosamente in dialetto.

Talvolta accompagnate da melodia

Molte non le sento più da tempo.

Sono la colonna sonora del primo quarto della mia vita.

Faccio fatica a ricostruirle nella forma e nel significato.

Comincio a giocare con i ricordi.

Mi lascio prendere dal gioco, sempre più intrigante.

Prendo una penna, un taccuino. Comincio a fissare le espressioni più colorite.

Durante il viaggio di ritorno a casa, un pensiero quasi non mi abbandona.

Molte parole dialettali sono cadute nell'oblio.

I giovani, ma anche i meno giovani, stentano a capire  il dialetto "stretto".

Ancor meno riescono a usarlo in maniera accettabile.

Al massimo "dialettizzano" i fonemi delle parole italiane.

Mi convinco che bisogna fare qualcosa, prima che il patrimonio linguistico dialettale venga definitivamente "imbastardito dalla cultura", magari anglo-televisiva.

Decido di cominciare ad annotare sistematicamente le parole  che di tanto in tanto ascolto o recupero alla memoria.

Quelle più desuete, in modo particolare.

L' intento è di dar vita a un piccolo glossario.

Scivolano mesi; uno dopo l'altro.

Monopoli. Estate 2006. In riva al mare. Nella sempre lunga attesa del rientro.

Sotto l'ombrellone … mi sorprendo a pensare che una lingua è un magma fluido e sinuoso che fuoriesce ininterrottamente dal vulcano sempre attivo della nostra mente.

E' una grande opera di creatività collettiva destinata a rimanere eternamente "incompiuta".

Non posso pensare di imprigionarla su pochi fogli o su un qualunque  moderno supporto.

Decido che è tempo di dare forma definitiva a quanto annotato finora.

Prende corpo a poco a poco un repertorio  che, pur ricco, mi dà sempre la sensazione di incompletezza.

In fine è solo l'inizio di un viaggio.

Un lungo, affascinante, interminabile viaggio.

Per alcuni anni è stato docente dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero di Gioia del Colle, nella quale ha svolto corsi di tradizioni popolari gioiesi: I canti popolari, quadri di vita popolare. Mentre  si accingeva a programmare l’attività per  l’anno accademico 2014-15, L’almanacco popolare, il male che lo aveva colpito lo costringeva a desistere dal continuare a dare la sua generosa partecipazione all’Università.

Pur in presenza di problemi seri di salute si era dimostrato disponibile ad essere presente a qualche incontro con i corsisti dell’UTE.

Impeccabile la sua presentazione  in una serata in beneficenza  per l’UTE di Gioia nel Teatro di Santa Lucia  nel 2013 e indimenticabile la sua esibizione in frac in Tanzcafè Mauthausen al Teatro  Rossini in occasione  della celebrazione della Giornata della Memoria nel 2014.

Rivolta 1799Da ricordare anche la sua partecipazione alla realizzazione del cortometraggio 1799 La Rivolta, realizzato dall’Associazione Rosa di Jericho di Mola di Bari nel 2014, riguardante gli avvenimenti del febbraio del 1799 a Gioia e nella Provincia di Bari; alcune scene sono state girate a Gioia nei pressi del Castello Normanno-Svevo, luogo che fu teatro di quei luttuosi avvenimenti ( nella foto a destra Pinuccio  durante le riprese del cortometraggio davanti al Castello di Gioia ).

Il 16 agosto 2015, mentre si prepara per assistere alla processione di San Rocco, viene colpito da un ictus e portato in ospedale. Nella mattinata del  22 agosto  il suo cuore si ferma lasciando  nello sconforto i suoi cari tra cui l’amatissima Rosa, il piccolo nipote Simone e i suoi figli Gianfranco e Dario. I suoi amici e i suoi corsisti lo piangono, increduli alla notizia della sua improvvisa dipartita.

Soltanto il giorno precedente, 15 agosto,  è stato  all’hotel Svevo, dove, a fine concerto, chiacchierava amabilmente con i suoi amici dissertando su un termine u’ revetàle, il cespuglio di rovo che con le sue spine si attacca agli abiti di chi attraversa i sentieri nel bosco, frenandone il cammino, parola usata per indicare chi si intrattiene in conversazioni.                                         

Nel ricordare la figura di Pino, in occasione dell’inaugurazione dell’A.A. 2015-2016 dell’U.T.E. dicevo: C’è una sedia stasera, qui, in mezzo a noi. E’ quella dell’amico Pinuccio Romano, volato via da questa terra a la secherdun o a la secredun,con un detto che lui stesso riporta nel suo libro “ I paròle de tatarànne". 

Quando una persona non è più tra noi, diventiamo buonisti e ci sono solo pensieri buoni nei suoi confronti. Non è il caso di Pinuccio. Mi sembra doveroso, e credo di interpretare il pensiero di tutto il Direttivo e di voi corsisti, ricordare un amico, un uomo, un docente e un valido collaboratore dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero di Gioia, che in questi anni con passione   e spirito di volontariato ci ha fatto riscoprire l’onore e l’orgoglio di essere gioiesi. Proprio in questo luogo, dove nel corso di secoli si sono consumati tanti momenti belli e positivi, e ultimamente anche momenti meno belli  per Gioia, mi piace ricordare Pinuccio come ancora presente in mezzo a noi, che, con il suo sorriso, la sua ironia e il suo impegno, teso a valorizzare le nostre tradizioni, la nostra storia, la nostra cultura, ci ricorda di amare il nostro paese, di superare i contrasti e ci spinge ad impegnarci per indicare alle future generazioni la strada da percorrere nell’impegno per lo sviluppo umano, morale e sociale della nostra comunità cittadina.

Abbiamo imparato da lui non solo a conoscere il nostro passato, le nostre tradizioni, ma abbiamo imparato ad apprezzare le sue qualità, quelle dell’uomo, dell’amico, del docente che con il suo fascino, con il suo carisma che gli derivavano da una forte voglia di conoscere, di approfondire e di tramandare il suo sapere agli altri, non solo a quelli, e sono tantissimi, che hanno frequentato i suoi affollatissimi corsi, ma anche a quanti sono venuti semplicemente a contatto con lui.

Oltre a salvare un patrimonio culturale che era destinato a perdersi ci ha insegnato a vivere la vita da combattenti, sì perché la vita è una continua battaglia, sia contro le avversità, sia per raggiungere gli obiettivi prefissati. E tu, Pinuccio, hai vissuto da vero combattente, hai combattuto fino alla fine con la certezza che saresti risultato vincitore, hai combattuto con quella forza e semplicità che solo gli uomini colti e giusti possiedono. Ed hai vinto perché oggi siamo qui a ricordarti, hai vinto la buona battaglia, perché hai contribuito a salvare un patrimonio culturale che è di tutti noi e hai ricevuto sicuramente il giusto premio che spetta per le tue fatiche terrene.

Ti ringraziamo per quanto hai fatto per i giovani nella scuola, per lo sport, per Gioia, per l’Università della Terza Età, per il tuo generoso impegno e vogliamo ricordarti non con la tristezza nel cuore, ma con quel sorriso che dispensavi generosamente a chi ti era vicino.

Grazie, Pinuccio, per esserci stato, per la tua professionalità, per averci onorato del tuo contributo di conoscenze e di saperi.

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22 maggio 2016

  • Scuola di Politica

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