Fortunato Matarrese

Fortunato Matarrese nasce a Gioia del Colle il 26 febbraio del 1902 da una famiglia di commercianti. I suoi avi paterni, artigiani che esercitavano l'arte della tintoria, si distinsero come tenaci antiborbonici e sostenitori dell'indipendenza e dell'Unità d'Italia. Dopo aver completato gli studi elementari e secondari nel suo paese, frequenta il Liceo Classico di Altamura. […]

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Fortunato MatarreseFortunato Matarrese nasce a Gioia del Colle il 26 febbraio del 1902 da una famiglia di commercianti. I suoi avi paterni, artigiani che esercitavano l'arte della tintoria, si distinsero come tenaci antiborbonici e sostenitori dell'indipendenza e dell'Unità d'Italia.

Dopo aver completato gli studi elementari e secondari nel suo paese, frequenta il Liceo Classico di Altamura.
Manifesta subito una varietà di interessi: compone versi, impara a suonare il pianoforte, tiene una conferenza nel Cinema Vittoria, nella quale commemora San Francesco nel VII centenario della morte, fonda e dirige una filodrammatica.

Volendo proseguire gli studi, in mancanza di un Ateneo in Puglia,  si iscrive alla facoltà di Lettere nella Università di Firenze, dove  segue i diversi corsi  sotto la guida  di insigni Maestri del tempo, come Guido Mazzoni, allievo prediletto del Carducci; Ernesto Giacomo Parodi; Giorgio Pasquali, il più valido grecista di quei tempi; Michele Barbi, principe dei dantisti; Pio Raina  e di altri importanti studiosi, seguaci del metodo storico- filologico.

Tale impostazione metodologica non gli impedisce di avvertire l'influsso dell'estetica idealista, ai cui principi e criteri metodologici informerà prevalentemente il suo insegnamento e la sua attività di studioso e di critico letterario.

Si laurea nell'estate del 1925 con una tesi su " Roberto Caracciolo da Lecce ", il più grande predicatore sacro del Quattrocento dopo San Bernardino da Siena.

Torna a Gioia, dove inizia subito la sua carriera di docente liceale, alla cui attività  dedica le migliori risorse del suo ingegno e della sua cultura.

Ha iniziato la sua attività di critico e di scrittore nel 1930, dopo un periodo di forzata inattività dovuta alla 1° Alunni e F. Matarreseguerra mondiale. In quell'anno, infatti, con un gruppo di amici letterati fonda a Gioia una rivista mensile di cultura, intitolata Strapaese, che annovera tra i suoi collaboratori esponenti della cultura gioiese  e regionale e si segnala per l'atteggiamento anticonformista dei suoi redattori,  per l'indipendenza della cultura contro ogni forma di pressione politica e ideologica e per l'indipendenza dell'arte, e dove fa le sue prime prove come scrittore e saggista. 

In quella rivista, in cui cura la rubrica critica e letteraria, pubblica qualche componimento poetico, articoli letterari riguardanti scrittori dell'Ottocento e del Novecento, saggi su Giuseppe Del Re, G. Carducci, G. Gozzano, nonché recensioni a romanzi e libri di maggior successo, come " Gli indifferenti " di Alberto Moravia.

Tra il 1931 e il 1937 collabora alla stesura della terza pagina de " La Gazzetta del Mezzogiorno ", con articoli di vario taglio e di diversa indole.  Tra questi sono da segnalare quelli su Montesquieu e su Ortega y Gasset.

Nel 1938 comincia a rivolgere la sua attenzione alle letterature moderne straniere, specie a quella spagnola e, a conclusione di una serie di indagini condotte sui rapporti tra il Leopardi e la cultura iberica, dà alle stampe il suo primo libro: "  Leopardi e la Spagna ", Editore Macrì di Bari. Questo  primo lavoro è molto apprezzato sia  da critici italiani che stranieri. In Germania, difatti, ne viene illustrato il contenuto alla " Petrarca Hans " di Colonia.

Pergamena a F. MatarreseCon l'inizio della 2° guerra mondiale, rallenta la sua attività di studioso, anche perché impegnato nella vita politica cittadina. La riprende con rinnovato impegno nel 1950, quando viene chiamato, per la seconda volta, a collaborare alla terza pagina de " La Gazzetta del Mezzogiorno " e ne diventa il critico-letterario ufficiale. Per circa dieci anni è  uno dei più attivi collaboratori di quel quotidiano, sul quale  pubblica un centinaio di elzeviri sugli argomenti più vari di letteratura italiana e straniera, dal " Gattopardo " dil Tomasi da Lampedusa alla " Ipnerotomachia  Poliphili " di Francesco Colonna, dalla " Figlia di Jorio " del D'Annunzio a Cecco Angiolieri, da Guido Gozzano al Poliziano, dal Foscolo al Pulci, dal Padula, al Boccaccio, dal Carducci al " Lazzarillo de Tormes ", dal " Faust " di Goethe a Ilaire  Belloc  e a  Edgard  Poe.

Tali articoli  sono stati  raccolti nel volume "Momenti e figure della letteratura italiana e straniera ".

Durante il periodo fascista ha ricoperto il ruolo di Segretario Politico della locale sezione del Partito Nazionale Fascista. In tali momenti  in qualche articolo ha espresso il suo punto di vista nel dibattito scatenatasi sul tema delle differenze tra le " razze,  posizione  forse troppo in linea con la mentalità dominante del tempo.

Molte sono le opere e figure di scrittori, tra i più significativi della civiltà letteraria italiana ed europea, che egli ha fatto oggetto di riflessione critica e su cui ha espresso giudizi assai penetranti e personali. Da segnalare gli articoli che riguardano il " Giornalismo nel ‘700 " del 1952, il " Dittamondo " di Fazio degli Uberti, del 1953, la recensione al saggio del Paparelli " Carducci e il Novecento ",il " Ritorno del Ruzzante ", " Lirica barocca " del 1954, " Il Sermone della Mitologia " e " Attualità di Cattaneo " del 1955, " Boccaccio medievale " del 1957, " Odi Barbaree ", " Lettere di Annibal Caro "  e " Dialogo galileiano del 1959, " Canto di Maometto ", " Profilo del Muratori " del 1960. Altri suoi studi riguardano " Realismo figurativo nella poesia di Dante ", " Croce e il Medioevo ", " La polemica romantica ", " Il romanzo picaresco ",  " Poesia e prosa in Carducci ",   " Alle fonti del Clitumno ", " Carducci traduttore ".

Questa intensa attività giornalistica, però,  non lo distoglie dal campo a lui più congeniale  per interesse e passione, cioè dagli studi su Dante. Il frutto di questo intenso studio della Divina Commedia, condotto con entusiasmo e impegno, è racchiuso nel volume intitolato: " Interpretazioni dantesche " che ha incontrato il consenso di molti dantisti. Uno di quei saggi, quello dedicato alla figura di Capaneo, è stato considerato dalla critica come un valido contributo per la comprensione dell'opera di Dante ed è stato pubblicato, a cura di Tommaso di Salvo, nell' "Antologia della critica dantesca ", edito dalla Casa Editrice La Nuova Italia, nel 1957, in ricorrenza del settimo anniversario della nascita del sommo poeta, e figura accanto ai saggi dei più quotati dantisti di ogni tempo.

Dal 1952 al 1967 collabora a varie riviste letterarie e culturali e nel 1967 dà alla luce due lavori: " Il mondo della prassi in Goethe e Manzoni " e " Dante in Guido Gozzano ", ambedue editi dal Centro Librario di Bari, Santo Spirito.

In quest'ultimo ampio studio, presentato dal critico Antonio di Pietro, viene ripresa e sviluppata una tesi sul dantismo che l'autore aveva già avanzata, in forma rapida e sintetica, in uno dei suoi più fini ed eleganti elzeviri pubblicati su " La Gazzetta del Mezzogiorno ".

Entrambi i libri hanno riscosso favorevoli apprezzamenti da parte di critici e studiosi.

Nel 1965, nel secondo anniversario della sua scomparsa, tiene la commemorazione ufficiale del prof. Armando Celiberti, docente di latino e greco nel Liceo di Gioia, " un maestro caduto sulla breccia".

Dal 1968 collabora alla rivista  " Rassegna Pugliese ", diretta dal grande islamista  ed umanista Francesco Gabrieli, ed in essa pubblica alcuni dei suoi saggi più impegnativi. La sua costante collaborazione alla Rivista è segno, oltre che della stima verso il suo direttore, del riconoscimento della importante funzione che essa svolge nel quadro del movimento culturale della Puglia, inserito nel più vasto contesto della cultura nazionale ed europea.

Nel 1968 partecipa alla seconda edizione del Concorso Nazionale per la Saggistica, intitolato a Nicola Scarano, indetto dal Centro Letterario del Molise di Roma, e riesce vincitore con una monografia sul Manzoni, intitolata: " Religione e società nel Manzoni ", una delle opere più impegnative dello studioso gioiese.

Uno dei capitoli del libro si può leggere, insieme con uno studio sul Goethe, nel testo edito nel 1970 dal Centro Librario, col titolo "Il mondo della prassi in Goethe e Manzoni ", già venuto alla luce nel 1967.  Il volumetto, presentato dallo scrittore Francesco Gabrieli, non solo è stato accolto con pieno consenso dagli studiosi dei due grandi poeti, ma ha riscosso il plauso di specialisti di letteratura tedesca come Liliana Scalero, curata e apprezzata traduttrice di Goethe e di Schiller, che ne ha parlato con grande entusiasmo sulla " Voce Repubblicana ", e il compianto docente di filologia germanica nella Università di Milano, Mario Scovazzi, che lo ha recensito in modo positivo sulla rivista " Paideia ".

Uno dei lavori più impegnativi  del Matarrese è costituito da una serie di studi galileiani, editi nel 1969 dal Centro Librario col titolo " Galileo tra Rinascimento e Illuminismo ". La pubblicazione di questo libro si è giovata  della presentazione fatta dal Preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Bari,    Mario Sansone, il quale afferma che " è uno degli studi che si iscrivono  indubbiamente tra i numeri più rilevanti della bibliografia critica galileiana, particolarmente per quanto si riferisce a Galileo scrittore ".

Quest'opera ha trovato largo favore presso gli specialisti galileiani. In questo volume Matarrese mette in risalto l'anticonformismo di Galileo e la contestazione che lui esercita verso le strutture accademiche e sociali dei suoi tempi.
Sempre nel 1969 pubblica " Il popolo come mito e realtà in Goethe ".

Nel 1970 egli ritorna alla esplorazione del mondo dantesco. Frutto delle nuove indagini condotte con una metodologia meno legata ai canoni del crocianesimo ed in linea con i più avanzati orientamenti critici e storiografici, è l'ampia lettura del canto XVII dell'Inferno, giudicata da uno dei più autorevoli maestri della critica dantesca, Antonio Pagliaro, " assai pregevole per informazione, equilibrio e saggezza di giudizio ".

Il saggio, che va sotto il titolo di " Gerione ", ha visto la luce, insieme ad uno studio sul patriota e letterato gioiese Giuseppe Del Re, nell'" Annuario 1954-1969 " del Liceo classico e scientifico di Gioia del Colle, e successivamente è uscito in volumetto stampato dal  Centro Librario con una breve avvertenza di Agostino Cajati, Direttore della " Rassegna Pugliese ".

In questa rivista e in " Calabria/Cultura ", oltre a numerosi articoli, pubblica recensioni, schede varie e saggi critici, tra il 1972 e il 1978, tra cui :   " L'ironia formale in Guido Gozzano", " Il popolo come mito e realtà nel pensiero di Goethe ", nonché un incisivo profilo di Ricciotto Canudo, il grande gioiese fondatore della estetica cinematografica e fautore della unità culturale europea, dal titolo " Ricciotto Canudo pioniere della civiltà delle immagini e dell'unità culturale europea".

Nel 1972  pubblica un lavoro su " Rileggendo la Jeune Tarantine  di Andrea Chénier " , " Benedetto Croce e la famiglia Ferrarelli ", " Il popolo come mito e realtà nel Goethe ".

Nel 1975 pubblica una vasta monografia sul tema  relativa al rapporto Goethe-De Sanctis, opera recensita favorevolmente da studiosi del calibro di Michele Tondo, Francesco Gabrieli e Vincenzo Terenzio.

Nel 1976 pubblica un saggio monografico sul pittore paesista gioiese Francesco Romano, frutto di una conferenza tenuta a Gioia del Colle  in quello stesso anno, che testimonia l'ampio orizzonte culturale in cui spaziano i suoi interessi e la sua ricerca, non limitati alla sola letteratura.

Nel 1977  per le Edizioni Moderne Mariano, Gioia del Colle, viene stampato il  suo lavoro " Omaggio a Ricciotto Canudo nel centenario della nascita 1877-1977 ".

Nel 1978 i suoi interessi si concentrano sulla cultura di Pascoli e sui suoi rapporti con la letteratura inglese e americana.

Nel 1979 si interessa ancora a Goethe con una serie di studi che affiancano il lavoro di altri studiosi italiani.

Nel 1981 pubblica il primo volume del testo " Giuseppe Del Re ", Editore Liantonio, Palo del Colle e nel 1983 viene dato alle stampe il secondo volume.

Nel 1983 viene pubblicato il saggio " Croce e Padula ", che nel 1986 ottiene una segnalazione speciale e una medaglia commemorativa da parte della commissione giudicatrice del Premio internazionale letterario culturale dello Stretto, a Reggio Calabria.

Nel 1986  viene pubblicato un " Ricordo di don Vincenzo Angelillo ", una recensione sulla critica dantesca dell'Angelillo,      come segno di affetto, di gratitudine  e di rispetto nei confronti di        chi " guidò i suoi primi passi, e che per primo gli fece sentire veramente l'incanto della bellezza artistica, inculcandogli l'amore per la poesia e per la bella letteratura ".

Nel 1987  il professore Vito Antonio Lozito  pubblica un libro dal titolo " Fortunato Matarrese critico e storico letterario " in cui ripercorre le varie tappe della sua vita di studioso, sottolineando il suo ruolo di uomo di grande cultura e definendolo " un lavoratore instancabile ".

Egli, infatti, fino agli ultimi giorni della sua vita terrena non ha smesso di  attendere quotidianamente alle sue ricerche e ai suoi studi.

Alla fine degli anni '80, un periodico di Milano, " Le Grandi firme ", in cui vengono pubblicati stelloncini biografici sugli scrittori più noti, pubblica il suo profilo di   giornalista e di scrittore.

Ha collaborato alla " Rivista di Studi Crociani ", per la quale ha prodotto diversi articoli e saggi e uno studi su " Croce e Campanella ".

Le ultime sue fatiche hanno riguardato " Momenti e figure della letteratura italiana e straniera ", i volumi "Goethe progressivo"," Croce e la Calabria ", un trittico su " Monti e la letteratura tedesca ", il saggio su " La cultura di Giovanni Pascoli ".

Come uomo di scuola ha insegnato nelle Scuole Medie Superiori dal 1925 al 1953. Nel 1954 è nominato Preside del Liceo-Ginnasio " Publio Virgilio Marone ", incarico che mantiene fino al 1972.

Muore a Gioia del Colle il 24 febbraio 1991, lasciando un vuoto non solo nella sua famiglia, ma anche tra quanti, studiosi e studenti, lo conobbero e apprezzarono le sue qualità intellettuali e umane.

Come si può notare dalla sua vasta produzione, oltre ad interessarsi a scrittori e poeti di più ampio respiro, cioè a livello nazionale o internazionale, Matarrese ha operato delle scelte che a prima vista possono apparire campanilistiche o locali, ma che se pur dettate dal suo tenace attaccamento alla sua terra, mirano a dare il giusto risalto a protagonisti della storia locale, i quali a giusta ragione si  inseriscono nel contesto più ampio della cultura meridionale, giungendo perfino a costituire delle avanguardie culturali ed artistiche  a livello europeo (vedi ad esempio l'opera di Ricciotto Canudo ).

Questa mia convinzione trova conferma nelle parole  che il curatore del volumetto "Croce e Padula " dedica al Matarrese: " Fortunato Matarrese è una delle figure più rappresentative non della sola cultura pugliese ( cui ha dato, proprio di recente, una ragguardevole opera storiografica di contenuto risorgimentale, dal titolo Giuseppe Del Re),  ma anche della cultura meridionale e nazionale europea ".

Le benemerenze di questo infaticabile studioso, che considera la cultura come missione morale e civile dell'uomo, non si esaurisce  nella molteplice e intensa attività pubblicistica; il meglio delle sue energie intellettuali e del suo amore per la cultura   egli lo ha dedicato alla scuola, cioè all'insegnamento e alla formazione dei giovani, dapprima come docente di Italiano e Latino, e successivamente in qualità di Preside del nostro Liceo Classico.

Ho avuto l'onore di averlo come Preside durante gli anni del Liceo  e posso testimoniare  la sua profonda cultura, la sua dedizione agli studi e la trasmissione ai giovani di quei valori che sono alla base della civiltà classica, di cui lui si era nutrito. Credo che per tutti coloro che sono usciti dal suo Istituto sia stato un modello di professionalità e di  impegno.  

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1 Comment To "Fortunato Matarrese"

#1 Comment By Isabella On venerdì, 8 maggio 2009 @ 14:20

Vorrei solo ringraziare il Sig. Giannini per questo ritratto biografico su Fortunato Matarrese.
Esprimo tutta la mia riconoscenza per aver ricordato una persona importante per molti, ma fondamentale per alcune persone, come per me.
Un grazie per aver reso omaggio ad un uomo cui sono stata legatissima nella mia vita e per merito del quale sono diventata come sono.

La nipote, Isabella Milano

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14 agosto 2008

  • Scuola di Politica

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