Donato Boscia

Donato Diego Maria Boscia nasce a Corato il 6 novembre 1957 da genitori gioiesi:  Angela Eramo e Vito Boscia, medico veterinario di Gioia del Colle. Donato nasce a Corato perché i nonni materni, il nonno notaio Diego Eramo e la moglie Angela Mastroviti, entrambi di origine gioiese, risiedevano a Corato per esigenze lavorative e, come […]

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Donato  BosciaDonato Diego Maria Boscia nasce a Corato il 6 novembre 1957 da genitori gioiesi:  Angela Eramo e Vito Boscia, medico veterinario di Gioia del Colle. Donato nasce a Corato perché i nonni materni, il nonno notaio Diego Eramo e la moglie Angela Mastroviti, entrambi di origine gioiese, risiedevano a Corato per esigenze lavorative e, come costume dell’epoca, poiché le nascite avvenivano in casa, sua madre aveva espresso il desiderio di vivere la nascita del primo figlio (Donato Boscia) a casa dei propri genitori, dove si sentiva più tranquilla, visto che il marito Vito Boscia, Medico Veterinario, per la sua professione  era costretto a stare fuori casa gran parte della giornata.

Alcuni giorni dopo il parto i genitori rientrano a Gioia e prendono dimora in un’abitazione in via Roma, dove risiedono per 14 anni. Si trasferiscono successivamente in quella che un tempo era chiamata via Principe Amedeo, oggi via Donato Boscia, residenza della famiglia Eramo-Boscia.

Donato frequenta a Gioia la Scuola elementare Mazzini, la Scuola media Losapio ed il Liceo scientifico R. Canudo.

Durante il periodo di frequenza a Gioia si dedica con passione ad attività sportive, tra cui il calcio, nel quale si distingue dapprima nel NAGC ( Nucleo Addestramento Giovani Calciatori ) e poi nell’ASG  GIOIA ( Associazione Sportiva Giovanile Gioia ). Negli anni del Liceo milita in serie D nella squadra del Monopoli.  Eccelle non solo nel calcio, ma  consegue medaglie anche in altri ambiti sportivi, tra i quali vanno ricordati tornei locali di tennis, tennis tavolo, salto in alto, staffette di atletica leggera, corsa campestre e partecipa ai Giochi della Gioventù.

Ha fatto parte del Gruppo Speleologico Gioiese e tra i fondatori della sezione gioiese del CAI ( Club Alpino Italiano ).

All’età di 18 anni si iscrive alla Facoltà di Ingegneria presso il Politecnico di Torino. Molti suoi amici e compaesani, che frequenteranno l’Università di Torino,  godranno della sua compagnia e della sua ospitalità. All’età di 24 anni, nel 1981 consegue con 110 e lode  la laurea in Ingegneria Civile, sezione Edile.

A 26  anni, dopo aver assolto agli obblighi della leva militare, viene assunto dalla Ferrocemento Costruzioni e Lavori Pubblici S.p.A. ( Genova, 1932 ), azienda specializzata nella realizzazione di gallerie, viadotti, opere idrauliche e caratterizzata da notevoli capacità costruttive, e inviato a collaborare con un ingegnere più anziano nella realizzazione di un’opera in un cantiere a Nusco ( AV ).

Al termine dei lavori è inviato nei pressi di Galatro Terme ( RC ) come responsabile unico del  completamento dei lavori di costruzione di una diga sul fiume Metrano.

Il suo diretto superiore, apprezzando le sue competenze e capacità professionali gli prospetta un importante incarico in un grosso cantiere ad Arezzo.

Nel 1984 aveva opera a Castagnara (VE) per la costruzione della diga più grande d’Europa. L’acquisizione da parte della Ferrocemento di una commessa a Palermo, per la costruzione di un invaso che avrebbe consentito di porre fine all’annosa penuria di acqua nel capoluogo siciliano ed erogare acqua sufficiente ai palermitani, progetto da portare a termine nel giro di 2 o al massimo tre anni, visti i precedenti brillanti risultati conseguiti da Donato, spingono la società ad affidare a lui  l’incarico tecnico di progettista e direttore dei lavori per la realizzazione  dell’invaso e di una galleria nel Monte Grifone, ad uso dell’acquedotto di Palermo.

Questo sacrificio che gli era richiesto sarebbe stato ripagato con un successivo incarico decennale come responsabile tecnico unico in un grosso cantiere a Gravina di Puglia, a due passi da casa sua.

Anche se a malincuore, ma con la prospettiva di un futuro avvicinamento alla famiglia e agli amici cui era molto legato, Donato accetta l’incarico offertogli in Sicilia.

Nell’assolvimento di tale delicato incarico, che evidentemente contrastava con gli interessi della malavita organizzata locale, il 2 marzo 1988 all’età di soli 31 anni, quando appena cominciava a intravedere i frutti dei sacrifici e soprattutto pregustava il ritorno a casa,  mentre rientrava dal lavoro, veniva freddato  dalla mafia, con cinque colpi di pistola, in via Oretta a Palermo.

Così il quotidiano la Repubblica del giorno 1-6-2001 titolava e scriveva:

L’ingegnere martire dei Mafiosi.

Aveva 31 anni. Aveva una carriera lunghissima davanti a sé. Era un ingegnere con un cuore grande così e con un’onestà limpida. Si chiamava Donato Boscia e fu freddato a Palermo la sera del 2 marzo 1988 da cinque colpi di pistola. Fu la mafia a decretare il brutale assassinio. Il maxiprocesso, fu celebrato e conclusosi a Palermo nel 1997 con 22 condanne di cui 14 all’ergastolo, dimostrò che era coinvolto nell’omicidio del giovane ingegnere di Gioia del Colle anche Salvatore Riina. Che Balduccio Di Maggio era implicato nei fatti. Che Donato Maria Boscia morì perché stava costruendo una sezione dell’acquedotto siciliano sul quale la mafia non era riuscita a mettere le mani. Domani, il prefetto di Bari, Tommaso Blonda, consegnerà ai genitori di Donato Maria, la medaglia d’oro al valor civile. Durante la conferenza stampa di ieri, il prefetto ha parlato con visibile commozione del giovane ingegnere. « È  un dolore immenso e allo stesso tempo un orgoglio infinito», ha detto Blonda. «Si era laureato a 23 anni al Politecnico di Torino in ingegneria – racconta l’anziano padre Vito – e da subito aveva cominciato a ricevere proposte di lavoro.

Dopo il servizio militare scelse di lavorare per la Ferrocementi di Roma e in poco tempo aveva già fatto tanta carriera. Gli assegnarono la direzione del cantiere per l' acquedotto a Palermo: doveva sfondare il Monte Grifone e aveva scommesso con gli operai che sarebbe riuscito a farlo entro il 14 aprile dell' 88. Poi, la disgrazia e gli operai continuarono a lavorare anche di notte e senza paga, ma riuscirono a traforare l' ultimo muro il 14 aprile. Scherzando diceva che sarebbe tornato da Palermo in una bara, ma noi non potevamo sospettare anche se dei segnali li avevamo avuto. Attentati ai mezzi meccanici, danni. Poi un giorno, Balduccio Di Maggio che si presenta da lui fingendo di essere un operaio in cerca di lavoro. Ma queste sono cose che abbiamo saputo solo dopo».

La sera del 2 marzo, Donato stava tornando a casa. Smontava dal servizio alle 17, s' intratteneva sempre un po' di più sul cantiere con gli operai. Gli orari della sua giornata erano sempre gli stessi e i killer lo sapevano. Bloccarono la sua auto ad un incrocio, lo freddarono con cinque colpi di pistola. «Mi do la colpa di quel suo modo di essere – dice il padre – Ai miei figli ho fatto sempre da fratello maggiore, qualche volta anche da fratello minore».

Si riporta la motivazione dell’onorificenza della medaglia d’oro concessa dal Ministero dell’Interno “Professionista impegnato nella costruzione di serbatoi idrici di fondamentale importanza per la comunità, non si piegava alle pressioni delle locali cosche delinquenziali nell’assegnazione di subappalti, subendo la loro violenta ritorsione. Raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco, cadeva vittima innocente della mafia, sacrificando la giovane vita ai più nobili ideali di rettitudine morale e non comune coraggio.”    

Il 2 Marzo 1998, in occasione del decennale della morte di Donato Boscia, in una manifestazione tenutasi al teatro Rossini di Gioia del Colle, il Sindaco di Gioia del Colle, in onore del sacrificio e con la riconoscenza della comunità gioiese, consegnava alla sua famiglia una targa commemorativa.        

A ricordo di Donato Boscia sono a lui dedicate un’associazione calcistica, la sede del Gruppo Speleologico Gioiese, la via di Gioia del Colle in cui ha sempre mantenuto la residenza, di fronte alla Chiesa Matrice, l’invaso che fornisce acqua a Palermo e per cui Donato Boscia ha perso la vita e, per interessamento  di  don Vito Cardetta, la campana della chiesa di San Domenico in Gioia del Colle.

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9 maggio 2016

  • Scuola di Politica

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