Don Giovanni Ingravallo

Il 20 febbraio 2012, in modo solenne, con la partecipazione dell'Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. Francesco Cacucci, del suo Ausiliario, Mons. Domenico Ciavarella, del Vescovo di Monopoli, S.E. Mons. Domenico Padovano e di numerosi presbiteri e il successivo 25 febbraio, in modo più ristretto alla comunità locale, la Parrocchia di Maria SS. Immacolata di Lourdes, […]

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Don Giovanni IngravalloIl 20 febbraio 2012, in modo solenne, con la partecipazione dell'Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. Francesco Cacucci, del suo Ausiliario, Mons. Domenico Ciavarella, del Vescovo di Monopoli, S.E. Mons. Domenico Padovano e di numerosi presbiteri e il successivo 25 febbraio, in modo più ristretto alla comunità locale, la Parrocchia di Maria SS. Immacolata di Lourdes, di Gioia del Colle, ha commemorato la figura e l'opera di don Giovanni, suo parroco per 44 anni.

Don Giovanni Ingravallo nasce a Mola di Bari il 24 maggio 1917 e lì termina il suo percorso terreno il 25 febbraio 2002.

Dopo aver completato i suoi studi in seminario, è ordinato sacerdote  il 20 luglio 1941 nella Chiesa Madre di Mola di Bari, dall'Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. Marcello Mimmi, futuro Cardinale di Napoli, il quale, rivestendo quel ruolo, gli  invierà il suo saluto e la sua benedizione in occasione della traslazione della salma di don Sante Milano dal Cimitero alla Chiesa dell'Immacolata.

Esercita il ministero sacerdotale  a Mola di Bari fino al 1942, quando viene trasferito, in qualità di Vice Parroco, alla Chiesa Madre di Casamassima.

Nel 1948 viene nominato Parroco di Cellammare, sede in cui resta fino a febbraio del 1952, quando il Vescovo lo nomina Parroco della Chiesa Immacolata di Lourdes di Gioia del Colle, a partire dal 10 febbraio, in sostituzione di don Sante, che era deceduto il 15 settembre 1951.

E' stato l'ideale prosecutore  dell'opera di don Sante.

Infatti don Giovanni,appena arrivato a Gioia, si mette subito all'opera, facendo proprie sia le parole proferite dall'Arcivescovo Mimmi nel giorno della consacrazione della Chiesa, sia la richiesta dei parrocchiani nel giorno del suo insediamento, cioè la volontà di traslare la salma di don Sante nella sua Chiesa.

Don Giovanni fa inoltre proprie le parole pronunciate da don Sante quel fatidico  23 aprile 1946, giorno della solenne consacrazione della Chiesa dell'Immacolata: Non lascio triste eredità di debiti ai miei successori, ma rivolgo loro in anticipo un miericordioso invito di essere memore dei miei sacrifici e generosi di spirituali benefici…. Raccomando ai benvolenti la continuità della cooperazione nel proseguire il compimento delle rimanenti opere di rifinitura, secondo l'indicazione e le norme progettate dal Sig. Ing. Giuseppe Colacicco.

Don Giovanni prende posseso il 10 febbraio 1952 e uno dei suoi primi impegni è quello di onorare la memoria di don Sante. A giugno del 1952 inoltra la laboriosa pratica per la traslazione della salma di don Sante.

Sempre nel 1952 incontra l'ing. Colacicco, poichè, sentendosi moralmente l'erede di don Sante, vuole ultimare i lavori della Chiesa e del campanile.

A giugno del 1953, ad un anno dalla prima richiesta, l'Alto Commissario per l'Igiene e la Salute Pubblica autorizza la tumulaziome privilegiata nella Chiesa dell'Immacolata della salma di don Sante. Il 10 ottobre 1953 la Sacra Congregazione del Concilio concede l'autorizzazione religiosa, in riconoscimento dei meriti del Venerato Parroco.

Nel frattempo don Giovanni, in continuità dell'opera avviata  dal suo predecessore, dà mandato allo scalpellino ( scultore ) Vincenzo Nardulli di costruire e scolpire il sarcofago in cui deporre la salma di don Sante. Quest'opera costituisce l'ultima fatica del Nardulli, che si spegnerà il 1 marzo 1953, esattamente otto mesi prima  del ritorno di don Sante nella sua Chiesa terrena.

In occasione della traslazione della salma di don Sante, tra le altre cose, don Giovanni afferma: Sento di affermare questo ( di condividere il rammarico di don Sante di non aver vista ultimata la sua opera ) davanti alla sua bara, io che in pieno ho ereditato il suo ideale. E voi cari fedeli di Gioia, continuate ad usare verso di me, indegno suo successore, la stessa benevolenza e generosità.

Nel 1954 don Giovanni dà inizio ai lavori di sopraelevazione del campanile, lavori affidati allo stesso costruttore della Chiesa, Paolo Brescia, e sotto la sorveglianza dello stesso tecnico, l' ing. Giuseppe Colacicco. I lavori terminano ad ottobre del 1955. Il campanile risulta alto mt. 41, costruito in carparo e pietra locale.

Il 1 novembre 1955, esattamente due anni dopo la traslazione  della salma di don Sante, vengono benedette e consacrate le tre campane, fatte costruire appositamente dalla fonderia Carmine Capezzuto di Napoli. Sempre nel segno della continuità don Giovanni sceglie come padrini e madrine delle tre campane: l'ing. Giuseppe Colacicco e consorte, la signorina Violetta Milano, sorella di don Sante, il geometra Erasmo Pastore e consorte, parrocchiani affettuosamente e intimamente legati alla Parrocchia e assidui frequentatori della stessa.

Le campane iniziano a funzionare l'8 dicembre 1955, festa del'Immacolata Concezione.

Il ritardo nel completamento dell'opera, come ebbe a dire don Giovanni, era dovuto al fatto che lui si era imposto la soluzione di un problema caro a don Sante: l'acquisto di 3.000 mq. di suolo necessari per le altre opere parrocchiali. 

Infatti don Giovanni non era restato inattivo; dopo aver completato questi grossi interventi strutturali pensa anche a mettere in atto quello che era un desiderio di don Sante: un Asilo parrocchiale per i poveri. Per questo scopo acquista 2.837mq. di suolo adiacente il muro di cinta della Chiesa.

Fa redigere un progetto per la costruzione di un Asilo e chiede la relativa licenza edilizia e, siccome non ha a disposizione la somma occorrente, inoltra domanda di contributo al Comune. In diverse occasioni l'Amministrazione comunale di Gioia viene incontro alle richieste di don Giovanni. Ne cito solo alcune. Il 23 settembre 1957 il Commissario Prefettizio, dott. Emanuele Loperfido, delibera un contributo alla Parrocchia dell'Immacolata di £. 50 mila per l'erigendo Asilo. Il 25 febbraio 1959 lo stesso  Commissario Prefettizio delibera un contributo a don Giovanni di £. 20 mila per la costruzione dell'Asilo parrocchiale, giustificandolo col fatto che l'Asilo è per i bambini poveri del Comune. Un ulteriore contributo di £. 100 mila viene deliberato dalla Giunta comunale il 28 ottobre 1960, come contributo per la costruzione dell'Asilo Infantile dell'Immacolata.

L'Asilo entra in attività il 6 gennaio 1959; nel frattempo a dicembre del 1958 arrivano a Gioia alcune suore dalla casa madre di Gorizia, le quali si  prenderanno cura della gestione dell'Asilo e dell'educazione dei bambini.

Don Giovanni prima e dopo il completamento di quest'ultima opera non si ferma; cerca di migliorare e dar seguito ad ampliare gli arredi della chiesa: portalampade, candelieri, leggii in ferro battuto, commissionati all'artigiano Castellaneta Pomes Cristoforo, i rosoni e le relative vetrate isoriate, le vetrate istoriate dell'abside, la copertura con mosaici della stessa abside, i leoni del portale d'ingresso, l'impianto di amplificazione, le statue marmoree dell'Immacolata di Lourdes e di santa Bernardetta, Radio Immacolata (1989).

Nella seconda metà degli anni '60 don Giovanni, su un suolo adiacente la Chiesa, fa costruire una struttura da adibire a canonica, aule di catechesi e ambienti ricreativi, un Cine-teatro Parrocchiale, che viene inaugurato il 1968.

Don Giovanni Ingravallo con Antonio ArcanoHa svolto il compito di insegnante di religione nel locale liceo di Gioia per diversi decenni. Numerosi sono stati i giovani di Gioia e dei dintorni, che lo hanno avuto come docente di religione e come educatore in senso più ampio ed oggi sono affermati professionisti in diversi campi; affettuosamente lo soprannominavano zucchr gnur, anche per il colore bruno della pelle e per l'attaccamento alla veste talare, anche in tempi più moderni.

DOn Giovanni IngravalloIl 29 ottobre 1988 nella sua Chiesa, alla presenza di autorità civili, scolastiche e religiose gli è stato attribuito e consegnato il Premio Letterario don Vincenzo Angelillo ( II edizione ) voluto e realizzato dal prof. Vito Antonio Lozito, che era satato convittore dello stesso Angelillo.

La motivazione del Premio è dettata non dall'attività letteraria di don Giovanni, come farebbe pensare il Premio stesso, ma sia dall'impegno profuso da don Giovanni nella formazione umana e religiosa dei giovani nei lunghi anni di permanenza a Scuola e in Parrocchia, sia per l'impegno sociale nell'essersi speso per la realizzazione dell'Asilo parrocchiale e nella costruzione del Cine-Teatro parrocchiale con annessi locali ricreativi. In questo impegno don Giovanni è stato in linea con l'opera di don Vincenzo Angelillo, il quale aveva fondato una scuola e l'annesso Convitto Manzoni, per i giovani studenti di famiglie povere.

Il 18 maggio 1996, all'età di 79 anni, don Giovanni è mandato " in pensione " e sembra possa mettere un freno alla sua continua laboriosità;  gli succede don Carlo Lattarulo.

Ad ottobre del 1999, a causa della richiesta di Anno Sabbatico da parte di don Leonardo Difino, parroco dal 1991   della Parrocchia S. Maria di Loreto di Mola di Bari, don Giovanni viene assegnato come Amministratore Parrocchiale in questa Chiesa.

Continua a guidare la Parrocchia per due anni, fino al 21 ottobre 2001, quando ufficialmente si insedia il nuovo Parroco, don Raffaele Arango, il quale era stato vice Parroco della Chiesa Madre e Parroco di San Vito a Gioia del Colle.

Don Giovanni termina il suo percorso terreno, per far ritorno alla Casa del Padre, quattro mesi più tardi, esattamente il 25 febbraio 2002.

Numerose sono state le vocazioni religiose e sacerdotali alimentate dall'azione pastorale di don Giovanni; mi piace ricordarne alcune: don Carlo Lattarulo, suo successore, don Nicola Ludovico, che fu Parroco nella stessa Chiesa Madre di Casamassima, don Dorino Angelillo, Padre Pio De Mattia, missionario in Africa, don Leonardo Cardetta, don Antonio Serio, che è stato suo Vice Parroco.

Per lui si addicono le parole di S. Paolo nella Seconda lettera a Timoteo ( 4, 7-8): Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.

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27 febbraio 2012

  • Scuola di Politica

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