“Chissà  se ieri pioverà “, diario di bordo della “disabilità ” di Olimpia Riccio

Si investono "fiumi di energia" per rappresentarsi agli altri, per raccontarsi che si è normali, ma cos'è la normalità? "Spesso… mancanza di attenzione, pregiudizio, competizione… bugie, volgarità, superficialità…" praticamente la mancanza di tutto ciò che in un disabile assume la connotazione di "deficit". Un'analisi vera, audacemente spietata, racchiusa in un quaderno – diario in cui […]

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olimpia-riccioSi investono "fiumi di energia" per rappresentarsi agli altri, per raccontarsi che si è normali, ma cos'è la normalità? "Spesso… mancanza di attenzione, pregiudizio, competizione… bugie, volgarità, superficialità…" praticamente la mancanza di tutto ciò che in un disabile assume la connotazione di "deficit". Un'analisi vera, audacemente spietata, racchiusa in un quaderno – diario in cui Olimpia Riccio nel ruolo di insegnante di sostegno ed investigatrice "emotiva", scandaglia ed interpreta le emozioni di chi ha scelto di declinare quel diverso dolore da cui i più rifuggono. Olimpia contagia con il suo entusiasmo l'ecosistema didattico in cui Libero vive, attraversa il guado, insegna a "costruire", lottando con unghie e denti contro quel minuscolo gene che impone, esige distruzione…

"Disturbo Oppositivo Provocatorio" recita una vecchia diagnosi che "regala" ad un adolescente "disabile" o "divabile", come direbbe l'autrice, appena quattro ore di sostegno. Lei non esita, si immerge nella "divabilità", ne adotta stile e semantica, conquista il rispetto donando carezze. Pagine che "formano" e spiegano questo mondo ben più di corsi e specializzazioni, un mondo sfiorato da bambina attraverso "lo sfarfallio delle mani sudaticce e palpitanti" di Magliola. Anche in quell'occasione l'autrice, in un girotondo che nasce spezzato, incatena due universi, "due facce della stessa medaglia" spesa in nome di un'utopica integrazione talvolta ad opera di chi, "disintegrato" nello spirito, lascia che un bimbo, puro "recettore di emozioni" creativo e disperato, si accartocci in un angolo, "matto – saggio yogi", pronto ad evadere in un altro universo. Laggiù, nel paesaggio lunare dell'autismo, l'overdose di particolari non si trasforma in uno tsunami emotivo, alienante e pericoloso da cui difendersi e rigettare. Libero, sorriso asimmetrico, incisivi "sparati" e colonna vertebrale poco in asse, due splendidi occhi azzurri, limpidi come un cielo sereno o scuri di tempesta, sa connettersi con il mondo, anche se meno piacevole della Melevisione, "sceglie, seleziona, assembla" chi gli è accanto e compone il suo mandala di emozioni, pronto a distruggerlo per poi ricostruirlo con nuove tessere. Non sbaglia, nel caos sa riordinare i sentimenti di amicizia ed affetto, di paura e disagio, sa "rispondere" e talvolta "controllare" e domare quella furia che gli ruggisce dentro, di cui è vittima e carnefice. Disegna, incolla, strappa e accarezza le sue carte napoletane, primordiale legame affettivo,  talismano per esprimere felicità e disagio, simpatia ed odio. Olimpia, "donna di coppe", ricettacolo di benessere e coppiere di serenità, decodifica i suoi messaggi,  esplora il suo universo, viaggia con lui. Con l'aiuto di "Città Nuova", di Sebastiano Lagosante, suo presidente, Giustina Lozito, Augusto Angelillo, Anna Maria D'Ettorre, Isa Addabbo e Sergio D'Onghia, interpreti d'eccezione, con la tenerissima Anna Nicefaro, nell'impegnativo ruolo di Libero, in una sala De Deo gremita, cantando in napoletano di angeli ed amore, Olimpia presenta il suo "Chissà se ieri pioverà"edito "Gelsorosso". Lumini accesi di speranza costellano il tavolo, un video proietta le foto di Libero, una tempesta di geometrie e particolari ben rendono l'idea di quella pioggia di meteoriti che imperversa, lapida e lacera non solo i polsini delle sue felpe mordicchiate nell'incertezza del futuro, ma anche il suo spirito, la sua intelligenza, rendendo instabile il suo relazionarsi al mondo. Libero di "affrancarsi da ogni schema imposto" eppur prigioniero di una minuscola "Y", immeritato ergastolo ed emblema di una diversità inascoltata, così difficile da accettare… se non si sa aprire il cuore e la mente ad un ascolto appassionato ed  "innamorato" che non potrà mai connotarsi quale "lavoro".

Dalila Bellacicco

(da: La Piazza  – Gioia del Colle – Dicembre 2007)

 

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28 dicembre 2007

  • Scuola di Politica

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