Un menhir a Gioia del Colle

Il complesso megalitico di Stonehenge

Che il territorio di Gioia sia stato abitato sin dai tempi remoti è attestato dalla presenza di numerosi insediamenti preistorici sparsi nel suo agro, a cominciare da quelli adiacenti alla Masseria del Porto, Murgia San Francesco, Murgia San Benedetto, la Castelluccia, Murgia Giovinazzi, Murgia Fra Gennaro, per finire  a Toppa di Montursi, a Santo Mola e a Monte Sannace.

Fra le tante testimonianze sopravvissute all’incuria degli uomini e all’azione  demolitrice del tempo, oltre a dolmen, necropoli e insediamenti temporanei e stabili, a Gioia  va annoverata anche la presenza di un menhir.

Il menhir, parola derivata dal bretone men, pietra, e hir, lungo, è un megalite, cioè una pietra stretta e lunga di varia forma, che spazia da quella a parallelepipedo a quella conica o paracilindrica, infissa nel terreno, come se si trattasse di un obelisco in miniatura. Continua la Lettura

La festa di San Pietro a Gioia

Mappa di Gioia con le contrade di San Pietro de’ Sclavezzulis a est e di San Pietro a ovest

Su questo sito in data 6 maggio 2020 ho pubblicato un articolo dal titolo “Il culto di San Pietro a Gioia del Colle”.

Al fine di  un ampliamento ed approfondimento dell’argomento riporto una ricerca del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli.

La festa di San Pietro Apostolo e Martire a Gioia del Colle.

Simone, pescatore di Betsaida in Galilea, soprannominato Pietro dallo stesso Gesù perché sarebbe stato la pietra su cui fondare la Chiesa, fu con il fratello Andrea il primo a seguire il Divino Maestro che lo nominò Capo del Collegio Apostolico.

San Pietro, definito il Principe  degli Apostoli,  fu il primo vescovo di Roma ed il primo Papa della Storia.  Soffrì il martirio a Roma sotto l’imperatore Nerone il 29 giugno dell’anno 67 d. C. e fu crocifisso con la testa all’ingiù, perché era indegno di morire come Gesù. Continua la Lettura

Il Giardino didattico “dott. Tommaso Bianco” a Gioia

Giardino didattico dott. Tommaso Bianco

In data 1 luglio 2016 su questo sito ho pubblicato un articolo da titolo “Giardino didattico”. Ritorno su questo argomento non solo per ampliarne il contenuto, ma anche per segnalare a chi di dovere lo stato di degrado in cui versa il Giardino didattico, per la cui realizzazione sono stati spesi molti soldi pubblici, venendo meno, in questo modo, allo scopo didattico per cui fu impiantato; anzi costituisce un cattivo insegnamento, visto che siamo nel campo della didattica, e non si onora il nome del nostro concittadino, il dott. Tommaso Bianco, al quale il Giardino è stato intitolato.

Il dott. Tommaso  Bianco è nato  a Gioia del Colle nel 1922 ed è morto nel 2006. Consegue la maturità tecnica presso l’Istituto Tecnico Agrario di Lecce, dimorando in quella città presso un locale collegio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ripeteva, era passato dalla camerata di un collegio alla camerata di una caserma, dapprima a Verona e in seguito a Mantova, a Lecce e, durante gli ultimi tre anni del conflitto, anche in Calabria. Continua la Lettura

Eccellenze scolastiche di ieri e di oggi a Gioia del Colle

La Bibbia di Manfredi dello scriptor Johensis

Sia nel passato che al presente le Scuole di Gioia si sono distinte per impegno degli studenti, per professionalità dei docenti, per l’ampia offerta formativa realizzata.

Nella Biblioteca Vaticana è presente la cosiddetta Bibbia di Manfredi, opera manoscritta firmata dallo scriptor Iohensis, uno scrittore di Gioia che operava alla corte del principe Manfredi. Lo stesso Iohensis ha firmato una Bibbia presente nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

Non sappiamo con certezza se una scuola di scrittori amanuensi fosse presente a Gioia in epoca sveva; è certo però che in quel periodo un gioiese svolgeva il compito di scrittore e amanuense.

L’istruzione elementare con la legge Casati del 1859 venne introdotta nel Regno di Sardegna; entrò in vigore nel 1861 ed estesa al Regno d’Italia. Continua la Lettura

Un mestiere scomparso: il calcarulo o calcinaio

Una calcara. Foto tratta Da “Il Gargano è Storia, Natura e Civiltà”. La fornace per calce

Una delle caratteristiche dei paesi di Puglia, che colpisce l’occhio del turista non solo attraversando la campagna, disseminata di masserie, trulli o altre costruzioni rurali, ma  visibile anche nelle abitazioni del Centro storico, è costituita dall’ utilizzo della calce per imbiancarle.

Questa pratica oltre a dare luminosità e specificità all’ architettura mediterranea delle nostre costruzioni  (vedi in particolare Alberobello, Cisternino e la Valle d’Itria, Locorotondo), ha una funzione di pulizia di igiene.

I Romani ed i Fenici, ancor prima, avevano imparato ad usare la calce come materiale da costruzione, mescolata con la sabbia a formare la malta. Inizialmente è adoperata nella forma di calce aerea (che indurisce solo se a contatto con aria). Continua la Lettura

La Chiesa di S. Maria della Croce o di Vero Zelo

Chiesa di S. Maria della Croce o di Vero Zelo

Oggi, 3 maggio, un tempo a Gioia si festeggiava la Madonna della Croce.

Ripropongo, ampliandolo, l’articolo pubblicato su questo sito in data 18 ottobre 2018, dal titolo “ Maria SS. della Croce e la festa agreste della lattuga”, che riporta anche  la ricerca dell’insegnante Giuseppe Montanarelli, oggi arricchita da un’altro studio.

Il culto della Croce è diffuso in tutto il mondo. Molte città vantano una reliquia consistente in un pezzo della Croce di Gesù

In ogni chiesa è previsto che nella zona presbiteriale sia presente il Crocifisso, come elemento religioso preponderante, fondamento della nostra fede e della salvezza operata da Gesù per tutta l’umanità.

Anche Gioia annovera tra le reliquie presenti nelle locali chiese un pezzo del legno della Croce.

Dai Decreti della S. Visita dell’arcivescovo di Bari  Giulio Cesare Riccardi, effettuata nel 1593 nella Chiesa Matrice di Gioia, e in quelli successivi, consultabili nell’Archivio della stessa Chiesa, apprendiamo che in essa è presente un tabernacolo di abete dorato contenente la reliquia del legno della Croce in una cassetta di argento.

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La festa del 1° maggio a Montursi

illustrazione dell’epoca raffigurante lo scoppio della bomba ad Haymarket Square

Il 1° maggio 1886 si tenne a Chicago uno sciopero di lavoratori, che chiedevano migliori condizioni di lavoro e la durata della giornata lavorativa di otto ore. Il giorno 4 maggio successivo, durante un comizio sindacale  tenuto allo Haymarket Square di Chicago, si verificò lo scoppio di una bomba, che provocò la morte di una decina di persone tra lavoratori e poliziotti. Il movimento socialista dei lavoratori, in onore delle vittime di quell’ attentato, nel 1889 proclamò il 1° maggio  come Festa del Lavoro.

Nell’anno 1955 a partire dal  1° maggio, giorno della Festa del Lavoro, papa Pio XII istituiva la Festa di S. Giuseppe artigiano, protettore dei lavoratori. Continua la Lettura

Il giardino della Stazione ferroviaria

Giardino della Stazione ferroviaria

In un tempo in cui il mezzo di locomozione più veloce per spostarsi da una località all’ altra era costituito dai treni, le Amministrazioni comunali  si prendevano cura dell’arredo urbano nei pressi della stazione ferroviaria, come gradevole biglietto da visita da offrire a quanti si recavano in quella città per motivi familiari, turistici o lavorativi.

La linea ferroviaria che passa per Gioia del Colle nasce come derivazione e prolungamento della ferrovia Adriatica dovendo collegare la città di Bari a quella di Taranto, i loro due porti  e quindi la sponda dell’Adriatico con quella dello Ionio. Continua la Lettura

Un mestiere scomparso: il carrizzaro

il  carrizzaro

Fino agli anni ’20 del Novecento in molti paesi della nostra Italia, e anche a Gioia, le case era sprovviste di servizi igienici, come quelli che sono in uso nelle nostre abitazioni.

Benché il poeta latino Orazio già in passato descrivesse la Puglia siticulosa, terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae  Apuliae (arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda) il nostro Comune era ed  è  ancora ricco di falde freatiche. Questa particolarità ha fatto sì che molte case monofamiliari fossero provviste di un pozzo di acqua sorgiva, che per la sua purezza, dovuta all’ assenza di inquinamento, era utilizzata per tutti gli usi domestici e per gli animali. Continua la Lettura

Azienda Tenuta Patruno-Perniola

La Tenuta Patruno Perniola ha sede nel cuore della Murgia pugliese, a circa due chilometri e mezzo da Gioia del Colle, in contrada Marzagaglia lungo la via  per Castellaneta, in una suggestiva zona della Puglia a ridosso delle province di Bari e Taranto e rappresenta una piccola e dinamica realtà imprenditoriale. Nasce ai primi del 1800 dalla passione di una famiglia per il proprio territorio, così ricco di storia e tradizioni, ma ancora poco conosciuto.

Il titolare dell'azienda, Paolo Perniola, afferma: L’azienda nasce ufficialmente nel 2002-03, quando mia madre decide di riprendere in mano la masseria di famiglia di fine 1700-primi 1800 che rischiava di essere ceduta dopo essere stata data in affitto ad un mezzadro.
Seguendo le preziose indicazioni dei nonni, ho piantato nuovamente il vigneto accanto alla masseria; la varietà scelta è rigorosamente il Primitivo di Gioia del Colle, varietà autoctona per eccellenza.
Si sceglie il terreno, la modalità di impianto, la distanza tra le piante, che devono avere spazio vitale per respirare e non stare addossate le une alle altre, con la finalità di massimizzare l’investimento, e via dicendo.
Dopo la vigna, segue la piantumazione di una serie di alberi da frutto e ornamentali tipici del territorio (ulivi, melograni, peschi, fichi, giuggioli, mandorli, ciliegi, amarene, ma anche allori, corbezzoli, carrubo, oleandri), con lo scopo di ripristinare lentamente la struttura restituendole la bellezza che la caratterizzava.

Nonostante fossi alle prese con gli studi universitari in Medicina e Chirurgia, condivisi l’idea di mia madre di far rivivere questa struttura, della quale avevo ricordi meravigliosi, avendo trascorso i mesi estivi in compagnia dei nonni, dalla fine della scuola alla vendemmia, che rappresentava per me un momento di gioia e di dispiacere (alla gioia della vendemmia faceva da contraltare la consapevolezza che, da lì a poco, sarebbe ricominciata la scuola).
I ricordi dei fichi secchi con le mandorle, il vin cotto di fichi cucinato a fuoco lento nel caminetto nel pentolone di rame, la passata di pomodoro fatta coi pomodori “datterini di Polignano” coltivati nel nostro orticello, i pomodori messi a seccare sulle sporte di vimini intrecciato, le cicerchie, il purè di fave, i sivoni e le cicorie (erbe eduli tipiche di questa zona) sono riemersi dalla memoria e sono diventati nuovamente una realtà gastronomica quotidiana o legata a periodi particolari dell’anno (come i mostaccioli e le fiorentine, dolci invernali tradizionali, e come le cartellate, dolci tipici natalizi).

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