Apprezzo della Terra di Gioja del 1653

La Terra di Gioja distante dalla Terra di Acquaviva miglia 8, da Santeramo miglia 8, dalla Terza miglia 15, dalla Citta di Castellaneta miglia 12, dalla Citta di Motola miglia 12, dalla Terra delle Noci miglia 12, dalla Terra di Putignano miglia 12, dalla Terra di Turi miglia 10, da Casamassima miglia 12, dalla marina di Bari miglia 24, da Taranto miglia 24, da Mola miglia 20, da Polignano miglia 20.

E’ detta Terra di Gioja nell’ultima numerazione di fuochi 411 estra Preti, e Franchi.

Sta situata e posta in piano, e viene circondata d’ ogni parte sì dal sole, come da venti. E’ di aere temperata, quale è murata d’intorno con mura, e torrioni tondi. Tiene quattro Porte, la prima di Bari, la seconda di Santeramo, la terza del Casale, la quarta porta detta di S. Domenico, le quali si serrano la sera.

Le abitazioni di detta Terra sono repartite con strade grandi e piccole, le quali sono piane inselciate di pietre vive, e si cammina per esse comodamente a piede a cavallo, e con Carozza per essere tutto il sito piano, e nel mezzo di detta Terra è la Piazza di mediocre grandezza, in essa vi sono più boteghe colla Taverna, ove si può allogiare; in dette boteghe si vendono tutte sorte di verdume, ed altre robbe comestibili, pesci, quali vengono dalla marina di Taranto.

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Apprezzo di Gioia del 1640

A distanza di  un trentennio  dalla pubblicazione dell' Apprezzo del Tabulario Federico Pinto (1611), integrato nel 1612 dal tabulario Virgilio De Marino, viene commissinato dal Re di Napoli un nuovo Apprezzo della Terra di Gioia.

Di seguito si riporta i testi dell'Apprezzo di Gioia del 1612, stilato dal Tabulario napoletano Virgilio de Marino e l'Apprezzo di Gioja del 1640, stilato dall'Architetto e Tabulario Honofrio Tangho.

APPREZZO DI GIOJA  1612

Per decreto di V.S. m’è venuto commesso la revisione  dell’Apprezzo della Terra di Gioja primo loco fatta per lo Tabulario Federico Pinto, per il che, monite le parti, mi sono conferito in detta Terra, et havendo fatta riconosciuta uno con lo suo tenimento, e deschritto, et lo reddito delli suoi corpi d’intrate da molti anni in qua, lasciando da quello la descrizzione di essa Terra, et suo territorio per non essere prolisso, giacche sta fatto per esso Federico Pinto. Referisco a V.S. solo lo reddito di essi Corpi, et loro prezzo, il che si fa i dui modi, seu in dui Letture, l’uno di esse sarà lo reddito e prezzo insino all’anno 1610, quando esso Federico fè la sua relazione; et l’altra Lettura sarà inizio da hoggi, cioè per tutto l’anno 1611, fra le quali se ritrova alcune alterazione di intrate.

Et cominciando dalla prima Lettura insino all’anno 1610,  et camminando col medesimo ordine, che stanno citati li Corpi per esso Federico compensando tre anni, seu tre affitti antecedenti di essi corpi, referisco a V.S., che compensando hanno reso le seguente summe.

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L’ Apprezzo della Terra di Gioja del 1611

Un Regno o uno Stato o un Comune per poter provvedere alle  necessità della popolazione (istruzione, sanità, manutenzione strade, illuminazione, gestione rifiuti, lavori pubblici, servizi sociali ecc …) ha bisogno di ingenti risorse finanziarie. Per poter repire queste risorse si fa ricorso a contribuzioni dei cittadini, tassando beni e proprietà. Per poter operare in questa direzione è indispensabile essere a conoscenza di tutto ciò che è presente nel  territorio di competenza, delle attività svolte dalla popolazione residente e dei loro redditi e proprietà.

Per quanto concerne Gioia del Colle i primi documenti che ci sono pervenuti e rimasti, riguardanti la situazione catastale del Comune, si riferiscono agli Apprezzi della Terra di Gioia. Il primo, indicato come Apprezzo della Terra di Gioja, del tabulario Federico Pinto, risale al 1611. 

Per ordine di V.S. mi viene commesso l'Apprezzo della Terra di Gioja, la quale se possedeva per il Signor  Duca di Atri, Conte di detta Terra, quale siede nella Provincia  di Terra di Bari posta su' una pianura nella parte più eminente d'essa, è munita tutta attorno, cinta di spessi Torrioni per defensione di questa. Se' ne entra per due Porte maggiori oltre la Piccola. Le strade per le quali si va discorrendo detta Terra sono tutte piane spaziose, e commode. Li abitazioni de Cittadini sono generalmente commode, però alloggiate da povera gente; e sebbene vi è alcuna persona commoda, non è di quantità notabile. 

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La Madonna Odegitria nell’Arco Mastrocinto

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Il bassorilievo a fianco riportato è la riproduzione fedele di quello presente, ma poco visibile, in alto sulla facciata  destra all’interno dell’Arco Mastrocinto, arco così denominato dall’omonima famiglia gioiese, vissuta nel sec. XVII,  che abitava all’interno della corte. L'Arco presenta lungo i bordi una lavorazione a punta di diamante, tipica della scultura araba, elemento che ritroviamo sia sull'arco ogivale che immette nel cortile del castello normanno-svevo di Gioia del Colle, sia sull'arco  presente nella Sala del Trono al primo piano del castello.

Rappresenta la Madonna che regge con il braccio destro il Bambino, mentre sul braccio sinistro ha impresso  una stella.

     E’ opera dello scultore autodidatta gioiese Mario Vacca e raffigura la Madonna Odegitria.

 La sua presenza nell’Arco, che fa parte del primo nucleo abitativo gioiese, di formazione bizantina, è giustificata       non solo dal culto in Terra di Bari della Madonna Odegitria, anch’esso di origine bizantina, ma anche dal fatto  che (poiché Odegitria, dal greco-bizantino Oδηγήτρια, composto di ὁδός, via e ἄγω, ἡγέομαι, condurre, guidare sta a significare: colei che conduce, mostrando la strada, la direzione da seguire) gli abitanti della corte intendevano mettersi sotto la protezione della Madonna, Colei che li avrebbe guidati sul retto cammino.

Anche la presenza della stella sul braccio della Madonna vuole, simbolicamente, indicarci la strada che ciascuno di noi deve  percorrere ed è un chiaro richiamo a quella stella più famosa che guidò i Magi alla grotta  di Betlemme.

La Madonna Odegitria, dunque, vuole proteggere non solo gli abitanti dell’Arco Mastrocinto, ma anche l’intero borgo ed indicare a tutti i gioiesi la giusta strada da seguire, indicataci dai personaggi scolpiti sulla formella,  Gesù e la Madonna: quella dell’amore e del Vangelo.

La Madonna Odegitria  è la Patrona della diocesi di Bari, di cui Gioia fa parte da tempi immemorabili.  Infatti nei vicini Archi di San Nicola e Cimone in passato risiedevano, rispettivamente, il rappresentante gioiese della Basilica Barese a partire dal secolo XII e il Legato Apostolico Benedettino, rappresentante dell’abate Eustachio di San Nicola di Bari, incaricati di tutelare gli interessi di quella Chiesa nel nostro territorio.

 Secondo la tradizione l'icona giunse a Bari nell'VIII secolo nel periodo dell'eresia di Leone III l'Isaurico, l'imperatore d'Oriente dal 717 al 741 che comandò la distruzione delle immagini sacre. Tra queste immagini vi era quella della Madonna dell'Odegitria, Maria che mostra la Via, la Via al Cielo che è Cristo. La raffigurazione della Madonna era venerata a Costantinopoli, probabilmente in un grande Santuario al quale si accedeva attraverso una grande strada simbolo del Cristo-Via.

 L'icona custodita a Bari certamente non è quella di Costantinopoli che pare sia andata distrutta quando i turchi occuparono la città. Una leggenda del Settecento, attribuita all'abate Calefati, narra di due monaci, che, volendo trasferire l'icona in luogo sicuro, s'imbarcarono su una nave che, per volere divino, fu dirottata sulle coste baresi dove il vescovo dell'epoca accolse la Madonna e la portò nella Chiesa Cattedrale dove è, da allora, venerata.

Incerta è la datazione del bassorilievo presente nell'arco, che, sia per essere poco aggettante, sia per la sua essenzialità, sia per il mancato rispetto delle proporzioni dei soggetti riprodotti, potrebbe risalire al periodo compreso tra la costruzione delle vicine chiese di Santa Maria Maddalena e di Sant’Andrea, anch’esse di origine bizantina (secoli X-XVI) come i personaggi  su di esso raffigurati. 

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Il sig. Vacca, costruttore edile in pensione che si dedica da alcuni anni a lavori di scultura su pietra e su legno, oltre a costruire presepi e opere sacre, è noto a Gioia per aver scolpito e donato al  Comune   di Gioia oltre una cinquantina di sculture in pietra raffiguranti Federico II di Svevia, Bianca  Lancia o   personaggi  e falchi che si riferiscono al periodo svevo; ha donato al Museo Archeologico Nazionale   di  Gioia alcune opere su pietra riguardanti Federico II e ha scolpito per conto di privati cittadini   alcune  grate in pietra che costituiscono una presa d'aria e di luce per alcuni sottani del Centro storico di Gioia.

Il suo amore per Gioia e per la sua storia e le sue bellezze artistiche lo ha spinto, dopo aver notato nell'Arco Mastrocinto, nelle adiacenze del suo laboratorio, la presenza di una formella su cui era sbozzata l'immagine della Madonna Odegitria, poco visibile ad occhio nudo a un ignaro visitatore dell'Arco, a scolpire, in modo quanto più  fedele possibile e in dimensioni maggiori rispetto all'originale, ma proprzionata, quell'immagine sacra, accompagnandola  con una didascalia che ne spiegasse il significato.

Il bassorilievo in futuro sarà posto all'interno dell'Arco Mastrocinto ad altezza di uomo per permettere sia agli abitanti   della corte, sia ai concittadini gioiesi che ai turisti di passaggio, di gustare un altro momento della nostra storia. Infatti la  storia di Gioia  è rievocata  già dalla presenza nell'arco di una Porta dell'Imperatore raffigurante Bianca   Lancia  nell'atto di recidersi i seni nel carcere del castello di Gioia del Colle, dove Federico II l'aveva fatta rinchiudere, accecato dalla sua gelosia.

Il bassorilievo ci riporta alla memoria un altro momento della vita, della       cultura e   della fede cittadina gioiese, fede fortemente legata al culto della Madonna, come è testimoniato dalla intitolazione della Chiesa Matrice  alla Madre di Gesù e dalla venerazione di Maria Bambina all'interno della stessa chiesa. 

Inoltre, se qualcuno  lo volesse, la visita  nell'Arco Mastrocinto potrebbe costituire, oltre che un momento di sosta e di   conoscenza  o riscoperta di questo punto del Centro storico, anche un momento di riflessione e/o di preghiera in questa nostra società sempre più   pervasa  di mondanità e di consumismo. 

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Lo zampino di Gioia del Colle

All’interno della IV edizione del Palio delle Botti il  3 e 4 agosto 2019, Gioia del Colle ha avuto l’opportunità di riscoprire, grazie alla Pro Loco, un suo prodotto tipico, a lungo tempo dimenticato: lo zampino.

Lo zampino, differente dalla zampina di Sammichele, fu a lungo studiato per individuarne le differenze dallo studioso locale Erasmo Pastore che per diverso tempo ha tentato di far conoscere il prodotto gioiese e di farlo promuovere, al pari della mozzarella e del vino primitivo, per i quali ha lasciato diversi approfondimenti.

È stato il ricordo di un incontro tra il dott. Erasmo Pastore e Alessandro Cortese, attuale Presidente della Pro Loco di Gioia del Colle, a cercare di riportare in auge lo zampino: “Perché  non riproponete tra le sagre quella dello zampino? – Cortese ricorda così un dialogo che ebbe con Pastore –  Una volta a Gioia si faceva. È un tipico prodotto nato a Gioia ben prima della zampina di Sammichele, che oggi  è molto conosciuta, ma molto diverso negli ingredienti. Vedi cosa puoi fare”.

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Primo centenario del Gruppo di Volontariato Vincenziano a Gioia (1919-2019)

Quest’anno ricorre il centenario della fondazione del Gruppo di Volontariato Vincenziano di Gioia del Colle. 

Per ricordare questa ricorrenza l'Associazione ha organizzato degli eventi commemorativi concentrati in tre giorni, a partire dal 26 settembre 2019, come da locandina  a fianco riportata.

Purtroppo la documentazione presente nell’Archivio dell’Associazione e in quello storico del Comune di Gioia è scarsa e si riesce a ricostruire ben poco. Non si può comprendere il perché della nascita dell’Associazione e i compiti che ha svolto e svolge tuttora se non inquadriamo il periodo storico in cui si inserisce l’istituzione di cui quest’anno ricorre il Centenario. Il 1919 segue immediatamente quel 4 novembre 1918, data che segna per l’Italia la fine della Prima guerra mondiale. Una guerra disastrosissima non solo per i vinti, ma anche per i vincitori, che è costata in termini di vite umane un bilancio pesantissimo. La stima del numero totale di vittime della Prima Guerra Mondiale non è determinabile con certezza e varia molto: le cifre più accettate parlano di un totale, tra militari e civili, compreso tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nell' insieme anche le vittime mondiali della influenza spagnola del 1918-1919. In via del tutto approssimativa si può calcolare che la Prima Guerra Mondiale costò alla popolazione italiana, tra civili e militari:

     1.280.000 – 1.780.000 morti,  462.800 – 1.300.000 invalidi permanenti.

     Anche Gioia ha pagato un alto tributo, quantificabile in circa 1000 morti, oltre a dispersi e invalidi.

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Presentazione e consegna alla Città di Gioia dei cartelli turistico-informativi PON I.T.T. ‘G. Galilei’

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Il 29 luglio sono stati posizionati due nuovi pannelli turistico-informativi: quello della Chiesa di Santa Maria Maddalena, presso il n. civico 6 dell'omonima strada e quello del Cippo del Primitivo, in contrada Liponti su via dele Carrare.

Martedì 17 settembre 2019, alle ore 18,00,  sarà scoperto il pannello turistico-informativo  della chiesa di Santa Maria Maddalena, sita nell'omonima strada. A seguire, alle ore 19,00, nel chiostro del Comune di Gioia del Colle, nell'ambito delle manifestazioni estive organizzate dall'Assessorato alla Cultura 'Joha aeSTAS 2019' saranno consegnati ufficialmente alla città i 12 pannelli turistico-informativi realizzati dagli studenti dell'I.T.T. 'Galileo Galilei' di Gioia del Colle, coordinati dalla prof.ssa Giuliana Notarnicola e dal prof. Francesco Giannini.

A breve saranno posizionati gli ultimi due pannelli: quello del Molino-Pastificio 'Pagano' su via Paolo Cassano, in prossimità dell'uscita del casello autostradale e quello del Caffeàus, sito in via Padre Semeria, nei pressi della piazzetta intitolata a san Padre Pio.

L'incontro della serata ha per tema: 'Alla riscoperta della Storia di Gioia del Colle. Siti, Uomini, Vicende, Cultura.

Dopo  il saluto del sindaco, avv. Giovanni Mastrangelo e del Dirigente dell'I.I.S.S. 'Marone-Canudo-Galilei', prof. Rocco Fazio, introdurrà l'Assessore alla Cultura, avv. Lucio Romano.

La relazione sul lavoro svolto sarà tenuta dalla prof.ssa Giuliana Notarnicola e dal prof. Francesco Giannini.

Al termine della relazione sono previsti gli interventi del dott. Gianvito Masi, ricercatore presso il CREA e il Direttore del Consorzio Tutela Primitivo Gioia del Colle, dott. Vincenzo Verrastro.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Gioia del Colle e la famiglia Cassano

La famiglia Cassano, appartenente all’aristocrazia terriera di Napoli, viene in Puglia nel ‘400 e prende dimora a Noci. Nel 1612 un ramo della famiglia si trasferisce a Gioia del Colle e si imparenta con la famiglia Gigante, originaria di Acquaviva delle Fonti, consolidando il proprio patrimonio agrario.

A Noci, infatti, nel 1498 fecero costruire anche una chiesa, quella consacrata a Santo Stefano, che risulta ancora oggi proprietà della famiglia Cassano.

La chiesetta è ubicata nel centro storico di Noci, di fronte alla Chiesa di S. Chiara; secondo Pietro GIOJA (Noci 1801-1865), Conferenze Istoriche sulla origine e su i progressi del Comune di Noci in Terra di Bari, 1839-42, a fondarla "… di rimpetto alla Chiesa di S.Nicolò di Bari fu il cavaliere Nicolò di Bianco alias Cassano. . .", come lo definiva il CASSANO (1662-1753) al S   70 della Ristretta ed erudita narrazione sull'origine e progressi della Terra delle Noci. L'anno di fondazione è il 1498, come si ricava dalle Historiae Cupérsanenses libri tres del Di Tarsia (Mantova 1649) per dimostrare che in quell'anno la Diocesi di Conversano, da cui Noci dipendeva, era retta dal Vescovo Vincenzo Pistacchio, napoletano. Egli scriveva nel lib.3 a pag.1126:

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Una Piazza intitolata al prof. Vito Antonio Donvito

5 Agosto 2019 Autore:  
Categorie: Comunicati, Storia

Il Centro Studi V. Antonio Donvito "genius loci" di Gioia del Colle, nelle persone dell'avv. Gennaro Losito e del prof. Francesco Giannini, in data 8 marzo 2019,

– tenuto presente che il prof. Vito Antonio Donvito, nato a Gioia del Colle nel 1914 e morto a Gioia nel 2002, nel corso della sua più che quarantennale missione di docente nella Scuola media e in quella superiore ha contribuito notevolmente a formare ai valori culturali, sociali ed umani, numerose schiere di studenti.

– tenuto presente che con i suoi accurati e preziosi studi e ricerche sulla storia del nostro territorio ha contribuito notevolmente alla conoscenza non solo del nostro paese, ma della Puglia in generale,

– considerato che, per le sue ricerche, che hanno trovato concretizzazione nella stampa di numerosi volumi e di numerose pubblicazioni ad ampio raggio, è stato chiamato a ricoprire importanti cariche a livello regionale in campo culturale, chiedeva al Commissario Prefettizio del Comune di Gioia del Colle, dott. Umberto Postiglione, di avviare la pratica per l'intitolazione di una strada comunale

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Quarta edizione del ‘Palio delle botti’

“L’Associazione Palio delle Botti col sostegno del comune di Gioia del Colle, il patrocinio della Regione Puglia e la collaborazione del Consorzio Tutela Vino DOC Gioia del Colle presenta la quarta edizione del Palio delle Botti – Trofeo “Città del Primitivo”.

La manifestazione si svolgerà sabato 3 e domenica 4 agosto e, oltre alla gara, comprende un ricco programma di animazione a tema medievale, musica, giochi e teatro. La direzione artistica è di Claudio Santorelli, l’organizzazione del corteo e degli allestimenti storici è di Marilena Limitone e l’appuntamento di apertura è previsto per domenica 28 luglio alle19:30 nel Chiostro del Municipio di Gioia del Colle (P.zza M. di Savoia 10) con la presentazione della manifestazione e delle botti dipinte.

Tra le novità dell’edizione 2019, la partecipazione delle cantine Varvaglione di Leporano, in provincia di Taranto, l’unica azienda esterna al Consorzio che raccoglie l’aerea delle Murge. Si contenderà il cencio con Tenute Nettis, Cantine Tre Pini, Coppi, Chiaromonte, Vigna Liponti, Giuliani, Polvanera e Viglione.

davSabato 3, a partire dalle 18, i mercatini, le aree a tema ed il Museo della tortura animeranno Corso Garibaldi ed il borgo vecchio per accogliere il Corteo Storico. Piazza Plebiscito ospiterà gli spettacoli di falconeria, i combattimenti in arme, gli sbandieratori, gli arcieri, i giocolieri, alle 20:15 il Palio “Piccoli spingitori crescono”, con la partecipazione dei circoli didattici Mazzini-Carano e S. Filippo Neri Losapio, e alle 21:15 le qualificazioni del Palio Trofeo “Città del Primitivo”. Concluderà la prima giornata della manifestazione l’esibizione del Gruppo folk “Cipurridd”, alle 22 in Piazza Plebiscito.

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