La Globalizzazione: aspetti economici e politici.

La seconda lezione, della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus di Gioia Del Colle in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine”, tratta il tema della globalizzazione questa volta dal punto di vista degli aspetti economici e politici. Il docente è la Dott.ssa Dina Munno assessore alle politiche sociali e l’integrazione c/o il comune di Sammichele di Bari.
 
Il tema viene aperto con un segno di speranza sulla soluzione delle fragilità che la globalizzazione porta con sè, dicendo che anche se sono di difficile soluzione, volendo, si possono modificare. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica, ma ci sono tanti cambiamenti, in politica, nelle istituzioni economiche, nelle regole del gioco e in particolar modo nella mentalità, che se attuati, potrebbero far funzionare meglio la globalizzazione.
Il problema non è tanto se questi cambiamenti auspicati si verifichino presto o tardi, ma se avranno luogo prima o dopo di un’altra serie di disastri economici e finanziari globali.
 
Ad oggi la globalizzazione ha cambiato gli aspetti della vita politica, oltre che economico-culturale rispetto al pensiero neoliberista (liberazione dell'economia dallo Stato, privatizzazione dei servizi pubblici, liberalizzazione di ogni settore e fine delle dogane).Questo processo ha fatto si che i fatti che succedono in una nazione coinvolgono un po' tutti, Ulrich Beck (sociologo e scrittore tedesco) chiama questo processo "comunanza di destino".
Questo destino che coinvolge tutti i popoli, tutte le nazioni, si configura dal lato delle sue potenzialità come un legame sociale planetario – dice la Dott.ssa Munno – facendo l'assessore mi ritrovo spesso a dover convocare molte associazioni locali e non, per coinvolgerli nei piani di zona, ma le associazioni del mio comune mi dicono: “assessore lei apre molto, deve coinvolgere solo le associazioni locali”. Io dico: in piena globalizzazione chi si chiude rimane solo, e chi rimane solo è destinato a morire.
 
Nell’utilizzo delle sue potenzialità con riferimenti alla realizzazione di progetti, la globalizzazione richiede ruoli altamente specializzati che spesso negli enti locali non si trovano, questo significa essere fuori dal mercato.
Magari – aggiunge la Dott.ssa Munno – abbiamo personale formato che tra un po' va in pensione, ma non sono seriamente motivati ad acquisire delle specializzazioni necessarie per gli enti locali. Anche presentare un progetto, non solo alla comunità europea ma anche alla regione, alla provincia richiede un'elevata specializzazione. Spesso i dipendenti comunali dicono: assessore ma noi stiamo qui da vent’anni. Va bene gli rispondo, ma questo vale per l’esperienza acquisita sul posto di lavoro, però oggi il mercato e gli enti locali rientrano nella logica comunitaria globale. Affinché i comuni abbiano risorse, devono accedere ad una serie di finanziamenti pubblici, non solo regionali ma anche relativi alla comunità europea, però non abbiamo al nostro interno personale qualificato.
 
L’India è una realtà fatta di strade bucate, di donne che lavorano sulle strade spaccando pietre con le mani, di uomini solitari che arano i campi polverosi con i buoi, di bancarelle sul ciglio delle strade che vendono the e biscotti. Ma oggi l’India è anche fatta di realtà dove è in atto una vera e propria rivoluzione.
A Bangalore sede del quartier generale del gigante indiano Infosys Technology, società leader nella fornitura di consulenza e servizi informatici, nel quale le aziende americane assumono dipendenti indiani per svolgere lavori che prima venivano sbrigati negli Stati Uniti e in Europa. E’ da parecchio che le aziende delocalizzano la produzione in paesi con un costo di lavoro inferiore, ma la capacità dell’India di fornire personale altamente qualificato preoccupa non poco gli Stati Uniti.
 
Tutti i paesi sono coinvolti nel commercio internazionale, ormai siamo invasi da prodotti cinesi. Molti pensano che questa partecipazione alle reti di commercio globale può portare a redditi maggiori, ma sappiamo bene che non è così, perché spesso le nostre aziende si trasferiscono in paesi dove il costo del lavoro è inferiore.
Si assiste ad una crescita dell'incertezza che circonda in modo particolare tutto il mondo del lavoro, si assiste ad un ordine di mercati che alla base ha sicuramente la minima regolazione – dicono i fautori di queste tendenze – a garanzia di libertà ed efficienza. Ma non è così.
 
Si assiste alla progressiva riduzione del ruolo dello Stato, alle politiche di privatizzazione purché sia. Anche se – aggiunge la Dott.ssa Munno – nella privatizzazione di alcuni servizi pubblici si sta facendo un passo indietro.
La fine della guerra fredda ha offerto nuove opportunità, l’importanza della economia di mercato ormai è assodata, la fine del comunismo ha fatto si che i governi possano abbandonare le guerre ideologiche e dedicarsi a risolvere i problemi del capitalismo. Ci troviamo nella fase iniziale della soluzione di questi problemi con una realtà inaccettabile.
 
I paesi industrializzati hanno di fatto creato un regime commerciale globale su misura per servire gli interessi della finanza e delle grandi società dell’occidente, a scapito dei paesi più poveri. Tutto il potere è andato in mano alle grandi multinazionali che agiscono “trapassando” i mercati nazionali, spostando i loro capitali verso paesi in via di sviluppo, disinteressandosi dei problemi sociali che questo comporta. Esiste una circolazione incontrollata dei capitali speculativi che genera rischi elevati alle economie nazionali.
 
Per i fautori della globalizzazione questo equilibrio rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo, secondo i no global essa causerebbe un impoverimento maggiore dei paesi poveri.
A causa del relativo aumento della mobilità dei capitali e della maggiore integrazione del mercato globale, i governi sono indotti a perseguire una maggiore austerità fiscale, una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, una riduzione dei costi del welfare e dei sussidi sociali.
 
La maggiore mobilità di capitali si sarebbe tradotta in cambiamenti sistematici della struttura del fisco, che nella nostra Italia ancora non c'è stato. Abbiamo gente – Aggiunge la Dott.ssa Munno – rispetto al servizio sociale, che viene allo sportello pubblico, ti fa istanza di sussidio e quant'altro, ma da accertamenti fatti si scopre che c'è lavoro nero, oppure gente che ha l’esenzione del ticket sui farmaci e sulle prestazioni, ma poi si arriva a sapere che possiede il Mercedes ed altro, quindi probabilmente il fisco va ulteriormente regolamentato proprio per un discorso di equità. L'allargamento dello spazio economico non ha prodotto uno spazio politico adeguato. Sul piano ecologico e sociale la politica globale oggi è ferma.
 

LEGGI LA 2^ PARTE

 

LEGGI LA 3^ PARTE

 
 
Carlo Antonio Resta

Seminari di studio organizzati dalle Scuole di Politica.

Le Scuole di Politica nell’ambito del percorso formativo 2010 – 2011 e l’associazione Cercasi un Fine organizzano seminari di studio, aperti al pubblico,  c/o il Polo Universitario, ex Ospedale di Collone, strada prov.  Acquaviva – Santeramo,  Km. 4,4
 
27 novembre 2010, ore 16-19
Le parole, la politica e don Milani
con il prof. Rocco D’ambrosio
(docente all’Università Gregoriana di Roma, direttore delle Scuole di Cercasi un Fine)
 
22 gennaio 2011, ore 16-19
Capire e vivere la Cittadinanza Attiva
con il prof. Giovanni Moro
(docente all’Università di Macerata presidente di Fondaca, Roma)
 
12 marzo 2011, ore 16-19
La politica comunicata: TV, giornali e web alla prova del consenso.
con il prof. Michele Sorice
(docente alla LUISS di Roma)
 
22 maggio 2011, ore 9-17
Giornata conclusiva dell’anno formativo delle scuole –  incontro con un testimone
(assemblea annuale dell’Associazione, consegna degli attestati, presentazione dei progetti in cantiere)
 
Per ulteriori informazioni
www.cercasiunfine.it
www.gioiadelcolle.info
scuolapolgioia@cercasiunfine.it
 

Gli aspetti sociali e culturali della Globalizzazione. Seconda parte.

La globalizzazione nelle sue diverse forme, va vista anche secondo il rischio dell’Intensità degli eventi (guerra nucleare o catastrofi che possono distruggere la terra, il disastro di Bhopal in India nel 1984, Chernobyl: la prima catastrofe di una centrale atomica che ha creato l'allarme nel mondo), i disastri globali eliminano il concetto dello spazio mettendo in comune le conseguenze sociali.
La globalizzazione secondo il rischio degli eventi contingenti: cambiamenti del mercato, del lavoro e delle congiunture economiche (come sta avvenendo in particolar modo in Italia).
Altro aspetto è l'ambiente col consequenziale rischio di catastrofi naturali ( distruzione di opere culturali per investimenti megagalattici, la diga delle tre gole in Cina lunga 2,3 Km, il bacino è lungo 600 Km, sono stati sommersi 1300 siti archeologici, distrutti interi habitat, scomparse alcune specie animali e vegetali come il Lipote una specie di delfino di acqua dolce), nonché di natura socializzata.
Alcuni esponenti che contrastano socialmente questi effetti sono Arundhati Roy (scrittrice e attivista impegnata per il movimento anti-globalizzazione).
Amartya Sen (premio nobel per l’economia, ha definito l’indice di povertà,ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’uguaglianza e delle libertà, grazie alle sue teorie lo sviluppo economico non coincide più con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita).
Ingrid Betancourt (colombiana, figlia di un ex ministro e di un ex senatrice, militante nella difesa dei diritti umani, è stata rapita dai guerriglieri nel 2002 e rilasciata nel 2008. Impersona tutti coloro che nel mondo sono privati della libertà a causa della difesa dei diritti umani, la lotta contro la violenza terrorista, la corruzione e il narcotraffico).
 Questi testimoni dimostrano che nel mondo, c'è un riferimento culturale per sensibilizzare all’impegno contro la parte cattiva della globalizzazione, in questo movimento le donne giuocano un ruolo importantissimo.
Anche il terrorismo con l’attacco alle twin towers del 2001 assume un aspetto globale. Quell’attacco in particolare ha generato il pensiero della paura, in quel periodo il mondo occidentale era paralizzato dalla paura (non si poteva viaggiare più, era rischioso frequentare posti molto affollati come stadi, supermercati, cinema, metropolitane ecc. ecc.).
L'altro aspetto è la globalizzazione come relativizzazione del pensiero, questo implica il concetto di omogeneizzazione: affermazione a livello planetario di stili di vita, di consumo, di tecnologie e di forme organizzative omogenee.
Implica il concetto della differenziazione: persistono e si accentuano numerose, notevoli e sostanziali differenze nelle culture e nei modi di vivere.
Implica il concetto di relativizzazione: l'incontro con culture e stili di vita diversi pone in discussione la propria cultura che viene considerata una delle tante culture, con la conseguenza che deve essere scelta tra le tante come propria. Tale scelta diventa una scelta privata.
Papa Benedetto XVI è impegnato in prima linea contro la relativizzazione, esprimendo il pensiero che se tutto viene rapportato al primato della scelta privata, tutto diventa relativo. Invece c'è una dimensione pubblica del pensiero e della scelta. Se la scelta diventa pubblica anziché privata – dice Papa Benedetto XVI – si decide il bene e il male di tutta l'umanità. Affermare a tutti i costi il proprio stile di vita va in contrasto con l'insegnamento cristiano.
Altro lato della globalizzazione riguarda il processo tra incertezza e le opzioni etiche: incertezza legata all'impossibilità di poter prevedere gli eventi che seguiranno nel futuro. E’ un processo nel quale l'uomo prendendo scelte diverse può guidarlo verso direzioni diverse.
Il problema etico nasce dalle conseguenze che le scelte attuali potranno avere sulle generazioni future; nelle definizioni delle scelte entrano in conflitto diversi valori tra loro difficilmente conciliabili.
Ulteriore problema riguarda chi deve prendere le scelte negli organismi internazionali, in poche parole, il lato della democrazia: i paesi in via di sviluppo non sono rappresentati come dovrebbero, la maggior parte degli organismi che presiede alla globalizzazione non è eletto democraticamente – dice Stiglitz - l’FMI si lamenta di mancanza di trasparenza nei paesi in via di sviluppo, ma presenta in realtà gli stessi difetti – aggiunge – nel FMI vengono disattese le regole essenziali delle istituzioni democratiche, in particolare la trasparenza con cui si permette ai cittadini di seguire il dibattito e di sapere come hanno votato i funzionari, affinché questi ultimi rispondano del loro operato. Inoltre, c’è bisogno di regole che impediscano ai funzionari di entrare in aziende private dopo aver lasciato il servizio pubblico presso l’FMI.
Queste limitazioni, sono all’ordine del giorno nelle moderne democrazie per ridurre la realtà del conflitto di interessi e gli incentivi di dipendenti pubblici che, premiano potenziali futuri datori di lavoro attraverso norme o appalti in loro favore. Così prende piede una cultura minoritaria del mondo (cultura di Davos).
Davos è un piccolo comune svizzero, sede del World Economic Forum, dove l’élite mondiale si incontra per dibattere sullo stato del mondo.
A differenza del World Social Forum, che è un incontro aperto tra persone di tutto il mondo, desiderosi di parlare del cambiamento sociale e di come realizzare nella pratica lo slogan “Un nuovo mondo è possibile”, a Davos si accede solo per invito e vi partecipano i capitani dell’industria e della finanza mondiale.
La cultura di Davos esprime il primato dell'individuo, dell’economia di mercato e accetta come fatto terzo anche la democrazia politica. Il problema del futuro delle generazioni è un problema nuovo, le generazioni precedenti non ce l'avevano. Prima quando nasceva un figlio si ipotizzava il suo futuro, oggi non è più possibile, i figli nascono con un futuro che ha le porte chiuse.
Prima c’era l’usanza di chiedere cosa vuoi fare da grande, oggi, dice una mamma: “NON TI VIENE NEANCHE IN MENTE DI CHIEDERGLIELO”. Il filosofo Hans Jonas nel suo " Principio di Responsabilità " esplicita il principio cardine dell’etica.
Il filosofo ritiene necessario applicare il principio di responsabilità ad ogni gesto dell’uomo che, deve prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte e dei suoi atti. E’ atto doveroso restituire l’etica alla plurale concretezza della vita, tenendo conto che la ricerca dei principi universali, condiziona le scelte in qualsiasi settore e in particolar modo sull’economia e sulla vita del genere umano.
La necessità dell’etica della responsabilità viene formulata secondo il seguente principio: “Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana”. Hans Jonas nell’elaborazione del principio di responsabilità pensava ai non nati, alle conseguenze per le generazioni future.
Invece oggi le scelte per il futuro vengono prese secondo la cultura di Davos: il primato del mercato, il primato dell’individualismo.
Anche nella visione deterministica dei processi della globalizzazione non esistono scelte, è indifferente chi guida i processi, è inutile la riflessione: non scelte ma accorgimenti tecnici, non scelte ma esigenze irrinunciabili di efficienza del modello di società, l'ideologia del neoliberismo. Questo è il quadro di Davos. Ma la globalizzazione non è un destino esistono innumerevoli possibilità per il futuro.
Sulla domanda quando inizia la globalizzazione, si possono fare tre ipotesi:    
1) può essere considerata un processo esistente sin dall'inizio della storia, che ha man mano aumentato i suoi effetti giungendo recentemente ad una improvvisa accelerazione;
2) è contemporanea alla modernizzazione e allo sviluppo del capitalismo e ha visto una recente accelerazione;
3) è un fenomeno recente associato ad altri processi sociali chiamati post-industrializzazione, post-modernizzazione o disorganizzazione del capitalismo.
Un punto comune: la situazione attuale come momento di rottura degli equilibri preesistenti.
Lo sviluppo della globalizzazione si può identificare in cinque fasi.
1) fase germinale: dall'inizio del XV secolo alla metà del XVIII (affermazione degli stati nazionali, conquista dei territori extra europei).
2) Fase iniziale: dalla metà del XVIII secolo agli anni 70 dell'800 (passaggio dallo Stato nazionale alle relazioni internazionali).
3) Fase del decollo: dagli anni 70 dell'800 agli anni venti del 900 (società nazionali, individui, società internazionale, idea di umanità).
4) Fase della lotta per l'egemonia: dagli anni 20 agli anni 60 del 900 (guerre e dispute per la supremazia, nascita delle Nazioni Unite, circostanze discordanti circa la modernità, guerra fredda).
5) Fase dell'incertezza: dagli anni 60 al 2000 (presa di coscienza della dimensione globale e dei rischi, cittadinanza planetaria).
Come avvenimenti della globalizzazione possiamo citare: la crisi dei missili su Cuba del 1962; la conquista dello spazio; la creazione di Arpanet (il primo internet nel mondo ad utilizzo militare) nel 1969 e la diffusione delle telecomunicazioni (ad egemonia militare); dollaro come moneta globale (decreto di Nixon del 1971); Chernobyl; caduta del muro di Berlino 1989; 11 settembre 2001 le torri gemelle.
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Da questa lezione viene fuori che la globalizzazione non è un termine linguistico solo da studiare e comprendere, ma è cambiamento, condizionamento della finanza, dell’economia e della qualità della vita che tocca ogni persona.
Noi come cittadini abbiamo l’obbligo di esprimere le nostre opinioni sulla validità di questi cambiamenti, dobbiamo esprimerci se ci sta bene che i nostri figli debbano avere un futuro a porte chiuse, e se non ci sta bene, abbiamo una sola strada: quella di partecipare. Non ce lo dobbiamo mai dimenticare: “le leve della Democrazia le ha in mano il popolo, se il popolo non c’è,la Democrazia non funziona”.
 
Un ringraziamento è doveroso al Prof. Franco Ferrara, per questo quadro molto completo sulla globalizzazione.
                                                                                                                   
 
Carlo Antonio Resta

Gli aspetti sociali e culturali della Globalizzazione. Prima parte.

La segreteria della scuola sociopolitica di Gioia Del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, anche quest’anno mi assegna il compito di pubblicare su questo sito, il sunto delle lezioni tenute dai docenti e lo faccio con molto piacere. E' il terzo anno di questo corso, il quale si concentrerà sui vari aspetti della globalizzazione. Come prima lezione tratteremo gli aspetti sociali e culturali del tema. Il docente è il Prof. Franco Ferrara presidente del centro studi medesimo.
Iniziamo dicendo che la globalizzazione è un processo che ci prende da molti lati della nostra esistenza. Finora la maggior parte della nostra comunità considera la globalizzazione un fatto esterno, un fatto lontano.
Questa lezione ci aiuta a capire in piena globalizzazione, i possibili stili di vita per il futuro dell'umanità. Incominciamo a definire il termine globalizzazione: la globalizzazione è quell’insieme di processi per cui aumentano quanto a numero e si rafforzano quanto a intensità, i contatti, le relazioni, gli scambi e i rapporti di dipendenza e di interdipendenza fra le diverse aree del mondo.
Questo processo crea degli scompensi: da alcuni lati avvicina, da altri crea tensioni. Un esempio molto valido ce lo dà la crisi economica in atto dove, gli stati nazionali con le loro decisioni assumono un ruolo molto secondario.
Nella globalizzazione si trasforma la rilevanza delle dimensioni di spazio e tempo. L’economia ha trasformato il mondo diviso anche in funzione della natura primitiva dei trasporti e della difficoltà di viaggiare. Il potere economico ha velocizzato le componenti di spazio e tempo, facendo assumere un ruolo secondario a fattori che caratterizzavano le cosiddette “Comunità ristrette”, come: confini, cultura, capacità di mandare a memoria.
Fino a ieri “Vicino” era lo spazio all’interno del quale ci si sentiva a casa propria, “Molto lontano”, invece, era lo spazio nel quale accadevano cose imprevedibili o incomprensibili, alle quali non si sapeva come reagire. La vicinanza e la lontananza dà la dimensione della certezza e dell’incertezza, essere molto lontano voleva dire trovarsi nei guai, significava dover apprendere regole che ci sono estranee e quindi richiedeva capacità, intelligenza, astuzia e coraggio.
Oggi la velocità dei trasporti, ma soprattutto internet, ci porta a raggiungere luoghi lontani in brevissimo tempo, senza dover spostare corpi e cose. Oggi, aumentando, rafforzando i contatti e le relazioni, aumenta e si diffonde tra gli abitanti del pianeta la consapevolezza dell'esistenza di tali legami e rapporti, nonché della rilevanza che essi assumono per la propria esistenza personale.
Per es. tutta la ricerca scientifica, medica, biologica, tecnologica, il centro di nanotecnologia di Lecce è collegato con tutti i centri di nanotecnologia del mondo continuamente, le informazioni viaggiano istante per istante.
Questo tipo di relazioni internazionali globali sono necessarie perché, il biologo di Bari non può fare la ricerca non tenendo conto dei progressi fatti in California, in Argentina e altri paesi. La globalizzazione è un fenomeno multidimensionale: c’è la dimensione economica, la dimensione politica, la dimensione del rischio, la dimensione culturale.
La dimensione economica ci presenta le borse mondiali in un mercato sempre aperto, non c'è più il tempo per cui il mercato è chiuso, un mercato è chiuso quando non ci sono più transazioni, oppure è limitato a un numero particolare di operatori. Nel commercio internazionale i prodotti non possono avere più una dimensione soltanto locale.
La nostra mozzarella di Gioia Del Colle, da tempo aveva avvertito una sua dimensione europea, difatti negli anni 80 ogni mattina il caseificio Capurso inviava le mozzarelle a Bruxelles. Poi altre società a caratura multinazionale hanno occupato quello spazio, la dimensione dell’azienda a livello internazionale ha giocato il suo ruolo.
Qui è opportuno conoscere le organizzazioni internazionali: WTO (World Trade Organization) organizzazione che regola il commercio; FMI (Fondo Monetario Internazionale) che Stiglitz (premio nobel per l’economia) dice che fino a qualche tempo si è dedicata più all’inflazione che non ai salari, alla disoccupazione e alla povertà; Banca Mondiale che sempre secondo Stiglitz, l’idea era che si dovesse occupare della povertà nel mondo e che l’FMI avesse il mandato di mantenere la stabilità economica globale.
Ma Stiglitz dice: concentrarsi sull’inflazione e ignorare il mondo del lavoro ha condotto all’ovvio risultato di aumentare la disoccupazione e la povertà. Oggi pare che l’FMI ha inserito ufficialmente tra le sue priorità la riduzione della povertà.
Poi ci sono i Blocchi economici regionali: UE (Unione Europea), NAFTA (North America Free Trade Agreement) nell’area sud americana. Nell’ambito della dimensione economica rientra il problema della manodopera meno costosa, e quindi lo spostamento delle attività produttive verso le aree più convenienti, uno dei problemi più scottanti della globalizzazione (le tensioni di cui accennavo prima).
Come componenti della dimensione economica ci sono tutte le motivazioni che spingono aziende o multinazionali come la FIAT oppure GM a cercare acquisizione o fusioni tra imprese di paesi diversi per motivi diversi: saturazione di mercati, competitività e riduzione costi. In questo tipo di politica c’è anche lo spostamento delle produzioni e la convenienza dei costi.
Mentre prima, nel vecchio sistema la dimensione politica aveva una sua autonomia separata dalla dimensione economica, in piena globalizzazione la dimensione economica chiama in campo subito la dimensione politica.
I diversi aspetti della dimensione politica riguardano le organizzazioni che tentano il coordinamento al livello mondiale: ONU (consiglio per la pace e la sicurezza internazionale);
G8, G10, G22, G77 (sono aggregazioni informali, nel senso che non ci sono vincoli degli stessi partecipanti alle loro stesse decisioni);
Lega Araba (organizzazione internazionale che prende stati del Nord-Africa, del Corno d’Africa e del Medio Oriente);
Unione Europea (un insieme di 27 stati democratici con una moneta unica che è l’euro, organizzati in un sistema intergovernativo alle cui istituzioni delegano parte della propria sovranità nazionale);
Organizzazione Unità Africana (è un‘organizzazione simile all’ONU che comprende tutti gli stati Africani, questo grazie a Mandela). Nell’ambito della dimensione politica ci sono anche le organizzazioni che regolano aspetti specifici della società: navigazione, trasporto aereo, poste, w3c (world wide web). Poi ci sono le organizzazioni militari: Nato (Organizzazione Internazionale per la collaborazione nella difesa).
Nell’ottica della dimensione del rischio e con riferimento alla soluzione di problemi mondiali, la globalizzazione ecologica richiama il wwf (World Wildlife Fund For Nature) organizzazione mondiale per la conservazione della natura.
Greenpeace (organizzazione non governativa ambientalista e pacifista) molto attiva per la difesa del clima, delle balene, attenta alle conseguenze sul nucleare e dell’ambiente in generale.
Ci sono le organizzazione a carattere umanitario come Amnesty International (organizzazione non governativa sovranazionale impegnata nella difesa dei diritti umani sanciti nella “Dichiarazione dei Diritti Umani”);
CRI (Croce Rossa Italiana); Medici senza frontiere (organizzazione internazionale privata che, si prefigge di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo dove, il diritto alla cura non è garantito).
Sempre nella dimensione del rischio ci sono conferenze e accordi sui problemi legati alla criminalità, alle malattie, ai diritti umani, all'ambiente, al razzismo: Porto Alegre (Brasile) sede delle prime edizione del World Social Forum.
Porto Alegre viene preso come esempio perché lo spirito e il metodo delle riunioni che ha ospitato il WSF, sono state animate da tutta la società civile mondiale. Sicuramente la situazione politica brasiliana, in quel periodo in evoluzione, guidata dal Partito dei Lavoratori Brasiliani ha dato un forte apporto alla riuscita degli incontri.
Sempre nell’ambito della soluzione dei problemi mondiali ci sono i movimenti No Global che rifiutano la globalizzazione, e New Global che prendono in considerazione la globalizzazione come risorsa.
La dimensione culturale inquadra il consumismo diffuso, i mezzi di comunicazione di massa: tv, stampa, telefonia fissa e mobile, Internet (questi ultimi hanno avuto un’evoluzione rapida nel giro un decennio). Della dimensione culturale fanno parte i credi religiosi che generano comunanze sovranazionali (dal cattolicesimo e dall'islam in poi, tutti i credi religiosi competono nella globalizzazione).
La dimensione culturale prende anche gli stili di vita ibridi (non più unico come nel secondo dopoguerra, l’Occidente aveva un unico modello). Oggi vivere insieme ai cinesi, ai marocchini, agli albanesi, ai rumeni, ai senegalesi e altre razze, porta a rendere ibridi diversi stili di vita.
Anche l’adozione di un bambino a distanza oppure adottare un bambino della stessa nazionalità, i corsi in lingua araba oggi molto frequentati, l’esistenza di competizioni mondiali e dell'organizzazione planetaria dello sport, nonostante tutti i guai che si porta dietro, sono tutti elementi di cultura.
Poi ci sono i premi e i riconoscimenti, di valore planetario: i premi culturali (Nobel…), i premi musicali e cinematografici (Oscar…), gare di bellezza (dopo la rivolta del femminismo nel mondo dovevano sparire, invece oggi non si possono toccare).
Continua con la 2^ ed ultima parte
                                                       
 Carlo Antonio Resta

Riparte la Scuola di Formazione Socio Politica.

L’Associazione culturale “Cercasi un Fine onlus” e l’Associazione “Centro Studi Erasmo onlus” promuovono nel territorio di Gioia del Colle la Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico, articolata nel triennio 2008-2011. 
 
L'idea di avviare la Scuola di Politica nasce dal bisogno di dare una risposta al dilagante disimpegno socio-politico dei cittadini, sempre più lontani dalle istituzioni pubbliche e che spesso si sentono relegati ad essere semplici spettatori di un mediocre spettacolo, che forze politiche allo sbando danno di sé e il cui interesse non è la crescita della società, ma solo il mantenimento del potere acquisito.
 
La scuola è stata pensata come luogo di incontro e di confronto per accrescere la propria capacità critica, rispetto a quello che quotidianamente vediamo e leggiamo e per comprendere che solo la partecipazione attiva può portare ad un rinnovamento, non solo della classe politica, ma della società intera.  
 
Le Scuole di Politica, attualmente attive, sono otto in tutta la provincia di Bari e si ispirano all’insegnamento di Don Milani, un sacerdote spesso in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche, che dedicò la sua vita all’insegnamento e all’educazione delle classi sociali più povere e disagiate e il cui obiettivo era realizzare una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.
 
Il 23 ottobre 2010 avrà inizio il III ed ultimo anno della Scuola di Formazione Politica, il cui tema sarà “Partecipare le globale”, si parlerà di globalizzazione sotto tutti i suoi aspetti: economici, culturali e politici.
 
Per partecipare al III Anno non è richiesto l’attestato di frequenza del I e del II Anno, essendo i moduli formativi indipendenti tra di loro.
  
Per le spese e il materiale didattico è richiesta una quota annuale di 50,00 euro. Per gli studenti di 20,00 euro. Il versamento può essere effettuato tramite c/c postale n. 64761141 indicando nella causale “Iscrizione scuola politica” oppure il giorno di apertura della scuola.
 
Per iscriversi occorre inviare una mail a scuolapolgioia@cercasiunfine.it indicando il proprio nome, cognome, un recapito telefonico e indicando le modalità di pagamento della quota di partecipazione (tramite c/c o il giorno di apertura della scuola).
 

  LEGGI IL PROGRAMMA

 
Per ulteriori informazioni
 
www.cencasiunfine.it    www.gioiadelcolle.info
 
mail: scuolapolgioia@cercasiunfine.it

Autonomia locale e promozione della sviluppo territoriale.

La 10^ lezione svoltasi il 20 febbraio 2010 nell’ambito del programma del II° anno 2009/2010 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle organizzata del Centro Studi Erasmo Onlus, ha trattato un tema focale per le autonomie locali: “Autonomia locale e promozione dello sviluppo territoriale". La lezione è piuttosto articolata e composita, piena e pregnante di territorialità, illuminante ai fini del ruolo e del compito delle autonomie locali.
Per affrontare questo tema vitale la nostra scuola ha chiamato il docente ing. Cafagno Angelantonio, conterraneo di Modugno (Ba), impegnato socialmente e politicamente, già assessore al comune di Modugno. Il docente è un informatico, libero professionista, legato da sempre all’impegno sociale.
Salutandoci dice: “Sono onorato di fare il relatore in questo tipo di scuola, conosco don Rocco d'Ambrosio da quando non era neanche sacerdote. Sono particolarmente soddisfatto di mettere a frutto una sintesi delle mie esperienze di amministratore”.
 
Per rendere maggiormente fruibile la lettura ho pensato di dividere la lezione in quattro parti.
 
Auguro a coloro che leggeranno i testi  una buona lettura.
 
Carlo Antonio Resta
 

PARTE  I

PARTE II 

PARTE III 

PARTE IV

La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 2 di 2)

La provincia, ente intermedio tra comune e regione ha il compito di curare e di promuovere lo sviluppo della comunità provinciale.
 
Gli organi fondamentali della provincia sono tre: il Consiglio, la Giunta e il Presidente. Il presidente viene eletto direttamente dal popolo; la giunta di fatto viene nominata dal presidente della provincia inoltre viene presentata e approvata dal consiglio provinciale. E poi il consiglio provinciale che viene eletto dal popolo.
Questo il compito dei vari organi: il consiglio provinciale viene eletto normalmente ogni cinque anni, c'è stato un periodo in cui veniva eletto ogni quattro anni poi portato a cinque.
 
Il consiglio provinciale è un organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo, anche qui dice il prof. Nicola Occhiofino: “permettetemi di sottolineare che non è più tanto organo di controllo politico amministrativo, io ho assistito ad annate in cui il consiglio provinciale poteva parlare di tutto, però si limitava solo ad un solo compito di controllo politico amministrativo, quello del bilancio. Per il resto era come se non ci fosse, come se non avesse responsabilità diretta. E qualche volta anche sullo stesso bilancio che è rimasto l'unico atto sul quale il consiglio provinciale decide, attraverso tanti meccanismi interni spostato dalla sua approvazione. Se il bilancio non viene approvato bisogna andare a casa. Ma ripeto è l'unico atto di controllo politico amministrativo vero che un organo come il consiglio oggi ha. Si possiamo richiamare tante altre cose che il consiglio può fare, però di fatto dal punto di vista del controllo politico vero rimane l’unico atto e basta”.
 
Il consiglio ha competenza su atti fondamentali che sono quelli indicati dall'articolo 42 del testo unico. Il consiglio può essere sciolto nei seguenti casi: se compie atti contrari alla costituzione, per gravi violazioni di legge, per gravi motivi di ordine pubblico, quando non viene assicurato il normale funzionamento dello stesso organo ed infine per la mancata approvazione del bilancio.
 
La giunta: collabora con il presidente della provincia nell'amministrazione dell'ente, è competenza dei componenti della giunta tutto ciò che non è di competenza del consiglio. La giunta è un organo collegiale, molte volte è un ente che non vive di luce propria ma vive di luce riflessa rispetto alle scelte che il presidente compie nell'attuale fase.
I compiti del presidente della provincia sono quelli di rappresentare l'ente, sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e alle emanazioni degli atti. Nomina e revoca gli assessori, adesso potremmo dire gli assessori non rispondono più al consiglio ma al presidente. Il presidente è libero di sostituire un assessore, poi comunicherà al consiglio l'avvenuta sostituzione.
 
Anche qui viene fuori la pericolosità di questo meccanismo rispetto al quadro oggettivo di riferimento e di controllo che una democrazia richiede. Le dimissioni implicano la decadenza della giunta, lo scioglimento del consiglio e il ricorso obbligatorio a nuove elezioni. Vediamo ora quali sono i compiti e le funzioni della provincia, i quali ci permetteranno di comprendere meglio circa l’utilità o meno di questo ente.
 
Ai sensi dell'articolo 19 del testo unico degli enti locali (che riprende la 142/90 integralmente perché appunto è il testo unico), alle province spettano le funzioni amministrative che riguardano la sezione intercomunale o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: difesa del suolo (mi fermerei qui perché questo nostro paese sulla difesa del suolo è proprio messo male. È una delle più grandi omissioni che sono state compiute in questo paese, e i compiti della provincia incominciano proprio con la difesa del suolo), tutela e valorizzazione dell'ambiente, prevenzione delle calamità, tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, valorizzazione dei beni culturali, viabilità e trasporti, protezione della flora della fauna, parchi e riserve naturali, caccia e pesca nelle acque interne, organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore, servizi sanitari di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione statale o da quella regionale, compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica, la formazione professionale compreso l'edilizia scolastica attribuita dalla legislazione statale e regionale.
 
Poi raccolte le elaborazioni dati, con l’assistenza tecnico amministrativa e gli enti locali, la provincia in collaborazione con i comuni sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore ecologico, produttivo, commerciale e turistico sia in quello sociale, culturale e sportivo.
 
Dalla semplice lettura di tali funzioni, credo che si possa dedurre che non sia un ente che non ha da fare, dipende da come certe cose vengono affrontate e risolte, dipende dalla statura della classe dirigente. Molte volte nella provincia basta fare quattro o cinque cose di grande portata per caratterizzare la vita di un ente locale, questo vale anche per le amministrazioni comunali, per le città metropolitane e per le aree metropolitane.
Alla provincia spettano entrate tributarie, tasse dovute a trasferimenti. Anche qui ci troviamo dal punto di vista formale di fronte a delle contraddizioni: un governo centrale che nel programma col quale si è presentato al popolo diceva che bisognava sopprimere le province, di fatto con questo stesso governo sono nate altre province. Ecco le contraddizioni enormi e negli ultimi tempi, giustamente, vengono date dalla regione alla provincia alcune funzioni che non erano state attribuite, come la formazione professionale, questo nella nostra regione.
 
Questo è il quadro degli enti locali che il prof. Nicola Occhiofino ci descrive, al quale secondo lui vanno aggiunte alcune riflessioni. Il riferimento è alla politica rispetto alle Istituzioni: il nostro docente ritiene che sia giunto il tempo per costruire una nuova stagione degli enti locali, rappresentata e costituita dalla sapienza istituzionale e dal cuore generoso.
 
Cioè le Istituzioni e quindi gli enti locali devono avere un cuore come le persone, altrimenti non sarebbero in grado di comprendere la vita delle persone. Dovrebbero avere un cuore dice il prof. Occhiofino: “E dovrebbe essere un cuore di carne, non un cuore di pietra”.
 
E’ necessario compierlo oggi questo sforzo se vogliamo che le istituzioni poi non siano gusci vuoti, ma siano le case nelle quali le cittadine e i cittadini possono stare, sentirsele proprie con le cittadinanze attive sempre presenti. Situazione difficile da costruire, ma non dobbiamo dimenticare quello che è avvenuto prima di noi, non dobbiamo dimenticare le stagioni diverse dalle nostre.
 
Il prof. Occhiofino ci ricorda che durante il periodo fascista quando qualcuno parlava di democrazia e di libertà si rispondeva che erano utopie, per di più pericolose, si rispondeva che non potevano mai accadere. La storia ci dice che grazie alla lotta popolare, alla resistenza, abbiamo conquistato la democrazia e la libertà.
 
Così per queste stagioni abbiamo il dovere di costruire, non è chiuso il capitolo del far fiorire la democrazia nel nostro paese. Dobbiamo impegnarci tutti per la costruzione di questa stagione, incominciando dagli enti locali per poi arrivare anche ad altri livelli.
 
In alcuni incontri pubblici che la scuola sociopolitica di Gioia Del Colle ha organizzato, da alcuni magistrati seriamente impegnati nella lotta contro la mafia, è venuta fuori questa indicazione: “Non aspettatevi nessun cambiamento dalle Istituzioni, noi magistrati siamo disponibili a partecipare a questi incontri, dove coltivare un germoglio,una speranza di cambiamento che può venire solo dal basso”.
 
Certo sono sfide difficili, ma sono sfide che possono essere affrontate solo da amministratrici e amministratori dotati di grande statura, formati, aperti a sapienza, competenti e che abbiano scelto questa strada (senza fare nessuna retorica dice il prof. Occhiofino) come una missione. Queste amministratrici e questi amministratori hanno bisogno di un calibrato itinerario formativo, che prepara la fatica delle conoscenze, dei saperi e delle scelte.
 
Questo paese ha un'estrema necessità di una nuova classe dirigente, non andremo da nessuna parte senza una nuova classe dirigente, anche qui ci insegna il passato dice il prof. Occhiofino: “Questo percorso formativo che state compiendo voi che frequentate queste scuole indica la speranza in questa direzione. Parlando con degli amici dicevo, noi dobbiamo fare ciò che fecero negli ultimi anni della resistenza, costruirono questa classe dirigente che ci ha dato la Costituzione, che ci ha dato la Repubblica”.
 
Il docente ci tiene a non differenziare fra prima e seconda Repubblica, perché dice: “Nel nostro paese la Repubblica è una ed è nata dalla resistenza. Quella Repubblica e quella classe dirigente che faceva dire ad un grande uomo come Giorgio La Pira, sindaco di Firenze nel 1955 in consiglio comunale a Firenze: Fino a quando voi mi lasciate questo posto – rivolgendosi ai consiglierimi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti, non lascerò senza difesa la parte debole della città, chiusure di fabbriche, licenziamenti e sfratti troveranno in me una diga non facilmente abbattibile, tuttavia la vera politica sta qui, difendere il paese, difendere il pane per la parte più grande del popolo italiano, il pane e quindi il lavoro è sacro, la casa è sacra non si tocca impunemente ne' l'uno ne' l'altro, che ad essere senza casa e senza lavoro è la peggiore delle calamità”.
 
Chiede scusa e aggiunge il prof. Occhiofino: “Non credo sia peccato di irriverenza chiederci quanti sindaci oggi nel nostro paese dicono e operano in questa direzione, di fronte alla mancanza del lavoro soprattutto per le giovani e per i giovani. Non solo i giovani, tormentati nel lungo elenco di diritti negati, soprattutto per questo diritto fondamentale che appunto è il lavoro, un diritto primario io ritengo che la classe dirigente debba avere l'ossessione di costruire giorno dopo giorno fonti di lavoro per il paese! L'ossessione!!”.
 
Alla costruzione di questo tipo di classe dirigente si riferisce il nostro docente, una classe dirigente che per ogni atto amministrativo anche il più piccolo, in qualsiasi sede istituzionale, giunta, consiglio e in qualsiasi livello si chieda: questo atto che stiamo per approvare, questa delibera va in direzione di chi non ha?
 
Perché proprio la crisi finanziaria che stiamo attraversando, ha dimostrato chiaramente cos'è accaduto quando corsari e falsari sotto mentite spoglie hanno fatto operazioni che hanno sconvolto l'economia mondiale, famiglie, popoli, persone.
 
Quante persone si sono tolte la vita fino ad oggi in questa ultima crisi finanziaria? E non mi riferisco a persone proprietari d’aziende, mi riferisco a persone come lavoratori dipendenti con reddito mediobasso!
 
Voi che frequentate la scuola sociopolita dice il prof. Occhifino non dimenticate queste indicazioni: “Delineate una nuova società con una giustizia distributiva più equa e fatela diventare linea portante. Certo non è facile, c’è tanta cattiveria, ma c’è anche tanta gente che ha un cuore grande e buona volontà. Bisogna sentire sulle proprie spalle le sofferenze degli altri e bisogna impegnarsi per liberare la gente dalla miseria e dalla povertà, bisogna far sì che la gente possa sentirsi a suo agio ovunque svolga il proprio essere. Certo le difficoltà ci sono ma le difficoltà ci sono perché si superino e nel passato sono state superate! Non vorrei riscaldare gli animi, i cuori ma io che ho vissuto nel passato tempi bui ed ho vissuto già una volta il cambiamento, dico che il cambiamento è possibile ancora! Anche oggi!”.
 
Il prof. Nicola Occhiofino chiude la sua lezione con una frase di don Tonino Bello, convinto che fosse rivolta a chi in una situazione di necessità di cambiamento, affrontasse l’impegno con spirito di sacrifici. Le scuole sociopolitiche possono rappresentare questo impegno e quindi possono essere i destinatarie di quella frase che diceva: “Coraggio profeti della primavera, la terra per non rabbrividire ha bisogno di vestali della speranza”.
 
Io credo che la speranza sia, conclude il prof. Nicola Occhiofino, sia per chi ha il dono della fede sia per chi vive una sana laicità, un elemento fondamentale per la trasformazione e per la liberazione.
  
Carlo Antonio Resta

La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 1 di 2)

La 7^ lezione svolta il 5 dicembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla della Provincia. Il docente è il prof. Nicola Occhiofino già assessore provinciale. Quello della Provincia è un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi con due scuole di pensiero, una propende per la continuità del ruolo e dell'esistenza dell'ente provinciale l'altra ritiene che i compiti, le funzioni e il ruolo della provincia possano essere sostituiti da altri livelli istituzionali come: le aree metropolitane, dalle città metropolitane o addirittura anche dalla stessa regione.

La mia esperienza dice il prof. Nicola Occhiofino: “Mi porta a dire che dipende da come vengono date risposte ai problemi, alle attese, ai bisogni del territorio. Dipende dall’ente se legittima la propria esistenza oppure non la legittima. Un assessorato in una provincia o in un comune che fa della programmazione la linea portante, si ritrova dei risultati, e quella parte del territorio sarebbe una parte di territorio ben governata. Là dove invece, si ha un assessorato che non fa programmazione, un presidente di provincia che non ha tempo, allora ci troveremo di fronte ad un ente che non risponde ad esigenze, ai compiti precipui della provincia, in questo caso può essere considerato un ente inutile. Personalmente ritengo che l'ente in quanto tale possa assolvere a funzioni e possa continuare ad esistere”.

Il prof. Occhiofino evidenzia come un'area vasta, composta da più comuni, molte volte non può essere sostituita facilmente della città metropolitane, (in numero ben limitato nel nostro paese, 10 individuate dal Parlamento: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia; 5 individuate dalle Regioni a statuto speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste) o da aree metropolitane.

Il nostro docente asserisce che, se a monte c’è la politica come esercizio delle migliori virtù della persona, se c'è la politica che è la forma più esigente della carità, come ricordava Papa Paolo VI, la risposta umana programmata ai bisogni della gente viene esercitata in modo concreto.

Questa è la linea centrale di ogni discorso, questo è il contenuto rispetto al contenitore, se manca questa politica, i contenitori falliscono, abbiamo la crisi della politica la crisi delle istituzioni come questo particolare momento della vita del nostro paese.

La tutela e il riconoscimento delle autonomie locali sono elementi fondamentali della Costituzione e dell'aspetto istituzionale del nostro paese, i più importanti sono due: la Provincia e il Comune.

La Regione non è un ente locale, è una configurazione ed appartiene ad un'altra dimensione. La provincia e il comune sono dotati di autonomia normativa, autonomia statutaria e autonomia amministrativa. Le leggi che regolamentano gli enti locali sono tre: la 142/90 legge fondamentale che ha dato il via poi alla configurazione attuale, il decreto legislativo 267 del 2000 e la legge costituzionale n. 3 del 2001.

Sul versante della democrazia gli enti locali hanno un ruolo molto importante, intervengono sul piano della partecipazione e sul piano istituzionale come governo del popolo che si articola in primo luogo dal basso. Un paese che non ha una articolata democrazia di base ,un paese nella sua dimensione collettiva privata di questa partecipazione dal basso, non è un paese democratico.

Spesso ci fermiamo all’analisi delle grandi Istituzioni, dimenticando che le Istituzioni locali con la loro autonomia possono svolgere un ruolo determinante rispetto alle scelte da compiere, alle risposte da dare, agli obiettivi da raggiungere, ai nuovi orizzonti da delineare.Un esempio concreto è il ruolo che hanno svolto sul versante della costruzione della pace, tematica che normalmente si demanda a livelli internazionali, alla diplomazia a carattere universale planetario.

Proprio in questa città dice il prof. Nicola Occhiofino: “Potremmo dire di aver avuto una cosa molto bella della quale anche io diedi il mio modestissimo contributo, quando stavano per arrivare gli F16. Ci fu una grande partecipazione popolare, e a testo di questa partecipazione popolare ci fu un grande vescovo che abbiamo avuto, Monsignor Tonino Bello che lasciò un documento contro gli F16, una cosa bellissima, documento che forse non ne siete a conoscenza, venne addirittura discusso in sede Onu. A Gioia Del Colle gli F16 non vennero più, a dimostrazione di come in effetti non è formale il riferimento all'autonomia locale, compito che su determinate materie le autonomie locali possono svolgere insieme a movimenti, insieme alla società civile”.

Proprio sul lato della democrazia preoccupa l'attuale grave situazione politica, sul versante della partecipazione alla democrazia. Il parlamento del nostro paese come sede più alta dal punto di vista delle Istituzioni, non può vivere sempre di preoccupazioni per leggi da approvare sul versante della giustizia.

Moro diceva: "Non basta parlare per avere la coscienza a posto. Noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia". Nel nostro paese esiste un problema che ossessiona madri e padri quotidianamente, che è quello del lavoro.

Riflettiamo un attimo rispetto a ciò che abbiamo di fronte oggi dice il prof. Occhiofino: “E’ tutto l'opposto, la cosa che voglio sottolineare non solo la contrapposizione fra legge ad personam e giustizia da rispettare, che è una contrapposizione letale, ma quella concezione molto bella "noi siamo dei politici e noi abbiamo un limite" molte volte alcuni politici non hanno limiti, sembrano degli onnipotenti, sembra che tutto sia permesso, sembra che tutto possano fare, sembra che siano i migliori, sembra che sappiano tutto.Questo riferimento di Moro credo che sia un riferimento molto saggio del quale forse, noi dovremmo fare buon uso in questo periodo dove tutto è attraversata da questa questione della giustizia”.

Le autonomie locali oltre ad essere agenti di democrazia dal basso, hanno anche una funzione dialettica di più di altri livelli come può essere il parlamento, perché gli enti locali sono espressione diretta delle istanze, delle esigenze, dei problemi, dei bisogni delle cittadine e di cittadini.

Il sindaco in particolar modo è la figura istituzionale degli enti locali più coinvolto nell’immediatezza della risposta umana sui problemi. Per quanto riguarda la legislazione che attiene agli enti locali, fino al 1990 vigeva una legge che veniva dal 1934, ed era il testo unico della legge comunale e provinciale, era un testo del periodo fascista.

Questa legge assegnava un ruolo non soltanto inadeguato agli enti locali ma anche antiquato rispetto ai problemi storici, ed era in sintonia con i venti del tempo. Questa legge del 1934 di fatto ha governato dal punto di vista normativo gli enti locali fino all'entrata in vigore della legge 142/90 (possiamo definirla regina delle amministrazioni locali), che è la riforma degli enti locali.

Con la 142/90 si incomincia a valorizzare il contributo, il ruolo, la presenza delle cittadine e di cittadini, e anche delle associazioni che possono dare un apporto in quanto le città siano sempre più immagine del sentire delle persone. Dalla legge 142/90 in poi, c'è stato un susseguirsi di leggi in pieno campo di autonomie: la 81 del '93 che riguarda l'elezione diretta del sindaco e l'elezione diretta del presidente della provincia.

Su questa legge ci sono due interpretazioni: c’è chi dice che è meglio oggi, e che dice che sarebbe meglio oggi qualora non ci fossero stati dei condizionamenti molto forti. Questo discorso vale sia per la figura del sindaco come per il presidente della provincia, in quanto spesso si sentono sganciati dalle varie esigenze, si rapportano al popolo, si rapportano a chi li ha eletti e dicono: "io sono stato eletto dal popolo e quindi decido io".

Però bisogna ricordare che questa legge venne fatta in un tempo in cui si invocava con forza il decisionismo, si diceva che c’era molto assemblealismo e non si decideva mai, e bisognava invece decidere. Proviamo a ricordare come gli enti locali perdevano molto tempo a discutere, il nostro paese con il monocolore Dc era impantanato con le giunte che duravano pochi mesi, e poi il commissariamento.

Quella legge e quella politica non rispondeva e non faceva rispondere alla concretezza fondamentale di un'azione politica, le crisi erano galoppanti. Tutte queste motivazioni vennero portate per avere l’attuale legge dell'elezione diretta del presidente della provincia e del sindaco.

Ma vi garantisco dice il prof. Occhiofino : “Per mia esperienza diretta, ho visto l'una e l'altra, vi posso dire che oggi è molto difficile condizionare la vita di un presidente di provincia o di un sindaco. Dando molto peso a queste figure si sono svuotati gli altri organi, e quando gli organi si svuotano come potere di controllo è pericoloso sul versante della democrazia. Oggi parlando con degli amici si è detto abbiamo di nuovo i prefetti, prefetti che la costituzione di fatto nata dalla resistenza aveva tolto nella sostanza. Ma oggi che cos'è un presidente di giunta regionale? A rifletterci sopra, rispetto alla prefettura, se vogliamo guardare bene. E’ stata data questa capacità libera, di poter interpretare determinate questioni con il sigillo "mi ha eletto il popolo". Anche qualche altro dice lo stesso, mi ha eletto il popolo. Pochi ricordano che anche Hitler venne eletto dal popolo, direttamente, non è che non venne eletto, venne eletto dal popolo, poi fece ciò che tutti conosciamo disgraziatamente. Il controllo è sempre un fatto positivo, il controllo di un organo su un altro, il controllo che sarebbe la cosa più bella del popolo rispetto a gli organi, che non può essere solo quello di andarlo a votare ogni cinque anni per intenderci ma anche altro. Quindi io non appartengo a coloro che dicono è meglio così, io so che nel passato prendevano determinate decisioni, c'erano anche crisi di governo certamente a livello locale però avevamo assemblee avevamo comuni che erano veramente centri di democrazia, dibattiti su questioni rilevanti, il sindaco prima di muoversi avrebbe dovuto ascoltare sia le forze politiche sia diverse altre fonti, oggi tutto questo è messo da parte con grande preoccupazione. Anche se con un poco di attenzione, vediamo dal basso dei movimenti, certe cose a livello nazionale si capiscono facilmente”.

Poi abbiamo avuto altre leggi nel '97 la Bassanini bis e le successive modifiche, poi la 267 che è stato il testo unico grandissimo passo in avanti dal punto di vista della legislatura degli enti locali. Poi abbiamo avuto una legge costituzionale la n.3 del 2001 sulle modifiche apportate alla costituzione, e poi la legge finanziaria del 2007 la composizione degli organi, i compensi dei consiglieri e le componenti di aziende partecipate degli enti locali.

Questo per quanto riguarda il quadro legislativo di oggi rispetto all'organo provinciale come dimensione istituzionale, finanziaria e nei ruoli dei vari organi.

 

Domani continua con la II^ ed ultima parte

 

 Carlo Antonio Resta

Donne in Cammino

Domenica 7 Marzo ore 18,30 presso la Sala De Deo – Piazzale Teatro Rossini, l'Osservatorio Regionale sulla Legalità, Libreria Minerva e "un'altra società" – laboratorio di legalità e libera informazione organizzano l'incontro dibattito "Donne in Cammino"

Dalla scuola di formazione socio politica di Gioia del Colle.

La 6^ lezione svolta il 28 novembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla dell'alta Murgia. Poiché trattasi del nostro territorio, di come  sia intriso di storia, di cultura, di sacrifici, di fatti, di denunce  e di tante altre cose civili e meno civili, la lezione è piuttosto corposa. Ho cercato di sintetizzarla al massimo, ma questo comportava tagli piuttosto decisi e l'eliminazione di dettagli e particolari importanti, alla fine ho preferito non fare molti tagli e suddividere la lezione in cinque parti, vi posso assicurare che non c'è da annoiarsi. Giustamente il prof. Franco Ferrara definisce questa lezione "un caso concreto", aggiungo che per conoscere i casi concreti bisogna andare dai testimoni sul territorio e il prof. Piero Castoro, il nostro docente che ci ha deliziato con la lezione sulla "Tutela e lo sviluppo dell'alta Murgia" è un testimone del nostro territorio.

Buona lettura

Carlo Antonio Resta

Capitolo 01

Capitolo 02

Capitolo 03

Capitolo 04

Capitolo 05

 

 

Presentazione – Dibattito sul libro “Giorgio Perlasca un italiano scomodo”.

Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" laboratorio di legalità e libera in collaborazione con Istituto di Istruzione Superiore RICCIOTTO CANUDO Liceo ScientificoLIBRERIA MINERVA – LIBRERIA ARCADIA

12 FEBBRAIO venerdì 2010 ORE 18,30

Auditorium Liceo Scientifico "R. Canudo"

Via Aldo Moro - Gioia del Colle

Presentazione-dibattito

del libro "Giorgio Perlasca – un italiano scomodo"

ChiareLettere editore

"Non ci sono parole per lodare la tenerezza con cui ci avete sfamato e vi siete preso cura dei vecchi e degli ammalati. Che Dio onnipotente possa ricompensarvi." Biglietto consegnato a Giorgio Perlasca dagli inquilini di una casa protetta di Budapest, maggio 1945. 

Presentazione-dibattito del libro “Vaticano S.p.A.”

 Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine – periodico di cultura e politica

28 GENNAIO giovedì 2010 ORE 18,30

Aula Magna Liceo Classico "P. Virgilio Marone"

Via Roma – Gioia del Colle

Presentazione-dibattito

del libro "VATICANO SPA"

ChiareLettere editore

"Si ha la sensazione netta che ci si trovi di fronte, tutti , a un potenziale esplosivo inaudito, che deve essere doverosamente portato a conoscenza delle più alte autorità ."

Lettera riservata di Angelo Caloia, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, al segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.

Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti. Lettere , relazioni riservate , bilanci , verbali , bonifici . La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata.

Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003) , tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta.

Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna. Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L'artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori , immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti.

l soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana: titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco. Depositi che raccolgono i soldi lasciati dai fedeli per le Sante messe trasferiti in conti personali , con le più abili alchimie finanziarie .

Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria " lavanderia" nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Tutto in nome di Dio .

 

Autore

GIANLUIGI NUZZI

Gianluigi Nuzzi è inviato di "Panorama" . Già collaboratore del "Corriere della Sera" e giornalista de "II Giornale", dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese. Nella primavera del 2008 ha avuto per la prima volta accesso all'archivio segreto di monsignor Dardozzi.

IL COMUNE: proviamo a capire come funziona – III Parte

SindacoIl sindaco: il sindaco con la nuova legislazione se sa gestire nella correttezza ha straordinari poteri. Il sindaco prima di tutto deve essere il garante della correttezza di operato della sua amministrazione, deve essere garante della unità di indirizzo politico di quella maggioranza, deve essere garante della coerenza durante tutto il proprio mandato. Deve espletare il mandato con consapevolezza di ruolo che richiede una certa tensione, e deve avere anche il coraggio quando si accorge che vi è un momento in cui si deraglia per ragioni diverse, oppure la maggioranza non è più in grado di attendere eticamente, moralmente e amministrativamente quell'impegno assunto, di andare via.

Il sindaco nelle sue prerogative ha il grande potere di dire: se noi non riusciamo ad assolvere coerentemente i compiti che ci vengono, dall'alto mandato ricevuto, si va via. Questa però può rivelarsi un'accusa da utilizzarsi in termini ricattatori, perché c'è chi lo può utilizzare per esercitare pressioni indebite sulla squadra del sindaco.

Dice l'avv. Gentile: "Io credo che questo è un momento di nobilissimo esercizio di democrazia, e un sindaco perbene quando si accorge che le ragioni per cui è stato eletto, non possono essere più soddisfatte con compromissione del vincolo fiduciario con la popolazione, deve avere questo punto di caduta che secondo me non è un ricatto ma è un alto esercizio di democrazia da parte di un sindaco".

Il sindaco sappiamo è eletto direttamente dal popolo, dura in carica cinque anni, è rinnovabile soltanto una volta, quindi non è candidabile per un terzo mandato consecutivo. Il vincolo del divieto del terzo mandato dovrebbe negli intenti del legislatore, rispondere alla finalità di favorire il ricambio al vertice delle amministrazioni, evitare incrostazioni.

Quali sono le funzioni più importanti del sindaco, tra tutte quelle di sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici, quello di rappresentare la giunta, abbiamo detto presiedere la giunta, convocare le giunte ma sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici. Continua la Lettura

Presentazione-dibattito del libro “La Questione Immorale”

17 gennaio 2010 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano, Un'altra Societ@

 Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine – periodico di cultura e politica

Martedì 19 Gennaio

Aula Magna Liceo Classico "P. Virgilio Marone"

Via Roma – Gioia del Colle

presentazione – dibattito

del libro "LA QUESTIONE IMMORALE"

Chiare Lettere editore

"se oggi c'è un problema della democrazia in italia , è piu' un problema di principi che di istituzioni . . . dobbiamo essere democratici sempre in allarme."
Norberto Bobbio, "Risorgimento", 1958

 

Il problema più urgente: riformare la giustizia. Separazione delle carriere, non obbligatori età dell'azione penale, responsabilità civile dei magistrati, blocco delle intercettazioni telefoniche. Più che l'efficienza della giustizia ai politici sembra stare a cuore il controllo dei magistrati e la garanzia dell'impunità. Questo libro spiega il come e il perché. Basta togliere l' iniziativa al PM e metterlo alle dipendenze del potere politico. O gli si toglie il controllo della polizia giudiziaria. O limitare le intercettazioni.

Mentre polizia, servizi e quindi il governo per motivi di sicurezza possono intercettare migliaia di cittadini. Un enorme archivio segreto. E nessuno dice niente.

In realtà molto s i potrebbe fare per rendere più efficiente la giustizia.

Subito. Tinti lo dimostra. E tutti lo sanno. Ma una giustizia che veramente funzioni fa troppa paura.

 

Autore

BRUNO TINTI

È' stato Procuratore aggiunto presso la Procura di Torino. Dal dicembre 2008 ha lasciato  la magistratura.

Ora, come dice lui , fa il cantastorie: scrive e racconta quello che ha imparato riguardo a leggi, politica, giustizia.

Nel 2007 ha pubblicato con successo il libro TOGHE ROTTE (Chiarelettere, 85 mila copie) , che è anche il titolo del suo fortunato blog sulla giustizia.

IL COMUNE: proviamo a capire come funziona – II Parte

MunicipioQuali sono le funzioni di un comune? Queste le dettaglia l'art. 13 del decreto legislativo 267/2000 che radica in capo al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, in particolare nei settori (lo dice l'art. 13) organici dei servizi alla persona e alla comunità, all'assetto e utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, facendo salvo quando non sia attribuito da altri soggetti dalla legge statale o regionale nel rispetto delle reciproche competenze.

Di conseguenza le funzioni possono essere distinte in funzioni proprie, che sono quelle che identificano il comune nella sua posizione di ente esponenziale della comunità stanziata in un determinato periodo su quel territorio (e sono funzioni amministrative che la legge assegna al comune con esclusione di tutti gli altri soggetti istituzionali), e poi ci sono le funzioni conferite con leggi statali e regionali perché ancorchè a livello istituzionale sia sancito il principio che la competenza comunale sia fatta salva per la generalità delle funzioni amministrative, questo non toglie che Stato e Regione possono con legge propria conferire al Comune anche altre funzioni.

Il principio di sussidiarietà orizzontale cade a concio nella nostra realtà, perché è sempre l'art.3 che è un articolo fondamentale nel concetto del testo unico sulle autonomie locali, specifica anche che i comuni svolgono le loro funzioni pure attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dall'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali, così si attua il principio di sussidiarietà nei confronti dei privati.

Quindi vi è questo principio che si è voluto affermare  con grande enfasi della collaborazione di soggetti privati in forma singola o associata, in grado di garantire anche in questa condizione duale con l'Ente Pubblico. Con l'art.118 della Costituzione il principio di sussidiarietà orizzontale ha trovato anche una sua giusta istituzionalizzazione.

Vediamo come si muove il Comune concretamente verso i suoi organi, attraverso le sue strutture, attraverso le sue competenze. Organi del governo: per organi s'intende quelle espressioni deputate all'esercizio della funzione amministrativa nell'ambito comunale, e sono il Consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco.

Il consiglio comunale ha diverso tipo di composizione a seconda del numero degli abitanti residenti, ed ha una durata di mandato quinquennale che è omogenea per tutte le realtà comunali. I consiglieri hanno una loro istituzionalizzazione, hanno nell'art. 43 del testo unico la loro sede di esplicazione dei diritti istituzionalmente sanciti. Continua la Lettura

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