La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 2 di 2)

La provincia, ente intermedio tra comune e regione ha il compito di curare e di promuovere lo sviluppo della comunità provinciale.
 
Gli organi fondamentali della provincia sono tre: il Consiglio, la Giunta e il Presidente. Il presidente viene eletto direttamente dal popolo; la giunta di fatto viene nominata dal presidente della provincia inoltre viene presentata e approvata dal consiglio provinciale. E poi il consiglio provinciale che viene eletto dal popolo.
Questo il compito dei vari organi: il consiglio provinciale viene eletto normalmente ogni cinque anni, c'è stato un periodo in cui veniva eletto ogni quattro anni poi portato a cinque.
 
Il consiglio provinciale è un organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo, anche qui dice il prof. Nicola Occhiofino: “permettetemi di sottolineare che non è più tanto organo di controllo politico amministrativo, io ho assistito ad annate in cui il consiglio provinciale poteva parlare di tutto, però si limitava solo ad un solo compito di controllo politico amministrativo, quello del bilancio. Per il resto era come se non ci fosse, come se non avesse responsabilità diretta. E qualche volta anche sullo stesso bilancio che è rimasto l'unico atto sul quale il consiglio provinciale decide, attraverso tanti meccanismi interni spostato dalla sua approvazione. Se il bilancio non viene approvato bisogna andare a casa. Ma ripeto è l'unico atto di controllo politico amministrativo vero che un organo come il consiglio oggi ha. Si possiamo richiamare tante altre cose che il consiglio può fare, però di fatto dal punto di vista del controllo politico vero rimane l’unico atto e basta”.
 
Il consiglio ha competenza su atti fondamentali che sono quelli indicati dall'articolo 42 del testo unico. Il consiglio può essere sciolto nei seguenti casi: se compie atti contrari alla costituzione, per gravi violazioni di legge, per gravi motivi di ordine pubblico, quando non viene assicurato il normale funzionamento dello stesso organo ed infine per la mancata approvazione del bilancio.
 
La giunta: collabora con il presidente della provincia nell'amministrazione dell'ente, è competenza dei componenti della giunta tutto ciò che non è di competenza del consiglio. La giunta è un organo collegiale, molte volte è un ente che non vive di luce propria ma vive di luce riflessa rispetto alle scelte che il presidente compie nell'attuale fase.
I compiti del presidente della provincia sono quelli di rappresentare l'ente, sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e alle emanazioni degli atti. Nomina e revoca gli assessori, adesso potremmo dire gli assessori non rispondono più al consiglio ma al presidente. Il presidente è libero di sostituire un assessore, poi comunicherà al consiglio l'avvenuta sostituzione.
 
Anche qui viene fuori la pericolosità di questo meccanismo rispetto al quadro oggettivo di riferimento e di controllo che una democrazia richiede. Le dimissioni implicano la decadenza della giunta, lo scioglimento del consiglio e il ricorso obbligatorio a nuove elezioni. Vediamo ora quali sono i compiti e le funzioni della provincia, i quali ci permetteranno di comprendere meglio circa l’utilità o meno di questo ente.
 
Ai sensi dell'articolo 19 del testo unico degli enti locali (che riprende la 142/90 integralmente perché appunto è il testo unico), alle province spettano le funzioni amministrative che riguardano la sezione intercomunale o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: difesa del suolo (mi fermerei qui perché questo nostro paese sulla difesa del suolo è proprio messo male. È una delle più grandi omissioni che sono state compiute in questo paese, e i compiti della provincia incominciano proprio con la difesa del suolo), tutela e valorizzazione dell'ambiente, prevenzione delle calamità, tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, valorizzazione dei beni culturali, viabilità e trasporti, protezione della flora della fauna, parchi e riserve naturali, caccia e pesca nelle acque interne, organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore, servizi sanitari di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione statale o da quella regionale, compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica, la formazione professionale compreso l'edilizia scolastica attribuita dalla legislazione statale e regionale.
 
Poi raccolte le elaborazioni dati, con l’assistenza tecnico amministrativa e gli enti locali, la provincia in collaborazione con i comuni sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore ecologico, produttivo, commerciale e turistico sia in quello sociale, culturale e sportivo.
 
Dalla semplice lettura di tali funzioni, credo che si possa dedurre che non sia un ente che non ha da fare, dipende da come certe cose vengono affrontate e risolte, dipende dalla statura della classe dirigente. Molte volte nella provincia basta fare quattro o cinque cose di grande portata per caratterizzare la vita di un ente locale, questo vale anche per le amministrazioni comunali, per le città metropolitane e per le aree metropolitane.
Alla provincia spettano entrate tributarie, tasse dovute a trasferimenti. Anche qui ci troviamo dal punto di vista formale di fronte a delle contraddizioni: un governo centrale che nel programma col quale si è presentato al popolo diceva che bisognava sopprimere le province, di fatto con questo stesso governo sono nate altre province. Ecco le contraddizioni enormi e negli ultimi tempi, giustamente, vengono date dalla regione alla provincia alcune funzioni che non erano state attribuite, come la formazione professionale, questo nella nostra regione.
 
Questo è il quadro degli enti locali che il prof. Nicola Occhiofino ci descrive, al quale secondo lui vanno aggiunte alcune riflessioni. Il riferimento è alla politica rispetto alle Istituzioni: il nostro docente ritiene che sia giunto il tempo per costruire una nuova stagione degli enti locali, rappresentata e costituita dalla sapienza istituzionale e dal cuore generoso.
 
Cioè le Istituzioni e quindi gli enti locali devono avere un cuore come le persone, altrimenti non sarebbero in grado di comprendere la vita delle persone. Dovrebbero avere un cuore dice il prof. Occhiofino: “E dovrebbe essere un cuore di carne, non un cuore di pietra”.
 
E’ necessario compierlo oggi questo sforzo se vogliamo che le istituzioni poi non siano gusci vuoti, ma siano le case nelle quali le cittadine e i cittadini possono stare, sentirsele proprie con le cittadinanze attive sempre presenti. Situazione difficile da costruire, ma non dobbiamo dimenticare quello che è avvenuto prima di noi, non dobbiamo dimenticare le stagioni diverse dalle nostre.
 
Il prof. Occhiofino ci ricorda che durante il periodo fascista quando qualcuno parlava di democrazia e di libertà si rispondeva che erano utopie, per di più pericolose, si rispondeva che non potevano mai accadere. La storia ci dice che grazie alla lotta popolare, alla resistenza, abbiamo conquistato la democrazia e la libertà.
 
Così per queste stagioni abbiamo il dovere di costruire, non è chiuso il capitolo del far fiorire la democrazia nel nostro paese. Dobbiamo impegnarci tutti per la costruzione di questa stagione, incominciando dagli enti locali per poi arrivare anche ad altri livelli.
 
In alcuni incontri pubblici che la scuola sociopolitica di Gioia Del Colle ha organizzato, da alcuni magistrati seriamente impegnati nella lotta contro la mafia, è venuta fuori questa indicazione: “Non aspettatevi nessun cambiamento dalle Istituzioni, noi magistrati siamo disponibili a partecipare a questi incontri, dove coltivare un germoglio,una speranza di cambiamento che può venire solo dal basso”.
 
Certo sono sfide difficili, ma sono sfide che possono essere affrontate solo da amministratrici e amministratori dotati di grande statura, formati, aperti a sapienza, competenti e che abbiano scelto questa strada (senza fare nessuna retorica dice il prof. Occhiofino) come una missione. Queste amministratrici e questi amministratori hanno bisogno di un calibrato itinerario formativo, che prepara la fatica delle conoscenze, dei saperi e delle scelte.
 
Questo paese ha un'estrema necessità di una nuova classe dirigente, non andremo da nessuna parte senza una nuova classe dirigente, anche qui ci insegna il passato dice il prof. Occhiofino: “Questo percorso formativo che state compiendo voi che frequentate queste scuole indica la speranza in questa direzione. Parlando con degli amici dicevo, noi dobbiamo fare ciò che fecero negli ultimi anni della resistenza, costruirono questa classe dirigente che ci ha dato la Costituzione, che ci ha dato la Repubblica”.
 
Il docente ci tiene a non differenziare fra prima e seconda Repubblica, perché dice: “Nel nostro paese la Repubblica è una ed è nata dalla resistenza. Quella Repubblica e quella classe dirigente che faceva dire ad un grande uomo come Giorgio La Pira, sindaco di Firenze nel 1955 in consiglio comunale a Firenze: Fino a quando voi mi lasciate questo posto – rivolgendosi ai consiglierimi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti, non lascerò senza difesa la parte debole della città, chiusure di fabbriche, licenziamenti e sfratti troveranno in me una diga non facilmente abbattibile, tuttavia la vera politica sta qui, difendere il paese, difendere il pane per la parte più grande del popolo italiano, il pane e quindi il lavoro è sacro, la casa è sacra non si tocca impunemente ne' l'uno ne' l'altro, che ad essere senza casa e senza lavoro è la peggiore delle calamità”.
 
Chiede scusa e aggiunge il prof. Occhiofino: “Non credo sia peccato di irriverenza chiederci quanti sindaci oggi nel nostro paese dicono e operano in questa direzione, di fronte alla mancanza del lavoro soprattutto per le giovani e per i giovani. Non solo i giovani, tormentati nel lungo elenco di diritti negati, soprattutto per questo diritto fondamentale che appunto è il lavoro, un diritto primario io ritengo che la classe dirigente debba avere l'ossessione di costruire giorno dopo giorno fonti di lavoro per il paese! L'ossessione!!”.
 
Alla costruzione di questo tipo di classe dirigente si riferisce il nostro docente, una classe dirigente che per ogni atto amministrativo anche il più piccolo, in qualsiasi sede istituzionale, giunta, consiglio e in qualsiasi livello si chieda: questo atto che stiamo per approvare, questa delibera va in direzione di chi non ha?
 
Perché proprio la crisi finanziaria che stiamo attraversando, ha dimostrato chiaramente cos'è accaduto quando corsari e falsari sotto mentite spoglie hanno fatto operazioni che hanno sconvolto l'economia mondiale, famiglie, popoli, persone.
 
Quante persone si sono tolte la vita fino ad oggi in questa ultima crisi finanziaria? E non mi riferisco a persone proprietari d’aziende, mi riferisco a persone come lavoratori dipendenti con reddito mediobasso!
 
Voi che frequentate la scuola sociopolita dice il prof. Occhifino non dimenticate queste indicazioni: “Delineate una nuova società con una giustizia distributiva più equa e fatela diventare linea portante. Certo non è facile, c’è tanta cattiveria, ma c’è anche tanta gente che ha un cuore grande e buona volontà. Bisogna sentire sulle proprie spalle le sofferenze degli altri e bisogna impegnarsi per liberare la gente dalla miseria e dalla povertà, bisogna far sì che la gente possa sentirsi a suo agio ovunque svolga il proprio essere. Certo le difficoltà ci sono ma le difficoltà ci sono perché si superino e nel passato sono state superate! Non vorrei riscaldare gli animi, i cuori ma io che ho vissuto nel passato tempi bui ed ho vissuto già una volta il cambiamento, dico che il cambiamento è possibile ancora! Anche oggi!”.
 
Il prof. Nicola Occhiofino chiude la sua lezione con una frase di don Tonino Bello, convinto che fosse rivolta a chi in una situazione di necessità di cambiamento, affrontasse l’impegno con spirito di sacrifici. Le scuole sociopolitiche possono rappresentare questo impegno e quindi possono essere i destinatarie di quella frase che diceva: “Coraggio profeti della primavera, la terra per non rabbrividire ha bisogno di vestali della speranza”.
 
Io credo che la speranza sia, conclude il prof. Nicola Occhiofino, sia per chi ha il dono della fede sia per chi vive una sana laicità, un elemento fondamentale per la trasformazione e per la liberazione.
  
Carlo Antonio Resta

La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 1 di 2)

La 7^ lezione svolta il 5 dicembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla della Provincia. Il docente è il prof. Nicola Occhiofino già assessore provinciale. Quello della Provincia è un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi con due scuole di pensiero, una propende per la continuità del ruolo e dell'esistenza dell'ente provinciale l'altra ritiene che i compiti, le funzioni e il ruolo della provincia possano essere sostituiti da altri livelli istituzionali come: le aree metropolitane, dalle città metropolitane o addirittura anche dalla stessa regione.

La mia esperienza dice il prof. Nicola Occhiofino: “Mi porta a dire che dipende da come vengono date risposte ai problemi, alle attese, ai bisogni del territorio. Dipende dall’ente se legittima la propria esistenza oppure non la legittima. Un assessorato in una provincia o in un comune che fa della programmazione la linea portante, si ritrova dei risultati, e quella parte del territorio sarebbe una parte di territorio ben governata. Là dove invece, si ha un assessorato che non fa programmazione, un presidente di provincia che non ha tempo, allora ci troveremo di fronte ad un ente che non risponde ad esigenze, ai compiti precipui della provincia, in questo caso può essere considerato un ente inutile. Personalmente ritengo che l'ente in quanto tale possa assolvere a funzioni e possa continuare ad esistere”.

Il prof. Occhiofino evidenzia come un'area vasta, composta da più comuni, molte volte non può essere sostituita facilmente della città metropolitane, (in numero ben limitato nel nostro paese, 10 individuate dal Parlamento: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia; 5 individuate dalle Regioni a statuto speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste) o da aree metropolitane.

Il nostro docente asserisce che, se a monte c’è la politica come esercizio delle migliori virtù della persona, se c'è la politica che è la forma più esigente della carità, come ricordava Papa Paolo VI, la risposta umana programmata ai bisogni della gente viene esercitata in modo concreto.

Questa è la linea centrale di ogni discorso, questo è il contenuto rispetto al contenitore, se manca questa politica, i contenitori falliscono, abbiamo la crisi della politica la crisi delle istituzioni come questo particolare momento della vita del nostro paese.

La tutela e il riconoscimento delle autonomie locali sono elementi fondamentali della Costituzione e dell'aspetto istituzionale del nostro paese, i più importanti sono due: la Provincia e il Comune.

La Regione non è un ente locale, è una configurazione ed appartiene ad un'altra dimensione. La provincia e il comune sono dotati di autonomia normativa, autonomia statutaria e autonomia amministrativa. Le leggi che regolamentano gli enti locali sono tre: la 142/90 legge fondamentale che ha dato il via poi alla configurazione attuale, il decreto legislativo 267 del 2000 e la legge costituzionale n. 3 del 2001.

Sul versante della democrazia gli enti locali hanno un ruolo molto importante, intervengono sul piano della partecipazione e sul piano istituzionale come governo del popolo che si articola in primo luogo dal basso. Un paese che non ha una articolata democrazia di base ,un paese nella sua dimensione collettiva privata di questa partecipazione dal basso, non è un paese democratico.

Spesso ci fermiamo all’analisi delle grandi Istituzioni, dimenticando che le Istituzioni locali con la loro autonomia possono svolgere un ruolo determinante rispetto alle scelte da compiere, alle risposte da dare, agli obiettivi da raggiungere, ai nuovi orizzonti da delineare.Un esempio concreto è il ruolo che hanno svolto sul versante della costruzione della pace, tematica che normalmente si demanda a livelli internazionali, alla diplomazia a carattere universale planetario.

Proprio in questa città dice il prof. Nicola Occhiofino: “Potremmo dire di aver avuto una cosa molto bella della quale anche io diedi il mio modestissimo contributo, quando stavano per arrivare gli F16. Ci fu una grande partecipazione popolare, e a testo di questa partecipazione popolare ci fu un grande vescovo che abbiamo avuto, Monsignor Tonino Bello che lasciò un documento contro gli F16, una cosa bellissima, documento che forse non ne siete a conoscenza, venne addirittura discusso in sede Onu. A Gioia Del Colle gli F16 non vennero più, a dimostrazione di come in effetti non è formale il riferimento all'autonomia locale, compito che su determinate materie le autonomie locali possono svolgere insieme a movimenti, insieme alla società civile”.

Proprio sul lato della democrazia preoccupa l'attuale grave situazione politica, sul versante della partecipazione alla democrazia. Il parlamento del nostro paese come sede più alta dal punto di vista delle Istituzioni, non può vivere sempre di preoccupazioni per leggi da approvare sul versante della giustizia.

Moro diceva: "Non basta parlare per avere la coscienza a posto. Noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia". Nel nostro paese esiste un problema che ossessiona madri e padri quotidianamente, che è quello del lavoro.

Riflettiamo un attimo rispetto a ciò che abbiamo di fronte oggi dice il prof. Occhiofino: “E’ tutto l'opposto, la cosa che voglio sottolineare non solo la contrapposizione fra legge ad personam e giustizia da rispettare, che è una contrapposizione letale, ma quella concezione molto bella "noi siamo dei politici e noi abbiamo un limite" molte volte alcuni politici non hanno limiti, sembrano degli onnipotenti, sembra che tutto sia permesso, sembra che tutto possano fare, sembra che siano i migliori, sembra che sappiano tutto.Questo riferimento di Moro credo che sia un riferimento molto saggio del quale forse, noi dovremmo fare buon uso in questo periodo dove tutto è attraversata da questa questione della giustizia”.

Le autonomie locali oltre ad essere agenti di democrazia dal basso, hanno anche una funzione dialettica di più di altri livelli come può essere il parlamento, perché gli enti locali sono espressione diretta delle istanze, delle esigenze, dei problemi, dei bisogni delle cittadine e di cittadini.

Il sindaco in particolar modo è la figura istituzionale degli enti locali più coinvolto nell’immediatezza della risposta umana sui problemi. Per quanto riguarda la legislazione che attiene agli enti locali, fino al 1990 vigeva una legge che veniva dal 1934, ed era il testo unico della legge comunale e provinciale, era un testo del periodo fascista.

Questa legge assegnava un ruolo non soltanto inadeguato agli enti locali ma anche antiquato rispetto ai problemi storici, ed era in sintonia con i venti del tempo. Questa legge del 1934 di fatto ha governato dal punto di vista normativo gli enti locali fino all'entrata in vigore della legge 142/90 (possiamo definirla regina delle amministrazioni locali), che è la riforma degli enti locali.

Con la 142/90 si incomincia a valorizzare il contributo, il ruolo, la presenza delle cittadine e di cittadini, e anche delle associazioni che possono dare un apporto in quanto le città siano sempre più immagine del sentire delle persone. Dalla legge 142/90 in poi, c'è stato un susseguirsi di leggi in pieno campo di autonomie: la 81 del '93 che riguarda l'elezione diretta del sindaco e l'elezione diretta del presidente della provincia.

Su questa legge ci sono due interpretazioni: c’è chi dice che è meglio oggi, e che dice che sarebbe meglio oggi qualora non ci fossero stati dei condizionamenti molto forti. Questo discorso vale sia per la figura del sindaco come per il presidente della provincia, in quanto spesso si sentono sganciati dalle varie esigenze, si rapportano al popolo, si rapportano a chi li ha eletti e dicono: "io sono stato eletto dal popolo e quindi decido io".

Però bisogna ricordare che questa legge venne fatta in un tempo in cui si invocava con forza il decisionismo, si diceva che c’era molto assemblealismo e non si decideva mai, e bisognava invece decidere. Proviamo a ricordare come gli enti locali perdevano molto tempo a discutere, il nostro paese con il monocolore Dc era impantanato con le giunte che duravano pochi mesi, e poi il commissariamento.

Quella legge e quella politica non rispondeva e non faceva rispondere alla concretezza fondamentale di un'azione politica, le crisi erano galoppanti. Tutte queste motivazioni vennero portate per avere l’attuale legge dell'elezione diretta del presidente della provincia e del sindaco.

Ma vi garantisco dice il prof. Occhiofino : “Per mia esperienza diretta, ho visto l'una e l'altra, vi posso dire che oggi è molto difficile condizionare la vita di un presidente di provincia o di un sindaco. Dando molto peso a queste figure si sono svuotati gli altri organi, e quando gli organi si svuotano come potere di controllo è pericoloso sul versante della democrazia. Oggi parlando con degli amici si è detto abbiamo di nuovo i prefetti, prefetti che la costituzione di fatto nata dalla resistenza aveva tolto nella sostanza. Ma oggi che cos'è un presidente di giunta regionale? A rifletterci sopra, rispetto alla prefettura, se vogliamo guardare bene. E’ stata data questa capacità libera, di poter interpretare determinate questioni con il sigillo "mi ha eletto il popolo". Anche qualche altro dice lo stesso, mi ha eletto il popolo. Pochi ricordano che anche Hitler venne eletto dal popolo, direttamente, non è che non venne eletto, venne eletto dal popolo, poi fece ciò che tutti conosciamo disgraziatamente. Il controllo è sempre un fatto positivo, il controllo di un organo su un altro, il controllo che sarebbe la cosa più bella del popolo rispetto a gli organi, che non può essere solo quello di andarlo a votare ogni cinque anni per intenderci ma anche altro. Quindi io non appartengo a coloro che dicono è meglio così, io so che nel passato prendevano determinate decisioni, c'erano anche crisi di governo certamente a livello locale però avevamo assemblee avevamo comuni che erano veramente centri di democrazia, dibattiti su questioni rilevanti, il sindaco prima di muoversi avrebbe dovuto ascoltare sia le forze politiche sia diverse altre fonti, oggi tutto questo è messo da parte con grande preoccupazione. Anche se con un poco di attenzione, vediamo dal basso dei movimenti, certe cose a livello nazionale si capiscono facilmente”.

Poi abbiamo avuto altre leggi nel '97 la Bassanini bis e le successive modifiche, poi la 267 che è stato il testo unico grandissimo passo in avanti dal punto di vista della legislatura degli enti locali. Poi abbiamo avuto una legge costituzionale la n.3 del 2001 sulle modifiche apportate alla costituzione, e poi la legge finanziaria del 2007 la composizione degli organi, i compensi dei consiglieri e le componenti di aziende partecipate degli enti locali.

Questo per quanto riguarda il quadro legislativo di oggi rispetto all'organo provinciale come dimensione istituzionale, finanziaria e nei ruoli dei vari organi.

 

Domani continua con la II^ ed ultima parte

 

 Carlo Antonio Resta

Donne in Cammino

Domenica 7 Marzo ore 18,30 presso la Sala De Deo – Piazzale Teatro Rossini, l'Osservatorio Regionale sulla Legalità, Libreria Minerva e "un'altra società" – laboratorio di legalità e libera informazione organizzano l'incontro dibattito "Donne in Cammino"

Dalla scuola di formazione socio politica di Gioia del Colle.

La 6^ lezione svolta il 28 novembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla dell'alta Murgia. Poiché trattasi del nostro territorio, di come  sia intriso di storia, di cultura, di sacrifici, di fatti, di denunce  e di tante altre cose civili e meno civili, la lezione è piuttosto corposa. Ho cercato di sintetizzarla al massimo, ma questo comportava tagli piuttosto decisi e l'eliminazione di dettagli e particolari importanti, alla fine ho preferito non fare molti tagli e suddividere la lezione in cinque parti, vi posso assicurare che non c'è da annoiarsi. Giustamente il prof. Franco Ferrara definisce questa lezione "un caso concreto", aggiungo che per conoscere i casi concreti bisogna andare dai testimoni sul territorio e il prof. Piero Castoro, il nostro docente che ci ha deliziato con la lezione sulla "Tutela e lo sviluppo dell'alta Murgia" è un testimone del nostro territorio.

Buona lettura

Carlo Antonio Resta

Capitolo 01

Capitolo 02

Capitolo 03

Capitolo 04

Capitolo 05

 

 

Presentazione – Dibattito sul libro “Giorgio Perlasca un italiano scomodo”.

Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" laboratorio di legalità e libera in collaborazione con Istituto di Istruzione Superiore RICCIOTTO CANUDO Liceo ScientificoLIBRERIA MINERVA – LIBRERIA ARCADIA

12 FEBBRAIO venerdì 2010 ORE 18,30

Auditorium Liceo Scientifico "R. Canudo"

Via Aldo Moro - Gioia del Colle

Presentazione-dibattito

del libro "Giorgio Perlasca – un italiano scomodo"

ChiareLettere editore

"Non ci sono parole per lodare la tenerezza con cui ci avete sfamato e vi siete preso cura dei vecchi e degli ammalati. Che Dio onnipotente possa ricompensarvi." Biglietto consegnato a Giorgio Perlasca dagli inquilini di una casa protetta di Budapest, maggio 1945. 

Presentazione-dibattito del libro “Vaticano S.p.A.”

 Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine – periodico di cultura e politica

28 GENNAIO giovedì 2010 ORE 18,30

Aula Magna Liceo Classico "P. Virgilio Marone"

Via Roma – Gioia del Colle

Presentazione-dibattito

del libro "VATICANO SPA"

ChiareLettere editore

"Si ha la sensazione netta che ci si trovi di fronte, tutti , a un potenziale esplosivo inaudito, che deve essere doverosamente portato a conoscenza delle più alte autorità ."

Lettera riservata di Angelo Caloia, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, al segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.

Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti. Lettere , relazioni riservate , bilanci , verbali , bonifici . La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata.

Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003) , tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta.

Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna. Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L'artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori , immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti.

l soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana: titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco. Depositi che raccolgono i soldi lasciati dai fedeli per le Sante messe trasferiti in conti personali , con le più abili alchimie finanziarie .

Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria " lavanderia" nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Tutto in nome di Dio .

 

Autore

GIANLUIGI NUZZI

Gianluigi Nuzzi è inviato di "Panorama" . Già collaboratore del "Corriere della Sera" e giornalista de "II Giornale", dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese. Nella primavera del 2008 ha avuto per la prima volta accesso all'archivio segreto di monsignor Dardozzi.

IL COMUNE: proviamo a capire come funziona – III Parte

SindacoIl sindaco: il sindaco con la nuova legislazione se sa gestire nella correttezza ha straordinari poteri. Il sindaco prima di tutto deve essere il garante della correttezza di operato della sua amministrazione, deve essere garante della unità di indirizzo politico di quella maggioranza, deve essere garante della coerenza durante tutto il proprio mandato. Deve espletare il mandato con consapevolezza di ruolo che richiede una certa tensione, e deve avere anche il coraggio quando si accorge che vi è un momento in cui si deraglia per ragioni diverse, oppure la maggioranza non è più in grado di attendere eticamente, moralmente e amministrativamente quell'impegno assunto, di andare via.

Il sindaco nelle sue prerogative ha il grande potere di dire: se noi non riusciamo ad assolvere coerentemente i compiti che ci vengono, dall'alto mandato ricevuto, si va via. Questa però può rivelarsi un'accusa da utilizzarsi in termini ricattatori, perché c'è chi lo può utilizzare per esercitare pressioni indebite sulla squadra del sindaco.

Dice l'avv. Gentile: "Io credo che questo è un momento di nobilissimo esercizio di democrazia, e un sindaco perbene quando si accorge che le ragioni per cui è stato eletto, non possono essere più soddisfatte con compromissione del vincolo fiduciario con la popolazione, deve avere questo punto di caduta che secondo me non è un ricatto ma è un alto esercizio di democrazia da parte di un sindaco".

Il sindaco sappiamo è eletto direttamente dal popolo, dura in carica cinque anni, è rinnovabile soltanto una volta, quindi non è candidabile per un terzo mandato consecutivo. Il vincolo del divieto del terzo mandato dovrebbe negli intenti del legislatore, rispondere alla finalità di favorire il ricambio al vertice delle amministrazioni, evitare incrostazioni.

Quali sono le funzioni più importanti del sindaco, tra tutte quelle di sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici, quello di rappresentare la giunta, abbiamo detto presiedere la giunta, convocare le giunte ma sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici. Continua la Lettura

Presentazione-dibattito del libro “La Questione Immorale”

17 gennaio 2010 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano, Un'altra Societ@

 Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine – periodico di cultura e politica

Martedì 19 Gennaio

Aula Magna Liceo Classico "P. Virgilio Marone"

Via Roma – Gioia del Colle

presentazione – dibattito

del libro "LA QUESTIONE IMMORALE"

Chiare Lettere editore

"se oggi c'è un problema della democrazia in italia , è piu' un problema di principi che di istituzioni . . . dobbiamo essere democratici sempre in allarme."
Norberto Bobbio, "Risorgimento", 1958

 

Il problema più urgente: riformare la giustizia. Separazione delle carriere, non obbligatori età dell'azione penale, responsabilità civile dei magistrati, blocco delle intercettazioni telefoniche. Più che l'efficienza della giustizia ai politici sembra stare a cuore il controllo dei magistrati e la garanzia dell'impunità. Questo libro spiega il come e il perché. Basta togliere l' iniziativa al PM e metterlo alle dipendenze del potere politico. O gli si toglie il controllo della polizia giudiziaria. O limitare le intercettazioni.

Mentre polizia, servizi e quindi il governo per motivi di sicurezza possono intercettare migliaia di cittadini. Un enorme archivio segreto. E nessuno dice niente.

In realtà molto s i potrebbe fare per rendere più efficiente la giustizia.

Subito. Tinti lo dimostra. E tutti lo sanno. Ma una giustizia che veramente funzioni fa troppa paura.

 

Autore

BRUNO TINTI

È' stato Procuratore aggiunto presso la Procura di Torino. Dal dicembre 2008 ha lasciato  la magistratura.

Ora, come dice lui , fa il cantastorie: scrive e racconta quello che ha imparato riguardo a leggi, politica, giustizia.

Nel 2007 ha pubblicato con successo il libro TOGHE ROTTE (Chiarelettere, 85 mila copie) , che è anche il titolo del suo fortunato blog sulla giustizia.

IL COMUNE: proviamo a capire come funziona – II Parte

MunicipioQuali sono le funzioni di un comune? Queste le dettaglia l'art. 13 del decreto legislativo 267/2000 che radica in capo al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, in particolare nei settori (lo dice l'art. 13) organici dei servizi alla persona e alla comunità, all'assetto e utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, facendo salvo quando non sia attribuito da altri soggetti dalla legge statale o regionale nel rispetto delle reciproche competenze.

Di conseguenza le funzioni possono essere distinte in funzioni proprie, che sono quelle che identificano il comune nella sua posizione di ente esponenziale della comunità stanziata in un determinato periodo su quel territorio (e sono funzioni amministrative che la legge assegna al comune con esclusione di tutti gli altri soggetti istituzionali), e poi ci sono le funzioni conferite con leggi statali e regionali perché ancorchè a livello istituzionale sia sancito il principio che la competenza comunale sia fatta salva per la generalità delle funzioni amministrative, questo non toglie che Stato e Regione possono con legge propria conferire al Comune anche altre funzioni.

Il principio di sussidiarietà orizzontale cade a concio nella nostra realtà, perché è sempre l'art.3 che è un articolo fondamentale nel concetto del testo unico sulle autonomie locali, specifica anche che i comuni svolgono le loro funzioni pure attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dall'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali, così si attua il principio di sussidiarietà nei confronti dei privati.

Quindi vi è questo principio che si è voluto affermare  con grande enfasi della collaborazione di soggetti privati in forma singola o associata, in grado di garantire anche in questa condizione duale con l'Ente Pubblico. Con l'art.118 della Costituzione il principio di sussidiarietà orizzontale ha trovato anche una sua giusta istituzionalizzazione.

Vediamo come si muove il Comune concretamente verso i suoi organi, attraverso le sue strutture, attraverso le sue competenze. Organi del governo: per organi s'intende quelle espressioni deputate all'esercizio della funzione amministrativa nell'ambito comunale, e sono il Consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco.

Il consiglio comunale ha diverso tipo di composizione a seconda del numero degli abitanti residenti, ed ha una durata di mandato quinquennale che è omogenea per tutte le realtà comunali. I consiglieri hanno una loro istituzionalizzazione, hanno nell'art. 43 del testo unico la loro sede di esplicazione dei diritti istituzionalmente sanciti. Continua la Lettura

IL COMUNE: proviamo a capire come funziona – I Parte

Scuola di PoliticaNella lezione svolta il 31 ottobre abbiamo affrontato il tema del "Comune e il suo funzionamento". Il docente è l'avv. Giuseppe Gentile che ha esercitato la professione di avvocato, ha rivestito per diversi anni il ruolo di assessore nel comune di Cassano e negli ultimi dieci anni ha vestito il ruolo di sindaco. Attualmente è consigliere provinciale e fa parte della commissione consiliare al bilancio e alla programmazione e dice: "Qui metto a frutto l'esperienza vissuta ma anche quella teorica delle Istituzioni, perché prima di svolgere un compito bisogna attrezzarsi e bisogna conoscere parte di questa orditura costituzionale e ordinamentale per potersi muovere. Questo penso che sia un suggerimento indispensabile per poter procedere".

Visto l'argomento molto tecnico e il bagaglio professionale e di esperienza dell'avv. Giuseppe Gentile, riporterò tal quale la specificità della terminologia altrimenti perderebbe di contenuti e di assonanze terminologiche. L'avv. Gentile parte subito con un riferimento costituzionale che è l'art. 5 il quale sancisce il principio pieno e pregnante che la Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali. Evidentemente in quel riconoscere esiste la percezione quasi giusnaturalistica di una realtà che non si può non riconoscere. Continua la Lettura

Diocesi, circoli e centri studio: così crescono le scuole politiche pugliesi

Don MilaniLa formazione

Non solo convegni e seminari: un viaggio negli istituti Lezioni affidate a studiosi di formazione laica o cattolica

BARI – Il bisogno di una politica che parli alle in­telligenze e sappia coinvolgere su questioni importanti ha determinato anche in Puglia, negli ultimi anni, la diffusione di scuole di politica e cicli di seminari. Quella del vesco­vo di Ugento, Vito De Grisantis, che ieri ha dato avvio ad un percorso di incontri rivolti a quasi 350 amministratori comunali, provin­ciali, regionali, e che diventerà una vera pro­pria scuola per l'impegno sociale e politico, richiama una serie di iniziative che si concen­trano su temi culturali come sviluppo e terri­torio, etica e potere, partecipazione e solida­rietà. Continua la Lettura

Il film della manifestazione “Carovana Antimafie”

Con questo film realizzato da Franco Gisotti e donato all'Associazione, noi referenti locali di Libera Gioia,  vogliamo sinceramente ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato a preparare le iniziative del 12 dicembre e che hanno accompagnato  il passaggio della Carovana Antimafie.

In primis il Sindaco che, nonostante i suoi molteplici impegni, ha partecipato al raduno e al dibattito del Liceo Scientifico; ai professori  e alle maestre di tutte le scuole della nostra città che già da tempo trattano e cercano di educare i nostri ragazzi ai valori della Legalità, della Giustizia e della Carta Costituzionale; un grazie speciale alla instancabile Dina Montebello, a Marisa Gatti e a Giorgio Gasparre; alle associazioni  WWF e Legambiente che hanno subito sostenuto e partecipato alle nostre iniziative;  a Giuseppe Colangelo per la sua creatività; a Sebastiano Tangorre e Francesco De Carlo per la loro disponibilità e il prezioso apporto informatico;  un abbraccio e un grazie a tutti i ragazzi dell'Arci per la loro fondamentale partecipazione, in particolare al suo Presidente Dario Milano e a Sara Gisotti  che ha  curato così scrupolosamente, aggiornandola ogni giorno, la pagina facebook del nostro Presidio ; grazie, infine,e a  tutti i nostri soci che con la loro paziente partecipazione hanno fatto sì che potessimo realizzare Libera anche a Gioia del Colle……e questo è solo l'inizio!

Buon Natale e auguri per un buon 2010.

Luisa Pavone e Nicola Romanelli

Manifestazione Carovana Antimafie - Prima Parte 

  

Manifestazione Carovana Antimafie - Seconda Parte

Oggi a Gioia partecipate alla Carovana Antimafia.

11 dicembre 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Carovana Antimafie, Politica & Società

Libera GioiaVi invito a partecipare a questo evento e informo che dalle 18,30 del 12 dicembre p.v. sul piazzale della chiesa di S. Lucia  sarà allestito il banchetto per la raccolta di firme contro l'emendamento della finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati in pubbliche aste (che ovviamente potrebbero essere riacquistate dai mafiosi) e  il banchetto dei ragazzi del WWF che raccoglieranno firme per la campagna che stanno conducend, chiamata delle "100 piazze", sui cambiamenti climatici. Vi aspetto anche sotto la pioggia.

Per LiberaGioia
Luisa Pavone e Nicola Romanelli 

 

PROGRAMMA

ore 15.30  raduno presso il Liceo Scientifico "Ricciotto Canudo" via Aldo Moro (zona 167);

ore 16.00 arrivo Carovana,animazione e presentazioni;

ore 16.30 all'interno dell'auditorium del liceo interventi di associazioni

e istituzioni aderenti con eventuale dibattito. Seguirà la lettura di alcuni

brani tratti dal libro di Roberto Saviano "La Bellezza e l'Inferno" da

parte dei ragazzi della scuola media "Enrico Carano";

ore 17.30 partenza del corteo-fiaccolata per le strade della città

accompagnati da musica a tema.

ore 19.30 arrivo in via Roma e scioglimento del corteo.

Premiazione concorso fotografico.

Banchetti di Libera per la raccolta firme contro la vendita dei beni

confiscati alle mafie, sul piazzale della Chiesa Santa Lucia,

a partire dalle 18.30.

Vi aspettiamo!!!!!

A Gioia la Carovana Nazionale Antimafie 2009 – Invito

Libera Gioia-Alle Parrocchie
-Alle Associazioni
-Ai partiti politici
-Alle organizzazioni sindacali    
-A tutti i singoli cittadini

Oggetto: CAROVANA NAZIONALE ANTIMAFIE  2009-  INVITO  -

A  Gioia del Colle è stato recentemente insediato un presidio di LIBERA,  Associazione  nata con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Essa è stata fondata da Don Luigi Ciotti che tutt'oggi la guida.

Una prima iniziativa nazionale della associazione LIBERA  che coinvolgerà il nostro paese è  il passaggio della "Carovana Nazionale Antimafie".

In occasione del passaggio della "Carovana" e della relativa sosta presso  scuole locali al fine di diffondere l'educazione alla legalità fra i giovani e non solo,il presidio LIBERAGIOIA ha organizzato vari momenti  di riflessione. Uno di questi consiste nel concorso fotografico "metti a fuoco l'abuso" aperto sia agli studenti che alla cittadinanza tutta.

La Carovana sosterà a Gioia il  12 dicembre alle ore 16.00 incontrando studenti e cittadini interessati presso il Liceo Scientifico dove sarà proposta una riflessione sui temi della legalità e della partecipazione alla vita democratica. Di seguito ci sarà la "fiaccolata della legalità" che percorrerà alcune vie del paese e terminerà intorno alle h.20.00 in via Roma nei pressi della chiesa di S.Lucia.

Si invita a comunicare la vostra partecipazione alla fiaccolata al seguente indirizzo di posta elettronica: liberagioia@gmail.com

            Distinti saluti

Gioia del Colle, 2 dicembre 2009

Per il presidio Libera Gioia

Luisa Pavone
Nicola Romanelli 

Rinviata la Presentazione-dibattito del libro “La Questione Immorale”.

Iniziativa del laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine – periodico di cultura e politica….

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