Per un amico in più.
9 giugno 2010 Autore: Sebastiano Tangorre
Categorie: Politica & Società, Primo Piano, Social Network
Storie del tipo: partecipa ad una serata di balera alla Masseria della Chiattona, brindisi post cena con i vecchi colleghi di lavoro, magari ognuno con la sua vita, ognuno con i suoi problemi ma con un unico argomento: Facebook.
Sembra che ormai sia davvero impossibile mangiare una pizza con amici senza che non sia nominato almeno una volta il nome di Facebook. Più che una rete di contatti, il network più famoso del mondo sta diventando un’agenda setting delle nostre vite.
Ma qual è la sua vera funzione? Ogni utente che si iscrive al network subisce inizialmente il fascino di questo strumento, tutti vengono improvvisamente assaliti da una morbosa curiosità e da un forte desiderio di voyeurismo: così si iniziano a cercare i vecchi amici, si spiano le foto, i loro profili e dopo qualche giorno si passa ai conoscenti, a quelli che hai visto una volta e non sai neppure bene il cognome. Poi, inseriamo anche sul cellulare l’ormai inseparabile icona di facebook per essere sempre “reperibili” finché anche quest’impellente necessità di conoscere i fatti privati del mondo intero si spegne, e non restano che giochini più o meno intelligenti e una casella di posta in più da controllare.
La Facebookmania ha contagiato in particolare la fascia tra i 30 e i 50 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine.
I Facebook-maniaci sono spesso i nostalgici, i troppo soli, gli insoddisfatti, quelli con l'alter ego, quelli che lo fanno per farsi pubblicità, i cuori infranti e i latin lover virtuali. Non amo categorizzare, ma sono convinto che Facebook non porti alcun valore aggiunto ad una persona pienamente realizzata. Ciò non toglie che in un mondo di vite frenetiche e tempi interrotti il network resti lo strumento che riempie la nostra solitudine dandoci l’impressione di avere davvero centinaia di amici anche se, alla fine, riusciamo a vederne un paio una volta a settimana.
Su Facebook la parola “contatti” è diventata “amici”.
Su Facebook e nella vita di molti questo valore numerico è diventato il “misuratore” della propria autostima.
Che fine ha fatto l’amico che lo svegli alle tre di notte mette il pigiama e per te prende anche le botte?
Ciò che è vero e che manca sempre di più l’uso consapevole e corretto di uno strumento che non può surrogare i rapporti umani e che può indurre, soprattutto, in noi tutti ad avere una concezione irreale dei legami, quindi a confondere per amicizia, quello che è semplicemente un contatto, il più delle volte con un perfetto sconosciuto, e a credere che anche nella vita, come nelle chat o nei social network, si possa apparire e scomparire a proprio piacimento o nascondersi dietro false identità per essere quello che si è o che si vorrebbe essere. (stellina)
Facebook resta quindi una dolce illusione ma anche un buon business, perché, nonostante sia vietato fare attività di marketing, in Facebook è praticamente impossibile, arrestare una catena che si genera al suo interno. Insomma, una fortuna per gli uffici stampa o per chi vuole far circolare informazioni su un evento attraverso il passa parola. E’ una fortuna anche per i nostri politici che, “astutamente” cercano la nostra amicizia “non certo disinteressata” e creano gruppi e cause per veicolare contenuti “partigiani” , tutti, emulando il Presidente degli States.
Sebastiano Tangorre










