Sfoglia >
Home / Archivio della Categoria 'Politica & Società'
Il lavoro è una chiave che apre il nostro futuro!
Questo diritto-dovere è importante per tutti gli uomini, perché permette loro di mantenersi, vivere dignitosamente e soprattutto formare una famiglia.
La Repubblica permette a chiunque di svolgere un’attività che concorra al progresso della società. Per poter realizzare questo impegno, tutti noi bambini dobbiamo studiare e impegnarci tanto in tutto quello che facciamo perchè solo così potremo diventare dei bravi lavoratori. Tutto questo e’ possibile solo se intorno a noi ci sono persone che si impegnano molto nel crescerci, educandoci e istruendoci, basta pensare al lavoro dei nostri genitori, dei nostri insegnanti…. Perciò penso che siano fondamentali la famiglia e la scuola: la prima ci da consigli utili per la nostra vita, la seconda ci prepara a viverla!
La dignità di ogni cittadino è fondata sul lavoro; solo così si è liberi di partecipare al progresso del mondo. Se per esempio un giorno, qualcuno dovesse privarci dei nostri diritti di lavoratori, non saremmo più liberi, ma schiavi. Tutto questo non permetteremo mai che accada, perché, la Costituzione è fondata sul lavoro dei cittadini liberi e sulla libertà dei cittadini lavoratori.
Perciò, ritengo che l’articolo 4 debba essere un principio impresso nel cuore di tutti, perché la scuola ed il lavoro, sono elementi su cui cresce la nostra vita. Tutto questo però dobbiamo realizzarlo, con impegno, amore, collaborazione, perché quello che stiamo costruendo deve servire agli altri.
Rinunciando alla corruzione la nostra dignità e la nostra vita sarà piena di lealtà e di rispetto reciproco. Quindi, tutti noi dobbiamo mettercela tutta per rendere perfetta la NOSTRA REPUBBLICA, soprattutto noi bambini, nel nostro piccolo, dobbiamo farlo, perché siamo il futuro e dobbiamo costruirci un posto nella vita sociale che ci porti al nostro traguardo!
GIANMARCO PANESSA (10 anni)
La crisi economica globale ha colpito in modo particolarmente grave le generazioni più giovani mentre, gli “adulti”, sono stati parzialmente protetti dalla cassa integrazione.
Si legge in questi giorni che in Italia circa il 27% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni sono disoccupati.
In Italia, quindi, oltre due milioni di giovani vivono il dramma della disoccupazione.
La disoccupazione giovanile ha pericolosi effetti sull’economia della nostra nazione. La ritardata entrata nel mondo del lavoro, frena i tempi di sviluppo delle carriere per cui, ci troveremo tra qualche anno una forza lavoro più debole, che verserà meno contributi e tasse con una conseguente capacità di consumo più bassa.
Davanti a questo drammatico scenario, in Italia persiste una pressione fiscale sul lavoro dipendente che risulta essere superiore alla media europea e l’imposizione troppo elevata sul costo del lavoro, diminuisce le opportunità occupazionali.
Allo stesso tempo l’Italia è uno dei paesi Europei in cui l’evasione fiscale è tra le più elevate.
Esiste quindi un circolo vizioso contro il quale è necessario ristabilire un patto fiscale tra lo Stato ed i cittadini in funzione del quale, lo Stato inizi a chiedere meno risorse ai suoi cittadini e allo stesso tempo pretenda che quanto chiesto venga corrisposto. E’ importante ristabilire un legame di reciproco rispetto tra cittadini e Stato.
A consolidare questo legame, concorre in primis la trasparenza della destinazione delle risorse prelevate dalle tasche dei cittadini.
Mi convinco sempre più della necessità di destinare le risorse economiche prelevate dall’ evasione fiscale assieme a parte di quella prelevata dalla ordinaria fiscalità, alla riduzione del cuneo fiscale delle imprese e dei lavoratori dipendenti in percentuale inversamente proporzionale all’età del lavoratore.
Il vantaggio economico derivante dalla riduzione del cuneo fiscale, quindi, dovrebbe essere equamente ripartito tra i lavoratori ed imprese nella parte relativa all’Irpef per produrre da un lato un beneficio visibile in termini di salario netto, dall’altro, una riduzione non indifferente del costo del lavoro per le imprese.
La riduzione del costo del lavoro renderebbe meno profittevole, dal punto di vista dei costi, per le imprese l’assunzione con contratti a flessibilità e dunque, favorirebbe l’occupazione stabile.
Questo scenario, ci porta a dare un volto nuovo all’evasione. La lotta all’evasione che serve non è quella dal volto minaccioso pronto ad accendere una sanzione, spesso preventiva, o dal volto ottuso di una burocrazia che complica la vita alle imprese ed ai cittadini.
La lotta all’evasione deve utilizzare i mezzi della chiarezza ed efficacia della spesa, della riduzione dei carichi di imposta e di regole che rendano chiaramente percepibili le sue conseguenze antisociali.
Sebastiano Tangorre
Nell'ultimo numero di Gioia Oggi (gennaio III, 2012) Francesco Capodiferro compie un'analisi dello stato del Comune di Gioia del Colle che ci rimanda alla famosa ispezione della Ragioneria Centrale già analizzata da Franco Ferrara e pubblicata su Gioia News. Visto che le coordinate politiche non cambiano, troviamo di estrema attualità l’articolo di Franco Ferrara scritto nel 2008.
Nel numero scorso di “Gioia News” è stata pubblicata la sintesi della “Relazione sulla verifica amministrativa contabile compiuta dal dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze- Servizio Ispettivo al Comune di Gioia del Colle nel periodo 8 ottobre-26 ottobre 2007. E’ una “Relazione” composta da 117 pagine. I capitoli dell’ispezione sono 5 e comprendono: 1.Analisi dei documenti di bilancio e dei risultati di amministrazione (4 paragrafi); 2. La spesa per il personale(30 paragrafi); 3.Gli incarichi professionali (4 paragrafi); 4.L’affidamento dei servizi pubblici locali (10 paragrafi); 5. L’indebitamento (6 paragrafi); 6. Conclusioni (1 paragrafo); 7) 68 allegati, le fonti primarie (norme legislative), le fonti secondarie (norme contrattuali). Il giornale ha già riportato i passaggi che hanno sollevato e sollevano le criticità e le irregolarità compiute e evidenziano il fallimento del “metodo politico” con il quale è stato amministrato il nostro Comune negli ultimi 15 anni. Il fatto singolare è la situazione contabile che si trascina dal 1963. Questo aspetto permette di cogliere la situazione strutturale dell’Ente che si trascina nel tempo e che la politica non è capace di risolvere.
La mia lettura della “Relazione” mira a comprendere la “capacità di spesa” del Comune attraverso l’utilizzo dei Mutui. Nella relazione viene riportato:”.. l’ente ispezionato ha rivelato un rilevante numero di mutui accesi che presentavano un residuo ancora da erogare…su un totale di 126 posizioni, 48 presentavano un residuo ancora da erogare e di queste 38 facevano riferimento a mutui concessi tra il 1963 ed il 2000…l’importo di €65.837,10 rappresentano mutui per i quali l’ente avrebbe potuto procedere a richiedere il residuo capitale. Di fatto l’Ente sta pagando gli interessi su tali somme benché le stesse non vengono utilizzate. L’ispettore esamina un campione di 5 mutui erogati dal 1976-1991 e fa notare:sebbene gli importi non siano molto rilevanti, va comunque evidenziato che lasciare risorse inutilizzate presso la Cassa Depositi e Prestiti senza che vi siano ragioni giustificative determina comunque un danno erariale pari all’importo degli interessi pagati sui nuovi mutui contratti per il finanziamento delle opere pubbliche per un importo corrispondente.
I mutui sono gli strumenti della spesa per eccellenza attraverso i quali è possibile cogliere il rapporto tra “organizzazione del lavoro amministrativo, capacità di indebitamento/ spesa dell’Ente, e metodo di governo politico”. Il fatto di registrare Mutui pendenti presso la Cassa Depositi e Prestiti dal 1963 , oltre 40 anni, denota che l’arte di “governare” l’apparato organizzativo del personale politicamente è inesistente e diventa difficile stabilire le responsabilità. Il rapporto tra la professionalità dei dirigenti e indirizzo politico si traduce obbligatoriamente in rapporto clientelare. I procedimenti amministrativi pur sottoposti alla responsabilità dirigenziale sfuggono a chi deve esercitare la funzione di controllo, in modo particolare si evince la totale assenza delle opposizioni politiche. Si finisce inesorabilmente di vedere affermato il “bilanciamento degli interessi reciproci” o meglio la discrezionalità delle decisioni sostituisce l’imparzialità stabilita dall’art.97 della Costituzione (…”I pubblici uffici devono assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”). L’ispezione ha riguardato in modo particolare il personale dell’ Ente Locale, quasi il 90% è dedicato alla contorta vicenda contrattuale del personale. Dico contorta in quanto è sulla storia degli inquadramenti “verticali” (cioè passaggio ad incarico superiore) e “orizzontali” (progressioni nello stesso incarico ma con una classe superiore di stipendio). E’la strada dolorosa sia delle amministrazioni che della stessa azione sindacale. Gli inquadramenti professionali sono il riflesso diretto dell’organizzazione del lavoro. Si cambiano gli inquadramenti quando si modifica l’organizzazione del lavoro, sia rispetto alle capacità professionali che nei comportamenti e negli atteggiamenti degli operatori,quindi, la pianta organica dell’Ente viene configurata quando si devono dare certezze agli interventi. Se si verificano “promozioni facili”, si utilizza per lungo tempo il precariato, si assumono dirigenti con contratto privatistico al posto di bandire i concorsi, si utilizzano le premialità per proteggere gli “amici”, significa che l’etica pubblica diventa una variabile impazzita. Personalmente ho più volte richiesto alle tre “amministrazioni” di centro sinistra di consegnare agli elettori alla vigilia delle competizioni elettorali il “Libro Bianco” del proprio operato. Inascoltato. Dopo la legge di riforma degli Enti Locali del 1992, ho reiterato la proposta del “bilancio partecipato” in quanto non si possono chiamare i cittadini soltanto ad adempiere con tributi e tasse. L’unica appuntamento pubblico sul bilancio attraverso la Conferenza cittadina risale al 23 febbraio 1996, per merito della Costituente Democratica. Dopo sono apparsi a singhiozzo gli schemi –preventivi e consuntivi- approvati, sulla stampa nazionale e sul Bollettino Comunale. La democrazia richiede oltre alla trasparenza, una condivisione diffusa della responsabilità amministrativa e non un accentramento della stessa nelle mani dei politici e dei dirigenti, il “bilancio partecipato” è lo strumento per eccellenza per evitare forme di dominio. Allo stato attuale al posto del “Libro Bianco” ci troviamo un “Libro Nero”. Si nero, in quanto si evincono i comportamenti assunti nel periodo che doveva caratterizzarsi da un governo di giustizia interno ed esterno all’Ente. Gli atti ispezionati sono contrassegnati da un metodo di governo che non può che ispirarsi alla logica di dominio e non del servizio. Gli elettori avevano e hanno il diritto a sapere la nuda verità, per valutare le conseguenze politiche di ciò che è stato fatto dal centro sinistra e non essere messi di fronte alla scelta coatta di votare a destra. Come è necessario conoscere il perché l’opposizione ha taciuto o meglio non ha fatto conoscere le situazioni che l’ispettore ministeriale ha registrato. Le contraddizioni degli atti compiuti trovano nella Relazione una denuncia puntuale. La vicenda SPES SpA viene censurata come beneficiaria di un trattamento favorevole, ricevuto dal Consiglio Comunale con la Delibera n.14 del 9.3.2007 con la quale il Comune assegnava alla SPES Gioia SpA, direttamente e senza gara, il diritto di installare impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili su beni comunali. Con la privatizzazione dei servizi il metro di misura è il mercato, lo strumento è la gara d’appalto non l’affidamento diretto fatto dal Consiglio Comunale. Seguendo il metodo di lettura “rapporto organizzativo, capacità di spesa, governance”, il periodo preso in esame 2002-2006 evidenzia una continuità del metodo di governo della spesa. Infatti, l’esame di Bilancio ha evidenziato una costante di Avanzi al netto dei Disavanzi, quindi ogni esercizio si è sempre chiuso in attivo ma l’Ispettore fa notare che ciò si verifica attraverso la manovra dei Residui Attivi/Passivi, questi sono oggetto di decisione dei Dirigenti dei 4 Settori se mantenerli o azzerarli senza produrre alcuna motivazione e così si continuano a registrare residui di antica data come quello relativo al campanile della Chiesa Matrice. Non vi è irregolarità contabile ma è utile mantenere in vita i residui per ricercare gli equilibri “politici” attraverso il Bilancio. Possiamo tirare alcune prime conclusioni: l’ispezione ha gettato un fascio di luce su una situazione che chiama in campo la concezione dell’etica della responsabilità e della politica. Sicuramente gli amministratori e i dirigenti del periodo ispezionato continueranno a dare le loro spiegazioni, le loro versioni,ma visto che si parla di irregolarità e non di reati contro la Pubblica Amministrazione il risarcimento dei danni erariali sarà effettuato dalla Corte dei Conti che lo rileverà ed emetterà le sentenze relative. Resta la constatazione che l’impostazione politica del centro sinistra trova nella Relazione Ispettiva alcuni elementi del suo fallimento. Governare la macchina amministrativa e le risorse pubbliche con il fine della giustizia è cosa diversa da chi vuole piegarla ai suoi disegni di potere. Restano intatte le attese di una città che continua a chiedere un senso di giustizia diffusa in tutti i comportamenti e si ritrova sempre o con il clientelismo, o con il familismo, o con la discrezionalità nei trattamenti a favore degli amici. Resta la “questione” come cogliere la “differenza tra sinistra e destra”. La Relazione dello stato centrale del periodo 2002-2006 giudica negativamente l’operato amministrativo; gli elettori il 14 aprile hanno bocciato quello politico. Da dove ricominciare? Credo che tutti devono esprimersi sulla Relazione, soprattutto l’Amministrazione in carica faccia conoscere la sua lettura della stessa e come intende risolvere le “questioni” aperte, visto che nella compagine della nuova Giunta figura un ex amministratore del centro sinistra. Il centro sinistra ha l’onere di produrre il suo Libro con le sue valutazioni amministrative e politiche necessarie per elaborare una piattaforma perché la politica possa ripristinare il criterio di giustizia della vita pubblica.
Agosto 2008
Franco Ferrara
I pilastri fondamentali su cui costruire lo sviluppo economico di una società civile sono due: equità fiscale ed osservanza delle regole e dunque una giustizia efficace.
Nel precedente mio articolo pubblicato su questo blog dal titolo “Ipertassati” mi sono soffermato sul primo dei due, individuando nell’attuale inequità del prelievo fiscale esistente in Italia tra il reddito delle famiglie e quello delle imprese, la causa dell’inevitabile “recessione” che già ci coinvolge e che il tiepido processo di “liberalizzazione” avviato in questi ultimi giorni dal governo Monti, non potrà fermare né attenuare.
In questo, mi soffermo sull’altro pilastro ovvero il carente funzionamento della giustizia, il non rispetto delle regole e della conseguente nascita di regole sbagliate che determinano un alto costo per l’economia italiana e ne impedisce il suo sviluppo.
Prendiamo ad esempio il mondo del lavoro. Nel mondo del lavoro, qualunque nuova regola non funzionerà mai, senza una giustizia veloce. I lavoratori e le imprese oggi sono penalizzati dalla lentezza della giustizia quanto l’osservanza di regole sbagliate.
Se un’impresa vuole licenziare un lavoratore assenteista, prima deve provare che c’è la “giusta causa”. Se il lavoratore può esibire certificati medici anche per patologie senza riscontri oggettivi (per esempio un esaurimento nervoso) diventa difficile, per l’impresa, avere ragione in tribunale. Poi, se perde la causa, con l’art.18 l’impresa deve riassumere il lavoratore dipendente. E se la causa dura 15 anni, l’impresa dovrà pagare 15 anni di stipendi arretrati.
Ma soffrono anche i lavoratori e i precari che hanno pochissime possibilità di farsi valere. Possono subire minacce e ricatti e chi è pagato in nero o meno di quanto dovrebbe ricevere, rischia di avere ragione quando ormai l’azienda ha già chiuso i battenti.
Anche la lotta all’evasione ha bisogno di una giustizia fiscale rapida.
Se qualunque contenzioso può trascinarsi per anni per essere giudicato sui cavilli di una legislazione fiscale intricatissima, fare ricorso conviene sempre.
Esiste anche un legame tra giustizia e liberalizzazioni perché liberalizzare non vuol dire solo più concorrenza, ma significa spesso cambiare le regole e farle rispettare.
Come nel caso delle assicurazioni, dove per ridurre le tariffe non bisogna avere più concorrenza tra le società assicuratrici, ma ridurre le frodi dai “colpi di frusta”, che da noi sono da record mondiale.
Dunque, un cambiamento della giustizia civile italiana avrebbe un ruolo enorme nell’evitare che i costi creati dai furbi si scarichino sul resto dei consumatori (es. gli automobilisti onesti).
Riformare la giustizia quindi non significa solo riformare il “rito”. Occorre riformare l’intera organizzazione del settore della giustizia, incominciando dalla professione dell’avvocato. Questa non può essere “liberalizzata” introducendo l’obbligo dei “preventivi” da esibire al cliente né può essere liberalizzata come ruolo, perché in Italia di avvocati ce ne sono già 4 volte più che in Francia ma incentivando l’associazionismo e riducendo l’ipergarantismo della giustizia italiana, (si può andare in appello per una multa ricevuta per una infrazione al “codice della strada”) che causa l’intasamento dei tribunali da migliaia di piccole cause inutili.
Racconto di seguito una storia realmente accaduta per le opportune riflessioni.
Un mio amico eredita un appartamento da una zia. Valore di mercato: 300 mila euro. Nelle pieghe dell’eredità, scopre che l’Agenzia delle Entrate aveva aperto un contenzioso contro la zia e perso i due ricorsi, in primo grado ed in Appello. Non paga, l’Agenzia delle Entrate era ricorsa in Cassazione contro le due sentenze e la Cassazione conferma le sentenze già emesse quando la zia è già scomparsa. Argomento chiuso? Manco per sogno. L’avvocato difensore dell’Agenzia delle Entrate, chiede all’erede mio amico, 19 mila euro di spese processuali per un ricorso che né la zia né lui avevano fatto e che spetterebbe all’Agenzia delle Entrate pagare avendolo perso. Ma, poiché la sentenza parla di “compensazione delle spese di giudizio” (l’Agenzia delle Entrate non è mai condannata a pagarle), con una di quelle decisioni che sollevano sistematicamente la Pubblica Amministrazione dalle sue responsabilità e ne scaricano i costi sui cittadini, a pagarle dovrebbe essere l’erede al quale non è restato altro che sborsare 19 mila euro.
Io mi chiedo, quale effetto positivo si avrà sullo sviluppo economico del nostro Paese con l’aumento del numero dei taxi e delle farmacie se continueremo a mantenere in vita una giustizia fiscale balorda come questa ?
Sebastiano Tangorre
Carissimi Amici,
alla presente alleghiamo la lettera di risposta alla Vostra missiva inviataci lunedì 16.
Crediamo opportuno che vi sia da parte Vostra una attenta lettura e un momento di riflessione.
Pertanto, in riferimento all’invito da Voi formulato di incontrarci giovedì 26, riteniamo opportuno rinviarlo ad altra data se, la Vostra posizione intransigente e per alcuni aspetti offensiva, che emerge dal contenuto della missiva inviataci e pubblicata su tutti i giornali e siti web, cambi, e diventi partecipazione leale e reale al progetto che nel tempo si è delineato.
Sicuri di un Vostro ravvedimento, in attesa di risposte, vi salutiamo cordialmente.
Gioia del Colle 23 gennaio 2012
Coordinamento dei
MODERATI
Nicola Ardillo
Carissimi amici della Puglia prima di tutto
abbiamo letto con molta attenzione la vostra missiva e cercheremo, sommessamente, di dare risposte hai vostri interrogativi.
Prendiamo atto che le vostre riflessioni, che si tramutano in affermazioni, cozzano con quello che di fatto sta succedendo.
Per primo vorremmo precisare che i partiti che sostengono la candidatura a Sindaco di Sergio Povia rappresentano già, di fatto, la novità.
L’U.D.C. ha un Direttivo formato di giovani alla prima esperienza politica e, per quanto attiene la lista, fatta eccezione per un consigliere comunale uscente, è formata prevalentemente da persone nuove e in ogni caso capaci, per averlo dimostrato in passato, che si ripropongono al giudizio dell’elettore. Continua la Lettura
Le domande della Redazione di “cercasi un fine” sul come uscire dalla crisi e se esistono soluzioni alternative hanno impegnato la Redazione nella ricerca di trovare alcune piste di possibili risposte.
La prima risposta consiste nella ridefinizione del paradigma che ha caratterizzato il periodo 1980-2008, il periodo che ha inaugurato il periodo del primato assoluto del mercato. Per uscire da questa forma di dominio è necessario rileggere la “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” di L.M. Keynes, l’opera posta a fondamento della ricostruzione, già sottoposta all’attenzione dei lettori di “cercasi un fine”, del secondo dopoguerra ha nell’incipit la fine del lasciar fare, egli sostiene: la concezione degli affari pubblici che si può chiamare “individualismo” e il “lasciar fare” trasse il proprio sostegno da molte diverse correnti di pensiero e di fonti di sentimento. I filosofi dominarono per più di 100 anni perché, miracolosamente, erano tutti d’accordo, o sembravano esserlo, sull’unico fine. Né le cose sono oggi diverse, ma un cambiamento è nell’aria. Si odono solo confusamente quelle che furono un tempo le voci più chiare e distinte che abbiano educato politicamente gli uomini: L’orchestra di strumenti diversi, il coro di suoni distinti, recede infine in lontananza. Alla fine del sec. XVII il diritto divino dei monarchi dava luogo alla libertà naturale e al contratto, e al diritto divino della Chiesa subentrava il principio di tolleranza e il concetto di una Chiesa come “società volontaria di uomini”, i quali si riuniscono “in modo assolutamente libero e spontaneo. 50 anni dopo l’origine divina e la voce assoluta del dovere davano luogo ai calcoli dell’utilità. Nelle mani di Locke e di Hume queste dottrine originavano il primato dell’individualismo. E’ nostro compito verificare la Teoria keynesiana con gli avvenimenti che si sono succeduti dal 2008 ai nostri giorni. La prima considerazione è di verificare se le scelte compiute dai governi degli stati hanno abbandonato il “lasciare fare” o sono ancora ad esso incatenati permettendo ai mercati finanziari di effettuare operazioni speculative?
L’abbandono del lasciar fare come presupposto è il primo passaggio per uscire dalla crisi, in quanto gli automatismi del mercato hanno generato la società del debito. Lasciando agli automatismi la regolazione di tutti gli aspetti della vita umana ci ha rilevato il passaggio dalla condizione di consumatore a quello di debitore. Tutti siamo diventati debitori. La genesi del debitore ha visto crollare le illusioni affermatatesi nell’ultimo cinquantennio e che abbiamo tenacemente inseguito: la new economy, la società dell’informazione, il capitalismo cognitivo, la finzione del trionfo della democrazia e la caduta del comunismo, l’aver concesso lo spazio pubblico e istituzionale al Fondo Monetario Internazionale e alle Banche Centrali dove le decisioni per le sorti dell’umanità sono nelle mani di pochi funzionari e di pochi politici. Man mano che la crisi finanziaria avanza crollano i miti dell’iperliberismo: tutti azionisti; tutti proprietari; tutti imprenditori. Gli attacchi speculativi ci rivelano di essere entrati nella condizione esistenziale dell’uomo debitore. Il capitalismo finanziario ha abbandonato tutte le narrazioni epiche che sono state elaborate intorno ai personaggi concettuali dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore cognitivo o autonomo, fiero di essere padrone di se stesso, tutti che perseguono il proprio interesse personale.
La finanza con le sue manovre speculative ha raggiunto gli obiettivi fissati dagli inizi degli anni ’80.: 1)ridurre i salari e le pensioni al livello minimo, 2) tagliare i servizi sociali per favorire il decollo del welfare di mercato, 3)privatizzare tutto quello che non è ancora venduto ai privati. Il paradigma sociale non è più dato dallo scambio economico ma dal credito. A fondamento della relazione sociale non c’è l’uguaglianza dello scambio ma l’asimmetria del debito/credito che precede storicamente e teoricamente quello del lavoro salariato. Il debito è un rapporto economico indissociabile dalla produzione del soggetto debitore e dalla sua moralità. L’economia del debito aggiunge al lavoro in senso classico del termine un lavoro su di sé in modo che economia ed etica funzionano congiuntamente. L’economia del debito fa coincidere la produzione economica e la produzione di soggettività.
Per poter uscire dal contesto della società del debito è necessario che le grandi politiche europee siano ripensate in modo da fermare l’incremento del volume del debito. L’Europa per non essere la causa dell’incremento del debito deve lasciarsi alle spalle le due fasi che hanno contribuito alla crescita del debito degli stati nazionali. Questo è identificabile nelle due fasi: 1) dal 1950 al 1970 politiche per superare i dualismi territoriali attraverso l’utilizzo dei Fondi Strutturali e delle politiche sociali comunitarie; 2) dal 1980 al 2010, con l’affermarsi della Globalizzazione, il dualismo ha assunto caratteri nuovi- marginalizzazione economica ed esclusione sociale – ai quali si è tentato di far fronte con nuove politiche e nuovi programmi (Interreg, Adapt, Leader, Equal, Progress..). L’inadeguatezza di questi interventi è misurabile con il fatto che al termine del processo la distribuzione del reddito procapite (rispetto al PIL) rivela che l’8% delle regioni più povere e il 10% delle più ricche sono rimaste le stesse ai 20 anni precedenti. Un indice macro di ineguaglianza che esprime, oltre alla diseguaglianza sociale, il fatto che la dislocazione dei sistemi produttivi ha continuato nel suo processo di concentrazione nelle regioni forti dell’UE indebolendo le potenzialità dei 4/5 del territorio europeo, esponendoli agli interventi della speculazione. E’ necessario aggiungere che il dualismo rendendo fragili i sistemi produttivi li espone all’indebitamento con i risvolti sopra illustrati.
Anche dall’analisi delle politiche comunitarie agricole (PAC) rileviamo la crescita del dualismo territoriale e l’esposizione alla crescita del debito. Dopo il 1989 si preannunciava una nuova era di cooperazione e di superamenti dei dualismi attraverso: 1) la trasformazione nella politica estera ed interna dei Paesi dell’Europa orientale; 2)l’unificazione della Germania; 3)le nuove spinte verso la Comunità Europea dei Paesi dell’EFTA; 4) l’allargamento ad est della Comunità Europea; 5) l’aspirazione a riequilibrare le diseguaglianze tra le aree del nord e sud Mediterraneo. Questi cambiamenti avvennero in un contesto nel quale, nonostante la retorica dell’integrazione e della coesione sociale, le differenze tra i 12 Paesi prima e dei 27 dopo registrano un basso livello di sviluppo, queste oggi sono travolte dalla crescita del debito. Possiamo sostenere che i disegni di sviluppo disegnati dal “lasciar fare” non comporta una crescita economica in senso tradizionale, ma corrisponde ad una visione comprensiva della necessità di migliorare le condizioni di produzione e di vita di tutti i Paesi UE che non offrono in partenza le medesime condizioni accettabili. In questo contesto è stato facile ai fautori dell’utilizzo del debito favorirne la crescita. Dobbiamo convenire che l’approccio dell’UE monocentrico perseguito ( Trattato di Mastricht (1992), Accordo di Lisbona (2000); Trattato di Lisbona (2009) è andato in rotta di collisione con quello opposto policentrico previsto dai Programmi UE.
L’orientamento e le scelte adottate nelle politiche regionali nazionali ed europee, elaborate sui principi astratti di competizione ed efficienza ed in modo centralizzato, hanno prodotto i successivi fallimenti nel raggiungimento degli obiettivi, e le risorse finanziarie investite hanno contribuito al rafforzamento degli ostacoli esistenti per i sistemi produttivi locali frustrandone ulteriormente le capacità di riprese e aprendo la strada alla società del debito. Attraverso la delocalizzazione è stato reso più facile. Abbiamo richiamato alcuni aspetti per comprendere il fallimento delle politiche liberiste che di decennio in decennio hanno creato danni favorendo una penetrazione della Globalizzazione nell’economia e nelle istituzioni nazionali e in quelle del Mezzogiorno hanno generato coinvolgimenti e collusioni che fanno da freno al cambiamento. Oggi ci ritroviamo da un lato a vivere nella società del debito attraverso le crisi finanziarie e dall’altro in sistemi produttivi frammentati.
Esistono soluzioni ?
A questa domanda è possibile rispondere sulle base delle argomentazioni svolte: Il sistema delle imprese è necessario valorizzare il sistema sociale delle imprese; studiare le nuove forme di cooperazione territoriale; riprendere il trinomio colture-natura-culture per favorire nuove forme di partecipazione; riorientare le politiche europee e nazionali dall’atlantico verso il Mediterraneo, il medio e lontano oriente. Questo ri-orientamento porterà a bilanciare lo squilibrio che si è creato nell’UE a tutto favore dei Paesi e mercati atlantici, che favorisce solo alcune aree e alcuni sistemi produttivi europei ed anche ad evitare che la cooperazione con le nuove aree della crescita economica mondiale (la Cina, l’India, il sud est asiatico e presto il mondo arabo-islamico) che possono favorire e stabilizzare le nostre comunità e sistemi produttivi locali si trasformi in una competizione selvaggia tra centri finanziari e tecnologici all’interno della quale il ruolo assegnato alle me-regioni europee divenga quello di vettovagliamento civile e militare al servizio delle aree forti. L’uscita dalla società del debito è possibile con una forte rigenerazione delle comunità e di sistemi produttivi locali e regionali insieme alla più ampia autonomia e autosufficienza che questo richiede. La soluzione alessandrina dovrebbe quindi capovolgere l’obiettivo della globalizzazione dominata dalla finanza “dal globale al locale” nel suo contrario.
FRANCO FERRARA

La OGECHI COOPERATIVA SOCIALE B Onlus, in collaborazione con l’Ambito Territoriale dei comuni di Gioia del Colle, Sammichele di Bari, Turi e Casamassima, in occasione della chiusura del Progetto “Viva-mente–Differenziamoci” organizza il giorno 26 gennaio 2012, alle ore 16.00, presso il Chiostro Palazzo San Domenico del Comune di Gioia del Colle, il Seminario “
LE BUONE PRATICHE DELL’INSERIMENTO LAVORATIVO”.
Durante l’incontro saranno resi noti i risultati di un anno di raccolta differenziata “porta a porta” del rifiuto umido-organico effettuata nei Comuni di Gioia del Colle e Sammichele di Bari su circa mille utenze domestiche e verrà illustrato l’andamento dell’intero percorso di inserimento al lavoro di circa n.10 persone svantaggiate. Inoltre interverranno esperti in welfare e servizi ecosostenibili sugli sviluppi e le potenzialità emerse sia in ambito sociale che ambientale. Ai partecipanti verrà distribuito un gadget offerto dall’azienda Progeva S.r.l.. Il Seminario è in fase di accreditamento per gli Assistenti Sociali e da diritto al riconoscimento di crediti formativi per gli studenti iscritti ai Corsi di Laurea afferenti alla facoltà di Scienze della Formazione. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Continua la Lettura
Da qualche mese a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. A differenza di un tempo, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dell’evasione fiscale (120 miliardi ogni anno sottratti al fisco) è diventato uno strumento di agitazione politica universale, da sinistra a destra passando anche attraverso la Chiesa che impartisce lezioni di moralità.
Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione, sopratutto se spettacolare, diventa una missione morale e non è distante il pensiero di fare gettito mediante la delazione.
Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.
Come caccia alle streghe va benissimo, ma se vogliamo rimettere in carreggiata l’Italia, penso che occorre fare un’altro pensiero.
In Italia l’evasione fiscale è un fenomeno a due facce. La prima è quella che fa incazzare i lavoratori dipendenti regolarmente assunti: c’è chi potrebbe benissimo pagare le tasse e non lo fa semplicemente perchè vuole guadagnare di più. Questo tipo di evasione, da mancanza di senso civico, si combatte con due strumenti: più controlli e aliquote fiscali ragionevoli. Se la si combatte solo con più controlli, il risultato è sopratutto un aumento dei prezzi al consumo, come sa chiunque abbia a che fare piccoli artigiani, ristoratori ecc.. Per inciso è il ragionamento che fanno milioni di cittadini di fronte alla domanda: preferisci pagare 100 senza fattura o 140 con fattura ?
C’è poi un secondo tipo di evasione fiscale, di sopravvivenza o di autodifesa. E‘ l’evasione di quanti, se facessero interamente il loro dovere fiscale, andrebbero in perdita o dovrebbero lavorare a condizioni così poco remunerative da rendere preferibile chiudere l’attività. In questo caso quel che serve è innanzitutto una drastica riduzione delle aliquote che gravano sui produttori, altrimenti il risultato della lotta all’evasione è semplicemente la distruzione sistematica di posti di lavoro, che peraltro si sta già verificando: le regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti (vedi vicende della Sardegna).
Per cui l’idea di risolvere i nostri problemi economici intensificando la lotta all’evasione fiscale è una misera idea. Quello di far pagare gli evasori è solo il sogno degli onesti, ma purtroppo è l’ultima zattera di uno Stato gestito nell’ultimo ventennio da un ceto politico che non sapendo più che pesci pigliare cerca di salvare se stesso e sfuggire alle proprie responsabilità. Incapaci di varare le promesse più volte ripetute, inadatti nel prendere decisioni importanti, irresoluti a tutto, hanno trovato nell’evasore fiscale il capro espiatorio con il quale distrarre l’opinione pubblica.
E’ un grande inganno. Se la lotta all’evasione viene condotta unicamente per aumentare le entrate, è inevitabile che essa produca effetti recessivi: disoccupazione, aumenti di prezzo, contrazione dei consumi. E inoltre non è certo che l’obiettivo di far cassa venga raggiunto, non è detto che il gettito che si recupera grazie a nuove regole e più controlli superi il gettito che si perde a causa dei fallimenti e dei passaggi all’economia sommersa. Tanto più in un periodo come questo, in cui è già in corso una drammatica riduzione della base produttiva.
Se però ogni euro recuperato dall’evasione fiscale fosse destinato, per legge, a rendere meno difficile la vita a lavoratori ed imprese, allora otterremmo almeno due risultati, uno economico e uno morale. Il risultato economico è che, poco per volta, i produttori di ricchezza che le tasse le pagano potrebbero finalmente rialzare la testa, consentendo all’Italia di tornare a crescere. Il secondo è che, con aliquote sempre più ragionevoli, l’evasione fiscale non solo diventerebbe meno conveniente, ma perderebbe ogni giustificazione morale.
Sebastiano Tangorre
Alla cortese attenzione delle Redazioni stampa,
il Comitato per la Pace – Gioia del Colle, formato da associazioni e cittadini, ha convocato una conferenza stampa per Domenica 15 Gennaio alle ore 9.30 nella sede in via Donato Boscia n°8, nei pressi della Chiesa "Madre" di Gioia del Colle.
Il comitato invierà una lettera, sottoscritta dai presidi regionali di volontariato e solidarietà, al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, chiedendo che si faccia promotore di un intervento umanitario e una soluzione per i profughi africani provenienti dalla Libia e temporaneamente ospitati in Italia.
Il Comitato per la Pace – Gioia del Colle
Via Donato Boscia n°8

Se il buongiorno si vede dal mattino… ci aspetta una campagna elettorale all’insegna del fango e delle bugie di vecchi e nuovi ciarlatani. Non avendo nulla da proporre, ricorrono alla menzogna propagandata attraverso fogli di partito e siti internet abbondantemente schierati.
Purtroppo il lupo perde il pelo ma non il vizio, e in questi giorni di lupi ne abbiamo visti almeno tre.
Ed è per questo che per prima cosa vogliamo esprimere solidarietà ai componenti del Gruppo Consiliare uscente del PD, per tutte le offese che hanno dovuto subire soprattutto da alcuni dirigenti del loro partito. Fino a prova contraria, sono stati loro che con coerenza, insieme ad altre persone altrettanto responsabili, hanno portato a termine il compito di far cadere un’Amministrazione Comunale che stava solo ed esclusivamente nuocendo all’immagine, allo sviluppo di Gioia del Colle e alle legittime aspettative di tutti gli operatori commerciali che invece di avere una Amministrazione fonte di idee e di sviluppo, si sono ritrovati un concorrente.
Al ‘lupo’ Enzo, vorremmo dire che i cambiamenti, se pur giusti, hanno bisogno di tempo per materializzarsi e soprattutto di gente che non si arrende.
Continua la Lettura
PARTE IL CANTIERE DELL'ALTERNATIVA ….
MARTEDI' 10 GENNAIO, ORE 18:30 SALA DE DEO COMUNE DI GIOIA DEL COLLE
IL PD ORGANIZZA UN INCONTRO CON L'ASSESSORE AL WELFARE E LAVORO – REGIONE PUGLIA, ELENA GENTILE
LE ASSOCIAZIONI, IL MONDO DEL TERZO SETTORE, FAMIGLIE E CITTADINI SONO INVITATI ALL'EVENTO.
DISCUTEREMO CON L'ASSESSORE GENTILE SULLE QUESTIONI SOCIALI APERTE DEL NOSTRO TERRITORIO.
CON PREGHIERA DI DIVULGAZIONE.
GRAZIE.
Giovanna Magistro

Il recente crollo di un fabbricato in pieno centro abitato di Gioia del Colle evidenzia, ancora una volta, l’assenza di una gestione urbana del complesso sistema insediativo.
La gestione urbana del territorio impone lo studio dei sistemi che ne sono alla base, individuandone i punti di forza e di debolezza. La città fisica si presenta ai nostri occhi secondo spazi costruiti dalla tridimensionalità materica. La città funzionale è caratterizzata da un insieme di relazioni che si sviluppano tra parti di territorio. L’organizzazione dell’insieme urbano presenta uno spazio a più dimensioni nel quale si muovono delle variabili principali e secondarie. La combinazione di più variabili può condurre verso comportamenti incontrollati. Lo studio delle relazioni è il momento attraverso il quale si prevengono i meccanismi di tale complessità. Il patrimonio edilizio cresce quotidianamente e la città moderna diventa sempre più diffusa e complessa. Gli immobili sono ritenuti a durata illimitata e ciò comporta il più delle volte la conseguenza che gli stessi siano oggetto d’interventi di trasformazione “incontrollata” al fine di adeguare edifici realizzati in epoche passate alle esigenze di vita attuali. In un contesto di questo tipo si rende necessario uno strumento di controllo preventivo del patrimonio immobiliare, con la funzione di confermare o ripristinare le condizioni di sicurezza e i livelli prestazionali del costruito. Continua la Lettura
Comunicato stampa.
Il Comitato per la Pace è soddisfatto per la riuscita dell'iniziativa “L'amicizia tra i popoli unisce, la guerra divide”.
Un appuntamento che ha segnato un benvenuto agli immigrati provenienti dal territorio libico in guerra. Il nostro intento era di rendere protagonisti i ragazzi ospiti della struttura Wa.Ro.Si. nei pressi della stazione ferroviaria. Hanno così potuto raccontare ad orecchie, spesso pregiudizialmente sorde, quali traversie hanno dovuto sopportare prima di giungere nel territorio gioiese.
La maggior parte di loro ha lavorato per tre, quattro, cinque anni in Libia per sfuggire alla povertà dei propri paesi di origine. Animati dalla volontà di poter sfamare le loro famiglie tramite l'invio del denaro necessario per vivere. Tuttavia si sono ritrovati catapultati in una realtà di guerra, che li conduceva, al di là della loro inclinazione, a dover fuggire da una fonte sicura di lavoro e sostegno per la paura di essere trucidati dai guerriglieri governativi o dai ribelli rivoluzionari. Non hanno avuto scelte perché, nonostante tutto, la mano occidentale nel conflitto libico ha acuito questa migrazione.
Continua la Lettura
I Moderati per Gioia comunicano che mercoledì 28 dicembre 2011 alle ore 10.45 presso la sala conferenze dell'Hotel Svevo – in via Paolo Cassano 319 Gioia del Colle - si svolgerà una conferenza stampa che avrà per oggetto:
1) composizione coalizione alle prossime elezioni comunali di Gioia del Colle;
2) indicazione candidato sindaco della coalizione.
Nell'attesa di incontrarVi, si porgono i più cordiali auguri per le festività natalizie.
Comunicato stampa “Legambiente per Gioia del Colle” – 16 Dicembre 2011.
Comuni ricicloni 2011 di Legambiente ha voluto premiare i comuni che avessero raggiunto già nel 2010 la quota che, per legge, è richiesta solo dal 2011 di almeno il 60% di raccolta differenziata.
Gioia del Colle nel 2010 si è stabilizzata al 24% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti solidi urbani prodotti, un risultato che a livello nazionale appare insufficiente. Disastrosa la performance nella nostra regione (15%) ad eccezione di poche realtà virtuose, nel distretto Ato Ba5 dove si colloca il nostro comune si è raggiunta una media del 17,7% nel 2010. Questo dato va affiancato al fatto che la Puglia con i suoi sei inceneritori brucia all'incirca l’86% dei rifiuti che “sfuggono” alla differenziata per essere conferiti agli impianti per la produzione di CDR.
Insomma risultare il terzo comune tra quelli che superano i 20.000 abitanti e il quarantunesimo nella classifica generale pugliese posiziona il nostro comune tra i volenterosi che devono fare meglio. Le classifiche sono state elaborate incrociando i dati forniti dall'Assessorato Regionale alla Qualità dell'Ambiente e quelli raccolti da Legambiente Puglia ed ANCI Puglia.
Continua la Lettura
« Pagina precedente — Pagina successiva »