“Obiettivo Donna” – Oltre l’8 Marzo

11 marzo 2010 Autore: La Redazione  
Categorie: Pianeta Donne

Gentili redazioni,
 
Vi invio la locandina dell'incontro pubblico che il presidio locale di Libera sta organizzando per il prossimo 16 Marzo. Aggiungo, perchè non è scritto sul manifesto, che in apertura della serata si proietteranno delle slide riassuntive  degli articoli della nostra Costituzione che riguardano la evoluzione femminile nel nostro paese e che saranno "interpretati" dalle ragazze del gruppo teatrale "Le Ombre".
Gli argomenti  che saranno trattati durante l'incontro sono due:
 

  1. Dina Montebello parlerà dei diritti delle donne dal '48 ad oggi;
  2. Letizia Guida Salvatorelli parlerà delle donne italiane e delle migranti.

 
Ci è necessaria la Vs. gentile collaborazione , dando voce al presidio con la pubblicazione di  questa iniziativa  sui vostri siti e/o giornali ma anche   partecipando personalmente al dibattito. Vi invitiamo tutti e Vi ringraziamo.
 
I referenti del Presidio  
 Luisa Pavone e Nicola Romanelli.
 

Interrogazione su canile comunale di Via Vecchia Matera.

Al Sig. Sindaco
Al Sig. Assessore all'Ambiente
Alla Giunta Comunale
Comune di Gioia del Colle
 
 
Oggetto. Situazione igienica-sanitaria canile comunale di Via Vecchia Matera.
 
Signor Sindaco, la situazione del randagismo nel nostro territorio e gli onerosi impegni finanziari sino ad oggi utilizzati, non hanno di certo risolto tale problematica. La destinazione da parte della precedente amministrazione di 200.000.00 euro per la ristrutturazione del famoso canile sanitario necessario per mettere a disposizione una equipe di dottori Veterinari gestiti dalla ASLE per avviare i controlli previsti per legge e ridurre il fenomeno nel nostro territorio con conseguente riduzione dei costi, ad oggi registra inspiegabili ritardi.Questa amministrazione in continuità con la precedente di cui mi assumo le mie responsabilità, continua ad investire risorse economiche senza un attenta programmazione degli interventi e dei relativi controlli.La situazione del canile di Gioia del Colle, nonostante i numerosi interventi effettuati, ad oggi non si intravedono migliorie funzionali e i circa 600 cani presenti, vivono in condizioni precarie. Una attenzione particolare riguarda lo stato igienico -sanitario dell'area, che nonostante i ripetuti interventi di disinfestazione, al fine di tenere sotto controllo la situazione igienica-sanitaria ad oggi nella zona sono presenti montagne di rifiuti speciali e sacchetti ormai in fase di fermentazione con conseguente inquinamento ambientale senza che nessuno, nonostante abbia personalmente avvisato la SPES, sia ad oggi intervenuto per la raccolta e la bonifica dell'area.Tale problematica rappresenta un serio rischio, sia per quanto riguarda la salute pubblica in quanto rappresenta un serbatoio di zoonosi, che problemi di contaminazione ambientale.Signor Sindaco è arrivato il momento di fare chiarezza sui tanti punti oscuri di questa vicenda, che ha bisogno di risposte certe, con l'individuazione di precise responsabilità.
 
Quali sono i motivi per cui i lavori al canile sanitario non sono ancora stati completati?
 
Quali sono le ulteriori prescrizioni che la ASLE sta imponendo per prendere in carico la struttura sanitaria?
 
Perchè è aumentato il numero dei cani vaganti con notevoli ripercussioni sia per quanto riguarda il rischio di incidenti stradali, che l'aumento dei contenziosi e lo smaltimento delle carcasse?
 
Quali sono i motivi per cui al canile di Cassano di cui sono custoditi circa 40 cani, si  continua a pagare il decesso dei cani e lo smaltimento delle carcasse, mentre nel canile comunale di cui sono custoditi circa 600 cani ad oggi non è stato registrato nessun decesso? Sono per caso animali con l'elisir di lunga vita? Perchè si continuano a dare incarichi a studi professionali esterni?
 
Signor Sindaco, Lei nella nostra città ha realizzato aree free dog da adibire a luogo di incontro e di ricreazione con l'ausilio di giochi ( ancora per poco ) ma ad oggi non ha mantenuto la promessa di arginare questo fenomeno sociale.
Pertanto confido in Lei in qualità di Ufficiale Sanitario di attivarsi alla risoluzione delle problematiche che ho evidenziato e che al prossimo Consiglio Comunale relazioni in merito.
 
Gioia del Colle 1/03/2010                 
 
Tommaso Bradascio
consigliere comunale

L’État c’est moi.

9 marzo 2010 Autore: Sebastiano Tangorre  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

Il 13 aprile 1655 Luigi XIV pronunciava la storica frase “L’État c’est moi”
 
Sono passati oltre 350 anni di storia tra rivoluzioni, guerre, conflitti e conquiste sociali. Nei Paesi occidentali l’assolutismo ha lasciato il passo alla democrazia, ma dopo 350 anni in Italia si ha l’impressione di trovarsi al termine della fase discendente di una parabola.
 
La Legge Elettorale impone le liste bloccate, la Costituzione rischia ogni giorno di essere stravolta da numerose proposte di modifica avanzate da più parti, la discussione sul testamento biologico e sul tentativo di eliminare per legge il diritto all’autodeterminazione sono paradigmi di come persino i principi costituzionali considerati una volta sacri ed intangibili, siano ora divenuti opinabili.
 
Discussioni importanti per la salute e il futuro di intere comunità, sono prese allo stesso tempo con autorità e sordità assoluta nei confronti di chi le subisce e curando più il sensazionalismo e la spettacolarizzazione degli eventi che non l’analisi completa ed obiettiva delle conseguenze.
 
Tutto questo ci lascia quanto meno perplessi sul significato della parola “democrazia” e sulla stessa dignità civile e politica di chi vive passivamente queste vicende: i cittadini.
 
“L’État c’est moi” è fatta intendere da chi oggi poco per volta, subdolamente, è molto vicino ad assumere la stessa autorità “assoluta” di Luigi XIV: il sistema di potere che sostiene i partiti che tende sempre più alla canalizzazione dell’intero potere in una sola persona, il leader del partito di governo.
 
L’État c’est moi: si approvano o cambiano le leggi tutelando gli interessi di pochi.
 
L’État c’est moi: si impedisce ai cittadini di esprimere le preferenze nelle competizioni elettorali
 
L’État c’est moi: con arroganza, si infrange la legge che vieta l’affissione di manifesti elettorali fuori dagli spazi consentiti,  compiendo atti vandalici, spesso irreparabili. I violatori sono gli stessi che hanno prodotto la legge e che ovviamente restano impuniti.
 
L’État c’est moi: … il “Decreto Interpretativo” ovvero le ragioni della forza e la violenza che la mera logica dei numeri porta in sé, prevalgono su quelle del diritto.
 
L’État c’est moi: …
 
Il “Decreto Interpretativo” è la goccia che fa traboccare il vaso. Questo evento alimenta fortemente la sensazione di circolarità della storia e di ritorno a pratiche e rischi che sembravano ormai dimenticati ed improponibili per un Paese democratico e moderno.
 
Gli organi di rappresentanza politica, anziché essere al servizio di chi si riconosce in loro, sono diventati negli ultimi anni sempre più organi di potere assoluto sui cittadini, che vengono costantemente schiacciati dal piedistallo sul quale i loro “rappresentanti” sono saliti.
 
I partiti vivono ormai di vita autonoma, basati sull’autoreferenzialità e sull’autosostentamento, sempre più composti da correnti ciascuna con un boss e dei sotto-boss, sono soprattutto macchine di potere e clientela con scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente: idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.
 
I Cittadini, quindi, sono sempre più al servizio dei partiti e degni di attenzione e coinvolgimento solo al momento del voto, con le immancabili richieste di consenso, promesse allettanti, richieste di vuote amicizie attraverso facebook.
 
Oltre questo piccolo, fittizio e vano momento di contatto, c’è il nulla; partiti e cittadini sembrano due pianeti che procedono su orbite separate nel vuoto cosmico e che si avvicinano tra loro solo per respingersi a causa delle reciproche forze di gravità.
 
Le stesse campagne elettorali, anche quelle Regionali, alle quali assistiamo inermi (dalla scelta dei candidati alla loro elezione), sono l’emblema di questo distacco: diversi candidati al trono che, nella pretesa di diventare il nuovo Luigi XIV, personalizzano e polarizzano lo scontro, rendendolo a volte addirittura fine a se stesso.
 
I candidati veleggiano sulle onde mediatiche spinti dal vento di proclami e promesse. Le battaglie di ideali e valori sono diventate guerre pubblicitarie. Il carisma politico del leader è stato sostituito dall’abilità del piazzista.
 
Le competizioni elettorali sono diventate puri palcoscenici, e al cittadino viene solo data l’illusione di poter influire sui percorsi del potere. In realtà il potere reale è altrove, ben lontano dai rischi (se mai ve ne fossero) connessi alle competizioni elettorali.
 
La diffusione della conoscenza dei programmi elettorali è sostituita dalla comunicazione mediatica fatta di immagini e slogan ad effetto. Ogni candidato si inventa una posa “originale” o una frase ad effetto fatta per restare nella mente dell’elettore.  Per cui, si va dal candidato che sembra sorpreso seduto sul water, a colui che emula Harry Potter,  a l'incredibile Hulk che si straccia la camicia per far vedere il suo cuore, a  colui che che si immortala con scarpe da escort, rosse con tacchi a spillo.
 
E’ nato un circolo vizioso difficile da rompere. La politica si occupa di ciò che ha dignità mediatica e ciò che deve avere dignità mediatica è deciso spontaneamente dalla politica.
 
Ed è per questo che il consenso politico per una parte, si costruisce nei principali telegiornali che mostrano o meno, dicono o meno seguendo le direttive politiche ricevute.
 
Continuando così, non saremo più elettori ma tele votanti. Così come votiamo per Sanremo o per il Grande Fratello, impareremo ad inviare un SMS per scegliere chi eliminare tra i candidati Luigi XIV dopo che nel confessionale avranno polarizzato la nostra attenzione.
 
Ne possiamo e ne dobbiamo uscire fuori, alimentando la nascita della “Cittadinanza Attiva”, ovvero smettendo di parlare di politica ripetendo frasi fatte ed acquisite dai mass media ma elaborando un nostro pensiero politico che tende verso la  tutela del bene comune.
Poniamo fine al lamento fine a se stesso ma costruiamo un nuovo progetto di vita, partecipando attivamente, a nuove forme di aggregazione civile diverse e distinte dai partiti tradizionali perché attraverso esse si possano creare nuovi strumenti di cittadinanza e di partecipazione e nuove forme di far politica.
 
E’ il caso di ricordarci che nel progetto di Costituzione della repubblica Italiana, presentato alla Presidenza dell’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947, il giurista e politico cattolico Giuseppe Dossetti propose di inserire (Art. 50. Titolo IV. “Rapporti Politici”) la seguente affermazione: “Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino”.
 
Purtroppo questo testo si è perso nella versione finale della Carta Costituzionale.
 
Sebastiano Tangorre

La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 2 di 2)

La provincia, ente intermedio tra comune e regione ha il compito di curare e di promuovere lo sviluppo della comunità provinciale.
 
Gli organi fondamentali della provincia sono tre: il Consiglio, la Giunta e il Presidente. Il presidente viene eletto direttamente dal popolo; la giunta di fatto viene nominata dal presidente della provincia inoltre viene presentata e approvata dal consiglio provinciale. E poi il consiglio provinciale che viene eletto dal popolo.
Questo il compito dei vari organi: il consiglio provinciale viene eletto normalmente ogni cinque anni, c'è stato un periodo in cui veniva eletto ogni quattro anni poi portato a cinque.
 
Il consiglio provinciale è un organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo, anche qui dice il prof. Nicola Occhiofino: “permettetemi di sottolineare che non è più tanto organo di controllo politico amministrativo, io ho assistito ad annate in cui il consiglio provinciale poteva parlare di tutto, però si limitava solo ad un solo compito di controllo politico amministrativo, quello del bilancio. Per il resto era come se non ci fosse, come se non avesse responsabilità diretta. E qualche volta anche sullo stesso bilancio che è rimasto l'unico atto sul quale il consiglio provinciale decide, attraverso tanti meccanismi interni spostato dalla sua approvazione. Se il bilancio non viene approvato bisogna andare a casa. Ma ripeto è l'unico atto di controllo politico amministrativo vero che un organo come il consiglio oggi ha. Si possiamo richiamare tante altre cose che il consiglio può fare, però di fatto dal punto di vista del controllo politico vero rimane l’unico atto e basta”.
 
Il consiglio ha competenza su atti fondamentali che sono quelli indicati dall'articolo 42 del testo unico. Il consiglio può essere sciolto nei seguenti casi: se compie atti contrari alla costituzione, per gravi violazioni di legge, per gravi motivi di ordine pubblico, quando non viene assicurato il normale funzionamento dello stesso organo ed infine per la mancata approvazione del bilancio.
 
La giunta: collabora con il presidente della provincia nell'amministrazione dell'ente, è competenza dei componenti della giunta tutto ciò che non è di competenza del consiglio. La giunta è un organo collegiale, molte volte è un ente che non vive di luce propria ma vive di luce riflessa rispetto alle scelte che il presidente compie nell'attuale fase.
I compiti del presidente della provincia sono quelli di rappresentare l'ente, sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e alle emanazioni degli atti. Nomina e revoca gli assessori, adesso potremmo dire gli assessori non rispondono più al consiglio ma al presidente. Il presidente è libero di sostituire un assessore, poi comunicherà al consiglio l'avvenuta sostituzione.
 
Anche qui viene fuori la pericolosità di questo meccanismo rispetto al quadro oggettivo di riferimento e di controllo che una democrazia richiede. Le dimissioni implicano la decadenza della giunta, lo scioglimento del consiglio e il ricorso obbligatorio a nuove elezioni. Vediamo ora quali sono i compiti e le funzioni della provincia, i quali ci permetteranno di comprendere meglio circa l’utilità o meno di questo ente.
 
Ai sensi dell'articolo 19 del testo unico degli enti locali (che riprende la 142/90 integralmente perché appunto è il testo unico), alle province spettano le funzioni amministrative che riguardano la sezione intercomunale o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: difesa del suolo (mi fermerei qui perché questo nostro paese sulla difesa del suolo è proprio messo male. È una delle più grandi omissioni che sono state compiute in questo paese, e i compiti della provincia incominciano proprio con la difesa del suolo), tutela e valorizzazione dell'ambiente, prevenzione delle calamità, tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, valorizzazione dei beni culturali, viabilità e trasporti, protezione della flora della fauna, parchi e riserve naturali, caccia e pesca nelle acque interne, organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore, servizi sanitari di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione statale o da quella regionale, compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica, la formazione professionale compreso l'edilizia scolastica attribuita dalla legislazione statale e regionale.
 
Poi raccolte le elaborazioni dati, con l’assistenza tecnico amministrativa e gli enti locali, la provincia in collaborazione con i comuni sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore ecologico, produttivo, commerciale e turistico sia in quello sociale, culturale e sportivo.
 
Dalla semplice lettura di tali funzioni, credo che si possa dedurre che non sia un ente che non ha da fare, dipende da come certe cose vengono affrontate e risolte, dipende dalla statura della classe dirigente. Molte volte nella provincia basta fare quattro o cinque cose di grande portata per caratterizzare la vita di un ente locale, questo vale anche per le amministrazioni comunali, per le città metropolitane e per le aree metropolitane.
Alla provincia spettano entrate tributarie, tasse dovute a trasferimenti. Anche qui ci troviamo dal punto di vista formale di fronte a delle contraddizioni: un governo centrale che nel programma col quale si è presentato al popolo diceva che bisognava sopprimere le province, di fatto con questo stesso governo sono nate altre province. Ecco le contraddizioni enormi e negli ultimi tempi, giustamente, vengono date dalla regione alla provincia alcune funzioni che non erano state attribuite, come la formazione professionale, questo nella nostra regione.
 
Questo è il quadro degli enti locali che il prof. Nicola Occhiofino ci descrive, al quale secondo lui vanno aggiunte alcune riflessioni. Il riferimento è alla politica rispetto alle Istituzioni: il nostro docente ritiene che sia giunto il tempo per costruire una nuova stagione degli enti locali, rappresentata e costituita dalla sapienza istituzionale e dal cuore generoso.
 
Cioè le Istituzioni e quindi gli enti locali devono avere un cuore come le persone, altrimenti non sarebbero in grado di comprendere la vita delle persone. Dovrebbero avere un cuore dice il prof. Occhiofino: “E dovrebbe essere un cuore di carne, non un cuore di pietra”.
 
E’ necessario compierlo oggi questo sforzo se vogliamo che le istituzioni poi non siano gusci vuoti, ma siano le case nelle quali le cittadine e i cittadini possono stare, sentirsele proprie con le cittadinanze attive sempre presenti. Situazione difficile da costruire, ma non dobbiamo dimenticare quello che è avvenuto prima di noi, non dobbiamo dimenticare le stagioni diverse dalle nostre.
 
Il prof. Occhiofino ci ricorda che durante il periodo fascista quando qualcuno parlava di democrazia e di libertà si rispondeva che erano utopie, per di più pericolose, si rispondeva che non potevano mai accadere. La storia ci dice che grazie alla lotta popolare, alla resistenza, abbiamo conquistato la democrazia e la libertà.
 
Così per queste stagioni abbiamo il dovere di costruire, non è chiuso il capitolo del far fiorire la democrazia nel nostro paese. Dobbiamo impegnarci tutti per la costruzione di questa stagione, incominciando dagli enti locali per poi arrivare anche ad altri livelli.
 
In alcuni incontri pubblici che la scuola sociopolitica di Gioia Del Colle ha organizzato, da alcuni magistrati seriamente impegnati nella lotta contro la mafia, è venuta fuori questa indicazione: “Non aspettatevi nessun cambiamento dalle Istituzioni, noi magistrati siamo disponibili a partecipare a questi incontri, dove coltivare un germoglio,una speranza di cambiamento che può venire solo dal basso”.
 
Certo sono sfide difficili, ma sono sfide che possono essere affrontate solo da amministratrici e amministratori dotati di grande statura, formati, aperti a sapienza, competenti e che abbiano scelto questa strada (senza fare nessuna retorica dice il prof. Occhiofino) come una missione. Queste amministratrici e questi amministratori hanno bisogno di un calibrato itinerario formativo, che prepara la fatica delle conoscenze, dei saperi e delle scelte.
 
Questo paese ha un'estrema necessità di una nuova classe dirigente, non andremo da nessuna parte senza una nuova classe dirigente, anche qui ci insegna il passato dice il prof. Occhiofino: “Questo percorso formativo che state compiendo voi che frequentate queste scuole indica la speranza in questa direzione. Parlando con degli amici dicevo, noi dobbiamo fare ciò che fecero negli ultimi anni della resistenza, costruirono questa classe dirigente che ci ha dato la Costituzione, che ci ha dato la Repubblica”.
 
Il docente ci tiene a non differenziare fra prima e seconda Repubblica, perché dice: “Nel nostro paese la Repubblica è una ed è nata dalla resistenza. Quella Repubblica e quella classe dirigente che faceva dire ad un grande uomo come Giorgio La Pira, sindaco di Firenze nel 1955 in consiglio comunale a Firenze: Fino a quando voi mi lasciate questo posto – rivolgendosi ai consiglierimi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti, non lascerò senza difesa la parte debole della città, chiusure di fabbriche, licenziamenti e sfratti troveranno in me una diga non facilmente abbattibile, tuttavia la vera politica sta qui, difendere il paese, difendere il pane per la parte più grande del popolo italiano, il pane e quindi il lavoro è sacro, la casa è sacra non si tocca impunemente ne' l'uno ne' l'altro, che ad essere senza casa e senza lavoro è la peggiore delle calamità”.
 
Chiede scusa e aggiunge il prof. Occhiofino: “Non credo sia peccato di irriverenza chiederci quanti sindaci oggi nel nostro paese dicono e operano in questa direzione, di fronte alla mancanza del lavoro soprattutto per le giovani e per i giovani. Non solo i giovani, tormentati nel lungo elenco di diritti negati, soprattutto per questo diritto fondamentale che appunto è il lavoro, un diritto primario io ritengo che la classe dirigente debba avere l'ossessione di costruire giorno dopo giorno fonti di lavoro per il paese! L'ossessione!!”.
 
Alla costruzione di questo tipo di classe dirigente si riferisce il nostro docente, una classe dirigente che per ogni atto amministrativo anche il più piccolo, in qualsiasi sede istituzionale, giunta, consiglio e in qualsiasi livello si chieda: questo atto che stiamo per approvare, questa delibera va in direzione di chi non ha?
 
Perché proprio la crisi finanziaria che stiamo attraversando, ha dimostrato chiaramente cos'è accaduto quando corsari e falsari sotto mentite spoglie hanno fatto operazioni che hanno sconvolto l'economia mondiale, famiglie, popoli, persone.
 
Quante persone si sono tolte la vita fino ad oggi in questa ultima crisi finanziaria? E non mi riferisco a persone proprietari d’aziende, mi riferisco a persone come lavoratori dipendenti con reddito mediobasso!
 
Voi che frequentate la scuola sociopolita dice il prof. Occhifino non dimenticate queste indicazioni: “Delineate una nuova società con una giustizia distributiva più equa e fatela diventare linea portante. Certo non è facile, c’è tanta cattiveria, ma c’è anche tanta gente che ha un cuore grande e buona volontà. Bisogna sentire sulle proprie spalle le sofferenze degli altri e bisogna impegnarsi per liberare la gente dalla miseria e dalla povertà, bisogna far sì che la gente possa sentirsi a suo agio ovunque svolga il proprio essere. Certo le difficoltà ci sono ma le difficoltà ci sono perché si superino e nel passato sono state superate! Non vorrei riscaldare gli animi, i cuori ma io che ho vissuto nel passato tempi bui ed ho vissuto già una volta il cambiamento, dico che il cambiamento è possibile ancora! Anche oggi!”.
 
Il prof. Nicola Occhiofino chiude la sua lezione con una frase di don Tonino Bello, convinto che fosse rivolta a chi in una situazione di necessità di cambiamento, affrontasse l’impegno con spirito di sacrifici. Le scuole sociopolitiche possono rappresentare questo impegno e quindi possono essere i destinatarie di quella frase che diceva: “Coraggio profeti della primavera, la terra per non rabbrividire ha bisogno di vestali della speranza”.
 
Io credo che la speranza sia, conclude il prof. Nicola Occhiofino, sia per chi ha il dono della fede sia per chi vive una sana laicità, un elemento fondamentale per la trasformazione e per la liberazione.
  
Carlo Antonio Resta

La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 1 di 2)

La 7^ lezione svolta il 5 dicembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla della Provincia. Il docente è il prof. Nicola Occhiofino già assessore provinciale. Quello della Provincia è un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi con due scuole di pensiero, una propende per la continuità del ruolo e dell'esistenza dell'ente provinciale l'altra ritiene che i compiti, le funzioni e il ruolo della provincia possano essere sostituiti da altri livelli istituzionali come: le aree metropolitane, dalle città metropolitane o addirittura anche dalla stessa regione.

La mia esperienza dice il prof. Nicola Occhiofino: “Mi porta a dire che dipende da come vengono date risposte ai problemi, alle attese, ai bisogni del territorio. Dipende dall’ente se legittima la propria esistenza oppure non la legittima. Un assessorato in una provincia o in un comune che fa della programmazione la linea portante, si ritrova dei risultati, e quella parte del territorio sarebbe una parte di territorio ben governata. Là dove invece, si ha un assessorato che non fa programmazione, un presidente di provincia che non ha tempo, allora ci troveremo di fronte ad un ente che non risponde ad esigenze, ai compiti precipui della provincia, in questo caso può essere considerato un ente inutile. Personalmente ritengo che l'ente in quanto tale possa assolvere a funzioni e possa continuare ad esistere”.

Il prof. Occhiofino evidenzia come un'area vasta, composta da più comuni, molte volte non può essere sostituita facilmente della città metropolitane, (in numero ben limitato nel nostro paese, 10 individuate dal Parlamento: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia; 5 individuate dalle Regioni a statuto speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste) o da aree metropolitane.

Il nostro docente asserisce che, se a monte c’è la politica come esercizio delle migliori virtù della persona, se c'è la politica che è la forma più esigente della carità, come ricordava Papa Paolo VI, la risposta umana programmata ai bisogni della gente viene esercitata in modo concreto.

Questa è la linea centrale di ogni discorso, questo è il contenuto rispetto al contenitore, se manca questa politica, i contenitori falliscono, abbiamo la crisi della politica la crisi delle istituzioni come questo particolare momento della vita del nostro paese.

La tutela e il riconoscimento delle autonomie locali sono elementi fondamentali della Costituzione e dell'aspetto istituzionale del nostro paese, i più importanti sono due: la Provincia e il Comune.

La Regione non è un ente locale, è una configurazione ed appartiene ad un'altra dimensione. La provincia e il comune sono dotati di autonomia normativa, autonomia statutaria e autonomia amministrativa. Le leggi che regolamentano gli enti locali sono tre: la 142/90 legge fondamentale che ha dato il via poi alla configurazione attuale, il decreto legislativo 267 del 2000 e la legge costituzionale n. 3 del 2001.

Sul versante della democrazia gli enti locali hanno un ruolo molto importante, intervengono sul piano della partecipazione e sul piano istituzionale come governo del popolo che si articola in primo luogo dal basso. Un paese che non ha una articolata democrazia di base ,un paese nella sua dimensione collettiva privata di questa partecipazione dal basso, non è un paese democratico.

Spesso ci fermiamo all’analisi delle grandi Istituzioni, dimenticando che le Istituzioni locali con la loro autonomia possono svolgere un ruolo determinante rispetto alle scelte da compiere, alle risposte da dare, agli obiettivi da raggiungere, ai nuovi orizzonti da delineare.Un esempio concreto è il ruolo che hanno svolto sul versante della costruzione della pace, tematica che normalmente si demanda a livelli internazionali, alla diplomazia a carattere universale planetario.

Proprio in questa città dice il prof. Nicola Occhiofino: “Potremmo dire di aver avuto una cosa molto bella della quale anche io diedi il mio modestissimo contributo, quando stavano per arrivare gli F16. Ci fu una grande partecipazione popolare, e a testo di questa partecipazione popolare ci fu un grande vescovo che abbiamo avuto, Monsignor Tonino Bello che lasciò un documento contro gli F16, una cosa bellissima, documento che forse non ne siete a conoscenza, venne addirittura discusso in sede Onu. A Gioia Del Colle gli F16 non vennero più, a dimostrazione di come in effetti non è formale il riferimento all'autonomia locale, compito che su determinate materie le autonomie locali possono svolgere insieme a movimenti, insieme alla società civile”.

Proprio sul lato della democrazia preoccupa l'attuale grave situazione politica, sul versante della partecipazione alla democrazia. Il parlamento del nostro paese come sede più alta dal punto di vista delle Istituzioni, non può vivere sempre di preoccupazioni per leggi da approvare sul versante della giustizia.

Moro diceva: "Non basta parlare per avere la coscienza a posto. Noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia". Nel nostro paese esiste un problema che ossessiona madri e padri quotidianamente, che è quello del lavoro.

Riflettiamo un attimo rispetto a ciò che abbiamo di fronte oggi dice il prof. Occhiofino: “E’ tutto l'opposto, la cosa che voglio sottolineare non solo la contrapposizione fra legge ad personam e giustizia da rispettare, che è una contrapposizione letale, ma quella concezione molto bella "noi siamo dei politici e noi abbiamo un limite" molte volte alcuni politici non hanno limiti, sembrano degli onnipotenti, sembra che tutto sia permesso, sembra che tutto possano fare, sembra che siano i migliori, sembra che sappiano tutto.Questo riferimento di Moro credo che sia un riferimento molto saggio del quale forse, noi dovremmo fare buon uso in questo periodo dove tutto è attraversata da questa questione della giustizia”.

Le autonomie locali oltre ad essere agenti di democrazia dal basso, hanno anche una funzione dialettica di più di altri livelli come può essere il parlamento, perché gli enti locali sono espressione diretta delle istanze, delle esigenze, dei problemi, dei bisogni delle cittadine e di cittadini.

Il sindaco in particolar modo è la figura istituzionale degli enti locali più coinvolto nell’immediatezza della risposta umana sui problemi. Per quanto riguarda la legislazione che attiene agli enti locali, fino al 1990 vigeva una legge che veniva dal 1934, ed era il testo unico della legge comunale e provinciale, era un testo del periodo fascista.

Questa legge assegnava un ruolo non soltanto inadeguato agli enti locali ma anche antiquato rispetto ai problemi storici, ed era in sintonia con i venti del tempo. Questa legge del 1934 di fatto ha governato dal punto di vista normativo gli enti locali fino all'entrata in vigore della legge 142/90 (possiamo definirla regina delle amministrazioni locali), che è la riforma degli enti locali.

Con la 142/90 si incomincia a valorizzare il contributo, il ruolo, la presenza delle cittadine e di cittadini, e anche delle associazioni che possono dare un apporto in quanto le città siano sempre più immagine del sentire delle persone. Dalla legge 142/90 in poi, c'è stato un susseguirsi di leggi in pieno campo di autonomie: la 81 del '93 che riguarda l'elezione diretta del sindaco e l'elezione diretta del presidente della provincia.

Su questa legge ci sono due interpretazioni: c’è chi dice che è meglio oggi, e che dice che sarebbe meglio oggi qualora non ci fossero stati dei condizionamenti molto forti. Questo discorso vale sia per la figura del sindaco come per il presidente della provincia, in quanto spesso si sentono sganciati dalle varie esigenze, si rapportano al popolo, si rapportano a chi li ha eletti e dicono: "io sono stato eletto dal popolo e quindi decido io".

Però bisogna ricordare che questa legge venne fatta in un tempo in cui si invocava con forza il decisionismo, si diceva che c’era molto assemblealismo e non si decideva mai, e bisognava invece decidere. Proviamo a ricordare come gli enti locali perdevano molto tempo a discutere, il nostro paese con il monocolore Dc era impantanato con le giunte che duravano pochi mesi, e poi il commissariamento.

Quella legge e quella politica non rispondeva e non faceva rispondere alla concretezza fondamentale di un'azione politica, le crisi erano galoppanti. Tutte queste motivazioni vennero portate per avere l’attuale legge dell'elezione diretta del presidente della provincia e del sindaco.

Ma vi garantisco dice il prof. Occhiofino : “Per mia esperienza diretta, ho visto l'una e l'altra, vi posso dire che oggi è molto difficile condizionare la vita di un presidente di provincia o di un sindaco. Dando molto peso a queste figure si sono svuotati gli altri organi, e quando gli organi si svuotano come potere di controllo è pericoloso sul versante della democrazia. Oggi parlando con degli amici si è detto abbiamo di nuovo i prefetti, prefetti che la costituzione di fatto nata dalla resistenza aveva tolto nella sostanza. Ma oggi che cos'è un presidente di giunta regionale? A rifletterci sopra, rispetto alla prefettura, se vogliamo guardare bene. E’ stata data questa capacità libera, di poter interpretare determinate questioni con il sigillo "mi ha eletto il popolo". Anche qualche altro dice lo stesso, mi ha eletto il popolo. Pochi ricordano che anche Hitler venne eletto dal popolo, direttamente, non è che non venne eletto, venne eletto dal popolo, poi fece ciò che tutti conosciamo disgraziatamente. Il controllo è sempre un fatto positivo, il controllo di un organo su un altro, il controllo che sarebbe la cosa più bella del popolo rispetto a gli organi, che non può essere solo quello di andarlo a votare ogni cinque anni per intenderci ma anche altro. Quindi io non appartengo a coloro che dicono è meglio così, io so che nel passato prendevano determinate decisioni, c'erano anche crisi di governo certamente a livello locale però avevamo assemblee avevamo comuni che erano veramente centri di democrazia, dibattiti su questioni rilevanti, il sindaco prima di muoversi avrebbe dovuto ascoltare sia le forze politiche sia diverse altre fonti, oggi tutto questo è messo da parte con grande preoccupazione. Anche se con un poco di attenzione, vediamo dal basso dei movimenti, certe cose a livello nazionale si capiscono facilmente”.

Poi abbiamo avuto altre leggi nel '97 la Bassanini bis e le successive modifiche, poi la 267 che è stato il testo unico grandissimo passo in avanti dal punto di vista della legislatura degli enti locali. Poi abbiamo avuto una legge costituzionale la n.3 del 2001 sulle modifiche apportate alla costituzione, e poi la legge finanziaria del 2007 la composizione degli organi, i compensi dei consiglieri e le componenti di aziende partecipate degli enti locali.

Questo per quanto riguarda il quadro legislativo di oggi rispetto all'organo provinciale come dimensione istituzionale, finanziaria e nei ruoli dei vari organi.

 

Domani continua con la II^ ed ultima parte

 

 Carlo Antonio Resta

Interrogazione su Cava Monte Rotondo.

Interrogazione ai sensi dell'art. 33 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale presentata dal Consigliere Comunale delegato alla Pianificazione Strategica Ing. Mauro Mastrovito.

Leggi il testo dell'interrogazione

La plastica differenziata finisce nel termovalorizzatore?

Sito del ComuneMercoledì 2 dicembre 2009 sul sito internet del Comune di Gioia del Colle è stato pubblicato, a cura dell'Assessorato all'Ambiente, un resoconto informativo sui risultati e sulle finalità del progetto "La carta che fa la differenza".

Iniziativa condivisibile e degna di nota se non fosse che la stessa informativa risulta essere caotica e fuorviante, a tratti anche incomprensibile.

Il resoconto, infatti, pur informando che "sono stati raccolti 7.538,59 kg di carta e 852,02 kg di plastica", con annessa classifica, non indica alcun elemento per risalire alla data in cui la stessa sia stata effettuata. Riguardava l'appuntamento del 4 ottobre, dell'8 novembre o era un riepilogo complessivo?

Inoltre, pur sostenendo che, "con questo progetto si intende avviare un cambiamento e stimolare, soprattutto nelle coscienze dei ragazzi, una maggiore responsabilità ambientale"; che "obiettivo dell'Assessorato all'Ambiente è quello di sensibilizzare le famiglie e gli istituti scolastici al tema del risparmio energetico, così da poter condividere la presa di coscienza del problema energia a partire dai consumi di luce, gas e acqua in ambito domestico e scolastico"; e che "l'Amministrazione Comunale di Gioia del Colle premierà gli istituti scolastici più virtuosi, ridistribuendo, parte dei risparmi conseguiti, con l'acquisto di materiale didattico", nel resoconto finale e nella stessa classifica, sono inseriti nominativi vari, persino un'associazione, "non partecipanti alla classifica", che nulla hanno a che vedere con gli studenti o gli istituti scolastici. Continua la Lettura

Elezioni Regionali 2010: Cartellino Rosso al Manifesto Selvaggio

 A distanza di un anno, ancora oggi nella nostra città è possibile trovare tracce di manifesti elettorali illegali dell'ultima competizione elettorale attaccati nei posti più inverosimili. Le foto, ancora disponibili su questo sito, ci ricordano gli abusi compiuti dai candidati alle Elezioni Provinciali 2009 fra i quali si "distinse" il candidato del PD "Valletta" che si aggiudicò il titolo di "Mister Sporcaccione".

In vista delle prossime elezioni regionali del 28 e 29 Marzo, la redazione di gioiadelcolle.info, ha deciso di ripetere la campagna di prevenzione, che ben si inquadra nel più generale tema del contrasto del fenomeno del vandalismo e della tutela dell'ambiente. Sorprende e dispiace che in questo caso i "vandali" destinatari della nostra campagna debbano essere proprio coloro che si candidano alla guida della nostro Territorio, i quali invece di veicolare messaggi positivi, spesso non disdegnano, coi loro manifesti abusivi, di stuprare il decoro della nostra città imbrattandola all'inverosimile, irridendo al contempo il senso civico, la legalità nonché il buon gusto e la comune decenza. Continua la Lettura

La convenzione sui parcheggi a pagamento si poteva annullare

Parcheggio a pagamentoL'aver convinto il concessionario dei parcheggi a pagamento (la Vigeura Srl di Parabita – Lecce) a ridurre gli stalli a pagamento da 592 a 376, ad adottare forme incentivanti, si fa per dire, nei confronti dei residenti, ma non dei commercianti, o l'averlo dissuaso dall'intraprendere un'azione legale contro l'Ente per presunte inadempienze contrattuali, di fronte alla possibilità di una risoluzione ipso-iure del contratto per inadempienze contrattuali certe, non da parte dell'Ente, come era stato a più riprese e più volte precisato dal sindaco Piero Longo e dall'assessore Tommaso Donvito, bensì, dello stesso concessionario, può essere considerata una vittoria di cui fregiarsi o una sonora sconfitta?

Come mai i nostri amministratori, sindaco e assessore al traffico in testa, non si sono chiesti il perché la società Vigeura abbia rinunciato così facilmente ad intascare 1.200.000 euro per una presunta ma mai divulgata richiesta di risarcimento danni? Se la società era così convinta di aver ragione, perché ha accettato, senza battere ciglio e senza un valido motivo, di ridurre il numero dei parcheggi a pagamento di quasi il 40 per cento?

Solo per fare un favore al nostro sindaco, per autolesionismo, perché era in vena di fare regali o perché sapeva benissimo di essere dalla parte del torto? Continua la Lettura

Dalla scuola di formazione socio politica di Gioia del Colle.

La 6^ lezione svolta il 28 novembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla dell'alta Murgia. Poiché trattasi del nostro territorio, di come  sia intriso di storia, di cultura, di sacrifici, di fatti, di denunce  e di tante altre cose civili e meno civili, la lezione è piuttosto corposa. Ho cercato di sintetizzarla al massimo, ma questo comportava tagli piuttosto decisi e l'eliminazione di dettagli e particolari importanti, alla fine ho preferito non fare molti tagli e suddividere la lezione in cinque parti, vi posso assicurare che non c'è da annoiarsi. Giustamente il prof. Franco Ferrara definisce questa lezione "un caso concreto", aggiungo che per conoscere i casi concreti bisogna andare dai testimoni sul territorio e il prof. Piero Castoro, il nostro docente che ci ha deliziato con la lezione sulla "Tutela e lo sviluppo dell'alta Murgia" è un testimone del nostro territorio.

Buona lettura

Carlo Antonio Resta

Capitolo 01

Capitolo 02

Capitolo 03

Capitolo 04

Capitolo 05

 

 

Ci scrive il consigliere Bradascio

Al Sig.Sindaco
Alla Giunta Comunale
Al Presidente del Consiglio
Al Segretario Generale
Al Dirigente UTC

Oggetto:   Proposta di esenzione pagamento ICI aree fabbricabili zona industriale D/1.

Interpellanza consiliare ai sensi dell'art.34 del Regolamento sul funzionamento del C.C.

Premesso

che il Comune di Gioia del Colle, oltre che a realizzare in questi anni nella zona artigianale D/2 un Piano di Insediamenti Produttivi per consentire le attività a piccole e medie aziende, ha previsto con delibera n.91 del 20 Dicembre 1999 l'adozione di un Piano di Insediamenti Produttivi nella zona industriale (D/1), con l'obiettivo di dare adeguate risposte agli operatori economici, in un area fortemente strategica e contribuire al rilancio occupazionale del nostro territorio;

Considerato

che nonostante la volontà amministrativa, di agevolare i costi di esproprio delle aree nella zona industriale, pari a 5 euro al mq. per rendere appetibile gli investitori esterni al territorio, in questi dieci anni pur avviando il bando e perseguire azioni di marketing territoriale, non ci sono state richieste, a causa anche di assenza di infrastrutture e servizi connessi;

Constatato

che lo strumento urbanistico di attuazione del Piano di Insediamenti Produttivi nella zona industriale ha una validità di dieci anni e che è prossimo alla scadenza;

Rilevato che questa amministrazione prevede di avviare nel 2011, le procedure di un project financing e/o studi di fattibilità per la realizzazione di eventuali insediamenti produttivi nella zona industriale;

Visto che il Comune di Gioia del Colle, attraverso lo strumento urbanistico di attuazione e il particellario di esproprio, ha di fatto vincolato le aree nella zona industriale e che i leggittimi proprietari ad oggi sono costretti a pagare la tassa  ICI pur in presenza di limitate agevolazioni previste dal Regolamento comunale;

Constatato  i giustificati ritardi sull'attuazione del Piano da parte dell'amministrazione e tenuto conto che nel corso dei dieci anni attraverso il pagamento ICI, da parte dei  proprietari hanno di fatto quasi raggiunto il valore reale delle aree oggetto di futuro espoprio.

Rilevato che nel Regolamento Comunale ICI, all'art. 22 comma 3-4 è prevista l'esenzione dal pagamento nelle zone F5/F6 ( verde pubblico ), mentre per quanto riguarda le aree tipizzate F1-F2-F3-F4 presenti nel tessuto urbano, sono esenti dalla tassazione fino al rilascio della concessione edilizia.

Io sottoscritto Tommaso Bradascio in qualità di Consigliere Comunale alla luce di quanto esposto.

                                                                INTERPELLO

il Sig Sindaco al fine di prendere in esame tale proposta e di porre in essere allo scadere dei dieci anni dello strumento urbanistico attuativo PIP D/1, tutti gli atti propedeutici per l'estensione delle  agevolazioni previste nelle zone "F", anche nelle zone "D1" e fino al rilascio della concessione edilizia, cosi come previsto dal Regolamento ICI all'art.22   e di modificare nella parte delle Entrate, il Bilancio di Previsione 2010 in corso di approvazione.

Gioia del Colle 25 Gennaio 2010

Tommaso Bradascio
consigliere comunale

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Al Sig Sindaco
Alla Giunta Muncipale
Al Presidente del Consiglio Comunale

Oggetto: Proposta di modifica accordo di collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e il Comune di Gioia del Colle

Premesso che nel passato sono state proficuamente sperimentate diverse forme di collaborazione fra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e l'Amministrazione Comunale per la valorizzazione del Castello Normanno Svevo e del Parco Archeologico di Monte Sannace;

Rilevato che esiste una convenzione stipulata fra Soprintendenza e Comune in data 9 Giugno 1999 con delibera di G.M. n.303 e che nel corso degli anni l'Amministrazione Comunale ha integrato l'accordo di collaborazione con la Soprintendenza apportando delle modifiche recepite da un atto di Giunta del 30 Settembre 2005 n.221 e sottoscritto dal Soprintendente Dott. Andreassi il 28 Marzo 2007 per la durata di tre anni;

Evidenziato che la crescita e l'interesse culturale intorno ad un patrimonio della comunità cittadina e le numerose manifestazioni organizzate dal Comune comportano notevoli spese per il personale della Soprintendenza e che incidono notevolmente sul Bilancio Comunale.

Io sottoscritto Tommaso Bradascio in qualità di Consigliere Comunale ai sensi dell'art. 33 del Regolamento sul Funzionamento del C.C. con risposta scritta.

INTERROGO

il Sig Sindaco, al fine di porre in essere tutti gli atti propedeutici, per una'opportuna modifica della convenzione stipulata fra la Soprintendenza e il Comune, alla luce dell'imminente scadenza del contratto e finalizzata alla promozione, alla riscoperta, tutela , salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali presenti nel territorio di Gioia del Colle, individuati quali massima espressione dell'identità storico-culturale cittadina ed insostenibile risorsa per la comunità locale e la riduzione delle spese attraverso il coinvolgimento di altre Istituzioni.

Gioia del Colle 25 Gennaio 2010

Tommaso Bradascio
consigliere comunale.

In Puglia il potere politico locale distrugge la centralità del partito.

12 febbraio 2010 Autore: Sebastiano Tangorre  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

Le primarie per la scelta del candidato presidente del centro sinistra alle prossime elezioni Regionali hanno sentenziato, con la vittoria di Vendola, l'inesistenza della centralità del partito politico a cui si è sostituito il potere della contrattazione e di mobilitazione del singolo politico.

Dunque, la strategia politica nazionale, definita dai massimi dirigenti del PD e studiosi della politica nulla ha potuto fare contro la limitata visione di alcuni autorevoli rappresentanti politici del PD locale che hanno preferito coltivare le proprie certezze elettorali, disobbedendo alle indicazione suggerite dal loro stesso partito.

Molti consiglieri comunali, provinciali e regionali con tanto di tessera del PD, hanno preferito sostenere la candidatura di Vendola (di Sinistra Ecologia e Libertà) a quella di Boccia (candidato del PD).

La vittoria di Vendola è soprattutto il risultato di un disinteresse ampio degli eletti del PD che nel proprio collegio, non hanno sensibilizzato più di tanto, gli iscritti e simpatizzanti del PD a favore di Boccia. Le percentuali di voto a favore di Vendola, dimostrano  che da Gioia del Colle a Bari e Molfetta, gli autorevoli politici ivi residenti e le sezioni locali del PD non hanno fatto nulla, neanche preso in considerazione l'idea di fare un gazebo a sostegno della candidatura di Boccia. Di contro, si è favorito Vendola, attaccando la strategia politica nazionale del PD, quella della Segreteria Regionale fino a sovvertire le indicazioni di Bersani (segretario nazionale) che in Puglia si è speso a favore di Boccia.

E' il caso di ricordare che solo tre mesi fa,  Bersani veniva eletto segretario nazionale del PD e Blasi segretario regionale attraverso il sistema delle primarie, che ha espresso anche i delegati regionali  che, a conti fatti, già disattendono le indicazioni della direzione nazionale  del partito che rappresentano.

Gli sforzi profusi dai vertici nazionali del PD per diventare, con la parte moderata del Paese, l'alternativa al Governo Berlusconi, non sono gli stessi che hanno in testa i "caporali" del PD locale, che sembrano mirare a non perdere la poltrona e la visibilità politica, sostenendo così il vento delle passioni alimentato da Vendola costi quel che costi, anche disconoscere il proprio partito e rafforzare il Governo Berlusconi.

E' grave quello che è accaduto. E' il caso di ricordare Moro ovvero uno statista morto ammazzato per avere in mente un progetto politico non condiviso da coloro che affermavano di rappresentare il "popolo", la "base", il "territorio"  spesso appellato impropriamente "sovrano".

A livello locale (Comunale-Provinciale-Regionale) spesso appaiono poco chiari i comportamenti degli eletti nei confronti del partito di appartenenza. L'eletto non si sente molto legato alla disciplina del partito e quindi organizza il suo comportamento politico in modo autonomo sulla base dei legami, dei rapporti di scambio individualmente attivati con i gruppi di pressione e con chi finanziariamente lo ha sostenuto nella campagna elettorale.

Consapevoli di ciò, i partiti hanno posto rimedio imponendoci i nomi dei candidati alla Camera e Senato, strappandoci il diritto di scegliere. E' per questo eleggiamo candidati reclutati prevalentemente tra i fedeli storici al partito.

Tutto ciò incrementa negli elettori il già diffuso scetticismo nei confronti della politica e dei partiti con a capo il  PD.

La voragine tra elettore ed eletto a livello nazionale aumentata a dismisura. A livello locale, ancora oggi, "l'interesse"  lega i due soggetti e prevale sulle  idee.

L'alternativa è superare gli interessi unendoci sulle idee.

Che siano le prossime elezioni regionali per noi tutti il banco di prova.

Il vice presidente del consiglio Lamanna imbavaglia Bradascio e la città.

Spett.le Redazione
vi invio la sintesi dell'intervento che dovevo illustrare nella seduta del C.C. del 4 Febbraio 2010 in riferimento all'approvazione del Bilancio di Previsione 2010.
Ho ritenuto opportuno esprimere un mio personale giudizio sulla gestione e programmazione di questa amministrazione, tenuto conto che non mi è stata data ancora una volta la possibilità di completare l'intervento in C.C. da parte del consigliere Lamanna Vincenzo (vice Presidente del Consiglio).
Sento il dovere di informare la città e vi ringrazio di una vostra eventuale diffusione del documento.

Testo dell'intervento 

L'urgente bisogno di approvare il Bilancio di Previsione 2010 da parte dell'amministrazione, è a mio avviso una irresponsabilità sulla corretta gestione e programmazione della cosa pubblica. Se i termini di approvazione del Bilancio, da parte del Ministero, sono slittati al 30 Aprile 2010 vuol dire che ci sono state fondate motivazioni e pertanto in assenza dei trasferimenti e delle spettanze non era opportuno approvare un Bilancio incerto e non veritiero. Per giunta non esiste inoltre allo stato, la circolare esplicativa che disciplina il patto di stabilità interno, che ritengo sia di fondamentale importanza per l'approvazione del Bilancio.

Non comprendo su quali basi siano stati dati i pareri di congruità e veridicità del Bilancio disciplinato da norme legislative e dal regolamento di contabilità.

Certo, non mi meraviglio di questi spregiudicati comportamenti, in quanto questa amministrazione in maniera improvvisata programma il piano esecutivo di gestione. Il precedente Bilancio è stato approvato a Marzo 2009 e nel corso dell'anno si sono avute numerose ratifiche e variazioni nei vari capitoli di bilancio rendendo poco chiaro gli sviluppi della gestione con provvedimenti presi senza preventivamente informare il Consiglio Comunale. Tutti gli atti di giunta hanno carattere di urgenza e pertanto immediatamente eseguibili e solo il ricorso al TAR può evidenziare eventuali illegittimità. Continua la Lettura

Osservazioni di Sinistra Ecologia e Libertà sul Bilancio comunale.

Bilancio ComunaleAll'attenzione di
Sindaco di Gioia del Colle
Dott. Piero Longo

Presidente del Consiglio Comunale di Gioia del Colle
Avv. Filippo Tisci

Con la preghiera di lettura.

Oggetto: Le osservazioni di Sinistra Ecologia e Libertà di Gioia del Colle a proposito del Bilancio.

Ci saremmo aspettati un confronto pubblico prima dell'approvazione del Bilancio, strumento fondamentale per lo sviluppo e la crescita di qualsiasi comunità, o quanto meno che, una volta deciso dalla Maggioranza, prima dell'approvazione da parte del Consiglio Comunale, il Bilancio fosse presentato in pubblica assemblea, per permettere ai partiti non presenti in Consiglio, alle associazioni e a ogni singolo cittadino di poter dare un contributo teso a migliorare la programmazione economica del Comune.

Nel prendere atto che ciò non è avvenuto e che ancora una volta questa Amministrazione si è distinta per mancanza totale di dialogo con la città (se non attraverso il populistico e ormai insopportabile tappezzamento della città con manifesti di ogni sorta), a fronte inoltre della mancanza dell'accompagnamento al Bilancio di una relazione politica, Sinistra Ecologia e Libertà ha deciso di mettere per iscritto la sua posizione, avanzando delle proposte che spetterà al Consiglio Comunale prendere in considerazione o meno.

Noi diamo un fermo giudizio negativo su questo Bilancio, perché in esso non si vede un minimo di programmazione per la nostra città. Leggiamo interventi a pioggia senza un nesso logico, per esempio a proposito del Centro Storico, il cui sviluppo non si capisce se si vuole ottenerlo con interventi tesi a favorire l'insediamento di attività commerciali e la riqualificazione urbana, o non piuttosto intervenendo con qualche opera pubblica di scarso valore sociale, economico e anche architettonico, come è avvenuto fino ad oggi (si veda Corso Garibaldi o Piazza Livia). Continua la Lettura

Comunicato dell’associazione LiberaGioia

Il presidio  di LiberaGioia dal 1° febbraio ha la sua sede in Via Pantera, 18 dove si riunirà ogni martedì alle ore 18,30 per incontrare i soci e fare il punto sulle iniziative da intraprendere.

Nella prima riunione del 2 febbraio, l'assemblea dei soci ha deciso di avviare un forum conoscitivo sulla Costituzione Italiana.

Pertanto a partire dal prossimo 9 febbraio ci sarà la lettura  della Carta Costituzionale con riflessioni e dibattito.

In questo "cammino" saremo guidati da due soci interni al Presidio che insegnano nelle scuole materie inerenti il Diritto e cioè: Michele Gaudiomonte e Michele Pavone.

Chiunque sia interessato a questa lettura, anche i non Soci, sono  invitati e saranno nostri graditi ospiti.

Tra le iniziative del Presidio è il caso di ricordare che in data 2.2.2010 al Sindaco e agli Amministratori della nostra Città, è stata presentata la richiesta di istituire un Assessorato alla Trasparenza  poichè è convinzione di molti che attraverso i sani principi della trasparenza amministrativa e degli atti istituzionali, si possa elevare la cultura della Democrazia.  

Luisa Pavone e Nicola Romanelli 

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