Caro Enzo,
ancora prima che per le belle parole di apprezzamento rivoltemi, vorrei ringraziarti per il gesto di autentica e genuina solidarietà che hai dimostrato nei miei confronti. Sei stato l'unico ad averlo fatto non solo in modo diretto e disinteressato, quanto inaspettato. Inaspettato perché da anni "assuefatto" a constatare comportamenti di "vigliaccheria" cronica dimostrati da chi ha il potere, e non solo, non tanto verso di me, quanto verso ciò che ho rappresentato e "denunciato" nel corso di questa mia esperienza di giornalista "non pubblicista", prezzo da pagare perché questa professione sia davvero libera e non "finalizzata" a un'iscrizione all'albo. Non farò citazioni, né menzionerò illustri sociologi, letterati, scrittori o filosofi, però un dato è certo e inconfutabile. Per questa mia "mania" della "Giustizia", oltre che della verità a tutti i costi, in effetti ho dovuto rimetterci più di una carriera o di un posto di lavoro, anche il così chiamato "posto sicuro", allora esser tra gli aspiranti quadri dirigenziali della Termosud lo era ma, nonostante siano passati tanti anni e nonostante le continue disapprovazioni di parenti e amici, oltre a non pentirmi di averlo fatto, credo che lo rifarei. Ma non per questo mi considero o mi paragono ad un novello Davide, un Pietro Micca o un Don Chisciotte. Né tanto meno, come mi definì un ex dirigente dell'Ufficio Tecnico, un talebano, un hazbollah, un integralista della carta stampata solo perché avevo chiesto, inutilmente, il rispetto di alcune norme che ancora oggi, nonostante l'avvenuto "cambiamento", continuano e probabilmente continueranno a non essere applicate. Ma d'altronde se nulla è realmente cambiato, cosa ci si può aspettare da chi è convinto che nella attuale società riesce a sopravvivere solo il più forte, dove "il pesce più grande mangia sempre quello più piccolo"? Come si può pretendere di combattere la famosa a-legalità diffusa, se della stessa se ne è fatto un tale uso che nel tempo si è trasformato in "abuso"? Solo perché oggi si è dall'altra parte della barricata? Non basta, non è sufficiente, perché il vero ostacolo da superare si chiama "interesse" che è, come molti sostengono, anche alcuni ex sindaco, "trasversale". E dopo tanti anni di "vita" in "comune", trascorsi come "passeggeri" della e sulla stessa barca, è difficile trovare delle differenze sostanziali tra i nostri politici, troppo "uniformati", "allineati", "stereotipati" e "interessati", per sperare che questa lotta possa essere portata avanti proprio da loro. La stessa, in assenza di veri e sostanziali cambiamenti, rimarrà solo una pura e pia intenzione, una delle loro tante promesse mai mantenute ma puntualmente contenute in quei "proclami" chiamati "programmi elettorali". Non saprei dirti se la loro censura derivi dalla "paura della verità" e se nella stessa ci sia "viltà". Un dato è certo, la si pratica costantemente, utilizzando varie forme più o meno trasparenti o consentite, all'occasione anche come "merce" di scambio concordata con gli stessi operatori dell'informazione. Quella praticata nei miei confronti, è stata una censura indiretta, mascherata dalla necessità "di una maggiore penetrazione perchè le vendite erano costantemente in calo", e presentata sottoforma di una nuova "linea editoriale che si inaugura", per cui ti informano che da quel momento, e dopo mesi di solitaria collaborazione h24, "il collaboratore propone e la redazione decide se pubblicare o meno e quando farlo". La classica, quanto poco "convincente", messa in scena per dirti che, da quel momento gli articoli non potranno più essere pubblicati, pur essendo "buoni come i tuoi"! Un modo come un altro per "eliminare" una ulteriore penna "critica", ma soprattutto libera, dal "mercato" dell'informazione. Da allora, nonostante le copie vendute siano nel contempo realmente diminuite, puntualmente e giornalmente, di questa amministrazione, chissà perché, si scrive tanto e solo "bene"! Quello che rattrista è il constatare, però, che nessuno degli operatori del settore o dei politici, che a parole dicevano di "stimarmi", abbia "sollevato" gli scudi in difesa del diritto all'informazione, attestato dal mio allontanamento, compreso il sindaco che, tutti sanno, è giornalista di professione. E se da uno di loro poteva essere più che "prevedibile", proprio perchè in un recente passato era stato autore, sempre nei miei riguardi, di una ingiustificabile censura mediatica, dagli altri francamente non me l'aspettavo, soprattutto considerando le loro violenti critiche rivolte alle amministrazioni del passato o in campagna elettorale sulla mancanza di dialogo e trasparenza. Questo comportamento altro non è che una forma di censura di mercato o di comodo, determinata cioè da convenienze sia di natura politica che economica a cui il "quarto potere", quello dell'informazione, anche a Gioia si è adeguato. Il mio non è solo il coraggio della verità o della Giustizia, ma anche dell'indignazione derivante dalla convinzione che nella vita c'è bisogno di "dignità", amor proprio, rispetto degli altri, soprattutto dei più deboli, di moralità e di onestà. Una vita da vivere a testa alta e senza sottomissioni, costi quello che costi. Gli ideali per cui si dovrebbe lottare, non hanno un prezzo, e questo il "potere" lo sa, tanto da averne paura.
Donato Stoppini