Aggiornamenti dal KIVU di Padre Pio De Mattia

Ciao,

la brutta piega che in questi ultimi giorni gli eventi militari stanno prendendo nel Kivu (la mia regione congolese) mi spinge ad inviare questo aggiornamento molto importante, visto che la quasi totalità dei nostri massmedia li ignora.
 
In pratica, nel Nord Kivu si sta ripetendo lo stesso scenario visto altre volte, anzi è proprio lo stesso del 2003, quando il generale ribelle Nkundabatware ed i suoi battaglioni (tutti di etnia tutsi, ossia partigiani del vicino Ruanda), dopo aver destabilizzato/occupato gran parte della Regione, accerchiò la città di Goma. Desistette solo per le dure minacce di intervento militare lanciate dalla Francia e dal Belgio, i cui rappresentanti ed altri dei paesi occidentali erano tutti riuniti in Normandia per commemorare lo sbarco degli alleati.
 
Anzi, nel maggio-giugno 2004  col suo esercito di 5-6 battaglioni di soldati, armati meglio dei militari governativi (tra breve dirò, anzi ribadirò il perché, in quanto l'ho comunicato altre volte) Nkunda giunse ad occupare ed a saccheggiare la città di Bukavu (ed in quell'occasione un razzo distrusse la mia stanza, come ho documentato fotograficamente nel servizio "2004" del mio CD).
 
In seguito, nonostante i tanti crimini commessi, Nkunda si rifugiò in Ruanda e là vive pacificamente fino ad oggi. Continua la Lettura

Olivetti, due gioiesi, coincidenze ?

Ma cosa hanno in comune due gioiesi con Olivetti?
 
Olivetti: dal 1908 Ivrea, un’amabile cittadina, gemella di Gioia in termini di abitanti, in una splendida posizione ai piedi delle Alpi all’imbocco della Valle d’Aosta, ha visto il proprio destino agricolo trasformarsi in modello industriale grazie alla genialità e all’intraprendenza di Camillo Olivetti e all’utopia sociale di suo figlio Adriano. Per decenni Olivetti è stata leader mondiale nel campo della meccanica e dell’elettronica ed Ivrea è stata all’avanguardia nei servizi sociali e nel pensiero democratico.
 
Un gioiese: 45enne, ha vissuto a Gioia fino ai 20 anni, si trasferisce a Bologna per frequentare Disciplina dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo (DAMS). Realizza video/teatro, produce lungometraggi e documentari. Fonda la società Sattva films, pubblica come editore alcuni film in DVD e come regista e produttore indipendente produce il documentario lungometraggio su Adriano Olivetti: Michele Fasano. Continua la Lettura

Buon giorno: sono quello delle “nove lampe” ….

Buon giorno: sono quello delle "nove lampe" e voglio esternare le mie nuove emozioni.
 
E' venerdì 23 Settembre 2011 e, d'accordo con mia Moglie ed anzi su sua sollecitudine, ho in tasca due biglietti aerei che, dall'aereoporto di Milano Linate, ci porteranno all'aereoporto di Bari Palese. Abbiamo l'aereo alle ore 12,15 circa, ma noi già alle ore 9,00 siamo in attesa di effettuare le operazioni di imbarco: pensate, oggi ricorre il nostro 43°anniversario di matrimonio e siamo ben felici di trascorrerlo in parte tra le nuvole in viaggio verso il………passato, verso le mie origini .
 
Finalmente si decolla e, dopo circa un'ora e trenta minuti siamo sulla pista di atterraggio di Bari, dove c'è ad attenderci il marito di mia cugina Tita che in una interminabile mezz'ora (questo succede quando si ha fretta di …..rincasare!) mi porta fino all'albergo dove alloggeremo.
 
Incomincia così la full immersion nei ricordi e degli incontri con parenti e vecchi compagni di scuola già preventivamente allertati dal carissimo Antonio Cirsella-Sergio e dalla sua Gentile Signora, la carissima Anita Buono.
 
I due, d'accordo con altri della simpatica combriccola, ci organizzano per la sera di sabato una escursione alle grotte di Castellana per farci assistere e partecipare, coinvolti, ad una stupenda quanto impressionante rappresentazione di brani dell'Inferno dantesco brani che si concludono con l'uscita a "riveder le stelle" cui fa seguito la degustazione di una squisita pizza sempre  in quel di Castellana Grotte.
I giorni che si sono susseguiti (ahimè troppo in fretta) sono stati intensi di incontri e sedute conviviali che mi hanno fatto tornare ai gusti e sapori semplici ma piacevoli di Gioia.
 
Tanti gli amici e parenti incontrati e Domenica 25, ascoltata la S.Messa in Santa Lucia, tutti i presenti siamo stati immortalati nella foto qui unita: siamo tutti cambiati, ma tutti siamo pieni di entusiasmo e vitalità e felici di riabbracciarci……anche con chi non ha potuto essere presente o purtroppo non c'è più: è la vita che passa e comunque ci porta tutti verso un unico inevitabile capolinea.
 
Nei giorni trascorsi "a casa", abituato ad alzarmi di buon'ora ogni mattina lasciavo la mia Signora a dormire ancora un po' e uscivo in strada per lunghe passeggiate a piedi nei vari quartieri, visitando le diverse Chiese disseminate nella città (S.Domenico, SS.Medici, Crocifisso,S.Rocco,S.Vito, S.Francesco, Chiesa Madre) ricordando vari episodi della mia infanzia legati alla frequentazione di tali Chiese.
 
Venerdì 30 Settembre siamo di nuovo in aereoporto a Bari: la piacevole avventura per me e mia Moglie volge al termine; l'aereo che ci riporterà agli "affetti futuri" è già in fase di decollo e, mentre sento che le ruote del carrello si staccano dal suolo, un groppo mi stringe alla gola; mia Moglie, seduta al mio fianco, se ne accorge e mi stringe la mano ricordandomi che a Como mi attendono mio figlio, mia nuora e, innanzitutto le mie tre splendide nipotine che già pregustano le mozzarelle che ho loro promesso di portare.
 
Non so quanto mi rimane ancora da vivere, ma comunque, dopo questa immersione negli affetti più profondi, sono pronto a tutto…….e perchè no: anche a ritornare fra un anno a casa.
 
Vivo con questa speranza e grazie per l'ospitalità che vorrete darmi.
 
Non so perchè ho scritto e chiedo scusa per avervi importunato. 
 
Angelo

Basta col grigio !

Impressioni del gioiese Matteo Antonicelli sulla marcia della Pace di Assisi.
 
Basta col grigio! In queste poche parole racchiudo tutto il senso della marcia. Perché? Perché il grigio di una fosca cenere che si è accumulata in questo lungo periodo nel nostro modo di essere, nel nostro modo di pensare, nel nostro subire passivamente le falsità che quotidianamente e da più parti ci vengono offerte, almeno per un giorno, in modo intenso e coinvolgente, è stato spazzato via.
 
Due ore prima dell’avvio della marcia ci siamo trovati nella via della partenza proprio a ridosso dello striscione di apertura della manifestazione. Dapprima l’organizzazione è riuscita a contenere, con fatica, il flusso dietro lo striscione ma, in breve ha dovuto desistere per il continuo defluire di gente che, non trovando spazio, ha iniziato la marcia ben prima dell’avvio ufficiale. Piacevole è stato l’affiancare lo striscione della prima marcia del 1961 a quello di quest’anno che riprendeva lo stesso tema di 50 anni or sono:“per la pace e la fratellanza dei popoli”.
 
Anziani e giovanissimi, genitori con figli e mamme con i passeggini, coppie giovani e coppie di nonni, neofiti e irriducibili, singoli e in gruppo, dietro uno striscione istituzionale (scout, sindacato, Amnesty, …..) e dietro uno striscione fatto in casa con le proprie mani e con le proprie idee, con la fascia di sindaco o con il gonfalone comunale, del Nord e del Sud, italiano o straniero, rappresentanti di se stessi o delegati di movimenti, laici o clericali (per la verità quest’ultimi un po’ pochini se si esclude Don Ciotti, Alex Zanotelli e qualche isolato parroco), tutti animati da una medesima fede e mossi da un unico obiettivo: esserci e mostrare con la propria presenza un dissenso verso una diffusa rassegnazione e verso i “grandi fratelli” delle spese militari e del degrado del costume e dei valori.
 
Con un pizzico di soddisfazione ho incrociato il Presidente della Regione Puglia, in una sorta di condivisione delle origini e della formazione cattolica. (Non posso dire altrettanto del presidente della regione in cui vivo, cattolico anch’egli, ma intento a dividere piuttosto che ad unire, preso dai pensieri di secessione dall’Italia – d’altronde sarei rimasto sorpreso se si fosse presentato).
 
Un treno umano di 300.000 persone, lungo 25 chilometri, fin su alla Rocca maggiore dove, al termine anche di una salutare fatica, con piacere ci siamo buttati sull’erba ad ascoltare i numerosi interventi tra i quali quello di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, rete di associazioni che organizza la marcia – che con una formulazione capovolta ha ricordato che la pace non si definisce solo in negativo, come “'assenza” di guerra, ma anche in positivo, come azione per il rispetto di tutti i diritti umani (salute, lavoro, cibo, acqua, casa, …..).
La marcia si è chiusa con un trascinante appello finale a tutti, presenti e non, per tradurre in pratica almeno uno dei 10 impegni formulati, fra gli altri un’economia di giustizia, un lavoro dignitoso per tutti, la difesa dei beni comuni e la pretesa di un’informazione libera e pluralista.
Sono ritornato al mio consueto vivere con un minore senso di solitudine e con una volontà rafforzata per una lotta comune che mi congiunge agli altri per azioni che ci facciano uscire da questo sciagurato presente.
 
Un augurio da un gioiese per essere desti e vigili, sempre.
 
Matteo Antonicelli
 
Fotografie della Marcia della Pace di Assisi di Matteo Antonicelli
 

Don Nicola Ludovico è tornato alla casa del Padre

                                                                                        don nicola_striscioni_04Don Nicola Ludovico, sacerdote gioiese e arciprete della Chiesa Madre di Casamassima, paese in cui ha dispiegato la sua opera pastorale per circa trenta anni, si è spento ieri pomeriggio nell'Ospedale San Paolo di Bari.

Nato nel 1946 a Gioia, al termine della scuola elementare ha  frequentato prima  il seminario vescovile  a Bari e successivamente quello regionale di  Molfetta.

Tra un mese avrebbe festeggiato il suo quarantesimo anniversario di sacerdozio; infatti è stato ordinato  sacerdote insieme a don Carlo Lattarulo il 17 luglio 1971, nella Chiesa dell' Immacolata Concezione di Lourdes, chiesa che è stata la sua palestra di vita e di formazione religiosa.

La sua partenza dalla scena di questo mondo è stata preceduta da un lungo periodo di malattia e di sofferenza, che lo ha visto nel suo ultimo anno di vita percorrere, come Cristo che ha annunciato nella sua vita, il Calvario, che è preludio alla vera vita.

Oltre al fratello Mario,  alla cognata  e ai tre diletti nipoti lo piangono l'intera comunità della sua nativa Parrocchia, tutti coloro che l'hanno conosciuto e hanno apprezzato la sua parola, sempre pronta a consolare chi era nel bisogno, nell'afflizione, nella sofferenza, il suo magistero sacerdotale e la sua opera di educatore.

Chi, come me, lo ha conosciuto e ha potuto apprezzare il suo darsi agli altri con un'inconsueta ma travolgente carica, con il sorriso e la battuta sempre pronti, con la sua voglia di stare in mezzo alla gente e soprattutto fra i giovani, non può non avvertire la sua mancanza.   

Infatti  molti giovani lo ricorderanno non solo come docente di religione nel locale Liceo Classico, ma anche come amico, perché  con loro ha voluto condividere gli anni più belli  della sua vita; amava stare in mezzo ai giovani, trasmettere loro, con il suo sorriso e le sue spontanee battute,  la gioia di vivere, la scoperta dei veri valori umani per farli avvicinare, in un secondo momento, spontaneamente e  discretamente, al messaggio evangelico e cristiano che aveva scelto di annunciare.

Grazie don Nicola per il  servizio che hai reso in favore delle nostre comunità.

Possa tu godere della pace eterna e della vera gioia che è il premio per le tue fatiche terrene.

Ciao, don Nicola.

Francesco Giannini

Due gioiesi a New York

Produce di sicuro un certo effetto e una piacevole sensazione di benessere  e l'impressione di ritrovarsi a casa, incontrare, mentre si è in giro per il mondo, nostri concittadini, affermati in diversi settori o positivamente impegnati in alcune attività lavorative o produttive.

Mi piace, oggi, giorno in cui   ricorre il 9° anniversario dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle di New  York, portare all'attenzione dei lettori una realtà positiva che ho riscontrato in quella metropoli.

A Long Island, in una zona immersa nel verde e a poca distanza dal mare di Long Beach, a circa 30 minuti da Manhattan, due gioiesi, Beppe e Tiziana Resta,  qualche tempo prima di quel tremendo avvenimento che oggi richiamiamo alla mente, hanno dato vita ad una attività ricettivo-turistica, mettendo a disposizione una serie di appartamenti sia per studenti italiani e internazionali che vogliono approfondire la conoscenza dell'inglese sia per famiglie che vogliono trascorrere le loro vacanze in America e visitare la " Grande Mela ".  Continua la Lettura

Eugenio Macchia, si aggiudica il “Best Piano Player” del prestigioso Jimmy Woode Award

Il primo agosto al Tuscia in Jazz Festival la giuria composta da: Eddie Gomez, Antonio Sanchez, Kurt Rosenwinkel, Rick Margitza, Tony Monaco, Flavio Boltro, Dado Moroni, Antonio Ciacca, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari, Marco Valeri, Domenico Sanna e Leonardo Corradi ha decretato i vincitori della quinta edizione del Jimmy Woode Award. In giuria oltre ai musicisti sopracitati anche la cantante Shawnn Monteiro, figlia del grande contrabbassista, e Jan Gaye, moglie dell'indimenticato Marvin Gaye.

Il giorno della finale gli otto gruppi selezionati sui quattordici ammessi alle semifinali si sono contesi l'ambito premio. Gli iscritti a questa edizione erano oltre novanta gruppi.

Dopo una splendida finale ad aggiudicarsi il premio è stato il Matteo Cidale quintet. Il gruppo del giovane batterista spezzino con un esecuzione magistrale ha messo d'accordo l'intera giuria vincendo questa edizione del Jimmy Woode Award. Al gruppo vincitore anche i premi come: Miglior Batterista a Matteo Cidale, Miglior Contrabbassista a Enrico Mianulli, Miglior Trombettista a Daniele Raimondi e Miglior Sassofonista a Manuel Trabucco.

Dietro a loro subito l'Eugenio Macchia trio per una manciata di voti e terzo classificato il trio del giovane pianista Simone Tocco.

Protagonisti del premio però sono stati Matteo Cidale quintet e Eugenio Macchia trio che hanno abbondantemente staccato tutti gli altri partecipanti. Da segnalare la vittoria come nuovo talento del quattordicenne pianista Tommaso Perazzo che nel futuro farà molto parlare di lui.

I vincitori ora si esibiranno il 27 novembre all'Auditorium di Roma nell'ambito della giornata conclusiva del Roma Jazz Festival, che ha appunto dedicato la giornata ai vincitori dei maggiori premi italiani dedicati al jazz.

L'importante giuria ha espresso giudizi entusiastici sull'altissimo livello dei partecipanti.

Ecco tutti i vincitori dell'edizione 2010.

Band
Matteo Cidale Quintet
Eugenio Macchia Trio
Simone Tocco Trio

Best new talentTommaso Perazzo
Best piano playerEugenio Macchia – Sandro Savino
Best bass playerEnrico Mianulli – Giulio Scarpato
Best sax playerManuel Trabucco
Best Guitar playerAndrea Molinari
Best drum playerMatteo Cidale
Best VoiceRomina Capitani
Sandro Verzari Award best trumpet playerDaniele Raimondi

In Valtellina piove sempre

29 giugno 2010 Autore: La Redazione  
Categorie: Gioiesi nel Mondo, Primo Piano

E’ da tre settimane che in Valtellina non smette di piovere e la temperatura è scesa così giù da far rivedere la neve sulle montagne e addirittura far accendere di nuovo i riscaldamenti. L’estate è un triste ricordo e immagino i miei compaesani gioiesi a sciacquarsi tra le acque di Chiatona e Castellaneta Marina.
 
L’Adda si è ingrossato, facendo ricordare a tutti i valtellinesi la terribile estate dell’87, quando l’affluente principale del Po con i suoi mille torrenti fece sfracelli in queste vallate, trascinando a valle intere montagne.
 
Purtroppo nella terra, dove “si vive bene ma si è infelici”, fa più paura un altro triste primato, quello dei suicidi. Continua la Lettura

I NOVE LAMPE

15 dicembre 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Gioiesi nel Mondo, La Gioia di Ieri

Arnaldo Amorese (Angelo)Gioia, sono le ore 5 del 15 dicembre 1955 ed una sveglia suona  nell'abitazione di Via Paolo Losito al n.11.

Sono già in piedi e, cercando di fare meno rumore possibile effettuo in tutta fretta le mie pulizie personali ed esco di casa.

Suono il campanello dell'attiguo portoncino al n. 13 e salgo quindi in casa di mio zio Orlando, dove mi attende una scodella di fumante caffellatte che trangugio riducendo in tal modo la residua sonnolenza ed il torpore dovuto all'ora inusuale in cui mi sono alzato.

Io e mio zio usciamo in strada e ci avviamo alla nostra mèta.

Percorriamo la via del Castello costeggiando il Convitto Manzoni -validamente diretto dal compianto Don Vincenzo Angelilli-, la cantina della "Pisciamiire" segnalata da una frasche appesa sulla porta di ingresso e la macelleria di Angelina rinomata per la confezione artigianale della salsiccia fatta con carne di maiale tagliata a punta di coltello.

Tutta la strada è pallidamente illuminata da lampioni che irradiano una fioca luce giallognola.

Costeggiato il castello, ci immettiamo in una larga strada lastricata ed in discesa, giungendo al termine sul sagrato della chiesa di San Rocco, dove sono ad attenderci, oltre al Sacerdote Don Nicola Giampetruzzi, Zia Franceschina (Zietta), Nina e Lucia Nico, Chichedda e Finodda ed altre persone giovani, adulte ed anziane.

Salutati tutti, entriamo in chiesa e ci inerpichiamo, accompagnati da un ristretto numero di persone alle quali è consentito, su una scala a chiocciola accedendo ad un soppalco dove si trova un organo a canne da azionare con un mantice a mano.

Mio zio si siede sullo scranno dell'organo e, intonando inni sacri natalizi, segna l'inizio della funzione religiosa detta delle nove lampade (i nove lampe), per le lampade che, una al giorno, verranno accese prima della celebrazione della S. Messa, nei nove giorni di novena che precedono la Notte Santa del Natale.

Durante tutta la funzione religiosa, accompagnati dalla musica suonata da zio Orlando, intoniamo diversi inni natalizi sacri, seguiti nel canto dai fedeli presenti nella navata sottostante della chiesa.

Il tutto dura fino alle sei e trenta circa ed alla fine la chiesa si svuota; io, mio zio ed alcuni dei parenti presenti, decidiamo e stabiliamo quale casa di amici o conoscenti dobbiamo allegramente invadere, con l'affettuosa pretesa di rifocillarci con bevande calde e pasticcini.

Dappertutto siamo accolti con entusiasmo che denota sostanzialmente  che l'invasione era attesa.

Al termine dell'abbondante colazione, ciascuno si avvia verso il luogo del proprio impegno ed io, tornato a casa, prendo la mia cartella e mi avvio verso il Liceo Classico, dove frequento il primo trimestre della IV Ginnasio.

Il rituale che ho appena descritto e che dura i nove giorni precedenti la Notte Santa, lo avevo celebrato anche nei tre anni precedenti, ma ho voluto illustrare quello del 1955, perché questo sarebbe stato l'ultimo: infatti la sera del 5 gennaio 1956 (data per altro del mio 15° compleanno), con la mia famiglia prendevo il lungo treno del nord che mi avrebbe condotto a Como, dove mio Padre, ufficiale di carriera dell'Esercito era stato trasferito e dove io, il 7 gennaio, senza soluzione di continuità riprendevo, nel secondo trimestre dell'anno scolastico, il corso della IV ginnasio presso il Liceo Classico "A:Volta"

Affermare che non vi sia stata soluzione di continuità,  non è del tutto esatto: uno strappo con la realtà lasciata a Gioia ed il conseguente trapianto nella nuova realtà sociale, non è stata indolore, anzi …

Le difficoltà iniziali di inserimento nel nuovo contesto è stato lento e difficoltoso, forse anche perché mai ho dimenticato i luoghi della mia infanzia ed i miei compagni di scuola lasciati a Gioia: anche adesso che sto terminando la mia sessantottesima primavera, ricordo quegli anni felici e non mi vergogno a dire che gli occhi si inumidiscono ed un dolce languore mi pervade.

Qualcuno capirà il mio stato d'animo? Chiedo scusa a tutti per lo stato malinconia soffusa che eventualmente questo scritto potrà provocare.

Grazie comunque per la comprensione.

Arnaldo AMORESE (Angelo)

Gioiesi nel Mondo

Fotografie di Autori Vari

Jaime Donatone e Famiglia (da Santiago del Cile)La rassegna delle foto dei Gioiesi sparsi nel mondo, inviaci la tua foto e sarà pubblicata in questa gallery fotografica. 

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Gioiesi nel Mondo – Arnaldo Amorese

9 novembre 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Gioiesi nel Mondo, Primo Piano

Le sorelle Losacco e loro congiuntiPosso entrare anch'io?

Mi chiamo Arnaldo Amorese, da amici e parenti chiamato Angelo.

Sono nato a Mogadiscio (Somalia) il 5 gennaio 1941 da genitori gioiesi e sono giunto a Gioia del Colle nel luglio del 1943, con mia madre Bice Losacco, scacciato dal mio suolo natale.

Sono rimasto a Gioia fino al 4 gennaio 1955, trasferendomi con la mia famiglia di origine in quel di Como, dove tutt'ora abito con mia moglie – comasca- e con mio figlio che mi ha reso felicemente nonno di tre deliziose nipotine.

Durante la mia permanenza in Gioia ho compiuto i miei primi studi frequentando la scuola elementare "Mazzini" -Maestro il prof. De Benedictis-, dove hanno insegnato per tanti anni le mie zie Rosetta Prisciantelli e Maria Losacco Tancorre e quindi la scuola media "P.Losapio" Preside Birra imperante e segretario mio zio Tonino Amorese, avendo come insegnante di lettere il carissimo e rimpianto Prof. Donvito.

La Quarta Elementare del 1949 con il Maestro De BenedictisUnisco a questa mia richiesta di ospitalità una foto di un gruppo di miei parenti (mia madre è la terza da sinistra delle quattro sorelle), nonché due foto dei miei compagni delle elementari con il Maestro De Benedictis (io sono il terzo da sinistra di chi guarda nella terza fila dall'alto ed ho al mio fianco Gaeta) e delle medie (sono il primo della seconda fila con al mio fianco il caro Antonio Cirsella Sergio, Nino Cuscito ed il Prof.Donvito).

Anche se con un po' di fatica mnemonica, ricordo tutti con grande affetto e chiedo, se qualcuno che legge si riconosce e si ricorda di me, di contattarmi al mio indirizzo mail  amorese_arnaldo@libero.it o al mio cellulare 338 206 13 53.

 

Grazie comunque per l'ospitalità.

Arnaldo Amorese

 La Seconda Media del 1951 con il Prof. Vito Antonio Donvito

 

Pasquale De Bellis

Pasquale De Bellis

Un mese fa è venuto a mancare nella sua città di adozione, Genova, un nostro illustre concittadino: il dottor Pasquale De Bellis.

Il professore De Bellis nasce a Gioia del Colle nel 1942, dove segue gli studi fino al conseguimento della maturità  presso il Liceo Classico " P. V. Marone ". Si trasferisce successivamente a Genova, dove si laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia. Prosegue gli studi e si specializza in anestesiologia e rianimazione. Successivamente consegue la specializzazione in tossicologia medica, in farmacologia applicata, in medicina legale e delle assicurazioni, in farmacologia clinica e in pediatria.

Dal 1971 Pasquale De Bellis presta servizio presso l'Ospedale San Martino di Genova, dapprima come Assistente, quindi come Aiuto  del prof.  Giancarlo Minola, che è, indubbiamente, un altro protagonista dell' Anestesiologia ligure . Egli alterna la sua attività sindacale nell'ALARO e nell'AAROI ( Associazioni che riuniscono i rianimatori ospedalieri italiani ) a quella scientifica ed a quella clinica, con una brillante attività presso il prestigioso Ospedale Galliera ove organizza, unitamente ad Antonio Bertieri, un efficiente Reparto di Rianimazione. 

Dal 1988 svolge la sua attività come  Primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione Pediatrica presso gli ospedali Galliera di Genova, in cui ha prestato ininterrottamente servizio a partire dal 1971, dapprima come Assistente e poi come Primario del servizio di anestesia  e rianimazione, dirigendo il reparto di rianimazione, il laboratorio di fisiopatologia applicata e l'ambulatorio di terapia del dolore e cure palliative, coordinando l'attività anestesiologica delle varie specialità chirurgiche. Successivamente, dal 1990, lo ritroviamo come  Primario del 1° Servizio, del Centro di Rianimazione, del Laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria applicata e dell'Ambulatorio di Terapia del dolore e Cure Palliative. Continua la Lettura

Mio cugino del … Canada

4 agosto 2009 Autore: Sebastiano Tangorre  
Categorie: Gioiesi nel Mondo

Cartolina inviata da Frank D'Aprile (Toronto)Mio cugino Frank D'Aprile vive a Toronto (Canada); mi ha inviato la cartolina che vi allego, con il seguente testo:

Cari cugini:

Non so se questi attachments gli avete visto prima.

Spero che voi e le vostre famiglie state bene e spero di vedervi quest'anno.

Se Dio vuole. Saluti ai zii. Pardon la grammatica.

Buon Giorno e Buona Fortuna.  

Francesco

Aggiornamento dal KIVU

KivuCiao,

aspettavo l'uscita della legge che, come indicai nella mia ultima lettera di aggiornamento, darebbe cittadinanza congolese a tutte le migliaia di ruandesi infiltratisi ultimamente nel nostro Kivu, dal tempo della rivolta di Nkunda fino all'operazione congiunta congo-ruandese di gennaio-febbraio scorso. Visto che tarda ancora, preferisco dare subito quest'altro aggiornamento.

Anzitutto, la brutta notizia (come già predetto) della recente legge di amnistia, del 27 maggio scorso. Per far piacere al CNDP (gruppo militare pro Rwanda), il governo ha approvato una simile legge. Sono quindi tornati in libertà tutti i massacratori di milioni di congolesi; così potranno continuare il lavoro di sterminio che ancora resta da fare, come spiegherò subito.

Ogni giorno ci giungono notizie di gravi violenze (case incendiate, saccheggi, stupri, ferimenti e uccisioni in gran numero) contro la popolazione del Nord e Sud Kivu. Come ho già riferito, queste violenze sono compiute sia dai gruppi ribelli, in special modo dal FDLR (hutu ruandesi rifugiatisi qui fin dal 1994) sia dagli stessi soldati congolesi. Il fronte di queste violenze sta avvicinandosi sempre più alla città di Bukavu. A Nord di Bukavu, in questi giorni sono state attaccate nell'Urega le mie vecchie missioni di Mwenga e Kasika. Invece a Sud di Bukavu è stata assaltata la nostra attuale missione di Luvungi: i padri sono stati legati e picchiati per molte ore, il tempo necessario ai banditi per saccheggiare tutta la casa.

All'udire dell'avvicinarsi o dei ribelli o dei soldati governativi la gente scappa in ogni direzione, abbandonando tutto, casa e campi, pur di salvarsi in qualche modo, ma spesso per sfuggire a un gruppo cade nelle mani dell'altro; e allora per loro non c'è alcuna pietà. Si calcola che in tutto il Kivu il numero degli sfollati oltrepassi già il mezzo milione.

Tra tanta barbarie, il crimine più disgustoso e frequente è quello degli stupri di donne e di bambine, a volte piccolissime. Come spiegavo in una mia lettera dell'anno scorso, lo stupro è programmato ed eseguito cinicamente, perché esso distrugge sia la persona individua (anche fino alla morte, in caso di stupro di gruppo o in caso di infezione di AIDS), sia la sua vita familiare e sociale. Per tale motivo lo scorso anno l'ONU ha dichiarato lo stupro un crimine di guerra. Ma qui, a causa della totale impunità di militari eribelli, esso viene commesso ordinariamente e senza alcuno scrupolo. Secondo Nestor Yombo, responsabile dell'OCHA (servizio umanitario dell'ONU), in questi ultimi tre mesi sono stati calcolati come minimo 463 stupri nel nostro Sud Kivu, ossia la metà degli stupri di tutto il 2008. Dalle notizie di prima mano provenienti dalle varie parrocchie di questa diocesi risulta che bisogna più che raddoppiare quella cifra, in quanto moltissime donne preferiscono non denunziare la violenza subita (le varie ragioni le ho spiegate lo scorso anno). E dire che siamo appena all'inizio dell'operazione congiunta congo-ruandese contro il FDLR nel Sud Kivu (operazione militare perfettamente inutile, com'è successo nell'analoga operazione di gennaio-febbraio nel Nord Kivu; ma tutti sappiamo che si tratta di una cortina fumogena per coprire interessi di tutt'altra natura, come ho spiegato ultimamente). Un rapporto di International Crisis Group dice che nel 2008 gli stupri denunziati nel Nord Kivu sono oltre 2.200 ; e tutti quelli non denunziati a quale livello disumano arrivano ? Si può solo immaginare la devastazione e l'immane sofferenza che quotidianamente si abbatte sulle donne del Kivu. Qui l'essere umano da tempo ha finito di essere umano; è stato declassato al livello animale; ragion per cui egli viene facilmete braccato ed ucciso, proprio come una qualsiasi selvaggina della foresta e della savana.

Il gruppo più feroce è il RASTA, un miscuglio di disertori hutu e congolesi ; per risparmiare le pallottole e per puro sadismo, essi preferiscono usare le armi bianche (pugnali e machette) contro la malcapitata gente incappata nelle loro mani. Se proprio non finiscono la vittima sventrandola o decapitandola, spesso passano a mutilazioni del sesso, di seni, mani, piedi o altro. La verità, che sappiamo bene da tanto tempo, è che i RASTA fanno un doppio gioco, nel senso che si fanno passare per un sottogruppo del FDLR allo scopo di scaricare ogni colpa di atrocità su questo gruppo e così demonizzarli a livello internazionale. In realtà, questi RASTA sono pilotati da mandatanti nazionali e internazionali vogliosi di mettere le mani sul ricco Kivu. Quello che questi RASTA stanno compiendo da anni è un'autentica pulizia etnica finalizzata all'occupazione, al controllo e allo sfruttamento di grandi territori ricchi di minerali preziosi da parte dei loro mandanti.

La settimana scorsa i vescovi del Kivu hanno scritto una lettera per denunziare apertamente l'attuale situazione.

Anche se in ritardo, alcuni osservatori stanno finalmente prendendo atto della situazione e cominciano a parlare apertamente. Ma è risaputo che le denunzie interne non servono a nulla; hanno invece un grande impatto quelle internazionali, come abbiamo constatato diverse volte in questi tredici anni di sconvolgimenti. Purtroppo però qui cresce lo scetticismo. 

Comunque, visto che la speranza è l'ultima a morire, noi continuiamo a sperare che la comunità internazionale possa intervenire qui rapidamente e non a scoppio ritardato, quando il sangue starà già scorrendo a fiumi e ci si ritroverà ancora una volta impotenti davanti a una ennesima tragedia umanitaria.

Una preghiera per tutti noi, affinchè il Signore cambi il corso degli eventi e liberi questa povera gente da un'altra tragedia.

Ciao, PioDM

Ercole e Francesco

All'inizio dell'anno scolastico i miei colleghi, che si occupavano dei progetti "accoglienza e orientamento" , si ponevano il quesito di come affrontare e ridurre il sempre più crescente disagio scolastico che gli alunni manifestavano negli ultimi tempi. Tra le numerose attività (sportello didattico, sportello ascolto, ecc.) che abbiamo progettato nella mia scuola: Istituto Professionale F. Besta – Sondrio, è stato realizzato  questo video (il video è sonorizzato a partire dal 2° minuto).

Per combattere il senso di smarrimento degli alunni, che si manifestava con mancanza di autostima, scarse motivazioni e  evidenti fenomeni di bullismo; abbiamo individuato l'obiettivo di far riscoprire ai ragazzi gli antichi universali valori della tradizione contadina (famiglia, religione, patria, morale) ormai soppiantati dal dilagante fenomeno del consumismo. Di conseguenza la scuola si ribella a certi modelli sbagliati e rovescia tutti gli schemi. Contro ogni pregiudizio e ipocrisia esce dalle sue mura e va incontro a un essere tra i più emarginati che ci sia sulla faccia della terra. Continua la Lettura

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