Le masserie di Gioia Parte II

Masseria Rosati a Parco Busciglio
 
La masseria, che si estende in senso latitudinale,  è caratterizzata da  un arcone che permette l’ingresso alla corte interna. Un tempo era fortificata, come testimoniava la presenza di un piombatoio sovrastante la grande porta d'accesso. Intorno al cortile si accentra tutta la costruzione con porte e finestre e la cappella.

Le strutture di tutto il complesso denunciano una datazione più antica rispetto alla chiesetta; questa, è interna alla corte, unico esempio fra tutte le masserie gioiesi, caso abbastanza raro anche per le tipologie delle masserie della Puglia. Sulla sua facciata si legge la data del 1788, probabile l'anno della sua costruzione.
Questo complesso architettonico rurale rappresenta il modello della massseria tradizionale, realizzata prima dell’utilizzo delle nuove tecniche edilizie delle odierne case coloniche che hanno portato alla sostituzione  della civiltà dell'arco e della volta, della pietra e della calce  con la tecnica dei solai.

All’esterno si trova una cisterna, rialzata rispetto al livello di calpestio, per la raccolta dell'acqua piovana. L'ingresso  presenta sul lato sinistro una serie di costruzioni basse, che erano utilizzate come depositi o stalle, mentre balza subito all'occhio la costruzione su due piani, con un grande portone laterale d'ingresso  e una elegante bifora al primo piano. Altri ambienti sono presenti sul lato destro del prospetto.  

Masseria Eramo a Marzagaglia
 
Questa masseria ci ricorda il tipo di masserie fortificate, costruite soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento, epoca in cui nelle nostre contrade imperversava il brigantaggio.
 Infatti appare nel suo complesso come una costruzione massiccia che colpisce per una base o zoccolatura di bugnato calcareo, interrotta dalla presenza di un unico ingresso.
All'esterno vi è una piscina, che raccoglie l'acqua piovana, con copertura a spiovente in pietra e rialzata rispetto al suolo.

La masseria si snoda su due livelli; quello inferiore presenta robuste lastre calcaree a bugnato sul prospetto e un'apertura centrale ad arco e quattro piccole finestre, mentre il piano superiore  presenta una finestra-balcone sul portone  ed altre sei finestre. Alcuni elementi architettonici decorativi presenti al livello della copertura agli angoli e nella parte centrale della costruzione conferiscono alla masseria un tono di eleganza e di possanza.

Masseria Soria

E' sicuramente una delle masserie più signorili. Si trova sulla via per Marzagaglia.
La facciata principale  è nei pressi del recinto della chiesa, chiusa da un muretto a merlature. La masseria  edificata  nella seconda metà dell'Ottocento mostra tracce sia del gusto medievaleggiante del tempo che dello stile neogotico.

Appare come un piccolo castello che presenta al suo interno un cortile che funge da corte.  Si accede  alla corte e all'abitazione del massaro attraverso un arco a sesto acuto.

La facciata principale  si innalza su due livelli  con aperture sui due piani. Il tetto è caratterizzato dalla presenza di merlature.

L'elemento architettonico che però balza subito alla vista è l'arco centrale a tutto sesto che immette nei locali a piano terra, sul quale si  innalza una doppia scalinata esterna con loggetta con parapetto in pietra traforata. Sulla sommità della scalinata si apre una finta bifora di stile neogotico che la circonda, attraverso la quale si accede agli ambienti del primo piano e cioè all'ingresso dell'abitazione padronale.

Masseria D’Aprile in contrada Lama delle Vigne    
           
La masseria, unico esempio tra quelle presenti nel territorio gioiese di costruzione con un  originario impianto settecentesco, si sviluppa  intorno alla corte centrale. Sul portone d'ingresso, sormontato dal campanile a vela, è incisa la data  1838 che si riferisce, forse,  al completamento dell'edificio originario. Nella volta a botte del vano d'ingresso è presente un'apertura, che è in comunicazione con il terrazzo sovrastante,  che era utilizzata dal massaro per la cernitura  del grano.
Una lapide, che  un tempo era presente sulla facciata della chiesa, riporta la data 1788.

Il primo proprietario fu un certo Milano. Nell'Ottocento fu acquistata da  Giacomo D'Aprile; dal suo nome ancora oggi viene spesso indicata come masseria don Giacomo. 

Presenta un recinto all'aperto per il bestiame, formato da uno spesso muro a secco nel quale sono state ricavate arcate sovrapposte adibite a mangiatoia.
 

Masseria La Torre in contrada San Donato 

L'impianto della masseria segue la tipologia edilizia in uso nel settecento. Attraverso un arco si entra nella corte. Fino all'Ottocento, costituiva uno dei beni del Reale Albergo dei Poveri di Napoli.
La masseria  è dotata di una chiesa, che si sviluppa all'interno della corte, anche se il suo ingresso è collocato all'esterno della stessa.

Masseria Bosco in contrada Bosco 
            
Una  lapide apposta sulla facciata della chiesa riporta la data del 1804, presumibile anno della sua edificazione.
E' una modesta masseria con il piano terra adibito a depositi e locali vari, mentre al primo piano vi erano le abitazioni. Presentava una corte interna, in parte distrutta, a cui si accedeva attraverso un grande arco. Sul fianco laterale della corte vi è un grande capannone, il cosiddetto lamione, di recente riadattato.

Masseria Il Fattore a contrada Parco La Mandra           

La masseria fu costruita nel 1819, come risulta dalla data incisa sull'arco del portone d'ingresso. E' appartenuta fino ai primi anni del Novecento alla famiglia Eramo.

Presenta l'impostazione classica della masseria pugliese: una corte-cortile interna su cui si affacciano le stalle, i locali di deposito e l'abitazione del massaro a piano terra e l'abitazione del padrone al primo piano.

Manca la chiesa, anche se si presume che la piccola costruzione a lamia datata 1872, quasi adiacente le colonne del cancello d'ingresso della strada, svolgesse la funzione di cappella votiva.

Nella lunetta sovrastante il portone d'ingresso su una lamiera di ferro è dipinta la Madonna del Carmine a ricordo del passaggio del Sergente Romano e della sua truppa dalla masseria, avvenuto il 16 luglio 1861. La lunetta originale, perduta o distrutta, sembra sia stata dipinta dal pittore gioiese Francesco Romano. Sul fianco laterale della costruzione, lungo un vialetto colonnato si sviluppa un atrietto, dove è possibile ammirare un sedile in pietra. Un fregio scolpito nella pietra dell'architrave dell'ingresso ricorda che don Diego Eramo provvide ad  abbellirla nel 1863.
Davanti all'ingresso vi è un'aia. La facciata bicolore presenta due piani: quello inferiore  è rivestito in pietra a bugnato color marrone, quella superiore è di colore bianco.

Al piano terra c'è un portone centrale ad arco con lunetta sull'architrave e quattro piccole apertura, segno che quegli ambienti erano utilizzati come deposito, mentre la parte superiore presenta una finestra centrale ampia e  sei finestre più piccole.

Sul tetto ai quattro lati e nelle parti centrali dei decori architettonici triangolari si possono osservare pinnacoli che conferiscono alla costruzione un ruolo di difesa.

Masseria San Pietro in contrada San Pietro          

La masseria appartenne alla famiglia Soria fino ai primi decenni del Novecento. Sull'arco di uno dei portoni d'ingresso alle rimesse è riportata l'iscrizione: A.S. N. MDCCCXXXIV T.S.E. Quella data, il 1834 starebbe ad indicare l'anno della costruzione  voluta da Teodorico Soria.

La masseria era fortificata per mezzo di vari elementi difensivi. Sull'angolo destro della facciata principale e sul retro della costruzione sono visibili le sajettere, corpi aggettanti che presentano feritoie ad uso di difesa.

Sulla scalinata interna un pianerottolo in legno a forma di ponte levatoio serviva a difendere l'abitazione del padrone da eventuali assalti di nemici.

Tutta la tipologia costruttiva conferma lo scopo difensivo della costruzione:  un edificio su due livelli con una porta più grande al piano terra e una serie di porte più piccole, che permettono l'accesso ai depositi o alle stanze dei coloni. Finestre più ampie al primo piano denotano la funzione di quegli ambienti come abitazione del padrone.
La masseria è dotata di una piccola chiesa.

 

Masseria Vallata in contrada Vallata              

La costruzione probabilmente risale alla seconda metà dell’Ottocento.  

Presenta un unico corpo di fabbrica, al centro del quale  spicca un torrino merlato, con funzione di difesa. Sulla facciata principale si può ammirare un balcone con una balaustra.

La masseria nel corso degli anni è stata oggetto di rimaneggiamenti e ristrutturazioni che ne hanno alterato il primitivo impianto.

La masseria è dotata di una  chiesa, che  si sviluppa esternamente  alla costruzione.

 

Masseria Gonnella a Canale Frassineto            

E' una costruzione recente, risalente al principio del Novecento, sita ai piedi della collina di Monte Sannace. Presenta la consueta distribuzione razionale degli ambienti di una masseria: depositi e  locali per gli animali al pianterreno e locali adibiti ad abitazione distribuiti al primo piano.

Tutta la costruzione si segnala subito  per l'eleganza geometrica dei suoi volumi quadrangolari e per la distribuzione della luce, accentuata dalle superfici lisce ricoperte dalla  bianca calce.
E' una costruzione irregolare che si estende su vari  livelli di diversa altezza.

Masseria Cocevole in contrada Cocevoli           
 
E’ ubicata in Contrada Cocevoli,  sul lato sud della provinciale per Santeramo.

Altre costruzioni, in prossimità del paese, sono di più recente costruzione, rispetto alle masserie. Esse si possono considerare Ville signorili. Tra queste si possono citare: -
- Villa Carano
- Villa Cassano
- Villa Indellicati
- Villa Pagano
- Villa Colombo
- Villa Soria

E’ consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte e il nome dell’autore.

 
Le fotografie sono tratte da : Agrodolce – masserie a Gioia del Colle di Franco Marvulli – Foglio d'Identità Territorale – Comune di Gioia del Colle – Assessorato alla Cultura – 1998.

Foto di : Nunzio Ponte

 

Le masserie di Gioia Parte I

Masseria,  dal latino massa, termine che deriva dalla  parola greca μαζα (maza)  che indica l'impasto per fare il pane,   nell’alto medioevo significava un grande possedimento terriero costituito da un insieme di fondi o poderi, " pars massaricia " , dati in affitto per un certo tempo a un conduttore il quale lo faceva coltivare da coloni e servi , in opposizione alla " pars dominica " , terre coltivate  dal signore ), è l’azienda rurale diretta da un contadino, massaro, secondo un contratto di colonìa.
Sin dal suo sorgere la massaria indicava delle realtà economiche ed insediative diversificate, pur costituendo in generale un insediamento umano nel territorio rurale, che si configura come centro di produzione, organizzazione del lavoro agrario e dell'allevamento.

Le masserie, infatti, si possono raggruppare in quattro categorie:

1- Masserie di campo, cioè centri colturali con funzione di intenso sfruttamento di ampi territori agrari o di spazi ai margini degli insediamenti urbani e agricoli; 

2- masserie di allevamento, quelle in cui l'attività preminente è l'allevamento  di bovini, suini, ovini ed equini:

3- masserie miste, quelle cioè in cui si pratica  sia l'attività agricola che quella pastorale;

4- masserie  costituite da più soci uniti da contratti agrari, per mettere in società delle terre di proprietà di Enti ecclesistici, come è il caso di Gioia, che nel 1312 vede tale forma di cooperazione fra tre privati cittadini relativamente alle terre della chiesa gioiese di S. Pietro de Sclavezzolis, a circa un miglio di distanza dal Paese, terre possesso della Chiesa di San Niccolò di Bari;

5- masserie regie, aziende che valorizzano la produttività del demanio regio, diversificando gli interventi: non solo la cerealicultura e l'allevamento, ma anche la viticultura e altre culture specializzate.

Gran parte delle masserie più antiche presenti nell’agro gioiese, distanti dal centro abitato, hanno svolto la funzione tipica della curtis medievale, non solo per la presenza della corte, il cortile centrale, che ne costituisce un elemento caratterizzante, ma anche per il ruolo economico e sociale che rivestivano.

La masseria, anche da noi, inizialmente più estesa rispetto a quelle attuali, da dimora del signore, che faceva lavorare il suo latifondo ai contadini al suo servizio, è diventata un piccolo centro agricolo in cui oltre alla coltivazione dei cerali, dei legumi e degli ortaggi si praticava  l’allevamento non solo degli ovini ma anche  dei bovini, degli equini, dei suini e degli animali da cortile.

La masseria è una struttura complessa, con una sapiente organizzazione degli spazi:

- abitazioni, che comprendono la dimora del proprietario, del massaro, dell'eventuale custode, dei contadini, dei salariati stagionali ( i cafoni ), dei pastori;

- servizi generali, che riguardano gli usi comuni, come la cucina, il forno, le cisterne, la chiesa, la barchessa;

- ambienti per gli attrezzi: aratri, finimenti e bardature per gli animali, carrozze, carri agricoli;

- ambienti per la conservazione di derrate: ciisterne per cereali, granai, cisterne per olio e per vino o cantine, fienili e foraggiere; 

- ambienti per la lavorazione dei prodotti agricoli: aia, trappeto, palmento;

- ambienti per la lavorazione dei prodotti dell'allevamento: caseificio, essiccazione dei formaggi e dei salumi;

- ambienti per gli animali: stalle per bovini, equini, ovini, suini, gallinacei, colombaie, jazzi;

- strutture di difesa o di avvistamento: torrette, saiettere.

Anche nel nostro territorio per poter svolgere tutte queste attività la primordiale costruzione del signore, che prevedeva quasi esclusivamente l’abitazione   del padrone, la masseria si trasforma per assumere la fisionomia di un piccolo centro agricolo produttivo; si costruiscono altri ambienti per la famiglia del massaro, che porta avanti la conduzione dell’azienda agricola, spazi per i salariati fissi (  i cosiddetti ualani ), stalle chiuse per i diversi animali che si allevano, spazi recintati  da utilizzare come stalle all'aperto per gli stessi ( iazzi  o stazzi), vani deposito per paglia e fieno, vani per deposito di attrezzi e macchinari agricoli e mezzi di trasporto ( traino, calesse, carri agricoli… ), vani per deposito di derrate alimentari ( granai… ), vani per le diverse lavorazioni di prodotti agricoli ( ricotta, formaggi… ), vani per frantoi ( i  trappeti ) per la lavorazione dell’uva e delle olive, cantine. 

La presenza del forno e di grosse cisterne per la raccolta dell’acqua piovana completavano quelle strutture, conferendo loro  una completa   indipendenza dal paese. Un altro elemento costante in questi nuovi complessi agricoli è costituito dall’aia, dove si svolgevano numerose attività agricole ( trebbiatura e  cernita di vari tipi di cereali secchi ).
Spesso nelle masserie più importanti era presente una cappella, quasi a simboleggiare l’autonomia del luogo anche nei bisogni spirituali che ordinariamente erano soddisfatti nel paese.

L’immagine che balzava da questa complessa struttura era, quindi, quella di un piccolo sobborgo, autonomo in tutti i suoi bisogni.
Spesso le masserie vengono ampliate o costruite su due piani indipendenti; quello a livello del suolo viene utilizzato  come abitazione del massaro o come deposito o utilizzato come stalle, mentre quello del livello superiore o è abitato dal signore, che ci vive abitualmente oppure, se questo ha una fissa  dimora in  città, è dallo stesso utilizzato nei periodi in cui va a vivere in campagna anche per sorvegliare e seguire il buon andamento di alcuni lavori stagionali.

Alcune masserie sembrano dei veri e propri fortilizi, per la presenza di  mura che la circondano, di torrette e saiettiere e perché sono ornate di merli, per difendere gli abitanti e lavoratori da eventuali assalti di briganti o di malintenzionati.
Oggi con il termine masseria si intende una costruzione rurale di dimensioni ridotte rispetto a quelle settecentesche o ottocentesche, fatta costruire da modesti proprietari terrieri, che l’abitano durante tutto l’anno e dove essi svolgono quotidianamente le diverse attività agricole.

Tra le numerose masserie dell’agro gioiese si segnalano:

- la settecentesca Masseria D’Aprile con jazzo monumentale (via provinciale Gioia-Turi, vicinale Macchia del Campo), 
- la Masseria Il Fattore del primo Ottocento (via provinciale Gioia-Laterza); 
- la medievaleggiante Masseria Soria della seconda metà dell’Ottocento (via provinciale Gioia-Castellaneta), 
- la Masseria Vallata con la chiesa a doppio campanile a vela (via Vecchia Matera), 
- la settecentesca Masseria Gigante (via provinciale Gioia- Acquaviva), 
- l’ottocentesca Masseria Villa Scozia (via provinciale Noci- Castellaneta), 
- la scenografica Masseria La Villa (via Cinque Parieti), dei primi anni dell’Ottocento, con la serra del Marangiare, 
- la seicentesca Masseria S. Candida con la suggestiva cappella (vicinale S. Candida).

Masseria  La  Villa

Si trova in località  Cinque Parieti. La  masseria è compatta ed è caratterizzata da costruzioni complesse  con un numero di ambienti superiore  a quelle delle masserie di altri tipi. I vani del piano superiore sono riservati all'abitazione della famiglia del massaro o del proprietario coltivatore diretto. E’ al centro di una vasta estensione di terreni interessati sia a coltivazione intensiva che diversificata e specializzata: piantagioni arboree, ulivo, mandorlo, vigneto, seminativi.

Una tale forma di economia ha richiesto attrezzature e ambienti indispensabili alla lavorazione e conservazione delle olive, dell'uva, delle mandorle, dei cereali, come trappeto ( frantoio costruito nel 1883 ), cantine, magazzini, depositi. In questa masseria assume particolare rilevanza anche l'allevamento del bestiame, principalmente bovini. Tutta la costruzione, dunque, nonostante il suo nome, è sorta come una vera e propria masseria con attrezzature e strutture da utilizzare per fini rurali.       

La masseria fu fatta  edificare dall'abate Francesco Saverio Indellicati nei primi dell'Ottocento su  una preesistente costruzione. Le caratteristiche architettoniche dell’edificio sono simili a quelle di un  palazzo urbano. Intorno alla prima metà  dell’Ottocento davanti al fabbricato è stata aggiunta una serie di vani, tra cui  due bracci laterali curvi con arcate cieche  che hanno creato un effetto scenografico simile a quello del porticato delle ville patrizie e delle barchesse tipiche delle ville venete. 

L'ingresso presenta un grande portone ad arco sovrastato da un balcone. 

Vicino al corpo di fabbrica principale  vi è una costruzione  che sembra una specie  di serra. Presenta sulla facciata due belle arcate murate di gusto neoclassico.  Da ammirare una finestra ad occhio ovale ed il fregio sull'architrave della porta d'ingresso al trappeto.  

Masseria Santa Candida a Gaudella

Si trova in contrada Santa Candida, da cui prende il nome. E’ una masseria di grandi dimensioni, inserita ai margini di ampie zone boschive, ed è chiusa perimetralmente. La dimora padronale,  in pietra calcarea, posta in zona quasi centrale, è la costruzione di maggiore rilievo. La  facciata principale è arricchita dalla presenza di un campanile a vela. L'angolo che si protende verso est è chiuso da una cappella sulla cui facciata una iscrizione in latino ci ricorda l’anno della sua fondazione, il 1639. 

Nel Settecento, probabilmente nel 1740, subisce un ampliamento, mentre nell’Ottocento è oggetto di restauri o ristrutturazione, soprattutto per quanto attiene alla dimora padronale sita al primo piano e alla facciata principale. Tutto il complesso rurale e la sottostante grotta, di vaste dimensioni, che ha portato alla luce  resti della presenza remota dell'uomo, provano che questa masseria è stata abitata da contadini sin da tempi remoti. La masseria è composta di vari ambienti. Il primo piano comprende due edifici bassi; al centro è presente un grande arco rientrante che immette nella masseria, che si svluppa su   due piani.

E' una delle  più antiche tra le masserie presenti nel territorio gioiese.

Masseria Perniola a Corvello

L’impianto rurale iniziale, che è molto antico,  era costituito da modeste costruzioni a piano terra. Presentava  originariamente una forma quadrangolare con cortile, su cui si affacciavano le costruzioni a piano terra. In tempi più recenti a questo primo nucleo abitativo si è affiancata una costruzione più grande, che si sviluppa su due livelli con ambienti a primo piano ed altri ambienti rurali, tutti prospicienti sulla vasta aia antistante la masseria. Il primo piano presenta un balcone, al posto delle tradizionali finestre, elemento architettonico rivelatore di una costruzione più recente. L’ingresso nella masseria si effettua attraverso un'ampia porta ad arco.

Masseria Villa Scozia in contrada Mandorlamara      

La masseria è composta da due distinti corpi di fabbrica, siti  a poca distanza l'uno dall'altro. La costruzione della villa,  più propriamente denominato  casino, come risulta dall'iscrizione sulla porta della chiesa  risale al 1849 e rispecchia in pieno tutte le caratteristiche costruttive di un palazzo urbano.

Infatti era l'abitazione padronale dei signori De Luca Resta, antichi proprietari della masseria. Le  costruzioni di pertinenza, come trulli, jazzi e lamie, sono  distaccate dalla masseria e risultano più antiche rispetto alla stessa. In un locale a piano terra della villa è stata ricavata una cappella. 

La facciata della villa si presenta lineare, squadrata, semplice e bicolore con portone d'ingresso ad arco  e quattro piccole finestre al piano terra  e cinque finestre più ampie al piano superiore.

Masseria Gigante in  contrada Gigante
 
E’ sita sulla via per Acquaviva, in contrada Gigante.

La masseria è probabilmente d'impianto settecentesco, come si legge nell’iscrizione V.G.G.F. AD 1753, che è incisa su una pietra oggi murata nel corpo di fabbrica delle cantine che furono costruite   nel 1884. Fu completamente ristrutturata e riadattata  dalla famiglia Cassano nella seconda metà dell'Ottocento. Fa parte del complesso rurale anche una  chiesa, che è esterna all'insieme  della struttura principale.   Da ammirare la preziosa doppia scalinata  in pietra con passamani in pietra lavorata e traforata e l’imponente scalinata interna.

 

 

 

 

E' consentito l'utilizzo  del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte e il nome dell'autore.
 

Le fotografie sono tratte da : Agrodolce – masserie a Gioia del Colle di Franco Marvulli – Foglio d'Identità Territorale – Comune di Gioia del Colle – Assessorato alla Cultura – 1998.

Foto di : Nunzio Ponte

Due gioiesi a New York

Produce di sicuro un certo effetto e una piacevole sensazione di benessere  e l'impressione di ritrovarsi a casa, incontrare, mentre si è in giro per il mondo, nostri concittadini, affermati in diversi settori o positivamente impegnati in alcune attività lavorative o produttive.

Mi piace, oggi, giorno in cui   ricorre il 9° anniversario dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle di New  York, portare all'attenzione dei lettori una realtà positiva che ho riscontrato in quella metropoli.

A Long Island, in una zona immersa nel verde e a poca distanza dal mare di Long Beach, a circa 30 minuti da Manhattan, due gioiesi, Beppe e Tiziana Resta,  qualche tempo prima di quel tremendo avvenimento che oggi richiamiamo alla mente, hanno dato vita ad una attività ricettivo-turistica, mettendo a disposizione una serie di appartamenti sia per studenti italiani e internazionali che vogliono approfondire la conoscenza dell'inglese sia per famiglie che vogliono trascorrere le loro vacanze in America e visitare la " Grande Mela ".  Continua la Lettura

I sepolcri di tipo dolmenico di Masseria della Madonna

A sud-ovest di Gioia in località  Masseria della Madonna, a circa due chilometri da un analogo sito, Murgia Giovinazzi, il 1980 il prof. Antonio Donvito negli anni ottanta individua tra la vegetazione steppica e cumuli di pietre una zona interessata alla presenza di dolmen a galleria e sepolcri di tipo dolmenico a tumulo.
 
L’area colpisce l’attenzione del prof. Donvito perché si presentava come una grande specchia con un gran cumulo di pietre disposte in forma circolare ed enormi lastroni litici piatti che facevano pensare alla presenza di sepolcri dolmenici del tipo a tumulo circolare. Ben altri individui avevano precedentemente effettuato tale scoperta; infatti l’area appariva già violata da frettolosi e clandestini scavatori. 
 
Dopo averne ottenuta segnalazione il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali nel 1985 autorizza una campagna di scavi nella zona di proprietà del signor Giuseppe Serino e dai signori eredi Giannico. Continua la Lettura

Le necropoli dolmeniche di Masseria del Porto: la Castelluccia e Murgia San Benedetto

A differenza dell’insediamento di Santo Mola, abbastanza esteso e vicino all’abitato di Gioia, caratterizzato dalla presenza di cave di calcarenite, che vengono utilizzate per ricavarne materiale da costruzione,  altri antichi siti, posti tutti a sud ovest del paese sono localizzati in un’area molto vasta, poco distanti tra di loro, in località Masseria del Porto, a circa 10 Km. da Gioia, ai confini tra il Comune di Gioia e quello di Castellaneta, in un lembo di territorio gioiese tra i più affascinanti da un punto di vista naturalistico.

Con Masseria del Porto vengono indicati anche gli insediamenti e le necropoli dolmeniche, risalenti al II-I millennio avanti Cristo, di Murgia Giovinazzi, Murgia San Benedetto, Murgia San Francesco,  Masseria San Benedetto e Masseria della Madonna, che sono territorialmente limitrofi e connotati da ritrovamenti di diverse epoche e di varie tipologie.
 
E' il prof. Antonio Donvito nel 1971 a scoprire in località Masseria del Porto la presenza di tombe che presentano una struttura a tumulo. I risultati della sua scoperta vengono pubblicati nello stesso anno nell’articolo “ Dolmen e tombe a tumulo dolmenico a Masseria del Porto “. Continua la Lettura

Le grotte nel territorio di Gioia

La presenza del fenomeno carsico in Puglia ha generato la formazione di doline, inghiottitoi lame, gravine e  grotte nella nostra regione.
 
Tra queste manifestazioni della natura le più popolari sono le grotte; le  più note e sicuramente le più varie,  più belle e suggestive a livello mondiale sono quelle di Castellana Grotte.
 
Anche il territorio di Gioia non sfugge al fenomeno del carsismo e agli effetti che esso produce.
A conferma di questo fenomeno  ci sono i nomi di alcune contrade di Gioia: Grotta Caprara, Grotta Sorressa, Lama dei Preti, Lama delle Vigne, Lama Frascella e il nome dato ad una masseria (  Masseria La Grotta ).
Le grotte rinvenute nell’agro gioiese appartengono  al tipo fossile, quello cioè che presenta un modesto stillicidio e mancanza di sia pur modesta presenza di corsi d’acqua.
 
Tra le grotte più importanti presenti nel territorio di Gioia, ricordiamo:
 
La Grotta di Monte Rotondo
Le due Grotte Paradiso
La Grotta di Masseria La Grotta
La Grotta di Santa Candida,
La Grotta del Tesoro
La Grotta del Lume
La Grotta della Polvere
La Grotta Scozia
La Grotta Nardulli
La Grotta in località Terzi.
 
Tra le altre formazioni calcaree che hanno dato luogo a Grave o inghiottitoi citiamo: Continua la Lettura

La ” Passata ” a Monte Rotondo

Passata al MonteIn località Monte Rotondo, più nota come Monte Sannace, i cittadini di Gioia l'ottava di Pasqua e il giovedì e la domenica seguente si ritrovano intorno alla Chiesetta rurale dell'Annunziata per celebrare un rito, noto come " passata al Monte ".

E' un' antica festa che ha tutto il sapore di un rito magico-pagano e religioso nello stesso tempo e che si svolge agli esordi della primavera, stagione del risveglio della natura e della ripresa della vita dei campi e della rinnovata  vegetazione degli alberi.

La constatazione che la cerimonia si svolge intorno ad un luogo sacro dovrebbe far propendere per una interpretazione  della stessa come una rinascita dello spirito e come un rito di ringraziamento per il rafforzamento fede cristiana.

E' molto probabile che però la Chiesa in tempi recenti sia intervenuta a modificare in sacro un rito che originariamente aveva un significato magico-pagano.

Un tale rito lo si trova descritto anche presso i Romani e in alcune zone della Francia e della Gran Bretagna e, poiché era ritenuto contrario ai principi del cristianesimo, sappiamo che  viene anche condannato come culto idolatrico da parte di alcuni religiosi, tra cui spicca la figura di  San Bernardino da Siena.

Il rito consiste nell'effettuare tre giri intorno alla chiesa dell'Annunziata per tre volte durante  tre giornate ( domenica in Albis, giovedì e domenica successivi ) e per tre anni consecutivi. Continua la Lettura

I trulli anche a Gioia

Possiamo dividere il territorio occupato dalle  Murge in tre zone: La Murgia settentrionale a nord, la Murgia dei Trulli al centro e la Murgia salentina a sud.

La Murgia dei trulli, che si sviluppa su un territorio esteso circa 65 Km. di lunghezza e 40 Km. di larghezza e che occupa una superficie posta tra 650 e 350 metri di altezza, comprende anche una parte del territorio di Gioia e precisamente quello che, partendo dall’asse  che taglia il paese da nord-sud, si protende in direzione est.

 
Una connotazione di questo territorio murgioso è la mancanza di corsi d’acqua affioranti, in quanto il suolo, ricco di pietra calcarea, non trattiene l’acqua, ma l’assorbe come se fosse una spugna. Le precipitazioni meteoriche o i torrenti che queste creano, infiltrandosi in profondità, hanno corroso lo strato di calcare presente negli strati sotterranei formando fessure e passaggi che permettono il filtraggio dell’acqua nel sottosuolo. Si sono originate in tal modo le grotte e  le gravine, caratteristiche formazioni presenti in questa zona.
 
Il più antico insediamento di Gioia, cioè Monte Sannace, che dagli studiosi viene indicato come capitale della Peucezia, è spesso citato come sito che insiste  sulla Murgia dei trulli.
 
La presenza di insediamenti umani sulla Murgia risale già dal XV al XIII secolo a. C.
 
Durante il periodo dell’età del Bronzo numerosi insediamenti di pastori sono presenti sulla Murgia gioiese ( vedi Santo Mola e insediamenti di Masseria del Porto ), le cui popolazioni erano dedite oltre che all’allevamento di ovini, equini suini e bovini anche ad attività artigianali, come la filatura della lana e l’arte della ceramica, occupazioni attestate da numerosi reperti archeologici. Continua la Lettura

Le Chiese rurali Parte II

Altre chiese rurali, di minore importanza e dimensione, meno ricche di arredi, sono presenti nell'agro gioiese, a riprova della vocazione agricola del nostro territorio e del fatto che una notevole parte della popolazione era dedita alle attività del settore primario e quindi legata alla coltivazione della terra e alla residenza rurale.

Alcune di queste chiese sono indicate con il nome del Santo che vi si venera, altre prendono la denominazione dalla famiglia che ne era originariamente proprietaria.

Chiesetta Sacra Famiglia

La chiesetta denominata Sacra Famiglia sorge poco distante dalla via che porta a Laterza. Si trova a circa 3 chilometri dal centro abitato di Gioia. Fa parte di una grande masseria, quella della famiglia Soria in contrada Marzagaglia, ma è situata all'esterno del complesso edilizio. La sua fondazione risale all'anno 1761. In quel tempo i padroni erano Laurentame Maria e Nardelli Francesco. Le ultime messe si sono celebrate in questa Chiesetta sino alla fine del  1800. Prima dello sviluppo urbanistico di Gioia, i contadini del quartiere, all'alba, si recavano alla Chiesetta per partecipare alla messa, prima di avviarsi al  duro lavoro dei campi. Attualmente la chiesetta non è in buone condizioni.

Due lapidi presenti su una facciata della chiesetta riportano le seguenti  due iscrizioni.

Insieme al retaggio degli avi illustri che intesero ogni fortuna non mai disgiunta dal favore divino Cesare di Leonardo Soria volle conservare con assidua e ansiosa cura questo oratorio campestre all'esercizio della pietà, al conforto della preghiera. Ed oltre al retaggio antico con tenace abnegazione serbato intatto egli lasciò il patrimonio prezioso delle virtù sue di cittadino, di magistrato, dipadre esemplare. I figli riconoscenti questo ricordo alla venerata memoria dell'amatissimo padre posero nel XIV anniversario della morte di lui XIV marzo MCMXIV.

Degno discendente dell'illustre Casata Leonardo Soria fu Cesare deceduto il VI ottobre MCML conservò con gelosa cura il patrimonio dei suoi predecessori facendo di questo rifugio di pace il luogo amato e desiato per il riposo dello spirito e del corpo alle diuturne fatiche del Foro cui Egli dedicò con spirito di dovere e di abnegazione tutta la sua vita. La moglie Rosa Susca di Pietrantonio a ricordo del suo amato consorte volle con questa lapide esternargli il suo imperituro affetto VI ottobre MCMLIII.

Chiesetta Maria SS. Addolorata

La chiesetta fu fondata nel 1876 in onore della Madonna  Addolorata da parte dei coniugi Giovanni D'Eramo ed Eleonora Martinelli. E'  affiancata da alcune abitazioni, tra le quali vi è la  villa appartenente alla famiglia Perniola.  Il suo stato attuale è buono. Entrando, a sinistra, si trova il confessionale; a destra, è presente un'acquasantiera. L'altare, di stile romanico pugliese, è privo della pietra santa, o perché distrutta, oppure perché sottratta  da quaslche militare durante la  guerra. I muri perimetrali sono in discrete condizioni, mentre il soffitto presenta sgretolamenti, causati dall'umidità. Alle pareti sono appesi alcuni quadri, che presentano alcune  lettere latine. Nella chiesetta non si celebra la messa da  qualche decennio. Attualmente è adibita a deposito di attrezzi agricoli.

Chiesetta D'Aprile

E' una delle tante chiesette rurali, che sono state abbandonate a seguito dello sviluppo urbanistico di Gioia. Sorge a circa 5 chilometri dal centro abitato al centro di una vasta distesa, presso la via di Turi, seminascosta dalla grande masseria a cui appartiene, insieme ad  un'altra costruzione che l'affianca, una cantina o distilleria, che probabilmente fu aggiunta in seguito.

La fondazione di questa Cappella chiesetta risale all'anno 1788. Sulla facciata della chiesa, infatti, era presente la seguente iscrizione, che è stata rimossa a seguito di atti sacrileghi perpetrati nei confronti dell'edificio sacro: Ferdinando IV annuente sine asyli iure Paschalis Milano fecit A. D. MDCCLXXXVIII ( con l'assenso di Ferdinando IV senza diritto di asilo Pasquale Milano costruì nell'anno del Signore 1788 ).

Da ciò veniamo a conoscenza che il primo proprietario fu P. Milano. Nel Novecento divenne proprietà di Giacomo D'Aprile, che provvide a restaurarla; per questo motivo viene indicata anche come proprietà della Masseria Don Giacomo. Sul portone d'ingresso della masseria, che è sormontato da un campanile a vela, è presente la data 1838, data presumibile  del completamento della struttura settecentesca della chiesetta.

La facciata, semplice nel suo sviluppo, e delimitata da due lesene con capitelli piatti, si innalza con una forma a campana che a sua volta termina con una voluta, simile ad un trullo con copertura ribassata. Questo elemento decorativo richiama lo stile tardo rorocò. Architettonicamente il prospetto è scandito in senso verticale da quattro elementi sovrapposti: la porta d'ingresso, una finestra ad occhio, un'edicola e un pinnacolo. Non è adibita al culto da molti anni, e ciò lo dimostra il suo stato attuale dell'edificio, che  nella parte frontale  presenta delle lesioni.

All'interno era presente un  bassorilievo in pietra, che  aveva inciso sulla cornice la data 1889. L'altare è scolpito in pietra in stile romanico. Attualmente è adibita a pagliaio. Inizialmente il tetto era costituito da pietre piatte, che ancora oggi sono presenti nelle pareti laterali, ma, in seguito a lavori di restauro, la parte centrale di esso fu ricoperto di tegole.

Da 50 anni non si celebra più il rito religioso ed attualmente è adibita a fienile.

Chiesetta Rosati a Parco Busciglio

La chiesetta Rosati sorge presso la via che conduce a Santeramo, a 5 chilometri circa dal paese. Essa è situata su un territorio pianeggiante e affiancata da due masserie. Sulla parete frontale, a sinistra, vi è una grande finestra. Sulla facciata si legge la data del 1788.

Sull'altare, di struttura alquanto semplice, sono posti candelieri e portafiori. In un apposito cassetto sono custoditi alcuni arredi sacri, come la Bibbia e uncalice. Presso la parete laterale destra vi è il confessionale e il presbiterio. Un bellissimo quadro, raffigurante la Vergine Maria Addolorata, adorna la facciata opposta all'ingresso. La messa veniva celebrata circa 5 volte l'anno. Gli abitanti dei paraggi si occupano per mantenere in condizioni accoglienti la chiesetta.  E' priva di campanile e anche di campana. La costruzione della chiesetta si deve alla famiglia Rosati, dalla quale prende la denominazione.

A differenza della altre chiese rurali questa è ubicata nella parte interna della corte della masseria padronale.

Cappella Nardulli- Milano

Si trova sulla via provinciale per Laterza. E' una chiesetta semplice nella sua struttura. Si potrebbe scambiare per una casa colonica , a causa della facciata semplice costruita in tufo. Al di sopra della porta d'ingresso vi è una lunetta parzialmente murata che lascia spazio ad una piccola apertura. La parte superiore presenta un tetto spiovente con in cima una piccola croce. Sul lato destro della facciata è presente un piccolo campanile con quattro aperture ogivali nei quattro lati. Un piccolo cortile, delimitato da una recinzione in tufo intercalata da alcune colonne e chiuso da un cancello metallico, funge da sagrato della cappella.

Chiesetta Soria

A circa 8 Km dall'abitato, sulla strada per Castellaneta, in contrada Marzagaglia, si trova la Cappella Soria, circondata da una fitta vegetazione e  da uno stretto recinto di pietra. L'interno è conservato con molta cura. Sull'altare il muro è decorato con immagini di angioletti in volo. Fino al febbraio 1958 la messa si celebrava ogni domenica. Le ultime messe si sono celebrate nel maggio 1961. La chiesa è inserita all'interno del recinto dell'omonima  Masseria di cui fa parte. La facciata presenta una mensola sporgente sull'architrave della porta d'ingresso, un'apertura a forma di croce e sul tetto un artistico campanile a vela con contrafforti laterali  e con una campana e una croce.

Di fronte all'ingresso è posizionato l'altare, che è affiancato, a sinistra, da due lapidi e, a destra, da una. Sulle lapidi vi sono delle significative iscrizioni.

La prima riporta: Insieme al retaggio degli avi illustri che intesero ogni fortuna non mai disgiunta dal favore divino Cesare di Leonardo Soria volle conservare con assidua e ansiosa cura questo oratorio campestre all'esercizio della pietà, al conforto della preghiera. Ed oltre il retaggio antico con tenace abnegazione serbato intatto egli lasciò il patrimonio prezioso delle virtù sue di cittadino, di magistrato, di padre esemplare. I figli riconoscenti questo ricordo alla venerata memoria dell'amatissimo padre posero nel XIV anniversario della morte di lui XIV marzo MCMXIV.

La seconda riporta: Degno discendente dell'illustre Casata Leonardo Soria fu Cesare deceduto il VI ottobre MCML conservò con gelosa cura il patrimonio dei suoi predecessori facendo di questo rifugio di pace il luogo amato e desiato per il riposo dello spirito e del corpo alle diuturno fatiche del Foro cui egli dedicò con spirito di dovere e di abnegazione tutta la sua vita. La moglie Rosa Susca di Pietrantonio a ricordo del suo amato consorte volle con questa lapide esternargli il suo imperituro affetto. Vi ottobre MCMLIII.

La terza  fu dedicata ad Angelina Soria, nata Chiaia, dai figli nel 1914.

L'altare, scolpito in pietra, si trova in discrete condizioni. In un dipinto è raffigurata la Sacra Famiglia. Vi sono anche una piccola statua della Madonna, semidistrutta dal tempo, sei portafiori e 5 candelieri, anch'essi in cattive condizioni. In alto, sull'altare, la parete è  decorata con immagini di angioletti in volo. Sempre in alto, sull'ingresso, vi è un dipinto della Madonna del Pozzo, custodito in un'antica e bella cornice. Fino al febbraio del 1958 la S. Messa si celebrava ogni domenica.  Le ultime messe si sono celebrate nel maggio del 1961. il 23 marzo dell'anno 1968, ad opera dei Missionari, è stata nuovamente celebrata la S. Messa.

Cappella di Vallata

Notizie precise sulle origini di questa Cappella non ce ne sono. Sorge all'esterno del complesso della Masseria Vallata, a circa 13 km. da Gioia, ed è tenuta in buone condizioni, anche se non è più adibita al culto. Dalla cappella è stata rimossa una campana, conservata dai proprietari, sulla quale è impressa la data 1706.

Nella parte antistante la cappella è presente un piccolo

sagrato chiuso da una muratura bassa e un cancello metallico. Il prospetto presenta una facciata rettangolare con porta d'ingresso sormontata da un frontone spezzato sul quale insiste un'apertura circolare. Una caratteristica unica di questa cappella è la presenza di due campanili a vela sulla parte superiore orizzontale della facciata. Senza questi elementi architettonici il piccolo edificio sacro si potrebbe tranquillamente scambiare per una casa colonica.

L'interno presenta un altare lineare ed alcuni dipinti, tra cui una Madonna e il Sacro Cuore di Gesù, e alcuni arredi sacri.

Chiesetta Villa Scozia

Si trova in contrada Mandorlamara, a circa 10 chilometri da Gioia, tra la via per Noci e quella per Taranto. La chiesa è stata ricavata in un locale che si trova a piano terra della omonima villa. Sull'architrave della porta d'ingresso è presente un decoro scolpito nella pietra, composto da motivi floreali e da una conchiglia sormontata da una croce, che racchiude l'iscrizione: AVE MARIA O.D.I.R. A.D. 1849. Al suo interno è possibile osservare un originale soppalco che dà origine ad una originale loggia-tribuna in legno, chiusa da graticci disposti a gelosia. Questa zona sopraelevata è comunicante con l'abitazione padronale per mezzo di una piccola porta, particolare che spesso ritroviamo in alcuni edifici di particolare importanza, come regge, palazzi nobiliari o conventi di qualche rilevanza.

 

Chiesetta Gigante 

A circa 4 Km. chilometri dal centro abitato di Gioia, presso la via che conduce ad Acquaviva, sul lato destro della strada provinciale, sorge una piccola chiesa, appartenente alla Masseria Gigante. Essa è situata su di una collinetta verdeggiante dove un tempo i contadini conducevano a pascolare le pecore. La chiesetta non è molto grande e spaziosa.

Nonostante siano trascorsi tanti anni dalla sua fondazione ( 1700-1750 ), sia l'altare che il pulpito, l'abside e il presbiterio si trovano   in discrete condizioni.  In alto, sull'altare, vi è una croce scolpita nella pietra con apprezabile tecnica. La chiesetta è caratterizzata da archi e da volte in  stile romanico pugliese. La chiesetta è abbellita da alcuni quadri che raffigurano la passione e la morte di Gesù.

Attualmente non si celebra la messa, mentre prima dello sviluppo urbanistico di Gioia, essa era adibita al culto. E' separata dal resto delle abitazioni che costituiscono l'omonima masseria, divenuta nell'800 proprietà della famiglia Cassano. E' semplice esternamente, con la facciata che presenta una porta d'ingresso con chiusura ad arco sormontato da un oculo circolare. Il tetto spiovente e sormontato da un campanile a vela che sostiene una croce.

Il Garruba nel 1844 tra le 13 Cappelle rurali di Gioia cita anche questa di proprietà  della famiglia Gigante.

Chiesetta San Donato o Chiesetta La Torre

La chiesetta San Donato sorge a circa sei chilometri dal centro abitato di Gioia, in contrada San Donato, sulla provinciale per Matera, è situata in una verdeggiante pianura. Fa parte del complesso della Masseria La Torre, chiamata anche di San Donato, ma si trova all'esterno della corte, anche se a ridosso delle sue mura e della grande apertura che ne permette l'accesso. La costruzione ha una forma rettangolare. La facciata della chiesa è lineare; presenta una porta d'ingresso con architrave sormontata da una mensola sporgente sulla quale si apre una piccola apertura finestra chiusa da una formella traforata sulla quale sono scolpite due braccia incrociate, simbolo dell'ordine francescano, e una copertura a spiovente con una piccola croce in pietra all'incrocio degli spigoli sulla sommità del tetto. Sul lato sinistro è presente un piccolo campanile a vela. La campana è stata collocata subito dopo la costruzione della chiesetta stessa.

L'edificio sacro  è dedicato a San Donato. All'interno, infatti, in una nicchia che si trova sull'altare, in pietra grezza,  è presente una statua del Santo, contornata da due dipinti murali a tempera, raffiguranti San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova. Molto probabilmente, per la presenza di diversi elementi legati al Poverello di Assisi, fu edificata dai Francescani nell'anno 1711.

 I padroni sono i fratelli Giannico, Giovanni e Salvatore. La chiesetta non è adibita al culto. Non vi si celebra più la messa dalla fine della seconda guerra mondiale.

Cappella Villa Cassano

E' sita sulla ex  via Milano. E' una piccola cappella situata sul lato sinistro della Villa. Ha un piccolo recinto che immette all'entrata della Chiesa. Ha un portale di stile neogotico e una facciata semplice e lineare.

Cappella di Villa Celiberti

Fa parte della masseria che un tempo è appartenuta alla famiglia Eramo. Si trova sulla via di Noci, a poca distanza dal paese E' collegata alla masseria, che fu costruita nel 1866.

La facciata presenta una porta in pietra con architrave sporgente sulla quale si legge un'iscrizione che riporta appunto l'anno 1886. Presenta due piccole aperture situate su due piani sovrastanti. Sul fastigio è issata una croce metallica. Sul lato destr o è presente un elegante campanile a vela.

Cappella Torre del Capitolo

Si trova sulla Strada extraurbana Le Reni.

Cappella di Monte

E' localizzata nel tratto iniziale di via Vicinale del Monte.

Cappella San Domenico

Si trova lungo l'estramurale Impiso.

Cappella di Vero Zelo

Si trova sul lato sinistro del Cimitero; è ridotta a un rudere.

Da  alcuni documenti risalenti ai secoli XI e XII apprendiamo che nel territorio di Gioia erano presenti anche alcune  chiese rurali, molto più antiche di quelle attualmente presenti, i cui resti erano visibili fino all'Ottocento. Di seguito se ne danno alcuni cenni.

Chiese di San Marco

Erano due: una era ubicata in contrada Gaudella, non molto distante dalla vecchia via per Taranto e l'altra nella contrada Lama delle Vigne, nei pressi di Monte Sannace.

Chiesa di San Pietro de Sclavezzulis

Era ubicata nella omonima contrada in via Noci.

Chiesa di San Nicola de Palearis

Si trovava nella contrada Canale, la quale confina con quella di Monte Sannace.

Chiesa di Sant'Angelo

Si trovava a Monte Sannace.

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Le Chiese rurali Parte I

Nell'Apprezzo di Gioia di Federico Pinto del 1611 si dice: E fuori di detta Terra su una pianura vi sono tre Chiese, e cappelle antiche posti in diverse parti della campagna, che hanno del guasto de numero 300 e più, e per questa quantità ed antichità di Chiese dinota detta Terra essere stata di Popolatissimo numero di gente, e di molta grandezza, che non è adesso.

L'Arcidiacono della Chiesa di Bari, Michele Garruba, nel libro Serie Critica de' Sacri Pastori Baresi ( 1844 ) dice: A futura memoria diremo pure che molte Capelle rurali esistono nelle diverse contrade del vasto territorio di Gioja. Il signor Losapio, appoggiato all'apprezzo di Gioja, che nell'anno 1611 fu eseguito dal Tavolario Pinto, e poi nel 1612 riveduto e confirmato dall'altro Tavolario De Marinis, notò che a quell'epoca nel vasto agro giojese vi erano nientemeno che trecento Cappelle rurali: Noi crediamo che siavi stato un errore nella enumerazione, dappoichè negli atti di S. Visita eseguita in Gioja a 12 maggio 1595 il numero delle Cappelle rurali non oltrepassava venticinque. Ora non sono che tredici note sotto le denominazioni di Vallata- 2- di Bosco- 3- di Milano-Nardulli- 4- di Rosati- 5- di S. Candida- 6- di Marzagaglia- 7- del Vero Zelo- 8- della Croce- 9- della Torre- 10- di San Donato- 11- di San Domenico- 12- di Gigante- 13- di Montesannace. Molte risultano essere le chiese e cappelle in Gioia, Vedi Padre Bonaventura, sui pastori di Puglia. L'importanza del nostro Comune è testimoniato anche dalla presenza di numerose chiese e cappelle nel suo territorio.

Accanto alle grandi aziende agrarie, che erano gli epigoni dell'antica curtis medievale, un tempo i signori facevano costruire una Cappella, nella quale veniva celebrata la Messa festiva non solo per loro e congiunti, ma anche per gli operai che durante tutto il corso dell'anno e in tutte le stagioni  erano a loro servizio nei più svariati lavori dei campi. La presenza in loco di numerosi sacerdoti rendeva possibile queste celebrazioni anche nei giorni feriali, venendo incontro al bisogno  dei fedeli di soddisfare il precetto festivo e di accostarsi al sacramento eucaristico ed evitando loro il disagio di recarsi spesso   in paese per strade polverose, percorrendo anche diversi chilometri a piedi.

Le chiese, in quasi tutte le antiche masserie, sono completamente staccate dal corpo di fabbrica principale, per non sottrarre spazio ad ambienti utili alla vita quotidiana degli abitanti e ai frequentatori della masseria; infatti mentre le abitazioni, le stalle, i granai, i depositi erano collegati e costruiti tutti all'interno della corte, per ovvi motivi di sicurezza, le chiese trovavano allocazione al di fuori della corte in quanto difficilmente erano motivo di preda, essendo luoghi sacri verso i quali anche i nemici o i predoni portavano rispetto.

Di seguito riporto alcune notizie sulle più importanti Chiese rurali presenti nel nostro agro.

Chiesetta Santa Candida

A circa 8 Km. a SE di Gioia, in contrada Santa Candida si trova la cappella di Santa Candida. Essa  si presenta modesta sia all'esterno che all'interno, anzi è la più umile e modesta tra quelle esistenti, come si può rilevare facilmente osservando l'aspetto esterno ed interno di essa.  La pianta ha forma rettangolare e nel complesso la chiesetta si può paragonare ad una tipica casetta di campagna. E' costruita in  pietra e con  altro materiale povero. 

La facciata principale, che termina a spiovente abbastanza pronunciato, è lineare e semplice; presenta sul portone d'ingresso una mensola sporgente sulla quale è murata una lapide. La facciata della masseria annessa alla chiesa presenta un campanile a vela. Attualmente è adibita a deposito attrezzi. Un tempo si celebrava la messa 3 volte la settimana dalle ore 6 alle ore 7. Su una targa in pietra è riportata la seguente iscrizione in latino: D.O.M. Barbarie temporum jam factum ludibrium agricolae et pecoris sacellum hoc Sanctae Candidae junioris ei aedificatum elemosinis anno MDCXXXIX (1639 ?)D. Thomas Addabbo, D. Donatus Panessa cl Janes Ant. – Monte, acquid Paulus Losito elemosynis priorum instaurarunt A.D. MDCCXL.

Nella zona retrostante la chiesetta si trova l'ingresso di una grotta, nella quale si racconta sia stata rinvenuta l'effigie di Santa Candida.

La chiesetta è di proprietà della signora Letizia Sportella e del marito  Giovanni Mastrangelo.

All'interno si può ammirare un altare in pietra lavorata, alla cui base è scolpita una croce greca  inscritta in un cerchio, circondata da due angioletti.  Sull'altare insiste una lunetta affrescata a tempera in cui è raffigurata Santa Candida giovane, circondata da angeli, Santa riconoscibile dal  fatto che l'iscrizione della lapide posta sulla facciata della chiesa riporta il suo nome. L'affresco non è in buono stato di conservazionee necessiterebbe di un restauro.

Chiesetta Bosco

Si trova a  circa 8 Km. dal centro abitato di  Gioia, in direzione SO, nella contrada denominata " Fitto di Bosco ", sulla provinciale per Laterza. Semplice all'esterno e nell'interno, questa cappella si pensa che risalga agli inizi del 1700, ma la data precisa della sua fondazione  è ignota. Attualmente non è adibita al culto.   Scuola Carano: Essa è circondata da un fitto boschetto costituito da vari tipi di alberi e di vegetazione. Sul portale della cappella si trova la seguente  targa commemorativa: A. P. M. Questa Cappella all'Jmmacolata Vergine dedicata per se e i suoi e per comun vantaggio Vito Lonardo Bosco dalla pietà del suo animo mosso a costruire l'anno del Signore 1804.

La facciata presenta una porta con chiusura ad arco al di sopra della quale è murata la suddetta  lapide. Un piccolo oculo ovale, che serve ad illuminare l'interno della chiesetta, raccorda la facciata con la copertura a spiovente smussato. Sulla sommità del frontone si erge un minuscolo rialzo sulla cui base è poggiato il campanile a vela con una piccola campana, racchiuso lateralmente da due contrafforti più obliqui rispetto alla copertura, che conferiscono maggior slancio alla costruzione.

La  semplicità della chiesetta è maggiormente riscontrabile nell'interno, nel quale si ritrovano elementi di stile romanico pugliese. Sull'altare in pietra appena lavorata, che è poggiato alla parete di fondo e presenta due piccoli ripiani che sorreggono gli arredi sacri, i candelieri e il Crocifisso,   vi è un quadro della Madonna, da cui si coglie un'espressione di purezza e di bontà.  Da ammirare è anche una acquasantiera in pietra lavorata, fissata nel muro di una parete laterale.

La chiesetta non è adibita al culto, tuttavia la messa è celebrata una volta l'anno, e precisamente a maggio.

Chiesetta Madonna della Croce

La popolazione gioiese è solita festeggiare  il 3 maggio, giorno della Croce in questa Chiesetta.

Scuola  La chiesetta  Madonna della Croce è una delle cappelle rurali più vicine al centro abitato di Gioia. Essa è situata  quasi frontalmente al nuovo Cimitero,  lungo la via vicinale La Villa, su una piccola altura rocciosa e dista dal paese circa un chilometro. La sua data di fondazione risale agli inizi del 1700. La piccola chiesa appartiene alla famiglia Fiorentini ( Proprietà Fiorentini F.lli ed Eredi ). Proprio a devozione di Pasquale Fiorentini Senior e Junior è stato oggetto di restauri negli anni ottanta, ma oggi versa in condizioni critiche.

La chiesetta è circondata da un giardino. Dopo aver oltrepassato un cancello in ferro, una scalinata di pietra, in leggera salita, fiancheggiata da alberi, porta alla chiesetta. Internamente è grande e spaziosa e di una semplicità che non rivela uno stile particolare. Una serie di quadri che raffigurano episodi di vita religiosa sono presenti all'interno della chiesetta. anni 80.  Di particolare interesse è l'altare. In passato la cappella era adibita al culto; attualmente il giorno 3 maggio di ogni anno, in ricorrenza della festa della Madonna della Croce, seguendo un'antica tradizione i gioiesi  rendono visita all'icona della Madonna della Croce nella chiesetta a Lei intitolata, la quale viene aperta al culto e viene celebrata la messa con la partecipazione di numerosi fedeli. Un tempo  al termine della celebrazione i fedeli intervenuti si trattenevano nella campagna circostante  la chiesetta,  per trascorrere la giornata all'aperto, nel bel mezzo della ridente primavera, e consumare un pasto all'aperto.  Il culto per Maria, testimone ai piedi di Gesù messo in Croce, è il simbolo della Madre dell'Umanità designata con tale titolo dal Figlio, è il simbolo dell'amore della Madre per il Figlio, dell'umanità sofferente che  nel Cristo sofferente si riscatta dal peccato e con Lui recupera la speranza di una vita degna di essere vissuta.

Nonostante gli interventi di restauro la chiesetta versa in una situazione di  degrado, dovuto non solo al tempo e all'incuria (i proprietari non risiedono a Gioia), ma anche ai continui atti di vandalismo, come rottura della porta d'ingresso furto di arredi sacri, Croce, candelieri. I signori Benagiano, che curano la vigilanza della zona, sono i primi a riscontrare tali azioni vandaliche

Ignoti ladri ultimamente hanno asportato le corone d'argento, che ornavano il capo della Madonna e di Gesù bambino nell'affresco presente nell'abside, hanno rubato persino la campana presente nel campanile a vela; quest'ultima è stata poi rimpiazzata  con  una di dimensioni minori.

La Chiesa della Madonna della Croce necessita  di urgenti restauri, mirati alla conservazione della struttura, a  contrastare l'umidità e a preservare la staticità dell'edificio, nonché l'incolumità dei fedeli e di recupero della decorazione pittorica interna.  Spicca il colore rosso della facciata, che è semplice.  Una iscrizione all'esterno sulla porta, ricorda un restauro, e  una lapide all'interno, sulla parete di destra, fa pensare  alla data  dell'intervento, il 5 gennaio 1912, anno della morte del giovane Pasqualino Fiorentini.

Dal nome della contrada, Vero Zelo, in dialetto verzura, il popolo volgarmente chiama la festa col nome di Madonna della verdura o della lattuga.

Chiesetta dell'Annunziata

A 6 Km. da Gioia, sull'altura di Monte Rotondo, a  380 mt.  s.l.m., a circa un Km. dagli scavi archeologici di Monte Sannace, nell'omonima contrada, domina l'antica Chiesetta dell'Annunziata.

Il territorio rurale  su cui insiste la Chiesa venne assegnato alla Chiesa di Bari dal duca di Puglia Ruggiero e prese il nome di Feudo di Monte Sannace.

La Chiesa costituisce una testimonianza  dell'arte del XIV secolo in Terra di Bari, importante non solo sotto l'aspetto architettonico, ma anche  sotto quello pittorico.

In un antico manoscritto anonimo, conservato presso la sede Arcivescovile di Bari  si dice che l'Arcivescovo di Bari Romualdo II, succeduto all'Arcivescovo Giovanni VI nel 1282, oltre a recuperare i beni della Chiesa di Bari usurpati da alcuni signori del tempo durante il periodo di vacanza vescovile,  etiam funditus a primo lapide construxit et aedificavit Cellam amoris et habitationem Montis Ioannatii cum una ecclesiaa valde pulchra.

Tale affermazione concorda con la seguente iscrizione, posta sul frontespizio della Chiesa, al lato destro, che ce ne indica la data di costruzione: ILL.mus ARP US BAREN  ROMUALD s ECCLm. HA C  F. F. A. D.  1309  RESTAURATA  V° F. A. FUN  AEYE PIOR 1505.

E' evidente da tale iscrizione che la Chiesa fu  fatta edificare dall'arcivescovo di Bari Romualdo II nell'anno 1309 e poi fu restaurata nell'anno 1505.

Qualche anno dopo i duchi d'Atri usurpano circa 300 ettari del patrimonio della Chiesa di Bari, prendendo in fitto dalla stessa altri territori.

Infatti un'altra iscrizione posta sulla facciata laterale destra ci fa conoscere che dal 1532 il territorio di Monte Sannace era governato dai duchi di Acquaviva, che pagavano all'arcivescovo di Bari il canone annuo di 62 ducati e che per l'esproprio dei beni della Chiesa i duchi avrebbero dovuto pagarLe dal 1643 la somma di ducati 400 annui, a titolo di indennizzo, consentendoLe l'utilizzo della Chiesa.

Nel 1535 l'Arcivescovo di Bari, Cardinale Girolamo Grimaldi, dopo aver effettuato una ricognizione dei beni del Feudo di Monte Sannace,  cita in giudizio il Duca d'Atri perché occupa il  predio rustico di Monte Sannace, di proprietà della mensa arcivescovile.

Una lettera del duca d'Atri del 25-12-1569 all'Arcivescovo di Bari Antonio II cita che la Chiesa si S. Maria Annunziata unitamente a parte  del Monte Sannace sono di proprietà dell'Archidiocesi di Bari.

Tale giudizio si conclude soltanto nel 1641 con l'impegno da parte dei duchi d'Atri di corrispondere il canone annuo di ducati 400 alla Mensa Arcivescovile di Bari. La proprietà di Monte Sannace rientrò in possesso della Chiesa di Bari nel 1829, tramite un atto di transazione tra l'Arcivescovo Michele Basilio Clary e la principessa di casa Acquaviva, nobildonna Guglielma Ruffo-Scilla, in qualità di tutrice del principe  Giambattista De Mari, ancora minorenne.

La Chiesa di Maria S.S. Annunziata con la casa canonica che si trova alle sue spalle e i poderi circostanti sono oggi proprietà della Chiesa Matrice di Gioia del Colle.

La Chiesa, benché piccola, era già nota agli studiosi dell'Ottocento per la presenza  di arredi scultorei ed affreschi di buona fattura. Tra questi sono da citare: un'acquasantiera, monolito calcareo di età romanica ( che per la presenza di un serpente, che rappresenta il peccato originale,  e di un pesce, simbolo dei cristiani, che vi sono scolpiti, fa pensare che si trattasse originariamente di un fonte battesimale ), un dipinto della Madonna  col Bambino, risalente al XVI secolo, un ciclo di affreschi riguardanti la Passione di Cristo e la Crocifissione, altri affreschi e una statua lignea dell'Annunciazione.

A questa Chiesa è legata una festa, quella del 25 marzo, giorno dell'Annunziata e  un rito, tra il sacro e il profano, che si celebra a partire dall'ottava di Pasqua e che si ripete il giovedì e la domenica successiva: la Passata al Monte.

La Chiesa, che si raggiunge attraverso una scalinata, presenta un sagrato sul quale spicca la facciata in pietra con ingresso rettangolare, un rosone con 7 aperture, delimitate da colonne  con capitelli e in alto due piccole figure, ugualmente in pietra; queste ultime di origine antica sono poste alle estremità superiori del prospetto frontale.  In alto è visibile  una piccola apertura sormontata da un arco con tettuccio spiovente, sormontato da una piccola croce in pietra, che serve da alloggiamento ad una campana, un piccolo campanile a vela.

L'interno della Chiesa, che ha una volte a botte, è ad una navata affrescata   e  presenta una cappella sul lato sinistro. Tale ambiente, ugualmente chiuso da una volta a botte, è noto come Cappella del Crocifisso e presenta numerose pitture murali, eseguiti con la tecnica del mezzo fresco, opere sicuramente di due diverse maestranze delle fine del XVII secolo. Infatti in basso a destra  della Crocifissione di Cristo con la Madonna, S. Giovanni Evangelista  S. Maria Maddalena e Maria di Cleofe  è disegnata la data 1694.

Il ciclo della passione è suddiviso in 4  riquadri: l'orazione di Gesù nell'Orto,  Gesù deriso e incoronato di spine, la flagellazione, la caduta sotto la Croce.

Da sottolineare due particolari interessanti: le varie scene sono racchiuse da una cornice in finto marmo, che, insieme ai finti occhielli e ai chiodi emersi in seguito al restauro, danno l'impressione  al visitatore di trovarsi di fronte a quadri appesi piuttosto che ad affreschi.

La parete di fondo della nicchia absidale presentava un dipinto murale con Madonna su un trono col Bambino, incoronata dagli Angeli, tra i Santi Gioacchino ed Anna, opera di un artista locale della metà del Novecento. 

Tale immagine, durante i lavori di restauro è stata asportata dalla parete e salvata con una riproduzione fotografica  di dimensioni reali, che è stata esposta nella Chiesa.

Infatti al di sotto di tale icona i lavori di restauro hanno portato alla luce l'icona originaria che oggi si può ammirare, che è databile  ai primi decenni del 500 , che raffigura una Madonna, che indica il Bambino che ha in grembo nell'atto di abbracciarla e di  accostarle teneramente una guancia, venerata come Madonna  della Tenerezza.

Accanto a questo gruppo centrale  si può ammirare l'immagine di S. Giovanni Battista, di un altro santo orientale e di Sant'Orsola accompagnata da numerose vergini. Nella parte inferiore dell'affresco compare la data 1617.  In basso vi è un altare in pietra, murato nella parete, opera verosimilmente degli inizi del 700.

La volta della navata, che presenta la scena dell'Assunzione, è datata 1950 ed è opera di Benedetto Colonna.

Nell'ultimo scorcio del secolo passato la Chiesetta ha subito un notevole degrado, soprattutto nella parte del soffitto e del tetto, a causa delle infiltrazioni di acque meteoriche, che avevano provocato anche danni agli affreschi interni.

Grazie ai fondi POR Puglia 2000-2006 mis. 2.2,  al contributo del Comune di Gioia, della Parrocchia S. Maria Maggiore di Gioia e dell'Archidiocesi Bari – Bitonto è stato possibile restaurare la Chiesa e riportarla al suo antico splendore.

L'intervento di restauro, oltre ad eliminare le cause del degrado ( riparazioni del tetto e infiltrazioni meteoriche )  ha riguardato il consolidamento degli intonaci, il fissaggio e la pulitura della pellicola pittorica, la risarcitura di tutte le lacune dell'intonaco e l'intervento di integrazione pittorica delle lacune e delle abrasioni.

Nel corso dell'intervento sul manufatto e sulle pitture si è provveduto altresì a restaurare la scultura lignea dell'Annunciazione.

Chiesetta di San Giuseppe Lavoratore

Nel 1958 viene istituita nel Comune di Gioia del Colle la frazione di Montursi.

Il 12 ottobre 1957 il Commissario Prefettizio di Gioia delibera la concessione gratuita di terreno di proprietà comunale per la costruzione di una Chiesa Parrocchiale, casa canonica e opere parrocchiali in Contrada Montursi.

In detta contrada infatti risiedevano circa 3000 persone e parte della zona era stata da poco rimboschita. A febbraio del 1959 il Commissario Prefettizio di Gioia Emanuele Loperfido delibera un contributo di £. 300.000 per l'erigenda chiesa parrocchiale " S. Giuseppe " in contrada Montursi, opera già iniziata a cura della chiesa Matrice di Gioia, precisamente dall'arciprete don Franco Di Maggio con l'impresa Michele Donatone di Gioia.

Il 29 luglio 1959 la Giunta Comunale, a parziale modifica della precedente delibera commissariale, approva la permuta di un terreno di proprietà comunale in contrada Montursi per la costruzione di una chiesetta da parte della Prebenda Parrocchiale S. Maria Maggiore con un altro della stessa Prebenda Parrocchiale per costruirvi una scuola rurale. Si ricorda che da poco si è costituita la Frazione Montursi della città di Gioia del Colle e che è pervenuta la richiesta per costruire una Chiesa rurale da parte dell'arciprete della Chiesa Matrice, don Franco Di Maggio, per permettere agli abitanti della frazione di Montursi di assolvere in loco al precetto domenicale e festivo.

La chiesetta di San Giuseppe Lavoratore sorge a Montursi a una decina di chilometri dal centro abitato in una boscosa pineta sulla strada provinciale Gioia- Laterza.

E' la chiesetta rurale di costruzione più recente del nostro paese ( 1959 ). Benché esternamente abbia una facciata che sembra far preludere ad un tempio a tre navate, all'interno presenta una struttura molto moderna. Sull'altare è scolpita la figura di San Giuseppe Lavoratore. Vi sono due finestre laterli e dei quadri che rappresentano la " Via Crucis ". La chiesetta è di forma quadrangolare: in alto, sul portone d'ingresso vi è un riquadro che raffigura San Giuseppe nel deserto.

La chiesetta non è molto ampia, ma ha una favorevole posizione, perché situata su una collinetta ridente, circondata da una pineta recentemente rimboschita, dalla quale si può ammirare un piacevole panorama, e presenta un ampio sagrato che permette ad un buon numero di fedeli di seguire le funzioni religiose stando all'esterno della chiesa.
Annesso alla chiesetta sorge un campanile alto una decina di metri, alla cui sommità è stata posizionata una piccola campana.

Accanto alla chiesetta sono stati costruiti dei locali che erano utilizzati come sede distaccata dei servizi demografici e come ufficio postale, oggi utilizzati dal Comitato per la valorizzazione della contrada Montursi.

Dalla sua inaugurazione e apertura al culto ogni anno il 1 maggio si solennizza la festività di San Giuseppe Lavoratore. In quel giorno è tradizione e usanza per i gioiesi recarsi per devozione a Montursi. Dopo avere ascoltato la messa sul sagrato della chiesetta, gli intervenuti trascorrono la giornata molto allegramente nella pineta dove è stata realizzata una zona picnic, nelle campagne circostanti o in locali pubblici all'aperto, attrezzati per una piacevole scampagnata e per la consumazione di un pasto preparato a casa o da richiedere in loco ai ristoratori, posti a poca distanza dalla stessa chiesetta.

Da qualche anno, grazie all'interessamento del Comitato Pro-Montursi, oltre ai festeggiamenti religiosi si svolgono diverse manifestazioni, sia collegate all'attività agricola propria della contrada sia finalizzate ad un utilizzo più ampio delle strutture esistenti.

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Processione dell’Addolorata – Si aprono i riti della Settimana Santa

Il prossimo 26 marzo, è il venerdì che precede la Domenica delle Palme e come ogni anno avrà luogo, a cura della Confraternita del Purgatorio, la processione della Madonna Addolorata che apre i riti della Settimana Santa a Gioia del Colle.

Il programma di quest’anno prevede il tradizionale settenario che inizia il 19 marzo nel quale ogni sera durante la S. Messa alle ore 18.00 si medita sui Sette Dolori della Vergine Maria.

Venerdì 26 marzo, giornata dedicata alla Vergine Addolorata, ci sarà la S. Messa alle ore 8.30 e nel pomeriggio alle ore 17.00 la processione per le vie della città con il seguente itinerario: Chiesa di San Francesco, Piazza Plebiscito, Corso Garibaldi, Via B. Paoli, Via G. Rocca, Chiesa Madre dove alle ore 18.00 sarà celebrata la S. Messa al termine della quale la processione proseguirà per Via Principe Amedeo, Corso Vittorio Emanuale, Piazza Margherita di Savoia, Corso Cavour, Piazza C. Battisti, Piazza Plebiscito e rientro nella Chiesa di San Francesco alle ore 21.00 circa.

La Confraternita
 

Gli Archi Parte II

Arco San NicolaVi sono degli archi che, piuttosto che fungere da chiusura, con portone attraverso il quale si entra nella corte, sono delle volte a botte che reggono una abitazione soprastante. Anche questi archi hanno la funzione di immettere in un largo.

Alcuni archi, quelli più antichi ed in pietra sono di particolare pregio architettonico, altri costruiti in tempi a noi più recenti, sono in tufo, costituiscono la base di edifici sovrastanti e non sono di particolare pregio. Tra questi sono da segnalare: Arco San Nicola, Arco Paradiso, Arco su Vico Spada, Arco di Vico Sardella, Arco di Vico Serpente, Arco Arcobaleno, Arco di Via Palude.

ARCO SAN NICOLA   

E' localizzato  nell'omonimo antico rione, che venne così chiamato perché Gioia faceva parte della diocesi della Chiesa di San Nicolò di Bari e nel secolo XII e nei successivi nel nostro Comune risiedeva una rappresentanza  della Basilica barese.

Si affaccia su una piazzetta, delimitata da via Carlo III di Borbone, vico Santa Maria Maddalena e vico Chiuso e addossato a due edifici, che presenta complessivamente cinque scalinate per accedere ad altrettante abitazioni. L'arco immette in un  cortile di modeste dimensioni,  in cui esisteva un forno, detto di San Nicola, un tempo proprietà del Comune, che lo utilizzava  per la cottura del pane necessario alla popolazione che viveva in quel  vecchio borgo gioiese. Il cortile presenta tre abitazioni, alle quali si accede attraverso due scalinate, e alcuni locali che  sono sottoposti al livello stradale.

E' unico tra tutti gli altri per la sua struttura. E' affiancato da una scalinata che porta al di sopra dell'arco, il quale viene utilizzato come ponte e  via di passaggio per accedere ad una abitazione. E' costruito in tufo e porta in alto la scritta Arco San Nicola. Qualcuno avanza l'ipotesi che in quel punto in passato  fosse presente un'antica chiesa. Continua la Lettura

Gli Archi Parte I

Arco Cimone Il primo nucleo di Gioia risale al periodo bizantino e normanno, in pieno periodo medievale.

Nel nostro centro storico sono tuttora presenti numerosi archi. Essi fungevano, caratteristica che mantengono ancora oggi, da porta di accesso in uno spiazzo, che in tempi recenti è stato chiamato " Largo ". Tale spiazzo, che è caratterizzato dalla presenza di una serie di scale esterne e di piccoli loggiati, nel periodo medievale era chiamato " corte ", perché racchiudeva alcuni edifici di proprietà di un unico signore, tra i quali spiccava quello, più ampio e artisticamente più raffinato, abitato dal signore stesso.

La funzione della corte era anche quello di difesa dell'abitazione del nobile ( come dimostra il portone ligneo o metallico originariamente presente e che fungeva da chiusura dell'arco ), la quale era già difesa dai primi assalti nemici dalle esistenti mura cittadine.

In tempi più vicini a noi la corte perde la connotazione di unica proprietà e di luogo di residenza del signore, per diventare un piccolo borgo o caseggiato di proprietà di più famiglie; ciò è evidenziato dalla scomparsa del portone che originariamente serviva a chiudere l'arco e dalla presenza al suo interno di costruzioni abitate da diverse famiglie.

Lo spiazzo che si apre al di là dell'arco, quindi, da essere un luogo privato diventa proprietà pubblica, è accessibile a tutti i cittadini e a volte finisce per innestarsi con le altre strade e vicoli cittadini attraverso un altro arco opposto a quello principale. Inoltre il pozzo che era quasi sempre presente all'interno della corte dopo aver varcato l'arco, diventa anch'esso da privato, di uso pubblico e quindi viene utilizzato da quei cittadini che abitano nel Largo o che ne avvertono il bisogno. Continua la Lettura

L’insediamento peuceta di Santo Mola

Reperti Scavi di Santo Mola del 1952Il territorio di Gioia del Colle è ricco di reperti archeologici, segno tangibile della presenza dell'uomo nel nostro Comune  già in età antica. Il sito archeologico più consistente e più conosciuto è quello di Monte Sannace,  uno dei più antichi ed importanti insediamenti dei Peuceti in Puglia, risalente all'Età del Neolitico, che, oltre alle necropoli ha portato alla luce i resti delle dimore degli antichi abitanti.

Altri siti minori, ma tali solo per estensione, per sviluppo cronologico e per scarsità di reperti urbanistici, non per importanza, sono presenti nel nostro territorio comunale, quasi tutti in direzione Sud Ovest e poco distanti tra loro, ulteriore segno della posizione favorevole all'insediamento dell'uomo su un pianoro che domina la fertile   zona circostante, ancora oggi attraversata da lame con piccoli torrenti  o con presenza di laghetti artificiali.

Essi sono insediamenti risalenti all'Età dei Metalli Continua la Lettura

La Casa Torre

L'antica Casa Torre di via Fontana 5Non solo al turista poco attento, ma anche al comune cittadino gioiese, se entrambi non prestano attenzione alla modesta segnaletica presente, può sfuggire, a causa dell'angusta strada in cui è ubicata, un'antica Torre sita in via Fontana n. 5.

E' difficile osservarla se non si alza gli occhi, proprio perché la costruzione è " costretta " da un'angusta  strada e incassata tra altre abitazioni.

E' stata costruita probabilmente su una preesistente fortificazione medievale.

Tra Via Fontana ( nome del  sacerdote Don Francesco Saverio Fontana, nato a Gioia il 1667 e morto Vescovo ad Ascoli Satriano nel 1736, il quale nel 1732 donò il suolo per edificare l'attuale Chiesa di San Francesco), Via Palude e  Largo Cisterna, in una zona  un tempo paludosa del centro cittadino, sembra che verso la fine del secolo XIII un nobile fiorentino, di nome  Perrino, della famiglia  De' Rossi ( casato che faceva parte della corte di Federico II  a cui è stata intitolata una delle due torri superstiti del castello, quella più alta sul lato sud-ovest ), fece costruire una Torre.

Della Torre abbiamo notizie certe il 14 dicembre 1819 in occasione di una deliberazione con la quale il Decurionato accetta l'offerta di Vito Felice Monte, di Gioia, di prendere a censo capitaneo ( pagamento, da parte di un capo importante della comunità, di un tributo sull'immobile di cui il Comune vende la nuda proprietà, mantenendo il diritto alla rendita che ne deriva ), la Torre diruta di pertinenza del Comune sita alla Palude.

Il Decurionato nella seduta del giorno 11 agosto 1822 approva la richiesta Del Canonico Francesco Saverio Indellicati ( che stava realizzando una nuova costruzione ), per l'acquisto del fondo comunale detto " Torretta di Giuseppino ", perché la nuova costruzione da una parte toglieva lo sconcio e la sporcizia della diruta antichissima Torretta, dall'altra contribuiva anche all'abbellimento del paese con un nuovo e bel Palazzo. Tale alienazione ottiene l'approvazione reale nel 1824. Continua la Lettura

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