La vita di San Filippo ( libro VI cap. III )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  VI       CAP.  III

Miracoli operati con alcune Corone, ch'erano state di S. Filippo.

Un'anno in circa dopo la morte di S. Filippo, una figliuola di Pietro Contini, chiamata Barbara, s'ammalò gravemente di febre continua, e'l Medico dubitava della sua vita. La madre le diede à recitare una corona ch'era stata del Santo, e subito le cessò la febre, e il giorno seguente rimase del tutto guarita.

Felice Sebastiani, madre della sudetta Barbara, havea portato per otto mesi continui un male grandissimo in tutte due le gambe, nelle quali concorreva un'humore, che spargendosi in molte parti, le havea fatte da quindici piaghe in esse, & una in particolare così grande, che distintamente si vedea l'osso, dandole dolore eccessivo. Il Cerusico vedendo il male disse, che non s'assicurava dovesse guarire: si che  ella tutta sconsolata cominciò piangendo à raccomandarsi al Santo Padre: pregandolo, che si come havea guarito Barbara sua figliuola dalla febre, così volesse impetrar da Dio gratia per lei: facendo voto, se guariva, di portare al suo sepolcro due gambe d'argento; e con l'istessa corona con la quale era stata guarita Barbara sua figliuola, si toccò le gambe quattro, ò cinque volte per tutto dove havea male, e se n'andò à  dormire, e tutta la notte riposò; il che non havea mai fatto per  otto mesi passati: e la mattina guardando il male, e levando ad un per uno tutt'i piastrelli, che havea messi sù le piaghe, si trovò guarita del tutto con la carne saldata, e la pelle rifatta. E dall'hora in poi non hebbe, nè vi sentì mai più dolore, nè cosa alcuna.

Una fanciulla chiamata Virginia, figliuola di Pietro Ruissi, e di Vittoria Frangipani, hebbe una grandissima febre, e ponendole sua Nonna una corona al collo, ch'era stata del S. Padre, subito che la toccò nel volto le cessò la febre.

Furon condennate à morte quattro persone, una delle quali si chiamava Agostino, il quale, dovendo passare dinanzi al palazzo del Governatore nell'esser condotto al patibolo, ostinatamente dicea di voler gridare ad alta voce, e dire, che gli havea fatto torto e che lo chiamava innanzi al tribunal di Dio; nè si potea rimover dal suo pensiero, ancor che molti vi si adoperassero, e vi havessero spesa tutta la notte. Finalmente venne Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. II )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  VI      CAP.  II

Miracoli operati per mezo de'capelli di S. Filippo, e come mediante quelli risuscitò un fanciullo.

Essendo, che molti, mentre il Santo vivea, pigliassero, con diverse occasioni gran quantità de'suoi capelli, come pretiose Reliquie, si è compiaciuta la Maestà di Dio di operare ancora con essi molti miracoli. Caterina Lotia, moglie di Girolamo Martignone Milanese, essendo gravida di otto mesi, si pose à letto con febre, puntura, e doglia di parto, e partorì un fanciullo morto col volto tutto nero. La Mammana, ch'era pratichissima se lo recò in seno, e fece ogni sorte d'esperienza per vedere, s'era veramente morto; e trovandolo tale, come quella, che sentiva gran dolore, che la creatura fosse morta senza Battesimo, la raccomandò prima alla Madonna: e ricordandosi d'havere appresso di se alcuni capelli del santo Padre, li pose sopra'l fanciullo; dicendo queste parole: O S. Filippo pregate la Madonna, che voglia risuscitare questo figliuolo, accioche io gli possa dare il santo Battesimo: & immantenente il fanciullo risuscitò da morte à vita, e fù battezzato, e nominato Gio: Pietro; il quale dopo venti giorni morì, e la madre anch'essa dopo cinque giorni passò all'altra vita. Tenea quella Mammana con tanta divotione quei capelli, che non gli havrebbe cambiati con qualsivoglia tesoro. Il marito di Caterina, facendo poi riflessione à quel miracolo, concepì tal credito al Santo, che disse: Volesse Dio, che la Mammana havesse posto que'capelli sopra la mia moglie, perche son sicuro, che non sarebbe morta.

Antonio Parma Genovese haveva una postema dentro le viscere, e pativa dolori tali, che simili non havea mai più sentito in vita sua; non trovava luogo nè dì, nè notte, e li Medici non sapeano conoscere il suo male: anzi gli davano medicamenti tutti contrarij. Or dopo molti giorni essendosi aggravato fortemente il male, nè potendo più resistere, si ridusse all'estremo, e da tutti era tenuto per morto. Per la qual cosa un suo compare, chiamato Camillo Relli, ritrovandosi alcuni capelli di San Filippo, sù le due hore di notte glie li pose al collo dicendo: Habbiate fede in queste Reliquie, che sono del B. Filippo, e raccomandatevi à lui di tutto cuore; il che fatto cominciò subito à cessargli il dolore, e la mattina uscì fuori di casa, & andò per la Città, con maraviglia di tutti quelli, che lo vedeano vivo, e sano, pensandosi di vederlo portare alla sepoltura. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. I )

DELLA VITA DI SAN FILIPPO NERI

LIBRO  SESTO     Nel quale  si tratta de'Miracoli operati da lui dopo la morte.

CAP.  I       Miracoli operati con l'interiora di San Filippo.

Non solo si compiacque  la Divina bontà d'illustrare il suo servo con tanti miracoli in vita: ma per confermar maggiormente la sua santità, volle anche farlo glorioso di miracoli dopo la morte, e questi sono cresciuti in tanto numero, e tuttavia si vanno aumentando, che se havessimo voluto metterli tutt'insieme, sarebbe stato di bisogno farne altrettanto volume, quanto è questo. Ci contentaremo adunque di metterne alcuni, come nel Libro quinto, de'più principali: onde si potrà agevolmente raccorre, quanto sì in vita, come dopo morte, sia stato in ciò maraviglioso Filippo: à per dir meglio, com'ei volea, che si dicesse, quanto maraviglioso si dimostrasse Iddio nel servo suo.

Suor Teodosia del Duca, Monaca del Monasterio di S. Lucia in Silice di Roma, havea per quindici anni continui, e più, patito di milza, che le dava così gran travaglio, che appena potea respirare, cagionandole ancor una grandissima perturbatione di stomaco. Or occorse, che nel detto Monasterio furon portate alcune Reilquie di S, Filippo, frà le quali vi erano delle sue interiora: per la qual cosa la detta Monaca si mise con gran fede, e divotione quelle Reliquie sopra il luogo, dove havea il male, e raccomandandosi di cuore al Santo, subito  rimase del tutto libera, nè le diede più fastidio.

Gio: Antonio Lemmaro, mercante Napolitano, stando in  letto con grandissimo dolor di fianco, & havendovi usato per ordine de'Medici molti rimedij, nè cessando il dolore, si raccomandò di tutto cuore à Filippo, di cui tenea il ritratto in camera; e nell'istesso tempo una sua figliuola, chiamata Lucretia, gli ricordò la Reliquia dell'interiora del Santo datagli da'Padri della Congregatione di Napoli; e l'esortò à voler pigliare alquanto di quella Reliquia infusa in un poco di vino, e che tenesse ferma fede al Santo, che fosse per ajutarlo con dire trè Pater, e trè Ave Maria. L'infermo udito il consiglio della figliuola, ordinò, che tutto si eseguisse in presenza sua; e non potendo per debolezza, dolore, & affanno dire più, che un Pater, e un'Ave Maria, fattosi porre d'incontro l'imagine, invocò S. Filippo in suo ajuto, e si bevè il vino con la Reliquia dentro, e subito s'addormentò, e destatosi si  ritrovò del tutto sano: onde preso da meraviglia, lagrimando per allegrezza corse à prendere il Ritratto, e molte volte baciandolo con copia di lagrime, lo fece anche baciare a tutti quelli di casa sua: e mandò un voto d'argento al quadro, che tenevano i Padri della Congregatione di Napoli nella Chiesa loro: e di più ordinò, che da tutta la famiglia si digiunasse ogn'anno la vigilia del Santo; & oltre al digiunarla esso, si pigliò per divotione di recitare ogni mattina in honor suo l'Hinno:Iste confessor, &c. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. VI )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO V       CAP. VI

Filippo libera moltissime donne da' pericoli del parto.

Havea Filippo gratia particolare da Dio benedetto in liberare le donne da'pericoli, che sogliono portare nel parto. Isabella Baciocca Novarese stando in Novara, haveva in Roma un suo cognato, chiamato Gio: Battista Boniperti, di cui habbiamo molte volte fatta mentione; & essendo gravida d'otto mesi si sconciò con gran pericolo di morire. I suoi lo scrissero al detto Gio: Battista: & egli la raccomandò al S. Padre, il quale gli disse: Scrivi à tua cognata, ch'io non voglio, che faccia più aborti. Scrisse; e la cognata non solo si trovò libera dal pericolo, che portava; mà hebbe dodici figliuoli un dopo l'altro, partorendo sempre felicemente.

Delia Buscaglia Vicentina, moglie di Gasparo Birsio Padovano, e musico di Castel Sant'Angelo, gravida di sette mesi, & entrata nell'ottavo, sopragiunta dalle doglie del parto, mandò fuori meza creatura morta, e le sopravenne un'accidente così grande; che parea, che fosse passata, e non se le sentiva battere se non un poco il cuore, nè parlava più; & era divenuta fredda in modo, che non fù mai possibile poterla riscaldare. Fecero i suoi venire i medici, mà la mammana disse, che non v'era bisogno d'altri medici, che di Dio; e soggiunse loro: Avvertite, che se finite di tirar fuori la creatura, ne verrà in pezzi, e la madre morrà. Stando Delia in questi termini dalle quindici hore del giorno precedente, insino alle ventitre del giorno seguente, il marito se n'andò à diversi luoghi à fare oratione per lei: poi andò dal S. Padre pregandolo, che volesse andar'à visitar sua moglie, la quale stava nel termine, che si è detto. Filippo andò, & entrato in camera prese il cappello, che portava in testa, e lo pose sopra l'inferma, & alzò le mani al Cielo, & inginocchiato gridò con sospiri, e lagrime: Ogn'uno si getti inginocchioni, e dica cinque Pater noster, e cinque Ave Maria: li quali finiti, il Santo si levò in piedi, & accostandosi all'orecchia dell'inferma, dando una gran voce disse: O Delia. A questa voce l'inferma rivenne, e come se fosse svegliata da un profondo sonno, rispose: Padre, che vi piace? Il Santo disse due volte: Che siamo Santi: Replicò ella, Iddio lo faccia: e poi soggiunse: Padre, stò male; e Filippo disse: Non dubitare, che non havrai male; e la segnò col segno della Croce; & uscì di camera, e preso suo marito per la mano, quando fù à meza scala, gli disse: Torna di sopra, perche Delia tua moglie hà ricevuta la gratia, e siate buoni; tornò di sopra, e trovò che la moglie havea mandato fuori la creatura senza alcun dolore; & era uscita d'ogni pericolo di morte; e l'istessa notte si levò, come non havesse havuto mal nessuno. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. V )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  V       CAP.  V

De' miracoli di Filippo con mezi diversi.

Torquato Conti havea una grandissima indispositione, e'l Padre Francesco Maria Tarugi lo consigliò, che si confessasse dal Padre Filippo, che sarebbe guarito. Fattolo adunque chiamare, à meza confessione se gli partì il male, & in un tratto sparì.

Da Palombra, terra vicina à Roma, venne pieno di fede un contadino à ritrovare il S. Padre per raccomandarsi alle sue orationi, patendo di una certa infermità, che non trovava luogo, nè giorno, nè notte. Il Santo non gli diede altro rimedio, che questo della confessione, e subito guarì. Il che intendendo quelli della terra, cioè che costui era guarito non solamente confessarsi dal Padre Filippo, alcuni che pativano dell'istesso male, vennero anch'essi à Roma per confessarsi dal Santo, dicendogli: Vogliamo, che guariate ancor noi, come havete guarito il tale. All'hora Filippo, vedendo quella divota semplicità gli confessò, mandandogli à casa tutti consolati.

Eugenia Mansueti da Collescepoli, per lo spatio di diciotto mesi continui hebbe male nel naso, che se l'era gonfiato di maniera, che si vergognava d'andar per casa; e n'usciva di sangue, e dentro vi haveva un'ulcere, dalla quale usciva pur materia; & havendovi usato molti rimedij, niuna cosa le giovava. Era costei solita di lavar  le pezze del cauterio del Santo Padre: onde vedendone una molto insanguinata, con gran divotione, e fede se la pose sopra del naso; e dove prima non poteva stare al fuoco, nè al Sole, che il naso le gonfiava, subito guarì del tutto, nè mai più vi sentì dolore alcuno.

A Lucretia  della Citara gravida di quattro mesi, sopragiunse un flusso di sangue grandissimo; & havendovi fatto ogni rimedio possibile, niente giovava. Mà lavando Cassandra Raidi i panni lini del Santo Padre, essendo amica dell'inferma, le portò un berrettino di lino del Santo, dicendole, che se lo mettesse addosso, & havesse fede nella bontà, e santità del Padre Filippo, che sarebbe guarita. Obbedì Lucretia, e subito le cessò miracolosamente il sangue; nè le diede più fastidio. Conobbe Filippo questo miracolo, nella guisa che Christo conobbe la donna, che gli toccò le fimbrie; onde comandò ad Antonio Gallonio, che ripigliasse tutt'i suoi panni da Cassandra, & à lui fece una buona bravata; non potendo sopportare d'essere stimato da gli huomini per qualche cosa. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. IV )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO V     CAP.  IV

De' miracoli di Filippo comandando al male, che si parta.

Si ammalò Anna Morana moglie di Matteo Massa, & andò peggiorando in modo; che in pochi giorni fù tenuta da tutti per morta, e come tale la piangeano. Or'andando il Santo Padre à vederla, le pose la mano sopra, e col solito tremore la chiamò per nome dicendo: Anna dì così come dico io: Signore, Filippo mi hà comandato da parte tua, che non vuole ch'io muoja. E le fece replicare più volte queste parole, e subito cominciando il miglioramento, guarì.

Maria Felice da Castro in Torre di Specchi, era stata per lo spatio di cento giorni continui con la febre; e sentendosi mancare, fece chiamar'il Santo Padre, il quale andato da lei le domandò, che mal'era il suo? & ella rispose, che era febre. Le soggiunse Filippo, che confidasse in Dio, e non dubitasse: & interrogandola, che cosa havrebbe voluto? rispose, guarire. All'hora il Santo le mise la mano in capo, e tenendola così alquanto, disse queste parole: Io ti comando febre, che tù ti parta, e lasci questa creatura di Dio. E da quel giorno non le venne più febre; e guarì affatto.

A Sigismonda Capozucchi, anch'ella in Torre di Specchi, venne una quartana gagliardissima, che le durò dall'Agosto insino all'ultimo dell'anno, nel qual tempo andando il Santo Padre à quel luogo; ella se gli raccomandò, pregandolo, che facesse oratione per lei, accioche la febre non le tornasse più. Et egli alzando la mano le disse; Orsù domani non voglio che ti torni più: e così avvenne.

Erano insieme molti de'suoi figliuoli spirituali, e sopragiunse un terzo, che gli raccomandò un'infermo; e Filippo sorridendo disse: Vogliamo farlo guarire? Rispondendo essi di sì, soggiunse à colui, che havea raccomandato l'infermo: Và, e digli, che non voglio che muoja: e così avvenne. E ciò occorrea molte volte, che dicendo egli, voglio che'l tale guarisca, tantosto guariva. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. III )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  V            CAP.  III

De'miracoli di Filippo col mezo dell'oratione.

Lorenzo Christiani Chierico benefitiato di S. Pietro, e suo penitente, s'ammalò à morte, e di già havea ricevuto il Viatico, e l'estrema Untione, e perduto la parola. Or mentre stava per ispirare andò da lui il Santo Padre, e co'soliti tremori, & esultatione di spirito si pose due volte in oratione: la qual finita si levò in piedi, e disse: Lorenzo per questa volta non morrà. Indi s'accostò all'infermo, e ponendogli la mano in capo, lo chiamò per nome, dicendo: Lorenzo: Et egli aprì subito gli occhi, lo riconobbe, e gli rispose. All'hora il Santo Padre gli fece portare da mangiare, & incontanente se gli partì la febre, e con ammiratione di tutti  rimase totalmente  guarito; di modo che venendo Pietro Crispo suo Medico, e trovatolo guarito, gridò ad alta voce: Questo è un gran miracolo! Ma sapendo poi, che vi era stato il Santo Padre, disse: Non è maraviglia, perche il Padre Filippo è un Santo.

Bartolomeo Fugini, Romano, cadde in una grandissima infermità, per la quale si condusse all'estremo della vita; e di già haveva havuto l'Olio santo, e li Medici l'haveano abbandonato, & havea perduto la parola: Tornando la sera il Padre Angelo Velli suo Confessore à casa, Filippo gli domandò come stava l'infermo; egli rispose; Se ne và, e'l Medico hà detto, che appena arriverà à domattina. Stavano presenti à questo molti Padri, quando il Santo disse: Volete voi, che questo giovine muoia, ò no? Risposero tutti: Vogliamo, che viva, se è possibile. Al'hora il Santo Padre soggiunse; hor sù, che viva: Dite questa sera cinque Pater noster, e cinque Ave Maria per lui, e Dio ci ajuterà. La mattna per tempo il Padre Angelo mandò à vedere come stava l'infermo, e trovò, che non solo non era morto, ma del tutto guarito. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. II )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  V     CAP.  II

De' Miracoli operati da Filippo col toccare della mano.

Ad un gentil'huomo Romano venne un male in alcune parti del corpo, che oltre al dolore grandissimo, che gli dava, lo metteva ancora in sospetto che non fosse quel male, chiamato communemente fuoco sacro; onde mezo spaventato, non sapendo che farsi, ricorse al Santo Padre:  e nell'entrar che fece in camera sua, prima ch'ei parlasse, Filippo fli disse: Serra la porta, e mostrami il male; il che facendo egli, il Santo alzò gli occhi al Cielo, e facendo oratione col solito tremore, gli toccò due volte con la mano il male, & incontanente guarì. Vedendo questo il gentil'huomo cominciò  à gridare, miracolo, miracolo! voi siete un Santo; voglio andar gridando per tutta Roma, che voi siete un Santo. Il Padre gli disse: Stà  cheto: e gli mise la mano alla bocca; e non lo volle lasciar partire infinche non gli promise di non dir niente à nissuno, come fece; non havendo mai ciò palesato, se non dopo la morte di Filippo.

Nell'anno miille cinquecento sessanta, Pietro Vittrici da Parma, mentre stava al servitio del Cardinal Boncompagno, che fù poi Papa Gregorio Decimoterzo, cadde in una gravissima infermità; per al quale essendo abbandonato da'medici, e da tutti tenuto per morto, fù in quell'estremo visitato da Filippo; il quale entrato dall'infermo, fece, com'era suo solito, oratione per lui, e poi gli pose la mano in sù la fronte; al tatto di cui Pietro subito si rihebbe, e in due giorni uscì fuori di casa sano, e salvo; predicando per tutto  d'haver ricevuto la sanità dal Padre Filippo.  Divenne quest'huomo  con tale occasione così divoto del Santo, che fatto suo figliuolo spirituale, continuò sempre di confessarsi, e communicarsi trè volte la settimana; e colmo di meriti di novantasett'anni passò all'altra vita. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. I )

DELLA VITA DI SAN FILIPPO NERI

LIBRO  V   NEL quale si parla de'Miracoli operati da lui in vita.

CAP: I    De' Miracoli fatti da Filippo col segno della Santa Croce.

Havendo ne i quattro Libri sopra raccontato le attioni di Filippo dal principio del suo nascimento insino all'ultimo della vita con quelle circostanze, che pareano necessarie per dimostrare al mondo la sua santità; resta ora, che, oltre a'miracoli, che con diverse occasioni habbiamo narrati altrove, e particolarmente del giovinetto risuscitato, ne facciamo un trattato de gli altri; e prima di quelli, ch'ei fece mentre visse; e poscia di quelli, ch'egli operò dopo morte: accioche coloro, che vorranno leggerli, lo possan fare à piacer loro; e chi non si curasse di passar più avanti, possa parimente farlo senza lasciar l'Historia, nè interrotta, nè imperfetta; benche io creda, che non sia per esser minore il frutto che raccorranno in legger'i miracoli, di quello, che sieno per raccoglierne in leggere la vita: poiche son tanti, e così poderosi, che confermando efficacemente la sua santità, verranno in conseguenza à dar tanto maggior credito all'attioni sue per indurli ad imitarle.

Prometeeo Peregrini, Prete di Congregatione, fù assalito da dolori colici  così terribili, che gli parea, che gl'intestini gli fossero tirati à forza fuori del corpo; nè trovava luogo, ò riposo alcuno. E crescendo tuttavia il dolore, il Santo Padre l'andò à visitare, e postagli sopra la mano, gli fece il segno della Croce, orando alquanto; il che fatto, come burlasse, partì, dicendo all'infermo, che non havrebbe male; e così fù: perche di lì à mezo quarto d'hora gli si partì tutto il dolore, e rimase libero affatto da ogni pena.

Stava Antonia Caraccia, moglie d'Antonio Pasquini, e sorella di Gerardo Caracci, altrove nominati, con doglia di fianco, e con febre maligna, tanto oppressa dal male che non potea muoversi di luogo: & essendo stata così da quindici giorni, nè trovandosi rimedij humani, che le giovassero; suo marito conferì questo male della moglie col Santo Padre; il quale gli disse: Và via che non sarà niente, pregheremo per lei. Ma aggravando tuttavia il male, e venuta à tale, ch'abborriva il cibo, & havea perduto il sonno, il marito tornò di nuovo da Filippo, e gli disse: Padre, Antonia stà per morire. A cui Filippo rispose: non dubitare, ti dico, che non sarà niente; Adesso verrò là io: Andò, e giunto all'inferma le disse: dove ti duole? & ella rispose: al lato destro. All'hora Filippo le pose la mano nel luogo del male, e fecele sopra il segno della Croce, dicendo: Non c'è niente, e subito le andò via il dolore, la febre, e tutto il male. E volendo il marito, e gli altri publicare questo miracolo, Antonia disse loro, che non dicessero nulla, perche il Padre Filippo l'havrebbe havuto per male; massimamente havendole comandato, che stesse due, ò trè giorni nel letto per non mostrare d'esser guarita in un tratto. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. X )

LA VITA DI SAN FILIPPO    LIBRO IV     CAP. X

Della Canonizatione di Filippo, e de gli Atti fatti per quella.

Or accioche minutamente si sappia dal principio insino al fine l'ordine, e progresso della Canonizatione di Filippo, affiche tutti quelli, che leggeranno la vita sua, veggano con quanta cautela, e diligenza proceda la Santa Romana Chiesa nella Canonizatione de'Santi, metteremo quì distesamente tutti gli atti fatti immediatamente dopo la sua gita al Cielo insino al giorno, che da Gregorio XV. ( di gloriosa memoria ) fù annoverato nel numero degli altri Santi.

Vedendosi adunque tuttavia sì per la virtù, come per glli miracoli crescer la fama della Santità di Filippo, poco dopo la sua morte si mossero alcuni, e particolarmente il sopranominato Abbate Marc'Antonio Massa, à far'istanza à sua Beatitudine, che volesse conceder licenza, che si formasse processo intorno all'attioni, virtù, e miracoli di lui: à cui il Papa, che era Clemente Ottavo, mettendosi tre volte le mani al petto in croce, disse queste formali parole: Noi lo teniamo per Santo.  Data questa risposta, indi à poco deputò vivae vocis oraculo à questo effetto Lodovico de Torres, all'hora Arcivescovo di Monreale, e poi Cardinale di Santa Chiesa, & Audoeno Lodovico Vescovo di Cassano, ambidue Visitatori Apostolici, dicendo loro, che à perpetua memoria facessero formar'il Processo sopra le virtù, e miracoli di Filippo; li quali ad istanza di Agostino Cardinal Cusano, e di Cesare Baronio, all'hora Preposto di Congregatione, in nome di quella, ordinarono à Giacomo Butio Canonico di S. Giovanni Laterano, e Notaro del Vicario del Papa, che in quel tempo era Girolamo Cardinal Rusticucci, che ricevesse, & esaminasse testimonij à quest'effetto. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. IX )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  IV     CAP.  IX

Delle lodi, et honori, che furon fatti à Filippo dopo la morte.

Crebbe tanto, e per le virtù, e per li miracoli l'opinione della Santità di Filippo, che, subito morto,  cominciarono à concorrere i voti al suo sepolcro; ancorche i Padri stessero renitenti à pigliarli, nè, per quanto poterono, lo permettessero.  Il primo voto l'attaccò di propria mano insieme con una candela l'Abbate Marc'Antonio Massa Visitatore Apostolico, & Esaminatore de'Vescovi.

Imperoche ammalandosi egli poche settimane dopo la morte del Santo d'una febre pestilentiale con letargo, nè gli giovando medicamento alcuno, hebbe questa visione: Gli parea, che la casa dov'egli habitava ardesse, e che alcuni procurassero di far cadere le mura di quella. E stando perciò con gran timore, vide il Santo Padre, che sdegnato contra di coloro gridava, dicendo: Salvate Abbatem, salvate Abbatem. Doppo le quali parole subito gli parve esser fuori di quel pericolo. Nè fù vana la visione; conciosiacosache incontanente migliorò, & il giorno seguente si trovò di maniera sano, come se non havesse havuto mal'alcuno. In testimonio della qual gratia appese di propria mano la tavoletta  sopraccennata al suo sepolcro; crescendo tuttavia il numero de'voti in quella quantità, che hoggi si vede alla sua Cappella.

 Fù ancora l'istesso Abbate il primo,  che gli facesse accender la lampada; e perche d'ordine de'Padri fù tolta via, ci se ne lamentò assai con sua Santità, all'hora Clemente Ottavo; e col di lui consentimento, la fece, pochi giorni dopo, riaccendere; la qual cosa vedendo una Signora principale, donò una lampada d'argento di molto valore; e quindi di mano in mano ne furon donate dell'altre, come pure hoggi si vede.

L'anno medesimo che'l Santo morì fù stampato, con licenza de'Superiori, il suo ritratto, con titolo di Beato, e con raggi, e miracoli intorno: & in diversi palazzi, e case erano le sue imagini tenute, e riverite con molta veneratione; e dal cavo della sua testa, che, come si disse, mentre stava anche nella bara, fù fatto, ne furon tratte molte effigie, le quali da diversi Signori, e Signore erano tenute nelle camere loro con grandissima riverenza, e divotione; e Clemente Ottavo ne teneva anch'egli una sopra del tavolino, oltre al quadro del suo ritratto, che coperto con un velo teneva in camera insieme co'quadri de gli altri Santi. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. VIII )

LA VITA DI SAN FILIPPO    LIBRO IV      CAP. VIII

Sett'anni dopo la morte il corpo di S. Filippo si trasferisce nella sua Cappelletta.

Havea Nero del Nero havuto sempre gran divotione al Santo Padre, e si riputava à gran gloria di haverlo conosciuto, e trattato seco familiarmente: affermando, che quando il Santo Vecchio l'abbracciava, il che faceva ogni volta, che lo vedeva alterato da qualche passione, si sentiva consolare, e confortare il cuore, e risolvendosi in lagrime si trovava libero da ogni fastidio, e ciò gli succedette ancora molte volte dopo la morte di Filippo nel visitar il suo sepolcro, facendovi sovente oratione. Trattando adunque questo Signore, come quegli c'havea moltissime difficoltà; & era senza figliuoli, di voler fare una bellissima cassa d'argento per riporvi dentro il Santo Corpo, li Padri prima d'ogn'altra cosa giudicarono esser bene di vedere in che stato si trovasse quel sacro cadavero: e così alli sette di Marzo del mille cinquecento novantanove, dopo essere stato quattr'anni nel luogo detto di sopra, disfatto il muro, & aperta la cassa, fù trovato il corpo tutto pieno di ragnatele, polvere, e calcinacci entratevi per una fessura, che si era fatta nel coperchio della cassa, cagionata dall'humidità del muro fabricatovi sopra; e trovarono, che tutti li suoi vestimenti erano come fango, e la pianeta di modo infracidata, che ne venia in pezzi; e la piastra in cui era intagliato il suo nome, coperta di verderame; laonde fù da tutti giudicato essere il corpo ridotto in polvere. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. VII )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI        LIBRO   IV      CAP.  VII

Quello che intervenne nell'aprire il corpo di Filippo: e della sua sepoltura.

La sera delli ventisei di Maggio, essendo stato il corpo tutto quel giorno esposto in Chiesa, alle tre hore di notte furono chiamati li Medici e Cerusici per aprirlo; dove si trovarono ancora molti di Casa; nella qual'attione, occorse una cosa notabile; imperoche, mentre nel voltarlo si sarebbe potuta facilmente vedere ogni parte del suo corpo, egli nondimeno da se stesso con la mano sempre si ricopriva come se ancora vivesse; della qual cosa accorgendosi Angelo da Bagnarea disse, tutto pieno di meraviglia a'circostanti: Guardate, come questo Padre, che fù casto in vita, si mostra ancora tale dopo la morte. Il medesimo haveva anche fatto, quando li Padri lo lavarono; tutti segni della sua verginità, e purità singolare. Di più si sperimentò, che non rendeva alcuna sorte di fetore, come sogliono fare ordinariamente tutt'i corpi morti, con grande ammiratione di tutti, benche la stagione fosse calda; anzi molti dicevano di sentire odore buono, e soave. Aperto dunque il corpo, trovarono, che quel tumore, che haveva fatto la mammella sinistra era cagionato da due coste rotte, come più ampiamente s'è detto, quando si è parlato della palpitatione del suo cuore, e le interiora furon ritrovate buone, e non guaste in alcuna parte.

Non lasciarò di aggiungere in questo luogo, come per consolatione di molti suoi divoti, che bramavano di haver'appresso di se la sua effigie, fù permesso da'Padri, che fosse fatto il cavo del suo volto in gesso; dal qual ne sono poi state gittate molte forme in  cera, che lo raffiguravano al naturale. Era Filippo di statura mediocre, di carnagione bianca, di viso allegro, e nella sua gioventù fù di bellissime fattezze; haveva la fronte rilevata, e spatiosa, non però calva; il naso aquilino, gli occhi piccoli, e di color celeste, alquanto in dentro, mà vivaci; la barba nera, e non molto lunga, se bene negli ultimi anni canuta, e del tutto bianca. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. VI )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  IV     CAP. VI

De' miracoli, che occorsero, prima che'l corpo fosse sepellito.

Or mentre il Santo Corpo stava così esposto, volle Iddio illustrare il suo servo ancora con miracoli immediatamente dopo la morte. In prima un giovinetto chiamato Agostino de' Magistris, di età di undici anni, essendo stato sei, ò sett'anni infermo di mal di scrofole intorno alla gola, e fattili i rimedij possibili da' primi cerusici di Roma, & havendo di più un'ulcere, che passava da una banda all'altra dentro alla bocca, stando in quel giorno che morì il S. Padre con gli altri giovinetti alla scuola, e sentendo dire, ch'era morto un Padre Santo alla Chiesa nuova, il qual facea miracoli, se n'andò subito à visitar'il  corpo, e con gran difficoltà arrivato alla bara, fatta prima un poco d'oratione, si toccò con molta fede la gola con la mano del Santo, & incontanente guarì: imperoche, avanti che uscisse di Chiesa, gli cascò il Cerotto, che vi haveva sopra, e giunto à casa non vi trovò nè male, nè segno alcuno; & in bocca non sentì più quell'ulcere, che prima vi sentiva. Il qual miracolo udito dal Cardinal Paleotto, volle quel buon Signore con le sue mani toccar'il luogo di quel male; e trovato esser vero, rimase edificato, e lodò  la Maestà di Dio che in ogni tempo si và mostrando mirabile ne'Santi suoi.

Ito dunque Agostino à casa, e riferito il tutto alla madre, havendo ella un'altra figliuola chimata Margherita di minore età, c'havea patito anch'essa per sei anni il medesimo male dalle due bande della gola, la condusse alla Chiesa nuova; & alzandola su'l Cataletto, toccò con le mani del Santo la gola della fanciulla da una banda solamente, non havendo, sì per la moltitudine del popolo, come per esser sopragiunta l'Ambasciatrice di Spagna, potuto farla toccare dall'altra, e quella subito guarì.  Anzi non havendole ( come desiderava ) potuto far toccare una gamba, in cui per due anni la fanciulletta non si reggea, prese alcune rose del cataletto, e facendole la sera con quelle bagnuolo alla gamba, la figliuola cominciò subito speditamente à caminare, e rimase del tutto libera. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro IV cap. V )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI      LIBRO  IV            CAP. V

Del concorso del popolo al suo Corpo avanti che si sepellisse.

Alle sett'hore di notte, lavato c'hebbero il corpo, e vestitolo dell'habito Sacerdotale, accompagnandolo tutti li Padri, e fratelli della Congregatione, lo portarono in Chiesa, e la mattina à buonissima hora  aprendosi la Chiesa, e spargendosi  per Roma la fama della sua morte, vi concorse per vederlo grandissimo numero di gente d'ogni stato. Spirava il suo corpo un non sò che di santità, & in particolare la faccia parea, che gli risplendesse, tant'era bella; di maniera che invitava gli occhi di tutti à riguardarlo. Si fecero l'esequie, e si recitò l'offitio, e si cantò la Messa solenne de' Morti con l'assistenza di molti Prelati.

Mntre si recitava per lui l'Offitio, occorse che un Chierico penitente del Santo, nominato Antonio Carrari, familiare di casa, patendo un grandissimo travaglio di mente, messosi la cotta, & andato con gli altri in Coro per recitar l'Offitio, raccomandandosi di cuore al Santo, immantinente sentissi libero d'ogni travaglio.

Lo visitarono poi molti Cardinali, tra' quali Agostino Cardinal Cusano, e Federigo Cardinal Borromeo con molte lagrime gli baciarono le mani, & i piedi. Lo visitò anco con suo gran dolore Gabriello Cardinal Paleotto, vedendosi morto innanzi colui, c'havea nel suo libro De bono senectutis preso per oggetto d'un ottimo, e santo vecchio. Indicibile fù poi il dolore, che ne santì Ottavio Cardinal Parravicino, che così teneramente l'amava. Vi furono ancora à visitarlo Signori, e Signore di titolo, le quali con molta divotione venerarono il santo corpo, e frà l'altre l'Ambasciatrice di Spagna, che all'hora era la Duchessa di Sessa, lo venne à visitare, e lo nominò più volte Santo.

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