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	<title>gioiadelcolle.info &#187; Storia</title>
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	<description>Il portale della comunità  gioiese</description>
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		<title>La vita di San Filippo ( libro I cap. XIV )</title>
		<link>http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/05/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiv/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 01:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAP. XIV
D&#39;alcuni esercitj spirituali, che ordin&#242; Filippo mentre stava in S. Girolamo della Carit&#224;.
Stabilitosi adunque, come habbiamo detto di sopra, Filippo in Roma, e crescendo tuttavia il numero de&#39; suoi figliuoli spitituali, n&#232; essendo capace il luogo ( ancorche fosse stato accresciuto&#160;) di ricevere tanta gente, quanta vi concorreva, nel mille cinquecento cinquant&#39;otto, ottenne da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/05/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiv/san-fil-bar-tarugi/" rel="attachment wp-att-17211"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17211" height="286" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/San-Fil.-bar.-Tarugi.jpg" width="176" /></a>CAP. XIV</p>
<p style="text-align: justify"><em>D&#39;alcuni esercitj spirituali, che ordin&ograve; Filippo mentre stava in S. Girolamo della Carit&agrave;.</em></p>
<p style="text-align: justify">Stabilitosi adunque, come habbiamo detto di sopra, Filippo in Roma, e crescendo tuttavia il numero de&#39; suoi figliuoli spitituali, n&egrave; essendo capace il luogo ( ancorche fosse stato accresciuto&nbsp;) di ricevere tanta gente, quanta vi concorreva, nel mille cinquecento cinquant&#39;otto, ottenne da i Deputati di S. Girolamo della Carit&agrave; un lato della Chiesa, sopra la navata &agrave; man destra; e&nbsp;vi fece accomodare un&#39;Oratorio, trsferendo quivi&nbsp;dalla camera l&#39;esercitio, che si faceva de&#39; ragionamenti, dove ancora ne&#39; giorni delle feste ogni mattina innanzi di si faceva un&#39;hora d&#39;oratione.</p>
<p style="text-align: justify">E&#39; quest&#39;Oratorio al presente in essere, benche meglio accomodato, e con maggior diligenza custodito; dove que&#39; Padri vanno con molto frutto seguitando giornalmente l&#39;oratione, e ne&#39; giorni festivi li ragionamenti.</p>
<p style="text-align: justify">Quivi adunque ogni di dopo pranso conveniva Filippo insieme con gli altri &agrave; discorrere di cose spirituali per modo di conferenza; &amp; alle volte usava carit&agrave; far conferenze di studij Teologici. Finiti gli esercitii, era solito di condurgli &agrave; ricreatione in qualche luogo aperto: e se era in giorno di festa, gli menava hor in una Chiesa, hor in un&#39;altra &agrave; sentir il Vespro, &ograve; la Compita, overo qualche sermone, &amp; in particolare ad udire il Padre Fr. Vincenzo Erculano, che f&ugrave; poi Vescovo di Perugia, huomo dottissimo, il quale esponeva il salmo <em>Miserere </em>nella Chiesa della Minerva con gran concorso di Popolo. Spesse volte ancora, e quasi ogni giorno di festa andava nel Chiostro della Minerva, facendo conferenze spirituali, dove alle volte erano pi&ugrave; di trecento persone. In quest&#39;Oratorio parimente, dopo alquanto tempo, Filippo diede principio a&#39; ragionamenti, che si sogliono fare ogni giorno in Chiesa nostra, &amp; all&#39;oratione della sera: &amp; egli f&ugrave; il primo, che introdusse in Roma la parola di Dio cotidiana.<span id="more-17210"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/05/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiv/s-fil-orat/" rel="attachment wp-att-17220"><img align="left" alt="" class="size-full wp-image-17220" height="219" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/S.Fil-Orat..jpg" width="147" /></a>Ma perche pi&ugrave; specificatamente si sappia in che modo, e con che ordine si sermoneggiasse in que&#39; tempi, metter&ograve; qu&igrave; quello, che ne scrive l&#39;istesso Baronio nel primo Tomo de&#39; suoi Annali, quando parla dell&#39;adunarsi, che faceano insieme i Christiani della primitiva Chiesa secondo la forma data dall&#39;Apostolo nell&#39;Epistole, che scrive a&#39; Corinthij. Dice adunque: Certamente per divina dispositione in questa nostra et&agrave; si &egrave; rinnovatoin gran parte nella Citt&agrave; di Roma, quello che si faceva anticamente per profitto della Chiesa intorno al modo di ragionare delle cose di Dio, con edificatione de gli ascoltanti: e ci&ograve; per opera del R.P. Filippo Neri Fiorentino, il quale, &agrave; guisa di sapiente architetto, pose il fondamento; e del R. P. Francesco Maria Tarugi da Montepulciano suo allievo, il quale nel sermoneggiare potea con ragione domandarsi, il Condottiero della parola di Dio. Per opera dunque, e per industria di questi due f&ugrave; primieramente ordinato, che ogni giorno quelli,che erano pi&ugrave; desiderosi della Christiana perfettione, venissero all&#39;Oratorio di S. Girolamo, ( che da questo luogo h&agrave; preso poi il nome della Congregatione dell&#39;Oratorio ) dove si facesse una pia, e devota adunanza in questo modo: cio&egrave;, fatta prima alquanto d&#39;oratione mentale, uno de&#39; fratelli leggeva un libro spirituale, e fr&agrave; l&#39;istessa lettione era solito, etiandio l&#39;istesso Padre, il quale soprastava al tutto, discorrere sopra le cose lette, &amp; esplicarle con pi&ugrave; accuratezza, amplificandole, &amp; insinuandole ne&#39; cuori di chi udiva. Et&nbsp;alle volte pregava qualcheduno de&#39; fratelli, che volesse dire sopra di quello il suo parere, procedendo in modo di Dialogo: e questo esercitio durava per lo spatio di un&#39;hora con gran consolatione degli ascoltanti. Dapoi per suo comandamento uno de&#39; suoi saliva per alcuni scalini ad una sedia; e senza alcun&#39;ornamento di parole faceva un sermone sopra le vite de&#39; Santi, delle approvate per&ograve;, e ricevute ornandolo con qualche luogo di Scrittura, &ograve; con qualche Sentenza de&#39; Padri. A questo succedeva un&#39;altro, e con lo stesso stile, se bene prendea diverso tema, faceva il secondo sermone. Finalmente veniva il terzo, il quale, secondo l&#39;ordine de&#39; tempi, ragionava sopra l&#39;Historia Ecclesiastica. Et &agrave; ciascheduno di essi era concesso di durare solamente per mez&#39;hora. Finito tutto questo con mirabil contento, e pari utilit&agrave; degli uditori, cantata una laude spirituale, e fatta di nuovo alquanto d&#39;oratione, finiva l&#39;esecitio. Essendo dunque le cose in questa maniera disposte,&amp; approvate con autorit&agrave; del Sommo Pontefice, parve, che insieme si rinnovasse quell&#39;antico modo Apostolico, e cos&igrave; bello di congregarsi: al quale applaudendo i buoni, procurarono d&#39;indurre, e propagare questi pij esercitij in diversi luoghi, &amp; c.Infine &agrave; qu&igrave; Baronio: dove si vede espresso il principio, e l&#39;origine dell&#39;Oratorio.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a&#39; predetti esercitij, che&#39;l Santo introdusse, che si facessero ne&#39; giorni feriali, n&#39;introdusse anche degli altri, ne&#39; giorni festivi: imper&ograve;che la mattina, confessati che si erano,&nbsp; facea far loro oratione infino al tempo della Messa: dopo la quale si communicavano: e quindi gli mandava &agrave; diversi spedali, dove andavano con maraviglioso silentio, dividendosi per ordinario in tre schiere; una delle quali mandava &agrave; S. Giovanni Laterano, l&#39;altra alla Madonna della Consolatione, e la terza &agrave; San Spirito. Quivi, e con parole, e con fatti ajutavano i poveri infermi, e spiritualmente, e corporalmente, portando loro diverse code da ricrearli. Ve ne mandava poi da trenta, &ograve; quaranta de&#39; pi&ugrave; ferventi ogni giorno, con molta edificatione&nbsp; di chi gli vedeva; e soleva dire alle persone, che andavano &agrave; servire gl&#39;infermi degli Spedali, &ograve; &agrave; far simile altra opera di Carit&agrave;, che non bastava far il servitio&nbsp; semplicemente &agrave; quell&#39;infermo, ma che bisognava per farlo con maggior carit&agrave; imaginarsi, che quella persona fosse Christo, e tener per certo, che quello, che facevano a quell&#39;infermo, lo facevano all&#39;istesso Christo; poiche cosi facevasi con amore, e con maggiore profitto dell&#39;anima.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre &agrave; ci&ograve; alcuni di loro il Sabbato di notte, e le vigilie delle Feste principali ritornavano &agrave; S. Girolamo dal Santo Padre; e quindi se n&#39;andavano seco, &ograve; alla Chiesa della Minerva de&#39; Frati Domenicani, &ograve; &agrave; S. Bonaventura de&#39; Cappuccini, dove assistevano con gl&#39;istessi Frati in Coro al Mattutino;&nbsp; spendendo quelle notte in prepararsi alla Santissima Communione della mattina: di maniera, che il Coro de&#39; Frati si vedea bene spesso pieno di secolari, suoi figli spirituali: e molte volte ci conduceva l&#39;Animuccia, Maestro di Cappella di S. Pietro, con altri Cantori, e quando venivano alle Laudi li Cantori cantavano: anzi Filippo dur&ograve; per molto tempo di andarvi ogni notte: che per&ograve; il Sagrestano della Minerva, quando sentiva picchiare la porta della Chiesa, conoscendo al contrasegno, ch&#39;era Filippo, gli andava subito ad aprire; &amp; era cos&igrave; grande l&#39;amore, che que&#39; Servi di Dio portavano al Santo, che gli haveano dato la chiave commune del Convento, acci&ograve;che potesse entrare &agrave; commodo suo, &amp; oltre questa confidenza, e famigliarit&agrave; gli diedero, s&igrave; li Padri Domenicani, come li Cappuccini, la figliuolanza delle loro Religioni.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/05/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiv/s-fil/" rel="attachment wp-att-17248"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-17248" height="227" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/S.-FIL.jpg" width="222" /></a>Non contento per&ograve; Filippo delle sopradette cose,&nbsp; per maggiormente tener i suoi lontani da&#39; pericoli, ne&#39; quali suol incorrere la maggior parte degli huomini, e massimamente la giovent&ugrave;, solea pi&ugrave; volte l&#39;anno in certi tempi pi&ugrave; pericolosi andar con loro alle Sette Chiese; m&agrave; in particolare ne&#39; giorni di Carnevale, e ne&#39; giorni dopo Pasqua; se bene negli ultimi anni del Santo si seguit&ograve; d&#39;andarvi solamente il Carnevale. Erano in quel principio pochi, come da venticinque, &ograve; trenta al pi&ugrave;; m&agrave; in breve crebbe tanto il numero, che etiandio vivente il Santo Padre, passavano due mila persone.Si ammetteva ogni sorte di gente, eccetto le donne. Vi concorrevano anche motissimiReligiosi, e de&#39; Cappuccini ve ne andavano bene spesso venti, e venticinque per volta; m&agrave; in particolare de&#39; Frati Domenicani, andandovi tal&#39;hora tutto il Novitiato.</p>
<p style="text-align: justify">Il modo, che si tenea nell&#39;andarvi, e che si tiene anche al presente, toltone alcune poche cose, era questo. Assegnato prima il giorno, se n&#39;andavano la mattina di buon&#39;hora &agrave; San Pietro, e poi &agrave; San Paolo nel qual luogo tutti si raccoglievano insieme; quindi ordinatamente si mettevano in viaggio per l&#39;altre Chiese. Per la strada una parte del tempo spendeano in meditare qualche punto spirituale, assegnato loro da quel Padre, che gli guidava, ( imperoche si distribuivano in molte classi, &amp; &agrave; ciascheduna di esse assegnavasi uno, che la guidasse, &amp; instruisse ) e l&#39;altra parte spendeano in cantar qualche Salmo, Hinno, &ograve; Laude spirituale, &amp; alle volte le Litanie:conducendo seco la musica&nbsp; per tutto il viaggio. Se poi avanzava tempo, andavano fr&agrave; se stessi ragionando delle cose di Dio, procurando di schivare ogni vano, &amp; inutile ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify">In qualsivoglia Chiesa, eccetto che nelle due predette si faceva un breve sermone, &ograve; da&#39; suoi, &ograve; da qualche Religioso. Arrivati &agrave; S. Sebastiano, ovvero &agrave; S. Stefano Rotondo,&nbsp; si cantava la Messa: dopo la quale la maggior parte&nbsp; di essi si communicava: ( il che al presente si f&agrave; nella Chiesa de&#39; SS. Nereo, &amp; Achilleo: ) Quindi andavano alla vigna, &ograve; de&#39; Massimi, &ograve; de&#39; Crescentij, &ograve; al giardino de&#39; Mattei nel monte Celio, nel qual luogo dopo la morte del Santo si &egrave; poi seguitato di andare infino al giorno d&#39;hoggi, concedendolo que&#39; Signori per gratia loro con molta amorevolezza. Quivi dunque mettendosi per ordine &agrave; sedere , si dava &agrave; ciascheduno pane, e vino inacquato &agrave; sufficienza, &amp; un&#39;ovo con un poco di cacio, e qualche frutto. In quel mentre, che mangiavano, &ograve; si cantava qualche mottetto, &ograve; si facea qualche concerto di stromenti, parte per ricreatione, e parte&nbsp;per tener la mente unita alle diverse Laudi. Finalmente finito il pranso seguitavano il viaggio all&#39;altre Chiese, e se ne tornavano &agrave; casa con grandissima allegrezza, e frutto spirituale dell&#39;anime loro. Si che molti, che ci venivano da principio per curiosit&agrave;, poi seguitarono da dovero gli esercitij.</p>
<p style="text-align: justify">A questa divotione in que&#39; principij il Santo, vi and&ograve; sempre, e con tanto fervore, e desiderio, che le cose andassero con quell&#39;edificatione, che&nbsp; si richiedeva, che tal&#39;hora per la soverchia fatica gli veniva la febre; se bene in quest&#39;ultimo, s&igrave; per la vecchiezza, come anche perche l&#39;usanza assai bene avviata,&nbsp;se ne rimanea in casa, lasciando, che altri facessero quello, che si conveniva di fare.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto poi questa divotione piacesse &agrave; Dio, parve, che, dimostrar lo volesse, se non con miracoli, almeno con gratie, e favori particolari. Andava egli un&#39;anno con la solita moltitudine &agrave; quest&#39;esercitio,&nbsp;&amp; essendo tr&agrave; San Paolo, e S. Sebastiano, si lev&ograve; un temporale cos&igrave; cattivo, e tempestoso, che quelli, che stavano in compagnia del Santo, temendo di non si bagnare, volevano darsi &agrave; fuggire: ma egli disse loro, che non temessero, perche non si sarebbono altrimenti bagnati. Alcuni credettero alle parole del Santo, &amp; altri, non gli prestando fede, si fuggirono. Et occorse, che &agrave; quelli che lo seguitarono ancorche&nbsp; non fossero molto lontani gli uni da gli altri, non cadde pur una goccia d&#39;acqua addosso; l&agrave; dove per contrario quelli, che fuggirono, tutti malamente si bagnarono.</p>
<p style="text-align: justify">Havendo dunque Filippo instituito cos&igrave; santi, e pietosi esercitij, s&igrave; per mantenimento de&#39; suoi&nbsp;figliuoli spirituali, come anche per eccitare la divotione in quelli, che vedevano la frequenza de&#39; Sacramenti, le visite degli spedali, la copia della parola di Dio, il concorso alle Sette Chiese: &amp; altre cose di edificatione, che si faceano; cominci&ograve; &agrave; piacer di tal sorte quest&#39;instituto, che molti, e persone di dottrina, e di autorit&agrave;, e con la voce, e con gli scritti sommamente lo magnificarono: Onde Giovanni de&#39; Rossi in un libro, che in que&#39; tempi dedic&ograve; al Santo, dice &agrave; lui le seguenti parole. Tr&agrave; tutte le cose maravigliose ch&#39;io viddi in Roma l&#39;anno passato ( che f&ugrave; di nostra salute l&#39;anno mille cinquecento settant&#39;otto ) mi compiacqui sommamente in vedere tanta numerosa moltitudine di persone divote, e spirituali frequentare la Chiesa, e l&#39;Oratorio di S. Girolamo della Carit&agrave;, che appresso alle anticaglie, a&#39; superbi Palazzi, &amp; alle corti di tanti illustri Signori, mi parve, che di gran lunga quest&#39;esemplare esercitio avanzasse la gloria, e la fama di ogn&#39;altra cosa notabile, che mi si appresentasse dinanzi &agrave; gli occhi.&nbsp; E tanto maggiormente ne rimasi stupito, &amp; insieme consolato, vedendo continuamente il gran concorso di gente nobilissima, e di diverse nationi, che con tanto gusto venivano ad udire i Sermoni, e la parola del Signor&#39;Iddio, ivi esplicata con puro zelo della fede Christiana&nbsp; da Vostra Riverenza per salute dell&#39;anime loro. Dal che fare bene spesso nasce desiderio in molti de&#39; suoi figliuoli spirituali di voler&#39;abbandonare il Mondo, e servire&nbsp; &agrave; Gies&ugrave; Christo nostro Signore, come si vede per la conversione d&#39;infiniti, c&#39;hoggi d&igrave; stanno rinchiusi in Monasterij &amp; in altre religiose Congregationi. Infino &agrave; qui quest&#39;Autore.</p>
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		<title>La vita di San Filippo ( libro I cap. XIII )</title>
		<link>http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/04/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiii/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 02:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAP: XIII
Per lo stesso fine di convertire gl&#39;Infedeli, comanda &#224; Cesare Baronio, che componga gli Annali Ecclesiastici.
Questo zelo cos&#236; grande della propagatione della Fede, che si ritrovava in Filippo, non si ferm&#242; solamente in Roma; m&#224;, compatendo egli a&#39; travagli di Santa Chiesa, e vedendo quanto ogni giorno pi&#249; si moltiplicavano nelle parti Settentrionali le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/04/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiii/filippo-n/" rel="attachment wp-att-17149"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17149" height="272" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/Filippo-N..jpg" width="185" /></a>CAP: XIII</p>
<p style="text-align: justify"><em>Per lo stesso fine di convertire gl&#39;Infedeli, comanda &agrave; Cesare Baronio, che componga gli Annali Ecclesiastici.</em></p>
<p style="text-align: justify">Questo zelo cos&igrave; grande della propagatione della Fede, che si ritrovava in Filippo, non si ferm&ograve; solamente in Roma; m&agrave;, compatendo egli a&#39; travagli di Santa Chiesa, e vedendo quanto ogni giorno pi&ugrave; si moltiplicavano nelle parti Settentrionali le Sette degli Eretici, prese animo di opporsi loro, per quanto potea, confidato in quel Signore, il quale si serve delle code deboli per confondere le forti; Onde per singolar&#39;inspiratione di Dio, pens&ograve; di trovar modo di potergli abbattere, etiandio da lontano. E cos&igrave;, havendo instituito un&#39;Oratorio ( di esso diremo a suo luogo ) nel quale si dovessero fare ogni giorno pi&ugrave; ragionamenti spirituali, pens&ograve; d&#39;imporre&nbsp; ad uno di quelli, che ragionavano, che raccontasse ordinatamente dal principio l&#39;Historia Ecclesiastica, &agrave; fine, che si vedesse apertamente il vero successo&nbsp; della Santa Chiesa,&nbsp; il progresso di quella, e la verit&agrave; de&#39; tempi passati: e conseguentemente si scoprissero le falsit&agrave; degli Eretici, acciche i semplici non rimanessero cos&igrave; facilmente ingannati, e li dotti fossero del tutto inescusabili.<span id="more-17150"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/04/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiii/cesare-baronio-e-san-filippo/" rel="attachment wp-att-17148"><img align="left" alt="" class="size-full wp-image-17148" height="249" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/Cesare-Baronio-e-San-Filippo.jpg" width="155" /></a>A ci&ograve; fare elesse Cesare&nbsp; Baronio Sovrano, huomo di grandissimo zelo, e Dottore dell&#39;una, e l&#39;altra legge; il quale, oltre alla dottrina, era cos&igrave; ripieno di carit&agrave;, e&nbsp; di viscere di misericordia, che non solo dava a&#39;poveri que&#39; pochi denari, che si trovava, m&agrave; etiandio le vesti, la biancheria; &amp; in una penuria vendette anco un ricchissimo Reliquario d&#39;argento; comperandone grano per sovvenire di pane alla povert&agrave;.Staccatissimo poi da ogni desiderio di grandezza, e tanto alieno da quelle cose, che suole stimare il mondo, che stracci&ograve;&nbsp; insino il privilegio del Dottorato.&nbsp;A lui dunque impose Filippo, che dopo di haver raccontata pi&ugrave; volte&nbsp; nell&#39;Oratorio, e per molti anni bene ordinata, e riveduta l&#39;Historia Ecclesiastica, finalmente la mandasse in luce; e ci&ograve; non ad altro effetto, che&nbsp; per opporsi con questo mezo alle Centurie de gli avversarii, nemici della S. Fede, e contrarij alla Santa Chiesa Cattolica Romana; come dopo molte vigilie, e fatiche&nbsp; felicemente gli riusc&igrave;.</p>
<p style="text-align: justify">E che veramente quest&#39;Opera si debba pi&ugrave; tosto attribuire &agrave; Filippo, che &agrave; Baronio, l&#39;istesso Baronio nella Prefatione dell&#39;ottavo Tomo de gli Annali, ne f&agrave; chiara testimonianza: professando con longo discorso, che&#39;l Santo Padre &egrave; stato l&#39;autore de gli Annali, riferendo il tutto pi&ugrave; all&#39;oratione del Santo, che alle fatiche sue:&nbsp; la qual Prefatione habbiamo voluto tradurre in lingua volgare, e porla in questo luogo: accioche ogn&#39;uno la possa intendere, e leggere &agrave; posta sua, e rimaner capace di questa verit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify">RENDIMENTO DI GRATIE AL B. FILIPPO NERI FONDATORE DELLA CONGREGATIONE&nbsp; DELL&#39;ORATORIO PER GLI ANNALI ECCLESIASTICI DI CESARE BARONIO, PRETE CARDINALE DI S. ROMANA CHIESA, E TITOLARE DE&#39; SANTI NEREO, ET ACHILLEO, E BIBLIOTECARIO APOSTOLICO.</p>
<p style="text-align: justify">Peche quanto alla prima origine, e progresso degli Annali Ecclesiastici non mi &egrave; stato&nbsp; lecito infine &agrave; qu&igrave; toccarne, se non tanto poco, che pi&ugrave; tosto pare, ch&#39;io l&#39;habbia renduta oscura, che dichiarata, per esser&#39; ancora vivo quegli, di cui si dovea trattare, disprezzatore, e capital nemico d&#39;ogni sua lode; quindi &egrave;, che hora,, essendo egli andato al Cielom pu&ograve; la penna pi&ugrave; liberamente scorrere in raccontar i beneficij ricevuti da lui. E&#39; cosa invero gioconda il ricordarsi de&#39; nostri Maggiori, da&#39; quali, come da una fonte sono copiosamente scaturite innumerabili gratie, e favori: n&egrave; solamente &egrave; gioconda, m&agrave; utile; poiche come Padri, e Santi che sono, ci avvertiscono continuamente, che non dobbiamo degenerare dalle virt&ugrave; loro, secondo il detto della Divina Scrittura.&nbsp;[ Habbiate sempre l&#39;occhio alla pietra, dalla quale siete stati staccati, &amp; alla caverna di quel lago, dal quale siete stati recisi: habbiate l&#39;occhio ad Abramo vostro Padre, &amp; &agrave; Sara, che vi h&agrave; partoriti ]. M&agrave;, oltre all&#39;esser utile, e gioconda, &egrave; insieme anche necessaria, per non esser con vituperio tenuti ingrati, scordandoci, e passando con silentio coloro , da&#39; quali habbiamo ricevuto i beneficij.</p>
<p style="text-align: justify">E che i successi&nbsp; prosperi li quali occorrono a&#39; figliuoli, si debbano generalmente attribuire a i Padri, ce l&nbsp;&#39;insegnano le Divine Lettere in molti luoghi; m&agrave; in quello particolarmente dove si narra, che&#39;l Patriarca Giacobbe dando la benedittione al suo figliuolo, Gioseffo, disse queste parole.&nbsp;[ Stette forte l&#39;arco suo, &amp; i legami delle sue braccia, e delle sue mani furono sciolti per le mani del potente Giacobbe; d&#39;onde n&#39;usc&igrave; il Pastore, e la pietra d&#39;Israele. ] Essendo adunque, che la Divina Scrittura attribuisca tutta la prosperit&agrave; di Gioseffo alla potente mano di Giacobbe suo Padre, il quale non solo era lontanissimo da lui, m&agrave; havea di gi&agrave; pianto come morto: che dir&ograve; io di quel Padre, il quale essendomi stato presente, &amp; havendomi ajutato in ogni cosa, mi h&agrave; tante volte partorito con lo spirito Apostolico, e dalla mia fanciullezza con l&#39;istesso spirito tenuto in freno, e ritenuto dalla facilit&agrave; di sdrucciolare nell&#39;et&agrave; giovenile, cos&igrave; inclinata almale; e renduto obbediente alle divine leggi il polledro indomito della giovent&ugrave; mia, e fattovi seder sopra Christo Gies&ugrave;.</p>
<p style="text-align: justify">Essendogli adunque per tanti titoli cos&igrave; fattamente obligato, in quanto &agrave; quello, che appartiene &agrave; gli Annali, che scrivo al presente; rimanga pur sempre vivo, e sempre parli questo mio Rendimento di gratie, che &agrave; lui, come autore d&#39;ogni mia incominciata impresa, dedico in segno di perpetua memoria. Imperoche &egrave; cosa conveniente, e segno di un&#39; animo, che sente di s&egrave; bassamente, il professare d&#39;haver ricevuto il tutto da quello, per mezzo di cui l&#39;huoma h&ugrave; fatto profitto; sicome&nbsp; per contrario sarebbe cosa&nbsp;inconveniente attribuirlo alle proprie forze. Percioche colui, che attribu&igrave; &agrave; se stesso, pi&ugrave;, che non dovea, dicendo: [ H&ograve; fatto questo nella fortezza della mia mano, e nella mia sapienza h&ograve; avuto tanto intendimento ] sent&igrave; ben tosto questa risposta da Dio: [ Forse si dovr&agrave;gloriare la scure contra quello, che , che con essa taglia, e la sega contra quello, che la tira? ] e subito alla minaccia segu&igrave; la vendetta, che quell&#39;infelice speriment&ograve;, essendo per l&#39;istessa cagione stato discacciato dal foglio reale, e mandato &agrave; dimorar fr&agrave; le bestie.</p>
<p style="text-align: justify">[Il Padre che, st&agrave; in me &egrave; quegli che f&agrave; l&#39;opere ] l&#39;istesso ingenuamente confesso io del B. P. Filippo; non gi&agrave; perch&#39;io ponga la gloria ne gli huomini, e non in Dio, m&agrave; per mostrare cooperatore dell&#39;istesso Iddio colui, dal quale h&ograve; ricevuto tanto; &amp; in questa maniera io sia grato insieme, e &agrave; Dio, e &agrave; gli huomini; essendo egli stato quegli, che per divina ispiratione mi h&agrave; comandato, ch&#39;io faccia quest&#39;opera, &agrave; guisa d&#39;un altro Mos&egrave;, il quale commise &agrave; gli essecutori, che fabricassero il Tabernacolo secondo l&#39;esemplare ch&#39;havea veduto nel Monte. Mi son adunque messo &agrave; cos&igrave; grand&#39;opera, per havermi egli tante volte comandato, se bene contra mia voglia, e renitente, e diffidato affatto delle proprie forze. L&#39;h&ograve; nondimeno presa per obbedire al voler di Dio, sotto il qual pretesto ei m&#39;affrettava talmente, che se alle volte, soprafatto dal peso, desistevo alquanto, mi sforzava subito &agrave; seguitare con una buona riprensione.</p>
<p style="text-align: justify">Ardendo adunque t&ugrave; grandemente, &ograve; Padre ( imperoche teco intendo di parlare ) ardendo dico di zelo per li travagli di Santa Chiesa, subito, che vedesti, con quella tua mente illustrata da Dio e ripiena ( mi sia lecito il dire ) di spirito profetico, uscir fuori delle porte dell&#39;inferno le Centurie di Satanasso in detrimento di quella, levandoti t&ugrave; all&#39;incontro per dover combattere in favor del popolo di Dio, non ti mettesti &agrave; raccogliere insieme maggior numero di soldati, &ograve; almeno uguale &agrave; quello della parte avversa; ma come quelli, che ben sapevi, che Dio elegge le cose infime del mondo per confonder le forti, sciegliesti un de&#39; tuoi, il minimo de&#39; suoi fratelli, e quello ch&#39;era di pi&ugrave; basso ingegno, per metterlo solo, senz&#39;armi &agrave; combatter con tanti, e cos&igrave; ben&#39;armati nemici.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/04/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xiii/oratorio-s-filippo/" rel="attachment wp-att-17207"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17207" height="245" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/Oratorio-S.-Filippo.jpg" width="205" /></a>E fingendo di far ogni altra cosa, non lo mettesti subito in spatioso campo; m&agrave; per far prima esperienza delle sue forze, eleggesti un luogo stretto, cio&egrave; l&#39;Oratorio di San Girolamo, comandandomi, che ne&#39; Sermoni cotidiani, io ragionassi dell&#39;Historia Ecclesiastica: il che havendo incominciato all&#39;hora per comandamento tuo, e felicemente seguitato per lo spatio di trent&#39;anni, scorsi tutta l&#39;Historia Ecclesiastica sette volte.</p>
<p style="text-align: justify">Mi stavi continuamente sopra, mi spingevi con la presenza, instavi con le parole, sempre duro esattore ( perdonami se ci&ograve; dico ) di quello, che volevi da me giornalmente; di maniera, che parea ch&#39;io avessi fatto un sacrilegio, quando tal volta havessi divertito altrove, non potendo tu sofferire, che punto torcessi dall&#39;instituto. Spesse volte ( il confesso ) mi son mezo scandalizato; parendomi, che procedessi meco tirannicamente; misurando io solamente le mie forze, n&egrave; avvertendo, che t&ugrave; trattavi prima il tutto tacitamente con Dio: perche non solo non mi si dava compagno che m&#39;aiutasse;&nbsp; ma, come avvenne&nbsp;&agrave; i figliuoli d&#39;Israel in Egitto, accresciuta la fatica, e non data la paglia, si ricercavano da me molte altre cose, aggiungendomi al peso degli Annali la Cura dell&#39;anime, il predicare, il governo della casa, e molti altri negotij, che alla giornata mi venivano ingionti, hor da questo, or da quell&#39;altro: E cos&igrave; parea, che facendo quello, &ograve; sopportando, che altri lo facessero, ogni altra cosa volessi da me di quello, che sopra ogni altra cosa desideravi,</p>
<p style="text-align: justify">Et in ci&ograve; parea, che tu imitassi Elia, il quale volendo vincere i Sacerdoti di Baal, con domandar il fuoco dal Cielo, &amp; abbruciar la vittima, la fece prima bagnar tre volte con quattro vasi d&#39;acqua, acciche maggiormente apparisse la potenza di Dio. Ma dall&#39;altra parte, mentre con l&#39;oratione ajutandomi sopramettesti la tua mano all&#39;opera, parve, che tu imitassi Eliseo, il quale messa la mano sopra la mano del R&egrave;, lo fece nel tirar la saetta vincitore di tutta la Siria.&nbsp; Cos&igrave; t&ugrave; facendo l&#39;istesso, congiungesti la tua forte mano alla mia debole, e convertisti il mio stile ottuso in saetta del Signore contro gli Eretici. La qual cosa si come s&ograve;, che &egrave; vera, mi &egrave; parimente di gusto il professarla.</p>
<p style="text-align: justify">Combattesti adunque t&ugrave;,&nbsp; ma con la mano di un&#39;altro al solito tuo, come quegli, che operando sempre cose maravigliose, non ti volevi mostrar maraviglioso, guardandoti sempre sopra tutte le cose di non esser magnificato, spesse volte coprendo col manto della stoltezza la tua sapienza, tenendo posto nella mente quel paradosso dell&#39;Apostolo ( Chi vuo essere sapiente, diventi stolto, ) cos&igrave; non eri posseduto dalla vana dilettatione del secolo; ma a guisa di David, che &agrave; tempo si fingeva stolto,&nbsp; andavi con estrinseche dimostrationi occultando i doni dello Spirito Santo, sapendo, come dice l&#39;Apostolo: ( abbondare, e patir penuria. ) Di maniera, che potevi dir seco: ( Se c&#39;inalziamo, lo facciamo per honor di Dio: se ci abbassiamo lo facciamo per util vostro. ) Laonde &agrave; guisa di Filippo Diacono ( di cui t&ugrave; porti il nome ) secondo, che ricercava il tempo, hora attendevi alla salute de gli huomini, &amp; hora mosso dell&#39;impeto dello spirito ti lasciavi levare in alto alle cose celesti.</p>
<p style="text-align: justify">M&agrave; quella gloria, che ( mentre vivevi ) nascondesti nell&#39;erario di Christo, egli stesso dopo la tua morte te la restitu&igrave; abbondantissimamente: e cos&igrave; rotto, che f&ugrave; il vaso di creta,&nbsp; tosto apparve la lampana, che dentro stava celata, e la lucerna nascosta, posta&nbsp; che f&ugrave; sopra del candeliere&nbsp; dell&#39;eternit&agrave;,&nbsp; si f&egrave; conoscere per tutto il mondo co&#39; miracoli, imperoche all&#39;hora si fecero manifeste le cose maravigliose, che&nbsp; vivendo tenesti occulte, e n&#39;apparvero dell&#39;altre innumerabili, che facesti dopo la morte. Risplende il tuo sepolcro, se bene per ancora non cos&igrave; ornato, come dee,&nbsp; per essere stato posto quivi &agrave; tempo, * risplende, dico, con diverse tavolette, e voti d&#39;argento, chiari testimoni de&#39; tuoi miracoli, per li quali molto pi&ugrave; riluce, che se fosse incrostato di pietre pretiose, &amp; adornato di Piramidi, &amp; Obelischi d&#39;Egitto, e di giorno in giorno si v&agrave; maggiormente illustrando col concorso de&#39; segni, che vi portano coloro, che ne ricevono benefitij.</p>
<p style="text-align: justify">Datemi dunque luogo, &ograve; fratelli, ( &agrave; voi mi volgo, i quali fate pietosa, e nobil corona intorno alla sua sepoltura ) accioche questo mio rendimento di gratie, se ben di gran lunga inferiore a&#39; benefitii ricevuti da lui, rimanga per sempre qu&igrave; appeso al suo sepolcro; ma di maniera tale, che vada ancora con gli Annali scorrendo&nbsp; per tutto il mondo. Sia una colonna, che si mova, e parli; e con lettere grandi predichi chi sia stato l&#39;inventore, e l&#39;architetto de gli Annali; accioche se gli huomini leggendoli ne caveranno qualche frutto, ne rendano gratie principalmente &agrave; lui. Stia, dico, fissa questa mia protesta al suo sepolcro, come un&#39;epitaffio, che non mai si cancelli: desideroso di farvi anch&#39;io come viva tavola, la quale dipinta col pennello delle sue orationi, sia un perfetto ritratto della sua santit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify">S&ugrave;, dunque, &ograve; Padre ( che teco parlo, come fossi presente, poiche vedi colui, che per tutto si trova ) s&ugrave; dico, favorisci quest&#39;opera tua: e perche la vittoria s&#39;attribuisca&nbsp; &agrave; te ( come scrisse Gioab &agrave; David ) vieni, e d&agrave; compimento&nbsp; t&ugrave; &agrave; quel, che rimane della battaglia: e per mezo delle tue orationi manda un&#39;esercito dal Cielo, onde sconfitti in tutto, e per tutto i nemici, possiam cantare con Debbora. ( Il Cielo h&agrave; combattuto per noi, e le stelle, stando nell&#39;ordine loro, han guerreggiato contro Sisara. ) Ame poi tuo figliuolo; &agrave; cui, mentre vivevi in terra, fosti sempre com&#39;una guardia, e con la vigilanza mi custodisti, col consiglio mi governasti, e mi tollerasti con la patienza, vivendo hora in Cielo, porgi pi&ugrave; forte ajuto, e dalla tua perfetta, e consumata carit&agrave; mi venga maggior soccorso. E di pi&ugrave; concedimi, ch&#39;io possa conseguir da te molto maggiormente quello, che Gregorio Nazianzeno afferm&ograve; d&#39;haver conseguito da S. Basilio; cio&egrave;, d&#39;haverlo per ammonitore, e correttore anche dopo la morte; accioche reggendo tu per ancora le redini della mia vita, guidi senza offesa quel, che mi rimane della mia labil vecchiezza: e dopo le compiute fatiche, io pervenga finalmente &agrave; quella beata requie, la quale tu godi hora nel Padre, nel Figliuolo, e nello Spirito Santo, a&#39; quali in unit&agrave; perfetta sia sempre gloria, lode, &amp; honore ne&#39;&nbsp; secoli de&#39; secoli. Amen. Infin qu&igrave; Baronio.</p>
<p style="text-align: justify">Dal che si vede, ch&#39;egli stesso attribuisce gli Annali &agrave; Filippo. Anzi il Santo medesimo, poco avanti che morisse, chiam&ograve; a se Baronio, dicendogli: Sappi, &ograve; Cesare, che tu ti dei molto humiliare, e riconoscere, che gli scritti tuoi non sono stati fatti per tuo sapere, ma il tutto &egrave; stato dono evidentissimo di Dio: e questo glie lo replic&ograve; pi&ugrave; volte; rispondendogli sempre il Baronio, che riconosceva il tutto dalle sue orationi.</p>
<p style="text-align: justify">Hebbe anche Baronio in pruova di questo una visione; imperoche nel principio, ch&#39;ei cominci&ograve; &agrave; ragionare nell&#39;Oratorio, sermoneggiando lui quasi sempre di cose spaventevoli,come di Morte, d&#39;Inferno, e di Giuditio; &amp; havendo seguitato, di ci&ograve; fare alquanto tempo, il Santo vedendo in spirito, che con molto pi&ugrave; frutto, e suo, e degli altri, e massimamente per poter con fondamento resistere alle oppugnationi degli Heretici, havrebbe ragionato dell&#39;Historia Ecclesiastica, l&#39;esort&ograve;, che lasciate quelle materie da parte, si mettesse &agrave; raccontare le cose succedute ad anno per anno nella Santa Chiesa: il che non mettendo lui cos&igrave; prestamente in esecutione per la ripugnanza, che vi sentiva, il Santo gli andava di quando in quando ricordndo l&#39;istesso; infin &agrave; tanto, che alla fine un giorno espressamente glie lo comand&ograve;. Parendo non di meno questo comandamento &agrave; Baronio troppo duro, e troppo repugnante al genio suo, e dall&#39;altra parte non volendo contradire all&#39;obbedienza, si trovava molto angustiato: Ma il Signore per levarlo d&#39;angustia, &amp; eccitarlo maggiormente ad esguire il comandamento di Filippo, gli signific&ograve; la sua volont&agrave; in questa maniera.</p>
<p style="text-align: justify">Gli parve una notte in sogno di discorrere insieme con Onofrio Panvino, il quale in que&#39; tempi andava anch&#39;egli mettendo insieme l&#39;Historia Ecclesiastica; e ragionando seco di ci&ograve;, che Filippo gli haveva imposto, lo pregava con grandissima istanza, che volese dar&#39;egli compimento all&#39;incominciata impresa. Or mentre il Baronio tutto ansioso diceva queste parole, gli parve, che Onofrio non lo volesse altrimente ascoltare, m&agrave; si voltasse altrove: e volendo pure il Baronio seguitare il suo discorso, e mostrargli con ragioni, che &agrave; lui si appartenea per ogni rispetto di comporre gli Annali, sent&igrave; sensibilmente; e distintamente la voce del Santo Padre, che gli disse: quietati, Baronio, e non t&#39;affaticar pi&ugrave; in questo ragionamento, perche l&#39;Historia Ecclesiastica l&#39;hai da far t&ugrave;, e non Onofrio. Udito questo da all&#39;hora in poi chiarito della volont&agrave; di Dio, si mise &agrave; ragionare dell&#39;Historia Ecclesiastica: &amp; havendola scorta tutta una volta, dalla nascita di Christo infino a&#39; suoi tempi, il Santo gli comand&ograve;, che la ricominciasse da capo, e nello spatio di trent&#39;anni ( com&#39;egli stesso h&agrave; affermato nella sopradetta prefatione ) la raccont&ograve; nell&#39;Oratorio tutta sette volte, prima, che mandasse in luce il primo Tomo degli Annali: succedendogli poi l&#39;impresa con quella felicit&agrave;, che&#39;l Mondo ha conosciuto: F&ugrave; poi Baronio da Clemente Ottavo nel 1596, alli cinque di Giugno fatto Cardinale del Titolo de&#39; Santi Nereo, &amp; Achilleo: la qual dignit&agrave;, com&#39;egli stesso in pi&ugrave; luoghi de&#39; suoi Annali afferma, e si nota nella Vita di esso, gi&agrave; stampata, accett&ograve; per obedienza, havendo fatto il possibile&nbsp;per non accettarla:&nbsp;&amp; havendo molto prima &nbsp;rinontiato tre Vescovati de&#39; buoni d&#39;Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Mor&igrave; questo buon Cardinale consumato dalle fatiche l&#39;anno del Signore mille seicento sette, l&#39;ultimo giorno di Giugno, di et&agrave; d&#39;anni sessantanove, come ne haveva havuto rivelatione molti anni prima: anzi trovandosi egli aggravato in Frascati, e venendogli accennato da&#39; Medici, che&#39;l male non era senza pericolo di morte, disse, ripieno di spirito Ecclesiastico: Andiamo &agrave; Roma, perche <em>Non decet Cardinalem mori in agro.</em> F&ugrave; poi sepellito nella Chiesa di S. Maria in Vallicella con istraordinario concorso, e divotione di Popolo.</p>
<p style="text-align: justify">Per lo stesso fine di opporsi &agrave; gli Heretici, che negano l&#39;intercessione de&#39; Santi, e l&#39;adoratione dell&#39;Imagini, impose Filippo al medesimo Baronio, che facesse l&#39;Annotationi al Martirologio Romano: e quindi ancora prendette occasione Tomaso Bozzio di scrivere <em>De signis&nbsp;Ecclesiae Dei</em>: &amp; Antonio Gallonio le Vite de&#39; Santi, ambidue Preti anch&#39;essi della nostra Congregatione.&nbsp;</p>
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		<title>La vita di San Filippo ( libro I cap. XII )</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 02:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gioia del Colle]]></category>
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		<description><![CDATA[CAP. XII
Quanto fosse grande in Filippo il zelo della Santa Fede.
Or&#39;havendo&#160; Filippo fatta cos&#236; buona scuola di persone spirituali, perche in quei principij, che si faceano le conferenze, e li ragionamenti in camera sua, si leggeano ancora tal volta le lettere, che venivano dall&#39;Indie ai Padri della Compagnia di Gies&#249;; considerando egli quanto grande esser [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/03/la-vita-di-san-filippo-libro-i-cap-xii/s-filippo/" rel="attachment wp-att-17133"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17133" height="200" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/s.-FIlippo.jpg" width="148" /></a>CAP. XII</p>
<p style="text-align: justify"><em>Quanto fosse grande in Filippo il zelo della Santa Fede.</em></p>
<p style="text-align: justify">Or&#39;havendo&nbsp; Filippo fatta cos&igrave; buona scuola di persone spirituali, perche in quei principij, che si faceano le conferenze, e li ragionamenti in camera sua, si leggeano ancora tal volta le lettere, che venivano dall&#39;Indie ai Padri della Compagnia di Gies&ugrave;; considerando egli quanto grande esser dovea la messe in que&#39; paesi, e quanti pochi gli operarij, deliber&ograve; di voler andare in quelle parti &agrave; seminare anch&#39;egli la&nbsp; santa Fede, e spargere, quanto fosse stato bisogno,il sangue per amor di Christo.</p>
<p style="text-align: justify">Confer&igrave; questo suo pensiero con alcuni de&#39; sopradetti suoi penitenti, fr&agrave; quali uno f&ugrave; Francesco Maria Tarugi, &amp; altri infino al numero di venti: de&#39; quali fece ordinare alcuni Sacerdoti, accioche, ottenuta la benedittione dal Papa, si potessero mettere in viaggio. Nondimeno come quegli c&#39;havea per costume di non risolvere alcuna cosa grave senza oratione, consiglio, e tempo, fattane prima lunga oratione ne tratt&ograve; con un Monaco Benedettino, che habitava &agrave; San Paolo; huomo di gran valore, s&igrave; nelle lettere, come nello spirito, il quale lo mand&ograve; per consigliarsi da un Padre dell&#39;Ordine&nbsp; Cisterciense, all&#39;hora Priore del Convento de&#39; Santi Vincenzo, &amp; Anastasio alle tr&egrave; Fontane, chiamato Agostino Ghettini.<span id="more-17129"></span></p>
<p style="text-align: justify">Era costui huomo insigne in dottrina, e santit&agrave;, dedicato alla religione dal Padre, e dalla Madre prima, che venisse alla luce del mondo, havendo essi per costume di offerire, confessati, e communicati, tutt&#39;i loro figliuoli al servitio di Dio avanti, che nascessero. Hebbe spirito di profetia, e f&ugrave; divotissimo di S. Giovanni Evangelista, e da lui molto favorito: s&igrave; che, disse una volta alla presenza de&#39; Monaci: il mio S. Giovanni mi h&agrave; detto, che h&ograve; da morire il giorno della sua festa, ma non m&#39;h&agrave; detto l&#39;anno: &amp; essendo poi passato molto tempo, occorse, che il giorno del Santo Natale, dicendo lui Messa, gli apparve di nuovo S. Giovanni, e dissegli: Questa mia festa tu morirai; E cos&igrave; avvenne: perche la mattina di S. Giovanni, havendo egli celebrato Messa, si mise &agrave; letto, e ricevuto l&#39;Oglio Santo, l&#39;istesso giorno spir&ograve;.</p>
<p style="text-align: justify">A questo sant&#39;huomo narr&ograve; Filippo il suo pensiero, pregandolo, che volesse in ci&ograve; dargli consiglio. Il buon Servo di Dio prese tempo, dicendogli, che ritornasse un&#39;altra volta per la risposta. Ritornando adunque Filippo dopo alcuni giorni, secondo c&#39;havea promesso; il Monaco gli raccont&ograve;, come gli era apparso S. Giovanni Evangelista, e gli havea detto, che l&#39;Indie sue doveano esser&#39;in Roma; e quivi voleva Iddio servirsi della persona sua. Dissegli anche di haver veduto l&#39;acqua delle tr&egrave; Fontane di color sanguigno; volendo significare, che dovea venire una gran tribulatione &agrave; Roma: la qual cosa ( com&#39;ei raccont&ograve; ) gli havea similmente palesata l&#39;Apostolo S. Giovanni. Credette Fiippo alle parole del Monaco, e totalmente si quiet&ograve;, fermando l&#39;animo di voler&#39;attendere all&#39;acquisto dell&#39;anime nella Citt&agrave; di Roma.</p>
<p style="text-align: justify">Non per&ograve; si raffredd&ograve; in lui&nbsp; il zelo grande, c&#39;haveva della propagatione della santa Fede: e quello ch&#39;ei non pot&egrave; fare nelle Indie, , non manco, per quanto si stesero&nbsp; le forze sue, di farlo in Roma. Di modo, che quando vedea qualche Hebreo, era tanto il desiderio c&#39;havea della loro conversione, che solamente in guardargli, sentivasi tutto interiormente commovere, e bene spesso prorompeva in lagrime, e sospiri, non lasciando di usar&#39;ogni mezo per convertirgli.</p>
<p style="text-align: justify">Andava un giorno &agrave; S. Giovanni Laterano con Prospero Crivelli, il quale menava seco un&#39;Hebreo: &amp; essendo entrati in Chiesa, &amp; inginocchiatisi innanzi&nbsp; al Santissimo Sacramento, l&#39;Hebreo solo se ne stava col capo coperto, e con le spalle volte all&#39;Altare. Il che vedendo Filippo, gli disse: Ascoltami, &ograve; huomo da bene; f&agrave; con esso me questa oratione. Se tu Christo sei il vero Dio, inspirami &agrave; farmi Christiano: Rispose, che non poteva orare in quella maniera, perche sarebbe stato un dubitare della sua fede: Si rivolt&ograve; all&#39;hora Filippo a&#39; circostanti, dicendo: Pregate Dio per costui, perche senza dubio si far&agrave; Christiano: e cos&igrave; f&ugrave;; percioche indi &agrave; poco tempo, mediante l&#39;orationi, &amp; altri ajuti del Santo, si battezz&ograve;.</p>
<p style="text-align: justify">La Vigilia di S. Pietro, e di S. Paolo, Marcello Ferro, Sacerdote, &amp; uno de&#39; suoi figliuoli spirituali, trovando sotto il portico di S. Pietro due giovinetti Hebrei cominci&ograve; &agrave; parlar con loro delle cose della nostra Fede, &amp; in particolare della gloria di que&#39; Santi Apostoli, li quali anch&#39;essi erano stati Hebrei; e prolungando il ragionamento, &agrave; poco, &agrave; poco, persuase loro di andar un giorno &agrave; parlare con Filippo &agrave; S. Girolamo. Il che mettendo essi in esecutione, quando il Santo gli vidde, fece loro molte carezze; per la qual cosa seguitarono per alcuni mesi d&#39;andar da lui, quasi ogni giorno. Ma passato alquanto tempo, il Santo non vedendogli pi&ugrave; ritornare, disse &agrave; Marcello, che procurasse di ritrovare que&#39; giovani in ogni maniera: il quale and&ograve;&nbsp;al luogo, dov&#39;essi solevano habitare, e domand&ograve; alla lor madre, che cosa fosse de&#39; suoi figliuoli: la qual rispose, che uno di essi stava malissimo, e quasi per morire: facendo Marcello istanza di volerlo visitare la Madre ( cos&igrave; disponendo Dio&nbsp;) lo lasci&ograve; salire, &amp; entrato in camera, trov&ograve; l&#39;Hebreo, che stava in pericolo di morte; e perche non volea prender cibo, la donna preg&ograve; Marcello, che provasse di dargli qualche cosa, per vedere se sorte l&#39;havesse presa per mani sua: il che accett&ograve; di far&nbsp; molto volentieri: e l&#39;Hebreo pigli&ograve; tutto quello, che Marcello gli diede, e con quest&#39;occasione accostandosegli all&#39;orecchio, gli disse: Il Padre Filippo vi si raccomanda; alle quali parole l&#39;infermo&nbsp; tutto si rallegr&ograve;: e Marcello nel partirsi gli soggiunse: Ricordatevi che havete promesso al Padre Filippo di farvi Christiano. Rispose: Me ne ricordo, e voglio farlo, se Dio mi d&agrave; vita. Rifer&igrave; poi Marcello il tutto al Santo Padre, il quale disse: non dubitare, che l&#39;ajuteremo con l&#39;oratione, e si convertir&agrave;. Il che fatto, l?Hebreo guar&igrave;, &amp; insieme col fratello ritorn&ograve; da Filippo, &amp; ambidue per opera sua si fecero Christiani.</p>
<p style="text-align: justify">Ridusse anche alla Fede un&#39;Hebreo, huomo delle ricche e principali famiglie, che fossero fr&agrave; di loro, il quale fu battezzato nella Chiesa di S. Pietro. E perche il padre di costui, ancora Hebreo, trattava spesso seco, dubitando il Papa ( che all&#39;hora era Gregorio Decimoterzo ) che con la pratica di suo padre il Battezzato non patisse qualche detrimento nella Fede, disse &agrave; Filippo, che non gli piacea, che&#39;l figliuolo praticasse co&#39;l padre: ma Filippo rispose &agrave; sua Santit&agrave;, che lo lasciava cos&igrave; praticare, perche havea speranza certa, che per via del figliuolo dovesse convertirsi ancora il padre, come avvenne: imperoche con questa occasione l&#39;Hebreo, padre del Battezzato si lasci&ograve; condurre al Santo, il quale gli parl&ograve; con tanta efficacia delle cose&nbsp; della nostra Fede, che in breve tempo anch&#39;esso si fece Christiano.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo molt&#39;anni occorse, che quest&#39;huomo fece tor via da gli Hebrei quattro giovanetti suoi nipoti, a&#39; quali era morto il padre, per fargli catechizare, &amp; indurli alla santa Fede; e menandogli un giorno fr&agrave; gli altri da S. Filippo ( il quale di gi&agrave; si era partito da S. Girolamo, e venuto alla Vallicella,&nbsp; come diremo al suo luogo ) il Santo fece loro, al solito suo molte carezze: ma non entr&ograve; per&ograve; in ragionamenti di Fede. Finalmente, passati che furono molti giorni, una sera li preg&ograve;, che volessero raccomandarsi al Dio d&#39;Abramo, d&#39;Isac, e di Giacobbe, che gl&#39;inspirasse a conoscer la verit&agrave;, perche Iddio non lascia ingannar nessuno, e ch&#39;egi ancora havrebbe fatta la medesima oratione, soggiungendo, che la mattina seguente nella Messa volea pregar per loro, e far forza &agrave; Dio: anzi disse con altri:domattina alla mia Messa diranno di s&igrave;; e poi uno di quelli confess&ograve;&nbsp; in Processo, che la mattina con forza disse di s&igrave;, perche gli pareva, che uno spirito gli dicesse d&igrave; di s&igrave;. Venuta la mattina, stando essi pi&ugrave; renitenti,che mai, &amp; essendo stati combattuti da diversi per molt&#39;hore, e rimanendo sempre pi&ugrave; nella lor&#39;opinione, f&ugrave; osservato, che in quell&#39;istesso tempo, che&#39;lSanto Padre dicea Messa, in un subito si mutarono, e diedero il consenso di farsi Christiani: Et all&#39;hora quei, ch&#39;erano presenti, si ricordarono delle parole, che &#39;l sant&#39;huomo havea dette la sera innanzi, cio&egrave; di voler pregar per loro nella Messa, e far forza &agrave; Dio.</p>
<p style="text-align: justify">In questo mentre, stando tutti quattro nella nostra Congregatione&nbsp; co&#39; Padri per esser catechizati, un di loro si ammal&ograve;, &amp; aggravossi di maniera, che &#39;l detto giorno dubitandosi della morte, i Padri pensarono di farlo battezzare: ma andando quell&#39;istessa sera Filippo &agrave; visitarlo, mandata ogni persona fuori della camera, gli tocc&ograve; la fronte, e tenendo una mano sopra il petto dell&#39;infermo, preg&ograve; per lui lungo spatio di tempo, balzando come soleva all&#39;Altare per esultatione dello spirito, e gli disse. Io non voglio, che tu muoja, perche gli Hebrei direbbono, che i Christiani t&#39;havessero fatto morire, e per&ograve; domattina mandami &agrave; ricordare, che io preghi&nbsp; per te nella messa.&nbsp; Il che intendendo il P. Pietro Consolino, ch&#39;era ivi presente, disse al figliuolo; Tu sei guarito senz&#39;altro; perche questo buon vecchio altre volte&nbsp; h&agrave; fatto cose simili. La notte stette malissimo, e&#39;l medico, che f&ugrave; Girolamo Cordella, havendolo la mattina seguente&nbsp; visitato, disse al Zio, ch&#39;andasse &agrave;vedere suo Nipote, perche stava al fine della vita. Ma venendo l&#39;hora, nella quale il santo Padre solea dir Messa; il P. Consolino and&ograve; &agrave; domandare all&#39;infermo, se voleva che andasse dal P. Filippo &agrave; ricordargli quello, che havea detto la sera: e rispondendo lui di s&igrave;, and&ograve;, e finito, che&#39;l Santo hebbe la Messa, l&#39;infermo si lev&ograve; &agrave; sedere nel letto, come se non havesse avuto mal nessuno, e sopragiungendo il Zio per visitarlo, lo trov&ograve; senza febre: E dopo pranso ritornando il medico; e toccandogli il polso fecesi il segno della Croce, cicendo: Voi havete i medici in casa, e gli andate cercando fuori. E quando si f&ugrave; partito, scontrando per la stradaGio: Battista Martelli suo paesano, gli disse: Mi &egrave; intervenuta una gran cosa: Questa mattina h&ograve; visitato un&#39;infermo alla Vallicella, che stava in pericolo di morte, &amp; hoggi vi son tornato, e lh&ograve; trovato senza febre; di modo che nel principio dubitai, che que&#39; Padri non m&#39;havesseo ingannato, mettendo nel letto un sano in luogo dell&#39;infermo. Rispose il Martelli; Certo, che l&#39;h&agrave; guarito il P. Filippo; soggiunse il Medico: Questo &egrave; un gran miracolo; e Filippo &egrave; un gran Santo. La serapoi and&ograve; il Santo Padre &agrave; visitar l&#39;infermo, e gli disse nell&#39;orecchia. Figliuolo tu morivi senz&#39;altro; ma io non h&ograve; voluto, perche tua madre non dicesse, che noi t&#39;havessimo fatto morire. Essendo adunque guarito, f&ugrave; esso, insieme con gli altri fratelli in capo di due mesi, nel giorno de&#39; SS. Apostoli Simone, e Giuda, battezzato da Clemente Papa VIII. in S. Gio: Laterano con grandissima allegrezza, e contento, e loro, e del Santo.</p>
<p style="text-align: justify">M&agrave; desiderando essi, battezzati che furono, la conversione della lor madre, tanto fecero con i Superiori, che ottennero di farla mettere in casa di Giulia Orsina, Marchesa Rangona: E domandando al Santo, quel che ne sperava, rispose loro, che non si sarebbe convertita altrimenti:e che n&egrave; meno era bene per loro, che si convertisse all&#39;hora: ma che l&#39;haverebbe fatto&nbsp; in altro tempo con maggior frutto, e suo, e di essi come avvenne; poscia che in capo di cinque, &ograve; sei anni si convert&igrave; essa con altri parenti infino al numero di ventiquattro: la qual cosa non sarebbe avvenuta, se si fosse convertita quando desideravano i figliuoli.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a gli Hebrei, convert&igrave; anche molti Heretici, li quali per degni rispetti si tacciono: solamente racconteremo la conversione d&#39;un di loro, cognominato il Paleologo, come pi&ugrave; notabile. Era costui stato carcerato per ordine della Santa Inquisitione per Heresiarca, oltr&#39;ad altri gravi delitti, de&#39; quali era stato accusato: &amp; essendosi prima usati tutti que&#39;mezzi, che pareano sufficienti per convertirlo, stando&nbsp; esso tuttavia ostinato, n&egrave; volendo in alcun modo abjurare, f&ugrave; finalmente condennato alla morte, e come Eretico ostinato, ad esser abbruciato vivo. Or mentre una mattina lo conducevano al supplicio in Campo di Fiore, f&ugrave; di ci&ograve; avvisato il Santo Padre, il quale all&#39;hora stava in S. Girolamo, e secondo il solito al confessionario: per la qual nuova, sentendosi egli commovere tutte le viscere, come che ardea di desiderio della salute dell&#39;anime, e massimamente in un caso tanto pericoloso, e&nbsp; cos&igrave; prossimo alla sicura dannatione, subito si lev&ograve; dal confessionario, &amp; and&ograve; ad incontrare il condennato nella strada del Pellegrino: &amp; mettendosi tr&agrave;la calca del popoli, pass&ograve; intrepidamente le guardie, e pieno di zelo dell&#39;anima di quel miserabile s&#39;accost&ograve; &agrave; lui, e&nbsp; l&#39;abbracci&ograve; strettamente, e con grandissima tenerezza cominci&ograve; con parole compuntive, e piene di spirito &agrave; parlargli della salute dell&#39;anima sua, e lo lasci&ograve;. Il Paleologo arrivato in Campo di Fiore disse: <em>Ubi est ille vir, qui loquitur in simplicitate Evangelij?</em> &amp; il Santo f&ugrave;&nbsp; di nuovo chiamato: e quando furon vicini al luogo&nbsp; della giustizia alquanto prima&nbsp; di arrivare al palo, disse Filippo alla Corte, con quell&#39;autorit&agrave;, ch&#39;Iddio gli communic&ograve; in quel punto, che&nbsp; si fermasse, &amp;&nbsp; a&#39; ministri comand&ograve; che non esseguissero altrimente il castigo: i quali per rispetto , e riverenza, che gli hebbero si fermarono; e quivi havendo Filippo in quel poco di tempo ridotto&nbsp; quel meschino al cuore, l&#39;indusse&nbsp; anche nell&#39;istesso luogo, fattolo salire sopra d&#39;un banco, &agrave; disdirsi publicamente&nbsp; dell&#39;error suo, con ammiratione di tutto il Popolo, che stava presente &agrave; vedere l&#39;esito di quel fatto. Poscia immediatamente impetr&ograve;, che fosse ricondotto in prigione; dove per addolcirgli maggiormente il cuore, oltre al vitto quotidiano, che gli dava il Sant&#39;officio, gli fece anche assegnare da Gregorio Decimoterzo grossissima limosina; andando egli quasi ogni giorno, per mantenerlo in quel buon proposito, &agrave; visitarlo; ragionando sempre seco&nbsp; di materie divote, e&nbsp; che l&#39;inducessero alla compuntione del cuore. E perche desiderava di abbassare il tasto, e la superbia, che per ordinario si suol ritrovare in simili persone, gli diede &agrave; leggere la vita del B.&nbsp; Giovanni Colombino, e del B. Giacopone, dicendo, che gli huomini di quella sorte pi&ugrave; tosto si convertono con cose semplici, e con esempij de&#39; Santi, che con molte dispute, e dottrine. Anzi l&#39;istesso Paleologo disse, che&nbsp; si doleva assai di non haver&nbsp; conosciuto Filippo molto prima. Non dur&ograve; per&ograve; gran tempo in cos&igrave; buona dispositione; perche cominci&ograve; di nuovo &agrave; vacillare , e ritornare in parte alle sue false&nbsp; opinioni; e l&#39;istesso&nbsp; Santo Padre havea detto molte volte co&#39; suoi. Non mi &egrave; mai piaciuta troppo la conversione di costui; nondimeno con gli ajuti spirituali, che di continuo il Santo gli and&ograve; porgendo, &amp; in partcolare con l&#39;oratione; e con le lagrime, che sparte per l&#39;acquisto di quell&#39;anima, lo ridusse di nuovo &agrave;&nbsp; penitenza: e cos&igrave; ridotto&nbsp; un&#39;altra volta al cuore, f&ugrave; dopo due anni con buoni segni di vero pentimento, come rilasso, fatto decapitare. Alla cui morte, d&#39;ordine del Santo, si trovarono presenti Cesare Baronio, e Gio: Francesco Bordini, ajutandolo in quell&#39;estremo &agrave; ben morire.</p>
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		<title>La vita di San Filippo ( libro I capp. X- XI )</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 01:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acculturi@moci]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi@mo & ...]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[San Filippo Neri. Gioia del Colle]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;&#160;.CAP. X
D&#224; principio a&#39; Ragionamenti spirituali in camera sua.
Ma perche in que&#39; tempi si viveva rimessamente nelle cose pertinenti allo spirito; &#38; alla maggior parte degli huomini pareva assai il confessarsi pi&#249; d&#39;una volta l&#39;anno; considerando Filippo nascer da questo la perditione di molte anime, si mise con tutta la sua industria ad indurre le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">&nbsp;&nbsp;.<a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/02/la-vita-di-san-filippo-libro-i-capp-x-xi/san-filippo-sac/" rel="attachment wp-att-17105"><img align="right" alt="" class="alignright size-full wp-image-17105" height="277" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/01/San-Filippo-sac..jpg" width="182" /></a>CAP. X</p>
<p style="text-align: justify"><em>D&agrave; principio a&#39; Ragionamenti spirituali in camera sua.</em></p>
<p style="text-align: justify">Ma perche in que&#39; tempi si viveva rimessamente nelle cose pertinenti allo spirito; &amp; alla maggior parte degli huomini pareva assai il confessarsi pi&ugrave; d&#39;una volta l&#39;anno; considerando Filippo nascer da questo la perditione di molte anime, si mise con tutta la sua industria ad indurre le persone alla frequenza de&#39; Sacramenti, &amp;&nbsp; altri essercitij spirituali; E in particolare alla Confessione; &amp; egli f&ugrave; de&#39; primi, che insieme con quei santi huomini, detti di sopra, cominci&ograve; a rinnovare in Roma il confessarsi, e communicarsi frequentemente.</p>
<p style="text-align: justify">Ma accioche queto suo desiderio pi&ugrave; facilmente gli riuscisse, lasciata ogni altra cura, si diede ad ascolatre le Confessioni; e raccolti alcuni buoni penitenti, vedendo il frutto, che con questo mezo si facea, non contento di confessare il giorno, vi spendeva ancora buona parte della notte: di sorte che la mattina avanti l&#39;alba havea per ordinario confessato in camera sua buon numero di persone; udendole ancora mentre stava in letto; per commodit&agrave; delle quali, acciche potessero aprire, &amp; entrare quando parea loro, era solito lasciar la chiave sotto la porta delle sue stanze.<span id="more-17104"></span></p>
<p style="text-align: justify">Aerta poi la Chiesa, ogni mattina all&#39;alba calava abbasso, e si metteva al confessionario, donde non si partiva mai se non &ograve; per dir Messa ( la quale solea dire vicino a mezo giorno )&agrave; per qualch&#39;altro degno rispetto,lasciando sempre detto dove andava; e quando non vi fossero stati penitenti, si tratteneva appresso il confessionario, &ograve; &agrave; leggere, &ograve; &agrave; dir la corona,ovvero &agrave; recitar l&#39;officio, &amp; alcuna volta passeggiava fuori della porta per aspettargli, &amp; esser pi&ugrave; facilmente veduto; e quindi avveniva, che, chiunque lo volea, facilmente, &amp; &agrave; qualsivoglia hora lo ritrovava. Finalmente gustava tanto di assistere alle confessioni, ch&#39;egli stesso diceva: Il sedere solo nel confessionario mi &egrave; di grandissimo gusto; e s&igrave; questa, come altre celesti consolationi sensibili diceva, che gli accadevano, acci&ograve; potesse sopportare le fatiche, ch&#39;ei faceva: onde non lasci&ograve; mai di confessare per alcuna infermit&agrave;, che gli sopragiungesse; se per&ograve; i Medici espressamente non glielo vietavano; se alcuno per compassione gli havesse detto: Padre, perche vi mettete &agrave; tanta fatica? rispondea, che non gli era fatica, ma pi&ugrave; tosto sollevamento, e ricreatione: e ci&ograve; facea per mantenere i suoi nello spirito, e per non dar loro occasione di raffreddarsi, &ograve; ritornare indietro, quando non l&#39;havessero facilmente ritrovato.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non contento d&#39;haver con quello mezo acquistato molti penitenti, desiderando ancora di conservarli, procur&ograve; come buon Padre, d&#39;inventar&#39; esercitij, co&#39; quali si mantenessero, &amp; andassero continuamente crescendo nella vita dello spirito. A questo effetto adunque ordin&ograve;, che&#39;l giorno dopo pranso ( come che quelle sogliono esser&#39;hore pi&ugrave; pericolose ) andassero &agrave; ritrovarlo in camera sua, dove stando egli per ordinario, &ograve; appoggiato, &ograve; &agrave; sedere sopra del suo letticciuolo, fattosi di quelli una corona intorno, proponea loro, in modo di conferenza, qualche cosa morale; come della bellezza della virt&ugrave;, &ograve; della bruttezza de&#39; vitii, &ograve; qualche consideratione sopra le vite de&#39; Santi: &amp; alla fine ripigliando esso il discorso con un ragionamento familiare, in un&#39;istesso tempo gli ammaestrava, e moveva gli animi loro &agrave; seguire la via di Dio, almeno con l&#39;affetto: e ci&ograve; con tanto spirito, e fervore, che sbattendosi, com&#39;era suo solito, non solo facea tremar il letto, ma etiandio tal&#39;hora l&#39;istessa camera, e molte volte ancora f&ugrave; veduto elevato in aria con tutto il corpo.</p>
<p style="text-align: justify">Si valeva in ci&ograve; assai delle opere di Giovanni Cassiano, per esser molto morali, &amp; utili &agrave; chi le&nbsp;legge; e dopo un pezzo, che si era stato in quella dolce, e fruttuosa conversatione, andavano tutti insieme &agrave; spasso, &ograve; &agrave; qualche Chiesa, e specialmente alla Minerva, dove in Coro si stava alla Compieta, e l&#39;estate al Mattutino, che si dice la sera di giorno, massime fr&agrave; l&#39;Ottava del Santissimo Corpo di Christo; e molte volte ancora si andava la notte &agrave; detta Chiesa al Mattutino con molto fervore, e gusto spirituale, e vi venivano molti gentil&#39;huomini; e quello Cardinal alviatidur&ograve; finche l&#39;essercitio dell&#39;Oratorio cominci&ograve;&nbsp;a pigliar forma in San Girolamo, poi in San Giovanni de&#39; Fiorentini, &amp; ultimamente nella Vallicella.</p>
<p style="text-align: justify">Quelli poi, che frequentarono in quel principio questi&nbsp; essercitii furono da sette, &ograve; otto persone in circa; fr&agrave; i quali vi f&ugrave; Simone Grazini Fiorentino, Monte Zazzara dell&#39;istesso paese, Michel da Prato, due Giovani Orefici, &amp; uno di casa Massimi. Ma crebbe dapoi talmente il numero, che non essendo la stanza capace di tanta gente, il Santo ne prese alcun&#39;altre vicine, &amp; &agrave; spese sue fece fare un luogo, in cui potessero tutti stare commodamente.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/02/la-vita-di-san-filippo-libro-i-capp-x-xi/san-filippo-n/" rel="attachment wp-att-17126"><img align="right" alt="" class="alignright size-full wp-image-17126" height="200" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/02/San-FILIPPO-N..jpg" width="160" /></a>CAP:&nbsp; XI</p>
<p style="text-align: justify"><em>D&#39;alcuni suoi Penitenti di santa vita.</em></p>
<p style="text-align: justify">Tir&ograve; Filippo con quest&#39;opera molti de&#39; principali della Corte, che furon poi huomini di mirabile virt&ugrave;, fr&agrave; i quali f&ugrave; Giovan Battista Salviati, fratello d&#39;Antonio Maria Cardinal Salviati, persona molto qualificata, s&igrave; per la nobilt&agrave; della famiglia, come anche per la stretta parentela, ch&#39;avea con Caterina de Medici, Regina di Francia; ma molto pi&ugrave; da stimarsi per la bont&agrave; della vita, e pe&#39;l singolar&#39;esempio della sua humilt&agrave;; imper&ograve;che, oltre all&#39;oratione, &amp; opere di carit&agrave;, che faceva, &amp; al continuo essercitio di mortificatione, nel quale il Santo giornalmente l&#39;andava essercitando; frequentava del continuo gli Spedali, facendo a gl&#39;infermi tutti que&#39; servitij, che sogliono loro occorrere, ancorche vili, e bassi. Con questa occasione non voglio tacere, come andando egli un giorno fr&agrave; gli altri allo Spedale della Consolatione, vi trov&ograve; un&#39;infermo, che per l&#39;addietro era stato suo servitore; &agrave; cui volendo, com&#39;era suo solito, rifar&#39;il letto, gli disse, che si levasse. L&#39;infermo gli domando perche? Perche, rispose Giovan Battista, io voglio rifarti il letto: Ma l&#39;infermo, che nulla sapeva della mutatione della sua vita, pensando ch&#39;ei volesse burlarsi di lui, gli rispose: Eh Signor Giovan Battista, questo non &egrave; tempo di dar la burla a&#39; poveri servitori; di gratia lasciatemi stare: Replic&ograve; Giovan Battista: Io dico, che voglio farti il letto in tutt&#39;i modi; e quello che faccio, lo faccio da senno, e non per darti la burla. Il servitore stando pure nell&#39;istessa opinione d&#39;esser burlato, e parte mosso da rispetto, che gli portava, cominci&ograve; ad ostinarsi, che non voleva in alcun modo, che gli facesse il letto; e cos&igrave; durando per lungo spatio di tempo la contesa, finalmente la carit&agrave;, &amp; humilt&agrave; di Giovan Battista super&ograve; la troppa ostinazione, e durezza del servitore.</p>
<p style="text-align: justify">Arriv&ograve; questo gentil&#39;huomo a tal segno di mortificazione, che dove prima vestiva pomposamente, e conduceva seco gran comitiva di servitori, pratticato c&#39;hebbe col Santo, e gustato lo spirito, venne &agrave; tale, che non solo volea vestire positivamene; m&agrave; n&egrave; meno voleva menarsi dietro servitori: benche Filippo per degni rispetti gli comandasse, che venisse&nbsp; da suo pari, se bene moderatamente; e che andasse con servitori, come richiedea lo statosuo.</p>
<p style="text-align: justify">Per queste, &amp; altre sue virt&ugrave;, che per brevit&agrave; si lasciano, gli corrispose&nbsp; Dio talmente nel punto della morte, che&nbsp;havendo con grandissima divotione presi li Santissimi Sacramenti, &amp; essendogli accennato, ch&#39;era giunta l&#39;hora del suo passaggio, tutto allegro alzando le mani al Cielo, cominci&ograve; &agrave; cantare:<em> Laetatus sum in his, quae dicta sunt mihi; in domum Domini ibimus</em>; e poco dopo nelle braccia di Filippo spir&ograve;.</p>
<p style="text-align: justify">Havea il Santo molto prima con le sue efficaci parole tirato alla vita spirituale Portia de&#39; Massimi, moglie del detto Giovan Battista, e fattala arrivare &agrave; gran segno di perfettione, quando insieme con lei procur&ograve; dapoi di tirare anche il marito: Dopo la morte del quale, ritrovandosi Portia in Fiorenza, per poter pi&ugrave; speditamente servire &agrave; Dio, entr&ograve;&nbsp; in un Monasterio della detta Citt&agrave;; se bene essendole l&#39;aria nociva, ritornatasene in Roma, si rinchiuse nel Monasterio di Santa Caterina da Siena in Monte Magnanapoli, dov&#39;&egrave; morta gli anni passati, conforme alla vita, c&#39;havea tenuta mentre ella visse.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">A Giovan Battista Salviati, s&#39;aggiunse Francesco Maria Tarugi da&nbsp;Montepulciano, parente di Giulio Terzo, e di Marcello Secondo, sommi Pontefici, huomo d&#39;ingegno vivace, e per le sue belle maniere assai amato da&#39; Prencipi, e stimato per uno de&#39; primi soggetti della Corte: questi and&ograve; un giorno &agrave; San Girolamo della Carit&agrave; per confessarsi, con l&#39;occasione d&#39;un Giubileo pubblicato all&#39;hora da Paolo IV: e Filippo dopo che Tarugi hebbe conferito seco tutto quello che s&#39;apparteneva alla confessione, se lo condusse in camera: dove havendo discorso con lui di varie cose, gli fece fare in sua compagnia un&#39;hora d&#39;oratione, nella quale Tarugi gust&ograve; tanta soavit&agrave; di spirito, benche per l&#39;addietro non havesse alcuna prattica d&#39;oratione, che gli pass&ograve; quell&#39;hora, che per soverchia dolcezza non se ne accorse. Ritornandovi poi altre volte, e vedendo, che il Santo, mentre orava, era tal&#39;hora sollevato da terra 3. e 4. palmi, form&ograve; concetto maggiore della di lui&nbsp; persona, e sent&igrave; infiammarsi d&#39;un desiderio grande di mutar vita. Ma rimanendogli alcuni impedimenti, per i quali non gli parea di poter fare una conversione &agrave; modo suo,&nbsp;raccontando il tutto minutamente al Santo, esso gli disse: Non dubitare, che gl&#39;impedimenti cessaranno prima d&#39;un mese; come avvenne. Laonde ritornando Tarugi dopo quel tempo da lui fece una confessione generale, nella quale accorgendosi, che mentre si confessava, Filippo gli andava scoprendo i suoi peccati, e pensieri occulti, se gli affettion&ograve; di tal sorte, che non curandosi pi&ugrave; n&egrave; di corte, n&egrave; di mondo, si diede in tutto, e per tutto nelle sue mani con tanta prontezza, &amp; obbedienza, che&#39;l Santo facea di lui quel che voleva; servendosi poscia di esso per acquisto di molte anime.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; cos&igrave; grande il fervore di Tarugi, che pi&ugrave; tosto hebbe bisogno di freno, che di sprone; di tanta rassegnatione nella volont&agrave; di Dio, che non mai per lo spatio di cinquanta, e pi&ugrave; anni, che sopravisse, perd&egrave; per alcun sinistro, &ograve; prosperit&agrave;, com&#39;ei disse pi&ugrave; volte,&nbsp; quella pace del cuore, che nel principio della sua conversione acquist&ograve;. F&ugrave; cos&igrave; rassegnato sotto l&#39;obbedienza del Santo; e tale f&ugrave; il rispetto, e l&#39;osservanza verso di lui, e l&#39;opinione, c&#39;hebbe della sua santit&agrave;, che fatto Cardinale, si gloriava d&#39;esser stato cinquant&#39;anni novitio di Filippo: volendo inserire, che da&#39; ventinove anni, che si diede nelle sue mani, infino &agrave; gli ottantatre, che visse, non hebbe mai di se altro concetto, che d&#39;esser novitio del Santo. Hebbe fr&agrave; gli altri doni quello dell&#39;oratione, e delle lagrime. Infine poi f&ugrave; nel sermoneggiare; di modo, che f&ugrave; di ammiratione a&#39; primi Predicatori di quell&#39;et&agrave;: e dal Baronio nei suoi Annali &egrave; chiamato, <em>Dux verbi</em>. F&ugrave; da Clemente&nbsp;Ottavo fatto Vescovo di Avignone; e poi Cardinale di Santa Chiesa; e giunto all&#39;estrema vecchiezza, fece istanza a&#39; Padri di tornar &agrave; vivere nella Congregatione: il che ottenuto, rend&egrave; poi fr&agrave; pochi mesi santamente lo spirito &agrave; Dio, l&#39;anno del Signore mille seicento otto, di et&agrave; di ottantatre anni, e otto mesi; f&ugrave; sepellito nella nostra Chiesa di Santa Maria in Vallicella.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; anche de&#39; primi figliuoli spirituali del Santo, Costanzo Tassone, Nipote di Pietro Bertani Cardinal di Fano, e Maggiordomo del Cardinal Santa Fiora; il quale, essendo tutto dedito alla Corte, pareva impossibile,&nbsp; che se ne potesse in modo alcuno levare; e nondimeno venne &agrave; tale, che dandosi all&#39;opere di piet&agrave;, non v&#39;era esercitio, ancorche vile, e difficile, a cui non si mettesse pi&ugrave; che volentieri. Si confessava, e&nbsp; communicava pi&ugrave; volte la settimana, e bene spesso ogni giorno. Andava di continuo &agrave; gli spedali &agrave; servir gl&#39;infermi, e faceva ogni sorte di mortificatione, ch&#39;il Santo Padre gl&#39;imponeva. Fatto poi, per suo comandamento, Sacerdote, celebrava Messa ogni mattina; e f&ugrave; cos&igrave; staccato&nbsp; dalla robba, e dall&#39;honor del mondo, ch&#39;essendoli stato offerto un grosso Beneficio, lo ricus&ograve;. F&ugrave; finalmente per sua bont&agrave; messo alla servit&ugrave; di San Carlo in Milano; nel cui servitio, e buona vita perseverando infino alla fine, rend&egrave; l&#39;anima &agrave; Dio in Roma: essendo stata prevista la sua morte dal Santo Padre, come altrove diremo.</p>
<p style="text-align: justify">Tr&agrave; questi di sopra nominati, uno de&#39; pi&ugrave; antichi, &amp; intrinsechi figliuoli del Santo, f&ugrave; Gio: Battista Modio, Medico di Santa Severina in Calabria, huomo di molta dottrina, e religione; il quale fece alcune Annotazioni sopra i Cantici del B. Jacopone, &amp; un Trattato in lingua Italiana dell&#39;acque del Tevere. Costui essendo infermo del mal di pietra senza poter in alcun modo mandarla fuori, si ridusse &agrave; tale estremit&agrave;. che altro non s&#39;aspettava di lui, che la morte; il che saputo da Filippo, and&ograve; secondo il suo solito &agrave; visitarlo, e dopo d&#39;haverlo esortato &agrave; portar volentieri la Croce per amor di Christo, usc&igrave; di casa, e ritirossi in una Chiesa pi&ugrave; vicina &agrave; far&#39;oratione per lui; dove porgendo caldissimi prieghi al Signore, alla prima lagrima, che Filippo mand&ograve; fuori da gl&#39;occhi, nel medesimo punto cominci&ograve; il Modio a mandar fuori la pietra, &amp; e in breve si ritrov&ograve; del tutto risanato. Per la qual cosa, riconosciuta per intercessione del Santo la sanit&agrave;, si diede totalmente a lui. F&ugrave; quest&#39;huomo tenerissimo di cuore, e sopramodo compassionevole a&#39; poveri, e perche avea talento di sermoneggiare, Filippo gli fece raccontare nell&#39;Oratorio ( ancorche fosse laico ) l&#39;Historie de&#39; Santi con molto gusto, e frutto di chi l&#39;udiva: &agrave; cui dopo morte, cos&igrave; volendo Filippo, successe in questo esercitio di raccontar le vite de&#39; Santi, Antonio Fucci della Citt&agrave; di Castello, Medico anch&#39;egli di molto sapere; e quel che pi&ugrave; importa, di grande spirito; il quale f&ugrave; uno di quelli, che desider&ograve; di andare all&#39;Indie col Santo &agrave; sparger il sangue ( come diremo ) per la Santa Fede.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; anche suo figliuolo spirituale Marcio Altieri, Nobile Romano,&nbsp; il quale sotto la disciplina del Santo arriv&ograve; a tanta perfettione, e&nbsp; gusto delle divine grandezze, che &agrave; guisa di un&#39; altro Mois&egrave;, per abbondanza dello spirito non poteva favellare di Dio: e f&ugrave; tale la piet&agrave; sua&nbsp; verso i poverelli, che infino la coltre del letto&nbsp; mand&ograve; loro per limosina; non curando di spogliar se stesso per vestire altrui, aspettandone dal Signore la promessa mercede.</p>
<p style="text-align: justify">A uesti s&#39;aggiunsero Matteo Stendardi, Nipote di Paolo Quarto; Bernardino Valle da Como, Maestro di casa del Cardinal Montepulciano; Fulvio Amodei, Giacomo Marmita, di cui diremo al suo luogo, Giovan&#39;Antonio Santa Severina, e Lodovico Parisij, il quale serv&igrave; il Santo per sua divotione pi&ugrave; di trent&#39;anni; &amp;&nbsp; altre delle Principali famiglie d&#39;Italia, i quali tutti furono suoi penitenti, e specchio di Christiana perfettione nella Corte di Roma.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a&#39; predetti, hebbe degli altri di pi&ugrave; bassa&nbsp; conditione, che furono huomini anch&#39;essi di santissima vita, fr&agrave; i quali f&ugrave; Stefano Calzolaio da Rimini, huomo ch&#39;era stato gran tempo soldato, &amp; era pieno d&#39;inimicizie, e tutto dato alle cose del mondo. Costui venuto&nbsp;a Roma, and&ograve; un giorno &agrave; S. Girolamo &agrave; sentire i sermoni con qualche buon pensiero; ma per riverenza, e rispetto c&#39;hebbe &agrave; gli altri, si mise &agrave; sedere negli ultimi banchi dell&#39;udienza: ma Filippo senza haverlo mai&nbsp; n&egrave; conosciuto, n&egrave; veduto, and&ograve; da lui e lo tir&ograve; &agrave; sedere nelle prime banche, e finita l&#39;oratione gli fece tante carezze, e lo tratt&ograve; con s&igrave; bel modo, che da quel giorno Stefano seguit&ograve; d&#39;andare &agrave; i sermoni continuamente, e cominci&ograve; &agrave; frequentare i Sacramenti, liberandosi da passioni durissime, &amp; invecchiate, diventando huomo di maravigliose virt&ugrave;. Era dedito di tal sorte all&#39;opere di carit&agrave;, che quantunque fosse poverissimo, nondimeno del guadagno, che facea la settimana, levatone quello, che gli era di estrema necessit&agrave;, tutto il resto dava per amor&nbsp; di Dio. Pensava del continuo alla morte, e stava cos&igrave; preperato &agrave; quella, come se ogni giorno dovesse morire; e con tutto ci&ograve; f&ugrave; sempre veduto allegro, n&egrave; mai mal contento. F&ugrave; obbedientissimo, assiduo nell&#39;oratione, &amp; in essa molto favorito dal Signore; onde orando egli in giorno nella Chiesa della Santissima Trinit&agrave; di Ponte Sisto, f&ugrave; veduto in un subito circondato da splendori.</p>
<p style="text-align: justify">Visse Stefano in questi esercitij ventitre anni, stando solitario in una picciola casa: e dicendogli gli amici, ch&#39;ei si morrebbe all&#39;improvviso senza haver nessuno, che gli havesse dato ajuto, rispondea, che confidava nella Madonna Santissima; sicuro, che non l&#39;haverebbe abbandonato, come avvenne; perci&ograve;che assalito di notte all&#39;improvviso da un&#39;accidente mortale, usc&igrave; di casa, e chiam&ograve; i vicini che gli assistessero, &amp; andassero pe&#39;l Prete della parrocchia: e ritornato dentro, e postosi &agrave; letto, ricevuti li Santissimi Sacramenti, rend&egrave; lo spirito &agrave; Dio.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; parimenti uno de&#39; suoi figliuoli spirituali Francesco Maria, detto communemente il Ferrante; huomo di grandissima semplicit&agrave;, e di tanta bont&agrave;, e purit&agrave; di vita, che ud&igrave; alcune volte cantar gli Angeli, e sentiva il mal&#39;odore del peccato: havea il dono delle lagrime in eminenza, e quando si communicava, ( il che faceva ordinariamente ogni giorno ) &ograve; sentiva parlare delle cose di Dio, &amp; in particolare del Paradiso, piangeva dirottissimamente. Era cos&igrave; desideroso di patire, che havendo un giorno dolori estremi di mal di pietra, preg&ograve; Dio, che gli mandasse sopra quella un&#39;altra infermit&agrave; pi&ugrave; grave: e ci&ograve; detto subito si trov&ograve; sano. F&ugrave; in oltre zelantissimo della salute altrui: onde vedendo una volta un&#39;Hebreo, hebbe tal compassione dell&#39;anima sua, che facendo ogni giorno oratione per lui, dur&ograve; per tr&egrave; anni continui di pregar la Maest&agrave; di Dio, che lo volesse convertire: e non or&ograve; in vano; imper&ograve;che trovandosi egli una mattina nella Chiesa di san Pietro, vide all&#39;improviso il detto Hebreo, che andava al Santo Battesimo, dalla qual vita intenerito, cominci&ograve; &agrave; spargere abbondantissime lagrime.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#39;altra volta f&ugrave; trovato da Francesco Maria Tarugi, che piangeva dirottissimamente; e fattagli grand&#39;istanza , che gli volesse narrar la cagione, perch&egrave; piangesse; rispose ( ancorche fosse persona idiota, e senza lettere ) che stava pensando &agrave; quelle parole, che disse Christo &agrave; i suoi Discepoli: <em>Cum haec omnia feceritis dicite, quia servi inutiles sumus</em>: perche, diceva egli, se gli Apostoli, dopo d&#39;haver fatti&nbsp; tanti miracoli, e d&#39;haver convertito il mondo, doveano nondimeno dire:<em> servi inutiles sumus</em>; io che non h&ograve; fatto mai nulla, che debbo dire? e per questo piango, e non posso contener le lagrime.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#39;altra volta pur l&#39;istesso Tarugi&nbsp; lo trov&ograve;, che facendo oratione in piede, andava&nbsp;&agrave; poco &agrave; poco ritirandosi indietro con fare atti di maraviglia; &amp; havendo durato cos&igrave; per alquanto spatio di tempo; interrogandolo il Tarugi, perche facesse in quel modo, rispose: St&ograve; considerando la grandezza di Dio, e quanto pi&ugrave; la considero, tanto pi&ugrave; me la veggo crescere avanti: onde per la sua immensit&agrave; sono sforzato &agrave; ritirarmi indietro anche corporalmente.</p>
<p style="text-align: justify">Hebbe anche Filippo per penitente un&#39;altro Servo di Dio, chiamato Tomaso Siciliano, il quale f&ugrave; da lui condotto &agrave; tal grado di perfettione, che tenea per grandissimo honore potere un giorno diventare scopatore della Chiesa di San Pietro in Vaticano: il che gli succedette secondo il suo desiderio; durando per molti anni di scoparla, con grandissima diligenza, e gusto: donde non si partiva mai, se non tanto quando andava&nbsp; dal Santo Padre &agrave; riconciliarsi; e la notte dormiva vestito sopra la predella d&#39;uno de&#39; sette Altari. M&agrave; seguitando esso di far quell&#39;esercitio con ogni affetto, il demonio, che f&ugrave; sempre nemico dell&#39;humilt&agrave;, e della perseveranza, procur&ograve; una notte&nbsp; di mettergli paura per deviarlo dall&#39;incominciata impresa: cos&igrave; mentre Tomaso dormiva, il maligno fece uno strepito cos&igrave; grande, che &agrave; quel romore parve&nbsp; al buon&#39;huomo&nbsp; di vedere, che tutti li banchi di Chiesa andassero in aria, poi lasciati cadere in terra, si riducessero in pezzi: per la qual cosa levatosi tosto in piedi se ne corse alla lampada, &amp; acceso il lume, trov&ograve; che i banchi stavano tutti al luogo loro; e facendo la cerca per la Chiesa, dubitando, che qualche ladro non si fosse nascosto, vide dopo una colonna il demonio in forma d&#39;Ethiope: &agrave; cui andando egli incontro senza timore, alz&ograve; la mano per dargli uno schiaffo: alla qual&#39;attione rimanendo il demonio confuso, subito sparve: eTomaso intrepido, come non fosse stato niente, se ne torn&ograve; &agrave; dormire quietissimamente al luogo suo.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; in oltre penitente di Filippo Fra Ludovico da Spoleto, cos&igrave; nominato, non perche fosse Frate, m&agrave; per l&#39;habito, che portava di S. Francesco: F&ugrave; questo Servo di Dio poverissimo di robba, m&agrave; ricchissimo d&#39;ogni virt&ugrave;, &amp; in particolare di vita purissima, che per&ograve; il Santo lo mise alla cura delle Zitelle di Santa Caterina de&#39; Funari: donde volendosi partire, Filippo non gli volse dar mai licenza: come quegli, che conosceva la sua bont&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; anche intrisichissimo di Filippo, Pietro Molinaro; huomo, che per la copia delle lagrime, che spargeva, avea perduta la vista, la quale poi, come si tenea, miracolosamente gli f&ugrave; da Dio restituita.</p>
<p style="text-align: justify">Ve ne furono moltissimi altri di diverse arti, professioni, li quali vivendo sotto la cura, e disciplina di Filippo, morirono con opinione di Santit&agrave;; li quali per brevit&agrave; si tralasciano, e parte ne porremo nel decorso dell&#39;historia secondo l&#39;occasione.</p>
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		<title>La vita di San Filippo ( libro I capp. VIII- IX )</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acculturi@moci]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi@mo & ...]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Gioia del Colle]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;CAP. VIII
Filippo insieme con alcuni altri d&#224; principio alla Confraternit&#224; della Santissima Trinit&#224; de&#39; Pellegrini, e de&#39; Convalescenti.
Oltre &#224; ci&#242; per l&#39;istesso fine d&#39;ajutare i prossimi, l&#39;Anno del Signore mille cinquecento quarant&#39;otto alli sedici d&#39;Agosto, Filippo insieme col Padre Persiano Rosa, Sacerdote di santa vita, e suo Confessore, il quale habitava in San Girolamo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">&nbsp;<a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/01/la-vita-di-san-filippo-libro-i-capp-viii-ix/san-filippo-e-i-malati/" rel="attachment wp-att-17089"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17089" height="171" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/01/San-Filippo-e-i-malati.jpg" width="114" /></a>CAP. VIII</p>
<p style="text-align: justify"><em>Filippo insieme con alcuni altri d&agrave; principio alla Confraternit&agrave; della Santissima Trinit&agrave; de&#39; Pellegrini, e de&#39; Convalescenti.</em></p>
<p style="text-align: justify">Oltre &agrave; ci&ograve; per l&#39;istesso fine d&#39;ajutare i prossimi, l&#39;Anno del Signore mille cinquecento quarant&#39;otto alli sedici d&#39;Agosto, Filippo insieme col Padre Persiano Rosa, Sacerdote di santa vita, e suo Confessore, il quale habitava in San Girolamo della Carit&agrave;, diede principio alla Confraternit&agrave; della Santissima Trinit&agrave; de&#39;Pellegrini, e de&#39; Convalescenti nella Chiesa di S, Salvatore in campo, la quale cominci&ograve; in questa maniera.</p>
<p style="text-align: justify">Si adunavano in questo luogo&nbsp;Filippo, &amp; alcuni altri compagni infino al numero di quindici, tutte persone semplici, e povere; m&agrave; piene di spirito, e divotione: dove, oltre la frequenza de&#39; Santissimi Sacramenti, facevano diversi esercitii spirituali, &amp; in particolare ragionavano familiarmente fr&agrave; di loro delle cose di Dio, infiammandosi l&#39;un l&#39;altro, e con parole, e con esempio al desiderio della christiana perfettione.<span id="more-17087"></span></p>
<p style="text-align: justify">Ogni prima Domenica del mese, e di pi&ugrave; ogn&#39;anno per la Settimama Santa esponeano il Santissimo Sacramento per l&#39;oratione delle quarant&#39;hore; dove Filippo facea ragionamenti ( e tal volta &agrave; qualsivoglia hora, s&igrave; del giorno, come della notte) cos&igrave; pieni di spirito, che oltre ad accendere gli animi all&#39;opere di piet&agrave; verso i prossimi, riducea bene spesso moltissimi peccatori alla buona vita; non vi essendo cuore cos&igrave; duro, ch&#39;a&#39; suoi ragionamenti non s&#39;intenerisse: &amp; una volta tra l&#39;altre in un sermone solo convert&igrave; insino al numero di trenta giovani mal&#39;avviati: anzi dal sentirlo solamente ragionare molti, che l&#39;haveano ascoltato, affermavano, che da quello si potea molto ben raccorre la santit&agrave; di Filippo, e&#39;l desiderio grande, c&#39;havea di guadagnar&#39;anime a Christo: si che alcuni, li quali andavano tal&#39; hora a sentirlo per burlarsi di lui, massimamente vedendo ragionare un&#39;huomo laico, e secolare ( cosa in que&#39;tempi non solita a vedersi ) rimanevano dalle sue parole presi, e convinti.</p>
<p style="text-align: justify">Mentre poi durava l&#39;oratione Filippo ordinariamente non se ne partiva mai; vegliandovi per lo pi&ugrave; tutta la notte, e chiamando di mano in mano coloro, a&#39; quali toccava di assistere: e quando era finita l&#39;hora, accennava &agrave; quelli, ch&#39;erano presenti, esser giunto il tempo di dar luogo &agrave; gl&#39;altri; che per&ograve; teneva presso di s&egrave; un campanello, col quale dava il segno, dicendo; Ors&ugrave; fratelli, l&#39;hora &egrave; finita, m&agrave; non &egrave; per&ograve; finito il tempo di far bene.</p>
<p style="text-align: justify">L&#39;instituto di quella Confraternit&agrave; era, come al presente, di dare ricetto per alcuni giorni a&#39; poveri Pellegrini, che vengono giornalmente &agrave; Roma &agrave; visitare i luoghi santi; il che fu messo in essecutione l&#39;anno del Signore mille cinquecento cinquanta, con occasione del Giubileo sotto GiulioTerzo. Imperoche, essendo solito in quegli anni di andare grandissimo numero di Pellegrini &agrave; Roma, n&egrave; vi essendo luogo particolare destinato per riceverli; Filippo insieme con gli altri compagni, mossi da carit&agrave;, presero &agrave; pigione una picciola casa, nella quale conducevano que&#39; poveri Pellegrini, provvedendo loro di tutto quello, che bisognava. M&agrave; moltiplicando dapoi il numero, e crescendo tuttavia l&#39;opera, f&ugrave; necessario trovare un&#39;altra casa pur &agrave; pigione pi&ugrave; capace, dove potessero con maggiore commodit&agrave; dare alloggio a tutti quelli, che vi concorrevano.</p>
<p style="text-align: justify">F&ugrave; cosa di molto essempio il veder l&#39;affetto grande, col quale Filippo, &amp; i compagni servivano &agrave; tanta moltitudine, provedendoli del mangiare, accomodando i letti, lavando loro i piedi, consolandoli con parole, e finalmente facendo a tutti compitissima carit&agrave;. Per la qual cosa questa Confraternit&agrave;&nbsp; in quell&#39;anno prese cos&igrave; gran nome, che si sparse il suo buon&#39;odore per tutta la Christianit&agrave;: e molti fecero istanza grande d&#39;esser ammessi in detta Compagnia, la quale poi prese una casa &agrave; posta, che dovesse servire per Ospitio de&#39; poveri Pellegrini.</p>
<p style="text-align: justify">Furon que&#39; primi fratelli della Compagnia, ( i quali tutti&nbsp; riverivano Filippo come Padre ) huomini se ben poveri di robba, ricchi nondimeno di virt&ugrave;: fra&#39; quali il minimo di quella, ch&#39;era il cuoco, arriv&ograve; a tanta perfettione, che molte volte uscendo di notte al sereno, e guardando il Cielo, era soavemente rapito alla contemplatione delle cose celesti: Et un&#39;altro pur dell&#39;istessa casa arriv&ograve; &agrave; tal segno, e f&ugrave; cos&igrave; illuminato, che si previdde il giorno, e l&#39;hora della morte; e chiamata &agrave; s&egrave; la sorella, scrivi disse, Venerd&igrave; alla tal&#39;hora morr&ograve;: e cos&igrave; avvenne.</p>
<p style="text-align: justify">M&agrave; non contenti di quest&#39;opera, conoscendo in oltre la necessit&agrave; grande de&#39; poveri Convalescenti, che usciti dagli Spedali, deboli per l&#39;infermit&agrave;, solevano spesso ricadere con maggior pericolo; ordinarono, che la medesima casa, che serviva per ricetto de&#39; Pellegrini, servisse ancora per ajuto de&#39; Convalescenti; accioche fossero quivi per alcuni giorni sovvenuti, e governati. Crescendo poi tuttavia la Confraternit&agrave;, tanto nell&#39;uno, quanto nell&#39;altro instituto, , f&ugrave; ultimamente trasferita da San Salvatore in campo alla Chiesa di S. Benedetto, anch&#39;essa nel Rione della Regola, dove hoggi &egrave; la SS. Trinit&agrave;, che si chiama di Ponte Sisto.</p>
<p style="text-align: justify">A che segno sia finalmente arrivata quest&#39;opra, s&igrave; piamente instituita, si &egrave; veduto manifesto ne&#39; Giubilei passati, l&#39;uno dell&#39;anno mille cinquecento settantacinque sotto Gregorio XIII. e l&#39;altro&nbsp; del 1600. sotto Clemente VIII. imperoche non solo Signori, e Signore princiali, e de&#39; primi Prelati della Corte ( cio&egrave; gli huomini &agrave; gli huomini, e le donne alle donne ) servivano con ogni carit&agrave; a&#39; Pellegrini, m&agrave; l&#39;istesso Pontefice Clemente VIII. vi and&ograve; bene spesso &agrave; lavar loro i piedi, benedir le mense, servirli a tavola, e far altri officij di carit&agrave; verso di essi con maraviglia, &amp; edificatione di tutto il Christianesimo; e l&#39;istesso si &egrave; veduto sotto il dominio della Santit&agrave; di N. Sig. Urbano VIII. nel 1625. e nel 1650. sotto Papa Innocenzo X. essendosi tal&#39;opera continuata, &amp; anche ingrandita ne&#39; tempi susseguenti sotto gli auspicij di questo Santo.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/2012/02/01/la-vita-di-san-filippo-libro-i-capp-viii-ix/san-filippo-sacerdote/" rel="attachment wp-att-17093"><img align="right" alt="" class="size-full wp-image-17093" height="233" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/01/San-Filippo-sacerdote.jpg" width="216" /></a>CAP. IX</p>
<p style="text-align: justify"><em>Per obbedienza del suo Padre Confessore si fa Prete, e prende il carico di Confessore.</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Or&#39;havendo Iddio destinato Filippo alla conversione dell&#39;anime, n&egrave; potendo egli ci&ograve; eseguire cos&igrave; compitamente stando&nbsp; in quello stato di Laico, mise in cuore al P.Persiano Rosa suo Confessore di persuaderlo &agrave; farsi Sacerdote, &amp; &agrave; prendere il carico di confessare, accioche con maggior frutto potesse attendere al guadagno di quelle: Udendo Filippo tal proposta, nel principio con diverse ragioni si scus&ograve;, procurando, per quanto pot&egrave;, dimostare al suo Confessore la sua inhabilit&agrave;. &amp; insufficienza; massimamente che haveva gran desiderio di servire &agrave; Dio in quello stato di laico: m&agrave; il Padre Persiano approvando la sua humilt&agrave;, e non ammettendo le scuse, volle che in tutt&#39;i modi&nbsp; si rimettesse al suo parere: laonde Filippo, come quegli, che sempre stim&ograve; pi&ugrave; il giudicio altrui, che&#39;l proprio, si rimise in tutto, e per tutto all&#39;obbedienza del suo Confessore.</p>
<p style="text-align: justify">Nell&#39;anno adunque di Christo mille cinquecento cinquant&#39;uno, nel qual tempo non era anche finito il Concilio di Trento, essendo egli di anni trentasei, pigli&ograve; nel mese di Marzo, ( se bene in diverse volte ) la prima Tonsura, i quattro Ordini minori, e&#39;l primo de&#39; Sacri nella Chiesa di S. Tomaso in Parione. Prese anche nell&#39;istess&#39;anno, e mese nel giorno del Sabbato Santo il Diaconato, ma nella solita Chiesa di S. Giovanni Laterano. Ordinossi poi Sacerdote alli ventitre di Maggio pur del medesimo anno, ma nella sopradetta Chiesa di S. Tomaso in Parione, dove haveva preso i Minori, e&#39;l Suddiaconato: e f&ugrave; promosso&nbsp;&agrave; tutti gli ordini sopradetti da Giovanni Lunelli Vescovo di Sebaste, essendo Vicario Generale del Papa, che all&#39;hora era Giulio III, Filippo Archinto, Vescovo di Saluzzo.</p>
<p style="text-align: justify">Fatto Prete and&ograve; ad habitare&nbsp;&agrave; S. Girolamo della Carit&agrave;, dove dimoravano alcuni pochi Sacerdoti di santa vita: cio&egrave; Bonsignor Cacciaguerra Sanese, huomo celebre; Persiano Rosa, che ( come habbiamo detto ) f&ugrave; Confessore di Filippo; Francesco Marsuppini d&#39;Arezzo, huomo di gran purit&agrave;, e semplicit&agrave; di vita, il quale dopo la morte di Persiano succed&egrave; per Confessore di Filippo: un&#39;altro Francesco, non di minor bont&agrave;, detto lo Spagnuolo: e Pietro Spadari pur d&#39;Arezzo, il quale anch&#39;egli mor&igrave; con opinione di gran bont&agrave;, e f&ugrave; l&#39;ultimo, che de&#39; Preti di S. Girolamo udisse le confessioni di Filippo: Imperoche dopo la morte di questo il Santo per molto tempo si confess&ograve; dal P. Gio: Battista&nbsp; Perusco della Compagnia di Gies&ugrave;: e da poi infino all&#39;ultimo della vita, da Cesare Baronio, il quale ( come vedremo a suo luogo ) gli raccomand&ograve; anche l&#39;anima, quando ei se n&#39;and&ograve; al Paradiso.</p>
<p style="text-align: justify">Vivevano questi servi di Dio in quella Casa con grandissima carit&agrave;, senz&#39;alcuna sorte di particolari Costitutioni, non havendo altra regola, che quella dell&#39;amore, e della riverenza, che l&#39;uno all&#39;altro portava. Non havevano Superiore fr&agrave; di loro, ma servato solamente l&#39;ordine dell&#39;anzianit&agrave;, menavano una vita tranquilla, e quasi celeste, facendo a gara in servir la Chiesa, &amp; in ajutare i prossimi. Non mangiavano in commune, ma ciascheduno da per s&egrave; in camera sua; attendendo tutti unitamente all&#39;Oratione, e frequenza de&#39; Sacramenti. Il qual&#39; Istituto si osserva anche hoggi nella detta Casa con grande edificatione di tutta Roma. Quivi adunque Filippo, preso nell&#39;istesso anno, come s&#39;&egrave; detto, per obbedienza, il carico di confessare, si diede pi&ugrave; che mai all&#39;acquisto dell&#39;anime, &amp; alla conversione de&#39; peccatori con grandissimo frutto degli altri.</p>
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