La vita di San Filippo ( libro I cap. XIV )

CAP. XIV

D'alcuni esercitj spirituali, che ordinò Filippo mentre stava in S. Girolamo della Carità.

Stabilitosi adunque, come habbiamo detto di sopra, Filippo in Roma, e crescendo tuttavia il numero de' suoi figliuoli spitituali, nè essendo capace il luogo ( ancorche fosse stato accresciuto ) di ricevere tanta gente, quanta vi concorreva, nel mille cinquecento cinquant'otto, ottenne da i Deputati di S. Girolamo della Carità un lato della Chiesa, sopra la navata à man destra; e vi fece accomodare un'Oratorio, trsferendo quivi dalla camera l'esercitio, che si faceva de' ragionamenti, dove ancora ne' giorni delle feste ogni mattina innanzi di si faceva un'hora d'oratione.

E' quest'Oratorio al presente in essere, benche meglio accomodato, e con maggior diligenza custodito; dove que' Padri vanno con molto frutto seguitando giornalmente l'oratione, e ne' giorni festivi li ragionamenti.

Quivi adunque ogni di dopo pranso conveniva Filippo insieme con gli altri à discorrere di cose spirituali per modo di conferenza; & alle volte usava carità far conferenze di studij Teologici. Finiti gli esercitii, era solito di condurgli à ricreatione in qualche luogo aperto: e se era in giorno di festa, gli menava hor in una Chiesa, hor in un'altra à sentir il Vespro, ò la Compita, overo qualche sermone, & in particolare ad udire il Padre Fr. Vincenzo Erculano, che fù poi Vescovo di Perugia, huomo dottissimo, il quale esponeva il salmo Miserere nella Chiesa della Minerva con gran concorso di Popolo. Spesse volte ancora, e quasi ogni giorno di festa andava nel Chiostro della Minerva, facendo conferenze spirituali, dove alle volte erano più di trecento persone. In quest'Oratorio parimente, dopo alquanto tempo, Filippo diede principio a' ragionamenti, che si sogliono fare ogni giorno in Chiesa nostra, & all'oratione della sera: & egli fù il primo, che introdusse in Roma la parola di Dio cotidiana. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I cap. XIII )

CAP: XIII

Per lo stesso fine di convertire gl'Infedeli, comanda à Cesare Baronio, che componga gli Annali Ecclesiastici.

Questo zelo così grande della propagatione della Fede, che si ritrovava in Filippo, non si fermò solamente in Roma; mà, compatendo egli a' travagli di Santa Chiesa, e vedendo quanto ogni giorno più si moltiplicavano nelle parti Settentrionali le Sette degli Eretici, prese animo di opporsi loro, per quanto potea, confidato in quel Signore, il quale si serve delle code deboli per confondere le forti; Onde per singolar'inspiratione di Dio, pensò di trovar modo di potergli abbattere, etiandio da lontano. E così, havendo instituito un'Oratorio ( di esso diremo a suo luogo ) nel quale si dovessero fare ogni giorno più ragionamenti spirituali, pensò d'imporre  ad uno di quelli, che ragionavano, che raccontasse ordinatamente dal principio l'Historia Ecclesiastica, à fine, che si vedesse apertamente il vero successo  della Santa Chiesa,  il progresso di quella, e la verità de' tempi passati: e conseguentemente si scoprissero le falsità degli Eretici, acciche i semplici non rimanessero così facilmente ingannati, e li dotti fossero del tutto inescusabili. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I cap. XII )

CAP. XII

Quanto fosse grande in Filippo il zelo della Santa Fede.

Or'havendo  Filippo fatta così buona scuola di persone spirituali, perche in quei principij, che si faceano le conferenze, e li ragionamenti in camera sua, si leggeano ancora tal volta le lettere, che venivano dall'Indie ai Padri della Compagnia di Giesù; considerando egli quanto grande esser dovea la messe in que' paesi, e quanti pochi gli operarij, deliberò di voler andare in quelle parti à seminare anch'egli la  santa Fede, e spargere, quanto fosse stato bisogno,il sangue per amor di Christo.

Conferì questo suo pensiero con alcuni de' sopradetti suoi penitenti, frà quali uno fù Francesco Maria Tarugi, & altri infino al numero di venti: de' quali fece ordinare alcuni Sacerdoti, accioche, ottenuta la benedittione dal Papa, si potessero mettere in viaggio. Nondimeno come quegli c'havea per costume di non risolvere alcuna cosa grave senza oratione, consiglio, e tempo, fattane prima lunga oratione ne trattò con un Monaco Benedettino, che habitava à San Paolo; huomo di gran valore, sì nelle lettere, come nello spirito, il quale lo mandò per consigliarsi da un Padre dell'Ordine  Cisterciense, all'hora Priore del Convento de' Santi Vincenzo, & Anastasio alle trè Fontane, chiamato Agostino Ghettini. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. X- XI )

  .CAP. X

Dà principio a' Ragionamenti spirituali in camera sua.

Ma perche in que' tempi si viveva rimessamente nelle cose pertinenti allo spirito; & alla maggior parte degli huomini pareva assai il confessarsi più d'una volta l'anno; considerando Filippo nascer da questo la perditione di molte anime, si mise con tutta la sua industria ad indurre le persone alla frequenza de' Sacramenti, &  altri essercitij spirituali; E in particolare alla Confessione; & egli fù de' primi, che insieme con quei santi huomini, detti di sopra, cominciò a rinnovare in Roma il confessarsi, e communicarsi frequentemente.

Ma accioche queto suo desiderio più facilmente gli riuscisse, lasciata ogni altra cura, si diede ad ascolatre le Confessioni; e raccolti alcuni buoni penitenti, vedendo il frutto, che con questo mezo si facea, non contento di confessare il giorno, vi spendeva ancora buona parte della notte: di sorte che la mattina avanti l'alba havea per ordinario confessato in camera sua buon numero di persone; udendole ancora mentre stava in letto; per commodità delle quali, acciche potessero aprire, & entrare quando parea loro, era solito lasciar la chiave sotto la porta delle sue stanze. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. VIII- IX )

 CAP. VIII

Filippo insieme con alcuni altri dà principio alla Confraternità della Santissima Trinità de' Pellegrini, e de' Convalescenti.

Oltre à ciò per l'istesso fine d'ajutare i prossimi, l'Anno del Signore mille cinquecento quarant'otto alli sedici d'Agosto, Filippo insieme col Padre Persiano Rosa, Sacerdote di santa vita, e suo Confessore, il quale habitava in San Girolamo della Carità, diede principio alla Confraternità della Santissima Trinità de'Pellegrini, e de' Convalescenti nella Chiesa di S, Salvatore in campo, la quale cominciò in questa maniera.

Si adunavano in questo luogo Filippo, & alcuni altri compagni infino al numero di quindici, tutte persone semplici, e povere; mà piene di spirito, e divotione: dove, oltre la frequenza de' Santissimi Sacramenti, facevano diversi esercitii spirituali, & in particolare ragionavano familiarmente frà di loro delle cose di Dio, infiammandosi l'un l'altro, e con parole, e con esempio al desiderio della christiana perfettione. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. VI – VII )

Cap, VI

Della mirabile palpitatione del suo cuore.

Seguitando adunque  per molto tempo questo modo di vivere, giunto che fù all'età di ventinove anni, frà l'altre gratie, che Dio gli concesse, una delle principali fù la mirabile palpitatione del suo cuore, e la non meno maravigliosa rottura delle coste, che gli occorsero in questa maniera.

Faceva un giorno, poco avanti la festa della Pentecoste, secondo ch'era solito, oratione allo Spirito Santo, di cui fù tanto divoto, che hebbe in costume di porgergli ogni giorno caldissimi prieghi, chiedendogli, quanto più poteva, i suoi doni, e le sue gratie: anzi, fatto Sacerdote, sempre disse nella Messa, quando per ragione di Rubrica non gli era vietato, l'oratione Deus cui omne cor patet.  Or mentre domandava allo Spirito Santo con grandissima istanza i suoi doni, apparve al divoto huomo un globo di fuoco, il quale poi gli entrò per la bocca nel petto; onde fù in un subito soprapreso da così gran fuoco d'amore, che, non lo potendo soffrire, si lasciò cadere in terra, & à guisa d'uno, che và cercando refrigerio, si slacciò dinanzi al petto, per temperare in parte quella gran fiamma, che vi sentiva: ma stato così per un poco, e refrigeratosi alquanto, levatosi in piedi, sentissi ripieno d'insolita allegrezza; & immediatamente tutto il suo corpo cominciò à sbattersi con moto, e tremore grandissimo: Mettendosi poi la mano in petto, si trovò dalla banda del cuore un tumore alla grossezza di un pugno, non vi sentendo dolore, nè puntura di sorte alcuna, nè per all'hora, nè mai. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. IV- V )

LIBRO I   CAP. IV                                                                                         

Filippo studia Filosofia, e Teologia.

Or facendo Filippo nella sua gioventù una vita così austera, perpoter meglio intendere le cose celesti, e più perfettamente gustarle, deliberò di volere alle lettere humane aggiungere lo studio della Filosofia, e Teologia. Attese duque primieramente alla Filosofia, nella quale fece così gran profitto, che per testimonio d'Alessandro Butrio, Filosofo insigne, e suo condiscepolo, fù tenuto per uno de' migliori scolari, che fossero in que' tempi nello studio di Roma. Hebbe per maestri nella Filosofia Cesare Jacomelli, che fù poi Vescovo di Belcastro in Calabria, & Alfonso Ferro, ambidue de' primi professori,che in quella età leggessero in Roma. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. II – III)

LIBRO I CAP. II

D'età di diciott'anni è mandato à S.Germano per attendere alla Mercantia sotto la cura d'un suo Zio.  Cap. II

Havea Filippo un Zio da canto di Padre chiamato Romulo, huomo industrioso, il quale trasferitosi da Fiorenza nel Regno di Napoli, & essercitata per molti anni la Mercantia in S. Germano, luogo posto alle radici di Monte Cassino, si ritrovava più di ventidue mila feudi di valsente, che in que' tempi era somma di molta consideratione. Or essendo Filippo arrivato all'età di diciott'anni in circa, e nell'humane lettere ( come habbiamo detto ) più che mediocremente instrutto, fù da suo Padre mandato al Zio con quella intentione, che attendendo sotto la cura di lui alla Mercantia, gli dovesse poi succedere nell'heredità; non havendo Romulo persona più attinente, à cui potesse lasciare le sue facoltà. Per ordine adunque del Padre, andato à S. Germano, fù dal Zio caramente ricevuto; appresso del quale si portò di maniera, che  considerando Romulo le sue buone qualità, non passò molto tempo, che disegnò instituirlo herede di tutto suo ; Ma Iddio, ch'a maggiori cose l'haveva destinato, fece riuscir vano ogni disegno: imperoche essendo Filippo dimorato ivi alcun tempo, sentendosi interiormente stimolare à stato migliore, e considerando l'impedimento, che in ciò apportano le ricchezze, & in particolare l'essercitio della Mercantia, cominciò da se stesso  à pensare di fare altra risoluzione della vita sua: accelerando questo suo pensiero una divotione, ch'ei prese in que' paesi, con l'occasione, che diremo appresso. Continua la Lettura

La vita di San Filippo Neri

Iniziamo con questo articolo la prima puntata della trascrizione di una Storia della vita di San Filippo Neri, così come ci viene tramandata da uno scrittore del '700, dal titolo:

DELLA VITA DI S. FILIPPO NERI

( Si riporta il testo integrale, che presenta spesso una terminologia oggi in disuso, ma quasi sempre comprensibile )

LIBRO PRIMO.

Delle attioni di Filippo dal suo nascimento infinche andò ad habitare à Santa Maria in Vallicella.

Nascimento, e pueritia di Filippo.        Cap. I

Nacque Filippo nella Città di Firenza, nell'Anno terzo del Pontificato di Leon Decimo, e di nostra salute mille cinquecento quindici, del mese di Luglio, nella vigilia di S. Maria Maddalena, dopo le sei hore di notte. Fù, secondo l'uso della Patria, dove non è altro, che un fonte del Battesimo, battezzato nella solita Chiesa di S. Gio: Battista, detta communemente S. Giovanni, e dal nome dell'Avolo fù chiamato Filippo. Suo Padre si chiamò Francesco Neri, persona honorata, e nella professione della Procura, alla quale attese, sincero; ma sopratutto amicissimo de' Religiosi, & in particolare de' Padri di S. Domenico. La Madre hebbe nome Lucretia Soldi, famiglia delle nobili di Fiorenza, la quale nel tempo della Republica per lo spatio di molti anni havea goduto i principali officii di quella. Continua la Lettura

Il sospetto della speculazione

30 dicembre 2011 Autore: Domenico Paradiso  
Categorie: Acculturi@moci, Storia

Le recenti polemiche che hanno accompagnato l’inizio dei lavori di edificazione in alcune aree del nostro comune, quali per esempio quella ove sorgeva il cinema “Arena Castellano” o il sito prospiciente l’orto botanico comunale “Tommaso Bianco”, non sono certo nuove nella storia amministrativa gioiese, caratterizzata da un curioso alternarsi di fasi di forte dinamismo edilizio – come è successo nell’ultimo quindicennio – e di periodi decisamente più statici –, come lo furono inevitabilmente gli anni delle guerre mondiali.
 
In particolare la stasi registrata durante la Grande Guerra dovette risultare assai dannosa per la comunità cittadina, anche in considerazione del forte incremento demografico del ventennio precedente, allorché la popolazione gioiese era salita dai meno di 20 mila abitanti di fine ‘800 agli oltre 25 mila censiti nel 1921.
 
Ne conseguì la necessità di supportare l’espansione urbana che si era registrata in tutta l’area adiacente al percorso delle antiche mura cittadine, che cominciava dal convento di San Domenico e proseguiva poi per le attuali corso Cavour, piazza Plebiscito, via Ricciotto Canudo, via Cairoli, piazza XX settembre e via Manin. Rientrava in questa ottica la pavimentazione o il rifacimento di molte strade, tanto nel centro abitato quanto nelle aree periferiche; come pure l’allargamento del cimitero, cominciato a costruire nella prima metà del secolo precedente e ancora incompiuto (cfr., di questa stessa rubrica, L’ANNOSA COSTRUZIONE DEL CAMPOSANTO, n. 5 del 2006). Continua la Lettura

Quel tragico pomeriggio di 150 anni fa (seconda parte)

15 novembre 2011 Autore: Domenico Paradiso  
Categorie: Acculturi@moci, Storia

Benché spaventato dallo spettacolo infernale che gli si era presentato davanti, il piccolo Federico Stasi volle proseguire lo stesso, non immaginando quanto di drammatico si sarebbe verificato, proprio sulla sua pelle. Come si è detto non fu l’unica vittima di quel pomeriggio di sangue: in tutto i morti ammontarono a circa 150. Tanti episodi meriterebbero di essere ricordati, come per esempio l’uccisione di un sottufficiale della Guardia Nazionale, colpevole di aver messo in galera due sbandati: fu prelevato di peso dalla sua abitazione, portato in strada e qui massacrato con pietre e coltellate; come se non bastasse, una donna, parente degli sbandati, una volta spirato volle intingere con un pezzo di pane la testa sanguinante della vittima, pezzo che poi divorò avidamente. Evidentemente agirono in quelle circostanze anche odi repressi, tornarono a galla vecchi livori paesani, mai sopite rivalità tra gente dello stesso quartiere. Motivazioni personali e sociali dunque si mischiarono, e poterono esplodere in quel vuoto di potere in cui sembrava caduta la comunità di Gioia (come anche dei comuni limitrofi), giacché non c’erano più i borboni, ma sembravano non essere arrivati ancora i piemontesi. Niente Stato, dunque, niente legge, niente regole. Ognuno agiva come meglio credeva!

Mentre camminava spedito verso casa, Federico si sentì chiamare: era uno degli uomini del sergente, che non apprezzava l’indumento tricolore indossato dal bimbo. Il malvivente lo fissò per alcuni secondi, poi gli chiese se stesse col re Savoia o con Francesco II di Borbone: il piccolo non conosceva chi fossero questi personaggi, però sapeva che il loro nuovo re si chiamava Vittorio Emanuele II, ed era un Savoia. E poi era stato un soldato dei Savoia a dargli quella coccarda tricolore che tanto gli piaceva: volle così rispondere: – “Vittorio Emanuele” -. Non appena ebbe pronunciato siffatte parole il bandito gli puntò contro la pistola e sparò, senza uccidere la vittima, che cadde a terra sanguinante. Fu a quel punto che la tragedia raggiunse l’apice: alcuni individui della masnada degli assalitori intimarono ad un ragazzo che lavorava in una bottega vicina al luogo dell’agguato di finire il bambino con un colpo di accetta. Il giovane tentò di sottrarsi ad un ordine tanto disumano, ma sotto la minaccia delle armi fu costretto ad eseguire: prese l’accetta, chiuse gli occhi e colpì Federico, che emise un gemito e spirò dopo qualche istante. E’ vero che secondo un’altra versione, meno cruenta, il bimbo non venne colpito ma morì dissanguato; fatto sta che almeno una vittima innocente da parte dei presunti patrioti ci fu. E questo pare un dato su cui riflettere quando si ripercorrono quegli eventi. Continua la Lettura

Gioia e i Cavalieri di Malta

Tra gli enti religiosi, possessori di beni ecclesiastici nel territorio di Gioia figurava in passato anche il Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta. Tale Ordine, che era rappresentato dalla Commenda di S. Maria di Picciano, possedeva due feudi nell’agro di Gioia.
 
Il primo, soprannominato Piscina della Tufara, si snodava  lungo la via per Matera, in un territorio compreso tra la via per Matera e quelle per Montursi e Laterza; era  esteso circa 4311 tomoli e due stoppelli.  Ne facevano parte diverse contrade: le Piscine, le Tufare, Murgia di Montursi, Lago Magno, parchi della Mandra, lago Savino. Al suo interno erano presenti vigneti, frutteti e piscine di acqua sorgiva.           I Cavalieri di Malta                                
Il secondo feudo, che  si trovava a nord-ovest del paese ed era soprannominato San Giovanni Gerosolimitano o Santa Maria del Vurzale, era esteso per circa 272 tomoli. Esso si estendeva verso la contrada Marchesana e  le vie per Cassano e Santeramo ed era ricco di piscine di acqua sorgiva, di frutteti, giardini, parchi, seminativi e vigneti.                                                                          Continua la Lettura

Mons. Sante Milano alla guida della Parrocchia dell’Immacolata di Lourdes

Il 15 settembre 2011, in occasione del 60° anniversario della morte di don Sante Milano, la comunità parrocchiale della chiesa Maria S.S.Immacolata di Lourdes ha voluto ricordare la figura e l'opera del primo parroco e fondatore della chiesa.

Don Sante: un uomo intorno al quale aleggia un’aura di santità  nel nome,  nel suo apostolato e nelle  opere da lui compiute.

Don Sante Milano nasce a Gioia del Colle il 7 luglio 1884 e qui muore il 15 settembre 1951.

La sua vita si snoda, quindi, tra il periodo postunitario e le due guerre mondiali, anni critici per la nostra Italia e per il Sud in particolare.

Dopo aver seguito gli studi in seminario viene ordinato sacerdote nel 1909, all'età di 25 anni.

Il 19 novembre 1919 l’Arcivescovo di Bari, mons. Giulio Vaccaro, tenuto conto che Gioia contava circa 25.000 abitanti e che un nuovo quartiere si stava sviluppando ad est del paese ed era il caso che si dotasse di una chiesa,  provvede ad acquistare circa 2.000 mq di suolo su cui erigere la nuova chiesa.

Il 16 dicembre 1919 lo stesso Arcivescovo eleva a Parrocchia sia la zona orientale  di Gioia che quella occidentale: le attuali Immacolata di Lourdes e Santa Lucia. Continua la Lettura

L’Asilo d’Infanzia ” E. De Deo “

Già all’inizio dell’800 a Gioia funzionavano le Scuole elementari.

Infatti, prima ancora della disposizione regia del 1810, che imponeva che in ogni Città, Terra o luogo abitato del regno vi fosse un Maestro che insegnasse i primi rudimenti e la Dottrina Cristiana ai fanciulli e li istruisse del metodo normale, il Decurionato di Gioia l’8-2-1810 ricorda che nel nostro Paese vi è una scuola nella quale dal 1806 è stato nominato Maestro l’abate Francesco Paolo Losapio.
 
Sette giorni dopo il Plebiscito, che sancisce l’unificazione  delle nostre Terre all’Italia di Vittorio Emanuele, e precisamente il 28 ottobre 1860, i Decurioni di Gioia si riuniscono per deliberare sulla richiesta del Governo,  se cioè il Comune vuole istituire gli Asili Infantili.
Il 19 dicembre 1866 il Consiglio comunale, preso atto che gli Ordini religiosi sono stati soppressi e che il Convento dei Padri Riformati è rimasto vuoto, pensa di utilizzare quei locali per un Asilo infantile e per il miglioramento dell’Ospedale.
 
Nella successiva riunione del 21 gennaio 1867  si parla ancora di allocare nel Convento dei Frati Riformati  l’Asilo infantile e di istituire anche  asili rurali d’infanzia.
 
Il Consiglio comunale di Gioia nelle sedute dell’8 e del 17 luglio 1868 delibera di impiantare un Asilo Infantile, che potesse ospitare 50 bambine e 50 bambini. Continua la Lettura

Antiche unità di misure e antiche monete

A seguito  dello sviluppo del commercio di svariati beni di consumo o della compravendita di beni immobili gli uomini hanno utilizzato  diverse unità di misura, in base al tipo di bene e allo stato fisico d'ogni sostanza o dell'oggetto della contrattazione.

Spesso le unità di misura, che servivano per quantificare lunghezze, aree, volumi e pesi, erano utilizzate solo  in un ristretto ambito territoriale.
Conseguentemente, tutti gli strumenti utilizzati da ogni comunità  erano imprecisi e non corrispondenti con quelli di altre comunità con le quali si intrattenevano scambi commerciali.
Solo dopo il 1885 le comunità nazionali ed internazionali, per razionalizzare gli scambi commerciali tra  di loro,  disposero di unificate le diverse unità di misura; esse oggi  sono d'uso comune.
Prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, quando Gioia faceva parte del Regno delle Due Sicilie, anche nella nostra città venivano utilizzate unità di misura diverse da quelle attualmente in uso. Continua la Lettura

Pagina successiva »