La vita di San Filippo ( libro VI cap. XI )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  VI       CAP. XI

Miracoli avvenuti con visitare il sepolcro di S. Filippo.

Claudia Grignana zitella, havea grandissimi dolori di stomaco, di corpo, e nelle ginocchia, che le cagionavano continui vomiti, ed era ridotta à tale, che non potea far cosa alcuna. I Medici, doppo molti medicamenti, dissero, che non occorrea farle più altro, perche il suo male era incurabile. Stette così sei anni, quando una notte di Natale raddoppiandosele i dolori, durarono di tormentarla infino al giorno della Circoncisione,  nel quale fu benche con gran fatica condotta in carrozza, alla Chiesa nuova; dove, sopragiunta da gl'istessi dolori, si gittò in un banco; & esortandola le compagne, che arrivasse infino alla cappella del B. Filippo con grandissimo stento ajutata, vi arrivò: e postasi inginocchioni si raccomandò al Santo, facendo voto, se guariva, di digiunare ogn'anno la sua vigilia in pane, & acqua. Finito il voto, in un subito se le partirono i dolori, le ritornò la forza, da se stessa caminò per la Chiesa, salì in carrozza, e guarì del tutto.

Hippolita Martelli, essendo stata un'anno indisposta di doglie artetiche, che la pigliavano sotto il fianco destro, e le offendevano tutta la gamba, nè potea star'in piedi, nè à sedere, nè caminare se no appoggiata, non giovandole alcun medicamento; una mattina venne alla Messa, & essendo il dolore più eccessivo, che mai, nell'entrar in Chiesa si voltò al sepolcro del Santo, e lo pregò, che s'era per salute dell'anima sua le volesse levar quel dolore, ò almeno alleggerirglielo. Dette queste parole in un subito se le partì il dolore, e le tornò la forza nella gamba; di modo che  da se stessa si drizzò all'Evangelio, e tornò à casa senza haver bisogno d'appoggiarsi, e dall'hora in poi stette sempre bene. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. X )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI  LIBRO  VI      CAP.  X

Miracoli operati per mezo d'Apparitioni di S. Filippo.

Due mesi dopo la morte del Santo, Drusilla moglie di Antonio Fantini cadde da una loggetta alta circa venti palmi in un cortile, e percosse con la testa in certi ferri, che stavano in alcune tavole, e se le spaccò il labro inferiore in tre parti, e l'occhio destro le uscì fuori: sì che nè dall'uno, nè dall'altro vedea lume; il naso tutto se le guastò, e li denti crollavano, e la mano sinistra se le aprì, e per la bocca gittava gran quantità di sangue, e rimase come morta. Fù trovata in questa maniera da un lavorante d'un barbiere, alle grida del quale concorrendo gente, la portarono nel letto, ch'ella non se n'accorse; e così stette quindici giorni, che non conoscea, non vedeva, e non parlava niente; e per forza le metteano il cibo in bocca. Passati li quindici giorni, e tenendo tutti ch'ella morisse, Antonio suo marito, solito di visitar ogni giorno il sepolcro del Santo, glie la raccomandava istantemente, aggiungendo alle preghiere il voto, che se rendeva la sanità alla donna, farebbe dipingere il miracolo in una tavoletta, e quella portarebbe al suo sepolcro: e così seguendo ad orare, fù consolato; poiche una mattina, essendo egli andato à Messa alla Chiesa del Santo, e la moglie rimasa sola in casa, si raccomandò di tutto cuore à S. Filippo, ch'era stato suo Padre spirituale;  e mentre faceva oratione, si sentì all'improviso un gran peso nel petto, e mettersi un fazzoletto giù per la gola, & indi à poco à poco cavarnelo, e incontanente le tornò il lume degli occhi, e vide il Santo Padre vestito da Sacerdote con un splendore grande, che tenea  quel fazzoletto in mano tutto insanguinato, e le disse: Non dubitare, perche tu non morrai questa volta; & in un tratto rimase guarita della testa, dell'orecchio, del labro, del naso, e della mano, come non vi havesse havuto male alcuno. In quel mentre tornò dalla Messa il marito, e nell'entar in camera Drusilla gli disse: Dio te'l perdoni, che sei venuto quà; percioche nell'aprire che hai fatto della porta, è sparito il B. Filippo, il quale m'è apparso, e m'hà guarita. Ma perche per ragione di detta cascata se  le era gonfiato talmente il ginocchio destro, che'l Cerusico dicea esser necessario in ogni modo tagliarlo, ella lo pregò, che volesse aspettare infin'alla mattina seguente. Haveva ella detto al marito, che le portasse il ritratto del Santo; & il marito glie lo portò; onde se lo pose la sera sopra il ginocchio, e la notte si raccomandò di nuovo al Santo Padre, pregandolo, che la volesse guarire ancora del ginocchio, accioche non havesse à patire tanto dolore: E sù la meza notte le apparve un'altra volta S. Filippo nell'istesso habito, e con lo stesso splendore come sopra: il quale le sciolse il ginocchio, e glie lo toccò, e subito rimase guarita. All'hora chiamò il marito, accioche vedesse il Santo, ma in quello ch'ei si destò, Filippo subito sparve. Quando poi la mattina venne il Cerusico, la trovò guarita, nè mai più vi hebbe mal'alcuno. Essendo nondimeno rimasta addolorata per tutta la vita, talmente, che non potea levarsi di letto, nè far'i fatti suoi, pregò similmente il Santo, che la volesse finir di guarire; & egli le apparve la terza volta, come sopra, alla cui vista sentissi ella  invigorire: e presala per il capo, e per le spalle, e per i piedi, e così distendendola, la rese compitamente sana; si che l'istessa mattina si levò di letto, & andò in piazza alle sue faccende, come faceva prima: perciò coloro, che sapeano il caso, si stupivano di vederla viva, non che guarita. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. IX )

LA VITA DI SAN FILIPPO     LIBRO  VI       CAP.  IX

Miracoli operati per mezo de' Voti fatti à San Filippo

Nell'istess'anno, che'l Santo morì, Suor Fiammetta Nannoni, vergine di santa vita, la quale è vissuta infino all'età di sessantott'anni, essendo stata inferma da dieci in dodici mesi in letto per haver una gamba tutta pesta da una Ruota d'un cocchio, che l'era passata sopra, non giovandole alcun medicamento, e patendo dolor grandissimo si sentì inspirata, che se volea guarire si raccomandasse alla Madonna, e facesse voto à S. Filippo, che se ottenea la gratia portarebbe  alla sua sepoltura una gamba d'argento. Appena hebbe fatto il voto, che in un subito si sentì così perfettamente guarita, come non vi havesse havuto mal'alcuno; e sodisfece à quanto havea promesso.

Gio: Battista Magnoni Cremonese, e Prete in S. Girolamo della Carità per due posteme venutegli nell'orecchie rimase sordo, e mon sentiva più ragionare, benche si gridasse ad alta voce. Or venendo egli un giorno alla nostra Chiesa, & accostandosi più vicino, che potè alla sedia per sentire i sermoni, nè intendendo parola, disperato d'ogni ajuto, se n'andò piangendo verso l'Altare di S. Filippo, e con viva fede lo pregò, che gli volesse far gratia dell'udito, al meno per sentire la parola di Dio; facendo voto di dir'una Messa in honor suo; e ricevette la gratia: imperoche il giorno seguente cantandosi dopo pranzo alcune canzonette spirituali da que'Padri di S. Girolamo, & accostandosi Gio: Battista per udire, in un subito sentì aprirsi tutte due l'orecchie, come se da quelle gli fossero state levate due palle di piombo; onde finita la canzonetta disse: Siate certi, o Padri, che mi è tornato l'udito. Essi sentendo questo, maravigliati gli domandarono in che modo? Rispose: Hieri stando io nella Chiesa nuova, e non potendo sentir'i sermoni, feci voto al Beato Filippo, che almeno per udir la parola di Dio m'impetrasse l'udito; e mentre stavate cantando, m'hà fatta  la gratia, e vi sento benissimo. Molti di loro vollero farne la prova; e così cominciando à ragionare con voce sommessa, trovarono esser la verità; percioche Gio: Battista riferiva loro tutto quello, che andavano frà se stessi dicendo: Andò poi à dir la Messa alla Cappella del Santo, e sodisfece il voto. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. VIII )

LA VITA DI SAN FILIPPO    LIBRO  VI       CAP. VIII

Miracoli operati con Diverse altre Reliquie di S. Filippo.

Filippo figliuolo di Nero del Nero, pativa grandissimo dolore di denti, che non trovava quiete, nè giorno, nè notte: or essendogli poste sopra la guancia alcune Reliquie del Santo Padre datele dalla Marchesa Nannina sua sorella, subito rimase libero dal dolore.

Cesare Marerio essendo ammalato di podagra, e di febre, fù visitato da sua sorella, la quale havendo una soletta di S. Filippo, accostandosegli pian piano gliela pose sopra il piede, dove havea la podagra; il che fatto, l'infermo si addormentò; e svegliatosi si trovò guarito del tutto, e dall'hora in poi, in fin che visse, non patì più di simil male.

Nell'istessa casa, venendo un'accidente ad un servitore, che lo facea tremare da capo à piedi, subito che gli fù messa sopra la detta soletta, cessò l'accidente, e rivenne in se, nè mai più gli diede fastidio.

Claudio Neri Romano, fù assalito da un dolore grande nelle reni, e nella schiena dalla parte destra, onde non poteva nel letto  mutar sito, e nel muoversi era sforzato di gridare ad alta voce, sostenendo questo male circa due mesi. Nel medesimo tempo gli sopravenne un gran dolore nel ginocchio sinistro, onde non giovando i rimedij medicinali, si fece dare un berrettino, & alcuni capelli del Santo, & applicatili con divotione  al male, incontanente tutto il dolore partì. La mattina seguente raccontando egli à i parenti, & à gli amici la gratia ricevuta, fù detto da alcuni, che ciò haveva potuto succedere per causa naturale; poiche essendo Filippo morto pochi giorni prima non era ancora accreditata la sua santità. Ma Iddio permise che il giorno seguente da un nuovo, e più grave dolore fosse percosso nel ginocchio destro; e dopo haverlo sopportato infino alla notte, aggravandosi sempre più con  enfiarsi anco il ginocchio, adoperò le medesime Reliquie, e fù subitamente guarito, non patendo mai più tali dolori.

Carlo figliuolo di Paolo da Castro Romano, stando con la chiragra, nè cessandogli la doglia per medicamenti, che vi havesse fatti, andando una mattina à visitare il Padre Angelo Velli suo Confessore, si riconciliò da lui, e gli raccontò il suo male: à cui il Padre Angelo toccò con un poco  di reliquia del Santo le mani, che gli stavano raccolte, & attratte, e vi sentiva grandissima pena, e nel toccarlo gli disse: habbiate fede: e subito se gli partì il dolore, nè mai più gli tornò. Continua la Lettura

La Piazza di Aprile in edicola

10 aprile 2012 Autore: La Redazione  
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La vita di San Filippo ( libro VI cap. VII )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI      LIBRO  VI        CAP. VII

Miracoli occorsi con occasione di legger la Vita di San Filippo.

Vincenzo Valesio Sacerdote, e Dottore dell'una, e dell'altra legge, patì per venti hore una grandissima tentatione,  che lo travagliava molto, movendogli di tal sorte l'imaginativa, che non lo lasciava quietare; nè si era potuto liberar da quella, etiandio nel dir la Messa. Occorse, che in quel tempo gli fù data à leggere la Vita di S. Filippo, nella quale lesse in particolare l'esempio di Stefano Calcinardi, quando fù liberato dal pericolo di peccare: onde levando la mente à S. Filippo, disse di cuore queste parole: Et à me, ò santo Padre? volendo inserire, che, si come Stefano era stato così benignamente ajutato in quel pericolo, anch'egli desiderava di esser liberato da quella tentatione. Dette queste parole in un'istante si sentì partire dall'imaginativa la tentatione, e di maniera se gli partì, che non solo non gli dava più fastidio, mà facendo due, ò tre volte forza di ricordarsene, nè meno potea farsi venire quell'imaginatione: e quanto più si sforzava, tanto più se gli allontanava, per la qual cosa fece voto, per rendimento di gratie, di dire ogni volta, che andava alla Chiesa nuova, cinque Pater noster, cinque Ave Maria al sepolcro del Santo, e vi appese una tavoletta con queste parole: Anno Domini Millesimo  sexcentesimo primo, dum viginti horis Angelus sathanae me colaphizat, licet pluries Dominum rogaverim, ut à me recederet, non obtinui: sed dum B. Philippi vitam, et miraculorum librum perlego, et ad  illud Stephani de anno Millesimo quingentesimo nonagesimo quinto devenio, implorato ejusdem Beati auxilio, statim recessit.

Ritrovandosi infermo Alessandro de Benedictis, medico Aquilano di febre continua con grandissimo dolor di testa, una persona stava leggendogli la vita del Santo, e frà l'altre cose lesse una gratia fatta ad un'infermo, che pativa dolori colici; per la qual cosa Alessandro raccomandò anch'esso di tutto cuore al Santo, che volesse liberarlo dalla doglia di testa, come havea liberato quell'altro da'dolori colici: & in un'istante si trovò libero, e sano dal duol di testa con sua grandissima meraviglia. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. VI )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  VI       CAP.  VI

Miracoli operati per mezo d'alcuni Berrettini di San Filippo.

Girolamo Cardinal Panfilio, all'hora Auditor di Ruota, tornando una sera à casa con dolor di testa grandissimo, che lo tenea come sbalordito, si raccomandò di cuore al Santo Padre; e mettendosi in testa un suo berrettino, in un'istante se gli partì il dolore.

L'istesso avvenne all'Abbate Jacomo Crescentij in un dolor di stomaco, che, applicandogli anch'egli un berrettino del Santo subito guarì.

Pompeo Pateri, Prete di Congregatione poco doppo la morte del Santo Padre, fù assalito da una febre, che nel principio mostrò d'esser catarrale, mà in quattro, ò sei giorni si scoperse febre maligna con petecchie, e dolor di testa intensissimo: laonde tre Medici de' primi di Roma, che lo curavano, giudicarono, che di quella malattia dovesse morire: massimamente che da'rimedij, che se gli faceano, non  ne ricevea giovamento alcuno.  Della qual cosa accorgendosi l'infermo, raccomandandosi di tutto cuore al Santo Padre, & ad altri Santi suoi Avvocati, prese un berrettino, che haveva adoperato Filippo, e se lo mise in testa, & in meno d'un hora fece tal miglioramento, che Bernardino Castellani, uno de'sopradetti Medici, il quale molte notti per sua carità volle assistere all'infermo, lo trovò di sorte migliorato, che ne rimase stupito; e la mattina, venuti gli altri Medici l'assicurarono, che non vi era  più pericolo, e che quanto prima sarebbe uscito fuori di letto, come succedette.

Nella città di Faenza ad un fanciullo nominato Antonio, figliuolo di Vincenzo Severoli, cadde un catarro nella faccia dalla banda destra, e di maniera se gli gonfiò, & infiammò, che più non si conosceva. Il Medico lo curò per alcuni giorni, e parve che'l male desse indietro. Mà indi à otto, ò dieci giorni gli cadde di nuovo l'istesso catarro, e lo condusse, che stava molto peggio di prima: per la qual cosa tenuto da suo padre per ispedito, se n'andò ad un Monasterio di Monache di quella Città, chiamato di S. Cecilia, per raccomandare il figliuolo all'oratione di quelle Madri, e parlando con una sorella, Monaca di quel luogo, ella gli offerse un berrettino del Santo: & egli, che benissimo era informato della santità di Filippo, le disse, che l'accettava molto volentieri; mà che prima volea prepararsi per pigliarlo con quella divotione, che si conveniva: così la mattina seguente si confessò, e'l giorno andò al detto Monasterio per la Reliquia, e la sera tornato à casa la pose in testa al suo Figliuolo infermo, e la mattina seguente riportò il berrettino alle Monache, dicendo: mio figliuolo è guarito. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. V )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  VI      CAP.  V

Miracoli operati con alcune berrette di S. Filippo.

Stando ammalata in Novara Margherita Caccia con grandissimi dolori, Gio: Battista Boniperti, Sacerdote Novarese, di cui spesse volte habbiamo fatto mentione, e Padre spirituale di lei le diede una berretta del Santo Padre, & applicatala al suo male, subito si sentì partire il dolore.

Suor'Hippolita Cipriana, Monaca nel Monasterio di S. Cecilia in Roma, havendo acerbissimi dolori di fianco, del quale male soleano morire i suoi, essendole sopragiunta la febre; il Medico la facea pericolosa. Intendendo questo il Padre confessore di quel Monasterio, che si trovava una berretta del Santo, glie la mandò dicendo, c'havesse fede in quel sant'huomo. Applicò la Monaca la berretta con gran fede al suo male, e subito, cessarono i dolori, e la febre, e guarì del tutto.

Intese Antonio Fantini da Bagnocavallo, altrove nominato, come un figliuolo picciolo d'una sua vicina, il quale era stato molto tempo infermo, era finalmente divenuto così consumato, che non havea se non la pelle, e l'ossa, nè prendea più cibo, e stava morendo: onde mosso à compassione della madre, e del padre, diede loro un pezzetto della berretta del Santo, e la madre la mise al collo del bambino, & incontanente guarì. Del che stupita la madre andò subito alla Chiesa nuova à render le gratie al Santo, che havea ( per così dire ) restituita la vita al suo morto figliuolo.

Il medesimo Antonio Fantini, sentendo che un gentil'huomo del Cardinal Tarugi era molestato da un'ardentissima febre, &  havendo sperimentato le gratie ricevute da molti, mediante la berretta del Santo Padre, ne diede un pezzetto anche à lui; e subito, che'l gentil'huomo l'applicò con gran fiducia al suo male, immantenente guarì; e la mattina si levò di letto, e non hebbe più male. Continua la Lettura

Greta Lobefaro suona in RAI il 12 aprile in diretta

7 aprile 2012 Autore: Paola Sorrentino  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Giovedì 12 aprile tra le 11 e le 12,  su RAI 2 ai Fatti Vostri, programma condotto da Giancarlo Magalli,  nella rubrica Saremo famosi, la piccola pianista gioiese, Greta Lobefaro (10 anni) suonerà in diretta.

Greta debutta poi con l'orchestra "La Bottega dell'armonia" diretta dal M° Bepi Speranza, presso il teatro Rossini di Gioia del Colle il 27 aprile alle 20, in programma il  Concerto per pianoforte e orchestra K 41 di W.A. Mozart.

Il 28 si replica a Bari alla Vallisa.

La bambina frequenta il IV anno di pianoforte principale ( vecchio ordinamento) sotto la guida della Prof.ssa Giovanna Valente.

La vita di San Filippo ( libro VI cap. IV )

LA VITA DI SAN  FIILIPPO NERI       LIBRO  VI       CAP.  IV

Miracoli operati con alcune pezzette tinte del sangue di San Filippo.

Stefano Calcinardi, di sopra nominato, andando del mese d'Agosto à spasso verso la Trinità de' Monti fù chiamato da una donna sua paesana, dicendo di volergli parlare, la quale lo ricercò di mal fare; & egli stando per acconsentire, havendo in petto alcuni capelli del Santo, & alcune pezze intinte del suo sangue, sentì in quel luogo dov'erano quelle Reliquie, darsi un colpo nel petto, come se fosse d'un martello, e gli venne un mancamento di fiato, e hebbe à cadere in terra: & udì una voce, che gli parve del Santo, che gli disse: Guarda che fai? Levati di quà, fuggi il peccato. E così ritornato in sè, partissi, e non commise la colpa.

Havea l'istesso poco prima per mezo di quelle pezzette ricevuta una gratia corporale: imperoche essendogli venuta un'indispositione di stomaco, per cui non potea digerir niente, nè meno mangiare; avvenga che pigliato un boccone, subito si sentiva ripieno: prese una di quelle pezzette, e se la mise sopra lo stomaco; e benche prima vi havesse fatti molti medicamenti, e non gli havessero giovato nulla, subito però, che applicò al suo male la sopradetta reliquia, cominciò à digerire, & à mangiare con appetito, rimanendo in breve del tutto libero da quella indispositione: anzi, dove prima non potea per la debolezza reggersi in piedi, & ad ogni passo bisognava porsi à sedere, dopo che si fù messa quella pezzetta allo stomaco, sentissi tutto rinvigorire, e caminando francamente senz'alcun impedimento.

Marcello Vitelleschi, andando un giorno in carrozza, fù colpito da una palla nell'occhio destro con tanto impeto, che credè certo gli cadesse l'occhio; onde si era cominciato à gonfiare grandemente: prese subito una pezza adoperata dal Santo, e la pose al luogo del male, e non gonfiò più, e restò libero in brevissimo tempo. Perciò la sua madre maravigliandosi, che fosse guarito sì presto, gli disse: Tù ci hai adoperato qualche cosa del Santo Padre, ò ti sei raccomandato à lui. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. III )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO  VI       CAP.  III

Miracoli operati con alcune Corone, ch'erano state di S. Filippo.

Un'anno in circa dopo la morte di S. Filippo, una figliuola di Pietro Contini, chiamata Barbara, s'ammalò gravemente di febre continua, e'l Medico dubitava della sua vita. La madre le diede à recitare una corona ch'era stata del Santo, e subito le cessò la febre, e il giorno seguente rimase del tutto guarita.

Felice Sebastiani, madre della sudetta Barbara, havea portato per otto mesi continui un male grandissimo in tutte due le gambe, nelle quali concorreva un'humore, che spargendosi in molte parti, le havea fatte da quindici piaghe in esse, & una in particolare così grande, che distintamente si vedea l'osso, dandole dolore eccessivo. Il Cerusico vedendo il male disse, che non s'assicurava dovesse guarire: si che  ella tutta sconsolata cominciò piangendo à raccomandarsi al Santo Padre: pregandolo, che si come havea guarito Barbara sua figliuola dalla febre, così volesse impetrar da Dio gratia per lei: facendo voto, se guariva, di portare al suo sepolcro due gambe d'argento; e con l'istessa corona con la quale era stata guarita Barbara sua figliuola, si toccò le gambe quattro, ò cinque volte per tutto dove havea male, e se n'andò à  dormire, e tutta la notte riposò; il che non havea mai fatto per  otto mesi passati: e la mattina guardando il male, e levando ad un per uno tutt'i piastrelli, che havea messi sù le piaghe, si trovò guarita del tutto con la carne saldata, e la pelle rifatta. E dall'hora in poi non hebbe, nè vi sentì mai più dolore, nè cosa alcuna.

Una fanciulla chiamata Virginia, figliuola di Pietro Ruissi, e di Vittoria Frangipani, hebbe una grandissima febre, e ponendole sua Nonna una corona al collo, ch'era stata del S. Padre, subito che la toccò nel volto le cessò la febre.

Furon condennate à morte quattro persone, una delle quali si chiamava Agostino, il quale, dovendo passare dinanzi al palazzo del Governatore nell'esser condotto al patibolo, ostinatamente dicea di voler gridare ad alta voce, e dire, che gli havea fatto torto e che lo chiamava innanzi al tribunal di Dio; nè si potea rimover dal suo pensiero, ancor che molti vi si adoperassero, e vi havessero spesa tutta la notte. Finalmente venne Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. II )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI     LIBRO  VI      CAP.  II

Miracoli operati per mezo de'capelli di S. Filippo, e come mediante quelli risuscitò un fanciullo.

Essendo, che molti, mentre il Santo vivea, pigliassero, con diverse occasioni gran quantità de'suoi capelli, come pretiose Reliquie, si è compiaciuta la Maestà di Dio di operare ancora con essi molti miracoli. Caterina Lotia, moglie di Girolamo Martignone Milanese, essendo gravida di otto mesi, si pose à letto con febre, puntura, e doglia di parto, e partorì un fanciullo morto col volto tutto nero. La Mammana, ch'era pratichissima se lo recò in seno, e fece ogni sorte d'esperienza per vedere, s'era veramente morto; e trovandolo tale, come quella, che sentiva gran dolore, che la creatura fosse morta senza Battesimo, la raccomandò prima alla Madonna: e ricordandosi d'havere appresso di se alcuni capelli del santo Padre, li pose sopra'l fanciullo; dicendo queste parole: O S. Filippo pregate la Madonna, che voglia risuscitare questo figliuolo, accioche io gli possa dare il santo Battesimo: & immantenente il fanciullo risuscitò da morte à vita, e fù battezzato, e nominato Gio: Pietro; il quale dopo venti giorni morì, e la madre anch'essa dopo cinque giorni passò all'altra vita. Tenea quella Mammana con tanta divotione quei capelli, che non gli havrebbe cambiati con qualsivoglia tesoro. Il marito di Caterina, facendo poi riflessione à quel miracolo, concepì tal credito al Santo, che disse: Volesse Dio, che la Mammana havesse posto que'capelli sopra la mia moglie, perche son sicuro, che non sarebbe morta.

Antonio Parma Genovese haveva una postema dentro le viscere, e pativa dolori tali, che simili non havea mai più sentito in vita sua; non trovava luogo nè dì, nè notte, e li Medici non sapeano conoscere il suo male: anzi gli davano medicamenti tutti contrarij. Or dopo molti giorni essendosi aggravato fortemente il male, nè potendo più resistere, si ridusse all'estremo, e da tutti era tenuto per morto. Per la qual cosa un suo compare, chiamato Camillo Relli, ritrovandosi alcuni capelli di San Filippo, sù le due hore di notte glie li pose al collo dicendo: Habbiate fede in queste Reliquie, che sono del B. Filippo, e raccomandatevi à lui di tutto cuore; il che fatto cominciò subito à cessargli il dolore, e la mattina uscì fuori di casa, & andò per la Città, con maraviglia di tutti quelli, che lo vedeano vivo, e sano, pensandosi di vederlo portare alla sepoltura. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro VI cap. I )

DELLA VITA DI SAN FILIPPO NERI

LIBRO  SESTO     Nel quale  si tratta de'Miracoli operati da lui dopo la morte.

CAP.  I       Miracoli operati con l'interiora di San Filippo.

Non solo si compiacque  la Divina bontà d'illustrare il suo servo con tanti miracoli in vita: ma per confermar maggiormente la sua santità, volle anche farlo glorioso di miracoli dopo la morte, e questi sono cresciuti in tanto numero, e tuttavia si vanno aumentando, che se havessimo voluto metterli tutt'insieme, sarebbe stato di bisogno farne altrettanto volume, quanto è questo. Ci contentaremo adunque di metterne alcuni, come nel Libro quinto, de'più principali: onde si potrà agevolmente raccorre, quanto sì in vita, come dopo morte, sia stato in ciò maraviglioso Filippo: à per dir meglio, com'ei volea, che si dicesse, quanto maraviglioso si dimostrasse Iddio nel servo suo.

Suor Teodosia del Duca, Monaca del Monasterio di S. Lucia in Silice di Roma, havea per quindici anni continui, e più, patito di milza, che le dava così gran travaglio, che appena potea respirare, cagionandole ancor una grandissima perturbatione di stomaco. Or occorse, che nel detto Monasterio furon portate alcune Reilquie di S, Filippo, frà le quali vi erano delle sue interiora: per la qual cosa la detta Monaca si mise con gran fede, e divotione quelle Reliquie sopra il luogo, dove havea il male, e raccomandandosi di cuore al Santo, subito  rimase del tutto libera, nè le diede più fastidio.

Gio: Antonio Lemmaro, mercante Napolitano, stando in  letto con grandissimo dolor di fianco, & havendovi usato per ordine de'Medici molti rimedij, nè cessando il dolore, si raccomandò di tutto cuore à Filippo, di cui tenea il ritratto in camera; e nell'istesso tempo una sua figliuola, chiamata Lucretia, gli ricordò la Reliquia dell'interiora del Santo datagli da'Padri della Congregatione di Napoli; e l'esortò à voler pigliare alquanto di quella Reliquia infusa in un poco di vino, e che tenesse ferma fede al Santo, che fosse per ajutarlo con dire trè Pater, e trè Ave Maria. L'infermo udito il consiglio della figliuola, ordinò, che tutto si eseguisse in presenza sua; e non potendo per debolezza, dolore, & affanno dire più, che un Pater, e un'Ave Maria, fattosi porre d'incontro l'imagine, invocò S. Filippo in suo ajuto, e si bevè il vino con la Reliquia dentro, e subito s'addormentò, e destatosi si  ritrovò del tutto sano: onde preso da meraviglia, lagrimando per allegrezza corse à prendere il Ritratto, e molte volte baciandolo con copia di lagrime, lo fece anche baciare a tutti quelli di casa sua: e mandò un voto d'argento al quadro, che tenevano i Padri della Congregatione di Napoli nella Chiesa loro: e di più ordinò, che da tutta la famiglia si digiunasse ogn'anno la vigilia del Santo; & oltre al digiunarla esso, si pigliò per divotione di recitare ogni mattina in honor suo l'Hinno:Iste confessor, &c. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro V cap. VI )

LA VITA DI SAN FILIPPO NERI    LIBRO V       CAP. VI

Filippo libera moltissime donne da' pericoli del parto.

Havea Filippo gratia particolare da Dio benedetto in liberare le donne da'pericoli, che sogliono portare nel parto. Isabella Baciocca Novarese stando in Novara, haveva in Roma un suo cognato, chiamato Gio: Battista Boniperti, di cui habbiamo molte volte fatta mentione; & essendo gravida d'otto mesi si sconciò con gran pericolo di morire. I suoi lo scrissero al detto Gio: Battista: & egli la raccomandò al S. Padre, il quale gli disse: Scrivi à tua cognata, ch'io non voglio, che faccia più aborti. Scrisse; e la cognata non solo si trovò libera dal pericolo, che portava; mà hebbe dodici figliuoli un dopo l'altro, partorendo sempre felicemente.

Delia Buscaglia Vicentina, moglie di Gasparo Birsio Padovano, e musico di Castel Sant'Angelo, gravida di sette mesi, & entrata nell'ottavo, sopragiunta dalle doglie del parto, mandò fuori meza creatura morta, e le sopravenne un'accidente così grande; che parea, che fosse passata, e non se le sentiva battere se non un poco il cuore, nè parlava più; & era divenuta fredda in modo, che non fù mai possibile poterla riscaldare. Fecero i suoi venire i medici, mà la mammana disse, che non v'era bisogno d'altri medici, che di Dio; e soggiunse loro: Avvertite, che se finite di tirar fuori la creatura, ne verrà in pezzi, e la madre morrà. Stando Delia in questi termini dalle quindici hore del giorno precedente, insino alle ventitre del giorno seguente, il marito se n'andò à diversi luoghi à fare oratione per lei: poi andò dal S. Padre pregandolo, che volesse andar'à visitar sua moglie, la quale stava nel termine, che si è detto. Filippo andò, & entrato in camera prese il cappello, che portava in testa, e lo pose sopra l'inferma, & alzò le mani al Cielo, & inginocchiato gridò con sospiri, e lagrime: Ogn'uno si getti inginocchioni, e dica cinque Pater noster, e cinque Ave Maria: li quali finiti, il Santo si levò in piedi, & accostandosi all'orecchia dell'inferma, dando una gran voce disse: O Delia. A questa voce l'inferma rivenne, e come se fosse svegliata da un profondo sonno, rispose: Padre, che vi piace? Il Santo disse due volte: Che siamo Santi: Replicò ella, Iddio lo faccia: e poi soggiunse: Padre, stò male; e Filippo disse: Non dubitare, che non havrai male; e la segnò col segno della Croce; & uscì di camera, e preso suo marito per la mano, quando fù à meza scala, gli disse: Torna di sopra, perche Delia tua moglie hà ricevuta la gratia, e siate buoni; tornò di sopra, e trovò che la moglie havea mandato fuori la creatura senza alcun dolore; & era uscita d'ogni pericolo di morte; e l'istessa notte si levò, come non havesse havuto mal nessuno. Continua la Lettura

Mariachiara Lobefaro accede alle fasi finali di “Scrivoanchio”

MARIACHIARA LOBEFARO si classifica tra i primi 20 del Concorso Nazionale di scrittura SCRIVOANCHIO con il suo componimento letterario LAUS ( pidocchio) e accede alle fasi finali ad Alberobello dal 16 al 21 luglio dove parteciperà  ad attività di laboratori didattici, escursioni e ad altre prove di scrittura creativa.
 
I vincitori saranno proclamati ad Alberobello durante la serata finale del soggiorno-stage (21 luglio 2012).
 
Mariachiara, 16 anni, frequenta il quarto anno presso il Liceo Classico Publio Virgilio Marone di Gioia del Colle (Ba). 
 
Il suo racconto è scaricabile qui  http://www.scrivoanchio.it/scrivo2012/Iscrizioni/Allegati/LavoriPubblicati/120.pdf
 
Il Concorso Nazionale “Scrivoanchio.it” di scrittura creativa multimediale, per adolescenti di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, è promosso dalla Tholos Editrice di Alberobello in collaborazione con l’Associazione Culturale “28” di Alberobello ed ha l’obiettivo di valorizzare le opere letterarie (poesie, racconti, sceneggiature, etc.) dell’universo adolescenziale contribuendo alla qualificazione ed al rafforzamento della Cultura per mezzo di moderni strumenti di comunicazione quale quello di Internet.

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