Daniele e Filippo Petrera
4 aprile 2011 Autore: Dalila Bellacicco
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano
Daniele Petrera fu un personaggio di spicco nel panorama scientifico e politico di Gioia del Colle, di cui ben poco si è detto e scritto proprio dov’egli nacque il 31 marzo del 1839. La controversa costruzione del lebbrosario (seconda parte)
21 febbraio 2011 Autore: Domenico Paradiso
Categorie: La Gioia di Ieri, Storia
Alla fremente protesta del’avv. Colacicco si aggiungeva quella non meno polemica di Nicola Capozzi, anch’essa denigrante il disinteresse dell’assemblea cittadina. Ricordava, infatti, il consigliere di “avere discusso a lungo con un funzionario del comune […] il quale alle mie rimostranze sulle rare sedute del consiglio, mi sosteneva [sic] che il consiglio si doveva riunire solo due volte in sessione ordinaria: a primavera e in autunno!”. Dal che derivava, a giudizio del Capozzi, il lassismo delle autorità amministrative gioiesi, le quali, se avessero tutelato con maggior vigore gli interessi cittadini dinanzi alla deputazione provinciale,“questa non avrebbe avuto il coraggio di prendere la decisione presa, e proprio in un punto ove sta per ampliarsi una borgata fiorente” (cit. Archivio Comunale di Gioia del Colle, Busta 137, Sanità e igiene, Fascicolo 2, prot. n. 9.727). Ne derivava una polemica conclusione: “Si deve […] al fatto di non essere rappresentati in quel consesso se si è puntato lo sguardo su Gioia per l’istituzione del lebbrosario”. L’oratore rievocava poi i suoi meriti in seno a quel consiglio, giacché quando ne faceva parte, si era battuto per ottenere“la strada che ci congiunge a Matera”. Laddove l’attuale amministrazione provinciale, “con il volere far sorgere qui il lebbrosario, vuole evidentemente compiere uno sfregio a Gioia del Colle”. Anche il Capozzi invitava alla battaglia: “Bisogna muoversi e protestare contro la deputazione provinciale e contro tutti” (Ibidem). Continua la LetturaPresentazione del volume “Memoria dal Fuoco”
12 febbraio 2011 Autore: Dalila Bellacicco
Categorie: Acculturi@moci, Eventi & Tempo Libero, La Gioia di Ieri
Lunedì 14 febbraio, alle ore 18.30 nel Teatro Rossini, Enzo Quarto, Lino Patruno e Bianca Tragni presenteranno “Memorie dal Fuoco”, una pubblicazione storica, poetica ed artistica composta “a più mani” al pari di una melodia, cui ho contribuito con la stesura di due saggi ma che sento ancor più mia per il pathos che ne ha accompagnato la “gestazione” ed alcune scelte editoriali.La “ngegne” ( la noria )
24 gennaio 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia
Uno degli strumenti utilizzati in passato dai nostri agricoltori e che fa ormai parte dell’archeologia agricola è senza dubbio la “ noria “.Il molino “Excelsior” di Gioia del Colle
11 gennaio 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia
Nella prima metà del secolo scorso Gioia del Colle era rinomata non solo per lo sviluppo del settore caseario, la mozzarella, o meglio il fiordilatte, e gli altri prodotti della lavorazione del latte, ma anche, per restare al campo alimentare, per la produzione di vino primitivo e di olio d’oliva.
Il panorama economico del paese era costellato anche da numerose industrie di trasformazione di prodotti vitivinicoli ( distillerie ), da industrie tessili, da ebanisterie e soprattutto da complessi industriali per la produzione di pasta e per la molitura e la sfarinatura dei cereali.
Una foto del 1903, la prima riportata nell'articolo, presenta la veduta di Gioia dalla via per Santeramo e mostra il panorama industriale di Gioia, con una presenza di ciminiere che svettano sull’abitato, a conferma del confortante sviluppo economico-industriale del nostro Paese all’inizio del Novecento.
La scelta della zona posta ad ovest del paese, in prossimità della periferia dell’abitato, come insediamento di industrie, era dettata da due favorevoli coincidenze:
- la presenza di due ben distinte linee ferroviarie, la Bari-Gioia-Taranto, che collega l’Adriatico e lo Ionio e la Gioia-Rocchetta Sant’Antonio, che collega il nostro territorio alle coste del mar Tirreno, importanti e utili vie di comunicazioni e di traffici commerciali, Continua la Lettura
Le masserie di Gioia Parte II
21 dicembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia, Turismo
Masseria Rosati a Parco Busciglio
La masseria, che si estende in senso latitudinale, è caratterizzata da un arcone che permette l’ingresso alla corte interna. Un tempo era fortificata, come testimoniava la presenza di un piombatoio sovrastante la grande porta d'accesso. Intorno al cortile si accentra tutta la costruzione con porte e finestre e la cappella.
Le strutture di tutto il complesso denunciano una datazione più antica rispetto alla chiesetta; questa, è interna alla corte, unico esempio fra tutte le masserie gioiesi, caso abbastanza raro anche per le tipologie delle masserie della Puglia. Sulla sua facciata si legge la data del 1788, probabile l'anno della sua costruzione.
Questo complesso architettonico rurale rappresenta il modello della massseria tradizionale, realizzata prima dell’utilizzo delle nuove tecniche edilizie delle odierne case coloniche che hanno portato alla sostituzione della civiltà dell'arco e della volta, della pietra e della calce con la tecnica dei solai.
All’esterno si trova una cisterna, rialzata rispetto al livello di calpestio, per la raccolta dell'acqua piovana. L'ingresso presenta sul lato sinistro una serie di costruzioni basse, che erano utilizzate come depositi o stalle, mentre balza subito all'occhio la costruzione su due piani, con un grande portone laterale d'ingresso e una elegante bifora al primo piano. Altri ambienti sono presenti sul lato destro del prospetto.
Masseria Eramo a Marzagaglia
Questa masseria ci ricorda il tipo di masserie fortificate, costruite soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento, epoca in cui nelle nostre contrade imperversava il brigantaggio.
Infatti appare nel suo complesso come una costruzione massiccia che colpisce per una base o zoccolatura di bugnato calcareo, interrotta dalla presenza di un unico ingresso.
All'esterno vi è una piscina, che raccoglie l'acqua piovana, con copertura a spiovente in pietra e rialzata rispetto al suolo.
La masseria si snoda su due livelli; quello inferiore presenta robuste lastre calcaree a bugnato sul prospetto e un'apertura centrale ad arco e quattro piccole finestre, mentre il piano superiore presenta una finestra-balcone sul portone ed altre sei finestre. Alcuni elementi architettonici decorativi presenti al livello della copertura agli angoli e nella parte centrale della costruzione conferiscono alla masseria un tono di eleganza e di possanza.
Masseria Soria
E' sicuramente una delle masserie più signorili. Si trova sulla via per Marzagaglia.
La facciata principale è nei pressi del recinto della chiesa, chiusa da un muretto a merlature. La masseria edificata nella seconda metà dell'Ottocento mostra tracce sia del gusto medievaleggiante del tempo che dello stile neogotico.
Appare come un piccolo castello che presenta al suo interno un cortile che funge da corte. Si accede alla corte e all'abitazione del massaro attraverso un arco a sesto acuto.
La facciata principale si innalza su due livelli con aperture sui due piani. Il tetto è caratterizzato dalla presenza di merlature.
L'elemento architettonico che però balza subito alla vista è l'arco centrale a tutto sesto che immette nei locali a piano terra, sul quale si innalza una doppia scalinata esterna con loggetta con parapetto in pietra traforata. Sulla sommità della scalinata si apre una finta bifora di stile neogotico che la circonda, attraverso la quale si accede agli ambienti del primo piano e cioè all'ingresso dell'abitazione padronale.
Masseria D’Aprile in contrada Lama delle Vigne
La masseria, unico esempio tra quelle presenti nel territorio gioiese di costruzione con un originario impianto settecentesco, si sviluppa intorno alla corte centrale. Sul portone d'ingresso, sormontato dal campanile a vela, è incisa la data 1838 che si riferisce, forse, al completamento dell'edificio originario. Nella volta a botte del vano d'ingresso è presente un'apertura, che è in comunicazione con il terrazzo sovrastante, che era utilizzata dal massaro per la cernitura del grano.
Una lapide, che un tempo era presente sulla facciata della chiesa, riporta la data 1788.
Il primo proprietario fu un certo Milano. Nell'Ottocento fu acquistata da Giacomo D'Aprile; dal suo nome ancora oggi viene spesso indicata come masseria don Giacomo.
Presenta un recinto all'aperto per il bestiame, formato da uno spesso muro a secco nel quale sono state ricavate arcate sovrapposte adibite a mangiatoia.
Masseria La Torre in contrada San Donato
L'impianto della masseria segue la tipologia edilizia in uso nel settecento. Attraverso un arco si entra nella corte. Fino all'Ottocento, costituiva uno dei beni del Reale Albergo dei Poveri di Napoli.
La masseria è dotata di una chiesa, che si sviluppa all'interno della corte, anche se il suo ingresso è collocato all'esterno della stessa.
Masseria Bosco in contrada Bosco
Una lapide apposta sulla facciata della chiesa riporta la data del 1804, presumibile anno della sua edificazione.
E' una modesta masseria con il piano terra adibito a depositi e locali vari, mentre al primo piano vi erano le abitazioni. Presentava una corte interna, in parte distrutta, a cui si accedeva attraverso un grande arco. Sul fianco laterale della corte vi è un grande capannone, il cosiddetto lamione, di recente riadattato.
Masseria Il Fattore a contrada Parco La Mandra
La masseria fu costruita nel 1819, come risulta dalla data incisa sull'arco del portone d'ingresso. E' appartenuta fino ai primi anni del Novecento alla famiglia Eramo.
Presenta l'impostazione classica della masseria pugliese: una corte-cortile interna su cui si affacciano le stalle, i locali di deposito e l'abitazione del massaro a piano terra e l'abitazione del padrone al primo piano.
Manca la chiesa, anche se si presume che la piccola costruzione a lamia datata 1872, quasi adiacente le colonne del cancello d'ingresso della strada, svolgesse la funzione di cappella votiva.
Nella lunetta sovrastante il portone d'ingresso su una lamiera di ferro è dipinta la Madonna del Carmine a ricordo del passaggio del Sergente Romano e della sua truppa dalla masseria, avvenuto il 16 luglio 1861. La lunetta originale, perduta o distrutta, sembra sia stata dipinta dal pittore gioiese Francesco Romano. Sul fianco laterale della costruzione, lungo un vialetto colonnato si sviluppa un atrietto, dove è possibile ammirare un sedile in pietra. Un fregio scolpito nella pietra dell'architrave dell'ingresso ricorda che don Diego Eramo provvide ad abbellirla nel 1863.
Davanti all'ingresso vi è un'aia. La facciata bicolore presenta due piani: quello inferiore è rivestito in pietra a bugnato color marrone, quella superiore è di colore bianco.
Al piano terra c'è un portone centrale ad arco con lunetta sull'architrave e quattro piccole apertura, segno che quegli ambienti erano utilizzati come deposito, mentre la parte superiore presenta una finestra centrale ampia e sei finestre più piccole.
Sul tetto ai quattro lati e nelle parti centrali dei decori architettonici triangolari si possono osservare pinnacoli che conferiscono alla costruzione un ruolo di difesa.
Masseria San Pietro in contrada San Pietro
La masseria appartenne alla famiglia Soria fino ai primi decenni del Novecento. Sull'arco di uno dei portoni d'ingresso alle rimesse è riportata l'iscrizione: A.S. N. MDCCCXXXIV T.S.E. Quella data, il 1834 starebbe ad indicare l'anno della costruzione voluta da Teodorico Soria.
La masseria era fortificata per mezzo di vari elementi difensivi. Sull'angolo destro della facciata principale e sul retro della costruzione sono visibili le sajettere, corpi aggettanti che presentano feritoie ad uso di difesa.
Sulla scalinata interna un pianerottolo in legno a forma di ponte levatoio serviva a difendere l'abitazione del padrone da eventuali assalti di nemici.
Tutta la tipologia costruttiva conferma lo scopo difensivo della costruzione: un edificio su due livelli con una porta più grande al piano terra e una serie di porte più piccole, che permettono l'accesso ai depositi o alle stanze dei coloni. Finestre più ampie al primo piano denotano la funzione di quegli ambienti come abitazione del padrone.
La masseria è dotata di una piccola chiesa.
Masseria Vallata in contrada Vallata
La costruzione probabilmente risale alla seconda metà dell’Ottocento.
Presenta un unico corpo di fabbrica, al centro del quale spicca un torrino merlato, con funzione di difesa. Sulla facciata principale si può ammirare un balcone con una balaustra.
La masseria nel corso degli anni è stata oggetto di rimaneggiamenti e ristrutturazioni che ne hanno alterato il primitivo impianto.
La masseria è dotata di una chiesa, che si sviluppa esternamente alla costruzione.
Masseria Gonnella a Canale Frassineto
E' una costruzione recente, risalente al principio del Novecento, sita ai piedi della collina di Monte Sannace. Presenta la consueta distribuzione razionale degli ambienti di una masseria: depositi e locali per gli animali al pianterreno e locali adibiti ad abitazione distribuiti al primo piano.
Tutta la costruzione si segnala subito per l'eleganza geometrica dei suoi volumi quadrangolari e per la distribuzione della luce, accentuata dalle superfici lisce ricoperte dalla bianca calce.
E' una costruzione irregolare che si estende su vari livelli di diversa altezza.
Masseria Cocevole in contrada Cocevoli
E’ ubicata in Contrada Cocevoli, sul lato sud della provinciale per Santeramo.
Altre costruzioni, in prossimità del paese, sono di più recente costruzione, rispetto alle masserie. Esse si possono considerare Ville signorili. Tra queste si possono citare: -
- Villa Carano
- Villa Cassano
- Villa Indellicati
- Villa Pagano
- Villa Colombo
- Villa Soria
E’ consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte e il nome dell’autore.
Le fotografie sono tratte da : Agrodolce – masserie a Gioia del Colle di Franco Marvulli – Foglio d'Identità Territorale – Comune di Gioia del Colle – Assessorato alla Cultura – 1998.
Foto di : Nunzio Ponte
Le masserie di Gioia Parte I
20 dicembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia, Turismo
Masseria, dal latino massa, termine che deriva dalla parola greca μαζα (maza) che indica l'impasto per fare il pane, nell’alto medioevo significava un grande possedimento terriero costituito da un insieme di fondi o poderi, " pars massaricia " , dati in affitto per un certo tempo a un conduttore il quale lo faceva coltivare da coloni e servi , in opposizione alla " pars dominica " , terre coltivate dal signore ), è l’azienda rurale diretta da un contadino, massaro, secondo un contratto di colonìa.
Sin dal suo sorgere la massaria indicava delle realtà economiche ed insediative diversificate, pur costituendo in generale un insediamento umano nel territorio rurale, che si configura come centro di produzione, organizzazione del lavoro agrario e dell'allevamento.
Le masserie, infatti, si possono raggruppare in quattro categorie:
1- Masserie di campo, cioè centri colturali con funzione di intenso sfruttamento di ampi territori agrari o di spazi ai margini degli insediamenti urbani e agricoli;
2- masserie di allevamento, quelle in cui l'attività preminente è l'allevamento di bovini, suini, ovini ed equini:
3- masserie miste, quelle cioè in cui si pratica sia l'attività agricola che quella pastorale;
4- masserie costituite da più soci uniti da contratti agrari, per mettere in società delle terre di proprietà di Enti ecclesistici, come è il caso di Gioia, che nel 1312 vede tale forma di cooperazione fra tre privati cittadini relativamente alle terre della chiesa gioiese di S. Pietro de Sclavezzolis, a circa un miglio di distanza dal Paese, terre possesso della Chiesa di San Niccolò di Bari;
5- masserie regie, aziende che valorizzano la produttività del demanio regio, diversificando gli interventi: non solo la cerealicultura e l'allevamento, ma anche la viticultura e altre culture specializzate.
Gran parte delle masserie più antiche presenti nell’agro gioiese, distanti dal centro abitato, hanno svolto la funzione tipica della curtis medievale, non solo per la presenza della corte, il cortile centrale, che ne costituisce un elemento caratterizzante, ma anche per il ruolo economico e sociale che rivestivano.
La masseria, anche da noi, inizialmente più estesa rispetto a quelle attuali, da dimora del signore, che faceva lavorare il suo latifondo ai contadini al suo servizio, è diventata un piccolo centro agricolo in cui oltre alla coltivazione dei cerali, dei legumi e degli ortaggi si praticava l’allevamento non solo degli ovini ma anche dei bovini, degli equini, dei suini e degli animali da cortile.
La masseria è una struttura complessa, con una sapiente organizzazione degli spazi:
- abitazioni, che comprendono la dimora del proprietario, del massaro, dell'eventuale custode, dei contadini, dei salariati stagionali ( i cafoni ), dei pastori;
- servizi generali, che riguardano gli usi comuni, come la cucina, il forno, le cisterne, la chiesa, la barchessa;
- ambienti per gli attrezzi: aratri, finimenti e bardature per gli animali, carrozze, carri agricoli;
- ambienti per la conservazione di derrate: ciisterne per cereali, granai, cisterne per olio e per vino o cantine, fienili e foraggiere;
- ambienti per la lavorazione dei prodotti agricoli: aia, trappeto, palmento;
- ambienti per la lavorazione dei prodotti dell'allevamento: caseificio, essiccazione dei formaggi e dei salumi;
- ambienti per gli animali: stalle per bovini, equini, ovini, suini, gallinacei, colombaie, jazzi;
- strutture di difesa o di avvistamento: torrette, saiettere.
Anche nel nostro territorio per poter svolgere tutte queste attività la primordiale costruzione del signore, che prevedeva quasi esclusivamente l’abitazione del padrone, la masseria si trasforma per assumere la fisionomia di un piccolo centro agricolo produttivo; si costruiscono altri ambienti per la famiglia del massaro, che porta avanti la conduzione dell’azienda agricola, spazi per i salariati fissi ( i cosiddetti ualani ), stalle chiuse per i diversi animali che si allevano, spazi recintati da utilizzare come stalle all'aperto per gli stessi ( iazzi o stazzi), vani deposito per paglia e fieno, vani per deposito di attrezzi e macchinari agricoli e mezzi di trasporto ( traino, calesse, carri agricoli… ), vani per deposito di derrate alimentari ( granai… ), vani per le diverse lavorazioni di prodotti agricoli ( ricotta, formaggi… ), vani per frantoi ( i trappeti ) per la lavorazione dell’uva e delle olive, cantine.
La presenza del forno e di grosse cisterne per la raccolta dell’acqua piovana completavano quelle strutture, conferendo loro una completa indipendenza dal paese. Un altro elemento costante in questi nuovi complessi agricoli è costituito dall’aia, dove si svolgevano numerose attività agricole ( trebbiatura e cernita di vari tipi di cereali secchi ).
Spesso nelle masserie più importanti era presente una cappella, quasi a simboleggiare l’autonomia del luogo anche nei bisogni spirituali che ordinariamente erano soddisfatti nel paese.
L’immagine che balzava da questa complessa struttura era, quindi, quella di un piccolo sobborgo, autonomo in tutti i suoi bisogni.
Spesso le masserie vengono ampliate o costruite su due piani indipendenti; quello a livello del suolo viene utilizzato come abitazione del massaro o come deposito o utilizzato come stalle, mentre quello del livello superiore o è abitato dal signore, che ci vive abitualmente oppure, se questo ha una fissa dimora in città, è dallo stesso utilizzato nei periodi in cui va a vivere in campagna anche per sorvegliare e seguire il buon andamento di alcuni lavori stagionali.
Alcune masserie sembrano dei veri e propri fortilizi, per la presenza di mura che la circondano, di torrette e saiettiere e perché sono ornate di merli, per difendere gli abitanti e lavoratori da eventuali assalti di briganti o di malintenzionati.
Oggi con il termine masseria si intende una costruzione rurale di dimensioni ridotte rispetto a quelle settecentesche o ottocentesche, fatta costruire da modesti proprietari terrieri, che l’abitano durante tutto l’anno e dove essi svolgono quotidianamente le diverse attività agricole.
Tra le numerose masserie dell’agro gioiese si segnalano:
- la settecentesca Masseria D’Aprile con jazzo monumentale (via provinciale Gioia-Turi, vicinale Macchia del Campo),
- la Masseria Il Fattore del primo Ottocento (via provinciale Gioia-Laterza);
- la medievaleggiante Masseria Soria della seconda metà dell’Ottocento (via provinciale Gioia-Castellaneta),
- la Masseria Vallata con la chiesa a doppio campanile a vela (via Vecchia Matera),
- la settecentesca Masseria Gigante (via provinciale Gioia- Acquaviva),
- l’ottocentesca Masseria Villa Scozia (via provinciale Noci- Castellaneta),
- la scenografica Masseria La Villa (via Cinque Parieti), dei primi anni dell’Ottocento, con la serra del Marangiare,
- la seicentesca Masseria S. Candida con la suggestiva cappella (vicinale S. Candida).
Masseria La Villa
Si trova in località Cinque Parieti. La masseria è compatta ed è caratterizzata da costruzioni complesse con un numero di ambienti superiore a quelle delle masserie di altri tipi. I vani del piano superiore sono riservati all'abitazione della famiglia del massaro o del proprietario coltivatore diretto. E’ al centro di una vasta estensione di terreni interessati sia a coltivazione intensiva che diversificata e specializzata: piantagioni arboree, ulivo, mandorlo, vigneto, seminativi.
Una tale forma di economia ha richiesto attrezzature e ambienti indispensabili alla lavorazione e conservazione delle olive, dell'uva, delle mandorle, dei cereali, come trappeto ( frantoio costruito nel 1883 ), cantine, magazzini, depositi. In questa masseria assume particolare rilevanza anche l'allevamento del bestiame, principalmente bovini. Tutta la costruzione, dunque, nonostante il suo nome, è sorta come una vera e propria masseria con attrezzature e strutture da utilizzare per fini rurali.
La masseria fu fatta edificare dall'abate Francesco Saverio Indellicati nei primi dell'Ottocento su una preesistente costruzione. Le caratteristiche architettoniche dell’edificio sono simili a quelle di un palazzo urbano. Intorno alla prima metà dell’Ottocento davanti al fabbricato è stata aggiunta una serie di vani, tra cui due bracci laterali curvi con arcate cieche che hanno creato un effetto scenografico simile a quello del porticato delle ville patrizie e delle barchesse tipiche delle ville venete.
L'ingresso presenta un grande portone ad arco sovrastato da un balcone.
Vicino al corpo di fabbrica principale vi è una costruzione che sembra una specie di serra. Presenta sulla facciata due belle arcate murate di gusto neoclassico. Da ammirare una finestra ad occhio ovale ed il fregio sull'architrave della porta d'ingresso al trappeto.
Masseria Santa Candida a Gaudella
Si trova in contrada Santa Candida, da cui prende il nome. E’ una masseria di grandi dimensioni, inserita ai margini di ampie zone boschive, ed è chiusa perimetralmente. La dimora padronale, in pietra calcarea, posta in zona quasi centrale, è la costruzione di maggiore rilievo. La facciata principale è arricchita dalla presenza di un campanile a vela. L'angolo che si protende verso est è chiuso da una cappella sulla cui facciata una iscrizione in latino ci ricorda l’anno della sua fondazione, il 1639.
Nel Settecento, probabilmente nel 1740, subisce un ampliamento, mentre nell’Ottocento è oggetto di restauri o ristrutturazione, soprattutto per quanto attiene alla dimora padronale sita al primo piano e alla facciata principale. Tutto il complesso rurale e la sottostante grotta, di vaste dimensioni, che ha portato alla luce resti della presenza remota dell'uomo, provano che questa masseria è stata abitata da contadini sin da tempi remoti. La masseria è composta di vari ambienti. Il primo piano comprende due edifici bassi; al centro è presente un grande arco rientrante che immette nella masseria, che si svluppa su due piani.
E' una delle più antiche tra le masserie presenti nel territorio gioiese.
Masseria Perniola a Corvello
L’impianto rurale iniziale, che è molto antico, era costituito da modeste costruzioni a piano terra. Presentava originariamente una forma quadrangolare con cortile, su cui si affacciavano le costruzioni a piano terra. In tempi più recenti a questo primo nucleo abitativo si è affiancata una costruzione più grande, che si sviluppa su due livelli con ambienti a primo piano ed altri ambienti rurali, tutti prospicienti sulla vasta aia antistante la masseria. Il primo piano presenta un balcone, al posto delle tradizionali finestre, elemento architettonico rivelatore di una costruzione più recente. L’ingresso nella masseria si effettua attraverso un'ampia porta ad arco.
Masseria Villa Scozia in contrada Mandorlamara
La masseria è composta da due distinti corpi di fabbrica, siti a poca distanza l'uno dall'altro. La costruzione della villa, più propriamente denominato casino, come risulta dall'iscrizione sulla porta della chiesa risale al 1849 e rispecchia in pieno tutte le caratteristiche costruttive di un palazzo urbano.
Infatti era l'abitazione padronale dei signori De Luca Resta, antichi proprietari della masseria. Le costruzioni di pertinenza, come trulli, jazzi e lamie, sono distaccate dalla masseria e risultano più antiche rispetto alla stessa. In un locale a piano terra della villa è stata ricavata una cappella.
La facciata della villa si presenta lineare, squadrata, semplice e bicolore con portone d'ingresso ad arco e quattro piccole finestre al piano terra e cinque finestre più ampie al piano superiore.
Masseria Gigante in contrada Gigante
E’ sita sulla via per Acquaviva, in contrada Gigante.
La masseria è probabilmente d'impianto settecentesco, come si legge nell’iscrizione V.G.G.F. AD 1753, che è incisa su una pietra oggi murata nel corpo di fabbrica delle cantine che furono costruite nel 1884. Fu completamente ristrutturata e riadattata dalla famiglia Cassano nella seconda metà dell'Ottocento. Fa parte del complesso rurale anche una chiesa, che è esterna all'insieme della struttura principale. Da ammirare la preziosa doppia scalinata in pietra con passamani in pietra lavorata e traforata e l’imponente scalinata interna.
E' consentito l'utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte e il nome dell'autore.
Le fotografie sono tratte da : Agrodolce – masserie a Gioia del Colle di Franco Marvulli – Foglio d'Identità Territorale – Comune di Gioia del Colle – Assessorato alla Cultura – 1998.
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La controversa costruzione del lebbrosario
14 dicembre 2010 Autore: Domenico Paradiso
Categorie: La Gioia di Ieri, Storia
Le recenti polemiche riguardanti il futuro della colonia hanseniana dell’ospedale “Miulli”, comunemente nota come “lebbrosario”, non sono che le ultime di una lunga serie in cui la struttura è stata coinvolta durante la sua pluridecennale esistenza. Difatti le controversie ne hanno segnato il cammino fin dalla nascita, come riportano alcuni articoli di giornale e numerosi documenti d’archivio, in particolare una riunione del consiglio comunale gioiese tenutasi la mattina del 15 novembre 1951 e dedicata, per l’appunto, alla spinosa questione dell’impianto di un nosocomio per i malati di lebbra nel nostro comune. Ad essa presero parte i consiglieri dott. Francesco Girardi, dott. Vito Carano, avv. Francesco Surico, dott. Giovanni Boscia, dott. Marziantonio Boscia, sig. Leonardo Losito, sig. Filippo Addabbo, dott. Leonardo Losito, sig. Donato Pavone, sig. Eustacchio Surico, sig. Francesco Marchitelli, sig. Giovanni Angelillo, sig. Saverio Buttiglione, sig. Giovanni De Bellis, sig. Filippo Gatti, sig. Pasquale Donvito, sig. Raffaele Donvito, sig. Filippo Fasano, sig. Vito Milano, sig. Donato Giampietruzzi, sig. Savino De Nigris, sig. Tommaso Lillo, sig. Federico Brunetti, avv. Costantino Colacicco, sig. Nicola Capozzi, sig. Donato Villanova, sig. Michele Larizza, sig. Luigi Campanelli, prof. Raffaele Birra; presidente fu nominato il sindaco, dott. Angelo Lattarulo, assistito dal segretario, sig. Salvatore Chiarello (cfr. Archivio Comunale di Gioia del Colle, Busta 137, Sanità e igiene, Fascicolo 2, prot. n. 9.727).L’atto di maggior coraggio compiutosi in Puglia (seconda parte)
8 novembre 2010 Autore: Domenico Paradiso
Categorie: La Gioia di Ieri, Storia
A dispetto dei tanti limiti dello stato borbonico, tra gli amministratori gioiesi del periodo ve n’erano alcuni che ad esso rimasero apparentemente fedeli, come testimonia quella che G. Carano-Donvito definisce una “filastrocca dettata dalle superiori autorità”, ossia un discorso che il sindaco, Don Carlo Rosati, tenne davanti al decurionato solo due giorni dopo la suddetta riunione, il 22 maggio 1860.L’Acquedotto Pugliese e Gioia
3 novembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia
Sono trascorsi pochi anni dalla celebrazione del centenario della nascita dell’Acquedotto Pugliese.
Gran parte dell’acqua piovana delle precipitazioni invernali, a causa della conformazione del suolo pugliese, scorre verso il mare mentre quel poco che resta penetra rapidamente nelle fratture del sottosuolo.
Il sottosuolo pugliese è ricco di acqua; questa, a causa della profondità della falda, fino a qualche tempo fa non era facilmente estraibile, per cui da sempre è stata utilizzata l'acqua piovana, che veniva raccolta in cisterne. Queste ultime queste, però, non garantivano quantità sufficienti specialmente nel periodo estivo né la necessaria prevenzione da malattie o epidemie. La stagione delle piogge, limitata al periodo ottobre-aprile, con precipitazioni assai modeste tra 1400 e 600 mm., la mancanza di veri corsi d'acqua, la conformazione carsica del suolo, le elevate temperature estive causano eccessiva evaporazione, rendono il territorio arso e carente di acqua per gli usi domestici.
Il poeta latino Orazio già in passato descriveva la Puglia siticulosa, terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae ( arriva alle stelle l'afa della Puglia sitibonda ).
La necessità di provvedere a un adeguato rifornimento idrico si presentava come un problema di difficile soluzione. La regione è isolata dalle province occidentali dalla catena montuosa appenninica e le pendici adriatiche di queste montagne sono totalmente prive di adeguate sorgenti di acqua. Continua la Lettura
L’atto di maggior coraggio compiutosi in Puglia
9 agosto 2010 Autore: Domenico Paradiso
Categorie: La Gioia di Ieri, Storia
Mercoledì 6 del’attuale mese di maggio sono cominciate le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale, in ricordo dell’impresa di Garibaldi, che in quello stesso giorno di un secolo e mezzo fa salpò da Quarto per raggiungere la Sicilia e cominciare da qui la conquista della parte meridionale della penisola. Spazzamento e fognatura a Gioia
5 agosto 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia
Un tempo, quando i paesi non erano molto estesi e densamente abitati, i rifiuti domestici erano abbandonati nelle pubbliche strade o nelle immediate vicinanze del paese, utilizzati quindi come naturale concime. Non vi era un servizio di spazzamento del paese, in quanto le strade erano polverose o in terra battuta, ragion per cui non era possibile provvedere ad una idonea pulizia delle stesse.
Le acque sporche erano versate nei campi e negli orti presenti nelle vicinanze del paese e utilizzate quindi anch'esse come concime per le culture ortofrutticole.
Nell'attuale Piazza Plebiscito un tempo vi era il cosiddetto " monterrone " un rialzo creato dal deposito di rifiuti e da terrreno; quest'ultimo serviva per ricoprirli e compattarli.
Motivi igienici portano il Decurionato di Gioia il 21 novembre 1859 a stabilire i punti dove buttare la spazzatura e a deliberare sulla gestione della fogna. La popolazione gioiese a quel tempo contava circa 17.000 abitanti.
Il 1 luglio 1862 i Decurioni discutono sulla richiesta di costruzioni di navette per immondizia, in quanto il paese si è ingrandito.
Il 22 novembre 1865 si delibera sull’esito da pagare per il 1866 a chi dovrà prestarsi per la spazzatura dell’intero paese; è approvata una norma che vieta ai cittadini di spazzare per le strade, poiché tale lavoro dovrà essere effettuato dal vincitore dell’appalto. Continua la Lettura
Gabriele D’Annunzio e Gioia
17 giugno 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia
Fiumi di inchiostro sono stati versati per riassumere la figura di D'Annunzio letterato, poeta, vate, eroe.
D'Annunzio è stato un uomo aperto alla modernità, anche se apparentemente legato alla tradizione e alla cultura classica.
Un aspetto del suo modernismo è attestato in campo aeronautico; a qualche anno di distanza dal pionieristico tentativo di volo dei Fratelli Wright del 1903, D'Annunzio crede in questo nuovo mezzo tecnologico, il velivolo, che può segnare una tappa importante nella storia dei trasporti.
La circostanza per cui sia lui che il figlio, ingegnere, collaborano con l'industriale Gianni Caproni, consentendo di migliorare le prestazioni degli aeromobili che poi utilizzerà nelle sue missioni, è la testimonianza della veridicità di questa affermazione.
La presenza di D'Annunzio a Gioia è legata alla missione di Cattaro ed è circoscritta tra il 25 settembre e il 10 ottobre 1917.
D'Annunzio giunge a Gioia il 25 settembre da Taliedo ( quartiere periferico di Milano )sede dell'industria aeronautica Gianni Caproni, il cui aereo nel 1912 realizzò il primato mondiale di velocità 106 Km/ora e distanza nonché quello di altezza nel 1934 a 14433 metri ). Arriva insieme a 15 biplani trimotori divisi in due squadriglie: una è comandata da D'Annunzio e l'altra dal capitano Nardi. Tra gli uomini dell'equipaggio figurano anche due gioiesi: Pugliese e Lattanzio.
Il volo su Cattaro, spiccato da Gioia, era stato pianificato alcuni mesi prima della sua attuazione. Continua la Lettura
I sepolcri di tipo dolmenico di Masseria della Madonna
15 giugno 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Acculturi@moci, La Gioia di Ieri, Primo Piano, Storia, Turismo
A sud-ovest di Gioia in località Masseria della Madonna, a circa due chilometri da un analogo sito, Murgia Giovinazzi, il 1980 il prof. Antonio Donvito negli anni ottanta individua tra la vegetazione steppica e cumuli di pietre una zona interessata alla presenza di dolmen a galleria e sepolcri di tipo dolmenico a tumulo.Il risanamento del manto stradale
13 giugno 2010 Autore: Domenico Paradiso
Categorie: La Gioia di Ieri












