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	<title>gioiadelcolle.info &#187; La Gioia di Ieri</title>
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	<description>Il portale della comunità  gioiese</description>
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		<title>Gabriele D&#8217;Annunzio e Gioia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 00:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acculturi@moci]]></category>
		<category><![CDATA[La Gioia di Ieri]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[G. D'Annunzio]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa di Cattaro]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Cassano]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Angelillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fiumi di inchiostro sono stati versati per riassumere la figura di D&#39;Annunzio letterato, poeta, vate, eroe.
D&#39;Annunzio &#232; stato un uomo aperto alla modernit&#224;, anche se apparentemente legato alla tradizione e alla cultura classica.
Un aspetto del suo modernismo &#232; attestato in campo aeronautico; a qualche anno di distanza dal pionieristico tentativo di volo dei Fratelli Wright [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/07/sitoam_59712113-1.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11409" height="200" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/07/sitoam_59712113-1-295x200.jpg" width="295" /></a>Fiumi di inchiostro sono stati versati per riassumere la figura di D&#39;Annunzio letterato, poeta, vate, eroe.</p>
<p align="justify">D&#39;Annunzio &egrave; stato un uomo aperto alla modernit&agrave;, anche se apparentemente legato alla tradizione e alla cultura classica.</p>
<p align="justify">Un aspetto del suo modernismo &egrave; attestato in campo aeronautico; a qualche anno di distanza dal pionieristico tentativo di volo dei Fratelli Wright del 1903, D&#39;Annunzio crede in questo nuovo mezzo tecnologico, il velivolo, che pu&ograve; segnare una tappa importante nella storia dei trasporti.</p>
<p align="justify">La circostanza per cui sia lui che il figlio, ingegnere, collaborano con l&#39;industriale Gianni Caproni, consentendo di migliorare le prestazioni degli aeromobili che poi utilizzer&agrave; nelle sue missioni, &egrave; la testimonianza della veridicit&agrave; di questa affermazione.</p>
<p align="justify">La presenza di D&#39;Annunzio a Gioia &egrave; legata alla missione di Cattaro ed &egrave; circoscritta tra il 25 settembre e il 10 ottobre 1917.</p>
<p align="justify">D&#39;Annunzio giunge a Gioia il 25 settembre da Taliedo ( quartiere periferico di Milano )sede dell&#39;industria aeronautica Gianni Caproni, il cui aereo nel 1912 realizz&ograve; il primato mondiale di velocit&agrave; 106 Km/ora e distanza nonch&eacute; quello di altezza nel 1934 a 14433 metri ). Arriva insieme a 15 biplani trimotori divisi in due squadriglie: una &egrave; comandata da D&#39;Annunzio e l&#39;altra dal capitano Nardi. Tra gli uomini dell&#39;equipaggio figurano anche due gioiesi: Pugliese e Lattanzio.</p>
<p align="justify">Il volo su Cattaro, spiccato da Gioia, era stato pianificato alcuni mesi prima della sua attuazione.<span id="more-11390"></span></p>
<p align="justify">A Gioia D&#39;Annunzio conosce alcune famiglie patrizie: i Soria e i Cassano e uomini di cultura tra i quali figurano il sacerdote-poeta-letterato don Vincenzo Angelillo e il professore Fortunato Matarrese, futuro preside del Liceo Classico.</p>
<p align="justify">La sera del suo arrivo &egrave; ospite della famiglia Soria, mentre i restanti giorni sar&agrave; ospite della famiglia Cassano, nella loro villa in Via Roma.</p>
<p align="justify">Verso la famiglia Cassano D&#39;Annunzio dimostra la sua gratitudine per l&#39;ospitalit&agrave; ricevuta, come fanno fede alcune lettere inviate al sig. Cassano tra il 1917 e il 1919, sia da Roma che da Fiume.</p>
<p align="justify">In una lettera alla figlia Renata, D&#39;Annunzio scrive: <i>Credevo di dover vivere in campagna, invece sono alloggiato in una reggia. </i>Si adatta perfettamente a questa residenza e conversa scherzosamente con la signora Cassano. Alla famiglia Cassano fa dono di una copia delle sue canzoni ( Canzoni delle gesta d&#39;Oltremare e Canzone dei Dardanelli).</p>
<p align="justify">E&#39; proprio al suo rientro da Cattaro, la sera del 5 ottobre 1917, durante la cena organizzata a Villa Cassano, che D&#39;Annunzio tiene un brindisi per festeggiare la vittoriosa conclusione dell&#39;audacissima impresa: <i>Ecco che Gioia del Colle si pu&ograve; oggi chiamare per noi Gioia della Vittoria e anche Gioia dell&#39;Ospitalit&agrave;, specialmente per questa casa dove il cuore &egrave; ampio come le stanze e la gentilezza &egrave; schietta come la luce. Ieri io presi la mia fortuna dalle mani e dalla grazia d&#39;una di queste Musm&eacute; </i>( ragazza, donna delle case da the giapponese ) <i>di Puglia sotto la specie di <b>Santo Francesco</b>. E la fortuna ci accompagn&ograve; miracolosamente nell&#39;impresa temeraria, dal principio alla fine.</i> Pi&ugrave; volte ritorna la figura S. Francesco in D&#39;A.</p>
<p align="justify">E il 22 ottobre 1917 D&#39;A. telegrafa al cav. Cassano: <i>A Roma mi ammalai e sono tuttora ammalato a Venezia, perci&ograve; non scrissi. Prego perdonarmi. Rimpiango continuamente i giorni ansiosi di Gioia del Colle e la bella ospitalit&agrave;. Creda alla mia costante gratitudine e dica da parte mia le cose pi&ugrave; affettuose ai suoi cari. Arrivederci. Comandante D&#39;Annunzio.</i></p>
<p align="justify">Il 17 dicembre 1917 da Padova scrive in risposta al cav. Cassano: <i>Mio caro amico ed ospite, mi perdoni il troppo lungo silenzio. Il suo cuore d&#39; italiano deve avere compreso il mio schianto.</i> <i>Nessuno fu colpito dal crollo</i> ( Caporetto ) <i>pi&ugrave; duramente di me. Ho portato tutto il peso del dramma e confesso d&#39;aver disperato, nei primi giorni, e d&#39;aver voluto sparire. Ma la fede e il coraggio riardono. La sua parola affettuosa mi commuove e ricorda i bei giorni di Gioia della Vittoria. Anche allora, pi&ugrave; di una pena, pi&ugrave; di un&#39;angoscia. Ma la sublime ora di Cattaro cancell&ograve; tutto. Non c&#39;&egrave; giorno che, col capitano Pagliano e col tenente Gori, io non rammenti la bella ospitalit&agrave; e non abbia il rammarico di quel tempo felice. Tutto sembra lontanissimo e quasi retrocesso nella profondit&agrave; dei secoli! Come sta la signora gentilissima? Come stanno e cosa fanno le graziose musm&eacute;? Non dispero di rivedervi. Non dispero di tornare a Gioia con le mie squadriglie e di ricominciare la guerra nel Basso Adriatico. <b>Quel che importa</b>, oggi, &egrave; <b>d&#39;aver fede</b>: una fede paziente e intemerata. Le stringo la mano affettuosamente. Gabriele D&#39;Annunzio.</i></p>
<p align="justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/07/dannunzio-gioia.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11413" height="199" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/07/dannunzio-gioia-295x199.jpg" width="295" /></a>Il 9 ottobre 1919 da Fiume scrive al cav . Cassano ricordando di essere l&#39;ospite sempre memore con infiniti saluti a tutti e a tutte e invia alla Signora Cassano un ricordo della sua nuova impresa compiuta, la Stella d&#39;Oro di Fiume.</p>
<p align="justify">Il legame di amicizia con il sacerdote poeta-letterato Angelillo &egrave; segnato da una poesia che il sacerdote dedica a D&#39;Annunzio in occasione della sua partenza per Cattaro ( l&#39;Angelillo fu anche ufficiale nel Regio Esercito e una fotografia lo raffigura con D&#39;Annunzio e con Canudo ) e dal culto per San Francesco.</p>
<p align="justify">L&#39;Angelillo si reca al Campo di aviazione per salutare D&#39;Annunzio e per appuntare sulla giacca dei piloti e sul suo aereo l&#39;immagine di S. Francesco, protettore dei voli d&#39;oltremare. In tale occasione l&#39;Angelillo ottiene una foto del poeta con dedica autografa..</p>
<p align="justify">Il D&#39;Annunzio nutriva un culto particolare per S. Francesco ( ne apprezzava le Laudi e, quasi scaramanticamente, decide di tentare l&#39;impresa di Cattaro nel giorno anniversario della morte del Santo. La sera del 3 ottobre D&#39;A. scrive: <i>La notte &egrave; sublime, di una quiete perfetta. Il cielo &egrave; sereno&hellip; E&#39; l&#39;ora del ritorno. E&#39; il mattino di S. Francesco. Fra poco Egli canter&agrave; il Cantico del Sole. Mando a cercare un&#39;immagine del Serafico </i>(S.Francesco). <i>Non &egrave; il patrono che conosce il passaggio d&#39;oltremare? </i>E il 4 ottobre annota: <i>S. Francesco d&#39;Assisi, gioved&igrave;. Faccio a S. Francesco la mia pi&ugrave; infiammata preghiera perch&eacute; serbi il sereno fino a notte.</i> Ricorda anche che nel trasferimento da Taliedo a Gioia ha intravisto l&#39;immagine del Santo sull&#39;Adriatico. Una icona di S. Francesco sar&agrave; portata da D&#39;Annunzio nel Vittoriale.</p>
<p align="justify">Un&#39;altra famiglia con la quale D&#39;A. ha contatti a Gioia &egrave; quella della signora Maria Favale, direttrice del locale Ufficio Postale e telegrafico, sito in piazza Plebiscito, palazzo De Bellis., direzione per cos&igrave; dire ereditata dal padre Biagio e condivisa con il marito Antonio Sergio.</p>
<p align="justify">D&#39;A. utilizza sia il servizio postale che telegrafico per comunicare con le Superiori Autorit&agrave; in vista dell&#39;impresa di Cattaro, conosce la direttrice ed apprezza la cordialit&agrave; e la professionalit&agrave; di donna Maria.</p>
<p align="justify">In occasione della sua partenza D&#39;Annunzio dona alla signora Favale una sua raccolta di Orazioni e Messaggi &quot; Per la grande Italia &quot;, con la seguente dedica: Alla signora Favale in memoria dei giorni di Gioia del Colle divenuta per noi Gioia della Vittoria, il riconoscente G. D&#39;Annunzio. Settembre-ottobre 1917.</p>
<p align="justify">Il 10 ottobre 1917 lo stesso D&#39;A. in una lettera indirizzata alla direttrice dell&#39;Uff. Postale Maria Favale afferma: <i>Gentile Signora, ringrazio cordialissimamente Lei e tutti i suoi cortesi e diligenti cooperatori. Torner&ograve; presto. G. D&#39;Annunzio.</i></p>
<p align="justify">Durante il Consiglio comunale di Gioia del 22 settembre 1921, nel quale si doveva deliberare la denominazione di alcune strade cittadine, il sindaco Bruno Berardino afferma: <i>Il 4 ottobre 1917 segna un avvenimento importante e storico per l&#39;Italia e una data memorabile per la nostra citt&agrave;. Ricorderete che nella notte del 4 ottobre 1917 dal Campo di Aviazione di Gioia del Colle una poderosa squadriglia di audacissimi giovani aviatori qui convenuti da ogni parte del fronte, al comando del grande poeta e soldato G. D&#39;Annunzio spicc&ograve; il volo alla pi&ugrave; ardimentosa delle spedizioni aviatorie, e mosse alla volta di Cattaro, per andare a bombardare quella fortezza nemica. L&#39;impresa riusc&igrave; felicemente e la squadriglia vittoriosa torn&ograve; al completo dopo poche ore alla base e a quel giorno il geniale poeta battezz&ograve; la nostra Citt&agrave; col nome augurale di Gioia della Vittoria, legando il suo nome a quello dei fasti gloriosi della grande guerra dell&#39;indipendenza. A ricordo di quella notte memoranda io vi invito ad intitolare quest&#39;ultima strada che correndo parallelamente a via Cairoli dall&#39;incontro di via IV Savonarola va verso il convento dei Francescani Riformati, via 4 ottobre 1917.</i> Ancora ritorna il Santo Patrono d&#39;Italia.</p>
<p align="justify">Il Preside del Liceo Classico pareggiato di Gioia, prof. Lucio De Palma, il 23 ottobre 1934, data della probabile inaugurazione del nuovo Istituto, invia al Comandante G. D&#39;Annunzio al Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera il seguente o.d.g.: <i>Il Collegio dei Professori del Liceo Classico di Gioia del Colle, radunatosi in adunanza ordinaria quest&#39;oggi 20 ottobre 1934/XII, nell&#39;imminenza dell&#39;inaugurazione del nuovo edifizio della Scuola sorto per espressa volont&agrave; sua, sull&#39;area della Villa Cassano che fu fervente ed ardimentosa officina di preparazione dello storico volo della vittoria su Cattaro per la volont&agrave; ferrea e per l&#39;eroismo purissimo di G. D&#39;Annunzio, esprime il desiderio, se non di chiedere al poeta condottiero della nuova Italia di ritornare nell&#39;occasione a Gioia della Vittoria per rivivere e far rivivere alla sua popolazione le epiche indimenticabili giornate della storica vigilia, di eternare sul marmo la grande gesta ardimentosa quale motivo quotidiano per la giovent&ugrave; studiosa del luogo e fa voti che il Poeta condottiero della Nuova Italia, ardito Beffatore di Buccari, aquilotto indomito di Cattaro, passionale difensore della italianissima Fiume, si degni di dettare egli stesso le parole pi&ugrave; precise e pi&ugrave; appassionate da incidere a caratteri quadri sul marmo che adorner&agrave; l&#39;androne del nuovo edificio della Scuola. Forte nell&#39;umilt&agrave; della preghiera, della passione della richiesta, chiedo scusa e porgo i pi&ugrave; veraci sensi di riverenza miei e di questo Collegio dei Professori.</i></p>
<p align="justify">Non abbiamo versi di D&#39;Annunzio, ma un busto del poeta &egrave; presente nell&#39;androne del locale liceo Classico, a ricordare non solo la sua presenza a Gioia, ma anche ad indicare attraverso il suo impegno di poeta, di letterato e di eroe, la strada maestra alle giovani generazioni che frequentano la scuola classica.</p>
<p align="justify">L&#39;amministrazione Comunale di Gioia del Colle alla fine degli anni &#39;50 ha voluto onorare G. D&#39;Annunzio intitolandogli una strada cittadina.</p>
<p align="justify">Un altro legame unisce indirettamente D&#39;Annunzio con Gioia: entrambi hanno collaborato o lavorato con un&#39;unica azienda.; D&#39;A. con la Caproni, che poi fu assorbita da Finmeccanica e Gioia continua questa collaborazione con uno stabilimento Finmeccanica, L&#39;Ansaldo Caldaie, ex Termosud.</p>
<p align="justify">Anche l&#39;Aeronautica Militare, giusto il 36&deg; stormo, ha voluto ricordare l&#39;impresa di Cattaro e D&#39;Annunzio con un monumento presente all&#39;interno della base aerea di Gioia del Colle.</p>
<p align="justify">Se mi &egrave; consentito lasciare un messaggio a Gioia e alle giovani generazioni, mutuando un concetto di D&#39;Annunzio, ripeterei le parole da lui scritte il 17 dicembre 1917 al nostro concittadino Paolo Cassano:<b> Quel che importa</b>, <b>oggi, &egrave; d&#39;aver fede: una fede paziente e intemerata</b>.</p>
<div align="justify">Foto 1: <a href="http://www.aeronautica.difesa.it/SitoAM/Default.asp?idsez=597&amp;idente=700" target="_blank"><font color="#7a3254">Sito dell&#39;Aeronautica Militare</font></a></div>
<div align="justify">Foto 2&nbsp;:LA VECCHIA GIOIA SI METTE IN MOSTRA &ndash; CATALOGO DELLA 1^ RASSEGNA FOTOGRAFICA A CURA DEL CENTRO CULTURALE &quot;EZRA POUND&quot; Edizioni Vito Radio Putignano 1988</div>
<p>E&#39; consentito l&#39;uso del contenuto di questo articolo <u><strong>per soli fini non commerciali</strong></u>, citando la fonte e il nome dell&#39;autore.</p>
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		<title>I sepolcri di tipo dolmenico di Masseria della Madonna</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 00:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La Gioia di Ieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[A sud-ovest di Gioia&#160;in localit&#224; &#160;Masseria della Madonna, a circa due chilometri da un analogo sito,&#160;Murgia Giovinazzi, il 1980 il prof. Antonio Donvito negli anni ottanta&#160;individua tra la vegetazione steppica e cumuli di pietre una zona interessata alla presenza di dolmen a galleria e sepolcri di tipo dolmenico a tumulo.
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L&#8217;area&#160;colpisce l&#8217;attenzione del prof. Donvito perch&#233; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen02.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11251" height="295" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen02-295x455.jpg" width="191" /></a>A sud-ovest di Gioia&nbsp;in localit&agrave; &nbsp;Masseria della Madonna, a circa due chilometri da un analogo sito,&nbsp;Murgia Giovinazzi, il 1980 il prof. Antonio Donvito negli anni ottanta&nbsp;individua tra la vegetazione steppica e cumuli di pietre una zona interessata alla presenza di dolmen a galleria e sepolcri di tipo dolmenico a tumulo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;area&nbsp;colpisce l&rsquo;attenzione del prof. Donvito perch&eacute; si presentava come una grande specchia con un gran cumulo di pietre disposte in forma circolare ed enormi lastroni litici piatti che facevano pensare alla presenza di sepolcri dolmenici del tipo a tumulo circolare. Ben altri individui avevano precedentemente effettuato tale scoperta; infatti l&rsquo;area appariva gi&agrave; violata da frettolosi e clandestini scavatori.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Dopo averne ottenuta segnalazione il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali nel 1985 autorizza una campagna di scavi nella zona di propriet&agrave; del signor Giuseppe Serino e dai signori eredi Giannico.<span id="more-10406"></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen03.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11252" height="250" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen03-295x518.jpg" width="142" /></a>Tale campagna,&nbsp;resa possibile grazie ai fondi messi a disposizione&nbsp;dal Ministero della P.I. e dall&rsquo;Istituto di Civilt&agrave; Preclassiche dell&rsquo;Universit&agrave; di Bari, &egrave; eseguita sotto la direzione del professor Rodolfo Striccoli e porta alla luce 5 sepolcri, quattro dei quali sono dolmenici a tumulo circolare con cista centrale non sempre intatta ed uno appare come una galleria dolmenica facente parte di&nbsp;un grande tumulo a pianta ellittica.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Quasi tutti i&nbsp;tumuli presentano delle caratteristiche comuni: sono situati su uno sperone roccioso ed erano ricoperti da vegetazione steppica che li occultava; sono stati riutilizzati da popolazioni vissute in epoche storiche successive e appartenenti a diverse culture.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il primo sepolcro ad essere esplorato &egrave; stato una galleria dolmenica, un&rsquo;imponente costruzione&nbsp;megalitica con tumulo&nbsp;a pianta ellittica, che, nonostante evidenti segni di violazione, presenta una struttura e i lastroni ben conservati.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen06.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11253" height="250" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen06-295x425.jpg" width="174" /></a>Lo scavo ha portato alla luce una consistente variet&agrave; di reperti archeologici, che vanno da frammenti di ceramica ( vari tipi di vasellame come ciotole, vasetti e scodelle e un grattatoio ) a resti antropici appartenenti ad un individuo adulto e a un bambino, a prodotti artigianali in bronzo, tra cui un ago con la relativa cruna.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Tali reperti si possono far risalire ad una popolazione appartenente alla civilt&agrave; e alla cultura proto appenninica&nbsp;del Bronzo antico e subappenninica dell&rsquo;et&agrave; del Bronzo recente ( XIII-XII secolo a.C. ). Il rinvenimento in uno strato superiore di vasellame in ceramica di tipo buccheroide, di ceramica nera&nbsp;e di argilla molto depurata insieme a resti di animali domestici ( pecora, capra, tartaruga ) fa pensare ad una ulteriore e tardiva utilizzazione del sepolcro da parte di individui appartenenti al periodo dell&rsquo;insediamento peuceta, compreso tra il VI e il IV secolo a. C.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen08.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11254" height="250" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen08-295x431.jpg" width="171" /></a>E&rsquo; la tomba a galleria&nbsp;pi&ugrave; antica della zona ed &egrave; l&rsquo;unica a presentare il tumulo a pianta ellittica.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il secondo sepolcro ad essere esplorato &egrave; anch&rsquo;esso dolmenico e a tumulo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Ha portato alla luce sia reperti riferibili alla cultura subappenninica, col rinvenimento di vasellame d&rsquo;impasto buccheroide, sia resti di ceramica di argilla molto depurata, caratteristica attribuibile alla cultura e alla civilt&agrave; peuceta. Scarsi sono i resti antropici portati alla luce a seguito dello scavo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Un terzo sepolcro, il migliore come stato di conservazione, &egrave; di tipo dolmenico e presenta una consistente dimensione del tumulo a forma circolare. E&rsquo; in buono stato di conservazione e presenta una particolare cura e perizia&nbsp;sia costruttiva che architettonica.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Attraverso gli scavi sono venuti alla luce sia reperti di vasellame ad impasto buccheroide che di argilla molto depurata. Inoltre sono stati ritrovati un&rsquo;accetta di pietra levigata, una punta di freccia in silice, un punteruolo, una valva di conchiglia, un grano di collana e resti antropici.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen10.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11255" height="250" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen10-295x447.jpg" width="165" /></a>Nello strato superiore dello scavo sono emersi reperti appartenenti ad animali appartenenti alla fauna locale ( pecora o capra ). Anche questo sepolcro sembra essere stato utilizzato da popolazioni stanziate in loco in ere diverse: nel periodo del Bronzo recente-finale e nel periodo &nbsp;peuceta.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; probabile che nell&rsquo;et&agrave; del Bronzo sia stato usato come sepolcro e successivamente sia stato utilizzato dai peuceti per scopo cultuale o domestico-conviviale, come testimonierebbero i resti rinvenuti appartenenti ad animali domestici.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il quarto sepolcro appare come il pi&ugrave; malandato; pur essendo stato depredato precedentemente ed essendo privo di resti antropici, andati dispersi durante lo scavo clandestino, e di significativo corredo funerario, per la presenza di frammenti di ceramica di tipo buccheroide, appartenenti alla cultura subappennica del Bronzo recente-finale e di argilla depurata del tipo utilizzato dai peuceti, fa ipotizzare una duplice utilizzazione, rispettivamente nei secoli XIII-XII a. C. e VI-IV a. C.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen12.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11256" height="250" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/dolmen12-295x442.jpg" width="167" /></a>L&rsquo;ultimo sepolcro in ordine di scoperta e di studio, si trova in posizione pi&ugrave; elevata rispetto agli altri ed &egrave; stato segnalato per la prima volta dai proprietari del terreno su cui lo stesso insiste.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; un tumulo a pianta circolare che presenta due strati differenti: in quello inferiore, oltre a frammenti di ceramica sono emersi ossa di un individuo adulto deposto in posizione contratta, in quello superiore&nbsp;anche ossa di animali domestici ( capra&nbsp;o pecora ). Il sito &egrave; stato utilizzato da popolazioni risalenti all&rsquo;et&agrave; del Bronzo e al periodo peuceta.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">La concomitante presenza in questo territorio di numerosi &nbsp;insediamenti, interessati dalla presenza di diversi&nbsp;tipi di sepolcro a tumulo, &egrave; sicuramente indice di un&rsquo;evoluzione culturale e sociale delle popolazioni residenti e probabilmente del passaggio da&nbsp;seppellimenti collettivi a sepolture singole.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Non &egrave; da escludere che altri sepolcri possano venire alla luce a seguito di ulteriori scavi, atteso che il sito ricade in una zona molto ricca di antichi insediamenti. Tali nuove scoperte potrebbero chiarire alcuni aspetti poco noti degli antichi&nbsp;abitanti di questo territorio del nostro Comune.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Le foto&nbsp;sono tratte da R. Striccoli, Domen a galleria&#8230;&nbsp;&nbsp; in&nbsp;&nbsp; Gioia&nbsp; Una citt&agrave; nella storia e civilt&agrave; di Puglia, vol.II, Schena Editore.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; consentito l&rsquo;utilizzo del contenuto di questo articolo <b><u>per soli fini non commerciali</u></b>, citando la fonte e il nome dell&rsquo;autore.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">.</div>
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		<title>Il risanamento del manto stradale</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 00:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Paradiso</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Gioia di Ieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Tale problema &#232; oggi quasi del tutto scomparso ma era invece assai grave fino alla met&#224; del &#8216;900, allorch&#233; molte strade urbane ed anche talune extra-urbane non erano bitumate. Altre volte, in un certo senso, era proprio il progresso a creare problemi: tra la fine degli anni &#8217;20 e l&#8217;inizio dei &#8217;30 fu infatti costruita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; line-height: normal"><span style="line-height: 115%; letter-spacing: 1pt; font-size: 12pt"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Tale problema &egrave; oggi quasi del tutto scomparso ma era invece assai grave fino alla met&agrave; del &lsquo;900, allorch&eacute; molte strade urbane ed anche talune extra-urbane non erano bitumate. Altre volte, in un certo senso, era proprio il progresso a creare problemi: tra la fine degli anni &rsquo;20 e l&rsquo;inizio dei &rsquo;30 fu infatti costruita a Gioia la rete fognaria, il che miglior&ograve; di certo la qualit&agrave; della vita cittadina, eliminando miasmi e cattivi odori, ma producendo nel contempo anche dei disagi, in quanto le strade oggetto dei lavori di interramento dei tubi non sempre erano sistemate in modo corretto dopo il termine dei lavori. </span></span></font></font></span></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Dal che derivava la formazione di acque putride con conseguenti fastidi igienico-sanitari, acuiti nei mesi in cui le piogge erano pi&ugrave; intense. Presto le lamentele dei cittadini, specie di quelli delle zone pi&ugrave; penalizzate, si fecero cos&igrave; vibranti da spingere le autorit&agrave; a prendere i dovuti provvedimenti. </span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Difatti, nel novembre del 1932 l&rsquo;ufficiale sanitario del comune, dottor Vito Resta, ricevette l&rsquo;incarico di ispezionare il manto stradale urbano, le cui condizioni in quegli anni dovevano esser davvero pessime, stando al resoconto che il medico present&ograve; al podest&agrave;: &ldquo;Informo V. S. che, nel giro delle varie ispezioni d&rsquo;ordine igienico, ho osservato che non poche strade nell&rsquo;abitato, a seguito dei lavori eseguiti per la fognatura e perch&eacute; esse non sono state successivamente ribasolate, si trovano in stato deplorevole pel ristagno delle acque, che naturalmente non hanno in tal modo regolare deflusso, e per deposito di grosso strato di fango con grave discapito per l&rsquo;igiene del suolo e dell&rsquo;abitato. Prego perci&ograve; V. S. d&rsquo;impartire ordine a che le strade, qui sotto elencate e quelle altre le quali dovessero venire a trovarsi nelle suindicate condizioni, siano sollecitamente sistemate in modo tale da eliminare qualsiasi inconveniente igienico&rdquo; (Cit. Archivio Comunale di Gioia del Colle, Busta 137, Sanit&agrave; e igiene, Fascicolo 4-5-1, prot. n. 1.008). </span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Non poche erano le vie interessate: &ldquo;Via Catapano, via Centauro, via arciprete Gatti [sic], via Schiavoni, via Rossini, Arco Nardulli, Arco Paradiso, via Palude, via Glinni&rdquo; (ibidem).&nbsp; Si trattava di vie centrali, molte delle quali facenti parte del cosiddetto borgo slavo, tra il castello e piazza XX settembre, ma anche nelle aree periferiche si registravano dei problemi, dal momento che i resoconti tratti da altri atti dello stesso fascicolo riferiscono, per esempio, che grosse rimostranze furono presentate nello stesso periodo in via Corvello, non distante dalla stazione ferroviaria, &ldquo;per i canali di scolo e per il pozzetto di raccolta&rdquo; di un porcile di propriet&agrave; del sig. Francesco Romano. </span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">N&eacute; va tralasciato che un&rsquo;altra criticit&agrave; si registr&ograve; con l&rsquo;allaccio alla rete fognaria del lanificio Lattarulo, reso oltremodo necessario dall&rsquo;importanza e dalla pluralit&agrave; delle attivit&agrave; produttive ad esso collegate: la realizzazione delle condutture infatti comport&ograve; il prosciugamento di taluni pozzi di acqua sorgiva presenti in via Mazzini&nbsp; e nelle strade contigue, i cui abitanti si videro privati della possibilit&agrave; di avere acqua a buon mercato; anche perch&eacute; tale azione venne eseguita, a detta dei querelanti, in modo non ortodosso, cio&egrave; con &ldquo;lo scarico di pietrisco all&rsquo;interno dei pozzi&rdquo; (ivi, documenti vari).</span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Se poi si va pi&ugrave; indietro nel tempo, si scopre che anche nell&rsquo;800 i problemi connessi alla tutela del manto stradale erano i meno facili da affrontare poich&eacute; piuttosto costosi e mai definitivi, anche in considerazione del logorio cui la pavimentazione urbana veniva sottoposta dal continuo passaggio di carri e cavalli. Per questo motivo, nell&rsquo;agosto del 1822 le autorit&agrave; amministrative accettarono di buon grado la proposta del signor Francesco Saverio Indellicati di comperare il fondo comunale denominato &ldquo;Torretta di San Giuseppino&rdquo;, tra le attuali via Garibaldi e via Principe Amedeo, col proposito di costruirvi un bel palazzo che potesse eliminare lo sconcio della predetta torre, ormai abbandonata e &ldquo;asilo d&rsquo;azioni illecite&rdquo;. </span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">E&rsquo; curioso notare come anticamente quel piccolo bastione fosse stato eretto a mo&rsquo; di guardiola per la caccia degli uccelli del lago che si trovava in quel luogo; allo stesso tempo l&rsquo;acquirente si impegnava a prosciugare ci&ograve; che restava dell&rsquo;antico lago, ormai divenuta palude, che &egrave; poi il toponimo di quella via (via palude, una viuzza che si trova vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, una zona che evidentemente doveva essere in passato ricca d&rsquo;acqua, come conferma un altro toponimo vicino, largo Cisterna, cfr. STORIA DI GIOIA DAL COLLE, Ed. De Robertis, Putignano, 1966, pagg. 15-16).</span></span></font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri">&nbsp;</font></font></div>
<div style="text-align: justify; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Certo anche al giorno d&rsquo;oggi la pavimentazione urbana costituisce un problema, pur se per motivi in parte differenti: sussiste ancora il fenomeno fastidioso degli allagamenti, che in caso di piogge copiose &ndash; come &egrave; successo nei giorni scorsi &ndash; rende oltremodo difficile la viabilit&agrave;; ma &egrave; soprattutto il discorso della sicurezza che allarma maggiormente i cittadini, poich&eacute; non di rado motociclisti, ciclisti ed anche pedoni fanno le spese della presenza di buche sull&rsquo;asfalto e marciapiedi. Se per&ograve; si conoscessero meglio la topografia ed anche, come si &egrave; visto, la toponomastica del passato, si eviterebbe di incorrere in errori quali la costruzione sia di strade sia di edifici in siti ricchi d&rsquo;acqua e quindi pi&ugrave; esposti al rischio di cedimenti in caso di precipitazioni prolungate. </span></span></font></font></div>
<div align="right" style="text-align: right; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Domenico Paradiso</span></span></font></font></div>
<div align="right" style="text-align: right; line-height: normal"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">&nbsp;</span></font></font></div>
<div align="right" style="text-align: right; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black; font-size: 9pt">Tratto da &ldquo;la Piazza&rdquo; aprile 2010</span></span></font></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt"><font color="#000000"><font face="Calibri"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">&nbsp;</span></font></font></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></p>
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		<title>Le necropoli dolmeniche di Masseria del Porto: la Castelluccia e Murgia San Benedetto</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 00:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acculturi@moci]]></category>
		<category><![CDATA[La Gioia di Ieri]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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		<category><![CDATA[necropoli]]></category>

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		<description><![CDATA[A differenza dell&#8217;insediamento di Santo Mola, abbastanza esteso e vicino all&#8217;abitato di Gioia,&#160;caratterizzato dalla presenza di cave di calcarenite, che vengono utilizzate per ricavarne materiale da costruzione,&#160; altri antichi siti, posti tutti a sud ovest del paese sono localizzati in un&#8217;area molto vasta, poco distanti tra di loro, in localit&#224; Masseria del Porto, a circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro02a.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11272" height="199" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro02a-295x199.jpg" width="295" /></a>A differenza dell&rsquo;insediamento di Santo Mola, abbastanza esteso e vicino all&rsquo;abitato di Gioia,&nbsp;caratterizzato dalla presenza di cave di calcarenite, che vengono utilizzate per ricavarne materiale da costruzione,&nbsp; altri antichi siti, posti tutti a sud ovest del paese sono localizzati in un&rsquo;area molto vasta, poco distanti tra di loro, in localit&agrave; Masseria del Porto, a circa 10 Km. da Gioia, ai confini tra il Comune di Gioia e quello di Castellaneta, in un lembo di territorio gioiese tra i pi&ugrave; affascinanti da un punto di vista naturalistico.</p>
<div style="text-align: justify">Con Masseria del Porto vengono indicati anche gli insediamenti e le necropoli dolmeniche, risalenti al II-I millennio avanti Cristo, di Murgia Giovinazzi, Murgia San Benedetto, Murgia San Francesco,&nbsp; Masseria San Benedetto e Masseria della Madonna, che sono territorialmente limitrofi e connotati da ritrovamenti di&nbsp;diverse epoche e&nbsp;di varie tipologie.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&#39; il prof. Antonio Donvito nel 1971 a scoprire in localit&agrave; <strong>Masseria del Porto </strong>la presenza di tombe che presentano una struttura a tumulo.&nbsp;I risultati della sua scoperta vengono pubblicati nello stesso anno nell&rsquo;articolo &ldquo; Dolmen e tombe a tumulo dolmenico a Masseria del Porto &ldquo;.<span id="more-9066"></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">A seguito delle sue segnalazioni&nbsp; il prof. Rodolfo Striccoli ( professore di Preistoria e Protostoria Europea presso Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia dell&rsquo;Universit&agrave; di Bari, Dipartimento di Scienze dell&rsquo;Antichit&agrave;, sezione Archeologia Classica ), dal 1978 al 1986 conduce in loco alcune campagne di scavo che portano alla luce numerosi tumuli sepolcrali e resti di un centro abitato sulla collina detta &quot;<strong>La Castelluccia</strong>&quot;.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Un&rsquo;altra necropoli di tipo dolmenico &egrave; stata esplorata nel 1980 a <b>Murgia San Francesco</b>, sito archeologico posto a nord del territorio di Masseria del Porto.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nello stesso anno il prof. Striccoli attraverso una campagna di scavi ha portato alla luce un sepolcreto di tipo dolmenico a <b>Murgia Giovinazzi</b>,&nbsp;ad ovest di Masseria del Porto.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nel 1983 una serie di scavi porta alla luce 12 sepolcri nella necropoli di&nbsp;<strong>Murgia San Benedetto</strong>, a est di Masseria del Porto.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Negli anni Ottanta sono stati rinvenuti nei pressi di <b>Masseria della Madonna</b>, localit&agrave; posta a sud ovest di Gioia, a nord ovest di Murgia Giovinazzi, a due chilometri da essa, cinque tra dolmen a galleria e sepolcri dolmenici a tumulo .</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&#39;intera area su cui sorge la necropoli,&nbsp;Murgia Giovinazzo, Murgia San Benedetto, Murgia San Francesco, Masseria San Benedetto e Masseria della Madonna,&nbsp; che comprende&nbsp; 33 sepolcri dolmenici, ha restituito inoltre tracce di frequentazione umana che vanno dal Neolitico antico (circa settemila anni fa) all&#39;et&agrave; peuceta. La zona &egrave;&nbsp; ancora tutta da esplorare.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">I sepolcri hanno diversa tipologia;&nbsp;sei tombe sono a galleria ( dolmen, con funzione di&nbsp;tombe collettive ), 15 con cista dolmenica e 11 sono tumuli semplici.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Si tratta di opera di&nbsp;pastori vissuti durante l&rsquo;et&agrave; del bronzo ( XIII-XI secolo a.C. ) in quella zona murgiana, come &egrave; attestato dal corredo rinvenuto ( scarse tracce di ceramica e qualche oggetto in bronzo ).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;estensione dei tumuli che sottraggono spazio alla coltivazione e la mancanza di resti di un abitato fisso,&nbsp;inducono a&nbsp;pensare che&nbsp;gli antichi frequentatori e abitanti del sito&nbsp;&nbsp;erano individui nomadi&nbsp;&nbsp;per cui si riparavano&nbsp; in grotte o caverne, presenti numerose in loco.</div>
<p style="text-align: justify">La presenza umana scompare tra il XII e l&#39;XI secolo a. C., probabilmente&nbsp;sostituita dall&#39;affermarsi di popolazioni limitrofe&nbsp; appartenenti alla successiva civilt&agrave; del ferro e quindi culturalmente pi&ugrave; evolute.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>LA CASTELLUCCIA </strong></p>
<p style="text-align: justify">Tra Murgia Giovinazzi e Murgia San Francesco a Ovest della Masseria del Porto, sulla collina <strong>La Castelluccia</strong>, dopo la scoperta effettuata dal prof. A. Donvito, nel 1981 il professor Rodolfo Striccoli ha effettuato un saggio di scavo, che ha portato alla luce vari frammenti di ceramica e resti di strutture murarie di abitazioni, segni della presenza di un modesto villaggio indigeno peuceta, i cui abitanti dal VI al I secolo a. C. praticavano sia una modesta attivit&agrave; agricola che l&#39;allevamento del bestiame, come dimostrano i numerosi reperti di ovini, caprini e bovini&nbsp; ed equini l&igrave; rinvenuti e la presenza di resti di muri a secco. Nei due siti i sepolcri pi&ugrave; grandi sono stati riutilizzati in periodi successivi al primo impianto, in due momenti diversi, nei secoli VI e IV a.C.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>MURGIA SAN BENEDETTO </strong></p>
<p style="text-align: justify">Gli scavi effettuati nel 1983 dal professor&nbsp; Striccoli hanno portato alla luce 12 sepolcri di tipo dolmenico a <strong>Murgia San Benedetto</strong>, anch&#39;essa parte del comprensorio di Masseria del Porto.</p>
<p style="text-align: justify">I frammenti di ceramica &quot; impressa &quot;&nbsp;rinvenuti, che risalgono al periodo neolitico fanno pensare che la zona era abitata molto prima della costruzione della necropoli,&nbsp;e cio&egrave;&nbsp;in epoca neolitica, da popolazioni che dovevano essere dedite essenzialmente alla pastorizia, data l&#39;asperit&agrave; del suolo di tipo murgioso. Probabilmente la forma circolare riscontrata nei tumuli a dolmen richiama la struttura della capanna di forma circolare, che era l&#39;abitazione tipica di quelle prime popolazioni nomadi che vi si erano stanziate.</p>
<p style="text-align: justify">I 12 sepolcri, risalenti all&#39;Et&agrave; del Bronzo dal XIII al X secolo a.C., come &egrave; confermato dai reperti ceramico-vascolari,<strong> </strong>si possono catalogare in tre tipologie: tombe a corridoio a tumulo dolmenico, tombe dolmeniche a tumulo e tombe a tumulo con cista pseudodolmenica. &nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Tali differenze sono dovute alla diversa situazione economica e socio-culturale degli&nbsp; abitanti che si sono avvicendati in questo territorio. &nbsp;La presenza di muri a secco di recinzione nell&#39;interno della necropoli, interrotti in alcuni punti fa pensare ad accessi a un villaggio&nbsp;contemporaneo alla necropoli o ad un intervento operato in seguito a successivi insediamenti.</p>
<p style="text-align: justify">La zona recintata pu&ograve; essere stata utilizzata come recinto per gli animali; &egrave; stata abitata dal IV al I secolo a. C. E&#39; probabile che dalla vicina collina denominata &quot; La Castelluccia &quot; la popolazione per timore della&nbsp; presenza dei romani si sia spostata a Murgia San Benedetto. Anche in questo caso i tumuli presentano una povert&agrave; di corredo funerario, segno il tenore di vita degli abitanti doveva essere modesto.</p>
<p style="text-align: justify">Sono stati&nbsp;probabilmente i numerosi scontri con la citt&agrave; di Taranto, che portarono alla distruzione del centro peuceta di Monte Sannace,&nbsp;i motivi che &nbsp;alla fine VI secolo portarono allo spopolamento della zona, che torna ad essere abitata dopo due secoli. Ci&ograve; &egrave; testimoniato dal rinvenimento di un abitato che presenta case con base in pietra. La popolazione era dedita all&#39;allevamento tradizionale e a quello dei suini e utilizzava tombe a fossa o a cassa. Tali manufatti presentano corredi funerari, tra i quali sono giunti a noi frammenti di vasi che fanno propendere per riti in onore di antenati sepolti nelle precedenti tombe a tumulo. Questo villaggio rimane abitato fino al II-I secolo a.C.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro01.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11270" height="196" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro01-295x196.jpg" width="295" /></a>Un <strong>primo</strong>&nbsp;sepolcro<strong>&nbsp;</strong> ad essere esplorato,&nbsp;di tipo dolmenico a tumulo circolare e orientato in senso nord-sud, conteneva frammenti di ceramica, un bulino semplice&nbsp; su scheggia triangolare silicea, una scheggia silicea biancastra, resti antropici, consistenti in alcuni denti, parte del cranio, ossa lunghe, appartenenti ad un individuo di et&agrave; infantile deposto in posizione rannicchiata o contratta.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro02.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11271" height="196" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro02-295x196.jpg" width="295" /></a>Un <strong>secondo</strong>&nbsp;sepolcro, posto a sud del precedente, &egrave; risultato un tumulo circolare e&nbsp;fa pensare a una tomba a corridoio, con deposito&nbsp;quasi integro, articolata in un corridoio antistante e una cella retrostante, separati da un lastrone-tramezzo. Nonostante fosse stata depredata&nbsp; poco prima dello scavo, in un piccolo&nbsp;spazio&nbsp; del corridoio sono state ritrovate tre deposizioni con i relativi corredi funerari. Sono stati rinvenuti resti antropici, ossa lunghe di arti superiori e inferiori, frammenti di cranio, della mandibola e di denti, e di corredo, frammenti ceramici di vari recipienti e una citola monoansata, due bulini in pietra. Delle&nbsp;tre deposizioni rinvenute, due sono riferibili a individui adulti e sistemate in posizione contrapposta, una rannicchiata e una contratta e un&#39;altra singola, di un individuo di et&agrave; infantile. Inizialmente il corridoio fungeva da ingresso, che&nbsp; portava alla cella funeraria; in un&nbsp;&nbsp;successivo periodo&nbsp;&egrave; stato utilizzato come luogo di sepoltura. Modesto &egrave; il corredo funerario recuperato, a causa degli scavi&nbsp; effettuati clandestinamente; il materiale rinvenuto&nbsp;&nbsp;fa pensare che si si tratti di&nbsp;&nbsp;manufatti &nbsp;riferibili&nbsp;&nbsp;all&#39;Et&agrave; del Bronzo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro03.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11273" height="195" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro03-295x195.jpg" width="295" /></a>Il&nbsp; <strong>terzo </strong>sepolcro, anch&#39;esso di tipo dolmenico a tumulo, con cista a pianta rettangolare, che presenta anche dei contrafforti laterali, &egrave; localizzato a sud ovest, a circa 200 metri dal precedente e sembra pi&ugrave; antico dello stesso. Gli scavi hanno portato alla luce ossa lunghe appartenenti ad un individuo adulto in posizione rannicchiata e frammenti di ceramica &nbsp;appartenenti a &nbsp;contenitori utilizzati dagli abitanti della zona, un raschiatoio in selce, una scheggia in silice.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro04.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11274" height="196" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro04-295x196.jpg" width="295" /></a>Il <strong>quarto </strong>sepolcro, che&nbsp;dista dal precedente 30 metri circa e oltre 200 metri dagli altri&nbsp; &egrave; dolmenico a tumulo con cista rettangolare. Presenta due caratteristiche: si innalzava a forma tronco-conica ed era ricoperta da un lastrone su cui erano sovrapposti blocchi in pietra, simili a quelli dei muretti a secco.&nbsp; Anche questo sepolcro ha subito manomissioni da parte di scavatori clandestini per cui gli scavi regolari hanno&nbsp;portato&nbsp;alla luce&nbsp;solo pochi reperti: alcuni denti, frammenti di ossa umane di un individuo adulto, un piccolo frammento in ceramica e una scheggia silicea.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro05.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11275" height="198" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro05-295x198.jpg" width="295" /></a>Il <strong>quinto </strong>sepolcro,<strong>&nbsp;</strong> di tipo dolmenico a tumulo, con cista rettangolare, &egrave; situato a sud-est dei due precedenti, dai quali dista circa 60 e 80 metri. Anch&#39;esso &egrave; stato precedentemente &quot; visitato &quot; per cui ha portato alla luce solo alcuni denti e resti di ossa umane appartenenti ad un individuo adulto e pochi frammenti in ceramica del tipo &quot; impressa &quot; risalente al periodo Neolitico.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro06.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-11276" height="197" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/06/sepolcro06-295x197.jpg" width="295" /></a>Il <strong>sesto</strong> sepolcro<strong>, </strong>anch&#39;esso dolmenico a tumulo, con cista rettangolare e contrafforti laterali, si trova<strong> </strong>a sud-est del n.3 e a sud-ovest del n.4 ed &egrave; distante circa 50 e 90 metri dagli stessi. Sembra sia stato costruito su un tumulo sepolcrale pi&ugrave; antico e ha&nbsp;portato alla luce&nbsp;la presenza di denti, frammenti di cranio e di ossa umane appartenenti ad un soggetto di et&agrave; infantile e a un individuo adulto. La scarsit&agrave; del corredo, consistente essenzialmente in&nbsp;un pezzo di fibula ad arco, un bulino in silice e qualche frammento&nbsp;di ceramica&nbsp;fanno ritenere che gli antichi abitanti della zona erano culturalmente arretrati e di&nbsp; condizioni economiche molto modeste.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>settimo</strong> sepolcro&nbsp; si trova a sud del n.4 e a sud-est del n.6, dai quali dista circa 60 e 90 metri. E&#39; di tipo dolmenico a tumulo circolare, come i precedenti, ma rispetto agli stessi &egrave; stato costruito con una tecnica elementare. Lo scavo, inoltre, &nbsp;ha permesso di recuperare pochi frammenti di ossa umane e qualche oggetto&nbsp; in silice.</p>
<p style="text-align: justify">L&#39;<strong>ottavo</strong> &nbsp;sepolcro, di tipo dolmenico con cista<strong>, </strong>dista da nord circa 30 metri dal n.7 e<strong> </strong>da sud-ovest circa 10 metri dal n.9.<strong> </strong>E&#39; l&#39;unico che &egrave; privo blocchi perimetrali&nbsp;in pietra,&nbsp;con&nbsp;il compito di fungere da&nbsp; argine, e conserva dei contrafforti nella parte posteriore. Scarsi sono stati i reperti rinvenuti: frammenti di ossa umane di un individuo adulto deposto in posizione fetale insieme a&nbsp;&nbsp;pochissimi &nbsp;frammenti ceramici.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>nono</strong> sepolcro&nbsp; &egrave; a sud del n.7, da cui dista circa 30 metri. Sono stati rinvenuti resti di ossa di un uomo adulto; per&nbsp;il ritrovamento di pochi reperti,&nbsp;&nbsp;tra&nbsp;j quali&nbsp;un raschiatoio in silice, si ritiene che vi era stato sepolto un individuo economicamente povero.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>decimo</strong> sepolcro&nbsp; e i due successivi, sono quelli pi&ugrave; lontani dalla Masseria del Porto. Questo, in particolare,&nbsp;presenta una piattaforma circolare ed una tecnica costruttiva molto approssimata. Ha portato alla luce denti ed ossa di un uomo adulto e alcuni frammenti di ceramica, segno che l&#39;individuo sepolto era anch&#39;esso di modeste condizioni economiche.</p>
<p style="text-align: justify">L&#39;<strong>undicesimo</strong> &nbsp;sepolcro&nbsp; si trova in posizione sud-est dal n.10, dal quale dista circa 50 metri.&nbsp;Ha subito&nbsp;gravi danni a seguito di scavi clandestini. Sembra essere stato costruito su un precedente manufatto utilizzato come sepoltura,&nbsp; come si evince dalle modifiche apportate&nbsp;al primitivo&nbsp;impianto funerario. Sono stati rinvenuti pochi reperti in ceramica ed alcuni resti umani di un individuo adulto. Per la sua particolare struttura architettonica e la sua imponenza costruttiva&nbsp;&egrave; sicuramente uno dei migliori tumuli della zona.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>dodicesimo</strong> sepolcro si trova a sud dei due precedenti e&nbsp;presenta uno sviluppo&nbsp;perimetrale circolare. Pur essendo stato oggetto di scavi clandestini che ne hanno sottratto numerosi reperti,&nbsp; il sepolcro ha consentito di recuperare frammenti ossei di un individuo adulto, un bulino&nbsp;in silice&nbsp;insieme a &nbsp;modesti reperti ceramici.</p>
<p style="text-align: justify">La presenza nella zona anche di una serie di muretti a secco, sia pure senza fossato, disposti in modo concentrico,&nbsp;fa pensare ad un ingrandimento del nucleo abitativo primitivo&nbsp;o alla creazione di una serie di elementari sistemi di difese multiple alle capanne che dovevano essere &nbsp;presenti all&#39;interno dell&#39;abitato. L&#39;andamento irregolare dei muri e la sua molteplicit&agrave;, per&ograve;, inducono ad ipotizzare&nbsp;&nbsp;lo sviluppo del villaggio attraverso vari periodi e ad un conseguente allargamento delle sue difese. &nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">La presenza, quasi al centro dell&#39;insediamento, di un muro di&nbsp;maggiore&nbsp;spessore e&nbsp;sviluppo,&nbsp;potrebbe&nbsp;far pensare&nbsp;che&nbsp;quel luogo fosse la residenza di un individuo socialmente importante, forse un&nbsp; capo-villaggio, la&nbsp;cui abitazione&nbsp;&nbsp;doveva essere convenientemente difesa,&nbsp;ponendo una particolare cura nella costruzione dei muri&nbsp; a secco di recinzione.</p>
<p style="text-align: justify">Il responsabile del WWF di Gioia del Colle, Roberto Cazzolla, a proposito della distruzione, operata da parte dell&#39;uomo, del territorio su cui insistono le necropoli, allo scopo&nbsp; di sottrarre alla Murgia &nbsp;terra da coltivare, il 3 novembre 2008&nbsp; cos&igrave; scriveva su Controcorrente:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em> Masseria del Porto: distruzioni per l&#39;uso</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ambiente, storia e paesaggio distrutti nel silenzio generale</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Siamo a pochi chilometri dal confine tra Gioia e Castellaneta. Scendendo lungo la provinciale che porta verso Montursi si imbocca il raccordo per Castellaneta, la SP 104.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Dopo poca strada si intravedono sulla destra delle traversine ferroviarie a fungere da staccionata. La recinzione separa un terreno con rocce affioranti di murgia dalla strada. Pini piantati un po&#39; casualmente sollevano la strada per qualche decina di metri. Al termine della curva si apre la vista su una delle pi&ugrave; antiche e belle masserie del territorio: Masseria del Porto. Questa, con le sue volte alte, la chiesa rurale ed il frontone maestoso, chiude la straordinaria gravina che da essa prende il nome. Gravina del Porto &egrave; certamente un angolo di paradiso per gli amanti della natura. Una pineta ne apre le porte, una magnifica insenatura naturale dove volano falchi e poiane, con pareti alte pi&ugrave; di 40 metri, ne segnano il cammino. Intorno i segni di un passato di sfaceli. Affacciato su di una parete, un terreno agricolo a pochi metri dallo strapiombo. Senza pi&ugrave; massi, senza pi&ugrave; vegetazione. Solo terra rossa volatile. Solo l&#39;ombra di una murgia che fu. In un&#39; area individuata da sempre come paesaggisticamente rilevante, inclusa nel SIC (Sito di Interesse Comunitario) e nella ZPS (Zona di Protezione Speciale) denominati Murgia Alta, Alta Murgia, insomma il famoso parco, in una zona inserita nei fogli territoriali, nei catasti archeologici, nelle mappe floristiche, in un luogo di magia e storia dove nell&#39;antico abitato della Castelluccia si svolgeva la vita dei nostri avi, dove vi sono raccolti in poche decine di metri dolmen, monumenti funerari della civilt&agrave; preistorica appenninica, jazzi, ovili e numerosissime grotte, in un paesaggio che farebbe invidia ai pi&ugrave; grandi parchi naturali si sta consumando l&#39;ennesimo atto vandalico nei confronti della nostra terra.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Via la storia, ben servito alle grotte. Cos&igrave; d&#39;un colpo. In due tre giorni.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L&igrave; dove, c&#39;era la Murgia ora c&#39;&egrave; un bel campo di grano, l&igrave; dove regnava la storia di Puglia ora c&#39;&egrave; una distesa di pietre bianche sgretolate, l&igrave; dove dalle forze dell&#39;ordine preposte ed allertate in tempo, un campo arato sulle grotte, un cumulo di polvere di pietre al posto di dolmen e monumenti funerari, uno stelo di paglia al posto del magnifico lentisco.</em></p>
<p style="text-align: justify">Data l&#39;estensione degli insediamenti e della variet&agrave; dei siti nella zona di Masseria del&nbsp; Porto &egrave; da sperare che la Soprintendenza ai Beni Archeologici provveda a vincolare l&#39;area e successivamente a trovare i fondi per ulteriori campagne di scavo e per rendere i vari siti visitabili non solo a studiosi di storia locale, che potrebbero fare maggior luce su tali insediamenti, ma anche a turisti provenienti da altri paesi e regioni.</p>
<p style="text-align: justify">Le foto&nbsp;sono tratte da R. Striccoli, Masseria del Porto &#8230;&nbsp;&nbsp; in&nbsp;&nbsp; Gioia&nbsp; Una citt&agrave; nella storia e civilt&agrave; di Puglia, vol.I, Schena Editore.</p>
<p style="text-align: justify">E&#39; consentito l&#39;utilizzo di questo articolo &nbsp;<strong><u>per soli fini non commerciali</u></strong>, citando la fonte e il nome dell&#39;autore.</p>
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		<title>I trulli anche a Gioia</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 00:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acculturi@moci]]></category>
		<category><![CDATA[La Gioia di Ieri]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Alberobello]]></category>
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		<description><![CDATA[Possiamo dividere il territorio occupato dalle &#160;Murge in tre zone:&#160;La Murgia settentrionale a nord, la Murgia dei Trulli al centro e la Murgia salentina a sud.
La Murgia dei trulli, che si&#160;sviluppa su un territorio esteso circa 65 Km. di lunghezza e 40 Km. di larghezza e che occupa una superficie posta tra 650 e 350 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/alberobello-sanantonio.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-10520" height="221" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/alberobello-sanantonio-295x221.jpg" width="295" /></a>Possiamo dividere il territorio occupato dalle &nbsp;Murge in tre zone:&nbsp;La Murgia settentrionale a nord, la Murgia dei Trulli al centro e la Murgia salentina a sud.</p>
<p style="text-align: justify">La Murgia dei trulli, che si&nbsp;sviluppa su un territorio esteso circa 65 Km. di lunghezza e 40 Km. di larghezza e che occupa una superficie posta tra 650 e 350 metri di altezza, comprende anche una parte del territorio di Gioia e precisamente quello che, partendo dall&rsquo;asse &nbsp;che taglia il paese da nord-sud, si protende in direzione&nbsp;est.</p>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Una connotazione di questo territorio murgioso &egrave; la mancanza di corsi d&rsquo;acqua affioranti, in quanto il suolo, ricco di pietra calcarea,&nbsp;non trattiene l&rsquo;acqua, ma l&rsquo;assorbe come se fosse una spugna. Le precipitazioni meteoriche o i torrenti che queste creano, infiltrandosi in profondit&agrave;, hanno corroso lo strato di calcare presente negli strati sotterranei formando fessure e passaggi che permettono il filtraggio dell&rsquo;acqua nel sottosuolo. Si sono originate in tal modo le grotte e &nbsp;le gravine, caratteristiche formazioni presenti in questa zona.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il pi&ugrave; antico insediamento di Gioia, cio&egrave; Monte Sannace,&nbsp;che dagli studiosi viene indicato come capitale della Peucezia, &egrave; spesso citato come sito&nbsp;che insiste &nbsp;sulla Murgia dei trulli.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">La presenza di insediamenti umani sulla Murgia risale gi&agrave; dal XV al XIII secolo a. C.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Durante il periodo dell&rsquo;et&agrave; del Bronzo numerosi insediamenti di pastori sono presenti sulla Murgia&nbsp;gioiese ( vedi Santo Mola e insediamenti di Masseria del Porto ), le cui popolazioni erano dedite oltre che all&rsquo;allevamento di ovini, equini suini e bovini anche ad attivit&agrave; artigianali, come la filatura della lana e l&rsquo;arte della ceramica, occupazioni attestate da numerosi reperti archeologici.<span id="more-10459"></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; in questo contesto, &nbsp;in questo territorio che troviamo strutture quali dolmen, menhir, specchie e trulli.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Da paesaggio brullo e desolato, quale era inizialmente, grazie al duro e continuo lavoro dei contadini la Murgia dei trulli &egrave; stata trasformata in un luogo abitato e, dove possibile, &egrave; stato dissodato e reso coltivabile.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Strutture abitative simili ai trulli sono state rinvenute in Mesopotamia, in Egitto, in Grecia, a Creta, in Sardegna, &nbsp;in Sicilia. Lo stile architettonico del trullo si ritrova anche in paesi che non si affacciano sul Mediterraneo, come l&rsquo;Irlanda, lo Yucatan, la Bolivia e le isole Ebridi, anche se a volte sono stati utilizzati materiali diversi dalla pietra, come mattoni cotti e fango. Gli abitanti della&nbsp;Mesopotamia e dell&rsquo;Egitto gi&agrave; dal III millennio a.C. avevano costruzioni con volta del tipo a trullo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Alcuni studiosi ritengono che i trulli originariamente venivano utilizzati per le tombe e per le fortificazioni e successivamente per uso domestico.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Ad avvalorare l&rsquo;ipotesi che di chi sostiene che la costruzione sia di importazione greca ci sarebbe la forma greca tholos e l&rsquo;ortografia greca <strong>trullo</strong> ( <strong>cupola</strong> ).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">La presenza di simili strutture architettoniche fuori dalla nostra regione e dall&rsquo;Italia non esclude, per&ograve;, l&rsquo;ipotesi che questa tecnica costruttiva &nbsp;a pseudo-cupola sia stata inventata in Puglia, non provenga cio&egrave; da un unico centro di diffusione e costituisca, quindi,&nbsp;uno di quei casi che prende nome di &ldquo; invenzione plurima indipendente &ldquo;.</div>
<div style="text-align: justify">Mi sembra&nbsp;improbabile, dunque, che i trulli, essendo stati costruiti in et&agrave; pi&ugrave; vicina a noi, rispetto a costruzioni simili e anteriori, siano strutture la cui forma architettonica sia stata importata da un precedente e simile manufatto.&nbsp;Infatti solo in Puglia questa costruzione si &egrave; evoluta a tal punto da diventare una dimora stabile e in molti casi anche confortevole, grazie&nbsp;ad un consistente&nbsp;numero di ambienti che sono stati messi in comunicazione tra di loro.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Uno dei pi&ugrave; antichi trulli ancora esistenti&nbsp;in Puglia e utilizzato come rifugio, risalirebbe al XVI secolo, anche se si diversifica da quelli pi&ugrave; recenti&nbsp;per la sua struttura con muri pi&ugrave; spessi e bassi, per la pianta di forma rotonda e per un&rsquo;unica apertura bassa, utilizzata come porta d&rsquo;accesso.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Con il passare del tempo si &egrave; passati a modificare&nbsp;&nbsp;l&#39;impianto costruttivo&nbsp;&nbsp; da una pianta circolare ad una rettangolare.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Costruzioni a trullo, anche con qualche differenza costruttiva, sono presenti in quattro zone della Puglia: il Gargano, una parte della Murgia settentrionale, la piana costiera intorno e a nord di Bari e la penisola salentina. Mentre in tre di queste aree le costruzioni servivano per deposito di attrezzi agricoli o come alloggio nei periodi dei raccolti o come rifugio diurno dei contadini, e prendono il nome di caselle o casedde ( che sono presenti nella parte costiera ), pagghiari&nbsp;( che ritroviamo nella zona di Conversano ), &nbsp;chipuri ( tipici della&nbsp; zona del Salento ), nell&rsquo;area della Murgia erano, e sono ancor oggi in parte, abitate in modo permanente dai contadini e sono correttamente chiamate con il nome trulli.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Significativo e singolare &egrave; un aneddoto che riguarda i trulli. Con l&rsquo;editto <i>Prammatica n. 24 de Baronibus</i> del 1466, che&nbsp;il re spagnolo Alfonso d&#39;Aragona&nbsp; invia ai suoi feudatari, si imponeva l&rsquo;autorizzazione regia per &nbsp;chi volesse erigere&nbsp;non solo nuovi&nbsp;nuclei abitati ma anche qualsiasi nuova costruzione. Tale legge obbligava i feudatari a riscuotere tasse in relazione al numero e al valore complessivo delle costruzioni presenti sul suo territorio e a inviarne una parte alla corte del re spagnolo. Nel 1644 il re di Spagna invia in Puglia un ispettore per verificare come mai nel territorio di pertinenza del conte di Conversano Giangirolamo Acquaviva, compreso tra Gioia, Noci, Putignano e Martina Franca, zona chiamata<i> &nbsp;Silva aut Nemus Arborbelli</i>, le entrate fiscali sulle costruzioni fossero scarse. Tale ispezione fu sollecitata dal duca di Martina Franca, Francesco I Caracciolo, che, invidioso per le evasioni fiscali che il duca di Conversano realizzava&nbsp;sulle nuove costruzioni, aveva segnalato il suo cattivo operato alla corte spagnola. Il duca di Conversano, venuto a conoscenza dell&rsquo;arrivo dell&rsquo;ispettore regio&nbsp;riusc&igrave; facilmente a far demolire in una sola notte ( operazione&nbsp;&nbsp;semplice perch&eacute; erano stati costruiti senza malta ) tutti i trulli che non erano stati segnalati al re spagnolo e per i quali non aveva corrisposto le relative tasse &nbsp;al sovrano.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;ispettore si trov&ograve; davanti ad un cumulo di pietre e rifer&igrave; al re che nessuna delle costruzioni segnalate come abusive era stata trovata per cui poteva fidarsi della buona fede del suo feudatario. Quando l&rsquo;ispettore fece ritorno in Spagna i trulli&nbsp;furono&nbsp;ricostruiti con le stesse pietre utilizzate precedentemente, sempre senza l&rsquo;utilizzo della malta, pronti ad essere demoliti velocemente in caso di un&rsquo;ulteriore ispezione. A questo scopo il conte Giangirolamo emise un editto con cui vietava ai contadini di erigere nuove costruzioni che non fossero a secco, proibendo dunque l&rsquo;uso della malta.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Inizialmente i trulli vengono costruiti o da contadini o da pastori che utilizzano come materiale da costruzione le pietre sparse per i campi, di cui abbonda il territorio delle Murge o che venivano estratte dal terreno per ricavarne terra coltivabile o provenienti da alcune cave. Le pietre migliori e pi&ugrave; grosse erano utilizzate per la costruzione, mentre quelle pi&ugrave; piccole servivano da basamento o da intercapedine.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">I costruttori, chiamati <strong>trullari</strong> o <strong>trullisti</strong>, hanno elaborato una tecnica costruttiva sempre pi&ugrave; perfezionata che ha permesso di passare dai semplici rifugi rurali a costruzioni pi&ugrave; complesse da utilizzare come fissa dimora.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/patriminio-unesco.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-10521" height="296" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/patriminio-unesco-295x296.jpg" width="295" /></a>Il trullista prima di iniziare il suo lavoro&nbsp;prepara il terreno con uno scavo che riempie di uno strato consistente di pietre su cui innalzare la costruzione oppure scava in profondit&agrave; per alloggiarvi una cisterna, che serviva a raccogliere l&rsquo;acqua piovana necessaria per l&rsquo;approvvigionamento idrico del proprietario della costruzione. Tale cisterna veniva ricoperta con una volte a botte o a cupola, costruita in pietra e malta, che&nbsp;fungeva da pavimento&nbsp;per il sovrastante trullo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il trullo era impostato con l&rsquo;interno a forma quadrangolare&nbsp;con una muratura portante molto spessa&nbsp;formata da due paramenti paralleli; all&rsquo;esterno si posizionavano grosse pietre squadrate, come quelle utilizzate nella costruzione dei &ldquo; parieti &ldquo; o muretti a secco, in forma circolare e leggermente inclinate per far scorrere l&rsquo;acqua piovana e all&rsquo;interno si sovrapponevano altre pietre, perfettamente a piombo, separate da un&rsquo;intercapedine di uno spessore che variava da un metro circa in su, che veniva riempita di pietre di risulta e di terriccio, il tutto &nbsp;per un&rsquo;altezza media di mt. 1,80. Le pietre utilizzate erano quelle ottenute dallo scavo della cisterna o erano quelle affioranti sul terreno o provvenivano dagli strati lapidei&nbsp;superficiali. A volte sul prospetto erano presenti piccole aperture, per far entrare luce ed aria all&rsquo;interno della costruzione, sormontate da un architrave sempre in pietra. La porta d&rsquo;ingresso dei trulli pi&ugrave; semplici presenta un architrave o&nbsp;un triangolo con funzione di scarico; quelli pi&ugrave; complessi&nbsp;presentano un piccolo vestibolo chiuso superiormente da un arco a tutto sesto, che &egrave; sormontato da un tetto a spioventi, ricoperto di chiancarelle. Sulla porta d&rsquo;accesso spesso&nbsp;&egrave; presente una piccola nicchia, che viene utilizzata come edicola-altarino, mentre appoggiati alle pareti ai lati della porta d&rsquo;ingresso&nbsp;sono spesso presenti due sedili in pietra, utilizzati dai proprietari soprattutto durante la buona stagione. A volte lungo la&nbsp;parete esterna &egrave; presente una scaletta&nbsp;a chiocciola in pietra che corre intorno alla cupola conica; questo elemento architettonico &nbsp;&egrave; per&ograve; tipico della &ldquo; specchia&rdquo;.</div>
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<div style="text-align: justify">Molto spesso l&rsquo;interno del trullo presenta delle grandi nicchie laterali con volte a botte, che erano utilizzate come posti letto. Dall&rsquo;altezza della porta d&rsquo;accesso il trullista impostava la volta, di forma conica a pseudo-cupola; dapprima utilizzava alcuni blocchi calcarei&nbsp;con spigoli arrotondati per trasformare la base da quadrangolare in circolare su cui poggiava le pietre affiancate ed incastrate tra di loro in modo da formare un anello circolare. Man mano che le pietre&nbsp;venivano disposte sui piani superiori si facevano rientrare un poco rispetto a quelle sottostanti, cio&egrave; in aggetto verso l&rsquo;interno, tecnica che si pu&ograve; notare nel monumento miceneo detto &ldquo; Il tesoro di Atreo &ldquo;, in modo da creare degli anelli circolari sempre pi&ugrave; piccoli e determinare l&rsquo;andamento conico della volta. Il momento in cui si giungeva all&rsquo;apice della costruzione e non era possibile costruire un altro cerchio di pietre il trullista chiudeva l&rsquo;apertura con un lastrone di pietra, ben saldato con il resto del materiale lapideo. La pseudo-cupola veniva poi protetta da un tetto costituito da pietre piatte e rettangolari, abbastanza lunghe, dello spessore da quattro a sette &nbsp;centimetri, dette <strong>chiancarelle</strong>, anch&rsquo;esse sovrapposte tra di loro ed embricate ( cio&egrave; con le connessioni ricoperte o alternate tra di loro ad ogni fila per evitare infiltrazioni ), e disposte in modo tale da creare degli anelli circolari decrescenti; la posizione inclinata della chiancarelle verso l&rsquo;esterno aveva la funzione di proteggere la costruzione dalla pioggia, evitando il ristagno dell&rsquo;acqua e permettendo il suo scorrimento verso il suolo o nella cisterna di accumulo sottostante.</div>
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<div style="text-align: justify">L&rsquo;introduzione di caminetti, di finestre, di alcove, nonch&eacute; la tecnica&nbsp;di addossare e di collegare internamente due o pi&ugrave; trulli per ottenere una costruzione con un consistente numero di ambienti e maggiore disponibilit&agrave; di spazi per una famiglia&nbsp; numerosa &egrave; indice di una pratica costruttiva piuttosto recente.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;esterno del trullo veniva intonacato o imbiancato fino al livello che sosteneva la pseudo-cupola mentre l&rsquo;interno era ricoperto o con intonaco di calce o subiva una imbiancatura con la latte di calce; ci&ograve; consentiva di avere una maggiore luminosit&agrave; all&rsquo;interno, di ottenere una migliore&nbsp;igiene dell&rsquo;ambiente, evitando la presenza di insetti e di piccoli animali, e di proteggere l&rsquo;abitazione dalle correnti e spifferi d&rsquo;aria.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Sulla sommit&agrave; della volta, chiusa da una lastra piana, si innalzava un <strong>pinnacolo</strong> di varie forme geometriche&nbsp;o simboliche. Il tipo pi&ugrave; semplice &egrave; costituito da un cilindro sormontato da un disco orizzontale o da una sfera oppure da una piramide&nbsp;a base quadrata o triangolare. Quello pi&ugrave; complesso presenta al posto del cilindro un cono o una coppa&nbsp;che sostiene una sfera, una sfera con una croce sovrapposta o una figura poliedrica cruciforme o stellata.</div>
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<div style="text-align: justify">Alcuni studiosi ritengono&nbsp;che i pinnacoli siano elementi decorativi frutto di una esigenza di ordine estetico o simbolico, la raffigurazione pietrificata del palo centrale delle primitive capanne da cui sarebbe nato il trullo.&nbsp;La presenza di forme ricorrenti, come il disco, la sfera e la piramide rimanderebbero al culto del dio Sole o al culto betico, cio&egrave; delle pietre sacre, anch&rsquo;esso collegato al culto del Sole, che ritroviamo presso molti popoli agricoli antichi, &nbsp;la cui pratica &egrave; riportata anche dal poeta latino&nbsp;Orazio nel libro I delle Satire.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Analoghi pinnacoli di forma sferica che sono stati rinvenuti&nbsp;in Medio Oriente ed in Egitto richiamano alla mente il culto per il dio Sole.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Spesso sui tetti, o al di sopra dell&rsquo;ingresso o sul lato esposto ad est, sono presenti anche dei <strong>simboli</strong>, disegnati con la calce. Ne sono stati individuati quasi 200 diversi tra di loro, la met&agrave; dei quali sono ampiamente noti&nbsp;alla teologia protocristiana.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/trulli-alberobello.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-10516" height="223" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2010/04/trulli-alberobello-295x223.jpg" width="295" /></a>Anche questi sigilli o segni vengono giustificati&nbsp;come un elemento estetico-decorativo ( se di stile geometrico o a carattere floreale ), ma da alcuni studiosi sono considerati come un elemento magico-scaramantico o apotropaico, astrologico oppure come simboli primitivi o come richiesta di protezione divina ( cristiana o pagana ) da parte degli occupanti dell&rsquo;abitazione.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Tali elementi, come hanno dimostrato alcuni recenti studi, sono dovuti ai rapporti culturali e religiosi intercorsi tra l&rsquo;Italia e l&rsquo;Oriente nei primi anni del Cristianesimo. Identici simboli, presenti in ossari egizi e palestinesi e in catacombe romane costituiscono una conferma della loro origine palestinese o cristiano-giudaica o ellenistico-cristiana. Questi simboli, dalla primitiva origine pagana o giudaica, sono stati rielaborati successivamente&nbsp;in senso cristiano e approdano in Puglia attraverso l&rsquo;arrivo di monaci ed eremiti provenienti dall&rsquo;Oriente. La Puglia, infatti, ancora oggi &egrave;, ma &egrave; stata soprattutto in passato, un ponte tra l&rsquo;Oriente e l&rsquo;Occidente, terra di passaggio sia per i pellegrini che si recavano da Roma verso la Terrasanta che&nbsp;per i&nbsp;monaci diretti dall&rsquo;Oriente verso Roma; basti pensare agli eremiti e monaci orientali e alle innumerevoli chiese rupestri presenti in Puglia. Numerosi giudeo-cristiani passati&nbsp;attraverso la&nbsp;nostra regione&nbsp;potrebbero aver diffuso l&rsquo;usanza del loro simbolismo religioso nelle nostre terre, introducendo il simbolo della croce, cio&egrave; di Ges&ugrave;.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Alcuni &nbsp;simboli, che&nbsp;vengono catalogati come <strong>primitivi</strong>, sembrerebbero collegati ai culti druidici che si celebravano anche nei boschi pugliesi e sulle&nbsp;Murge e che successivamente, mutuati nella tradizione cristiana,&nbsp;sono stati&nbsp;da questa trasformati, adattati alla sua spiritualit&agrave; e sostituiti con un significato di tipo cristiano. &nbsp;&nbsp;</div>
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<div style="text-align: justify">A tale rito sembra essere collegata la tradizionale &ldquo; <strong>passata</strong> &ldquo; a Monte Rotondo, localit&agrave; sita a 6 Km. a Nord-est di Gioia.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Tra i segni <strong>magici</strong> presenti sui trulli rientrano quelli zodiacali, planetari e astrologici, anch&rsquo;essi assunti&nbsp;dal cristianesimo a simboli divini: Dio ( il cerchio ), Dio,&nbsp;Ges&ugrave; e la creazione (&nbsp;il cerchio sormontato dalla lettera H ), la Trinit&agrave; ( un tridente ).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Altri segni rappresentano i pianeti: Luna, Marte Giove, Venere. Sono presenti i dodici segni dello zodiaco, anch&rsquo;essi assunti ad elementi sacri dal cristianesimo (&nbsp;dodici &egrave; considerato un numero sacro: &nbsp;dodici sono le ore, i mesi, i Patriarchi, le trib&ugrave; di Israele, gli Apostoli ).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Alcuni simboli <strong>religiosi</strong> richiamano esplicitamente la religione cristiana: il monogramma di Ges&ugrave;, la Croce, il cuore trafitto della Madonna,&nbsp;l&rsquo;alfa e l&rsquo;omega, il calice, i segni della Passione, un angelo, una spiga di grano, un grappolo d&rsquo;uva, una stella.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Sui trulli sono presenti anche simboli di <strong>animali</strong>: cavallo, bue, gallo, aquila, serpente. Tra i simboli della <strong>flora</strong> si possono notare: un vaso di fiori, una spiga di grano. Altre raffigurazioni sono costituite da: falce, zappa, bilancia, martello ( simboli della sacralit&agrave; del lavoro; &nbsp;infatti San Paolo dice: <i>Chi non lavora non mangi</i> , 2 Tess.3,10).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il&nbsp;simbolo pi&ugrave; ricorrente &egrave;&nbsp;quello della <strong>Croce</strong>, per gli ebrei segno di Jahveh e copia del Taw, ultima lettera del loro alfabeto e per i cristiani segno di Ges&ugrave;.</div>
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<div style="text-align: justify">Diversi sono i tipi di croce ( proprie o dissimulate ) presenti sui trulli: un semplice Tau, a croce greca o latina, un cerchio diviso in quattro parti da una croce, un quadrato in cui &egrave; presente una croce che parte dagli spigoli o dal centro di ogni lato, una&nbsp;croce sovrapposta ad un quadrato, a un triangolo o a un cerchio pieni, una croce sormontata da un semicerchio,&nbsp;una croce con due o quattro dischetti posti rispettivamente sopra e sotto i suoi bracci laterali, una croce che presenta due quadratini sui bracci superiori, una croce dai cui bracci laterali sgorgano delle gocce di sangue, la lettera rho ( P ) incrociata con la lettera X, cio&egrave; la raffigurazione del Chrismon ( Ges&ugrave;), un&rsquo;asta verticale&nbsp;con croce di Sant&rsquo;Andrea, una croce da sola o circondata da dischetti, una croce radiata a sette bracci spesso chiusa inferiormente da un triangolo, una croce con un semicerchio al di sotto del braccio orizzontale, un cerchio sormontato da una croce, una croce patriarcale, cio&egrave; con due bracci orizzontali, una croce da sola o sovrapposta ad un triangolo o su un cerchio, un tridente semplice o sovrapposto ad un triangolo o a un cerchio, una svastica o croce gammata ( secondo alcuni segno contro il malocchio ), una croce circoscritta da una stella a sei punte, una croce che raffigura la lettera phi greca, anch&rsquo;essi simboli considerati sacri.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Tra i simboli <strong>tradizionali</strong> spicca il disco, simbolo solare presso gli Egizi, spesso&nbsp;pieno, circondato da una o due circonferenze pi&ugrave; ampie, a volte raggiato, a volte&nbsp;impostato sulla lettera M, con il monogramma IHS, a forma di ostensorio, simbolo cristiano per i credenti. Un altro simbolo frequente &egrave;&nbsp;l&rsquo;albero con i rami rivolti verso l&rsquo;alto o verso il basso ( croce-albero, albero della vita, albero della palma ), la pianta del trifoglio ( simbolo di augurio e di prosperit&agrave;, della Trinit&agrave; ), un fiore, come il giglio ( simbolo della croce, di prosperit&agrave; di innocenza, di santit&agrave;, di verginit&agrave; ).</div>
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<div style="text-align: justify">Altri simboli meno frequenti, come l&rsquo;angelo ( messaggero, annunciatore della buona novella ), l&rsquo;aquila ( simbolo dell&rsquo;aspirazione al divino, di regalit&agrave; e segno di San Giovanni evangelista ), la rondine (&nbsp;simbolo della primavera e di buon augurio ) e la colomba ( segno di pace dopo il diluvio ) fanno parte del gruppo delle croci dissimulate per la loro forma; &nbsp;queste &nbsp;per il loro significato rientrano tra i segni sacri.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Rare sono le presenze di segni che rappresentano una nave munita di albero, che per la sua forma &egrave; &nbsp;&nbsp;il simbolo di una croce dissimulata o di un&rsquo;ancora, simbolo di salvezza.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Frequentemente si trova il segno di un cuore trafitto da una spada, simbolo del cuore trafitto della Madonna a seguito del colpo che il soldato romano Longino inferse a Ges&ugrave;, trafiggendogli il costato.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nel territorio di Gioia si possono ammirare trulli singoli o appaiati&nbsp;sia in direzione Marzagaglia che lungo le vie per Noci, Turi e Putignano. Questi presentano dei pinnacoli costituiti prevalentemente da un cilindro sormontato da un disco orizzontale o da una sfera. Mancano quasi totalmente i simboli che caratterizzano i trulli della zona pi&ugrave; a est di Gioia, quelli pi&ugrave; importanti e famosi della zona di Alberobello.</div>
<div style="text-align: justify">
<p>Tra i&nbsp; trulli&nbsp;&nbsp;presenti nell&#39;&nbsp;agro gioiese sono da segnalarne alcuni&nbsp; in buono stato di conservazione e adibiti come strutture ricettive. &nbsp;</p>
<p>Alcuni sono appaiati e fanno parte di un&#39;azienda agroturistica&nbsp; a 6 Km. a sud di Gioia,&nbsp;( foto sottostante ).</p>
<div>
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<div>
<div class="clearfix"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?op=1&amp;view=global&amp;subj=53760734834&amp;pid=30215152&amp;id=1039310035&amp;oid=53760734834" id="myphotolink"><img height="393" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs038.snc1/2492_1058714461642_1039310035_30215153_2075036_n.jpg" style="width: 608px;height: 411px" width="604" /></a></p>
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<div class="photocaption">
<div class="photocaption_text">&nbsp;</div>
</p></div>
</p></div>
<div class="uiTextSubtitle">&nbsp;Un altro&nbsp; complesso particolarmente interessante,&nbsp;&nbsp;composto da ben 11 trulli ( foto sottostante ) perfettamente ristrutturati e arredati,&nbsp; &egrave; ubicato a 6 Km. a sud-ovest di Gioia,&nbsp;ed &egrave; adibito a casa vacanze.</div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" summary="" width="648">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="391">
<h1><a href="http://www.sweethomes.it/imgUser/CV058_800_01.jpg" rel="lightbox[struttura]" title="Trulli Antichi"><img alt="" border="0" height="168" src="http://www.sweethomes.it/imgUser/CV058_800_01.jpg" style="width: 487px;height: 434px" width="250" /></a></h1>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td valign="top">
<div class="imagecontainer" style="margin-right: 0px">
<div class="imagebox">
<h1>&nbsp;</h1>
</p></div>
</p></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div style="text-align: justify">Sarebbe opportuno effettuare un censimento per conoscerne l&rsquo;entit&agrave; delle presenze di trulli nel nostro territorio e salvaguardarne l&rsquo;integrit&agrave; per consegnare alle generazioni future un bene architettonico e&nbsp;culturale che nel 1996 &egrave; stato dichiarato dall&rsquo;UNESCO&nbsp;&nbsp;Patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave;.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Anche gli organi istituzionali, attraverso la Formazione Professionale negli anni scorsi hanno organizzato corsi per restauratori di trulli, visto che i vecchi trullari stavano per scomparire e, con loro, anche un mestiere che si perdeva nella notte dei tempi.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; consentito l&rsquo;uso del contenuto di questo articolo <b><u>per soli fini non commerciali</u></b>, citando la fonte e il nome dell&rsquo;autore.</div>
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