In ricordo del 60° anniversario di morte di Don Sante Milano

Una commemorazione particolarmente suggestiva, quella tenutasi nella Chiesa Maria S.S. Immacolata di Lourdes il 15 settembre, data in cui ricorre il 60° anniversario della morte di don Sante Milano.
 
Mentre vengono proiettate su uno schermo le immagini del sacerdote e della chiesa di cui fu fondatore, prestate per l’occasione da Filippo Pastore ed “ereditate” da zia Rosina, sgorgano irrefrenabili i ricordi, alcuni impeccabilmente “storici”, altri rievocati da vissuti familiari, tramandati nel tempo, altri ancora intrisi di pura emozione ed affetto.
 
Patrizia Nettis invitata a raccordare gli interventi di Franco Giannini, don Mimì Ciavarella, Vito Mastrovito, don Carlo Lattarulo e Rocco Fasano, di ritorno da Roma presso cui ha reso omaggio a Renato Javarone nella mostra tenutasi nel Palazzo Valentini, lascia la parola a don Carlo, parroco che a breve dovrà affidare la sua “Chiesetta” – luogo in cui ha vissuto l’infanzia ed espresso la sua vocazione per 15 anni – a don Alessandro Manfridi.
 
Don Sante aveva un volto ieratico! Un accenno di sorriso era sempre presente sulle sue labbra – ricorda il parroco – anche quando tornava dalle questue in campagna sul suo calesse. Era umile e corretto, durante i funerali cedeva la stola a don Franco Di Maggio, in segno di rispetto.”
 
Don Carlo, da bambino residente in via Mazzini al civico 30, è chierichetto nella processione che porterà il viatico e con esso l’unzione degli infermi ad un sempre più sofferente don Sante, a fine anni ‘40.
Franco Giannini contestualizza e traccia un profilo storico-geografico di Gioia nel periodo in cui fu affidato al giovane don Sante il compito di erigere una nuova chiesa. Continua la Lettura

Socialismo e antifascismo a Gioia del Colle. (Nicola Capozzi)

Le lotte del movimento bracciantile, l’antifascismo, le delusioni e le speranze della Puglia nelle contraddizioni del Novecento: le vicende biografiche di Vito Nicola Capozzi (1889-1976), antifascista gioiese e personalità di rilievo del socialismo pugliese, ci consentono di riflettere su alcuni passaggi nodali che emergono dall’intreccio che lega la storia locale agli avvenimenti della “grande storia”.
 
Alle nuove generazioni si può dire che Capozzi ha saputo interpretare e dare voce alle esigenze di un’Italia povera e dimenticata ed ha combattuto la sua lotta contro il fascismo e per la giustizia sociale, pagandone di persona le conseguenze più dolorose. In un momento storico in cui chi alza la voce sembra farlo solo per perseguire interessi personali, la figura di Nicola Capozzi ci ricorda che sono gli ideali di giustizia e solidarietà sociale a dare senso e significato alla storia di una comunità.
 
 
Nelle edicole di
Bari: librerie Feltrinelli, Laterza, Roma, La Goliardica, Egafnet
Gioia del Colle: librerie Minerva, Arcadia, Aretusa, Librelulla, Agorà, Pegaso, Curione, Carmen; edicole Dafne, Eureka, Il Giocattolaio
Sammichele di Bari: Suma editore, cartoleria Fortunato, Casa In
Noci: libreria Trisolini

 

  

Gioia e i Cavalieri di Malta

Tra gli enti religiosi, possessori di beni ecclesiastici nel territorio di Gioia figurava in passato anche il Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta. Tale Ordine, che era rappresentato dalla Commenda di S. Maria di Picciano, possedeva due feudi nell’agro di Gioia.
 
Il primo, soprannominato Piscina della Tufara, si snodava  lungo la via per Matera, in un territorio compreso tra la via per Matera e quelle per Montursi e Laterza; era  esteso circa 4311 tomoli e due stoppelli.  Ne facevano parte diverse contrade: le Piscine, le Tufare, Murgia di Montursi, Lago Magno, parchi della Mandra, lago Savino. Al suo interno erano presenti vigneti, frutteti e piscine di acqua sorgiva.           I Cavalieri di Malta                                
Il secondo feudo, che  si trovava a nord-ovest del paese ed era soprannominato San Giovanni Gerosolimitano o Santa Maria del Vurzale, era esteso per circa 272 tomoli. Esso si estendeva verso la contrada Marchesana e  le vie per Cassano e Santeramo ed era ricco di piscine di acqua sorgiva, di frutteti, giardini, parchi, seminativi e vigneti.                                                                          Continua la Lettura

Madonna del Rosario – Non solo Fede

COMUNICATO STAMPA
 
Domenica 2 ottobre, con i riti religiosi collegati alla festa della Madonna del Rosario, si chiuderà la parte liturgica di una di quelle ricorrenze che rappresenta lo zoccolo duro della cristianità gioiese.
 
Dopo la Messa del mattino (ore 8:00), quella solenne (ore 10:30), seguirà la processione, quindi la Supplica, officiate dal padre spirituale don Tonino Posa.
 
In serata, alle 18:00, S. Messa celebrata dal Vicario Generale della diocesi Bari-Bitonto, Mons. Domenico Ciavarella e benedizione finale.
 
Poi spazio al rito civile, per il quale l’antica Confraternita del Rosario ha previsto il concerto del Gran Concerto Bandistico “Paolo Falcicchio” di Gioia del Colle, diretto dal maestro Jorge Egea, pronto ad esibirsi fra l’invidiabile cornice di luci della ditta Faniuolo Illuminazioni” di Putignano (BA).
 
Intanto la Confraternita del Rosario, coglie l’occasione per rivolgere un accorato appello non solo ai devoti della Madonna del Rosario, ma a tutti i gioiesi.
 
A questi chiede di ritrovare l’antico orgoglio e contribuire a salvare alcune opere d’arti presenti in S. Domenico (vedi lettera-manifesto e foto allegate alla presente nota).
 
Ufficio comunicazione
Confraternita SS. Rosario
Gioia del Colle
Conf.rosario@libero.it
 
Lettera Manifesto
 
NON SOLO FEDE
 
La chiesa di San Domenico è una testimonianza di fede, di storia e di cultura, le cui radici affondano nel passato della nostra comunità cittadina caratterizzata dalla presenza di ben tre ordini monastici: i Domenicani, i Francescani e i frati minori Riformati.
 
Essa rappresenta indubbiamente l’anima del convento di San Domenico, oggi sede del Palazzo Municipale. Questa antica chiesa, più volte oggetto di restauro, costato tanta fatica e impegno agli amministratori che ci hanno preceduto, necessita di urgenti ed indifferibili interventi di restauro.
 
Bisogna riportare all’antico splendore sia la tela dei tre santi domenicani (San Pietro da Verona, S. Tommaso D’Aquino e San Vincenzo Ferrer), sia la scultura lapidea raffigurante S. Francesco di Paola. Quest’ultima è un’opera di indubbio valore artistico e culturale, oggetto di sentita devozione da parte dei nostri padri. Lo dimostra la presenza di antiche iconografie e i tanti Francesco che festeggiano il proprio onomastico il 2 aprile.
 
La Confraternita del Rosario, nell’elevare la Supplica a Maria, rivolge un accorato appello non solo ai devoti della Vergine, ma a tutti i gioiesi, nella certezza che, pur in un momento di profonda crisi dei valori, sapranno ancora una volta contribuire a salvare, con la chiesa di San Domenico, la storia, l’arte e la tradizione più genuina di Gioia del Colle.
 
LA CONFRATERNITA 
 
Gioia del Colle, settembre 2011
N.B. Si può contribuire utilizzando il codice IBAN della nostra confraternita: IT 3410306741480000000000590

Mons. Sante Milano alla guida della Parrocchia dell’Immacolata di Lourdes

Il 15 settembre 2011, in occasione del 60° anniversario della morte di don Sante Milano, la comunità parrocchiale della chiesa Maria S.S.Immacolata di Lourdes ha voluto ricordare la figura e l'opera del primo parroco e fondatore della chiesa.

Don Sante: un uomo intorno al quale aleggia un’aura di santità  nel nome,  nel suo apostolato e nelle  opere da lui compiute.

Don Sante Milano nasce a Gioia del Colle il 7 luglio 1884 e qui muore il 15 settembre 1951.

La sua vita si snoda, quindi, tra il periodo postunitario e le due guerre mondiali, anni critici per la nostra Italia e per il Sud in particolare.

Dopo aver seguito gli studi in seminario viene ordinato sacerdote nel 1909, all'età di 25 anni.

Il 19 novembre 1919 l’Arcivescovo di Bari, mons. Giulio Vaccaro, tenuto conto che Gioia contava circa 25.000 abitanti e che un nuovo quartiere si stava sviluppando ad est del paese ed era il caso che si dotasse di una chiesa,  provvede ad acquistare circa 2.000 mq di suolo su cui erigere la nuova chiesa.

Il 16 dicembre 1919 lo stesso Arcivescovo eleva a Parrocchia sia la zona orientale  di Gioia che quella occidentale: le attuali Immacolata di Lourdes e Santa Lucia. Continua la Lettura

Ricordo di Don Sante Milano nel 60° della sua morte

Nella ricorrenza del 60° anniversario della morte di don Sante Milano, il Parroco ed il Consiglio Pastorale Parrocchiale della Chiesa Immacolata di Lourdes organizzano un incontro comunitario nella stessa Chiesa  il giorno 15 settembre 2011, a ricordo del suo fondatore, articolato in due momenti:

-  Celebrazione Eucaristica, con la partecipazione dell'Ausiliare dell'Arcivescovo di Bari, alle ore 19,00,

-  Ricordo di don Sante Milano, attraverso racconti e testimonianze di quanti lo conobbero, alle ore 19,45.

Si invita i cittadini a partecipare e a commemorare degnamente il nostro concittadino e cristiano pastore.

Le architetture che raccontano i 150 anni dell’Unità d’Italia

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia impone una riflessione sul tema dell’architettura locale che, con la sua presenza fisica, testimonia l’evoluzione della città diffusa.

A Gioia del Colle, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, l’architettura postunitaria ha formato un sistema insediativo variegato e meritevole di conservazione. Esempio dello stile architettonico del tempo è senz’altro il liceo classico “P.V. Marone” che domina la scena di via Roma e di via A. Celiberti. Questo edificio, ancora oggi in uso per attività d’istruzione scolastica, certamente resterà testimone del periodo storico per un lungo tempo, essendo di proprietà pubblica. Di fronte a tale costruzione sorge un fabbricato, di proprietà privata, meno importante ma sicuramente meritevole di conservazione. L’edificio era utilizzato per l’attività commerciale di albergo-ristorante ed era denominato “Albergo Italia”. Continua la Lettura

L’Asilo d’Infanzia ” E. De Deo “

Già all’inizio dell’800 a Gioia funzionavano le Scuole elementari.

Infatti, prima ancora della disposizione regia del 1810, che imponeva che in ogni Città, Terra o luogo abitato del regno vi fosse un Maestro che insegnasse i primi rudimenti e la Dottrina Cristiana ai fanciulli e li istruisse del metodo normale, il Decurionato di Gioia l’8-2-1810 ricorda che nel nostro Paese vi è una scuola nella quale dal 1806 è stato nominato Maestro l’abate Francesco Paolo Losapio.
 
Sette giorni dopo il Plebiscito, che sancisce l’unificazione  delle nostre Terre all’Italia di Vittorio Emanuele, e precisamente il 28 ottobre 1860, i Decurioni di Gioia si riuniscono per deliberare sulla richiesta del Governo,  se cioè il Comune vuole istituire gli Asili Infantili.
Il 19 dicembre 1866 il Consiglio comunale, preso atto che gli Ordini religiosi sono stati soppressi e che il Convento dei Padri Riformati è rimasto vuoto, pensa di utilizzare quei locali per un Asilo infantile e per il miglioramento dell’Ospedale.
 
Nella successiva riunione del 21 gennaio 1867  si parla ancora di allocare nel Convento dei Frati Riformati  l’Asilo infantile e di istituire anche  asili rurali d’infanzia.
 
Il Consiglio comunale di Gioia nelle sedute dell’8 e del 17 luglio 1868 delibera di impiantare un Asilo Infantile, che potesse ospitare 50 bambine e 50 bambini. Continua la Lettura

Quel tragico pomeriggio di 150 anni fa

Nel tardo pomeriggio di domenica 28 luglio 1861 Federico Stasi, 8 anni, stava rientrando a casa dopo aver trascorso il pomeriggio a casa dei nonni, a cui era solito dare una mano nelle faccende di campagna. Egli in fondo non era che uno dei tanti figli di famiglie contadine, che fin dalla più tenera età venivano abituati ad andare in giro da soli nei campi, per i boschi – che all’epoca circondavano ancora in buon numero Gioia – o lungo le tortuose viuzze dei poderi: talvolta per necessità, ossia per portare da mangiare ai genitori impegnati a coltivare le viti o a pascolare le greggi; talaltra per passatempo, uno dei pochi che la modesta condizione sociale concedeva loro.
 
La casa dei nonni, peraltro, non era isolata: bastava uscire dall’aia e si vedevano già i campanili delle chiese, le prime casupole, le mura che proteggevano Gioia.
 
Anche i rumori della vita cittadina potevano essere uditi distintamente, specie quando spirava il vento di tramontana: gli utensili degli artigiani al lavoro nelle botteghe, le chiacchierate delle massaie per strada, le scampanate, il vocio dei bambini che si rincorrevano nei vicoli.
 
Tuttavia, chi fosse venuto nel nostro comune quel triste pomeriggio non avrebbe sentito alcunché di simile, ma solo un pauroso scoppiettare di armi da fuoco, frammisto a pianti, urla ed imprecazioni: era la guerra civile, scatenata dall’arrivo di un cospicuo numero di sbandati dai boschi di Vallata, dove il sergente Romano e i suoi si nascondevano. Pochi giorni prima un militare della Guardia Nazionale, Teodorico Prisciantelli, era stato assassinato da un gruppetto di banditi che aveva sorpreso in campagna. Continua la Lettura

Antiche unità di misure e antiche monete

A seguito  dello sviluppo del commercio di svariati beni di consumo o della compravendita di beni immobili gli uomini hanno utilizzato  diverse unità di misura, in base al tipo di bene e allo stato fisico d'ogni sostanza o dell'oggetto della contrattazione.

Spesso le unità di misura, che servivano per quantificare lunghezze, aree, volumi e pesi, erano utilizzate solo  in un ristretto ambito territoriale.
Conseguentemente, tutti gli strumenti utilizzati da ogni comunità  erano imprecisi e non corrispondenti con quelli di altre comunità con le quali si intrattenevano scambi commerciali.
Solo dopo il 1885 le comunità nazionali ed internazionali, per razionalizzare gli scambi commerciali tra  di loro,  disposero di unificate le diverse unità di misura; esse oggi  sono d'uso comune.
Prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, quando Gioia faceva parte del Regno delle Due Sicilie, anche nella nostra città venivano utilizzate unità di misura diverse da quelle attualmente in uso. Continua la Lettura

La vita amministrativa a Gioia, 150 anni fa

La prima seduta del decurionato gioiese dopo la proclamazione ufficiale del regno d’Italia si tenne la mattina del 18 marzo 1861, meno di 24 ore dopo la prima sessione del Parlamento italiano.
 
Chi si aspettasse di leggere nel relativo verbale notizie inerenti all’epocale avvenimento del giorno prima, o magari alla lotta al brigantaggio o a qualunque altra cosa attinente a quello che il Carano-Donvito definisce il “grande risveglio cittadino” post-unitario, rimarrebbe però deluso: quel giorno le autorità amministrative nostrane discussero infatti di tutt’altro argomento, per quanto rilevante nell’ambito della storia cittadina, il patronato sulla chiesa di Santa Maria Maggiore.
 
Presenti molti esponenti di quella borghesia agraria da poco salita al potere anche se già pronta ad esercitarlo con determinazione, in base a logiche non sempre limpide ma comunque innovative rispetto ai decenni precedenti. Rientra in questa ottica il controllo dell’ingente patrimonio demaniale ed immobiliare degli enti ecclesiastici, nel solco di una politica avviata circa mezzo secolo prima dai napoleonidi (1806-1815) e che tanto aveva fruttato alle magre casse dell’erario pubblico. Continua la Lettura

La festa di San Giovanni e le sue tradizioni

25 luglio 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: La Gioia di Ieri, Primo Piano

San Giovanni è il santo più raffigurato nell’arte dei secoli. Non c’è altare o quadro di gruppo di santi, da soli o attorno alla Madonna, in cui non sia presente, ricoperto di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone che finisce a forma di croce. I più grandi pittori, come Raffaello, Leonardo e altri, lo ritraggono bambino, che gioca col piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina. E’ chiamato affettuosamente San Giovannino.

Onesto, austero profeta, battezzò Gesù e da LUI fu definito “Il più grande tra i nati da donna”.  Molte sono le feste campestri che si susseguono durante l’anno, in particolare nel periodo estivo.  Antiche tradizioni si rispolverano, prestando attenzione a chi, narrandole, un tempo le ha vissute.  Si racconta che la notte di San Giovanni (24 giugno), sia la notte più breve. In tale data il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, inizia il suo lento, quasi impercettibile dissolversi nelle brume di un annunciato inverno. In tale notte si accendono i falò. Il fuoco era considerato purificatore, ed era di buon augurio saltare sul fuoco, pensando con determinazione a cosa occorresse fare per cambiare la vita. 

Con il fuoco si mettevano in fuga le tenebre e gli spiriti maligni, le streghe e i demoni girovaganti nel cielo. In cerchio alla fiamma dunque, si danzava, si cantava e nella notte magica si verificavano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme tratteggiavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna. I fiori cari a San Giovanni erano: l’artemisia, l’arnica, le bacche rosso fuoco del ribes, l’erica e la verbena, sulla quale era diffusa un’antica credenza: colta a mezzanotte della vigilia, avrebbe costituito una infallibile protezione contro i fulmini. Continua la Lettura

Pasolini, il Vangelo e Gioia

Omaggio ad un grande artista – Giannino Mastrovito, il Pavarotti degli ottoni

Paolo Covella ha di recente pubblicato una breve monografia dal titolo: “ Giannino Mastrovito, il Pavarotti degli ottoni ” dedicata ad uno dei più grandi protagonisti viventi della storia della banda di Gioia, che, per giudizio unanime, è considerato il più virtuoso tenore di banda dopo Giacomo Argento.
 
Il libro ricostruisce la carriera artistica del grande solista, inquadrata nel contesto storico in cui visse la Banda di Gioia nel secondo dopoguerra, quando il mitico maestro Paolo Falcicchio la elevò a livelli mai più uguagliati. “ Più che uno strumento, egli stesso era una voce “: questo è stato il sintetico ma illuminante giudizio datone dal Maestro Michele Marvulli, che lo diresse per alcuni anni.
 
Il sodalizio tra il Maestro e il tenore, alla fine degli anni ’60, diede nuovo slancio alla nostra banda, riavvicinandola ai fasti del periodo falcicchiano.
 
Il libro, che l’autore ha voluto scrivere in segno di affetto e di omaggio nei riguardi del Prof. Giovanni Mastrovito, è in realtà un contributo alla conoscenza della storia locale e alla valorizzazione delle sue storiche tradizioni.
 
Paolo Covella
 
Giannino Mastrovito: “ il Pavarotti degli ottoni ”   
 
Suma Editore
 
(nelle edicole e nelle librerie)
 
€ 5

Una giusta richiesta di denaro

Personalità poliedrica e forse non da tutti conosciuta, don Vincenzo Angelilli è sicuramente uno di quegli intellettuali che ha dato molto alla cittadina di Gioia, tanto in termini di produzione libraria quanto come insegnante e pedagogo. Riguardo al primo punto si segnalano, tra le numerose opere, l’opuscolo “In memoria di Marino Rosati nelXXX della sua morte”, (tip. Tateo, 1913) e “Il grande paesista pugliese Francesco Romano”, (tip. Fortunato, Gioia del Colle, 1942). Riguardo al suo impegno come docente, invece, non si possono sottacere la fondazione e la direzione, per oltre mezzo secolo, dal 1910 al 1963, del convitto “Manzoni”, una delle poche scuole private realmente efficienti all’epoca in Terra di Bari. Per quanto frequentata però, come tutte le scuole del passato e del presente, anche questa istituzione era alle prese con le immancabili difficoltà economiche, cui il solerte sacerdote faceva fronte ricorrendo alle elargizioni di denaro di qualche facoltoso e generoso privato, oltre che – quando possibile – delle autorità pubbliche. Le quali tuttavia non sempre sovvenzionavano il convitto, sia per colpa dei tanti problemi attraversati dalle amministrazioni gioiesi nel corso del tempo, sia a causa del comportamento del sacerdote, il quale forse per una questione di dignità o piuttosto per preservare l’autonomia del suo istituto, solo in momenti di reali difficoltà ricorreva alla richiesta di denaro pubblico: questo, perlomeno, si evince dalla lettura di una accorata missiva che egli inviò al sindaco di Gioia il 31 ottobre del 1921. Continua la Lettura

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