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	<title>gioiadelcolle.info &#187; Gioia Nota</title>
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	<description>Il portale della comunità  gioiese</description>
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		<title>Giuseppe Gasparre &#8211; Ricerca contro il cancro&#8230; un successo annunciato</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dalila Bellacicco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gioia Nota]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;&#8220;Onco-Giano&#8221; &#232; il gene mutante bifronte assurto agli onori della cronaca a seguito della pubblicazione di uno studio sulla rivista &#8220;Cancer research&#8221;. Al gene &#232; affidata la speranza di sconfiggere il cancro, a Giuseppe Gasparre, genetista e ricercatore gioiese in quel di Bologna che ne coordina il progetto, sono affidati gli studi e le possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/01/06-01-gasparre-gruppo.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-17009" height="180" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2012/01/06-01-gasparre-gruppo-295x180.jpg" title="06-01 gasparre gruppo" width="295" /></a>&nbsp;&ldquo;Onco-Giano&rdquo; &egrave; il gene mutante bifronte assurto agli onori della cronaca a seguito della pubblicazione di uno studio sulla rivista &ldquo;Cancer research&rdquo;. Al gene &egrave; affidata la speranza di sconfiggere il cancro, a Giuseppe Gasparre, genetista e ricercatore gioiese in quel di Bologna che ne coordina il progetto, sono affidati gli studi e le possibili applicazioni ma anche le sorti ed il futuro del suo gruppo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">Osservare da una diversa ottica la &ldquo;genesi&rdquo; di una scoperta e la progettualit&agrave; che la rende possibile apre scenari inediti.</p>
<p style="text-align: justify">Giuseppe si laurea a Bologna in Biotecnologie farmaceutiche nel 2003, dopo due anni di studio in Norvegia. Qui &ldquo;convive con il resto del mondo&rdquo;, educandosi alla condivisione delle altre culture, quindi si dedica per cinque anni al dottorato, nonostante un&rsquo;innata propensione alla divulgazione scientifica. Lontano dall&rsquo;Italia le assenze anche delle piccole cose si amplificano. Tornare a casa, portare con s&eacute; nuove competenze, &egrave; un investimento necessario.<span id="more-16903"></span></p>
<p style="text-align: justify">Tra una ricerca e l&rsquo;altra, tra una docenza universitaria, un articolo ed una sperimentazione, Giuseppe si dedica al canto corale. Abita in una casa antica su due livelli, nei paraggi del Sant&rsquo;Orsola, una casa ricca di personalit&agrave;, vissuta, molto pi&ugrave; confortevole &ndash; a suo dire &#8211; di un appartamento moderno. Sul futuro, nonostante la propensione a progettare, non fa progetti. Appartiene ad una generazione di geniale &ldquo;precariet&agrave;&rdquo;, unica certezza assoluta: l&rsquo;amore per la sua famiglia, per i suoi genitori Giorgio e Annamaria, per nonno Giuseppe, per la sua terra, tutto il resto &egrave; in divenire.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2008 torna in laboratorio, presso l&rsquo;Unit&agrave; di Genetica Medica del Sant&rsquo;Orsola-Malpighi, ed eredita la linea di ricerca del professor Giovanni Romeo, genetista di origini calabresi, suo maestro di vita.</p>
<p style="text-align: justify">&ldquo;Il professor Romeo ha creduto nelle mie capacit&agrave; e assecondato la mia creativit&agrave; &ndash; dichiara Giuseppe &#8211; abbiamo formato un gruppo di dodici, quindici persone, di cui dieci sono lo zoccolo duro, tra di loro il mio alter ego, la biochimica Annamaria Porcelli. Nel team abbiamo competenze diverse, tutte complementari nei settori della bioinformatica, della biologia cellulare, della biochimica, della tecnologia&#8230;&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify">&ldquo;Perch&eacute; il progetto possa andare avanti &egrave; necessario trovare risorse &ndash; (le retribuzioni viaggiano sulla soglia dell&rsquo;indigenza) &#8211; &hellip;occorrono almeno 160.000 euro l&rsquo;anno per sostenere il progetto, da tener conto che si paga l&rsquo;IVA anche sui reagenti, ed il budget va amministrato con oculatezza e rendicontato alla perfezione. La ricerca &egrave; un&rsquo;azienda con input ed output, il prodotto da commercializzare &egrave; la conoscenza. I brevetti, le pubblicazioni scientifiche sono strumenti indispensabili per ottenere finanziamenti, per questo chiedo al mio team competitivit&agrave; elevata e ricerca eccellente. La nostra &egrave; una produzione continua, i progetti sono mirati, si punta a ci&ograve; che ha strategicamente senso. Tutti i miei ragazzi hanno curato diverse pubblicazioni su riviste prestigiose, a conferma della loro estrema professionalit&agrave;. Una pubblicazione non &egrave; cosa da poco. L&rsquo;editor fa uno screening, passa la ricerca ad una commissione con altissime competenze per ottenere un giudizio obiettivo, di solito vengono chiesti esperimenti aggiuntivi, solo dopo accuratissime verifiche quanto scritto viene pubblicato, spesso a distanza di mesi.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify">Una valutazione cos&igrave; severa ha i suoi pro e i suoi contro, si rischia di non veder mai pubblicato il proprio lavoro, ma se va in porto, uno studio accreditato da una pubblicazione di pregio d&agrave; garanzie e&hellip; rende famosi!</p>
<p style="text-align: justify">&ldquo;Certo &ndash; confessa Giuseppe &#8211; l&rsquo;occasione di portare all&rsquo;estero la mia esperienza e lasciar tutto c&rsquo;&egrave; stata ed era anche molto allettante dal punto di vista economico, ma non me la son sentita di abbandonare il mio team. Tra i miei compiti predisporre domande di finanziamento, curare le pubbliche relazioni, dare visibilit&agrave; al gruppo, cercare finanziamenti. I miei ragazzi producono conoscenze e dati che analizziamo, rivediamo e dirottiamo. A loro lascio massima libert&agrave;, non funziona accentrare tutto su di una sola persona. Insieme scriviamo articoli scientifici, seguiamo aggiornamenti, congressi, cerchiamo nuovi collaboratori e tecnologie. L&rsquo;equilibrio nel team &egrave; importante, nel mio ci sono sette donne con competenze diverse da sinergizzare, alla fine si &egrave; in telepatia, basta una frase, una parola e vedi la cosa sotto una luce diversa. Se hai un&rsquo;idea e dopo qualche esperimento la devi confutare, occorre avere il coraggio di resettare tutto e ripartire, non ha senso difendere strenuamente la propria tesi. C&rsquo;&egrave; correlazione genetica in qualunque malattia, si va verso una medicina personalizzata, ognuno di noi ha caratteristiche uniche, quando avremo tutte le informazioni del genoma si andr&agrave; verso una medicina sempre pi&ugrave; personalizzata. Anche in termini di prevenzione il calcolo del rischio &egrave; fondamentale.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify">&quot;Onco-Giano&quot; (nome scientifico MTND1) &egrave; un gene che fino a una certa quantit&agrave; favorisce la diffusione delle cellule tumorali, oltre una certa soglia, invece, ne rallenta il moltiplicarsi. La sua efficacia &egrave; mirata, soffoca lo sviluppo dei tumori, bloccandone il nutrimento, ma non &egrave; possibile generalizzare, i carcinomi non sono tutti recettivi allo stesso modo.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify">&quot;Proveremo la via genetica &#8211; spiega Giuseppe -, intervenendo su alcuni geni pi&ugrave; facili da manipolare del nostro Onco-Giano ma che hanno effetti identici, per tentare di bloccare la capacit&agrave; dei tumori di sviluppare vasi sanguigni&quot;.</p>
<p style="text-align: justify">
	Dalila Bellacicco<br />
	Tratto da &ldquo;la Piazza&rdquo; di dicembre 2011 </p>
<p>	&nbsp;</p>
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		<title>Olivetti, due gioiesi, coincidenze ?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 00:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gioia Nota]]></category>
		<category><![CDATA[Gioiesi nel Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Antonicelli]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Fasano]]></category>
		<category><![CDATA[Olivetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma cosa hanno in comune due gioiesi con Olivetti?
&#160;
Olivetti: dal 1908 Ivrea, un&#8217;amabile cittadina, gemella di Gioia in termini di abitanti, in una splendida posizione ai piedi delle Alpi all&#8217;imbocco della Valle d&#8217;Aosta, ha visto il proprio destino agricolo trasformarsi in modello industriale grazie alla genialit&#224; e all&#8217;intraprendenza di Camillo Olivetti e all&#8217;utopia sociale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/olivetti-6x4.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16324" height="201" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/olivetti-6x4-295x201.jpg" title="olivetti-6x4" width="295" /></a>Ma cosa hanno in comune due gioiesi con Olivetti?</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Olivetti: dal 1908 Ivrea, un&rsquo;amabile cittadina, gemella di Gioia in termini di abitanti, in una splendida posizione ai piedi delle Alpi all&rsquo;imbocco della Valle d&rsquo;Aosta, ha visto il proprio destino agricolo trasformarsi in modello industriale grazie alla genialit&agrave; e all&rsquo;intraprendenza di Camillo Olivetti e all&rsquo;utopia sociale di suo figlio Adriano. Per decenni Olivetti &egrave; stata leader mondiale nel campo della meccanica e dell&rsquo;elettronica ed Ivrea &egrave; stata all&rsquo;avanguardia nei servizi sociali e nel pensiero democratico.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Un gioiese: 45enne, ha vissuto a Gioia fino ai 20 anni, si trasferisce a Bologna per frequentare Disciplina dell&rsquo;Arte, della Musica e dello Spettacolo (DAMS). Realizza video/teatro, produce lungometraggi e documentari. Fonda la societ&agrave; Sattva films, pubblica come editore alcuni film in DVD e come regista e produttore indipendente produce il documentario lungometraggio su Adriano Olivetti: Michele Fasano.<span id="more-16321"></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Un altro gioiese: 50enne, ha vissuto a Gioia anch&rsquo;egli fino alla giovent&ugrave;, si trasferisce in un Paese europeo per un&rsquo;esperienza lavorativa presso la locale consociata Olivetti. Dopo alcuni anni ritorna in Italia per continuare il rapporto lavorativo presso la casa madre ad Ivrea. E&rsquo; ancora un olivettiano, nonostante proprio in questo periodo l&rsquo;Olivetti sia scesa al di sotto della simbolica e psicologica soglia dei 1000 dipendenti: il sottoscritto.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Pochi giorni fa consultando questo sito ho letto un riferimento al regista gioiese Michele Fasano e al suo ultimo successo da regista. Approfondendo la ricerca ho scoperto che ad Ivrea ci sarebbe stata la prima nazionale del film. Ovviamente non era possibile mancare ad un tale appuntamento. Una breve introduzione del sindaco di Ivrea, un ricordo del padre da parte di Laura Olivetti &#8211; ultimogenita di Adriano e presidente della Fondazione Adriano Olivetti e una presentazione del lavoro da parte di Michele Fasano, hanno preceduto la proiezione del film.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;&ldquo;<i>In me non c&rsquo;&egrave; che futuro</i>&rdquo; si sviluppa in due fasi distinte. La prima, &ldquo;Alle origini di un modello&rdquo;, nella quale l&rsquo;attenzione &egrave; rivolta ai molteplici aspetti che costituiscono la formazione di Adriano Olivetti: in primo luogo la famiglia, per un atteggiamento educativo di rigoroso rispetto delle regole e degli altri, il padre Camillo per la disciplina e la metodologia professionale (Adriano, fresco laureato fu mandato dal padre per 5 anni, come operaio, nella propria fabbrica perch&eacute; comprendesse i veri bisogni dei lavoratori ed i processi di produzione), infine, le frequentazioni del padre ed in seguito proprie, da Turati a Salvemini, da Rosselli a Gobetti, per una contaminazione tipica degli ambienti pi&ugrave; avanzati del riformismo dell&rsquo;epoca.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">La seconda fase, &ldquo;Il modello comunitario concreto&rdquo; &egrave; l&rsquo;atto pratico ed il complemento della prima, con le realizzazioni del modello comunitario di Adriano Olivetti applicato nella fabbrica di Ivrea e nel tessuto sociale del Canavese, ed i tentativi, purtroppo non colti e perfino ostacolati, di esportare questa visione dello Stato Democratico su una scala pi&ugrave; ampia in ambito nazionale, per rendere davvero democratico lo Stato Italiano. Ne sono esempio il complesso industriale di Pozzuoli e il risanamento dei rioni de &ldquo;I Sassi&rdquo; con la realizzazione urbanistica della frazione &ldquo;La Martella&rdquo; a Matera.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Ne risulta un film con un superbo profilo del protagonista, che &egrave; s&igrave; un imprenditore, ma allo stesso tempo &egrave; un uomo che crede nella responsabilit&agrave; sociale dell&rsquo;impresa e nella valenza del territorio che porta Adriano Olivetti a spostare l&rsquo;impresa e non i lavoratori, nella continua ricerca del benessere dei propri dipendenti, all&rsquo;interno ed all&rsquo;esterno dell&rsquo;azienda.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il film, che sar&agrave; inserito in un percorso televisivo, &egrave; gi&agrave; disponibile in due DVD allegati ad un libro omonimo. Questo impegner&agrave; Michele Fasano in giro per l&rsquo;Italia a Torino, Roma, Milano, Piacenza, Siena, Bologna, &hellip;. con alcune puntate all&rsquo;estero. Sarebbe auspicabile che oltre queste proiezioni, si creasse l&rsquo;opportunit&agrave; per una presentazione del suo film direttamente a Gioia.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Al termine della proiezione avrei voluto fare i complimenti per il lavoro realizzato ma, preso dall&rsquo;eccezionalit&agrave; della situazione (non mi era mai successo che qui, ad oltre 1000 km di distanza, potessi discorrere con un altro gioiese), ho subito cercato Michele Fasano per fare due chiacchiere su Gioia e per trovare qualche spunto che ci accomunasse rispetto alle nostre origini. In effetti abbiamo trovato qualche conoscente comune. Ho anche chiesto come mai proprio Adriano Olivetti abbia attratto il suo interesse al punto da coinvolgerlo in un lavoro cos&igrave; lungo, fatto di ricerche, approfondimenti e relazioni dedicate. Mi ha spiegato che il tutto &egrave; scaturito dalla lettura di un libro di un collaboratore storico di Adriano Olivetti, il quale, attraverso la testimonianza di numerosi protagonisti, racconta l&rsquo;utopia olivettiana. Nei pochi minuti a disposizione, tra risposte agli spettatori, autografi sui libri e impegni prefissati, ci siamo ripromessi di rimanere in contatto epistolare e alla prima opportunit&agrave; di ritrovarci con calma.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Ad Ivrea e nel Canavese tutto &egrave; impregnato di Olivetti. Oltre ai pochi dipendenti ancora direttamente coinvolti, ci sono famiglie intere ed un corpo compatto di generazioni che sono cresciute con l&rsquo;Olivetti, in fabbrica e nel contesto sociale voluto dagli Olivetti fin da un secolo fa (asili nido, mensa aziendale, trasporti gratuiti, borse di studio, circoli ricreativi, orario di lavoro ridotto, maternit&agrave; retribuita, fondo di solidariet&agrave;, biblioteche, colonie estive, convalescenziari per malattie professionali, &hellip;..). Tutto il territorio &egrave; cresciuto e si &egrave; arricchito culturalmente.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E oggi? Ben poco &egrave; rimasto. Si deve prendere atto, con grande rammarico, del fatto che l&rsquo;azienda &egrave; ormai ai minimi storici. Tuttavia non &egrave; possibile accettare il paradigma di declino e instabilit&agrave; che caratterizza il mondo del lavoro in tutta Italia. Il modello che &egrave; diffuso e radicato non &egrave; quello della &ldquo;rivoluzionaria&rdquo; Olivetti, ma sempre di pi&ugrave; quello che ha contraddistinto la politica industriale in maniera del tutto antitetica, che &egrave; stata guidata dall&rsquo;idea del perseguimento del profitto ad ogni costo, senza regole e senza controlli. Sono stati cancellati i diritti acquisiti ed &egrave; stata annullata qualsiasi possibilit&agrave; di partecipazione nelle scelte, siano esse relative al salario, all&rsquo;orario o alle condizioni di lavoro. I lavoratori sono sempre meno protetti, sempre pi&ugrave; precari e ricattabili. Non c&rsquo;&egrave; bisogno di fare sforzi per vedere questa realt&agrave;. E&rsquo; sufficiente guardarsi intorno, se non addirittura nella propria famiglia.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Matteo Antonicelli</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">
<div style="text-align: justify"><strong>Fotografie della Marcia della Pace di Assisi di Matteo Antonicelli</strong></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">
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			[Presentazione Slideshow]		</a>
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		<title>Ricordando Valerio Tango</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 00:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dalila Bellacicco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Valerio Tango, nato a Gioia il 20 agosto del 1944, era terzo di tre fratelli, motivo per cui non fu chiamato alla leva e pot&#233; dedicarsi senza interruzioni alla sua passione: la musica. Viveva in casa con pap&#224; Gioacchino, mamma Anna Romanelli e i fratelli Raffaele detto Luluccio, Antonio, Gigliola, Maria e Lisetta. 
&#160;
Chitarrista autodidatta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/valerio-tango-1.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16397" height="295" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/valerio-tango-1-176x295.jpg" title="Valerio Tango" width="176" /></a>Valerio Tango</span></b><span style="letter-spacing: 1pt">, nato a Gioia il 20 agosto del 1944, era terzo di tre fratelli, motivo per cui non fu chiamato alla leva e pot&eacute; dedicarsi senza interruzioni alla sua passione: la musica. Viveva in casa con pap&agrave; <b>Gioacchino</b>, mamma <b>Anna Romanelli</b> e i fratelli <b>Raffaele</b> detto <b>Luluccio</b>, <b>Antonio, Gigliola, Maria e Lisetta</b>. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Chitarrista autodidatta particolarmente dotato, si era formato nell&rsquo;orchestra del fisarmonicista <b>Pino Di Modugno</b>, con cui aveva girato, poco pi&ugrave; che adolescente, in Calabria, Basilicata e in varie localit&agrave; italiane per circa sei anni. Di Modugno ne ricorda l&rsquo;intercalare dialettale, la precisione, l&rsquo;orecchio assoluto, la bravura &#8211; aveva le mani d&rsquo;oro &#8211; la grande umilt&agrave;, il sorriso e la semplicit&agrave;. Impossibile non volergli bene! Non ebbe dubbi, pur avendo in orchestra un altro chitarrista, <b>Italo Longo</b>, scelse senza incertezze Valerio per le sue tourn&egrave;e. Passava sotto casa sua, in via Gladiatore, una traversa di via Gioberti e lo portava con s&eacute;. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Apprezzandone la bravura e pensando al futuro gli consigli&ograve; di iscriversi al <b>Conservatorio &ldquo;Piccinni&rdquo; </b>e lo affid&ograve; a <b>Ermelinda Calsolaro</b>, docente molto preparata e allieva di <b>Andr&eacute;s Segovia</b>. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>L&rsquo;esame di ammissione nel corso di chitarra sperimentale non fu semplice</i> &#8211; ricorda <b>Michele Buttiglione</b> -, <i>c&rsquo;erano centinaia di aspiranti provenienti da tutto il sud Italia, solo in otto superammo l&rsquo;ammissione, in quell&rsquo;anno eravamo con <b>Pasquale Scarola</b>, in attesa dei risultati. Io avevo preso lezioni da Valerio ma suonavo con il plettro, non avevo grande dimestichezza con le dita e nonostante ci&ograve; fui ammesso</i>.&rdquo;<span id="more-15775"></span></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Valerio aveva frequentato la scuola &ldquo;<b>Radioelettra</b>&rdquo;, pap&agrave; Gioacchino lo mand&ograve; adolescente da <b>Giulietto Resta, </b>&ldquo;Gi&ugrave; alle Croci&rdquo; affinch&eacute; imparasse il mestiere di elettrauto, poi da <b>Dino Mola</b> per riparare elettrodomestici, infine dovette arrendersi: suo figlio era un ottimo chitarrist, e da quel momento lo incoraggi&ograve; in ogni modo, insieme a mamma Anna. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Erano orgogliosi di lui</i> &ndash; ricorda Michele &#8211; <i>era la luce dei loro occhi!</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Nel quartiere Valerio era molto benvoluto specie dagli anziani che aiu</span><span style="letter-spacing: 1pt">tava e accompagnava a far commissioni, motivo per cui era giustificato se tardava durante le prove.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Lo salutavano anche le pietre</i> &ndash; ricorda Buttiglione &ndash; <i>era cos&igrave; buono e gentile che offriva sempre qualcosa al bar, anche se non aveva denaro. Era disponibile con tutti, dava buoni consigli. Non ricordo avesse una ragazza in particolare, eravamo giovani, una fidanzata magari gelosa avrebbe fatto storie e creato problemi quando si andava a suonare in giro. La sera stavano fino a mezzanotte e oltre a chiacchierare sotto casa, se vedeva mia madre affacciarsi al balcone le dava voce dicendo:&ldquo;Siamo qui, Caterina, non ti preoccupare!&rdquo;. Quando ancora non lo conoscevo e lo ascoltavo suonare ai matrimoni, lo guardavo con attenzione, per imparare la posizione delle dita. A casa avevo una chitarra comprata da Vasco, costava 10.500 lire, una cifra in quegli anni, e strimpellavo cercando di imitarlo. Poi ho preso lezioni da lui, suo padre ed il mio erano amici. Dopo</i> <i>sei mesi mi disse &ldquo;Non ho pi&ugrave; nulla da insegnarti!&rdquo;</i></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><i><span style="letter-spacing: 1pt">&nbsp;In molti dicevano che chiudendo gli occhi sarebbe stato impossibile distinguere se a suonare era lui o io. All&rsquo;epoca frequentavo &ldquo;Ragioneria&rdquo;, fu Valerio a dirmi &ldquo;&hellip;dai, iscriviti con me al Conservatorio!&rdquo;</span></i></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><i><span style="letter-spacing: 1pt">I miei genitori non lo sapevano e si preoccupavano vedendomi rientrare sempre tardi la sera. Alla fine, messo alle strette, dovetti confessare, temevo si arrabbiassero pensando che non avrei reso negli studi. Ci andavamo praticamente sempre insieme. Se la lezione era di mattina, facevamo colazione comprando dall&rsquo;Ippocampo in via Sparano un panzerotto e un ginger e soda. Un giorno mi disse: &ldquo;Oggi non andiamo a lezione, ti faccio conoscere una persona, vieni!&rdquo; e andammo in via Re David. Eravamo sotto casa di Pino Di Modugno, erano le 8 di mattina, il maestro dormiva ancora dopo una serata passata a suonare a Grotta Regina. Ci accolse lo stesso e rimanemmo con lui fino a mezzogiorno ed oltre. Mentre stavamo per andar via disse a Valerio: &ldquo;Vedi che domani dobbiamo registrare per la <b>Fonit Cetra</b>, trovami un bravo chitarrista che sa leggere lo spartito e venite insieme in sala di registrazione.&rdquo; Avevo appena quindici anni ma per Valerio ero gi&agrave; bravo, mi disse: Domani vieni a Bari con me, non si discute!</span></i><span style="letter-spacing: 1pt">&rdquo; </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Per&ograve; non avevo la chitarra adatta</i> &#8211; ricorda Michele &#8211; <i>e la chiedemmo in prestito ad un nostro amico, il barbiere Giovanni.</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">In seguito sar&agrave; proprio Valerio a firmare le &ldquo;cambiali&rdquo; per pagare la &ldquo;Fender&rdquo; di Michele, comprata da &ldquo;Giannini&rdquo; per 500.000 lire e pagata a rate da 5.000 racimolate suonando di qua e di l&agrave;.</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Di Modugno all&rsquo;inizio sembr&ograve; perplesso</i> &ndash; continua Michele &#8211; <i>poi mi sent&igrave; suonare e da allora non ci siamo pi&ugrave; allontanati&hellip; grazie a lui ho ripreso a suonare la chitarra appesa al chiodo dopo la morte di Valerio per oltre dieci anni</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt">Pino Di Modugno</span></b><span style="letter-spacing: 1pt">, tra l&rsquo;altro, conserva tra le sue partiture una canzone inedita scritta a mano da Valerio, dal titolo &ldquo;<b>A Maria</b>&rdquo;.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/gli-scacchi.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16395" height="275" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/gli-scacchi-295x275.jpg" title="Il Gruppo Gli Scacchi" width="295" /></a>Nel &rsquo;65 Valerio entra ne &ldquo;<b>Gli Scacchi</b>&rdquo;, il gruppo fondato da <b>Franco Jacobellis</b> dopo lo scioglimento del &ldquo;<b>Gruppo 63</b>&rdquo; in cui suonava con <b>Pippetto Procino, Guido e Alberto De Palma</b>. La formazione vede <b>Sandro Corsi</b> alla batteria, <b>Pippetto</b> al basso, <b>Franco </b>chitarra e voce, <b>Valerio </b>chitarra solista. Entra a far parte del gruppo la cantante <b>Elita Terribile</b>. In &ldquo;<b>Cantano pure loro</b>&rdquo;, rassegna canora presso il teatro Rossini, il gruppo accompagner&agrave; tutti i concorrenti.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Erano cos&igrave; tanti</i> &ndash; ricorda <b>Marisa D&rsquo;Elia</b>, vincitrice in ben due edizioni del festival con &ldquo;Il silenzio&rdquo; e &ldquo;Nuvole&rdquo; scritta dal professor <b>Losito</b> &ndash; <i>che il teatro non riusciva a contenerli! In molti venivano dai paesi limitrofi, la rassegna era conosciuta e molto apprezzata. Tra gli organizzatori, oltre Valerio e <b>Franco Jacobellis</b> c&rsquo;erano <b>Vito e Franco Marvulli, Ninn&igrave; Flavio</b> ed anch&rsquo;io. Quando Valerio suonava, era un incanto&hellip; le sue mani volavano sulle corde e sembravano tessere una tela, il viso trasfigurato dalla musica ricordava un mistico in preghiera, quanto carisma! Ho preso qualche lezione di chitarra da lui, veniva a casa ed eravamo diventati amici. Io tentavo di suonare &ldquo;L&rsquo;immensit&agrave;&rdquo; e lui &hellip; cantava!</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese-1.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16396" height="236" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese-1-295x236.jpg" title="Formazione del Fungo Cinese" width="295" /></a>Nel &rsquo;67 la band cambia nome e diventa &ldquo;<b>Il fungo cinese</b>&rdquo;.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Mettemmo insieme tanti fogliettini su cui ognuno aveva scritto un nome</i> &ndash; racconta Sandro &ndash; <i>io avevo scritto &ldquo;Canea&rdquo;, il nome che avevo dato alla prima barca che avevo costruito, naufragata nel mare di Chiatona. Fu scelto il biglietto di Franco. Tutti pensavano facesse riferimento al fungo originatosi dalla bomba atomica, in realt&agrave; era una specie di rimedio contro le delusioni che andava in voga all&rsquo;epoca.</i>&rdquo; </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Nel &rsquo;67 nell&rsquo;Arco Cimone fondano il &ldquo;<b>Piper Club Fungo Cinese</b>&rdquo;, la prima discoteca gioiese. I tesserati possedevano una targhetta in alluminio con incisa la data di nascita.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Ce le procurava il pap&agrave; di un amico che lavorava al Comune. Somigliavano alle targhette che si appongono sulle bare</i> &ndash; ricorda Sandro &#8211; <i>ma erano davvero originali. I sedili li avevamo fatti con le carriole in disuso lasciate alla segheria di Santoiemma, ci eravamo industriati. Quando si ballava il twist, per far scivolare i piedi spargevamo a terra il borotalco</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Nel &rsquo;69 <b>Franco Jacobellis</b> abbandona il gruppo, il suo pap&agrave; preme affinch&eacute; concluda gli studi universitari, conseguita la laurea in economia si trasferisce a Torino e lavora per la Fiat, una brillante carriera lo porta in Argentina dove ancora oggi vive, uno dei suoi due figli &egrave; musicista, l&rsquo;altro un famoso discografico. Lascia la formazione anche Elita, entrano <b>Pino Paradiso</b> alle tastiere dell&rsquo;epoca, ovvero al mitico organo Hammond, punta di diamante de &ldquo;I Profani&rdquo; e <b>Peppe Procino</b> che passa alle percussioni consentendo a <b>Sandro</b> di tornare a cantare alla sua amata chitarra rockeggiante.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Il gruppo diventa ogni giorno pi&ugrave; famoso, &egrave; il pi&ugrave; richiesto anche per i matrimoni, non sono pi&ugrave; i tempi in cui Valerio scorazza al volante della sua &ldquo;Topolino&rdquo; con il cambio talmente mal ridotto che talvolta gli resta in mano mentre mette le marce, ora &egrave; &ldquo;famoso&rdquo;!.</span></div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt">Sandro Corsi</span></b><span style="letter-spacing: 1pt"> ricorda un aneddoto in proposito.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Una mattina eravamo in piazza Plebiscito, quando una signora in carne, ingioiellata ma sempliciotta ci venne incontro chiamando a gran voce Valerio. Sua figlia si sarebbe sposata di l&igrave; a breve, era una &ldquo;massara&rdquo; e voleva il miglior complesso di Gioia per animare la festa. Le avevano parlato di noi e voleva sapere quanto &ldquo;costava&rdquo; un nostro concerto. Valerio le chiese 80.000 lire, lei sbianc&ograve; in volto e disse &ldquo;Figlio mio con quei soldi mi compro un vitello!&rdquo; e Valerio con semplicit&agrave;, senza assolutamente voler essere ironico, non era proprio il tipo, le consigli&ograve; di metterlo sul palco al posto nostro.</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16390" height="229" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese-295x229.jpg" title="Il Fungo Cinese" width="295" /></a>Pippetto Procino</span></b><span style="letter-spacing: 1pt"> ricorda il loro primo incontro, nella &ldquo;palestra&rdquo; improvvisata, con i pesi di cemento fatti a mano, avevano persino una panca&hellip; </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Valerio ci teneva e si applicava con i pesi. Tra di noi c&rsquo;era affiatamento ed una rara armonia che oggi i ragazzi hanno difficolt&agrave; a creare. Condividevamo tutto, attivit&agrave;, spazi, pensieri, sogni&hellip; Bastava uno sguardo e ci capivamo, ognuno di noi sapeva quando lasciare spazio all&rsquo;altro mentre suonavamo. Valerio e Sandro scrivevano le partiture, con loro ci sentivamo sicuri. Ci riunivamo a casa mia, in Piazza Pinto, 22. Suonavamo insieme in soffitta, mio padre a volte ci raggiungeva e ci ascoltava in silenzio, suonava l&rsquo;organo in chiesa e per quanto diversa, la nostra musica gli piaceva. Mamma conserva ancora i gil&egrave; e le giacche in lam&egrave; che indossavamo nei concerti. A volte Valerio</i> <i>rimaneva a dormire a casa, non c&rsquo;erano letti per tutti e si metteva in un baule e la mattina profumava di naftalina da far paura. Quando dormiva poggiava sempre una mano contro il muro</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>A Palmi</i> &ndash; ricorda Sandro &ndash; <i>in due ci sacrificammo e io e Valerio dormimmo in auto per far la guardia agli strumenti. Per dar l&rsquo;allarme agli altri, avevamo una corda che ci collegava a chi dormiva in camera passando dalla finestr. Un&rsquo;altra volta non andava la batteria dell&rsquo;auto, dopo aver messo in moto a spinta non potevamo accendere i fari ed io seduto sul cofano guidavo l&rsquo;autista dando indicazioni su dove girare&#8230; Quante avventure! Quando iniziammo ad usare i primi amplificatori, tra distorsioni e acuti Valerio diceva di sentirsi una &ldquo;formicola&rdquo; tra due elefanti, ovvero tra me e Pippetto. Lui era di formazione pi&ugrave; classica, noi prediligevamo il rock puro eppure ci trovavamo bene insieme</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Nessuno diceva all&rsquo;altro cosa fare, era &ldquo;naturale&rdquo; aiutarsi</i> &ndash; ricorda Pippetto, l&rsquo;addetto ufficiale ai contratti &#8211; <i>ognuno di noi montava la strumentazione degli altri</i>, <i>si agiva in perfetta sinergia</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">I loro idoli erano Jimmy Hendrix, i Led Zeppelin, i Genesis, ma non disdegnavano altri generi pi&ugrave; melodici. </span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Fu un momento magico il concerto al Piccinni, in occasione del &ldquo;Veglionissimo della Stampa&rdquo; accompagnammo <b>Claudiano</b>, un cantante sudamericano, uno dei primi a venire in Italia, un tipo molto esigente che si compliment&ograve; con Valerio e tutti noi.</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Anche il concerto del &rsquo;68 con <b>Iva Zanicchi</b>, fu spettacolare. Ognuno dei musicisti suonava su dei tubi innocenti, la batteria a quattro metri di altezza rischiava di cadere, tanto che Sandro dovette &nbsp;inchiodarla. Passati alla storia anche i concerti con <b>Wess </b>e <b>Jimmy Fontana</b> nel &rsquo;69, con i <b>Pooh</b> il 7 febbraio del 1970, il debutto in Rai con &ldquo;<b>La Caravella</b>&rdquo; di <b>Pippo Volpe</b>, e le esibizioni nelle varie edizioni di <b>miss Italia</b> con <b>Zambetta</b>.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;<i>Avevamo inventato anche i cori, Peppe cantava in falsetto, Sandro imitava Mal dei Primitives, l&rsquo;impostazione delle voci la dovevamo a Franco Jacobellis&hellip;</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt">Paolo Covella</span></b><span style="letter-spacing: 1pt">, cui si devono i dipinti floreali sulla mitica &ldquo;<b>Rosina</b>&rdquo;, il furgoncino della band, fece un patto con Valerio: se lui gli avesse insegnato a suonar la chitarra, Paolo lo avrebbe iniziato alla lirica. Si incontravano nel locale a pianterreno di via Paolo Losito, di fronte al negozio del ferramenta &ldquo;Fischietto&rdquo;, dove Valerio era solito &ldquo;<i>far le sue cose</i>&rdquo;. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt"><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/michele-buttiglione.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16398" height="295" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/michele-buttiglione-233x295.jpg" title="Michele Buttiglione" width="233" /></a></span>&ldquo;<i>Rest&ograve; affascinato dall&rsquo;ascolto della Cavalleria Rusticana di Mascagni</i> &ndash; ricorda Paolo -, <i>decidemmo di arrangiare il brindisi di Turiddu, ma poco dopo lui mor&igrave;. Ed io andai a ritirare mestamente i due dischi dal fratello, rattristato per la perdita di un amico e di un vero artista. Feci a penna un suo ritratto che conservai per molto tempo a casa e che poi regalai a Pippetto</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Il <b>7 settembre del 1971</b> Valerio </span><span style="letter-spacing: 1pt">doveva accompagnare la mamma in ospedale a Conversano, il suo pap&agrave; era ricoverato. <b>Michele Buttiglione</b> prestava servizio militare in aeroporto, da poco meno di un mese era stato trasferito da Brindisi a Gioia. Avevano deciso di andarci insieme. Si allontan&ograve; per cambiarsi (era in divisa), poi pass&ograve; dal localino in via Losito, ma Valerio era appena andato via. Si rec&ograve; sotto casa sua, in via Gladiatore.</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Maria &ndash; sua sorella &#8211; gli conferm&ograve; che era gi&agrave; partito. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Non torn&ograve; pi&ugrave; a casa. Perse il controllo dell&rsquo;auto, usc&igrave; fuori strada e perse la vita. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">La citt&agrave;, incredula e sgomenta, si raccolse attorno a lui. Il giorno del funerale il feretro era giunto al cimitero mentre la folla del corteo ancora si snodava, immensa, in piazza. In migliaia si recarono per porgere un ultimo saluto a Valerio, ormai assurto a mito e leggenda. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt"><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese-2.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16394" height="295" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/11/fungo-cinese-2-269x295.jpg" title="La copertina del disco - In the Sky" width="269" /></a></span>Nella &ldquo;casetta&rdquo;, nei paraggi della Chiesa dell&rsquo;Immacolata dove il complesso si riuniva a suonare, c&rsquo;&egrave; ancora un dipinto murale in cui <b>Gino Donvito</b> li ritrae tutti insieme, le mani su una corda che in un punto appare sfilacciata, pronta a spezzarsi, lacerata da un inconscio, profetico, triste destino. L&igrave; si ritrovano ancor oggi, ogni venerd&igrave;, gli amici di Valerio per suonare insieme.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt">&ldquo;Il</span></b><span style="letter-spacing: 1pt"> <b>Fungo cinese&rdquo;</b> continu&ograve; ad esibirsi fino al 1976, <b>Sandro Corsi</b> ne prese le redini.<b> Pino Paradiso</b> lasci&ograve; la band nel &rsquo;71, si trasfer&igrave; a Camerino dove prosegu&igrave; gli studi universitari e rest&ograve; nelle Marche per lavoro. Tra le new entry <b>Antonio Da Costa</b> (al secolo <b>Antonio Pellicoro</b>) e <b>Vanni Procino</b>. Nel &rsquo;72 viene prodotto il loro primo disco &ldquo;<b>In the sky</b>&rdquo;. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Guardando la <b>&ldquo;Fender&rdquo; del &rsquo;68 </b>di Valerio, religiosamente custodita da Michele, ricordando il suo pianoforte, per anni ospitato nell&rsquo;<b>Accademia &ldquo;Valerio Tango</b>&rdquo; fondata dall&rsquo;ingegner <b>Filippo Scarpetta</b>, vien da chiedersi cosa scriveremmo oggi di Valerio, se avesse atteso Michele e rimandato di qualche minuto l&rsquo;appuntamento con il suo destino. Forse un&rsquo;altra storia&hellip; </span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div align="right" style="text-align: right"><span style="letter-spacing: 1pt">Dalila Bellacicco</span></div>
<div align="right" style="text-align: right"><span style="letter-spacing: 1pt">(Tratto da &ldquo;la Piazza&rdquo; &ndash; agosto 2011)</span></div>
<div align="right" style="text-align: right">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><strong><span style="letter-spacing: 1pt">Le fotografie con didascalia&nbsp; sono tratte dal volume &quot;Gioia del Colle &#8230; in Bianco e nero&quot; </span><span style="letter-spacing: 1pt">Storia Fotografica degli ultimi cinquant&#39;anni della &quot;Citt&agrave; di Federico&quot; -&nbsp; </span><span style="letter-spacing: 1pt">a cura di Carlo Maria Tangorra.</span></strong></div>
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		<title>Cesare Svelto</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 00:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dalila Bellacicco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cento anni compiuti il 19 aprile del 2011, mente ancor limpida, cuore sereno&#8230; L&#8217;udito amplificato quel tanto che basta per poter scegliere cosa voler sentire ed accanto la sua Lina, 67 anni di vita coniugale, conquistata dalla sua signorilit&#224; di ufficiale dell&#8217;Arma dei Carabinieri in quel di Poggio Imperiale.
&#160;
Nella sua villetta in via Mergellina il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/10/svelto-6x4.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16090" height="201" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/10/svelto-6x4-295x201.jpg" title="Cesare Svelto e la signora Lina" width="295" /></a>Cento anni compiuti il 19 aprile del 2011, mente ancor limpida, cuore sereno&hellip; L&rsquo;udito amplificato quel tanto che basta per poter scegliere cosa voler sentire ed accanto la sua Lina, 67 anni di vita coniugale, conquistata dalla sua signorilit&agrave; di ufficiale dell&rsquo;Arma dei Carabinieri in quel di Poggio Imperiale.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Nella sua villetta in via Mergellina il tempo scorre lentamente, scandito dalla quotidianit&agrave;, i ricordi rosseggiano sotto la patina cinerea degli anni, basta poco per renderli vividi e sfogliare i giorni passati.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt">Cesare Svelto</span></b><span style="letter-spacing: 1pt">, studi classici con i professori <b>Fortunato Matarrese</b> e <b>Armando Celiberti</b>, si laurea in Medicina Bari nel 1937, quindi ufficiale di complemento medico con il grado di maresciallo e poi tenente nell&rsquo;Arma dei Carabinieri. Il suo pap&agrave; Francesco &egrave; un agricoltore, mezzadro dei Cassano, poi diverr&agrave; proprietario terriero. Mamma Leonarda d&agrave; alla luce Pietro, Cesare, Vitantonio, Filippo, Vittoria, Domenichella e Rosetta. </span></div>
<div style="text-align: justify"><span id="more-15772"></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">La sua infanzia trascorre serena, abitano al primo piano di villa Cassano, di fronte al pastificio Pagano con <b>donna Graziella</b>, figlia di <b>Paolo Cassano</b> e moglie dell&rsquo;avvocato <b>Bernardo Sciscio</b>, non ha figli e si affeziona ai piccoli Svelto.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Qualche anno dopo si spostano in paese, in un palazzo a ridosso della Chiesa Madre.</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt">Nel 1926&ndash;27 pap&agrave; Francesco fa costruire al muratore <b>Fasano</b> la sua masseria, tra i ricordi d&rsquo;infanzia di Cesare il figlio, compagno di studi che diverr&agrave; magistrato e poeta.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Il 5 maggio del 1936 Pietro Badoglio entra in Addis Abeba, quattro giorni dopo viene proclamato l&rsquo;Impero italiano d&rsquo;Etiopia.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Cesare Svelto conserva nitidi ricordi della sua &ldquo;Guerra d&rsquo;Africa&rdquo;.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">&ldquo;<i>Ero in un paese vicino ad Addis Abeba, in una casetta</i> &ndash; racconta il dottore &ndash; <i>nel deserto la temperatura superava i 45&deg; all&rsquo;ombra. Per un anno non si &egrave; combattuto. Siamo giunti in Abissinia, passando attraverso il Canale di Suez, ero su una nave piena di balle di fieno, insieme a dodici ufficiali, siamo andati a Massaua e Asmara, la strada era piena di tornanti, abbiamo incontrato dei delinquenti, non dei veri soldati</i>.&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Nel 1937 &egrave; a Macerata, per effettuare un corso della durata di alcuni mesi, un altro lo segue a Firenze, quindi torna sul fronte.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Le atrocit&agrave; vissute in quegli anni nei Balcani, in Jugoslavia e in Serbia, tradiscono la memoria.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Il ritorno in Italia &egrave; offuscato dalle atrocit&agrave; perpetrate dai nemici, dalla debilitazione, dal freddo e dalla fame. Ricorda i suoi compagni morti, fucilati ed un dolore sordo e atroce si fa strada nel suo animo. E&rsquo; stanco, sa di rischiare&nbsp;la vita e l&rsquo;onore, ma non pu&ograve; pi&ugrave; lottare. E&rsquo; il 1943, a Roma vivono i <b>Rosati</b>, nobili e illustri gioiesi che ricoprono importanti cariche giudiziarie, hanno potere e influenza. E&rsquo; a loro che chiede aiuto, ma invano. Per molto meno si rischia la vita, di quei tempi.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/10/pietroangelillo.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-thumbnail wp-image-16219" height="295" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/10/pietroangelillo-171x295.jpg" title="Pietro Angelillo" width="171" /></a>Cesare &egrave; solo, senza un tetto, disperato&hellip; incontra <b>Pietro Angelillo</b>, ferroviere gioiese dal giugno del 1940 residente a Roma. Si &egrave; trasferito l&igrave; con la sua famiglia all&rsquo;et&agrave; di 39 anni, come capotreno viaggiante. Vi abita con sua moglie <b>Anna Favale</b> e i suoi sei figli, tra cui il dodicenne <b>Ottavio</b>, vivono proprio nel quartiere San&nbsp;Lorenzo, bombardato dagli alleati nel &rsquo;43.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Spesso torna a Gioia, pu&ograve; viaggiare gratis e fa provviste nel negozio di generi alimentari di suo fratello per sostenere la famiglia.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><b><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Caterina Svelto</span></b><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">, zia di Cesare, aveva sposato <b>Francesco Favale</b>, parente della moglie di Pietro, da qui l&rsquo;occasionale conoscenza.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Al secondo bombardamento romano Anna, terrorizzata, chiede al marito di poter rientrare a Gioia, Pietro riaccompagna moglie e figli e torna solo a Roma. Incontra Cesare Svelto, indossa il cappotto prestatogli da un contadino, sa di rischiare la vita offrendogli ospitalit&agrave;: i tedeschi non hanno alcuna piet&agrave; e rastrellano i disertori e chi li aiuta, le spie sono ovunque.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">La sua casa &egrave; in un palazzo di propriet&agrave; delle Ferrovie, i portoni si affacciano su un cortile interno, Cesare entra di soppiatto e Pietro gli raccomanda: &ldquo;<i>Tu non esisti! Non devi rispondere n&eacute; aprire a nessuno, nessuno deve sentire rumori quando sei solo!</i>&rdquo;</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Passano alcuni mesi, dividono il poco cibo acquistato con le tessere annonarie, i bombardamenti li costringono a fuggire. Tornano a Gioia a piedi, con mezzi di fortuna.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">&ldquo;<i>Sembravano due spettri</i> &ndash; ricorda <b>Ottavio Angelillo</b> &ndash; <i>magri da far paura, irriconoscibili!</i>&rdquo;.</span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Pietro lavorer&agrave; fino alla pensione a Bari, cavaliere del lavoro con 44 anni di onorato servizio, verr&agrave; meno all&rsquo;et&agrave; di 93 anni.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Cesare, reduce da mille traversie, racconta di come fugg&igrave; dal campo di concentramento in cui lo avevano imprigionato gli inglesi, mentre si dirigeva verso Sal&ograve;, a soli 15 chilometri dalla meta e del suo incontro tra i rifugiati slavi con un gioiese, un certo <b>Passiatore </b>che aveva una cartoleria. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Prima dell&rsquo;armistizio aveva anche rischiato il processo per diserzione, tacciato di non aver collaborato con i tedeschi. Condannato ad un anno di sospensione, Svelto si dimise, qualche mese dopo l&rsquo;armistizio torn&ograve; nell&rsquo;ospedale di Bracciano e nel &rsquo;45 decise di esercitare la professione di medico a Gioia.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Nello stesso anno spos&ograve; <b>Pasqualina Fina</b>, farmacista di Poggio Imperiale, la quale rilev&ograve; la <b>farmacia Colapinto</b> e lavor&ograve; accanto a suo marito fino a che non and&ograve; in pensione.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Con i dottori <b>Basile,</b> <b>Pietro Lippolis</b>, <b>Cesare Oliva</b>, <b>Vincenzo Angelillo</b> (cugino del sacerdote), <b>Vituccio Carano</b>, ed ancora con <b>Chiarelli, Pavone, Losito</b> e <b>Rizzi, Cesare</b> ha tracciato un solco indelebile nella memoria dei gioiesi </span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Furono loro i pionieri della sanit&agrave; locale e dell&rsquo;Ospedale Paradiso. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Per tre volte Cesare fu eletto consigliere comunale nelle liste liberali de &ldquo;<b>La Torre</b>&rdquo; e &ldquo;<b>Uomo qualunque</b>&rdquo;, fu anche invitato con un telegramma a candidarsi come deputato per il partito di Malagodi.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Da politico difese a spada tratta il verde di &ldquo;Piazza Pinto&rdquo; ambita lottizzazione comunale su cui si voleva edificare di tutto e di pi&ugrave;, cos&igrave; come difese l&rsquo;istituzione del Lebbrosario che tante ansie destava tra i gioiesi. </span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Fu anche membro con <b>Antonio Donvito</b>, <b>Gennaro Losito</b>, <b>Giovanni Romano</b>, <b>Tommaso </b></span><span style="letter-spacing: 1pt; color: black"><b>Bianco</b> e altri del Comitato che promosse la &ldquo;Storia di Gioia dal Colle&rdquo; di Carano Donvito.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Svelto si distinse nella sua professione, non solo per la bravura, ma anche per la grande umanit&agrave;. Spesso visitava fino a notte fonda i suoi pazienti, rimaneva al loro capezzale fino a che non era scongiurato il pericolo, e se versavano in sventurate condizioni economiche, non solo non accettava compensi, ma donava addirittura del denaro.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Cesare divenne il dottore di famiglia di <b>Ottavio Angelillo</b>, figlio del ferroviere che con il suo coraggio gli salv&ograve; la vita a Roma.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Ed una vita contribu&igrave; a salvare, con al sua intuizione. Un giorno Ottavio, disperato lo chiam&ograve; al capezzale di sua moglie, <b>Carmela Ventrelli</b>. Era appena nato il loro primogenito, nel 1957. La levatrice e il ginecologo ritennero che i dolori della donna fossero &ldquo;morsi uterini&rdquo;, semplici dolori post partum, n&eacute; la febbre li allert&ograve;. Cesare nel visitarla non ebbe dubbi e consigli&ograve; un ricovero urgente e una radiografia. Un embolo situato nella milza stava per uccidere Carmela, fu necessaria l&rsquo;asportazione, la oper&ograve; il professor <b>Amoruso</b>, da poco nell&rsquo;ospedale gioiese.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Carmela, tra l&rsquo;altro, da ragazzina aveva frequentato la famiglia Svelto, sua madre <b>Addolorata Oliva</b>, cugina di <b>Stefano Oliva</b> ed ottima cuoca, fu invitata a Poggio Imperiale per aiutare a preparare il banchetto nuziale di Cesare e Lina. Suo marito, il geniale ritrattista e pittore <b>Benedetto Ventrelli</b>, pur se gravemente ammalato, non esit&ograve; a suggerirle di accettare.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">&ldquo;<i>Pensate a stare bene!&rdquo;</i> era la frase che pi&ugrave; spesso ripeteva Cesare Svelto. Aveva anche clienti &ldquo;illustri&rdquo; come i Cassano e in lui riponevano fiducia luminari dello spessore del <b>professor Chini</b>.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Curare era per uomini come Svelto, una missione</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Quando si ritir&ograve; dalla professione, non senza aver ricevuto una medaglia d&rsquo;oro attestante la sua abnegazione e il suo valore, divenne medico-agricoltore. Dei 20 ettari ora gliene restano sette, trasformati in agrumeti, suo figlio <b>Gianfranco</b> vive a Roma, &egrave; ingegnere elettronico presso la <b>NASA</b>, <b>Giacomo</b> insegna Agraria in un istituto di Massafra.</span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Seduto in poltrona, amorevolmente accudito dalla consorte, segue le vicende politiche e di cronaca in TV. Armato di cuffie partecipa, si indigna, protesta, commenta e di tanto in tanto ricorda i tempi passati, poi si rifugia nell&rsquo;ovattato torpore in cui solo gli echi della memoria risuonano nitidi e attende l&rsquo;arrivo di un nuovo giorno. </span></div>
<div align="right" style="text-align: right"><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">Dalila Bellacicco</span></div>
<div align="right" style="text-align: right"><i><span style="letter-spacing: 1pt; color: black">(Tratto da &ldquo;la Piazza&rdquo; &ndash; agosto 2011)</span></i></div>
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		<title>L&#8217;Asilo d&#8217;Infanzia &#8221; E. De Deo &#8220;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 22:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Giannini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/emdedeo.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-full wp-image-15676" height="226" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/emdedeo.jpg" width="223" /></a>Gi&agrave; all&rsquo;inizio dell&rsquo;800 a Gioia funzionavano le Scuole elementari.</p>
<div style="text-align: justify">Infatti, prima ancora della disposizione regia del 1810, che imponeva <i>che in ogni Citt&agrave;, Terra o luogo abitato del regno vi fosse un Maestro che insegnasse i primi rudimenti e la Dottrina Cristiana ai fanciulli e li istruisse del metodo normale</i>, il Decurionato di Gioia l&rsquo;8-2-1810 ricorda che nel nostro Paese vi &egrave; una scuola nella quale dal 1806 &egrave; stato nominato Maestro l&rsquo;abate Francesco Paolo Losapio.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Sette giorni dopo il Plebiscito, che sancisce l&rsquo;unificazione&nbsp; delle nostre Terre all&rsquo;Italia di Vittorio Emanuele, e precisamente il 28 ottobre 1860, i Decurioni di Gioia si riuniscono per deliberare sulla richiesta del Governo, &nbsp;se cio&egrave; il Comune vuole istituire gli Asili Infantili.</div>
<div style="text-align: justify">Il 19 dicembre 1866 il Consiglio comunale, preso atto che gli Ordini religiosi sono stati soppressi e che il Convento dei Padri Riformati &egrave; rimasto vuoto, pensa di utilizzare quei locali per un Asilo infantile e per il miglioramento dell&rsquo;Ospedale.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nella successiva riunione del 21 gennaio 1867&nbsp; si parla ancora di allocare nel Convento dei Frati Riformati&nbsp; l&rsquo;Asilo infantile e di istituire anche &nbsp;asili rurali d&rsquo;infanzia.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il Consiglio comunale di Gioia nelle sedute dell&rsquo;8 e del 17 luglio 1868 delibera di impiantare un Asilo Infantile, che potesse ospitare 50 bambine e 50 bambini.<span id="more-15443"></span></div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 15 novembre 1868 il Consiglio, in sede di approvazione di bilancio, a seguito dell&rsquo;accertamento di un deficit di &pound;.24.000 per maggiori esiti&nbsp; per la Pubblica Istruzione e per la Guardia Nazionale, tenuto conto che la popolazione in quell&rsquo;anno era stata flagellata a sangue con le tasse, propone di sopprimere l&rsquo;Asilo infantile.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;8 luglio 1869 il Consiglio delibera l&rsquo;impianto dell&rsquo;Asilo Infantile e il 19 settembre approva lo Statuto.</div>
<div style="text-align: justify">Nel 1869 l&rsquo;Asilo viene eretto in Ente morale con Regio Decreto del 21 dicembre e funziona come scuola di grado preparatorio ( come l&rsquo;attuale scuola dell&rsquo;infanzia ).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nel 1871 l&#39;asilo non &egrave; ancora istituito, tanto che il Prefetto ne sollecita l&rsquo;apertura; nel caso contrario avrebbe provveduto lui ad aprirlo. In quell&rsquo;anno, il 23 settembre, viene solamente approvato lo Statuto organico dell&rsquo;Asilo Infantile.</div>
<p style="text-align: justify">L&rsquo;Asilo viene aperto il 7 febbraio 1872, dopo aver nominato la Direttrice e la Vice Direttrice. Il costo d&rsquo;impianto dell&rsquo;Asilo &nbsp;ammonta a &pound;. 3538,91, parte delle quali vengono versate dall&rsquo;Amministrazione Provinciale. L&rsquo;Asilo, inaugurato nel centenario della morte di Emanuele De Deo, viene intitolato a lui, protomartire del Risorgimento italiano.</p>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/lapdedeo.jpg"><img align="left" alt="" class="alignnone size-full wp-image-15678" height="255" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/lapdedeo.jpg" width="198" /></a>All&rsquo;inaugurazione, a cui partecipa anche l&rsquo;Ispettore Scolastico Circondariale, professor Filippo Ciccimarra, che si complimenta per l&rsquo;iniziativa, il Sindaco Pompeo Lippolis legge una lettera nella quale il Prefetto esprime le sue lodi al Comune per l&rsquo;opera portata a termine.</div>
<div style="text-align: justify">Eugenio Canudo, padre del pi&ugrave; famoso Ricciotto,&nbsp;il 28 aprile 1872 compone un&#39;ode, per l&#39;inaugurazione dell&#39;Asilo d&#39; Infanzia.&nbsp;&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Gi&agrave; nel 1874 il Consiglio, visti i risultati e alcuni inconvenienti che l&rsquo;Asilo presenta, propone di rimuoverli.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nella seduta consiliare del 16-6-1876 si parla della continuazione del concorso municipale per il mantenimento dell&rsquo;Asilo d&rsquo;Infanzia. In tale circostanza il consigliere Francesco Cassano si dimostra contrario all&rsquo;istituzione dell&rsquo;Asilo&hellip; <i>imperocch&egrave; la educazione a cui i bimbi vi si assoggettano, li abitua ad una vita comoda, delicata, gentile, cosa che ripugna all&rsquo;avvenire di un agricoltore, il quale deve avere per suo capitale e ricchezza mani robuste e gambe ferme&hellip;</i> Il Consiglio per&ograve; delibera di concedere l&rsquo;anno assegno comunale di &pound;. 3.750 per tre anni, a cominciare dal 1877 e che tale assegno fosse subordinato alla condizione che la Direzione dell&rsquo;Asilo fosse tolta alle Signore borghesi e affidata alle Monache della Carit&agrave;.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nel 1880 il gioiese Pasquale Favale con suo testamento lascia parte della sua eredit&agrave; per l&rsquo;Asilo Infantile.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Alla fine del 1880, a causa del cattivo funzionamento, l&rsquo;Asilo si chiude, anche perch&eacute; il Comune&nbsp; il 2 aprile 1881 nega il sussidio annuo sperato.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Si riapre alla fine del 1882, grazie anche al sussidio comunale in &pound;. 3.750.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 6 febbraio 1890 il Consiglio esamina una domanda del Presidente dell&rsquo;Asilo Infantile per sussidio infantile e per sussidio per la scuola di istruzione&nbsp; delle fanciulle ai lavori donneschi.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 16 novembre 1894 il Consiglio delibera che si pu&ograve; trasferire l&rsquo;Asilo Infantile al palazzo San Francesco, sede della disciolta Scuola Enologica, in attesa&nbsp; di costruire il nuovo asilo, lasciando liberi i locali che occupa nel Palazzo Municipale, dove saranno allocati gli uffici della Pretura.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 31 maggio 1913 in Consiglio si ricorda che l&rsquo;Asilo da 40 anni &egrave; in locali angusti ed &egrave; privo di giardino.</div>
<div style="text-align: justify">La Giunta nella seduta del 23-8-1919 delibera la costruzione di un Edificio&nbsp; per l&rsquo;Asilo d&rsquo;Infanzia, progettato dall&rsquo;ingegnere Milano, che prevedeva la spesa di &pound;. 250.000.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 1 settembre 1939 viene modificato lo Statuto dell&rsquo;Asilo Infantile De Deo.</div>
<div style="text-align: justify">L&rsquo;Asilo si &egrave; stato mantenuto oltre che con il&nbsp; contributo annuo del Comune, anche grazie ai lasciti di numerosi concittadini benefattori, tra cui: Dorotea Taranto Indellicati, Cesare Giuseppe Soria, Camilla De Luca-Losito, Eramo Giuseppe ( testamento olografo dell&#39;1-4-1943 comprendente i seguenti beni: fabbricato&nbsp; in via Arco Cimone civici 32-34; fabbricato in via Arco Nardulli civico 24; vigneto in contrada Piledda, di are 12,32; met&agrave; del fondo seminativo alberato in contrada Marchesana, di are 53,08;&nbsp;fondo rustico con fabbricato rurale in agro di Turi&nbsp; alla contrada Lezzi, di ettari 25.58.10).</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">All&rsquo;interno dell&rsquo;Asilo una&nbsp; targa marmorea ricorda i suoi benefattori: Al generoso appello / la gratitudine dei teneri cuori / per i benefattori di Quest&#39;Opera Pia./ Taranto Dorotea Indellicati &#8211; Soria Cesare scolopio &#8211; FavalePasquale fu donato &#8211; Losito Camilla De Luca &#8211; Comm. Cassano Marcellino fu Giuseppe &#8211; Tancorra Grazia Girardi &#8211; S.M.S. Gioia del Colle New York &#8211; Tagariello Michele New York&nbsp;- Eramo Giuseppe fu F.sco Paolo &#8211; Mons. Franco di Maggio Arciprete.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Fino agli anni &rsquo;70 ha accolto e ha assistito gratuitamente i bambini poveri gioiesi dai tre ai sei anni d&rsquo;et&agrave;, contribuendo a sviluppare l&rsquo;educazione morale, intellettuale e fisica degli stessi e fornendo loro anche la refezione calda.</div>
<div style="text-align: justify">Con il decreto di scioglimento del Consiglio di Amministrazione dell&#39;Asilo De Deo, emanato dalla Regione Puglia in data 15/9/1982 n.120 e il conseguente affidamento della provvisoria gestione dell&#39;Ente al Comune di Gioia del Colle,&nbsp;i beni ad esso attribuiti&nbsp; confluiscono nel patrimonio del Comune.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Attualmente alcuni locali sono utilizzati da uffici comunali, mentre il grande salone &egrave; utilizzato come sala conferenze.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/emdedeo2.jpg"><img align="right" alt="" class="alignnone size-full wp-image-15681" height="278" src="http://www.gioiadelcolle.info/public/2011/08/emdedeo2.jpg" width="181" /></a>Ed ora alcune notizie su <b>Emanuele De Deo</b>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E. De Deo &egrave; considerato il protomartire del Risorgimento italiano, Risorgimento che, grazie anche a lui, &nbsp;ha portato, 66 anni dopo la sua morte, alla proclamazione dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il 14 febbraio 2011 Gioia ha ricordato il 222&deg; anniversario dell&rsquo;eccidio dei martiri del 1799, gli stessi uomini che incarcerati con il De Deo furono incarcerati e liberati e continuarono a lottare per la libert&agrave; della Patria.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Gioia con numerose&nbsp; manifestazioni ha reso onore a&nbsp; questo suo eroico concittadino; ultima la celebrazione del 239&deg; anniversario &nbsp;della sua nascita, l&rsquo;11 giugno 2011.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Pur non essendo nato a Gioia, &egrave; stato sempre annoverato tra i suoi figli pi&ugrave; cari ed illustri. Egli, infatti venne a Gioia con la sua famiglia all&rsquo;et&agrave; di 5 anni e vi rimase ininterrottamente&nbsp; per 16 anni, cio&egrave; fino al 1794 anno della sua carcerazione, per cui a buon diritto si pu&ograve; definire figlio e non solo figlio di adozione.</div>
<div style="text-align: justify">Infatti, a conferma della gioiesit&agrave; &nbsp;di Emanuele vorrei citare tre episodi: il primo riguarda &nbsp;Mons. Domenico Forges-Davanzati, che, sulla colonna che il Governo repubblicano aveva deliberato di innalzare in Piazza Castello a Napoli, in onore del nostro e di altri martiri, volle che fosse riportata la seguente epigrafe: <i>Ad Emanuele De Deo di Gioja / primo martire della libert&agrave; / morto per l&rsquo;ingiusta scure / di Ferdinando il Tiranno</i>.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Il secondo ed il terzo episodio riguardano Gioia. Nel centenario della nascita di Emanuele Gioia ha voluto intitolargli &nbsp;l&rsquo;Asilo Infantile, come luminoso esempio per le giovanissime generazioni di amore per gli studi, per la libert&agrave;, per la patria, Asilo che fu impiantato proprio nel 1872 e nello stesso periodo&nbsp; prese il suo nome la strada in cui lui e la sua famiglia sono vissuti. Nel bicentenario della nascita l&rsquo;Amministrazione comunale di Gioia ha voluto ricordare questo figlio eroico, apponendo una targa marmorea sulla facciata della sua abitazione gioiese, con la seguente scritta: <i>Qui Emanuele De Deo ed i patrioti gioiesi si riunirono il 26 maggio 1793 per diffondere la Dichiarazione dei diritti dell&rsquo;uomo. Traditi da una spia borbonica il giovane De Deo primo martire del Risorgimento italiano, fu impiccato a Napoli il 18 ottobre 1794. L&rsquo;Amministrazione comunale nel culto della sua memoria e dei permanenti valori della libert&agrave; ed indipendenza ricorda l&rsquo;olocausto</i> <i>della giovane vita nel bicentenario della nascita 11 giugno 1972</i>. &nbsp;Ad Emanuele &egrave; intitolata una sala conferenze all&rsquo;interno dell&rsquo;ex Asilo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Ora brevi cenni sul <b>quadro &nbsp;storico</b> in cui si inseriscono gli eventi di Gioia al tempo di E. De Deo.</div>
<div style="text-align: justify">Gioia alla fine del &#39;700 annoverava tra gli&nbsp; 8 / 9 mila abitanti. Il naturalista svizzero Carlo Ulisse de Salis Marchlins passando da Gioia nel 1789 dice: Arrivammo ai grandi boschi di querce che circondano Gioia. In questa foresta, che misura 50 miglia di circonferenza e 24 nella sua massima larghezza, i due paesetti Gioia e Acquaviva hanno dissodato un buon tratto di terra che oggi&nbsp; produce grano e gran quantit&agrave; di fave, le quali, insieme a poco pane, formano l&rsquo;elemento abituale&nbsp; dei lavoratori di queste campagne. L&rsquo;occupazione prevalente era dunque l&rsquo;agricoltura e quindi l&rsquo;analfabetismo era elevato, anche se gi&agrave; agli inizi dell&rsquo;800 il&nbsp; nostro Comune &egrave; tra i primi ad annoverare un&nbsp; maestro pubblico.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nel 700 Gioia &egrave; un feudo della famiglia De Mari, che se l&rsquo;erano aggiudicato nel 1664. Essi governarono in maniera dispotica e la loro presenza fu contrassegnata da abusi, prepotenze, arresti, liti demaniali, catastali, appropriazione di beni demaniali con conseguente abolizione dell&rsquo;uso civico, aumento di tasse, tanto che furono costretti a trasferirsi a Napoli per un breve tempo.</div>
<div style="text-align: justify">Nel secolo 18&deg; &nbsp;Gioia fu segnata anche da numerosi eventi tristi: siccit&agrave; 1716 e 24, terremoti 1731, carestie 1755 oltre alle angherie dei De Mari.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Oltre ai contadini in Gioia troviamo alcuni esponenti dell&rsquo;aristocrazia agraria, della borghesia agraria ( i cosiddetti Magnifici ),&nbsp; alcuni ricchi commercianti e liberi professionisti. Tra di loro nel 700 si acuisce il conflitto sociale ed economico, come testimoniato da episodi che vedono i contadini, a seguito della Prammatica ferdinandea de administrazione Universitatum del 1792, nel 1793 &nbsp;&nbsp;l&rsquo;assalto non solo alle propriet&agrave; baronali, ma anche a quelle di privati cittadini e perfino ai beni degli enti ecclesiastici e dei monasteri. Sempre nel 1792 la vendita di alcuni beni degli enti ecclesiastici aveva deluso la speranza dei contadini di accaparrarsi un pezzo di terra.</div>
<div style="text-align: justify">I tempi sembrano cambiare e si diffondono nel Sud, a Napoli in particolare nuove idee liberali.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">A Napoli&nbsp; agli inizi dell&rsquo;ultimo decennio del 700 erano stati creati dei club dove gli esponenti della nuova cultura, quella delle idee della rivoluzione francese, che miravano a mutare l&rsquo;ordine costituito. &nbsp;Con l&rsquo;avvento di Carlo di Borbone si parla di illuminato dispotismo e si sviluppa a Napoli l&rsquo;Associazione dei Liberi Muratori con le sue logge, che riconosce l&rsquo;autorit&agrave; del sovrano e misconosce quella del Papa. I Del Re, i Losapio, di ritorno da Napoli dove frequentano gli studi universitari, diffondono a Gioia i nuovi principi: lotta per la conquista della libert&agrave; e dell&rsquo;eguaglianza civile. Il 1789, anno della approvazione della Dichiarazione dei diritti dell&rsquo;Uomo e del Cittadino,&nbsp; il Re proibisce con suo decreto qualsiasi specie di unione o di societ&agrave;; infatti la Massoneria&nbsp; aveva avuto una evoluzione in senso democratico: aspirazione alla libert&agrave;, all&rsquo;uguaglianza, beni supremi che si possono realizzare con lo sterminio dei despoti e la&nbsp; negazione della religione ufficiale, intesa come superstiziosa rivelazione di chi vuol togliere all&rsquo;uomo la naturale libert&agrave; e a Dio la suprema potenza. Nel 1791 le logge massoniche subiscono&nbsp; la reazione monarchica borbonica, che spinge i giovani della massoneria ad aderire al regime repubblicano affermatosi in Francia e alla simpatia verso le teorie rivoluzionarie. Nelle logge si discute dei principi politici della Francia rivoluzionaria oltre che affrontare problemi economico-sociali. I soci si propongono di conseguire la trasformazione&nbsp; della societ&agrave; attraverso la distruzione della monarchia e l&rsquo;istituzione&nbsp; del Governo popolare. Il movimento massonico si trasforma in movimento giacobino e le logge diventano veri e propri circoli rivoluzionari e antiborbonici.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">In questo clima di incertezze, di crisi politica, economica, sociale e culturale vi era a Gioia &nbsp;un drappello di giovani, di famiglia benestante , che frequentavano gli studi universitari a Napoli, tra i quali i De Deo, i Del Re, i Losapio, i Bonavoglia, gli Indellicati,&nbsp; dapprima vicini al Movimento dei Liberi Muratori,&nbsp; per i principi di libert&agrave; che perseguivano e poi divenuti giacobini, perch&eacute; traditi dalla politica borbonica. &nbsp;Altri aderiscono al movimento liberale: Silvio Bonavoglia, Antonio e Colombano Losito,&nbsp; Filippo Giordano il domenicano Padre Gisotti, Anna Innocenza Sala Buttiglione, Pasquale Soria.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">E&rsquo; in questo clima politico, economico, sociale e culturale che si trova ad operare anche il nostro concittadino: E. De Deo.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Un&rsquo;ultima&nbsp; annotazione sulla sua sfortunata, ma eroica sorte. Il malprete Patarino, che denunci&ograve; i giacobini gioiesi non aveva come &nbsp;mira principale il giovane De Deo, ma&nbsp; inizialmente&nbsp; voleva perseguire i Del Re; egli infatti, come ribadisce in una lettera al concittadino Colombano Losito&nbsp; il 25 ottobre 1793 dice: Ho impegno d&rsquo;inabissare questi signori Del Re; per tale assunto &egrave; necessaria una fede dell&rsquo;Universit&agrave; dove si dica che la famiglia Del Re &egrave; gente di pessima indole, fomentatrice di discordie e gente odiata da tutto il paese per il suo male operare. Gli eventi, invece andarono diversamente e, ironia della sorte, i Del Re furono incarcerati e scarcerati ed il giovane&nbsp; E. De Deo perse la vita, ma acquist&ograve; fama ed onore.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Emanuele De Deo, martire gioiese per la libert&agrave; delle nostre Terre, fu giustiziato a Napoli il 18 ottobre 1794 per aver preso parte alla nascita della Repubblica Partenopea.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Questa ricerca vuole essere un modestissimo contributo per ricordare Emanuele De Deo, protomartire del Risorgimento italiano, in occasione della celebrazione dei 150 anni della proclamazione dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia.</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;E&#39; consentito l&#39;uso del contenuto di questo articolo <b><u>per soli fini non commerciali</u></b>, citando la fonte e il nome dell&#39;autore.</div>
</div>
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