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Cari amici,
con grande amarezza allego la lettera aperta inviata al Sindaco con la quale motivo le ragioni del mio abbandono della maggioranza di governo della città.
Cordiali saluti.
Mauro Mastrovito – Consigliere comunale
Ho sempre creduto nel valore della nostra democrazia parlamentare che mi permette di delegare ad un individuo (il parlamentare) da me scelto (negli ultimi anni purtroppo questo non è più vero e sarebbe il caso di adoperarsi nel ripristino della preferenza) il potere di legiferare anche in nome e per conto mio. Per questo, ho sempre ritenuto i referendum popolari, svolti in una nazione con democrazia parlamentare, il mezzo insostituibile attraverso il quale i cittadini possono esprimere il proprio voto sull’abrogazione di leggi che toccano la coscienza dell’individuo (divorzio, aborto, eutanasia ecc..), che, com’è noto, sprigiona convinzioni assolutamente non delegabili. Utilizzare perciò l’occasione referendaria, al di fuori di questo ambito e ancor più per svolgere un’azione politica che, in quest’ultimo decennio si è contraddistinta più per battaglie “CONTRO” qualcuno che “PER” difendere i diritti di qualcuno, delegittima e mortifica il valore del referendum popolare, diffondendo tra i cittadini la convinzione della sua inutilità. E’ proprio questo aspetto, che a mio avviso ci deve preoccupare. Il referendum, a mio avviso, non può essere il binario sul quale far circolare l’azione politica dei partiti; l’occasione per consegnare ai cittadini la responsabilità di decidere su argomenti sui quali, quasi sempre, occorre avere una buona dose di conoscenza specifica. Il referendum non può essere lo strumento attraverso il quale chiedere di scegliere soluzioni a problemi che non sono gli stessi che i cittadini quotidianamente affrontano e purtroppo con armi spuntate. Perché addossare al cittadino la responsabilità di esprimersi sul legittimo impedimento, sull’acqua e sul nucleare, tutti temi che potrebbero essere disciplinati attraverso norme formulate e condivise da parlamentari che responsabilmente dovrebbero assumere comportamenti da “buoni padri di famiglia”. Insomma, se provassimo a chiedere ad uno dei tanti cittadini che hanno perso il lavoro e che da dieci anni hanno in essere una causa di lavoro per il riconoscimento del danno economico subito, per aver lavorato senza contributi e malpagato, e per vivere si arrangia con lavori saltuari cosa ne pensa del legittimo impedimento e se questo per lui è il “problema “ della sua vita. Ci risponderebbe dicendoci che le ingiustizie che la “Giustizia” gli ha provocato con i suoi tempi biblici sono il suo problema.
C’è confusione sull’utilizzo dello strumento referendario. C’è la volontà di strumentalizzarlo, personalizzarlo a proprio uso e consumo per poi demolirlo confinandolo in soffitta in quanto strumento inutile che la gente non gradisce.
E' il caso che i referendari convinti (quei partiti, associazioni, movimenti politici che mettono facilmente al centro della propria azione politica l’istituzione referendaria, in quanto ritenuto da essi stessi massimo livello di democrazia) cominciassero a riflettere sull'uso consapevole e coscenzioso che occorre fare del referendum prima che sia troppo tardi.
Sebastiano Tangorre

In questi anni difficili e tormentati dalla cosiddetta Seconda Repubblica si è andata sempre più affermando una’opinione alquanto bizzarra: vita privata e vita pubblica sono totalmente separate e indipendenti.
Da ciò si fanno derivare due postulati; ogni cittadino è libero di fare nella sua vita privata quello che vuole; l’impegno pubblico di ogni cittadino va considerato solo ed esclusivamente in relazione alla produttività del suo operato.
Questa opinione non è rivendicata tanto dalla gente comune, che per lo più stabilisce un rapporto di continuità fra la sua vita privata e la sua vita pubblica, quanto da tanti attori della politica, i quali sono fermamente convinti di avere diritto persino ad una vita di sfrenati piaceri, che può arrivare ad offendere il pubblico decoro, e contestualmente di poter amministrare e governare in modo virtuoso. Insomma, per tutti questi signori la politica non avrebbe niente in comune con l’etica, per cui a loro sarebbero consentiti comportamenti licenziosi che non invaliderebbero il giudizio sulla loro affidabilità politica.
Naturalmente, il livello del privilegio o della licenziosità è direttamente proporzionato alla potenza di un politico.
E così la cronaca in questi anni ci ha offerto con dovizia i privilegi e le infinite licenziosità di varia natura, di vario grado e di vario schieramento degli attori della politica nostrana: c’è quello che abita con un canone di affitto assai vantaggioso in una casa romana di un ente statale; c’è l’onorevole buon padre di famiglia, fuori Roma, che in una suite di albergo di Via Veneto in Roma impasta la sua notte romana con cocaina e due prostitute (allora non si chiamavano ancora escort), una delle quali finisce in stato confusionale in ospedale; c’è il governatore che si lascia sorprendere con i pantaloni abbassati nella casa di un trans, diventando così facile preda di un complotto, ordito contro di lui da alcuni carabinieri che lo ricattano; non manca il Presidente della Camera che da segretario di partito lascia che la casa di Montecarlo sia venduta ad un prezzo di favore e poi abitata da un suo cognato; e poi c’è “Lui”, il più “virtuoso” di tutti, un vecchio nonno di 74 anni, che non solo si circonda di giovani donne minorenni, che potrebbero essere sue nipotine, ma se ne vanta, dichiarando che a lui “piacciono le donne”.
La separazione fra comportamento etico e comportamento politico e fra vita privata e vita pubblica è rivendicata da tutti: quelli del centrodestra hanno più volte condannato con veemenza quanti spiano dal buco della serratura; quelli del centrosinistra hanno sempre solennemente dichiarato che non hanno mai spiato dal buco della serratura; persino alti prelati, come mons. Rino Fisichella, mostrano comprensione per la separazione fra etica e politica, dichiarando, ad esempio, che una bestemmia-barzelletta detta da “Lui” vada “contestualizzata”, per cui non è sempre vero che nominando “il nome di Dio invano” si commetta peccato.
“Bisogna sempre in questi momenti contestualizzare le cose”, ha predicato ai fedeli mons. Fisichella, piegandosi, così, a quel relativismo etico che le numerose encicliche dell’attuale Papa presentano come il male dei mali del nostro tempo. Ma forse mons. Fisichella contestualizzava la bestemmia-barzelletta con la eccezionale politica di favore verso la Chiesa realizzata dall’attuale Governo, e per di più, all’interno di una situazione economica assai critica: esenzione IRES (50%) ed ICI (100%) sui beni ecclesiastici adibiti ad attività di impresa, che, provocando ogni anno un mancato introito di 2 MLD e 200 MLN di euro per lo Stato Italiano., ha determinato da parte della UE l’avvio contro l’Italia della procedura di infrazione alla legislazione fiscale comunitaria.
Neppure la DC, negli ultimi anni del suo massimo potere, si era mai sognata di fare tanto.
A giustificazione della separazione, nella vita di una persona, fra azione etica e azione politica, molti invocano l’autorità di Macchiavelli, che, com’è noto, fondò la politica come scienza umana. A riguardo Macchiavelli, pur distinguendo la sfera della politica da quella dell’etica, ritiene che il principe debba sempre tendere alla virtù.
Virtù politica per quanto attiene alla sua azione di governo e virtù etica per quanto attiene alla vita privata.
E’ il caso di citare inoltre Benedetto Croce, massimo teorico del liberismo italiano, al quale diverse forze politiche dicono di ispirarsi. E’ lui che stabilisce un rapporto di continuità fra la politica e l’etica, perché la prima avendo come fine il perseguimento del bene comune è condizione della seconda; infatti non sarebbe possibile l’azione morale dell’individuo se all’interno di una comunità non ci fossero il diritto e lo Stato, di cui si occupa la politica.
Purtroppo concetti come questi non sono presenti nella politica e direi anche nella società italiana che rappresenta una reale anomalia all’interno dei Paesi occidentali.
Da cosa deriva questa anomalia tutta italiana? Dalla specificità della nostra Storia? Dal fatto che lo Stato italiano avendo solo 150 anni è assai più giovane di altri Stati occidentali? O come dicono alcuni autorevoli storici inglesi, per causa della scarsa influenza che ha avuto in Italia l’etica protestante, e in particolare quella calvinista, che com’è noto, stabilisce un rapporto di continuità e di coerenza di principi morali fra vita privata ed impegno pubblico, tanto da interpretare il successo ottenuto da una persona nella vita pubblica, in coerenza con i principi del Vangelo, come segno tangibile della sua predestinazione alla salvezza eterna?
Non è facile rispondere a questi interrogativi, mentre risultano del tutto evidenti le nefaste conseguenze della separazione fra etica e politica che è la principale causa di sciagure per la stessa politica.
Fra le sciagure determinate da questa separazione, forse la più nefasta è l’impossibilità (incapacità) per una comunità di poter selezionare una reale classe dirigente. Infatti, se per classe dirigente si intende quell’insieme di persone che con l’azione politica riescono ad assicurare ad una comunità le migliori condizioni di vita in un dato momento, come sarebbe possibile perseguire un tale obiettivo senza una buona dose di altruismo, che costituisce il fondamento di ogni etica?
Quello della mancanza di una reale classe dirigente è il problema dei problemi soprattutto nei nostri Comuni del Sud Italia, che pertanto, pur disponendo di risorse, non riescono ad avere amministrazioni capaci di promuovere serie ed efficaci programmazioni di sviluppo economico e sociale equo e solidale.
Riscoprire e praticare il rapporto fra etica e politica a partire dal voto del singolo cittadino, può rivelarsi oggi un atto realmente “rivoluzionario” che potrebbe modificare la storia delle nostre comunità.
Mi chiedo quindi se i tanto sperati successi elettorali delle appena passate elezioni amministrative possono essere interpretati come primo passo verso la presa di coscienza, da parte del cittadino italiano, dell’indissolubilità del rapporto tra etica e politica.
Spero di trovare la risposta giusta nei prossimi mesi.
Sebastiano Tangorre
Ricordiamo PAPA GIOVANNI PAOLO II in occasione della Sua Beatificazione con una delle sue più belle lettere,
LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLE DONNE
A voi, donne del mondo intero, il mio saluto più cordiale!

1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre.
Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un messaggionel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell'insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione.

Rifacendomi a quanto scrivevo in tale documento, vorrei ora
rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della
dignità e dei
diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.
Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa – scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem « desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).
2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione della donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.
Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.
Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

3. Ma il
grazie non basta, lo so.
Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni.
Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all'ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall'
atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell'amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?

Sì, è l'ora di guardare con il coraggio della memoria e il franco riconoscimento delle responsabilità alla lunga storia dell'umanità, a cui le donne hanno dato un contributo non inferiore a quello degli uomini, e il più delle volte in condizioni ben più disagiate. Penso, in particolare, alle donne che hanno amato la cultura e l'arte e vi si sono dedicate partendo da condizioni di svantaggio, escluse spesso da un'educazione paritaria, esposte alla sottovalutazione, al misconoscimento ed anche all'espropriazione del loro apporto intellettuale. Della molteplice opera delle donne nella storia, purtroppo, molto poco è rimasto di rilevabile con gli strumenti della storiografia scientifica. Per fortuna, se il tempo ne ha sepolto le tracce documentarie, non si può non avvertirne i flussi benefici nella linfa vitale che impasta l'essere delle generazioni che si sono avvicendate fino a noi. Rispetto a questa grande, immensa « tradizione » femminile, l'umanità ha un debito incalcolabile. Quante donne sono state e sono tuttora valutate più per l'aspetto fisico che per la competenza, la professionalità, le opere dell'intelligenza, la ricchezza della loro sensibilità e, in definitiva, per la dignità stessa del loro essere!

4. E che dire poi degli ostacoli che, in tante parti del mondo, ancora impediscono alle donne il pieno inserimento nella vita sociale, politica ed economica? Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, a cui pur deve l'umanità la sua stessa sopravvivenza.
Certo molto ancora resta da fare perché l'essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l'
effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico.
Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la « civiltà dell'amore ».

5. Guardando poi a uno degli aspetti più delicati della situazione femminile nel mondo, come non ricordare la lunga e umiliante storia – per quanto spesso « sotterranea » – di soprusi perpetrati nei confronti delle donne nel campo della sessualità? Alle soglie del terzo millennio non possiamo restare impassibili e rassegnati di fronte a questo fenomeno.
È ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne. In nome del rispetto della persona non possiamo altresì non denunciare la diffusa cultura edonistica e mercantile che promuove il sistematico sfruttamento della sessualità, inducendo anche ragazze in giovanissima età a cadere nei circuiti della corruzione e a prestarsi alla mercificazione del loro corpo.
A fronte di tali perversioni, quanto apprezzamento meritano invece le donne che, con eroico amore per la loro creatura, portano avanti una gravidanza legata all'ingiustizia di rapporti sessuali imposti con la forza; e ciò non solo nel quadro delle atrocità che purtroppo si verificano nei contesti di guerra ancora così frequenti nel mondo, ma anche con situazioni di benessere e di pace, viziate spesso da una cultura di permissivismo edonistico, in cui più facilmente prosperano anche tendenze di maschilismo aggressivo. In condizioni del genere, la scelta dell'aborto, che pur resta sempre un grave peccato, prima di essere una responsabilità da addossare alle donne, è un crimine da addebitare all'uomo e alla complicità dell'ambiente circostante.

6.
Il mio grazie alle donne si fa pertanto appello accorato, perché da parte di tutti, e in particolare da parte degli Stati e delle istituzioni internazionali, si faccia quanto è necessario
per restituire alle donne il pieno rispetto della loro dignità e del loro ruolo. In proposito non posso non manifestare la mia ammirazione per le donne di buona volontà che si sono dedicate a difendere la dignità della condizione femminile attraverso la conquista di fondamentali diritti sociali, economici e politici, e ne hanno preso coraggiosa iniziativa in tempi in cui questo loro impegno veniva considerato un atto di trasgressione, un segno di mancanza di femminilità, una manifestazione di esibizionismo, e magari un peccato!
Come scrivevo nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest'anno, guardando a questo grande processo di liberazione della donna, si può dire che « è stato un cammino difficile e complesso, e, qualche volta, non privo di errori, ma sostanzialmente positivo, anche se ancora incompiuto per i tanti ostacoli che, in varie parti del mondo, si frappongono a che la donna sia riconosciuta, rispettata, valorizzata nella sua peculiare dignità » (n. 4).
Occorre proseguire in questo cammino! Sono convinto però che il segreto per percorrere speditamente la strada del pieno rispetto dell'identità femminile non passa solo per la denuncia, pur necessaria, delle discriminazioni e delle ingiustizie, ma anche e soprattutto per un fattivo quanto illuminato progetto di promozione, che riguardi tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna. Al riconoscimento di quest'ultima, nonostante i molteplici condizionamenti storici, ci porta la ragione stessa, che coglie la legge di Dio inscritta nel cuore di ogni uomo. Ma è soprattutto la Parola di Dio che ci consente di individuare con chiarezza il radicale fondamento antropologico della dignità della donna, additandocelo nel disegno di Dio sull'umanità.

7. Consentite dunque, carissime sorelle, che insieme con voi io rimediti la meravigliosa pagina biblica che presenta la creazione dell'uomo, e che tanto dice sulla vostra dignità e la vostra missione nel mondo.
Il Libro della Genesi parla della creazione in modo sintetico e con linguaggio poetico e simbolico, ma profondamente vero: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). L'atto creativo di Dio si sviluppa secondo un preciso progetto. Innanzitutto, è detto che l'uomo è creato « ad immagine e somiglianza di Dio » (cfr Gn 1, 26), espressione che chiarisce subito la peculiarità dell'uomo nell'insieme dell'opera della creazione.
Si dice poi che egli, sin dall'inizio, è creato come « maschio e femmina » (Gn 1, 27). La Scrittura stessa fornisce l'interpretazione di questo dato: l'uomo, pur trovandosi circondato dalle innumerevoli creature del mondo visibile, si rende conto di essere solo (cfr Gn 2, 20). Dio interviene per farlo uscire da tale situazione di solitudine: « Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2, 18). Nella creazione della donna è inscritto, dunque, sin dall'inizio il principio dell'aiuto: aiuto – si badi bene – non unilaterale, ma reciproco. La donna è il complemento dell'uomo, come l'uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l'« umano » quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa e complementare.
Quando la Genesi parla di « aiuto », non si riferisce soltanto all'ambito dell'agire, ma anche a quello dell'essere. Femminilità e mascolinità sono tra loro complementari non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma ontologico. È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l'« umano » si realizza appieno.

8. Dopo aver creato l'uomo maschio e femmina, Dio dice ad entrambi: «
Riempite la terra e soggiogatela » (
Gn 1, 28). Non conferisce loro soltanto il potere di procreare per perpetuare nel tempo il genere umano, ma
affida loro anche la terra come compito, impegnandoli ad amministrarne le risorse con responsabilità. L'uomo, essere razionale e libero, è chiamato a trasformare il volto della terra. In questo compito, che in misura essenziale è opera di cultura,
sia l'uomo che la donna hanno sin dall'inizio uguale responsabilità. Nella loro reciprocità sponsale e feconda, nel loro comune compito di dominare e assoggettare la terra, la donna e l'uomo non riflettono un'uguaglianza statica e omologante, ma nemmeno una differenza abissale e inesorabilmente conflittuale: il loro rapporto più naturale, rispondente al disegno di Dio, è l'«
unità dei due », ossia una « unidualità » relazionale, che consente a ciascuno di sentire il rapporto interpersonale e reciproco come un dono arricchente e responsabilizzante.
A questa « unità dei due » è affidata da Dio non soltanto l'opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia. Se durante l'Anno internazionale della Famiglia, celebrato nel 1994, l'attenzione s'è portata sulla donna come madre, l'occasione della Conferenza di Pechino torna propizia per una rinnovata presa di coscienza del molteplice contributo che la donna offre alla vita di intere società e nazioni. È un contributo di natura innanzitutto spirituale e culturale, ma anche socio-politica ed economica. Veramente molto è quanto devono all'apporto della donna i vari settori della società, gli Stati, le culture nazionali e, in definitiva, il progresso dell'intero genere umano!

9. Normalmente il progresso è valutato secondo categorie scientifiche e tecniche, ed anche da questo punto di vista non manca il contributo della donna. Tuttavia, non è questa l'unica dimensione del progresso, anzi non ne è neppure la principale. Più importante appare
la dimensione socio-etica, che investe le relazioni umane e i valori dello spirito: in tale dimensione, spesso sviluppata senza clamore, a partire dai rapporti quotidiani tra le persone, specie dentro la famiglia, è proprio al «
genio della donna » che la società è in larga parte debitrice.
Vorrei a tal proposito manifestare una particolare gratitudine alle donne impegnate nei più diversi settori dell'attività educativa, ben oltre la famiglia: asili, scuole, università, istituti di assistenza, parrocchie, associazioni e movimenti. Dovunque c'è l'esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l'immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli e indifesi. In tale opera esse realizzano una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l'incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società. E come non ricordare qui la testimonianza di tante donne cattoliche e di tante Congregazioni religiose femminili che, nei vari continenti, hanno fatto dell'educazione, specialmente dei bambini e delle bambine, il loro principale servizio? Come non guardare con animo grato a tutte le donne che hanno operato e continuano ad operare sul fronte della salute, non solo nell'ambito delle istituzioni sanitarie meglio organizzate, ma spesso in circostanze assai precarie, nei Paesi più poveri del mondo, dando una testimonianza di disponibilità che rasenta non di rado il martirio?

10. Auspico dunque, carissime sorelle, che si rifletta con particolare attenzione sul tema del «
genio della donna », non solo per riconoscervi i tratti di un preciso disegno di Dio che va accolto e onorato, ma anche per fare ad esso più spazio nell'insieme della vita sociale, nonché di quella ecclesiale. Proprio su questo tema, già affrontato peraltro in occasione dell'
Anno Mariano, ebbi modo di intrattenermi ampiamente nella menzionata Lettera apostolica
Mulieris Dignitatem, pubblicata nel 1988. Quest'anno poi, in occasione del Giovedì Santo, alla consueta Lettera che invio ai sacerdoti ho voluto unire idealmente proprio la
Mulieris Dignitatem,, invitandoli a riflettere sul significativo ruolo che nella loro vita svolge la donna, come madre, come sorella e come collaboratrice nelle opere di apostolato. È questa un'altra dimensione – diversa da quella coniugale, ma anch'essa importante – di quell'« aiuto » che la donna, secondo la Genesi, è chiamata a recare all'uomo.
La Chiesa vede in Maria la massima espressione del « genio femminile » e trova in Lei una fonte di incessante ispirazione. Maria si è definita « serva del Signore » (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt'altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l'esperienza di un misterioso, ma autentico « regnare ». Non a caso è invocata come « Regina del cielo e della terra ». La invoca così l'intera comunità dei credenti, l'invocano « Regina » molte nazioni e popoli. Il suo « regnare » è servire! Il suo servire è « regnare »!
Così dovrebbe essere intesa l'autorità tanto nella famiglia quanto nella società e nella Chiesa. Il « regnare » è rivelazione della vocazione fondamentale dell'essere umano, in quanto creato ad « immagine » di Colui che è Signore del cielo e della terra, chiamato ad essere in Cristo suo figlio adottivo. L'uomo è la sola creatura sulla terra « che Iddio abbia voluta per se stessa », come insegna il Concilio Vaticano II, il quale significativamente aggiunge che l'uomo « non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé » (Gaudium et spes, n. 24).
In questo consiste il materno « regnare » di Maria. Essendo stata, con tutto il suo essere, dono per il Figlio, dono Ella diventa anche per i figli e le figlie dell'intero genere umano, destando la profondissima fiducia di chi si rivolge a Lei per essere condotto lungo le difficili vie della vita al proprio definitivo, trascendente destino. A questo finale traguardo ciascuno giunge attraverso le tappe della propria vocazione, un traguardo che orienta l'impegno nel tempo tanto dell'uomo quanto della donna.

11. In questo orizzonte di « servizio » – che, se reso con libertà, reciprocità ed amore, esprime la vera « regalità » dell'essere umano – è possibile accogliere, senza conseguenze svantaggiose per la donna,
anche una certa diversità di ruoli, nella misura in cui tale diversità non è frutto di arbitraria imposizione, ma sgorga dalle peculiarità dell'essere maschile e femminile. È un discorso che ha una sua specifica applicazione anche all'interno della Chiesa. Se Cristo – con libera e sovrana scelta, ben testimoniata nel Vangelo e nella costante tradizione ecclesiale – ha affidato soltanto agli uomini il compito di essere
« icona » del suo volto di « pastore » e di « sposo » della Chiesa attraverso l'esercizio del sacerdozio ministeriale, ciò nulla toglie al ruolo delle donne, come del resto a quello degli altri membri della Chiesa non investiti del sacro ministero, essendo peraltro
tutti ugualmente dotati della dignità propria del « sacerdozio comune » radicato nel Battesimo. Tali distinzioni di ruolo, infatti, non vanno interpretate alla luce dei canoni di funzionalità propri delle società umane, ma con i criteri specifici dell'
economia sacramentale, ossia di quella economia di « segni » liberamente scelti da Dio per rendersi presente in mezzo agli uomini.
Del resto, proprio nella linea di questa economia di segni, anche se fuori dell'ambito sacramentale, non è di poco conto la « femminilità » vissuta sul modello sublime di Maria. C'è infatti nella « femminilità » della donna credente, e in specie di quella « consacrata », una sorta di « profezia » immanente (cfr Mulieris Dignitatem, , n. 29), un simbolismo fortemente evocativo, si direbbe una pregnante « iconicità », che si realizza pienamente in Maria e ben esprime l'essere stesso della Chiesa in quanto comunità consacrata con l'assolutezza di un cuore « vergine », per essere « sposa » del Cristo e « madre » dei credenti. In questa prospettiva di complementarietà « iconica » dei ruoli maschile e femminile vengono meglio poste in luce due dimensioni imprescindibili della Chiesa: il principio « mariano » e quello « apostolico-petrino » (cfr ibid., n. 27).
D'altra parte – lo ricordavo ai sacerdoti nella menzionata Lettera del Giovedì santo di quest'anno – il sacerdozio ministeriale, nel disegno di Cristo, « non è espressione di dominio, ma di servizio » (n. 7). È compito urgente della Chiesa, nel suo quotidiano rinnovarsi alla luce della Parola di Dio, metterlo sempre più in evidenza, sia nello sviluppo dello spirito di comunione e nella attenta promozione di tutti gli strumenti tipicamente ecclesiali della partecipazione, sia attraverso il rispetto e la valorizzazione degli innumerevoli carismi personali e comunitari che lo Spirito di Dio suscita ad edificazione della comunità cristiana e a servizio degli uomini.
In tale ampio spazio di servizio, la storia della Chiesa in questi due millenni, nonostante tanti condizionamenti, ha conosciuto veramente il « genio della donna », avendo visto emergere nel suo seno donne di prima grandezza che hanno lasciato larga e benefica impronta di sé nel tempo. Penso alla lunga schiera di martiri, di sante, di mistiche insigni. Penso, in special modo, a santa Caterina da Siena e a santa Teresa d'Avila, a cui il Papa Paolo VI di v.m. attribuì il titolo di Dottore della Chiesa. E come non ricordare poi le tante donne che, spinte dalla fede, hanno dato vita ad iniziative di straordinaria rilevanza sociale a servizio specialmente dei più poveri? Il futuro della Chiesa nel terzo millennio non mancherà certo di registrare nuove e mirabili manifestazioni del « genio femminile ».

12. Voi vedete, dunque, carissime sorelle, quanti motivi ha la Chiesa per desiderare che, nella prossima Conferenza, promossa a Pechino dalle Nazioni Unite, si
metta in luce la piena verità sulla donna. Si ponga davvero nel dovuto rilievo il «
genio della donna », non tenendo conto soltanto delle donne grandi e famose vissute nel passato o nostre contemporanee, ma anche di quelle
semplici, che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano. È infatti specialmente nel suo donarsi agli altri nella vita di ogni giorno che la donna coglie la vocazione profonda della propria vita, lei che forse ancor più dell'uomo
vede l'uomo, perché lo vede con il cuore. Lo vede indipendentemente dai vari sistemi ideologici o politici. Lo vede nella sua grandezza e nei suoi limiti, e cerca di venirgli incontro e di
essergli di aiuto. In questo modo, si realizza nella storia dell'umanità il fondamentale disegno del Creatore e viene alla luce incessantemente, nella varietà delle vocazioni, la
bellezza - non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale – che Dio ha elargito sin dall'inizio alla creatura umana e specialmente alla donna.
Mentre affido al Signore nella preghiera il buon esito dell'importante appuntamento di Pechino, invito le comunità ecclesiali a fare dell'anno corrente l'occasione per un sentito rendimento di grazie al Creatore e al Redentore del mondo proprio per il dono di un così grande bene qual è la femminilità: essa, nelle sue molteplici espressioni, appartiene al patrimonio costitutivo dell'umanità e della stessa Chiesa.
Vegli Maria, Regina dell'amore, sulle donne e sulla loro missione al servizio dell'umanità, della pace, della diffusione del Regno di Dio!
Con la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 29 giugno 1995, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.
GIOVANNI PAOLO II
Copyright © Libreria Editrice Vaticana
Giunto al termine il progetto mattutino che ha trascinato lo sport della pallacanestro nella Scuola Primaria San Filippo Neri.
Sabato 16 Aprile nella Palestra della scuola si sono svolti i tornei di mini-basket organizzati dall’associazione sport

iva
A.S.D.Basket Mission Gioia del Colle – Centro Mini-basket San Filippo Neri.
Come sabato scorso nella palestra del plesso scolastico distaccato di Via Eva anche alla centrale si sono sfidate le classi quarte e le classi quinte dell’istituto.
Momenti di gioia e intensità agonistica che racchiudevano ore e ore di allenamenti svolti in tutte le classi dei due plessi scolastici.
Alle ore 10.30 circa l’intervallo con l’intervento delle autorità scolastiche. Il preside dell’istituto scolastico Giovanni Stano si è complimentato con gli alunni ed ha sottolineato l’importante nesso che lega le attività sportive alle attività intellettive; lo sport, visto come mezzo attraverso il quale insegnare l’educazione e la disciplina, non può che giovare al mondo della scuola.
La manifestazione si è conclusa alle ore 13.20 con un applauso generale, foto e complimenti a tutti gli atleti.
E’ stato concesso libero ingresso ai genitori che hanno potuto saggiare la tempra e l’abnegazione dei propri figli durante le gare.
Durante la settimana invece, a conclusione delle lezioni impartite ai più piccoli, si sono tenute le esibizioni di mini-basket delle classi prime, seconde e terze alla presenza dei genitori accorsi numerosi per visionare gli esercizi provati durante il corso dell’anno.
Complessivamente dallo scorso Novembre per le 37 classi dell’istituto sono state dedicate gratuitamente 230

ore di allenamento in orario curriculare sotto la supervisione della insegnante di educazione motoria. Inoltre la scuola sta offrendo settimanalmente un allenamento pomeridiano di mini-basket e mini-volley per prepararsi ai Giochi Sportivi del prossimo mese, dopo il gran successo dello scorso anno con gli altri pari-età nel Palazzetto dello Sport di Trani e presso il centro commerciale Auchan di Casamassima.
Un bagaglio veramente ampio quello offerto dalla associazione sportiva con esercizi di equilibrio, ball-handling (controllo della palla), percezione visiva ed in generale sensoriale, esercizi di squadra, sviluppo delle capacità motorie primarie: elevazione, corsa, cammino, flessioni…
La convinzione dell’associazione “Basket Mission” è che lo sport nella scuola debba essere “per tutti” e conseguenza di una sana motricità, di una corretta alfabetizzazione motoria, di un apprendimento gestito da personale qualificato.
L'ipocinesi, il male del terzo millennio, in Italia é un dato già rilevato nel secolo scorso e recenti ricerche statistiche hanno fissato spunti allarmanti:
- Ad 8 anni, il 36% dei bambini italiani risulta obeso ed il 70% soffre di analfabetismo motorio.
- L’Italia è la cenerentola delle nazioni, cosiddette moderne, in merito al monte ore di educazione fisica nella s

cuola.
Il basket è sicuramente il miglior gioco di squadra che insegna il rispetto delle regole.
Per questo motivo, grazie alla convenzione firmata con la scuola San Filippo Neri la società sportiva ha potuto coltivare con convinzione questi principi regalando momenti unici ai bambini.
L’”A.S.D. Basket Mission Gioia del Colle” concentrerà i propri sforzi nell'avvicinare i più piccoli alla pratica del basket anche per il prossimo futuro con le attività pomeridiane.
Per la stagione 2011-2012 si riapriranno le iscrizioni ai corsi di mini-basket e avviamento al basket dall’età di 5 anni in su. Con un contributo annuale di 100€ circa, con una maglia ed un pantaloncino da gioco, ma soprattutto tanta voglia di divertirsi con gli amici!
A.S.D.Basket Mission, Gioia del Colle, 70023, Bari.
Contatti telefonici della società: 0803434086; 3465124658.
Indirizzo e-mail ufficiale:
asdbasketmission@libero.it
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione" (Piero Calamandrei).
Sono trascorsi 150 anni dal Risorgimento. Da quell’impeto patriottico che, pervaso dagli ideali di libertà, aveva riconsegnato l’Italia agli italiani. Da allora la storia d’Italia e d’Europa è stata attraversata da terribili sorti. La prima guerra mondiale, l’ascesa dei fascismi, il secondo conflitto mondiale. Tremende vicende dalle quali il coraggio e lo spirito più nobile di tanti italiani hanno saputo trarre quella linfa vitale che ha dato origine alla nostra Repubblica, alla Costituzione, alla Democrazia. Dal sangue di tutti quei giovani italiani che, come ricorda Calamandrei, ebbero la forza e la passione di battersi contro il nazi-fascismo per amore della libertà, è nata la pagina più bella e nobile della storia d’Italia. Una pagina che vede nella nostra Costituzione la sua Legge più alta, il suo baluardo, il punto d’arrivo e di partenza di una civiltà nuova, fondata sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla pace, sul lavoro.
Smarrire la memoria di questa nostra storia significa uccidere il futuro. Spezzare il cordone che ci lega al sacrificio dei nostri padri che seppero lottare, sino alla morte, per la nostra libertà, preannuncia l’imminenza di nuove catastrofi, l’avvento di nuovi e più terribili fascismi, di un’eclissi della democrazia e di quei diritti vitali della nostra civiltà libera e umanizzata. Aveva scritto Cesare Pavese: “Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato, si spegne. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia”. Facendo così eco ad Epicuro che amava ammonire così: “Chi non ricorda non vive”.
Eppure, guardandoci intorno, ascoltando il frastuono caotico della politica dei nostri giorni, emerge inquietante la sottile volontà di “revisionare” il passato per eliminarlo del tutto. Così che, sotterrando quella memoria, gli anticorpi posti a baluardo dei diritti e delle libertà possano essere facilmente epurati. Attorno a noi, sopra di noi, è in atto una guerra silenziosa. Una guerra che non lascia sangue, non uccide la carne, non distrugge le case. E’ una guerra contro la memoria per uccidere il futuro. Chi morrà sarà il diritto ad essere liberi, ad esprimere le proprie opinioni, il diritto ad essere considerati tutti eguali davanti alla legge, il diritto al lavoro, alla dignità di essere uomini e non numeri. Ci stanno rubando la libertà ad essere noi stessi, omologandoci nel modo di pensare, di vestirci, di guardare l’altro.
Non possiamo non fare memoria del 25 Aprile e di quanto questi rappresenti. Non possiamo indietreggiare di un solo passo su quei diritti per i quali i nostri padri si batterono e morirono. Perché ogni passo indietro è uno avanti verso l’abisso di nuovi e più violenti fascismi, anticamera di nuove violenze, persecuzioni e macerie.
Per questo l’invito che, a nome di tutto il Partito Democratico, voglio consegnare a tutta la Città e ai suoi giovani figli, alle Associazioni laiche e cattoliche, ai Partiti Politici, ai Sindacati, alla Società Civile e a quanti hanno a cuore la Libertà, è a non smarrire la memoria del 25 Aprile. Cominciando, innanzitutto, con l’esserci, sventolando il Tricolore, alla manifestazione Istituzionale che, come sana consuetudine (ci rattrista e ci inquieta la scarsa attenzione e rilevanza che l’Amministrazione Longo dedica all’evento, anche quest’anno), si terrà lunedì 25 Aprile, alle ore 10.30, dinanzi al Monumento ai Caduti. Affinché non prevalga l’opera di quanti vorrebbero spegnere la memoria della Liberazione, mistificandola, anestetizzandola e cancellandola per rubarci, alla fine, la nostra Libertà.
Dal segretario cittadino del PD, Enzo Cuscito, l’invito a partecipare alla manifestazione.
Vi aspettiamo.

Abbiamo appena iniziato il cammino quaresimale che ci conduce alla festa di Pasqua. La Resurrezione di Cristo, vincitore del male e della morte, ci dice che anche noi possiamo vincere il male che è in noi e attorno a noi, se accogliamo il Risorto nel nostro cuore. Da soli non possiamo fare nulla, ma con Lui possiamo fare tutto. Quindi, prima ancora di stilare una lista di ?buone opere? da fare durante questa Quaresima, siamo chiamati a reimpostare la nostra vita, centrandola su Cristo Risorto, anziché su noi stessi. In tal modo la grazia, l’amore, la vita, la potenza del Risorto, come per caduta naturale, fluiranno in noi per rinnovarci radicalmente, così come da una sorgente di montagna l’acqua di un ruscello scorre naturalmente verso la valle per rinverdirla e fecondarla.
BUONA PASQUA, quindi, nel senso di una vita rinnovata dalla presenza del Risorto.
E auguri anche da parte dei miei ragazzi e collaboratori congolesi, che mi chiedono con insistenza quando ritornerò tra loro. Mi dicono che sentono molto la mia mancanza, ed io posso affermare lo stesso anche da parte mia. Fortunatamente il tempo scorre veloce, anche a riguardo del mio anno sabbatico a Londra, che volge ormai al suo termine. Infatti, subito dopo Pasqua rientrerò in Italia per i miei consueti controlli medici, in vista di una nuova partenza missionaria in Africa. Questo continente è in perenne ebollizione. Ai dolorosi problemi dell?Africa nera (Congo, Costa d'Avorio, Nigeria, Sudan, ecc.) ora si aggiungono anche i sanguinosi sconvolgimenti politici del Nord Africa (Tunisia, Egitto, Libia, e altri in arrivo). E? un grande marasma di violenza, di odio e di morte, che, per contrasto, invoca pace, bontà e vita, doni che solo il Risorto può dare in modo certo e duraturo. Portiamo nella nostra preghiera tutte queste situazioni dolorose, perché Cristo versa il suo sangue per salvare il mondo intero e, risorgendo da morte, offre il suo aiuto salutare a chiunque lo invochi.
Di nuovo, cordiali AUGURI di un fruttuoso cammino quaresimale e di una radiosa festa di Pasqua.
Ciao a tuti
PioDM
***
Ecco ora, limitatamente a questo primo trimestre 2011, qualche notizia telegrafica (con commento minimo ) sul Kivu, ove perdurano quotidiane violenze sulla popolazione (ruberie, stupri, ferimenti e uccisioni) da parte dei gruppi ribelli congolesi, dei gruppi armati stranieri (ugandesi, ruandesi e burundesi) e degli stessi militari governativi.
La situazione, quindi, rimane stabile, sebbene ad un alto livello di gravità.
Con l'aggettivo "telegrafico" desidero significare che intendo solo accennare a qualche esempio recente, giacchè lo schema delle ragioni di tale gravità è lo stesso che ho evidenziato nei precedenti aggiornamenti, ossia essenzialmente economico-finanziarie, dovute all'accaparramento delle immense ricchezze minerarie (e tra breve anche petrolifere), di cui il Kivu trabocca.
La politica del paese e le incessanti azioni armate di ribelli e militari sono in funzione di ciò.
Ecco in forma cronologica una lista di alcuni avvenimenti riferiti da siti congolesi ed europei.
18 gennaio: naufragio dei diritti dell'uomo in Congo. E' quanto ha dichiarato l'ambasciatore francese a conclusione di alcuni giorni di visita nel Kivu.
21 gennaio: 65 donne stuprate a Fizi (Sud Kivu), nostra missione. Intanto più di un migliaio sono quelle stuprate tra dicembre e gennaio nel Nord Kivu.
24 gennaio: denunzia internazionale del fatto che i militari governativi non sono pagati e mancano di cibo. E' il messaggio che Andrew Shapiro, Segretario aggiunto di Stato Americano, ha inviato alle autorità congolesi, al termine della sua visita ufficiale in Congo. Ha anche aggiunto che i militari dovrebbero rispettare i diritti dell'uomo nei loro rapporti con la popolazione e che gli ufficiali responsabili di gravi crimini non dovrebbero ricevere delle promozioni nelle forze armate.
7 febbraio: L'ONU esprime ancora una volta la sua preoccupazione per la situazione preoccupante del Kivu. Le violenze e la violazione dei diritti umani riguardano soprattutto donne e bambini.
7 febbraio: a Goma, un aereo di contrabbandieri di oro viene bloccato al suolo. Queste persone trasportavano diversi milioni di dollari per una transazione illegale relativa all'acquisto di minerali preziosi, soprattutto di oro. La polizia aeroportuale ha arrestato questi trafficanti ma un emissario militare del generale Bosco Ntaganda (un ex ribelle filoruandese, promosso alla direzione nazionale delle forze armate congolesi, pur essendo ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità) non solo ha impedito che si controllasse il contenuto di una valigia ma ha trasferito tutte queste persone nella residenza di Ntaganda. Il giorno dopo un gruppo di militari ha caricato sull'aereo nove casse metalliche, ovviamente piene di minerali preziosi. Questo esempio, uno tra mille, fa capire quale enorme corruzione avvolga il commercio dei minerali preziosi congolesi.
27 febbraio: fallito tentativo di colpo di stato a Kinshasa. Più di un centinaio di militari ha assalito la residenza del presidente Joseph Kabila, ma sono stati respinti dal corpo speciale che difende il presidente. Significativo è il fatto che tale corpo speciale non sia composto da militari congolesi bensì da militari ruandesi; questo fa capire quali collusioni, non proprio segrete, intercorrano tra il presidente congolese e quello ruandese, compagni di guerra e di massacri al tempo della prima invasione milirare del Congo nel 1996.
3 marzo: Eni, Exxon e Total all'arrembaggio del petrolio nell'Est del Congo; per il momento si tratta di prospezioni e di trattative per ottenere le autorizzazioni governative. La quantità di petrolio congolese, con riserve stimate a molti miliardi di barili, non è da meno di quello dell'Arabia Saudita. Quello che tutti temono è che questa nuova ricchezza del sottosuolo faccia diventare ancora più grande la tragedia del popolo congolese, finora legata ai soli minerali preziosi.
9 marzo: Wikileaks rivela progetti di balkanizzazione del Congo. Questa idea, molto cara al Ruanda, desideroso di annettersi il nostro Kivu, e ai paesi occidentali che lo sostengono, ritorna periodicamente a galla in importanti meetings internazionali. Quanto rivelano i documenti di Wikileaks riguardano il generale Olusegun Obasanjo, ex presidente della Nigeria, il quale avrebbe scritto che Paul Kagame, presidente del Ruanda, è l'uomo indicato per dirigere il Congo. E dire che alcuni anni addietro Obasanjo fu mediatore (?!?) nella crisi politico-militare tra il governo congolese e il CNDP, movimento ribelle filoruandese. Purtroppo l'idea di Obasanjo è sostenuta da diverse potenze occidentali, secondo cui il Congo potrà ritrovare la pace solo quando sarà suddiviso in diverse repubblichette, che tali potenze internazionali potranno manipolare comodamente senza litigare troppo tra di loro.
12 marzo: Più di 7.000 ragazzi-soldato smobilitati nel Kivu; molti erano in servizio anche nelle forze armate governative.
15 marzo: proibizione ai militari di dedicarsi all'attività mineraria. Questa decisione del presidente Joseph Kabila deriva dal fatto della sempre più frequente implicazione di generali e gruppi militari in enormi frodi ed altre attività illegali legate ai minerali preziosi. Tutto ciò è causa di tanti crimini contro la popolazione, spesso obbligata a scavare da veri schiavi .
1 aprile: Nella sola zona di Shabunda (è una nostra missione), più di 100.000 sfollati, da tempo privi di qualsiasi assistenza umanitaria. Quello di Shabunda è uno tra le centinaia di masse di sfollati sparsi in tutto il Kivu, gente che scappa per sfuggire alle violenze di militari e ribelli vari.
.
Questa breve rassegna per invitare a pregare per il popolo congolese, la cui tragedia senza fine viene costantemente sottaciuta dai massmedia occidentali.
La Resurrezione di Cristo, inizio di una nuova umanità, ci invita a sperare operosamente in tempi migliori per il Congo e per tutti i paesi del mondo. Di nuovo, BUONA PASQUA.
Si comunica che l’alunna santermana Maria Natile Martino della classe V sez. C del Liceo Classico “Publio Virgilio Marone” di Gioia del Colle ha ottenuto la menzione di merito nella sezione under 16 del concorso internazionale di poesia “Castello di Duino”, alla sua settima edizione.
Il concorso aperto a tutti i giovani fino ai 30 anni intende diffondere il valore della solidarietà anche con la promozione e la conoscenza del linguaggio poetico e in questa edizione vi hanno partecipato 1200 giovani di 80 paesi.
Quest’anno il tema proposto ai giovani poeti era “Orizzonti” e la poesia della giovane poetessa virgiliana è intitolata “L’indice di Dio”, una prova poetica originalissima e matura.
La giovanissima poetessa è stata finalista ad ottobre scorso del premio internazionale di poesia “Ciro Coppola” di Ischia .
Prof.ssa Grazia Procino
Funzione strumentale per l'area studenti
L’INDICE DI DIO
Anche nella quiete, alcova del mio cuore,
anche nel silenzio, sudario dei miei pensieri,
ovunque la Tua presenza mi tange,
e l’occhio Ti cerca,
ma troppo piccolo il suo abbraccio per cingerTi,
troppo veloce Ti neghi al mio sguardo.
Eppur ogni cosa nel mondo
il Tuo canto innalza.
Dice a noi
soli, e ciechi, e anelanti
che non al cielo dobbiamo esser volti,
ma al Tuo silente guidarci in una vita sol nostra.
E la via non sarà conosciuta,
né già scritti i cartelli.
Sarà nel destino perdersi,
lasciare o incontrare vari e tanti compagni e fratelli,
vagare di miraggio in certezza, di illusione in realtà,
il Tuo dito puntato verso i diversi orizzonti di sogno.
È l’indice di Dio
non in Sacri biblici versi,
ma negli incrostati muri
che pur cari al bambino parlano di casa,
del familiare suo piccolo frammento di universo.
È l’indice di Dio
non in una dritta e battuta strada
ma nella polvere sul ciglio
che sollecita affretta il piede del pellegrino
e danzando nel vento gli cela la lunghezza del percorso.
È l’indice di Dio
non nel grandioso e festante traguardo,
ma nella stanchezza nel cammino
che perseveranza istilla nel vegliardo,
le membra stanche trascinate verso l’ormai vicino limite.
È l’indice di Dio
non in miracoli e risurrezioni,
ma sul Calvario, teatro di morte,
che con sipario rosso di sangue dietro al monte occulta infiniti tramonti forieri d’attesa.
È l’indice di Dio
non in un accecante sole estivo
ma nel nuvoloso stendardo squarciato da lame di luce
che, come occhi di bue, inondano lo svaporante profilo del globo.
È l’indice di Dio
non in un accusatorio dito puntato
ma in un tenero indicarci
che ci elegge Suoi figli nell’Amore.
È il Tuo indice, o Dio,
nel sentore di una carezza, la Tua, lesta,
mentre il cielo si china per sentire il lento rimescolare
nel tondo ventre gravido della Madre Terra.
Maria Natile Martino
Classe V sez. C
Liceo Classico "Publio Virgilio Marone" – Gioia del Colle

Caro vescovo Antonio, siamo un gruppo di cristiani della Chiesa di Modena e ci rivolgiamo a lei perché è il nostro pastore. Sappiamo che il suo ruolo e il suo ministero è proprio quello di ascoltare, confortare, tenere unito il gregge, cioè guidare il popolo cristiano e aiutarlo a vivere nella fede, nella speranza e nella carità. Vogliamo quindi esprimerle alcune nostre gravi preoccupazioni, con semplicità ma anche con tutta franchezza.
-Siamo preoccupati perché vediamo il nostro Paese scivolare sempre più in una crisi generale, vissuta da molti con disperazione e senza vie d’uscita, crisi che rischia di compromettere l’unità stessa della Nazione, nei suoi aspetti istituzionali, politici e sociali. E la disperazione non è una virtù cristiana.
-Siamo sconvolti perché vediamo la classe politica che governa questo paese sprofondare sempre più nel degrado morale, nell’arroganza dell’impunità, nella ricerca del tornaconto personale e dei propri amici, nel saccheggio della cosa pubblica e nella distruzione sistematica delle basi stesse del vivere civile e democratico.
Continua la Lettura
Venerdì 18 febbraio, alle ore 18.00, presso la Sala De Deo per ricordare uno dei grandi Padri Costituenti della Repubblica Italiana.
Nel disagio economico in cui viviamo, nel quale gli ultimi percorrono la strada della rassegnazione e i forti attivano la parte peggiore dell'ingegno umano per essere sempre più furbi, la politica italiana nei suoi pochi e sempre più rari momenti di lucidità ci ricorda che, la crisi economica internazionale ha messo in ginocchio, chi più e chi meno, le economie di molte nazioni, la nostra compresa, e che la crescita e lo sviluppo economico dell'Italia, sia fortemente condizionato da cosa succede nel mondo, sia dal punto di vista politico che economico. Ci tocca aspettare dunque, che qualcun'altro decida il nostro futuro e, nell’attesa, la politica italiana inganna il suo tempo tra festini e cha cha cha.
L’Azienda italiana per eccellenza, legge il momento e, senza incontrare ostacoli, decide che il suo rilancio economico avverrà “cinesizzando” gli operai, ritenendo secondario l’impegno a formulare un moderno piano industriale, nel quale ci siano progetti di prodotti più affidabili e di più largo interesse.
Tutto si muove senza regole o meglio senza l’osservanza delle regole. Da quelle civili passando a quelle penali fino a quelle costituzionali.
E’ mai possibile costruire o mantenere in democrazia ed in libertà una comunità nella quale non si osservano più le regole ? E senza tale impegno, si può mai pensare ad una crescita economica e quindi ad una ricchezza in un territorio ?
La nostra è diventata una nazione nella quale la disoccupazione sale di pari passo al lavoro nero, dove le piccole aziende chiudono la partita iva per lavorare in anonimato perché si guadagna di più e si rischia poco, dove molti braccianti lo sono solo per il tempo necessario a guadagnarsi il diritto al sussidio di disoccupazione, dove la parrucchiera a domicilio costringe alla chiusura quella che esercita nella legalità, dove chi impone il lavoro nero, se individuato, sarà “forse” punito dopo dieci anni e nel contempo il suo ex dipendente aspetta “invano” il suo credito e cade nella miseria.
In questa Italia, dove la legalità della correttezza dei rapporti di lavoro e dell’osservanza degli obblighi fiscali è considerata per i più solo “stupidità”.
In questa Italia dove mentre tutto ciò accade, la politica si disinteressa della giustizia dei più, e si preoccupa di quella dei potenti.
E’ in questa Italia che l’evasione fiscale è diventata un “atto di ingegno” da imitare, verso il quale ci ispirano personaggi noti del mondo sportivo, culturale e politico che, scoperti dopo decenni di evasione, nulla hanno sofferto, se non pagare ciò che avrebbero dovuto già dare.
In questa Italia dove gli imprenditori e i dipendenti onesti pagano per la moltitudine dei disonesti e restano impotenti, aspettando una nuova giustizia fiscale, equa e reale.
In questa Italia non sembra assurdo parlare di crescita economica senza avviare prima la riforma della giustizia fiscale, del lavoro e di quella civile ?
Quale serio progetto di crescita economica si potrà mai approntare se non si ha l’esatta condizione della numerosità dei veri disoccupati, distinguendoli dai “nero-occupati”, o gli occupati dal “doppio nero –occupato” ?
E’ semplice utopia pensare di sviluppare l’economia della nostra nazione solo con la creazione di nuovi posti di lavoro (centrosinistra), agevolando con finanziamenti la nascita di nuove e giovani imprese (fabulatore) o interpretare il bisogno dei cittadini di riformare la giustizia legalizzando le bizzarrie del premier (centrodestra), senza considerare prioritaria una riforma della giustizia.
Lo sviluppo economico non può, quindi, prescindere da una solida riforma della giustizia a partire da quella che interessa noi tutti cittadini. Occorre farlo con celerità, inasprendo le sanzioni, riducendo i tempi della cause di lavoro e le liti fiscali, determinando pene più congrue da scontare interamente.
Questo nostro Paese, per realizzare una crescita economica ha bisogno da subito di una giustizia equa, puntuale e certa in ambito fiscale e del lavoro, perché solo attraverso essa è possibile rifondare un’economia solida e reale, che può accrescere il livello di competitività dell’Italia e diffondere maggiormente, un’equo stato di benessere nella collettività.
Sebastiano Tangorre
Capire e vivere la cittadinanza attiva – Seminario di studio con il Prof. Giovanni Moro ed il rev. Prof. Rocco D'Ambrosio, sabato 22 gennaio 2011 – ore 16-19, presso il Polo Universitario (ex Ospedale di Collone), strada prov. Acquaviva-Santeramo km 4,4 – 70021 Acquaviva delle Fonti (Bari) (poco dopo il nuovo Ospedale Miulli).
Ingresso libero
Vi aspettiamo!
Il Consiglio dei Ministri del 28.12.2010 su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta ha approvato il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (Cad). Il nuovo testo sostituisce il vecchio codice scritto ormai cinque anni or sono.
Molte le novità, innanzituto l’istituzione di un ufficio unico responsabile delle attività Ict.
Il Cad dovrebbe, nelle intenzioni, spianare la strada alla razionalizzazione organizzativa e informatica dei procedimenti, in primo luogo, attraverso l’introduzione del protocollo informatico e del fascicolo elettronico.
La PA, per il Ministro, può avviarsi adesso verso la completa semplificazione dei rapporti con i cittadini e con le imprese attraverso l’introduzione di forme di pagamenti informatici, lo scambio di dati tra imprese e Pa, la diffusione e l’uso della Pec, l’accesso ai servizi in rete, l’utilizzo della firma digitale, la dematerializzazione dei documenti e l’arricchimento dei contenuti dei siti istituzionali in termini di trasparenza; la sicurezza e lo scambio dei dati attraverso la predisposizione, in caso di eventi disastrosi, di piani di emergenza per garantire la continuità operativa nella fornitura di servizi e lo scambio di dati tra Pa e cittadini.
Una volta completato l’iter di approvazione, il decreto legislativo dovrebbe, sempre a parere di Brunetta, avviare un processo che consentirà di avere entro i prossimi 3 anni (in coerenza quindi con il piano e-Gov 2012) un’amministrazione nuova, digitale e priva di burocrazia inutile.
Le prosssime scadenze: entro 3 mesi le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la Posta elettronica certificata (Pec) per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna; entro 4 mesi individueranno un unico ufficio responsabile dell’attività di Ict; entro 12 saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie digitali dei documenti informatici.
Il cittadino comunicherà una volta sola i propri dati alla PA centrale: sarà onere delle amministrazioni in possesso di tali dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre amministrazioni richiedenti.
Speriamo proprio che questa volta le nostre norme, come sempre molto avanzate, aprino realmente la strada al cambiamento della PA.
Per chi non ha potuto partecipare all’incontro, streameng video del I° Seminario di studio 2010/2011 “Le parole, la politica e don Milani” con il rev. Prof. Don Rocco D’Ambrosio (docente all’Università Gregoriana di Roma, direttore delle Scuole di Cercasi un Fine”. Venerdì 27 Novembre 2010.
Scrivere, dare voce al proprio cuore e soprattutto alle proprie sofferenze ci mette in relazione con la nostra anima, con il nostro vissuto e quel mondo a noi ancora sconosciuto finalmente prende forma per mezzo della nostra penna che scrive la vita.
Non c’è cosa più bella che osservare l’universo, la natura, la più piccola sfumatura di un’emozione e come un fiume in piena ecco un’ondata di parole, parole che messe insieme compongono la melodia più bella, inno della nostra vita.
Attraverso una lunga, lunghissima stagione buia della mia vita ho compreso che in ognuno di noi c’è un dono, unico, ineguagliabile, il dono della vita ed è in essa che devono emergere bontà, semplicità e tutti i derivati di quell’Amore puro, genuino che la nostra Madre del cielo e della terra rivelò in quella misera grotta ad una fanciulla umile ma coraggiosa da accettare subito il grande Dono del Mistero della Fede.
Il nostro cammino naturale ,sempre irto di difficoltà ci rende vigili a quell’ignoto dagli occhi che brillano di luce propria o qull’ignoto che ci rende stanchi, deboli e abbattuti quando una battaglia è persa, quindi l’arduo lavoro di raccogliere i resti di una vita affannata per poter riemergere e proseguire il nostro cammino.
La mia esistenza ,la tua esistenza possono elevarsi a poesia, basta guardarsi dentro e lasciare alla nostra anima di volare verso Paradisi di speranze!
Rossana De Grisantis
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