Concorso di disegno “La famiglia accogliente dei tuoi sogni”
25 maggio 2010 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Eventi & Tempo Libero
Interventi a supporto e sostegno alle famiglie risorsa, all’infanzia e all’adolescenza
Famiglia, Accoglienza, Amicizia e Affido Familiare di Minori le parole chiave del I concorso scolastico “La famiglia accogliente dei tuoi sogni”. Chenediciseciconnettiamo?
13 marzo 2010 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Acculturi@moci, Associazioni, La Comunità, Primo Piano
Il Centro Sudi Erasmo onlus di Gioia del Colle, si completa con un nuovo obiettivo, quello di dare impulso, privilegiando la nostra comunità, alla Società dell'Informazione, ovvero, a quel lungo processo di modernizzazione, in atto nel settore dell'informazione e della comunicazione, che ha profondamente cambiato, e che ancor più profondamente modificherà, la vita privata, sociale e professionale di ciascun individuo.- promuovere e realizzare attività di formazione e di aggiornamento sulle tematiche dell’information tecnology, rivolte ai singoli cittadini, lavoratori ed imprenditori di tutti i settori, Industria ed Agricoltura, Commercio, Terziario e Servizi, Terzo Settore e No-Profit, e del personale della Pubblica Amministrazione e della scuola;
- promuovere la crescita professionale e culturale dell’intero tessuto sociale locale, per una piena partecipazione al processo di sviluppo sociale ed economico che privilegia l’impiego delle moderne tecnologie dell’informazione;
- assistere e sostenere il territorio locale nella progettazione di sistemi di IT al fine di assicurare un coerente sviluppo sociale ed economico ed ottimizzare l’impiego delle risorse economiche pubbliche e private, per la realizzazione di beni e servizi pubblici.
PUGLIA: nulla sarà come prima.
13 gennaio 2010 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società, Primo Piano
Nulla sarà più come prima in Puglia, dopo la stagione politica dell'ultimo quinquennio. Quello che è avvenuto in Puglia, ha determinato una discontinuità con la storia della Regione. Nella primavera del 2005, la Puglia, presentava un "continuum" di pratica politica determinata dalle élite della rappresentanza istituzionale e politica, che fungevano da mediatori tra stato e società pugliese. Era evidente che la società civile non influenzava minimamente la politica.
Nel 2005, quello che era già avvenuto nelle autonomie locali, si realizza per la Regione; con le primarie di gennaio la società civile prende il sopravvento sui partiti. La scelta di Vendola, candidato alla presidenza della Regione, rappresentò la vittoria dei senza voce e dei senza rappresentanza. Per comprendere, quindi, la discontinuità, è bene non dimenticare le ragioni di quella scelta, alla vigilia di una nuova competizione elettorale, contrassegnata da un nuovo conflitto delle élite politiche. La chiave di lettura per comprendere la Puglia è quella dell'autonomia.
La domanda è: "cosa significa grado di autonomia di una Regione meridionale? E' una domanda necessaria per comprendere quanto è avvenuto e ci riporta nel cuore della "questione" del Mezzogiorno. Prima del 2005 l'immagine della Puglia risultava appiattita acriticamente sulle scelte del governo nazionale, mortificava le forze vive: – mondo sociale, mondo delle imprese, esperienze culturali, mondo scientifico-, queste risultavano "dipendenti" dalla politica non riuscivano a trovare ascolto direttamente con le proprie proposte. A questa complessità, faceva riscontro una attività regionale autolimitata sia sotto il profilo legislativo che regolamentare e finanziario; le forme della frammentazione bloccavano la partecipazione della cittadinanza attiva, qualsiasi proposta di cambiamento finiva nel nulla. Le risorse pubbliche – locali,regionali e comunitarie- per loro natura indisponibili ai fini personali delle élite di turno diventavano i mezzi per l'ascesa al potere di se stessi. E' stato difficile anche per Vendola invertire questa logica perversa che attraversa il sistema politico. Le risorse pubbliche amministrate con imparzialità, riescono a realizzare fatti di sviluppo coerenti, con la società regionale. Se invece prevale la ripartizione clientelare, si ritorna alla politica fatta per gli amici.
Nel 1993 comparve la ricerca fatta da R. Putnam - Making Democracy Work: Civic Traditions in Modern Italy, (Le tradizioni civiche nell'Italia Moderna), in questo studio agli inizi degli anni ‘90 si registrava l'assenza del senso civico della Regione Puglia. Un assenza dovuta al fatto che gli apparati della Pubblica Amministrazione regionale, erano contrassegnati dall'appartenenza alle élite politiche, un clientelismo difficile da estirpare e che a ogni tornante elettorale fa sentire il suo peso.
La Puglia che Vendola ci consegna è una Regione rovesciata. In tutti i settori che la Costituzione riconosce di competenza regionale la sfida è stata aperta ma non conclusa. La rivolta in atto delle élite, con la candidatura "concorrente" all'interno dello stesso schieramento di centro sinistra, è la dimostrazione che la strada aperta è molto lunga da percorrere. I cambiamenti prodotti dalle due Giunte di Vendola, richiedono l'esercizio responsabile dell'analisi critica, per afferrare la distanza tra obiettivi annunciati, risultati conseguiti e prospettive per il futuro. Così si può comprendere che la Puglia è una Regione che ha una sua specificità di proposte, sia per la politica nazionale che per quella internazionale/mediterranea. L'altro aspetto è verificare la qualità del cambiamento impresso, sia agli apparati interni sia nel dare risposte ad una società consapevole.
Partire dai macro-dati permette di comprendere l'opera di allineamento delle programmazioni settoriali a quelle europee, per sconfiggere i mali strutturali -disoccupazione, miseria, fuga dei cervelli, esclusione sociale-. Come le due programmazioni riferite ai periodi 2000/2006 e 2007/2013, entrambe con un disegno di sviluppo che richiede al Governo regionale un ruolo coeso e competente, non frammentato degli interessi territoriali.. Le scelte sono state fatte per far uscire la Puglia dagli schemi di sviluppo "ex Cassa del Mezzogiorno". A questo schema si sono allineate le diverse programmazioni – servizi sociali, ambiente, sostegni all'attività produttiva, agricoltura, piani salute, politiche migratorie, governo del territorio, dialogo culturale nell'area mediterranea, turismo,,sviluppo culturale delle comunità locali….- L'azione "trasparenza", dell'operato amministrativo, è stata avviata favorendo la partecipazione attiva. L'innovazione ha richiesto la mobilitazione dei corpi intermedi della società civile in termini di confronto progettuale, valga per tutti la riforma dei servizi sociali, a cui si tenta di integrare il "servizio sanitario". Ma alla dinamica positiva della programmazione, non ha corrisposto un cambiamento radicale della formazione professionale. Questo settore risulta ancora sconnesso dal nuovo sistema produttivo e istituzionale. Il nuovo sviluppo regionale richiede forti investimenti culturali e scientifici. Ma se da un lato si sono aperti "varchi" attraverso le politiche pubbliche, queste hanno rivelato limiti notevoli di fronte all'eredità pesante del passato. Il simbolo di questo aspetto è Taranto , la capitale dell'industrializzazione pubblica, la città più inquinata d'Europa. L'altra criticità è il "Servizio Sanitario", questo rappresenta un grande problema in quanto si è intersecato con la storia giudiziaria da oltre un decennio, senza venirne a capo. La programmazione sanitaria è un peso posto sulla strada dalla Giunta di centro destra, la quale impostò la riforma con il taglio secco dei posti letto senza valutare le conseguenze e senza comprendere la mutazione della professione medica. Quest'ultima richiede investimenti inediti per uscire dalla crisi che l'ha investita dopo l'avvento del Servizio Sanitario. L'altro aspetto della sanità pugliese è quella di attrezzarla ad affrontare il tempo del "federalismo fiscale". La Puglia del 2010 sarà una Regione che dovrà completare la "bonifica etica" degli apparati e delle forme della partecipazione attiva della società civile se saprà fermare gli appetiti delle èlite. Ma questa è storia comune con tutte le Regioni.
per cercasi un fine n. 47
Franco Ferrara
Dopo di noi
31 dicembre 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società, Primo Piano
Il 13.12.2006 è una data storica da non affidare all'oblio. È il giorno , in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione dei Diritti delle persone con disabilità. L' Italia l'ha ratificata il 3.3.2009 con la legge N.18. La Convenzione è composta da 50 articoli, che definiscono i diritti delle persone con disabilità. Parliamo ,appunto , di diritti non di facoltà discrezionali del politico di turno. Il cammino è stato lungo. In Italia vigeva dal 1992 una legge di tutela delle persone handicappate ( Legge n.104) , ma mancava il riconoscimento del diritto alla vita ed alla integrità fisica, eguaglianza e non discriminazione, certezza del diritto, libertà d' istruzione , partecipazione alla vita sociale, politica e culturale lavoro e occupazione. Quindi non più interventi di welfare occasionale e residuale, ma una forte indicazione a costruire " sistemi" sociali , "città per tutti" e soprattutto sistemi educativi che garantissero l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita.
La Giunta Regionale della Puglia con decisione del 26.5.2009 ha aderito alla Convenzione, operando uno spartiacque tra politiche di intervento assistenziale e politiche di integrazione .La stessa impostazione della nuova legge dei "Servizi " (Legge Regionale N.19/2006 e Regolamento n.4/2008) favorisce il transito verso un sistema , composto da linee d'azione sperimentate sul territorio. Il Progetto "Sax B " ha favorito la connettività sociale delle persone disabili e delle Associazioni che ne promuovono i diritti ,; il Piano di Azione " Diritti in Rete " per sostenere progetti specifici di integrazione sociale e scolastica di ragazzi con disabilità ; la realizzazione di strutture residenziali "dopo di noi , finanziamento di infrastrutture sociali e sociosanitarie attraverso l'utilizzo dei fondi FESR sono i presupposti per il decollo delle nuove politiche di integrazione. Continua la Lettura
La leggerezza nella politica
20 dicembre 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società
La domanda posta dalla redazione: "cosa significa essere leggeri nel nostro mondo?", rimanda direttamente al sentimento generato dalla coppia peso/leggerezza della politica. Negli ultimi tempi la distanza tra i due termini è aumentata. Non sfugge a nessuno che la politica è vissuta come un peso insopportabile, sempre più inutile nel favorire la soluzione dei problemi che affliggono l'umanità di oggi (la guerra, la fame, la sete, l'ambiente, le migrazioni dei popoli). La politica è vissuta come grande nemica dell'uomo. L'icona che può aiutarci a comprendere il peso e la leggerezza della politica è la mongolfiera. E' la prima esperienza del volo all'alba della modernità. La mongolfiera per ascendere ha bisogno di due manovre: la prima è quella di mantenere acceso il fuoco per liberare l'elio che manda in pressione il pallone e lo spinge verso l'alto; la seconda è riferita allo stato di emergenza, ridotta la temperatura è necessario sganciare tutti i pesi che circondano la navicella. In questo modo la mongolfiera riprende quota. E' la condizione che viviamo dal mese di maggio ai nostri giorni. La guerra mediatica innescata ha avuto anche vittime illustri come il direttore di Avvenire. Gli episodi che si sono succeduti non sono altro che il tentativo di mantenere in quota il Governo, nonostante il peso della sua grande maggioranza. Man mano che il tempo passa assistiamo alle manovre di salvare il Governo del premier che per quanto si affanni a gridare che la colpa grave ricade sui comunisti e post-comunisti non si accorge che il fuoco del consenso è in fase di spegnimento. Continua la Lettura
Progetto Partecipattivazione: “Educativa di Strada”
27 settembre 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Acculturi@moci, Eventi & Tempo Libero, Primo Piano
Mi è pervenuto il programma della formazione (intensiva- giornate piene) per l'Area delle dipedenze dell'Ambito di Gioia (Gioia del Colle, Casamassima, Sammichele di Bari e Turi) raccomando la vostra attenzione in quanto è una iniziative del vigente Piano di Zona.
Progetto Partecipattivazione: "Educativa di Strada" – PERCORSO FORMATIVO A CURA DEL GRUPPO ABELE ONLUS – TORINO -
OBIETTIVI:
Acquisizione di conoscenze pratiche e teoriche finalizzate alla definizione di pratiche d'intervento de-istituzionalizzato dei Servizi Sociali. La strada, oltre ai contesti educativi e di socializzazione strutturati, può rappresentare un contesto di socializzazione, uno spazio d'incontro, un luogo ricco di potenziale educativo.
PROGRAMMA
Il corso verrà articolato in moduli giornalieri della durata di otto ore ciascuno Continua la Lettura
Servizio Sanitario: un collasso annunciato
30 luglio 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società, Primo Piano
La sanità pugliese è di nuovo sotto inchiesta giudiziaria. I reati contestati agli appaltatori e dirigente del Servizio Sanitario sono correlati alla "corruzione" e "turbativa d'asta". Sono i reati compiuti nei confronti della Pubblica Amministrazione. Le 4 inchieste sono finite per direttissima nel sistema politico regionale e nazionale, coinvolgendo indirettamente la vita privata del Presidente del Consiglio. Qualche mese prima abbiamo avuto il "caso" dell'assessore regionale alla sanità, il quale ha rassegnato le dimissioni dalla Giunta ed è finito nel Parlamento.
La corruzione nel sistema degli appalti pubblici, viene da lontano e ha diverse declinazioni nella classificazione dei reati previsti dal Codice Penale. Come si rileva dalla Relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti, la tassa immorale della corruzione nel 2008 ha toccato la cifra di 60 miliardi. La cifra immonda può essere uguagliata all'intero ammontare del debito delle ASL e degli Ospedali. I crediti vantati dai fornitori del Ssn sono infatti di ben 33,7 miliardi un valore che sulla base di un anno ha raggiunto l'incremento del 15,6%.
Le ultime vicende giudiziarie pugliesi salite agli onori della cronaca mondiale, possono essere assunte come indicatori per comprendere la "maledizione" che attraversa la sanità pugliese. Continua l'assenza della "bonifica etica" per innestare processi di autoriforma, capaci di eliminare alla radice il sistema della corruzione. Il Ssn è da diversi anni al centro di attenzione della magistratura: le iscrizioni alla Facoltà di medicina, la gestione delle Aziende Ospedaliere, la dipendenza dal mercato farmaceutico. Nel mese di marzo scorso il neo-assessore , il medico Tommaso Fiore ha fornito la situazione della Sanità in Puglia. In quella Relazione viene sostenuto che "la situazione economica della Sanità in Puglia è critica ma non drammatica e che i Settori più rilevanti della spesa sanitaria regionale sono stati messi sotto controllo". Ma è ancora possibile salvare il Ssn? Senza modificare il sistema degli appalti la corruzione resterà annidata e quindi si potrà avere il crollo dello stesso. Il collasso si avrà nonostante il "federalismo fiscale" della spesa pubblica, in quanto il passaggio dal "costo storico" al "costo standard" segnerà un'altra tappa dello svuotamento della riforma del 1978. La riforma della fine degli anni '70 permise di sanare i deficit delle Mutue e collegava il Ssn italiano ai Servizi Sanitari Europei. Il Ssn collasserà anche a motivo del tramonto della professione medica. Il medico è la più antica professione del mondo, la ritroviamo presso tutti i popoli: egiziano, greco, persiano, ebreo, cinese, latino-americano. Viene esercitata in Occidente ed è legata a Ippocrate di Cos (370 a.C.?) attraverso il "grande giuramento" con il quale il medico si impegna a "esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento". Un giuramento che ha vincolato e vincola miriadi di generazioni di medici. Un giuramento che prescrive al medico che "oltre la diagnosi e la prognosi della singola malattia e del singolo malato anche l'osservazione e l'analisi di tutti i fattori ambientali (geografici, climatici, igienici e sociali) che influiscono sul malato medesimo". Nonostante la traduzione del giuramento in chiave moderna, riscontriamo la sua rimozione. Il primato, la fedeltà del giuramento ippocratico è stato vanificato dal processo di mercificazione del bene salute. La riforma introdotta nel 1978 è stata l'ultima occasione per salvare la figura medica dal primato assoluto del mercato. I pilastri sui quali poggiava la riforma erano: "prevenzione,cura e riabilitazione" ; il contesto di vita assumeva un ruolo determinante.
Allo stato attuale sono chiari i termini della situazione critica del Ssn. La vittima principale è stato il carattere universale del Servizio il quale è stato consegnato alla dipendenza del sistema degli appalti. La Relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti del 2008 ha documentato ampiamente l'"istigazione alla corruzione", questa è ripartita per regioni: Sicilia (13,7); Campania (11,46); Puglia (9,44) Lombardia (9,39); Calabria (8,19). Istigare a perseguire la corruzione non può trovare giustificazione alcuna e quindi richiede una rafforzamento del potere giudiziario e non il suo indebolimento.
Nella storia del pensiero conserviamo il prezioso contributo rimasto isolato di Ivan Illich,La nemesi medica. Questo grande pensatore del ‘900 ha svelato le radici dei limiti della medicina occidentale, sottoposta alla grande manipolazione operata dalle multinazionali farmaceutiche che con la complicità dei poteri politici mirano ad escludere del tutto la "prevenzione alle malattie e ad annullare la libertà di scelta terapeutica". Illich, sosteneva che "la medicina cura una malattia ma toglie la salute". Il testo di I. Illich è uscito in Italia nel 1979, nell'anno che entrava in vigore la nuova riforma. Il ministro della Sanità Donat Cattin disse: "per attuare la riforma si rende necessario inviare medici e infermieri in Africa a svolgere un biennio di professionalizzazione, il contatto diretto con la povertà li avrebbe liberati dalle tentazioni della salute merce". D'allora in Africa ci sono andati medici e infermieri come scelta personale, attraverso il mondo della cooperazione e missionario. Si tratta di scelte singolari, minoritarie. I neo laureati in medicina iniziano l'attività con la supplenza negli ospedali per perseguire la specializzazione, oppure sostituendo il medico di base, lo troviamo cioè nell'area del precariato.
Diffondere la responsabilità a tutti i livelli sia ospedalieri che territoriali permetterebbe l'affermazione del controllo reciproco a differenza di quello accentrato. L' azzeramento dell'istigazione alla corruzione può avvenire cambiando integralmente il sistema degli appalti. Le tre funzioni: affidamento, gestione e collaudo, non possono essere accentrate ma ripartite su tre livelli in modo che la funzione di controllo non coincide con le stesse figure. E' la strada da percorrere per salvare il Ssn dal collasso.
Luglio 2009.
FRANCO FERRARA
Uomini e Caporali
16 aprile 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano
Nel primo numero del periodico "Cercasi un fine" (giugno 2005), nell'articolo "una Puglia da narrare" riportavo la definizione del neo-presidente, Vendola, " la Puglia una terra senza narrazione". Dopo 4 anni, invece, la Puglia è molto narrata attraverso opere scritte, cinema, arti visive, teatro, musica, attività editoriali . La mobilitazione culturale è notevole.C'è una narrazione che che ha messo a nudo il "chi siamo" come pugliesi.
Mi riferisco all'opera di Alessandro Leogrande, Uomini e caporali, viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Mondadori, 2008. Questa è' un opera rivelatrice della Puglia maledetta che nell'arco temporale di quasi un secolo è stata incapace di estirpare dal suo seno la piaga del caporalato, padroni assoluti delle braccia umane. Una piaga legata alla terra, divenuta nemica dell'uomo, che ripete all'infinito il gesto di Caino, nonostante la presenza profetica di : S. Pio da Pietralcina, Giuseppe Di Vittorio, don Tonino Bello.
Nessuna legittimità, né teorica, né pratica, all'operato dei "caporali". Continua la Lettura
Beni confiscati alle mafie: ritorno alle origini
30 marzo 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società
Ci sono voluti oltre 40 anni per consolidare il sistema di confisca (v. legge N.575/65) dei beni e di quelli alle mafie per metterli a disposizione delle organizzazioni della società civile. L'attuale governo sta dirottando i beni confiscati verso la disponibilità dei ministeri e quindi di smobilizzarli a favore delle spese correnti tramite aste pubbliche. Secondo l'analisi sviluppata dal sito http://www.lavoce.info/ il 20.2.2009 la motivazione che spinge "il governo a modificare l'impianto dei beni confiscati è il depotenziamento della giurisdizione del sequestro dei beni più che le esigenze del bilancio pubblico.
Cerchiamo di capire il meccanismo. Secondo le analisi di M. Anone e E. Collovà sviluppate sul periodico del sito "lavoce", nel 2005 viene costituito il "Fondo Unico Giustizia". Questo Fondo viene assegnato a "Equitalia", la società partecipata dell'Agenzia delle Entrate, cioè ministro dell'Economia. Sarebbe la società che opera a livello nazionale per la riscossione di ogni forma di tributo, imposta, contributi, gestisce in regime privatistico le risorse pubbliche. Il 28.4.2008 viene costituita "Equitalia Giustizia S.p.A." con "Equivali" socio unico.
Nel nuovo Fondo afferiscono tutte le somme liquide o comunque investite sotto qualsiasi forma in prodotti bancari o finanziari sui quali è stato pronunciato un sequestro penale o per misure di prevenzione o che siano state sottoposte a confisca nei medesimi procedimenti, e addirittura confiscate a società a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti le violazioni in materia di modelli organizzativi aziendali (responsabilità penale dell'impresa). Viene disposto che ciascun terzo delle risorse finanziarie intestate al "Fondo Unico Giustizia" vengono destinate al Ministero degli Interni, al ministero della Giustizia e all'entrate del bilancio dello stato". Continua la Lettura
Stranieri in Puglia?
27 marzo 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Multietnicità, Politica & Società, Primo Piano
La Puglia del primo decennio post-2000 è una regione in affanno.
Mentre tenta di lasciarsi alle spalle il periodo della ricerca di se stessa, allo stato attuale i "segni" della svolta non sono e non possono tacersi. La Puglia che ci stiamo lasciando alle spalle è quella degli sbarchi degli albanesi dei primi anni '90, affrontati all'insegna dell'emergenza.
E' vivo il ricordo di don Tonino Bello giunto al porto di Bari, dopo il lancio del cibo all'ora del tramonto, tra gli sbarcati e lui sconsolato che ripeteva : "è la morte dell'uomo". Da allora molte cose sono avvenute. Gli sbarchi hanno cambiato rotta . La Regione continua a essere una regione povera d'inclusione per le persone che vengono da altri Paesi. Gli stessi numeri dimostrano che la Puglia continua a non creare condizioni di integrazione.
La popolazione straniera residente è l'1,7% sul totale della popolazione residente ( su 4 milioni nel 2007 i cittadini immigrati in Puglia raggiungono circa 63.868 di cui 31.125 uomini e 32.743 donne). La presenza in Italia ha raggiunto il 5,2%. In Puglia la presenza è costituita da : cittadini dall'Albania (37,7%); dal Marocco (9,4%) dalla Romania (4,5%). Mentre a livello nazionale è la Romania a configurarsi come il principale Paese di provenienza dei titolari di permesso di soggiorno e in particolare per motivi di lavoro. Le province più popolose sono Foggia (con 14.049 presenze) e Bari (con 27.451). Le altre : Lecce (12.077); Brindisi (5.034); Taranto (5.257). Continua la Lettura
Piazza scoperta
19 marzo 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Dalla Redazione
L'articolo dell'arch. Lorusso è davvero illuminante sul pasticcio dell'amministrazione. E' evidente che l'impostazione di Lorusso segue una cultura con lo sguardo verso il futuro.
Quello dell'amministrazione è rivolta a un passato che è ritornato ma che non può avere udienza in una democazia matura. Infatti la riproposizione delle forme del passato – la piazza distrutta, orchestra di pietra- sono segni di un epoca sepolta nella storia.
La proposta post-moderna servirebbe a riposizionare la nostra città nel mondo globale.
Questo potrà avvenire se si riuscirà a proporre alle generazioni un patto di crescita civile. Lorusso spera nel ritorno dei poeti, così come propone Roberto Benigni, attraverso il celebre personagigo di Attilio in "La tigre e la neve".
Comunque lancio una proposta quella di sviluppare intorno all'articolo di Lousso un ampio dibattito capace di risvegliarci dal torpore che ci ha colpito un anno fa.
La Puglia verso l’autosviluppo
5 marzo 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Lavoro, Politica & Società
Per comprendere a che punto è la crisi, esplosa negli USA lo scorso anno 2008, mi sono posto due domande. La prima è scaturita dalla rilettura dei testi di Claudio Napoleoni scritti durante la crisi petrolifera degli anni '70 ( " Il futuro del capitalismo",Laterza,1976). In quell'opera Claudio Napoleoni ha riletto il rapporto tra scienza economica e crisi del sistema capitalistico, attraverso gli economisti: (Ricardo,De Sismondi, J. Stuart Mill; J. M. Keynes, A. Hansen, J. Shumpeter, J. Galbraith, J. Strachey, J. Robinson), i quali ciascuno secondo le proprie elaborazioni concludevano che "il capitalismo debba, prima poi, giungere alla fine". Nell'attuale congiuntura della crisi mondiale ha senso la tesi di Claudio Napoleoni?. Personalmente credo di sì. Come credo che all'orizzonte non vi è alcun "sistema socialista", né tantomeno "comunista", nonostante la follia di Chavez, esempio della "tentazione" del dominio eterno. Ma è un demone che in tempo di crisi gira molto nel mondo del potere. Gli ultimi incontri G20 e G7-UE non lasciano sperare che il sole dell'avvenire stia per spuntare dall'orizzonte della storia. Continua la Lettura
Trent’anni di storia: Don Franco Di Maggio e Gioia
3 marzo 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Gioia Nota
Dal 30 agosto 1996 non è più tra i viventi don Di Maggio. Ma chi è don Di Maggio? Sono passati molti anni dalla fine del suo "trentennio" in Gioia del Colle. Lo ricorda bene chi ha il capo imbiancato; per le nuove generazioni è uno sconosciuto. Eppure trent'anni in una città sono tanti per un sacerdote. Anzi due. Perché nel novembre del 1949 arrivarono i due fratelli – Parroco e Vice Parroco- tra le macerie della Chiesa Madre. Il crollo del campanile aveva distrutto anche la casa del parroco, non c'era posto nemmeno per dormire. Come in guerra. Le macerie erano tante, in città la miseria dilagava.
I due fratelli si misero a lavoro, obiettivo: ricostruzione delle mura del tempio, sviluppo della vita religiosa, partecipazione alla vita pubblica, formazione della classe politica. Affrontare la situazione di una città ostile non era facile. Con uno sguardo d'insieme si può cogliere l'opera di don Di Maggio in tutto il suo spessore. Si può ripartire la sua azione in due fasi. La prima dal 1949 al 1966, anno della morte del fratello mentre celebrava la Messa del 23 ottobre, la seconda quella che è durata fino alla sua partenza del 1979.
Il Concilio lo "spiazzò", se così si può dire. La sua pastorale era improntata sul "primato della chiesa gerarchica" non riusciva a comprendere il "primato" della chiesa popolo di Dio in cammino nella storia" e "l'autonomia del laicato". Continua la Lettura
Cittadini europei nell’Europa che viene dal futuro.
13 febbraio 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Politica & Società
Nel 1995 ad opera di alcuni volontari fu deciso di fondare un Centro Studi del sociale dedicato ad Erasmo da Rotterdam. Lo scopo era quello di contribuire dalle sponde del Mediterraneo alla costruzione dell'Europa sociale e solidale. Scegliemmo Erasmo (1469-1536) il grande umanista olandese autore dell'Elogio della pazzia che ha vissuto, insegnato e scritto in Francia, in Inghilterra, in Italia, nei Paesi Bassi, nella città tedesca di Basilea. Egli con le sue opere e attività ha cercato di conciliare la visione del mondo dell'antichità con lo spirito evangelico, perciò si può considerare il rappresentante della cultura e dello spirito universale europeo. Il disegno di Andrea, che compare sul sito www.gioiadelcolle.info lo rappresenta bene. Il suo nome è anche legato ai programma comunitario per i giovani "Erasmus",e contribuisce a che questi si formino in un paese diverso da quello di origine. L'attività del piccolo Centro Studi nel corso degli anni è stata realizzata all'insegna dell'universalismo erasmiano. Soprattutto abbiamo tentato di contestualizzare nella realtà del nostro tempo il "dulcem bellum inxpertis", facendone discendere l'impegno per la pace nella realizzazione della dimensione sociale europea. A distanza di tempo e alla luce degli avvenimenti dell'ultimo ventennio, mi chiedo se l'obiettivo sia stato raggiunto, oppure è necessario una nuova comprensione della lezione erasmiana?
Nel biennio 2005-2007 l'Unione Europea è stata sottoposta a dinamiche negative che ne hanno limitato le potenzialità dell'integrazione avviata agli inizi del 2000 con la proposta della Costituzione Europea riproposta a distanza di 50 anni dal primo Trattato di Roma, che avviò il processo di unificazione. La bocciatura del Trattato Costituzionale da parte degli elettori francesi e olandesi, ha svelato il divario che separa le élites politiche del continente dai suoi cittadini. L'omicidio di Theo Van Gogh, gli attentati di Londra e prima quello di Madrid, le rivolte delle banlieues di Parigi, i cambiamenti dei governi e dei relativi indirizzi politici, hanno fatto esplodere le contraddizioni del "modello sociale europeo", incapace di creare dinamismi integrativi. Le questioni nazionali continuano a sopravanzare su quelle europee, l'Europa viene percepita come un "costo" dai popoli europei. Il legame tra le politiche di welfare e quelle economiche, richiede una visione di integrazione capace di superare gli angusti confini dei "populismi nazionalisti". L'importanza della lezione erasmiana viene avvertita per pensare il nuovo percorso della difficile strada obbligata dell'unificazione. Continua la Lettura
GIOIA E SHOA
6 febbraio 2009 Autore: Franco Ferrara
Categorie: Acculturi@moci, Associazioni, Dalla Redazione, Eventi & Tempo Libero
Sabato 31 gennaio 2009 sono stato al Teatro Rossini per partecipare alla "giornata della memoria". L'Università della Terza Età ha proposto "L'amore mio non può" dal romanzo omonimo di Lia Levi con Manuela Kustermann. Una grande attrice che ha permesso di immergerci non solo nel testo letterario ma nel tempo delle leggi razziali in Italia del 1938. L'opera teatrale è stata introdotta dalla relazione della presidente dell'Università della Terza Età, Dott.ssa Letizia Salvatorelli Guida. Un ampia riflessione con la quale sono state stabilite le connessioni tra ciò che è stato compiuto negli inferi dei campi di sterminio nazista e gli episodi del tempo presente che si pongono in quel fiume di violenza assoluta.
La relazione viene messa a disposizione di tutti gli assenti su questo sito. Il sito stesso si aspetta interventi e commenti.
Questi erano davvero tanti. Assurdo. Confrontando gli eventi registrati dalla cronaca e soprattutto dopo lo scellerato intervento negazionista del vescovo lefebvriano Richard Williamson, mi aspettavo la presenza dei cattolici, invece del tutto assenti e silenti come se una gigantesca rimozione del dimenticare fosse più cristiano. La Shoa è un giudizio sulla storia di tutti. Ricordo un grande teologo protestante Dietrich Bhoneffer , ucciso dai nazisti, che dalla cella del carcere di Tegel scrisse: "Non si può cantare il gregoriano se non si grida per gli ebrei". Ma le assenze più pesanti sono state le nuove generazioni. Per queste è bene pensare di organizzare il viaggio in quei luoghi. Una collaborazione tra Scuole-Università della Terza Età in questa direzione si rende necessaria.
FRANCO FERRARA
Giornata della memoria
Relazione della Dott.ssa Letizia Salvatorelli Guida – Presidente Università della Terza Età di Gioia del Colle
Credo che mai come quest'anno la giornata della memoria giunga con un carico di significati e di valenze tali da giustificare, se mai ce ne fosse bisogno, non solo la sua istituzione ma addirittura da sottolineare la sua essenzialità.
"state attenti, amici non ebrei, che la Shoah non ricorda una tragedia ebraica, ma una tragedia europea. Non riguarda le vittime, ma i colpevoli. Il Giorno della Memoria non è fatto solo per ricordare gli ebrei morti, ma i non ebrei che li hanno ammazzati. È fatto per mettervi in guardia contro le idee ignobili dei carnefici, nella speranza che queste idee siano morte. Ma sembra che non lo siano."
Questo scrive il grande giornalista Arrigo Levi, Continua la Lettura










