Il “seggio” di San Filippo

San Filippo al seggio, 1995, Via Carlo III di Borbone-Arco San Nicola

Il 2020 passerà alla storia come il primo anno del terzo millennio in cui non si è festeggiato  San Filippo, come i gioiesi sono  soliti onorarlo negli altri anni.

Infatti il programma della festa di quest’anno, in osservanza delle norme vigenti per la sicurezza di tutti a causa dell’epidemia in corso, si riduce ai soli festeggiamenti religiosi. Dal 18 al 25 maggio si terranno le Celebrazioni Eucaristiche in Chiesa Madre, mentre per il giorno 26 sono previste quattro Celebrazioni Eucaristiche durante la mattinata ed una serale, con la partecipazione delle autorità civili e militari, portatori e comitato. Seguirà la Solenne Consegna delle Chiavi al Santo Patrono, non più in Piazza Plebiscito come era consuetudine negli ultimi anni, ma sul sagrato della Chiesa Madre.

La celebrazione della ricorrenza del Santo Patrono, limitata solo ai momenti religiosi, è un evento che si è verificato solo nel corso delle due Guerre Mondiali, durante le quali fu prevista la sospensione di ogni festeggiamento. Continua la Lettura

Tre Santi Patroni di maggio

16 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

San Nicola e il miracolo dei tre bambini resuscitati, tela nella Chiesa di San Rocco

Il mese di maggio, nel bel mezzo della primavera, è il periodo in cui ”cadono” numerose feste patronali.

Tra queste, i nostri nonni ne ricordavano tre in particolare: San Nicola di Bari (Pàtara, 250, Mira, 326) la cui ricorrenza secondo il calendario liturgico cade il 6 dicembre, ma viene festeggiata l’8 maggio, San Cataldo ( monaco cristiano nato in Irlanda,  morto a Taranto nel 685), festeggiato a Taranto il 10 maggio e San Filippo (Firenze 1515, Roma 1595), festeggiato a Gioia del Colle il 26 maggio.

Pur essendo nati in periodi diversi e in luoghi diversi la venerazione verso questi tre Santi era talmente viva e forte che il popolo li accomunava come “fratelli”; ed in realtà lo erano, in qualità di fratelli in Cristo.

Inoltre  due dei tre Santi, Nicola e Cataldo, sono stati venerati a Gioia da tempi lontanissimi. A Gioia risalirebbe la presenza di una Chiesa di san Nicola, ubicata nei pressi dell’omonimo Arco, dove risiedeva il rappresentante della Chiesa di san Nicolò di Bari, Chiesa alla quale il duca normanno Ruggero d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, nel giugno 1087, un mese dopo l’arrivo da Mira a Bari delle reliquie di San Nicola confermò all’arcivescovo Ursone II la donazione che suo padre aveva fatto alla Mensa Arcivescovile di Bari, delle terre del Canale, di Gioia a Frassineto, presso Monte Sannace e della chiesa di Sant’Angelo (Cod. Diplom. Bar. I,32), donazione più volte confermate dai suoi successori. Quest’Arco fa parte di un borgo che in passato prendeva la denominazione di Borgo San Nicola. Continua la Lettura

La Chiesa di Santa Maria del suffragio delle Anime del Purgatorio

15 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

La Chiesa di S.Maria del suffragio delle anime del purgatorio

Fino al 1845 Gioia disponeva di una Chiesa in più rispetto a quelle oggi esistenti nel nostro Comune.

Probabilmente la sua prima costruzione sarebbe   contemporanea all’ istituzione della Confraternita del SS. Sacramento che la gestiva, la quale risulta essere stata costituita nel 1652.

Nella Chiesa Madre operava la Confraternita del SS. Sacramento, come apprendiamo dagli Ordini della S. Visita, per Gioia, effettuata dall’ Arcivescovo di Bari, mons. Antonio Puteo,  promulgati il 24 ottobre 1578: S’ordina che la R.da  confraternita del s.mo Sacramento la quale è instituita nella maggior chiesa, debba pigliar lei questo peso et opera di charità di aver cura dell’ hospitale …

Successivamente abbiamo notizie della presenza a Gioia della Confraternita del SS. Sacramento che operava in una Cappella  affiancata alla Chiesa Madre, sodalizio che fu sciolto nel 1865.

Nei verbali della Visita a Gioia effettuata nel 1662 dall’ arcivescovo Diego Sersale, infatti,  si cita una Chiesa contigua alla Chiesa Madre, sotto il titolo  di Santa Maria del suffragio delle anime del purgatorio, che era retta dal canonico Biagio Caputo. Alla fine della Visita di questa Chiesa il Vescovo dispone di togliere i teschi e le ossa dei fedeli defunti che si trovavano intorno alle pareti della stessa e  di deporli nel Cimitero.

Durante la Visita dell’arcivescovo fra’ Tommaso Maria Ruffo nel 1688 si menziona la cappella del Purgatorio.

Nel 1695 l’arcivescovo Carlo Loffredo effettua la Visita alle Chiese di Gioia. Dopo aver visionato  la Chiesa del Purgatorio, stupito per la presenza di un dipinto molto esteso sull’ altare, raffigurante la Madonna e le Anime Purganti, impartisce la seguente disposizione: Che le figure delle Anime Purganti nude s’adombrino, e si coprino di fiamme nel petto, e nelle coscie per non apparir le mammelle, che più presto offendono gli occhi di chi li mira, che li portino devozione.

Nel 1706 durante la Visita l’arcivescovo Muzio Gaeta ebbe a rimproverare uno dei sacristi per l’incuria e la sporcizia presente nella cappella.

Troviamo accenni alla chiesa anche nella Visita effettuata nel 1756 dall’ arcivescovo Luigi D’Alessandro, il quale rilevò e annotò che nella Chiesa era stato inserito un secondo altare, intitolato in onore di S. Giuseppe.

Nel 1764 la Chiesa Matrice veniva abbattuta e nello stesso anno iniziò la ricostruzione del nuovo edificio sacro. La struttura della nuova Chiesa Madre sul lato nord fu costruita  in attacco alla Chiesa del Purgatorio.

Cartiglio della Chiesa e data della ricostruzione. 1768

Anche questa Chiesa  quattro anni dopo, nel 1768, fu abbattuta e ricostruita in quello stesso anno, come si può vedere dall’ iscrizione  sul portale di ingresso, oggi murato, che riporta tale data. Fu fatta costruire a spese della Confraternita del Purgatorio,  fondata in quel periodo probabilmente per rinverdire il ricordo e il culto per la Madonna e le Anime Purganti,  che in essa si veneravano. Pur officiandovi la Confraternita del Purgatorio, prese  la  cappella prese la denominazione del SS. Sacramento, quella assegnata alla primitiva costruzione.

Probabilmente la Confraternita del SS. Sacramento, che era la più antica tra quelle gioiesi e che già dalla fine del ‘700 stava attraversando un periodo di crisi, non era in grado di assolvere ai compiti previsti dallo statuto. Infatti l’arcivescovo di Bari, Muzio Gaeta, a seguito della Visita effettuata nel 1699, sottolinea il disordine nel quale si trovano le cose della Veneranda Confraternita e Congregazione del SS.

Inoltre quando il re di Napoli, a seguito del Concordato del 2 giugno  1741, imponeva che le Confraternite per poter continuare ad operare dovessero chiedere il Regio Assenso, per quella del SS. Sacramento  non è stata reperita richiesta in tal senso.

Il Concordato fu stipulato tra il re di Napoli Carlo di Borbone e il papa Benedetto XIV per terminar le dispute e controversie che da più secoli nel Regno di Napoli sono state su diversi capi tra le Curie laiche ed ecclesiastiche e per torre con ciò ogni occasione di discordia tra le due potenze.

Il Comune, che nel 1813 aveva ottenuto da Gioacchino Murat la concessione del Convento e della Chiesa di San Francesco, disposizione riconfermata  dal re Ferdinando IV nel 1816.

Chiesa Madre: La Madonna del Carmelo e le anime purganti, tela di Paolo Lanari, 1797

Nel 1823 il Decurionato delibera di fare le pratiche occorrenti per effettuare una permuta con la Congrega del Purgatorio, cui il Comune avrebbe ceduto la chiesa di S. Francesco per averne in cambio l’antica chiesa del Purgatorio (1768), per ingrandire la Chiesa Madre, di Patronato del Comune, ricostruita nel 1764, e formarne il Cappellone del SS. Sacramento.

Dal Fondo delle Opere Pie, presente nell’Archivio Storico di Bari, che contiene il prospetto delle Confraternite esistenti a Gioia alla data del 1828, apprendiamo della presenza anche della Confraternita del Purgatorio che non officia più nella cappella de SS. Sacramento, adiacente alla Chiesa Madre, ma nella Chiesa di San Francesco adiacente l’omonimo Convento dal 1822.

Bisognerà attendere il  1845 per effettuare quello  scambio con la Confraternita del Purgatorio, sicché oggi quella viene chiamata nuovamente Cappella del SS. Sacramento e di Maria Bambina. Questa permuta fu approvata  con Sovrano Rescritto l’11 gennaio 1845.

Nella Chiesa Madre è presente una tela del pittore Paolo Lanari, datata 1797, la quale, proprio per i soggetti che rappresenta, La Madonna del Carmine e le anime purganti che dal Purgatorio la invocano, potrebbe provenire dall’altare della vecchia Chiesa del SS. Sacramento, poi inglobata dalla stessa Chiesa Madre.

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Due Opere Pie: il Ricovero di Mendicità e l’Ospedale

14 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

L’ex Convento dei Francescani Riformati o palazzo Sant’Antonio

In questi giorni è venuto alla ribalta  il nome del Palazzo Sant’Antonio. Infatti il sindaco di Gioia del Colle ha messo a disposizione questa struttura per ospitare 7 cittadini che, per motivi di profilassi ed evitare possibili contagi,  hanno bisogno di trascorrere la quarantena  da Covid-19, lontano dai propri familiari.

La struttura è comunemente chiamata Palazzo Sant’Antonio perché adiacente alla Chiesa di Sant’Antonio o del Crocifisso. L’attuale Chiesa è stata fatta costruire dai Padri Zoccolanti Riformati di San Francesco su una preesistente Chiesa, andata distrutta, dedicata a Sant’Antonio.

Il complesso conventuale non rientrò tra quelli che furono soppressi da Gioacchino Murat a seguito della legge emanata da Giuseppe Napoleone il 17 agosto 1809, come si verificò per gli altri due Conventi gioiesi, quello di S. Francesco e di San Domenico, perché appartenente ad un Ordine religioso non possidente, e quindi rimase attivo fino al 1865. In quell’anno divenne proprietà del Demanio e due anni dopo, il 1867, il Comune di Gioia chiese di riaprire la Chiesa e di utilizzare i locali dell’ex Convento per impiantarvi un Ospizio di Mendicità e l’Ospedale civile. Esaudita questa richiesta il Comune concesse il complesso conventuale al dott. Candido Minei, secondo marito della signora Nicoletta Taranto, per allocarvi l’Asilo d’Infanzia e il civico Ospedale. Continua la Lettura

Gli Ebrei in Puglia e a Gioia del Colle

13 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

Sigillo di Salomone o Stella di David, simbolo degli Ebrei

Molto fantasiosamente, secondo alcuni il termine Puglia deriverebbe dal toponimo biblico “Pul” (variante Put), citato dal profeta Isaia 66,19, ricordato da Beniamino da Tuleda, un geografo ed esploratore spagnolo di cultura ebraica del XII secolo.

Nel suo viaggio effettuato nel 1159 da Tudela a Damietta (Egitto) attraversò per due volte l’Italia.

Attraversando  la Puglia annota: Ad un giorno da Trani sorge a Nicola di Bari; di qui s’impiega un giorno e mezzo per giungere a Taranto, una grande città abitata da 300 ebrei. L’unica strada che collegava Bari a Taranto era quella che passava per Gioia; è probabile che si sia fermato anche a Gioia.

L’Italia meridionale è stata per secoli una terra di passaggio per gli Ebrei che spesso sbarcavano a Brindisi, Otranto, Bari, o Trani per motivi di commercio, per sfuggire alle persecuzioni, perché costretti come deportati a lavorare da schiavi.

La presenza di colonie ebraiche in Italia Meridionale è attestata da numerose fonti storiche sin dal periodo della Roma repubblica; troviamo Ebrei sia come liberi cittadini che come schiavi utilizzati nella coltivazione dei latifondi romani, condotti da Gerusalemme da Pompeo nel 63 d.C. o successivamente. Continua la Lettura

San Nicola e Gioia del Colle

9 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

San Nicola e il miracolo dei tre bambini resuscitati, tela nella Chiesa di San Rocco

Il culto di San Nicola è diffuso nel mondo non solo perché ha dato origine a Santa Klaus, a Babbo Natale, ma per il modello di vita cristiana che ha incarnato durante la sua vita e per i numerosi miracoli che ha operato in vita e in morte.

San Nicola è venerato come patrono dei naviganti, dei pescatori, dei mercanti, dei farmacisti, dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze, degli scolari, degli avvocati, dei prestatori di pegno, dei detenuti, degli avvocati e degli arcieri.

La venerazione di San Nicola in Puglia si è diffusa a seguito della traslazione delle reliquie del Santo, operata nel 1087, quando una spedizione navale partì dalla città di Bari per la città di Mira, in Turchia, e si impadronì delle spoglie di San Nicola. Queste arrivarono a Bari l’8 maggio e furono consegnate  alle autorità religiose locali il 9 maggio. Nel 1089 furono riposte nella cripta della basilica, che fu costruita in suo onore e a Lui intitolata.

Anche Gioia da tempi remoti ha stretti legami con San Nicola.

Il duca normanno Ruggero d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, nel giugno 1087, un mese dopo l’arrivo da Mira a Bari delle reliquie di San Nicola confermò all’arcivescovo Ursone II la donazione che suo padre aveva fatto alla Mensa Arcivescovile di Bari, delle terre del Canale, di Gioia a Frassineto, presso Monte Sannace e della chiesa di Sant’Angelo (Cod. Diplom. Bar. I,32). Il diploma dice: Concediamo anche a te e ai tuoi successori nello stesso luogo la Chiesa di Sant’Angelo, sita sul Monte Joannacii con tutti gli orti e gli orticelli che sono vicini  questa zona e che va per la strada che porta ad Joam.

Tale donazione fu confermata dal fratello Boemondo nel 1093 (Cod. Dipl. Bar. I, 35).

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Un mestiere scomparso: il calcarulo o calcinaio

Una calcara. Foto tratta Da “Il Gargano è Storia, Natura e Civiltà”. La fornace per calce

Una delle caratteristiche dei paesi di Puglia, che colpisce l’occhio del turista non solo attraversando la campagna, disseminata di masserie, trulli o altre costruzioni rurali, ma  visibile anche nelle abitazioni del Centro storico, è costituita dall’ utilizzo della calce per imbiancarle.

Questa pratica oltre a dare luminosità e specificità all’ architettura mediterranea delle nostre costruzioni  (vedi in particolare Alberobello, Cisternino e la Valle d’Itria, Locorotondo), ha una funzione di pulizia di igiene.

I Romani ed i Fenici, ancor prima, avevano imparato ad usare la calce come materiale da costruzione, mescolata con la sabbia a formare la malta. Inizialmente è adoperata nella forma di calce aerea (che indurisce solo se a contatto con aria). Continua la Lettura

La festa della Madonna del Rosario a Gioia del Colle

La Madonna del Rosario nella Chiesa di San Domenico

Tra le tante solennità religiose che si festeggiano a Gioia del Colle ce n’è una che riveste particolare importanza, per la quale è molto sentita la devozione, come possiamo notare anche e  soprattutto in questo periodo in cui si moltiplicano le preghiere, come recite di Rosari, perché  siamo liberati dalla terribile epidemia che sta colpendo tutto il mondo in questo 2020.

E’ la festa della Madonna del Rosario, alla quale  la Chiesa dà grande importanza tanto che nel corso dell’anno si festeggia ben due volte con quel titolo. Infatti  il  7 ottobre ricorre la festività della Beata Vergine Madonna del Rosario, mentre  l’8 maggio ricorre quella  della Beata Vergine del Rosario di Pompei.

Nell’  Apprezzo della Terra di Gioja del 1611,  stilato dal  tavolario Federico Pinto,  si legge:  Vi sono ancora in detta Terra (di Gioia ) due altre chiese, una nominata Santa Maria delle Grazie, servita da Monaci Domenicani…

La Chiesa di San Domenico si trova in Corso Vittorio Emanuele e fa parte di un piccolo complesso annesso al Municipio. La tradizione vuole che sia sorta a devozione della famiglia Silva, estinta nel secolo XVI. Inizialmente dedicata alla Madonna delle Grazie viene ricordata come Chiesa di San Domenico o della Madonna del Rosario per la presenza dell’omonima Confraternita che la festeggia solennemente.

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Il culto di San Pietro a Gioia del Colle

Contrade di Gioia. Ad est la contrada di S. Pietro de Sclavezzulis e ad ovest la contrada di S. Pietro. Mappa tratta da Onomastica stradale di Gioia del Colle e del suo agro, di N. Bitetti e V. U. Celiberti.

L’abate Francesco Paolo Losapio, nel Primo Canto del volume Quadro istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari detta anche Livia, afferma: E’ fama poi, che Pier, Marco, o Giovanni / nel passar predicò Cristo e la Croce;/ e che il seme Evangelico con gli anni / crebbe e moltiplicò da quella voce …

Nel secondo Canto, parlando di Riccardo Siniscalco, afferma: E fece situar quel monumento / avanti al coro del novello Tempio / dedicato a San Pier. Ciò fu nel cento / mille e quaranta …  

Del monumento di cui sopra si parla in una “Memoria sul titolo della Collegiata di S. Maria Maggiore”, presente nell’archivio della Chiesa madre di Gioia, risalente alla metà dell’Ottocento: Il Comune di Gioia vanta una remota antichità, che si perde nel buio de’ tempi. Nondimeno da una antica lapide, che si conserva anche oggi giorno, rilevasi, che la prima Chiesa Cristiana fu eretta magnificamente in quel Comune sotto il titolo di S. Marco fin dall’anno 506. L’abate Losapio nel “Quadro istorico-poetico sulle vicende di Gioja in Bari detta anche Livia”, riprende tale affermazione: La nostra prima Chiesa sotto il titolo di S. Marco rimonta al principio del sesto secolo, giusta la lapide “a nativitate Christi 506”. Tale lapide non è pervenuta a noi e probabilmente neanche il Losapio  ne prese visione o perché inesistente ai suoi tempi o perché frutto di fantasia di precedenti cronisti. Continua la Lettura

Il Carro trionfale in onore del Sacro Cuore di Gesù

5 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Storia

Processione con il Carro trionfale del Sacro Cuore

Il culto per il Sacro Cuore di Gesù era già praticato nel Medioevo, ma la sua diffusione si ebbe soprattutto con  sembra risalire alla suora francese  Santa Margherita Maria Alacocque (1647-1690).

Sembra che la festa del Sacro Cuore sia stata celebrata per la prima volta in Francia, presumibilmente nel 1685.

A Gioia furono i Padri Barnabiti ad introdurla all’ inizio del ‘900, nella chiesa annessa all ’Orfanotrofio per gli orfani di guerra, poi divenuta Chiesa del Sacro Cuore.

La devozione per il Sacro Cuore di Gesù a Gioia è attestata anche dalla presenza di un complesso statuario, raffigurante il Sacro Cuore e  Santa Margherita Maria Alacocque, allocato sull’altare presente sulla parete laterale sinistra della chiesa di Santa Lucia.

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