Giacomo Leronni – Le sfide di un poeta

2 ottobre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

La sfida quotidiana di un poeta? Conciliare lo spazio e i tempi in cui dar vita ai versi, nei meandri di un’intimistica introspezione attraverso il confronto ed il dialogo vissuti in luoghi virtuali o reali. E nell’iperspazio dell’universo poetico Giacomo Leronni intercetta “Marsia”, rivista poetica edita Progedit dedicata al “Mediterraneo – deserto”. In essa il suo “dossier in versi” sull’arido regno di “un dio-totem tanto potente da prosciugare ogni slancio sacrificale”.
 
Nel florilegio saggistico con Giacomo anche Carlo Cipparone, Giovanni Dotoli e Sara Ricci.
 
In primavera, a Napoli, nella sezione“La gloria che ci sfiora” di “Frammenti imprevisti” di A.A. V.V. Kairòs edizioni, antologia poetica a cura di Antonio Spagnuolo, ben sei le poesie inedite pubblicate dal poeta gioiese. Una settimana prima era a Roma, nella libreria Odradek in occasione della presentazione di“Quanti di poesia. Nelle forme la cifra nascosta di una scrittura straordinaria”, “quaderno di voci poetiche” edito “L’Arca Felice”, insieme a Franca Alaimo, Anna Belozorovitch, Franco Buffoni – tra l’altro docente universitario di critica letteraria e letterature comparate, nonché fondatore e direttore di “Testo a fronte” e curatore responsabile dei “Quaderni di Poesia Italiana contemporanea” – Salvatore Contessini, Francesco De Girolamo, Eugenio Nastasi e Loredana Savelli.
 
L’antologia, riprodotta in 399 esemplari numerati a mano, contiene una sezione inedita di Leronni Continua la Lettura

L’occhio della poesia

15 settembre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Paolo Di Stefano, a margine di un acuto articolo sulla poesia e sui poeti dei nostri tempi apparso sul “Corriere della Sera” di lunedì 11 luglio 2011 (articolo che meriterebbe ben più ampia trattazione e che certamente ci darà spunto per ulteriori considerazioni nel prossimo numero di questa rubrica), tira un fendente non da poco ad Alda Merini, ritenendo che i suoi dati biografici, a tutti ben noti, le abbiano spianato la strada verso un riconoscimento (e un tributo di onori) che altri poeti, per Di Stefano migliori di lei, avrebbero meritato. Insomma: la stoffa è stata venduta a caro prezzo nonostante la qualità non eccelsa e i lettori (compresi parecchi studiosi e poeti di vaglia) si sono lasciati abbindolare.

Naturalmente ognuno ha le sue opinioni e legittimamente le professa. Non sarò certo io a negare che, nella Merini, il personaggio si sia spesso mescolato alla persona e alla poetessa, non sempre recando adeguato giovamento. Tuttavia mi sembra che la posizione di Di Stefano sia, ugualmente, poco difendibile. E, di più, che nasconda in qualche modo una sorta di pregiudizio nei confronti della diversità tutta propria della Merini. Un pregiudizio, voglio dire, nei confronti dell’adesione radicale della poetessa a ciò che l’essere ha voluto scavarle dentro, portandola del tutto al di fuori del contesto nel quale siamo abituati a vivere. Il poeta, quando non finge, è una particella che staziona perennemente fuori dal mondo, come un satellite in orbita intorno alla Terra. Risponde, per lo più, ai comandi che provengono dal pianeta (i dati sensibili, potremmo dire) ma – come tanta ottima fantascienza ci ha insegnato – si prende delle libertà, riuscendo di conseguenza a vedere altro rispetto a ciò che comunemente tutti siamo in grado di vedere. Nel caso in specie, il dato sociologico relativo al vissuto della Merini viene considerato un fattore sminuente la sua scrittura, quando invece dovrebbe essere vero il contrario: proprio un percorso umano fuori dal comune è la garanzia maggiore per una scrittura poetica che si è sempre sforzata (pur con qualche innegabile eccesso) di restare fedele all’esperienza maturata dalla persona, senza posizioni di comodo e senza quel rientro in una qualche forma di normalità che, sicuramente più invitante per il lettore comune, non avrebbe certo mancato di procurare ben altri vantaggi nel mondo (quanto mai variegato, ma sempre ben disposto nei confronti dell’omologazione imperante) delle patrie lettere. Continua la Lettura

“Nostalgica” di Lidia Stasi

19 agosto 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Un turbinio di nostalgici ricordi nelle poetiche didascalie che descrivono le emozioni racchiuse nelle opere di Lidia Stasi. Nei versi la danza negata a labbra tumide, al timido accenno di un sorriso che stenta a sbocciare.
Lo sguardo contempla intimi orizzonti, indifferente ad un presente che vede naufragare sogni e speranze, ai relitti spiaggiati di un progetto di vita mai vissuta.
 
E’ altrove la palpitante fiamma della speranza, nel tempio dell’Arte, custodita da vestali dai volti composti e distanti, le iridi screziate di misteri, anch’esse imprigionate in liquidi frammenti di eternità.
 
Vibranti velature scompaginano la patinata compostezza di volti graffiati dal colore, sferzati dal vento.
 
Nel tratto, controllo assoluto, disciplina severa, nitore cromatico imposti da logiche stereotipate, la razionalità governa le geometrie, ma la natura ne sconvolge l’assetto. Graffia, scarmiglia, travolge, scatena tempeste e passioni, ingioiella di oro e argento gli sfondi, grovigli di colore in cui risalta lunare, l’ombrosità della giovinezza, anch’essa indifferente al caos che la circonda. Una sfida nello sguardo del volto da cammeo, incastonato in un rigoglioso universo arboreo che ne esalta la bellezza. Agli angoli bassorilievi in rame che rievocano “yin e yang”, sacri custodi dell’omphalos da cui sgorgherà nuova vita. Continua la Lettura

Marialuisa Longo in scena

13 agosto 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Portare in scena le emozioni, esprimerle con tutti i loro gradienti “scenici”, vocali, musicali e visivi, proiettarle su un video, eclettico schermo dello spirito e all’occorrenza scenografia di effetti speciali, non è “spettacolo”, è Arte.

Emy”, solare ed ingenua creatura di luce, splendidamente interpretata da Marialuisa Longo, dà voce al silenzio dell’innocenza smarrita, violata e restituisce luce e candore al fangoso buio che tenta con le sue ombre di spegnere la gioia di vivere e la fiducia nel suo sguardo e nella sua anima.

Nel suo universo di ragazza del Sud, catapultata dal destino in un Nord sul cui pentagramma andrà a comporsi il suo destino, non esiste malvagità ma solo meraviglia, stupore, dolcezza, tenerezza, amore.

Sentimenti smarriti da chi, deluso e pietrificato dall’insoddisfazione e da una solitudine più cercata che subita, finge di non comprenderli e poi tenta di soffocarli. Strappare le ali ad un sogno, lacerare la purezza di un cuore,  ridurre a brandelli  fiducia e candore, non reca sollievo alla rabbia, alla frustrazione, né placa l’arsura di uno spirito reso arido dall’aver negato a sé stesso la possibilità di realizzare un sogno, di creare la propria musica, scegliendo di esser solo uno strumento e di non vivere da protagonista la vita. Il liutaio Annibale, metafora vivente di errori e orrori educativi di intere generazioni, ne è vittima. La freschezza di Emy, il suo candore lo confondono, non può esser vera, mistifica la sua indole, è una avvenente e spregiudicata fanciulla che si diverte a provocarlo, merita di esser punita. Perché porsi domande, perché riaprire porte su cigolanti, rugginosi cardini, riascoltarne il pianto e rischiare di cadere nel baratro di un irrisolto passato? Continua la Lettura

Concerto della giovane corale gioiese “Hill’s Joy Choir”

Vi aspetto mercoledì 10 agosto, alle ore 20 presso la Distilleria Cassano al concerto degli “HILL’S JOY CHOIR”, un coro costituito da diciotto elementi che proporrà alcuni tra i più noti canti gospel e classici senza tempo.

Ogni brano narrerà la sua storia d’amore. La musica, presagio di emozioni, si tradurrà in parole che scandiranno attimi di vibrante condivisione.

Un affascinante viaggio lungo i confini di una spiritualità che si stempera e fonde nell’Amore – sia esso divino che umano – intercettando sogni e speranze in volo sui paesaggi melodici della solitudine e dell’abbandono.

Amicizia, gioia di vivere, fiducia, armonia, rispetto, condivisione ed ascolto, sono queste le sette “note” che rendono unico e inimitabile l’approccio melodico degli “HILL’S JOY CHOIR” con un progetto “corale” giovane e aggregante, nato lo scorso anno e giunto quattro mesi fa all'attuale formazione. Continua la Lettura

Il colore del melograno

19 luglio 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Di altissimo profilo l’incontro organizzato dal Circolo Unione e dal suo presidente Giuseppe Cetola, per presentare “Il colore del melograno” (edito Besa) – prima fatica letteraria del magistrato Giuseppe Scelsi - impreziosita dall’esegesi di due relatori d’eccezione: il Magnifico Rettore dell’Università di Bari, professor Corrado Petrocelli, e il professor Mario Girardi, ordinario di Letteratura cristiana antica presso lo stesso ateneo.
 
Raffinata, ispirata e avvincente la disamina del Rettore, perfettamente a suo agio in un contesto letterario moderno che pur si presta ad audaci, classicheggianti analogie. Ha incantato l’uditorio il suo pindarico raccordo con il quarto libro dell’Odissea, il riferimento a Elena, emblema di adulterio e a Telemaco, di amore filiale. Continua la Lettura

I.T.I.S. Galilei – Valorizzare le diverse abilità

1 luglio 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Scuola

La proposta formativa dell’I.T.I.S. Galilei rivolta agli studenti diversamente abili si rivela non solo dal punto di vista didattico, efficace, puntuale ed estremamente professionale, ma anche sotto il profilo emotivo molto coinvolgente. “Teatro è liberazione”, una delle perle progettuali di questa annualità, svela prodigiose e taumaturgiche proprietà emozionali.
 
In uno degli otto incontri tenutosi a marzo, in uno spazio didattico insolitamente confortevole, Rosanna Ventura, educatrice teatrale e ideatrice del progetto, la responsabile Paola Di Roma e le educatrici Giulia Paradiso e Nicoletta Masi hanno guidato quattro studenti in un mondo di virtuale, poetica realtà, in boschi immaginifici, a contatto con la natura. Insieme hanno osservato, accarezzato, giocato con gatti, scoiattoli, coniglietti, ne hanno mimato il movimento, ascoltato i versi, percepito l’odore, il calore, la palpitante vitalità. Hanno raccolto frutti e fiori profumati e, tenendosi per mano, danzato e inventato girotondi. Penetrare attraverso parole, gestualità anche quotidiane, nel mondo silenzioso di questi ragazzi, dar voce alle loro emozioni attraverso le proprie, rubare un sorriso, in un ammiccante istante di condivisione, ha generato un’aura di energia positiva che ha contagiato tutti. Continua la Lettura

Mimmo Castellano – “io e Bari – 1951-1967″ passando per Gioia

29 giugno 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Ed è nella sua Gioia, nei vicoli del suo centro storico, nelle pietre che ne lastricano la storia, nel riecheggiar di passi, di voci, di ricordi che Mimmo Castellano ritrova il suo baricentro. Torna nel grembo natio, ne respira il profumo, si nutre di energia per poi trasfonderla alle sue “creature”, esposte in bella mostra al Fortino di Bari e nel chiostro comunale.
 
Geometrie tridimensionali sovrastano l’umanità, miniaturizzata in stereotipi di pusillanime mediocrità, irriverenti geodi meccatronici ne ridisegnano il volto, per poi colonizzare gli “insopprimibili luoghi dell’immaginario fantastico” di un virtuale Eden. L’artista è il Creatore, non usa più fango e argilla ma assembla viti, manovelle, rondelle, tubi e seducenti molle tirabaci. Compone e scompone volti soffusi di ibrida comicità, allusivi, ammiccanti, genialmente irriverenti, sorpresi in angolazioni impossibili, ricade nella tentazione di umanizzare le sue creature, Continua la Lettura

Mario Vacca e i suoi gioielli scultura in pietra

Le essenze di cedro bianco e ulivo aleggiano nel laboratorio di Mario Vacca, si legano alla pulviscolare patina che accarezza le opere in legno, pietra e argilla disposte in creativo disordine nell’angusto eppur accogliente spazio.
 
Il bianco della pietra di Carovigno sfida il calore delle opere in legno, tra di esse un giovane San Filippo in adorazione, lo splendido volto in estasi dai lineamenti ben diversi da quelli ricorrenti, tratti dalla maschera mortuaria, un volto “ispirato” dall’unica scultura “in vita” del santo scolpita da Remi ed ospitata a Roma. La stola sottile come un velo si stacca dall’abito talare, come sia riuscito lo scultore in una così impossibile impresa, lavorando su un unico blocco di dimensioni reali, senza intarsi e innesti, resta un mistero.
 
Ancor più esoterica la nascita del Cristo crocifisso, sbocciato da un tronco d’ulivo cavo abbandonato e destinato al fuoco.
 
Tommaso ne voleva fare legna da ardere – dichiara Mario con sguardo commosso - gli chiesi di tenerlo da parte … sembrava quasi mi chiedesse di non lasciarlo al suo destino, che vi fosse ancora una scintilla di vita in quel vecchio tronco malridotto. Tommaso ebbe pazienza, anni dopo era ancora lì. Lo portai in laboratorio e a quindici anni dal nostro primo incontro, di ritorno dalla messa, decisi di dargli forma e in solo quindici giorni completai l’opera, pur se con tanti problemi. In alcuni punti il legno cavo non poteva essere lavorato … Ora dà volto e corpo a Cristo ed è lì, che mi guarda …”, e forse benedice quelle mani operose che hanno preservato la sua secolare esistenza. Continua la Lettura

La via del teatro: una pratica per incontrare la parte divina che ci abita

Nella piccola chiesa di San Domenico ha avuto luogo la prima delle “Conferenze del lunedì” promosse dalla Scuola Diocesana di Comunicazioni Sociali “don Vito Marotta”, in collaborazione con Ed INSIEME.
Enzo Quarto, giornalista, scrittore, poeta, direttore della Scuola Diocesana ed amico di don Vito Marotta, presenta il primo dei dodici incontri itineranti tra capoluogo e provincia per comunicare attraverso l’uomo, la sua professione, Dio. Don Vito ne è eccelso esempio, ha contagiato con il suo entusiasmo chi gli era accanto ed oggi è il suo spirito a guidare i passi di chi prosegue il suo cammino.
Teresa Ludovico, direttrice del Kismet OperA, attraverso il teatro, scelta di vita e di professione, ha scandagliato le profondità oceaniche di una umanità in continuo evolversi, esplorando ogni anfratto, “ogni sua piega, scendendo negli inferi”, sfidando leggi di gravità e zone d’ombra ed esorcizzando il buio attraverso una istintiva verticalità, una eterna tensione verso l’alto, presente in ogni suo spettacolo, da Reputi di Medea e Ecuba e i suoi figli – nel cui finale rievoca il dolore di giovani vite distrutte dalla guerra, tragici percorsi di umana follia – a Bella e bestia, La regina delle nevi, Continua la Lettura

L’occhio della Poesia

28 aprile 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Capita anche a me di non sentire particolarmente congeniale il percorso poetico di qualcuno, anche se poi mi sforzo sempre di afferrarne l’originalità, la bellezza (anche se discordante), la specifica necessità. E vorrei in questa sede, a titolo di esempio, citare il nome di un grande poeta contemporaneo, l’irlandese Seamus Heaney, premio Nobel per la letteratura nel 1995. Non ho difficoltà ad ammettere che la poetica di Heaney è molto diversa, addirittura agli antipodi rispetto alla mia (e mi scuso per il paragone, in sé del tutto improponibile, naturalmente, data la palese differenza di esiti, riconoscimenti e capacità). Tuttavia, il tempo e quel poco di esperienza che mi sono fatto sul campo mi hanno insegnato che spesso è possibile reperire autentiche perle (e insospettate concordanze) proprio nel lavoro di chi ci appare distante e diverso, a conferma della tesi secondo la quale la poesia è una, anche se sono tantissimi (innumerevoli) i modi e le forme attraverso cui si manifesta.
Dunque: mentre preparavo settimane fa la presentazione dei versi di un’amica, mi è tornato sottomano un aureo libretto di Heaney (Una porta sul buio, Guanda 2006), a cui sono debitore di due radiose, bellissime immagini relative a ciò che la poesia, per me, è. Mi riferisco, innanzitutto, al titolo: Una porta sul buio. Già in questo caso Heaney fa ciò che ogni grande poeta sa fare benissimo: ci dice qualcosa di sé e della sua esperienza del mondo ma, nello stesso tempo, è in grado di parlare di ciò che è la poesia in quanto tale, al di là dei contenuti specifici del libro e dei singoli testi. Questo titolo mi ricorda che spesso noi che scriviamo siamo portati ad identificare la poesia come una specie di illuminazione (e qui come non citare un altro titolo importantissimo in tutta la storia della letteratura, quello delle Illuminations di Rimbaud), che ci coglie più o meno di sorpresa e ci consente un qualche sguardo alternativo sulla realtà che abbiamo sotto gli occhi. Rispetto a questo comune modo di pensare alla poesia, peraltro condivisibile, Heaney ha il merito di sorprenderci, quasi rovesciando la prospettiva: la poesia è, appunto, una porta sul buio. E cioè non il dono improvviso e folgorante che riceviamo senza sapere da chi o perché, ma la possibilità di un’apertura confidenziale nei confronti dell’oscurità, il desiderio di passeggiare nella notte, di stringersela accanto come quando, invece di andare a dormire, si apre la porta di casa e si cammina fuori di noi, verso una realtà che è lì, a portata dei nostri occhi. I quali, col tempo, si abituano al buio e distinguono, scoprono prospettive nuove, si lasciano guidare dalle cose nel loro abbandono notturno, nella loro buia nudità. Continua la Lettura

In edicola la Piazza di Aprile 2011

Garibaldi e il Risorgimento Pugliese ad Expolibro

COMUNICATO   STAMPA
Bari 7-8-9-10 aprile 2011
 
Il Comitato Pugliese per il 150° anniversario dell’Unità Nazionale sarà presente con un suo stand nel padiglione n.9 (box 69-70) di Expolibro, alla Fiera del Levante di Bari.
 
In particolare la Presidente Bianca Tragni presenterà la pubblicazione “Il Risorgimento in Puglia: 1799-1861”, unitamente a tutte le altre iniziative del Comitato, tese a celebrare l’unità degli italiani, rimarcando il ruolo importante avuto dai pugliesi, eroi, martiri, intellettuali e popolo,  nel grande movimento risorgimentale, per la conquista della libertà e dell’unità della Patria.
 
Il programma culturale e di animazione prevede due eventi al giorno, uno al mattino e uno al pomeriggio.
 
Il primo giorno (giovedì 7) la conferenza stampa di presentazione e l’inaugurazione dello stand saranno allietate dall’arrivo di Giuseppe Garibaldi sul suo cavallo bianco: un momento suggestivo che si potrà fissare nel ricordo, grazie a un apposito “attestato” rilasciato dal Comitato ai partecipanti. Nel pomeriggio programma musicale col concerto “Viva  V.E.R.D.I.” del coro “Corus Armony” di Bari, diretto da Gianni Lomurno.
 
Il secondo giorno (venerdì 8) numerosa rappresentanza del Corpo Forestale per il progetto “Mille corbezzoli per Mille garibaldini”, nato da un protocollo d’intesa con la Regione Puglia-servizio foreste e con l’ANFOR. Nel pomeriggio installazione di arte concettuale “Dal Risorgimento al Contemporaneo” degli artisti Pezzarossa e Pesare di Manduria, in arte “Due Nuovi”.
 
Il terzo giorno (sabato 9) “Il cappello nella storia d’Italia”, conferenza-esposizione di cappelli creati dal settore moda dell’IISS di Santeramo in Colle. Nel pomeriggio un’altra pagina gloriosa della storia popolare pugliese: “Le Bande musicali pugliesi e il Risorgimento” conferenza-concerto del M° Domenico Zizzi di Cisternino.
 
Il quarto giorno (domenica 10) “Festa garibaldina ad Altamura”, proiezione del filmato del Club Federiciano che l’ha organizzata ad Altamura. Due gruppi storici animeranno la mattinata, per ricreare l’atmosfera del Risorgimento: il “Bersaglieri fiamme cremisi” pilotati dal comandante in divisa del 1870; e un Corteo in costume di Dame e Cavalieri dell’Ottocento. Alle 11,30 seguirà il film sulla eroina del sud: Anna Rosa Troncone, madre di Nicola Mignogna, il famoso garibaldino di Taranto, il più fedele a Garibaldi. Infine il film su Antonietta De Pace, l’eroina di Gallipoli. Il primo filmato è a cura del Comitato per la qualità della vita di Taranto e il secondo del regista leccese Elio Scarciglia. Sarà presentata la raccolta di firme per erigere un monumento ad Antonietta De Pace. Nel pomeriggio, alle ore 18, sarà presentato il libro “Un popolo di lazzaroni” che intende rispondere non polemicamente ma puntualmente alle tante affermazioni diffamatorie fatte in questo periodo verso la gente del Sud. La giornalista Dalila Bellacicco intervisterà la scrittrice Maria Rosaria D’Uggento.
 
 

Programma Comitato Pugliese 150°anniversario dell’ Unità d’Italia
 
Giovedì 7 aprile - 
Ore 10.30 - Sala La Polla “Il Risorgimento in Puglia: 1799-1861
Inaugurazione dello Stand e presentazione del Libro-agenda da parte della Presidente Bianca Tragni.
 Arrivo e saluto di Giuseppe Garibaldi sul suo cavallo bianco.
Ore 17,30 – Sala Maracanã Concerto “Viva   V.E.R.D.I.” del coro “Corus Armony” del Laboratorio Agorà di Bari- direzione del m° Gianni Lomurno
Venerdì’ 8 aprile –
Ore 10.30 – Sala La Polla “Mille corbezzoli per Mille garibaldini”- progetto del Comitato e dell’Associazione Nazionale Forestali di Bari, col Servizio Foreste della Regione Puglia. Probabile intervento dell’Assessore Nicastro.
Ore 17 – Free Space Installazione di arte concettuale “Dal risorgimento al contemporaneo” degli artisti “Due Nuovi “ (AA.Pezzarossa e M. Pesare di Manduria)
 
Sabato 9 aprile –
Ore 12 – Sala Manakis “ Il cappello nella storia d’Italia” : conferenza ed esposizione dei cappelli creati dal settore moda dell’IISS “Pietro Sette” di Santeramo in Colle
ore 17 –Sala Schiaffino Le Bande pugliesi e il Risorgimento –conferenza concerto del m° Domenico Zizzi di Cisternino
Domenica 10 aprile-
Ore 10.30 –  Sala Maracanã  Festa garibaldina ad Altamura:  proiezione filmato a cura del Club Federiciano di Altamura. “Bersaglieri fiamme Cremisi” – Gruppo storico di Altamura pilotato da comandante in divisa del 1870.
Ore 11.30 – Sala Maracanã Eroine del Sud: Antonietta De Pace e Anna Rosa Troncone, madre di Nicola Mignogna – filmati a cura del Comitato per la qualità della vita di Taranto e del regista Elio Scarciglia  di Lecce e con il patrocinio della Provincia di Lecce .
 Free Space – Presentazione delle petizione popolare per erigere un monumento alla De Pace.
Ore 17,30 – Sala La Polla Un popolo di lazzaroni  di Maria Rosaria D’Uggento, ed. Uniservice, Trento 2011.
 Dalila Bellacicco intervista l’autrice di questo libro, storia documentata e ragionata del risorgimento nel sud, scritto per unire e non per dividere un popolo moderno
 

Petizione popolare per un MONUMENTO a ANTONIETTA DE PACE
 
Al Presidente della Regione Puglia ­- Al Presidente della Provincia di Lecce – Al sindaco di Gallipoli: loro sedi
I sottoscritti cittadini di Puglia, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, per ricordare a tutti i pugliesi quanto fecero i loro antenati per la conquista della libertà e dell’unità d’Italia, in quella stagione eroica che va sotto il nome del Risorgimento, propongono di onorare la figura e l’opera di
ANTONIETTA DE PACE
da Gallipoli
Patriota convinta, tessitrice delle alleanze di popolo, perseguitata, incarcerata, processata e torturata dal potere dispotico dei tiranni, donna assetata di giustizia e libertà, antesignana e vessillo delle migliori virtù civili del nostro popolo.
Chiedono quindi che si pongano in essere tutte le procedure necessarie per erigerle un MONUMENTO ad imperitura memoria del suo valore e come simbolo di tutta la Puglia che credette, combattè e si sacrificò per quegli ideali, oggi recepiti nella nostra Costituzione Repubblicana.
All’uopo propongono di:
1)      Bandire un concorso di idee fra i giovani artisti delle tre Accademie di Belle Arti di Puglia (Lecce, Bari, Foggia);
2)      Formare una qualificata commissione che ne valuti i progetti e ne selezioni il migliore;
3)      Indire una raccolta-fondi tra semplici cittadini, istituzioni, associazioni e imprese per finanziare la realizzazione dell’opera;
4)      Sceglierne il sito anche in relazione alla disponibilità delle locali amministrazioni, fra la sua città natale (Gallipoli), la sua provincia (Lecce) o la sua Regione (Bari, capoluogo di Puglia);
5)      Affidare con pubblico appalto i lavori a ditta specializzata;
6)      Realizzare e inaugurare l’opera con grande concorso di popolo, previa ampia campagna di comunicazione.
Di quanto sopra il Comitato Pugliese per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promotore della presente iniziativa, si fa garante, per quanto di sua competenza.
In fede

Daniele e Filippo Petrera

Daniele Petrera fu un personaggio di spicco nel panorama scientifico e politico di Gioia del Colle, di cui ben poco si è detto e scritto proprio dov’egli nacque il 31 marzo del 1839.
 
Suo padre era un umile sarto, Filippo Petrera junior, nipote del Filippo Petrera che insieme ad altri patrioti gioiesi fu ucciso e bruciato nel rogo di Piazza Castello il 14 febbraio del 1799, reo di aver piantato, insieme a Biagio e Giuseppe Del Re e Donatantonio Losito, l’albero della libertà per propugnare i principi della rivoluzione francese. Daniele Petrera era un fanciullo brillante, grazie agli enormi sacrifici di suo padre, che in lui aveva riposto ogni speranza di riscatto sociale dalla povertà, si diplomò e conseguì la laurea in Medicina presso l’Università di Napoli. In questa città si formò professionalmente e culturalmente, nutrito dai venti patriottici che vi aleggiavano, permanendovi fino al compimento degli studi, aiutato dalla sua famiglia. 
 
Il versatile ingegno manifestato negli studi, gli consentì di conquistare una borsa di studio che lo portò a perfezionare gli studi di medicina a Parigi. Nel 1866, all’età di 26 anni conquistò la medaglia d’Oro Luigi Settembrini e conseguì l’ambito premio. Tornato a Gioia, sua città natale, intraprese l’esercizio della professione, ma ben altro il destino aveva in serbo per lui.
 
Nel corso dei suoi studi a Napoli aveva incontrato politici e patrioti carismatici, i quali avevano risvegliato e rafforzato la sua sete di giustizia e libertà, la stessa che aveva spinto il suo antenato Filippo ad innalzare l’albero della libertà e far propri gli ideali giacobini. Continua la Lettura

Michele Angelillo alla Fides

1 aprile 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Torna a chiudersi nel silenzio della sua maestosa solitudine la “cattedrale Fides” di via Paolo Cassano, un luogo che nel passato di ben altre arti è stato teatro. In essa ancora riecheggiano le note di colore e di musica di “Tangopintura” e la storia della struttura, mirabilmente narrata dal professor Rocco Fasano.
 
Location inusuale e non casuale, quella scelta dall’architetto Michele Angelillo per una mostra ispirata al tango che ben si coniuga con la passione per la pittura e l’architettura, ricercata nella suggestione dei luoghi, unica, importante e significativa “cornice” dei suoi quadri.
 
Cura estrema nei dettagli: pannelli in cui il tango si racconta attraverso frasi ed aforismi, torte “in tema” sia per design che per tinta, note soffuse ed intense. In ogni volto, in ogni movenza dei “ballerini”, pathos ed emozioni traslate nel movimento, nei tendini tesi, nell’abbraccio che precede l’allontanamento, nell’arco disegnato da una seducente flessione, nella gamba tesa ad accarezzare i fianchi, negli occhi chiusi, negli sguardi persi… Continua la Lettura

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