Giuseppe Gasparre – Ricerca contro il cancro… un successo annunciato

31 gennaio 2012 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota

 “Onco-Giano” è il gene mutante bifronte assurto agli onori della cronaca a seguito della pubblicazione di uno studio sulla rivista “Cancer research”. Al gene è affidata la speranza di sconfiggere il cancro, a Giuseppe Gasparre, genetista e ricercatore gioiese in quel di Bologna che ne coordina il progetto, sono affidati gli studi e le possibili applicazioni ma anche le sorti ed il futuro del suo gruppo di ricerca.

Osservare da una diversa ottica la “genesi” di una scoperta e la progettualità che la rende possibile apre scenari inediti.

Giuseppe si laurea a Bologna in Biotecnologie farmaceutiche nel 2003, dopo due anni di studio in Norvegia. Qui “convive con il resto del mondo”, educandosi alla condivisione delle altre culture, quindi si dedica per cinque anni al dottorato, nonostante un’innata propensione alla divulgazione scientifica. Lontano dall’Italia le assenze anche delle piccole cose si amplificano. Tornare a casa, portare con sé nuove competenze, è un investimento necessario. Continua la Lettura

“Natale in Gospel” si ripete il 6 gennaio nella Chiesa di San Domenico

Invito e comunicato
Venerdì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, alle ore 20.30 nella Chiesa di San Domenico gli Hill’s Joy Choir riproporranno “Natale in Gospel”, concerto di beneficienza che il 27 dicembre scorso tanto successo ha riscosso presso la Chiesa di Santa Lucia.
Organizzato in collaborazione con la Confraternita del SS. Rosario di Gioia e l’Associazione Petali di Pietra, il concerto ha per finalità il sostegno del restauro delle tele di San Pietro da Verona, San Tommaso d’Aquino e San Vincenzo Ferrer e della scultura raffigurante San Francesco da Paola, opere di grande valore artistico, culturale e devozionale legate alla storia della città.
Opere d’arte sottratte al degrado e all’incuria del tempo dalla Confraternita che si è impegnata non poco organizzando mercatini ed eventi per la raccolta fondi, “consorziandosi” con altre realtà associazionistiche. Continua la Lettura

Scuola: emozioni o razionalità?

27 dicembre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Scuola

All’inizio del nuovo anno scolastico “la scuola ricomincia con tagli e anche pollaio”. Così si sono espressi giornali e televisione in questi giorni.
 
Ho provato un sentimento di scoramento, benché fossi già in parte preparata al cambiamento in peggio che dalla Moratti alla Gelmini questo governo sta apportando ad una istituzione fondamentale e importante per una nazione, quale è la scuola, per la nostra Italia, un tempo culla della cultura, elemento distintivo di evoluzione e di civiltà.
 
Dal dopoguerra in poi migliorare la scuola nel suo complesso non è stato facile, tuttavia non è stata mai vilipesa come ora; tagli – che io ricordi – ce ne sono stati sempre, ma pian piano si riusciva ad ottimizzare l’istruzione cui affidiamo i nostri figli. Il numero degli scolari per classe (garantito dal Consiglio di Stato), era arrivato a 25 e a 20 là dove ci fosse un disabile, la figura dell’insegnante di sostegno fu ritenuta indispensabile per l’inserimento dei disabili nella scuola, venne dato impulso all’edilizia scolastica, dotata anche di spazi per attività non curriculari e furono stanziati fondi in denaro per avviare progetti per combattere l’evasione scolastica e la devianza.
 
Oggi vengono formate classi numerose (a Bari 42 scolari, cronaca recente) stipate in aule che prevedevano 25 alunni, e per questo motivo definite “pollaio”. In questo stato di cose non è più garantita l’attività del docente che possa tener conto delle esigenze di ogni alunno, che possa curare non solo l’istruzione ma soprattutto la formazione. In questi giorni nel mondo della comunicazione giornalistica e dei media in genere, mi è capitato di ascoltare, da parte di addetti ai lavori osservazioni, critiche e suggerimenti per cercare di rianimare una scuola in agonia.
 
Leggo con curiosità mista a sdegno, un articolo a firma dell’esimio Marco Dattoli, giornalista di Repubblica, che titola il suo articolo così: “Basta con la scuola del cuore. Le emozioni non si insegnano, ricominciamo a far pensare”. La razionalità prima di tutto. A me risulta, invece, che raramente la scuola doni emozioni.
 
Mi piace ascoltare i giovani su questo argomento e persino i bimbi della scuola primaria sono capaci di giudicare quella di oggi una scuola monotona, scontata, nozionistica, con un carico di compiti a casa che causa disagio anche alle famiglie.
 
Forse ci saranno delle isole felici, luoghi in cui si induce gli alunni a ragionare, ad emozionarsi, a problematizzare, ad esprimersi, ma sono sicura che ce ne sono veramente poche anche per l’indisponibilità di molti docenti, forse delusi e demotivati o incapaci.
 
Di contro, come riuscire ad emozionarsi in scuole fatiscenti, deprivate di tutto? La scuola vera è quella che sa suscitare interesse e l’interesse è procurato dalle emozioni, quelle positive. Dattoli dice che le emozioni non si possono insegnare, è vero, ma si possono suscitare e possono trainare verso un tipo di insegnamento vivace, utile, proficuo, avvincente che non significa rinunzia alla logica, alla razionalità, all’analisi e alla sintesi.
 
Molti ricercatori la pensano come Dattoli, altri si rifanno addirittura al grande Aristotele (sensazioni e razionalità), altri ancora – al servizio del mercato – sostengono una scuola ai fini della ricerca di un lavoro e auspicano che i discenti diventino possibili clienti di beni materiali ai fini di un consumismo sfrenato.
 
Una corrente di pensiero, cui mi sento di appartenere, afferma che le emozioni sono propedeutiche alla razionalità o concomitanti nel provocare un comportamento di disponibilità da parte degli alunni verso l’apprendimento.
 
Solo così si potrà formare “uno spirito libero e critico, educare a un gusto, risvegliare delle doti”, ma soprattutto far ragionare con la propria testa. Se questo percorso non dovesse verificarsi c’è in agguato la devianza per ragazzi delusi, alla ricerca di emozioni sbagliate ed estreme che mettono a rischio la loro stessa vita e quella degli altri, basta leggere la cronaca di ogni giorno.
Anna Romano Fasano
Tratto da “la Piazza" di ottobre 2011

In ricordo del 60° anniversario di morte di Don Sante Milano

Una commemorazione particolarmente suggestiva, quella tenutasi nella Chiesa Maria S.S. Immacolata di Lourdes il 15 settembre, data in cui ricorre il 60° anniversario della morte di don Sante Milano.
 
Mentre vengono proiettate su uno schermo le immagini del sacerdote e della chiesa di cui fu fondatore, prestate per l’occasione da Filippo Pastore ed “ereditate” da zia Rosina, sgorgano irrefrenabili i ricordi, alcuni impeccabilmente “storici”, altri rievocati da vissuti familiari, tramandati nel tempo, altri ancora intrisi di pura emozione ed affetto.
 
Patrizia Nettis invitata a raccordare gli interventi di Franco Giannini, don Mimì Ciavarella, Vito Mastrovito, don Carlo Lattarulo e Rocco Fasano, di ritorno da Roma presso cui ha reso omaggio a Renato Javarone nella mostra tenutasi nel Palazzo Valentini, lascia la parola a don Carlo, parroco che a breve dovrà affidare la sua “Chiesetta” – luogo in cui ha vissuto l’infanzia ed espresso la sua vocazione per 15 anni – a don Alessandro Manfridi.
 
Don Sante aveva un volto ieratico! Un accenno di sorriso era sempre presente sulle sue labbra – ricorda il parroco – anche quando tornava dalle questue in campagna sul suo calesse. Era umile e corretto, durante i funerali cedeva la stola a don Franco Di Maggio, in segno di rispetto.”
 
Don Carlo, da bambino residente in via Mazzini al civico 30, è chierichetto nella processione che porterà il viatico e con esso l’unzione degli infermi ad un sempre più sofferente don Sante, a fine anni ‘40.
Franco Giannini contestualizza e traccia un profilo storico-geografico di Gioia nel periodo in cui fu affidato al giovane don Sante il compito di erigere una nuova chiesa. Continua la Lettura

In Edicola “La Piazza” di Dicembre

4 dicembre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Ricordando Valerio Tango

Valerio Tango, nato a Gioia il 20 agosto del 1944, era terzo di tre fratelli, motivo per cui non fu chiamato alla leva e poté dedicarsi senza interruzioni alla sua passione: la musica. Viveva in casa con papà Gioacchino, mamma Anna Romanelli e i fratelli Raffaele detto Luluccio, Antonio, Gigliola, Maria e Lisetta.
 
Chitarrista autodidatta particolarmente dotato, si era formato nell’orchestra del fisarmonicista Pino Di Modugno, con cui aveva girato, poco più che adolescente, in Calabria, Basilicata e in varie località italiane per circa sei anni. Di Modugno ne ricorda l’intercalare dialettale, la precisione, l’orecchio assoluto, la bravura – aveva le mani d’oro – la grande umiltà, il sorriso e la semplicità. Impossibile non volergli bene! Non ebbe dubbi, pur avendo in orchestra un altro chitarrista, Italo Longo, scelse senza incertezze Valerio per le sue tournèe. Passava sotto casa sua, in via Gladiatore, una traversa di via Gioberti e lo portava con sé.
 
Apprezzandone la bravura e pensando al futuro gli consigliò di iscriversi al Conservatorio “Piccinni” e lo affidò a Ermelinda Calsolaro, docente molto preparata e allieva di Andrés Segovia.
 
L’esame di ammissione nel corso di chitarra sperimentale non fu semplice – ricorda Michele Buttiglione -, c’erano centinaia di aspiranti provenienti da tutto il sud Italia, solo in otto superammo l’ammissione, in quell’anno eravamo con Pasquale Scarola, in attesa dei risultati. Io avevo preso lezioni da Valerio ma suonavo con il plettro, non avevo grande dimestichezza con le dita e nonostante ciò fui ammesso.” Continua la Lettura

Raffaele Nigro si racconta

Per lo meno insolita, e a onor del vero intrigante, la formula adottata da Tommaso Lillo,conduttore della storica libreria “Minerva” – come ricorda Lucio Romanoin auge dal 1945 e giunta alla sua sesta gestione”, per presentare in Piazza D’Andrano “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway” ed il suo autore, Raffaele Nigro nella rassegna "Incontri e Riflessioni nelle piazze e negli archi del paese”.
 
Partendo da alcune riflessioni mutuate da un’intervista – web registrata a Trani, Nigro racconta del suo primo premio vinto nell’81, il “Premio Basilicata”, nell’87 il Campiello. Da “premiologo convinto”, ne ha totalizzati innumerevoli, in altri si è ritrovato in giuria. A tratti dissacranti e purtroppo indiscutibilmente vere alcune sue digressioni… “Alcune case editrici si spartiscono editori e votanti […] chi comanda il mondo è il denaro.
  Continua la Lettura

“150 Anni di Unità – Percorsi di ricerca dei valori risorgimentali”

Comunicato stampa 
 
Premiati presso la Cittadella della Cultura ben dieci istituti provenienti da tutta la regione
150 Anni di Unità – Percorsi di ricerca dei valori risorgimentali
 
Lunedì, 24 ottobre 2011, alle ore 10.30 presso la Biblioteca Sagarriga Visconti Volpe di Bari, il Comitato per il 150° anniversario dell’Unità Nazionale accoglierà gli istituti vincitori del concorso regionale “150 Anni di Unità – Percorsi di ricerca dei valori risorgimentali”.
 
All’interno della biblioteca sarà allestito uno spazio con alcune delle opere in concorso, per l’occasione anche cornice – nel corso della mattinata – delle produzioni corali, teatrali e poetiche degli studenti.
 
La cerimonia di premiazione, inserita tra gli eventi in programma per “150 anni e li mostra tutti. La Scuola racconta un secolo e mezzo di cultura in Puglia”, avrà luogo nel pomeriggio presso la Cittadella della Cultura, nell’Auditorium dell’Archivio di Stato.
 
Il Concorso, proposto dal “Comitato Pugliese per il 150° Anniversario dell’Unità Nazionale” rivolto a tutti gli studenti della Scuola Primaria, Secondaria di 1° e 2° grado, è stato espletato in collaborazione con l’U.S.R. diretto dalla dottoressa Lucrezia Stellacci, ed inserito nelle manifestazioni legate alla didattica del 150° dell’Unità d’Italia. Continua la Lettura

Cesare Svelto

Cento anni compiuti il 19 aprile del 2011, mente ancor limpida, cuore sereno… L’udito amplificato quel tanto che basta per poter scegliere cosa voler sentire ed accanto la sua Lina, 67 anni di vita coniugale, conquistata dalla sua signorilità di ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in quel di Poggio Imperiale.
 
Nella sua villetta in via Mergellina il tempo scorre lentamente, scandito dalla quotidianità, i ricordi rosseggiano sotto la patina cinerea degli anni, basta poco per renderli vividi e sfogliare i giorni passati.
 
Cesare Svelto, studi classici con i professori Fortunato Matarrese e Armando Celiberti, si laurea in Medicina Bari nel 1937, quindi ufficiale di complemento medico con il grado di maresciallo e poi tenente nell’Arma dei Carabinieri. Il suo papà Francesco è un agricoltore, mezzadro dei Cassano, poi diverrà proprietario terriero. Mamma Leonarda dà alla luce Pietro, Cesare, Vitantonio, Filippo, Vittoria, Domenichella e Rosetta.
Continua la Lettura

Giacomo Leronni – Le sfide di un poeta

2 ottobre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

La sfida quotidiana di un poeta? Conciliare lo spazio e i tempi in cui dar vita ai versi, nei meandri di un’intimistica introspezione attraverso il confronto ed il dialogo vissuti in luoghi virtuali o reali. E nell’iperspazio dell’universo poetico Giacomo Leronni intercetta “Marsia”, rivista poetica edita Progedit dedicata al “Mediterraneo – deserto”. In essa il suo “dossier in versi” sull’arido regno di “un dio-totem tanto potente da prosciugare ogni slancio sacrificale”.
 
Nel florilegio saggistico con Giacomo anche Carlo Cipparone, Giovanni Dotoli e Sara Ricci.
 
In primavera, a Napoli, nella sezione“La gloria che ci sfiora” di “Frammenti imprevisti” di A.A. V.V. Kairòs edizioni, antologia poetica a cura di Antonio Spagnuolo, ben sei le poesie inedite pubblicate dal poeta gioiese. Una settimana prima era a Roma, nella libreria Odradek in occasione della presentazione di“Quanti di poesia. Nelle forme la cifra nascosta di una scrittura straordinaria”, “quaderno di voci poetiche” edito “L’Arca Felice”, insieme a Franca Alaimo, Anna Belozorovitch, Franco Buffoni – tra l’altro docente universitario di critica letteraria e letterature comparate, nonché fondatore e direttore di “Testo a fronte” e curatore responsabile dei “Quaderni di Poesia Italiana contemporanea” – Salvatore Contessini, Francesco De Girolamo, Eugenio Nastasi e Loredana Savelli.
 
L’antologia, riprodotta in 399 esemplari numerati a mano, contiene una sezione inedita di Leronni Continua la Lettura

L’occhio della poesia

15 settembre 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Paolo Di Stefano, a margine di un acuto articolo sulla poesia e sui poeti dei nostri tempi apparso sul “Corriere della Sera” di lunedì 11 luglio 2011 (articolo che meriterebbe ben più ampia trattazione e che certamente ci darà spunto per ulteriori considerazioni nel prossimo numero di questa rubrica), tira un fendente non da poco ad Alda Merini, ritenendo che i suoi dati biografici, a tutti ben noti, le abbiano spianato la strada verso un riconoscimento (e un tributo di onori) che altri poeti, per Di Stefano migliori di lei, avrebbero meritato. Insomma: la stoffa è stata venduta a caro prezzo nonostante la qualità non eccelsa e i lettori (compresi parecchi studiosi e poeti di vaglia) si sono lasciati abbindolare.

Naturalmente ognuno ha le sue opinioni e legittimamente le professa. Non sarò certo io a negare che, nella Merini, il personaggio si sia spesso mescolato alla persona e alla poetessa, non sempre recando adeguato giovamento. Tuttavia mi sembra che la posizione di Di Stefano sia, ugualmente, poco difendibile. E, di più, che nasconda in qualche modo una sorta di pregiudizio nei confronti della diversità tutta propria della Merini. Un pregiudizio, voglio dire, nei confronti dell’adesione radicale della poetessa a ciò che l’essere ha voluto scavarle dentro, portandola del tutto al di fuori del contesto nel quale siamo abituati a vivere. Il poeta, quando non finge, è una particella che staziona perennemente fuori dal mondo, come un satellite in orbita intorno alla Terra. Risponde, per lo più, ai comandi che provengono dal pianeta (i dati sensibili, potremmo dire) ma – come tanta ottima fantascienza ci ha insegnato – si prende delle libertà, riuscendo di conseguenza a vedere altro rispetto a ciò che comunemente tutti siamo in grado di vedere. Nel caso in specie, il dato sociologico relativo al vissuto della Merini viene considerato un fattore sminuente la sua scrittura, quando invece dovrebbe essere vero il contrario: proprio un percorso umano fuori dal comune è la garanzia maggiore per una scrittura poetica che si è sempre sforzata (pur con qualche innegabile eccesso) di restare fedele all’esperienza maturata dalla persona, senza posizioni di comodo e senza quel rientro in una qualche forma di normalità che, sicuramente più invitante per il lettore comune, non avrebbe certo mancato di procurare ben altri vantaggi nel mondo (quanto mai variegato, ma sempre ben disposto nei confronti dell’omologazione imperante) delle patrie lettere. Continua la Lettura

“Nostalgica” di Lidia Stasi

19 agosto 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Un turbinio di nostalgici ricordi nelle poetiche didascalie che descrivono le emozioni racchiuse nelle opere di Lidia Stasi. Nei versi la danza negata a labbra tumide, al timido accenno di un sorriso che stenta a sbocciare.
Lo sguardo contempla intimi orizzonti, indifferente ad un presente che vede naufragare sogni e speranze, ai relitti spiaggiati di un progetto di vita mai vissuta.
 
E’ altrove la palpitante fiamma della speranza, nel tempio dell’Arte, custodita da vestali dai volti composti e distanti, le iridi screziate di misteri, anch’esse imprigionate in liquidi frammenti di eternità.
 
Vibranti velature scompaginano la patinata compostezza di volti graffiati dal colore, sferzati dal vento.
 
Nel tratto, controllo assoluto, disciplina severa, nitore cromatico imposti da logiche stereotipate, la razionalità governa le geometrie, ma la natura ne sconvolge l’assetto. Graffia, scarmiglia, travolge, scatena tempeste e passioni, ingioiella di oro e argento gli sfondi, grovigli di colore in cui risalta lunare, l’ombrosità della giovinezza, anch’essa indifferente al caos che la circonda. Una sfida nello sguardo del volto da cammeo, incastonato in un rigoglioso universo arboreo che ne esalta la bellezza. Agli angoli bassorilievi in rame che rievocano “yin e yang”, sacri custodi dell’omphalos da cui sgorgherà nuova vita. Continua la Lettura

Marialuisa Longo in scena

13 agosto 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Portare in scena le emozioni, esprimerle con tutti i loro gradienti “scenici”, vocali, musicali e visivi, proiettarle su un video, eclettico schermo dello spirito e all’occorrenza scenografia di effetti speciali, non è “spettacolo”, è Arte.

Emy”, solare ed ingenua creatura di luce, splendidamente interpretata da Marialuisa Longo, dà voce al silenzio dell’innocenza smarrita, violata e restituisce luce e candore al fangoso buio che tenta con le sue ombre di spegnere la gioia di vivere e la fiducia nel suo sguardo e nella sua anima.

Nel suo universo di ragazza del Sud, catapultata dal destino in un Nord sul cui pentagramma andrà a comporsi il suo destino, non esiste malvagità ma solo meraviglia, stupore, dolcezza, tenerezza, amore.

Sentimenti smarriti da chi, deluso e pietrificato dall’insoddisfazione e da una solitudine più cercata che subita, finge di non comprenderli e poi tenta di soffocarli. Strappare le ali ad un sogno, lacerare la purezza di un cuore,  ridurre a brandelli  fiducia e candore, non reca sollievo alla rabbia, alla frustrazione, né placa l’arsura di uno spirito reso arido dall’aver negato a sé stesso la possibilità di realizzare un sogno, di creare la propria musica, scegliendo di esser solo uno strumento e di non vivere da protagonista la vita. Il liutaio Annibale, metafora vivente di errori e orrori educativi di intere generazioni, ne è vittima. La freschezza di Emy, il suo candore lo confondono, non può esser vera, mistifica la sua indole, è una avvenente e spregiudicata fanciulla che si diverte a provocarlo, merita di esser punita. Perché porsi domande, perché riaprire porte su cigolanti, rugginosi cardini, riascoltarne il pianto e rischiare di cadere nel baratro di un irrisolto passato? Continua la Lettura

Concerto della giovane corale gioiese “Hill’s Joy Choir”

Vi aspetto mercoledì 10 agosto, alle ore 20 presso la Distilleria Cassano al concerto degli “HILL’S JOY CHOIR”, un coro costituito da diciotto elementi che proporrà alcuni tra i più noti canti gospel e classici senza tempo.

Ogni brano narrerà la sua storia d’amore. La musica, presagio di emozioni, si tradurrà in parole che scandiranno attimi di vibrante condivisione.

Un affascinante viaggio lungo i confini di una spiritualità che si stempera e fonde nell’Amore – sia esso divino che umano – intercettando sogni e speranze in volo sui paesaggi melodici della solitudine e dell’abbandono.

Amicizia, gioia di vivere, fiducia, armonia, rispetto, condivisione ed ascolto, sono queste le sette “note” che rendono unico e inimitabile l’approccio melodico degli “HILL’S JOY CHOIR” con un progetto “corale” giovane e aggregante, nato lo scorso anno e giunto quattro mesi fa all'attuale formazione. Continua la Lettura

Il colore del melograno

19 luglio 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Di altissimo profilo l’incontro organizzato dal Circolo Unione e dal suo presidente Giuseppe Cetola, per presentare “Il colore del melograno” (edito Besa) – prima fatica letteraria del magistrato Giuseppe Scelsi - impreziosita dall’esegesi di due relatori d’eccezione: il Magnifico Rettore dell’Università di Bari, professor Corrado Petrocelli, e il professor Mario Girardi, ordinario di Letteratura cristiana antica presso lo stesso ateneo.
 
Raffinata, ispirata e avvincente la disamina del Rettore, perfettamente a suo agio in un contesto letterario moderno che pur si presta ad audaci, classicheggianti analogie. Ha incantato l’uditorio il suo pindarico raccordo con il quarto libro dell’Odissea, il riferimento a Elena, emblema di adulterio e a Telemaco, di amore filiale. Continua la Lettura

Pagina successiva »