Giornata conclusiva scuola sociopolitica con il Dott. Roberto Rossi.

Car.mi amici, vi invio l'ultimo lavoro della giornata conclusiva della scuola comunitaria col dott. Roberto Rossi.
 
Un caro saluto
 
Carlo Resta
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

La 12^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia – “Il lavoro in una società che cambia”.

Carissimi Amici
 
Vi invio il lavoro fatto sulla dodicesima lezione sul tema "IL LAVORO IN UNA SOCIETA' CHE CAMBIA".
La lezione è stata divisa in quattro parti.
 
Un saluto fraterno
 
Carlo Antonio Resta
 
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

 

La 11^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia – “Le Mafie Globali”.

Carissimi amici Vi invio il lavoro fatto per l'11^ lezione del dott. Nisio Palmieri sul tema "Le mafie globali".
 
La lezione è stata divisa in 5 parti.
 
Un caro saluto.
 
Carlo Resta
 
L’undicesima lezione, della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus di Gioia Del Colle in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine”, è tenuta dal dott. Nisio Palmieri responsabile dell' “Osservatorio Regionale della Legalità e della Sicurezza – Centro Studi e Documentazione” di Bari. A presentarlo è il prof. Franco Ferrara che dice: “Col dott. Nisio, è stato impostato anche il lavoro della conoscenza del fenomeno mafioso pugliese, fortunatamente questo fenomeno non è allo stesso livello d’intraprendenza, di forza e di estensione di quello siciliano, campano e calabrese. Il segnale della mafia nella guerra nel Nord-Africa, l'ho notato con un articolo comparso su avvenire qualche settimana fa, il quale ci ha fatto capire la rete dei tiranni africani tra cui il capo rete è Gheddafi……
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

La 10^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia – “Pace, Terrorismo e guerra nel villaggio globale”.

Carissimi amici, Vi invio il lavoro sulla decima lezione delle dott.ssa Anna Maria Di Leo sul tema: "Pace, Terrorismo e guerra nel villaggio globale". La lezione è divisa in cinque parti.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

La Politica comunicata: tv, giornali e web alla prova del consenso.

Carissimi Amici
Vi invio la relazione della lezione tenuta dal prof. Michele Sorice in occasione del recente seminario sulla comunicazione politica.
 
Un caro abbraccio.
 
Carlo
 

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

La VIII^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia – “Etica della Globalizzazione”.

Car.mi amici
 
vi invio il contenuto della ottava lezione del III° Anno della Scuola Socio Politica di Gioia del Colle  tenuta dal prof. Liborio Dibattista sul tema:
 
“Etica Della Globalizzazione"
 
La lezione è divisa in quattro parti.
 
Un affettuoso saluto.
 
Ci vediamo il 12 al seminario.
 
Carlo
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

“Le Istituzioni Europee” – 7^ lezione della scuola di politica.

Carissimi amici

vi propongo la lettura della 7^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia del Colle, tenuta dal sociologo prof. Natale Pepe.

Un caro saluto a tutti

Carlo

 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

 


 

La cittadinanza attiva: la lezione del Prof. Giovanni Moro

La 6^ lezione della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus di Gioia del Colle in collaborazione con l’associazione “Cercasi un fine”, è la seconda di quel gruppo di quattro lezioni comunitarie (tutte le scuole dell’associazione “Cercasi un fine”convergono in una sede unica) che si svolge presso la futura sede della nostra casa comune.
 
E’ il secondo seminario che facciamo sui temi che interessano un po' tutte le nostre scuole e le attività di “Cercasi un fine”.
Il secondo seminario dal tema della cittadinanza attiva, vede partecipe il prof. Giovanni Moro che è uno degli esperti a livello internazionale di problemi relativi alla cittadinanza attiva e percorsi di formazione d'impegno dei cittadini attivi.
Il prof Giovanni Moro insegna sociologia nella facoltà di Macerata e di Roma 3, sociologia che riguarda appunto la partecipazione dei cittadini e i fenomeni di partecipazione dei cittadini. È presidente nonché fondatore di FONDACA che è la fondazione di cittadinanza attiva in Italia e nell’ambito del circuito internazionale europeo.
 
Auguro a voi tutti una buona lettura
 
Carlo Antonio Resta
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

La 5^ lezione della Scuola di Politica – “L’Europa tra Storia e Cultura”.

Carissimi amici
Vi invio in allegato il contributo della 5^ lezione con la prof. ssa Rosina Basso. Tema: l'Europa tra Storia e Cultura.
La lezione è divisa i quattro parti.
A presto
Carlo 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

Scuola di Politica: La lezione del prof. Triggiani

Carissimi amici,
la lezione del prof. Triggiani è stata piena come un uovo. L'ho divisa in cinque parti.
 
Buona Lettura
 
Resta  Carlo Antonio
 

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

 QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

Le Parole la Politica e Don Milani: appunti di Carlo Antonio Resta.

La terza lezione della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus in collaborazione con l’associazione “Cercasi un fine”, è la prima di un gruppo di quattro lezioni …..

Leggi gli appunti di Carlo Antonio Resta

 

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

 

 

 

La Globalizzazione: aspetti economici e politici.

La seconda lezione, della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus di Gioia Del Colle in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine”, tratta il tema della globalizzazione questa volta dal punto di vista degli aspetti economici e politici. Il docente è la Dott.ssa Dina Munno assessore alle politiche sociali e l’integrazione c/o il comune di Sammichele di Bari.
 
Il tema viene aperto con un segno di speranza sulla soluzione delle fragilità che la globalizzazione porta con sè, dicendo che anche se sono di difficile soluzione, volendo, si possono modificare. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica, ma ci sono tanti cambiamenti, in politica, nelle istituzioni economiche, nelle regole del gioco e in particolar modo nella mentalità, che se attuati, potrebbero far funzionare meglio la globalizzazione.
Il problema non è tanto se questi cambiamenti auspicati si verifichino presto o tardi, ma se avranno luogo prima o dopo di un’altra serie di disastri economici e finanziari globali.
 
Ad oggi la globalizzazione ha cambiato gli aspetti della vita politica, oltre che economico-culturale rispetto al pensiero neoliberista (liberazione dell'economia dallo Stato, privatizzazione dei servizi pubblici, liberalizzazione di ogni settore e fine delle dogane).Questo processo ha fatto si che i fatti che succedono in una nazione coinvolgono un po' tutti, Ulrich Beck (sociologo e scrittore tedesco) chiama questo processo "comunanza di destino".
Questo destino che coinvolge tutti i popoli, tutte le nazioni, si configura dal lato delle sue potenzialità come un legame sociale planetario – dice la Dott.ssa Munno – facendo l'assessore mi ritrovo spesso a dover convocare molte associazioni locali e non, per coinvolgerli nei piani di zona, ma le associazioni del mio comune mi dicono: “assessore lei apre molto, deve coinvolgere solo le associazioni locali”. Io dico: in piena globalizzazione chi si chiude rimane solo, e chi rimane solo è destinato a morire.
 
Nell’utilizzo delle sue potenzialità con riferimenti alla realizzazione di progetti, la globalizzazione richiede ruoli altamente specializzati che spesso negli enti locali non si trovano, questo significa essere fuori dal mercato.
Magari – aggiunge la Dott.ssa Munno – abbiamo personale formato che tra un po' va in pensione, ma non sono seriamente motivati ad acquisire delle specializzazioni necessarie per gli enti locali. Anche presentare un progetto, non solo alla comunità europea ma anche alla regione, alla provincia richiede un'elevata specializzazione. Spesso i dipendenti comunali dicono: assessore ma noi stiamo qui da vent’anni. Va bene gli rispondo, ma questo vale per l’esperienza acquisita sul posto di lavoro, però oggi il mercato e gli enti locali rientrano nella logica comunitaria globale. Affinché i comuni abbiano risorse, devono accedere ad una serie di finanziamenti pubblici, non solo regionali ma anche relativi alla comunità europea, però non abbiamo al nostro interno personale qualificato.
 
L’India è una realtà fatta di strade bucate, di donne che lavorano sulle strade spaccando pietre con le mani, di uomini solitari che arano i campi polverosi con i buoi, di bancarelle sul ciglio delle strade che vendono the e biscotti. Ma oggi l’India è anche fatta di realtà dove è in atto una vera e propria rivoluzione.
A Bangalore sede del quartier generale del gigante indiano Infosys Technology, società leader nella fornitura di consulenza e servizi informatici, nel quale le aziende americane assumono dipendenti indiani per svolgere lavori che prima venivano sbrigati negli Stati Uniti e in Europa. E’ da parecchio che le aziende delocalizzano la produzione in paesi con un costo di lavoro inferiore, ma la capacità dell’India di fornire personale altamente qualificato preoccupa non poco gli Stati Uniti.
 
Tutti i paesi sono coinvolti nel commercio internazionale, ormai siamo invasi da prodotti cinesi. Molti pensano che questa partecipazione alle reti di commercio globale può portare a redditi maggiori, ma sappiamo bene che non è così, perché spesso le nostre aziende si trasferiscono in paesi dove il costo del lavoro è inferiore.
Si assiste ad una crescita dell'incertezza che circonda in modo particolare tutto il mondo del lavoro, si assiste ad un ordine di mercati che alla base ha sicuramente la minima regolazione – dicono i fautori di queste tendenze – a garanzia di libertà ed efficienza. Ma non è così.
 
Si assiste alla progressiva riduzione del ruolo dello Stato, alle politiche di privatizzazione purché sia. Anche se – aggiunge la Dott.ssa Munno – nella privatizzazione di alcuni servizi pubblici si sta facendo un passo indietro.
La fine della guerra fredda ha offerto nuove opportunità, l’importanza della economia di mercato ormai è assodata, la fine del comunismo ha fatto si che i governi possano abbandonare le guerre ideologiche e dedicarsi a risolvere i problemi del capitalismo. Ci troviamo nella fase iniziale della soluzione di questi problemi con una realtà inaccettabile.
 
I paesi industrializzati hanno di fatto creato un regime commerciale globale su misura per servire gli interessi della finanza e delle grandi società dell’occidente, a scapito dei paesi più poveri. Tutto il potere è andato in mano alle grandi multinazionali che agiscono “trapassando” i mercati nazionali, spostando i loro capitali verso paesi in via di sviluppo, disinteressandosi dei problemi sociali che questo comporta. Esiste una circolazione incontrollata dei capitali speculativi che genera rischi elevati alle economie nazionali.
 
Per i fautori della globalizzazione questo equilibrio rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo, secondo i no global essa causerebbe un impoverimento maggiore dei paesi poveri.
A causa del relativo aumento della mobilità dei capitali e della maggiore integrazione del mercato globale, i governi sono indotti a perseguire una maggiore austerità fiscale, una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, una riduzione dei costi del welfare e dei sussidi sociali.
 
La maggiore mobilità di capitali si sarebbe tradotta in cambiamenti sistematici della struttura del fisco, che nella nostra Italia ancora non c'è stato. Abbiamo gente – Aggiunge la Dott.ssa Munno – rispetto al servizio sociale, che viene allo sportello pubblico, ti fa istanza di sussidio e quant'altro, ma da accertamenti fatti si scopre che c'è lavoro nero, oppure gente che ha l’esenzione del ticket sui farmaci e sulle prestazioni, ma poi si arriva a sapere che possiede il Mercedes ed altro, quindi probabilmente il fisco va ulteriormente regolamentato proprio per un discorso di equità. L'allargamento dello spazio economico non ha prodotto uno spazio politico adeguato. Sul piano ecologico e sociale la politica globale oggi è ferma.
 

LEGGI LA 2^ PARTE

 

LEGGI LA 3^ PARTE

 
 
Carlo Antonio Resta

Gli aspetti sociali e culturali della Globalizzazione. Seconda parte.

La globalizzazione nelle sue diverse forme, va vista anche secondo il rischio dell’Intensità degli eventi (guerra nucleare o catastrofi che possono distruggere la terra, il disastro di Bhopal in India nel 1984, Chernobyl: la prima catastrofe di una centrale atomica che ha creato l'allarme nel mondo), i disastri globali eliminano il concetto dello spazio mettendo in comune le conseguenze sociali.
La globalizzazione secondo il rischio degli eventi contingenti: cambiamenti del mercato, del lavoro e delle congiunture economiche (come sta avvenendo in particolar modo in Italia).
Altro aspetto è l'ambiente col consequenziale rischio di catastrofi naturali ( distruzione di opere culturali per investimenti megagalattici, la diga delle tre gole in Cina lunga 2,3 Km, il bacino è lungo 600 Km, sono stati sommersi 1300 siti archeologici, distrutti interi habitat, scomparse alcune specie animali e vegetali come il Lipote una specie di delfino di acqua dolce), nonché di natura socializzata.
Alcuni esponenti che contrastano socialmente questi effetti sono Arundhati Roy (scrittrice e attivista impegnata per il movimento anti-globalizzazione).
Amartya Sen (premio nobel per l’economia, ha definito l’indice di povertà,ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’uguaglianza e delle libertà, grazie alle sue teorie lo sviluppo economico non coincide più con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita).
Ingrid Betancourt (colombiana, figlia di un ex ministro e di un ex senatrice, militante nella difesa dei diritti umani, è stata rapita dai guerriglieri nel 2002 e rilasciata nel 2008. Impersona tutti coloro che nel mondo sono privati della libertà a causa della difesa dei diritti umani, la lotta contro la violenza terrorista, la corruzione e il narcotraffico).
 Questi testimoni dimostrano che nel mondo, c'è un riferimento culturale per sensibilizzare all’impegno contro la parte cattiva della globalizzazione, in questo movimento le donne giuocano un ruolo importantissimo.
Anche il terrorismo con l’attacco alle twin towers del 2001 assume un aspetto globale. Quell’attacco in particolare ha generato il pensiero della paura, in quel periodo il mondo occidentale era paralizzato dalla paura (non si poteva viaggiare più, era rischioso frequentare posti molto affollati come stadi, supermercati, cinema, metropolitane ecc. ecc.).
L'altro aspetto è la globalizzazione come relativizzazione del pensiero, questo implica il concetto di omogeneizzazione: affermazione a livello planetario di stili di vita, di consumo, di tecnologie e di forme organizzative omogenee.
Implica il concetto della differenziazione: persistono e si accentuano numerose, notevoli e sostanziali differenze nelle culture e nei modi di vivere.
Implica il concetto di relativizzazione: l'incontro con culture e stili di vita diversi pone in discussione la propria cultura che viene considerata una delle tante culture, con la conseguenza che deve essere scelta tra le tante come propria. Tale scelta diventa una scelta privata.
Papa Benedetto XVI è impegnato in prima linea contro la relativizzazione, esprimendo il pensiero che se tutto viene rapportato al primato della scelta privata, tutto diventa relativo. Invece c'è una dimensione pubblica del pensiero e della scelta. Se la scelta diventa pubblica anziché privata – dice Papa Benedetto XVI – si decide il bene e il male di tutta l'umanità. Affermare a tutti i costi il proprio stile di vita va in contrasto con l'insegnamento cristiano.
Altro lato della globalizzazione riguarda il processo tra incertezza e le opzioni etiche: incertezza legata all'impossibilità di poter prevedere gli eventi che seguiranno nel futuro. E’ un processo nel quale l'uomo prendendo scelte diverse può guidarlo verso direzioni diverse.
Il problema etico nasce dalle conseguenze che le scelte attuali potranno avere sulle generazioni future; nelle definizioni delle scelte entrano in conflitto diversi valori tra loro difficilmente conciliabili.
Ulteriore problema riguarda chi deve prendere le scelte negli organismi internazionali, in poche parole, il lato della democrazia: i paesi in via di sviluppo non sono rappresentati come dovrebbero, la maggior parte degli organismi che presiede alla globalizzazione non è eletto democraticamente – dice Stiglitz - l’FMI si lamenta di mancanza di trasparenza nei paesi in via di sviluppo, ma presenta in realtà gli stessi difetti – aggiunge – nel FMI vengono disattese le regole essenziali delle istituzioni democratiche, in particolare la trasparenza con cui si permette ai cittadini di seguire il dibattito e di sapere come hanno votato i funzionari, affinché questi ultimi rispondano del loro operato. Inoltre, c’è bisogno di regole che impediscano ai funzionari di entrare in aziende private dopo aver lasciato il servizio pubblico presso l’FMI.
Queste limitazioni, sono all’ordine del giorno nelle moderne democrazie per ridurre la realtà del conflitto di interessi e gli incentivi di dipendenti pubblici che, premiano potenziali futuri datori di lavoro attraverso norme o appalti in loro favore. Così prende piede una cultura minoritaria del mondo (cultura di Davos).
Davos è un piccolo comune svizzero, sede del World Economic Forum, dove l’élite mondiale si incontra per dibattere sullo stato del mondo.
A differenza del World Social Forum, che è un incontro aperto tra persone di tutto il mondo, desiderosi di parlare del cambiamento sociale e di come realizzare nella pratica lo slogan “Un nuovo mondo è possibile”, a Davos si accede solo per invito e vi partecipano i capitani dell’industria e della finanza mondiale.
La cultura di Davos esprime il primato dell'individuo, dell’economia di mercato e accetta come fatto terzo anche la democrazia politica. Il problema del futuro delle generazioni è un problema nuovo, le generazioni precedenti non ce l'avevano. Prima quando nasceva un figlio si ipotizzava il suo futuro, oggi non è più possibile, i figli nascono con un futuro che ha le porte chiuse.
Prima c’era l’usanza di chiedere cosa vuoi fare da grande, oggi, dice una mamma: “NON TI VIENE NEANCHE IN MENTE DI CHIEDERGLIELO”. Il filosofo Hans Jonas nel suo " Principio di Responsabilità " esplicita il principio cardine dell’etica.
Il filosofo ritiene necessario applicare il principio di responsabilità ad ogni gesto dell’uomo che, deve prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte e dei suoi atti. E’ atto doveroso restituire l’etica alla plurale concretezza della vita, tenendo conto che la ricerca dei principi universali, condiziona le scelte in qualsiasi settore e in particolar modo sull’economia e sulla vita del genere umano.
La necessità dell’etica della responsabilità viene formulata secondo il seguente principio: “Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana”. Hans Jonas nell’elaborazione del principio di responsabilità pensava ai non nati, alle conseguenze per le generazioni future.
Invece oggi le scelte per il futuro vengono prese secondo la cultura di Davos: il primato del mercato, il primato dell’individualismo.
Anche nella visione deterministica dei processi della globalizzazione non esistono scelte, è indifferente chi guida i processi, è inutile la riflessione: non scelte ma accorgimenti tecnici, non scelte ma esigenze irrinunciabili di efficienza del modello di società, l'ideologia del neoliberismo. Questo è il quadro di Davos. Ma la globalizzazione non è un destino esistono innumerevoli possibilità per il futuro.
Sulla domanda quando inizia la globalizzazione, si possono fare tre ipotesi:    
1) può essere considerata un processo esistente sin dall'inizio della storia, che ha man mano aumentato i suoi effetti giungendo recentemente ad una improvvisa accelerazione;
2) è contemporanea alla modernizzazione e allo sviluppo del capitalismo e ha visto una recente accelerazione;
3) è un fenomeno recente associato ad altri processi sociali chiamati post-industrializzazione, post-modernizzazione o disorganizzazione del capitalismo.
Un punto comune: la situazione attuale come momento di rottura degli equilibri preesistenti.
Lo sviluppo della globalizzazione si può identificare in cinque fasi.
1) fase germinale: dall'inizio del XV secolo alla metà del XVIII (affermazione degli stati nazionali, conquista dei territori extra europei).
2) Fase iniziale: dalla metà del XVIII secolo agli anni 70 dell'800 (passaggio dallo Stato nazionale alle relazioni internazionali).
3) Fase del decollo: dagli anni 70 dell'800 agli anni venti del 900 (società nazionali, individui, società internazionale, idea di umanità).
4) Fase della lotta per l'egemonia: dagli anni 20 agli anni 60 del 900 (guerre e dispute per la supremazia, nascita delle Nazioni Unite, circostanze discordanti circa la modernità, guerra fredda).
5) Fase dell'incertezza: dagli anni 60 al 2000 (presa di coscienza della dimensione globale e dei rischi, cittadinanza planetaria).
Come avvenimenti della globalizzazione possiamo citare: la crisi dei missili su Cuba del 1962; la conquista dello spazio; la creazione di Arpanet (il primo internet nel mondo ad utilizzo militare) nel 1969 e la diffusione delle telecomunicazioni (ad egemonia militare); dollaro come moneta globale (decreto di Nixon del 1971); Chernobyl; caduta del muro di Berlino 1989; 11 settembre 2001 le torri gemelle.
———————
Da questa lezione viene fuori che la globalizzazione non è un termine linguistico solo da studiare e comprendere, ma è cambiamento, condizionamento della finanza, dell’economia e della qualità della vita che tocca ogni persona.
Noi come cittadini abbiamo l’obbligo di esprimere le nostre opinioni sulla validità di questi cambiamenti, dobbiamo esprimerci se ci sta bene che i nostri figli debbano avere un futuro a porte chiuse, e se non ci sta bene, abbiamo una sola strada: quella di partecipare. Non ce lo dobbiamo mai dimenticare: “le leve della Democrazia le ha in mano il popolo, se il popolo non c’è,la Democrazia non funziona”.
 
Un ringraziamento è doveroso al Prof. Franco Ferrara, per questo quadro molto completo sulla globalizzazione.
                                                                                                                   
 
Carlo Antonio Resta

Gli aspetti sociali e culturali della Globalizzazione. Prima parte.

La segreteria della scuola sociopolitica di Gioia Del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, anche quest’anno mi assegna il compito di pubblicare su questo sito, il sunto delle lezioni tenute dai docenti e lo faccio con molto piacere. E' il terzo anno di questo corso, il quale si concentrerà sui vari aspetti della globalizzazione. Come prima lezione tratteremo gli aspetti sociali e culturali del tema. Il docente è il Prof. Franco Ferrara presidente del centro studi medesimo.
Iniziamo dicendo che la globalizzazione è un processo che ci prende da molti lati della nostra esistenza. Finora la maggior parte della nostra comunità considera la globalizzazione un fatto esterno, un fatto lontano.
Questa lezione ci aiuta a capire in piena globalizzazione, i possibili stili di vita per il futuro dell'umanità. Incominciamo a definire il termine globalizzazione: la globalizzazione è quell’insieme di processi per cui aumentano quanto a numero e si rafforzano quanto a intensità, i contatti, le relazioni, gli scambi e i rapporti di dipendenza e di interdipendenza fra le diverse aree del mondo.
Questo processo crea degli scompensi: da alcuni lati avvicina, da altri crea tensioni. Un esempio molto valido ce lo dà la crisi economica in atto dove, gli stati nazionali con le loro decisioni assumono un ruolo molto secondario.
Nella globalizzazione si trasforma la rilevanza delle dimensioni di spazio e tempo. L’economia ha trasformato il mondo diviso anche in funzione della natura primitiva dei trasporti e della difficoltà di viaggiare. Il potere economico ha velocizzato le componenti di spazio e tempo, facendo assumere un ruolo secondario a fattori che caratterizzavano le cosiddette “Comunità ristrette”, come: confini, cultura, capacità di mandare a memoria.
Fino a ieri “Vicino” era lo spazio all’interno del quale ci si sentiva a casa propria, “Molto lontano”, invece, era lo spazio nel quale accadevano cose imprevedibili o incomprensibili, alle quali non si sapeva come reagire. La vicinanza e la lontananza dà la dimensione della certezza e dell’incertezza, essere molto lontano voleva dire trovarsi nei guai, significava dover apprendere regole che ci sono estranee e quindi richiedeva capacità, intelligenza, astuzia e coraggio.
Oggi la velocità dei trasporti, ma soprattutto internet, ci porta a raggiungere luoghi lontani in brevissimo tempo, senza dover spostare corpi e cose. Oggi, aumentando, rafforzando i contatti e le relazioni, aumenta e si diffonde tra gli abitanti del pianeta la consapevolezza dell'esistenza di tali legami e rapporti, nonché della rilevanza che essi assumono per la propria esistenza personale.
Per es. tutta la ricerca scientifica, medica, biologica, tecnologica, il centro di nanotecnologia di Lecce è collegato con tutti i centri di nanotecnologia del mondo continuamente, le informazioni viaggiano istante per istante.
Questo tipo di relazioni internazionali globali sono necessarie perché, il biologo di Bari non può fare la ricerca non tenendo conto dei progressi fatti in California, in Argentina e altri paesi. La globalizzazione è un fenomeno multidimensionale: c’è la dimensione economica, la dimensione politica, la dimensione del rischio, la dimensione culturale.
La dimensione economica ci presenta le borse mondiali in un mercato sempre aperto, non c'è più il tempo per cui il mercato è chiuso, un mercato è chiuso quando non ci sono più transazioni, oppure è limitato a un numero particolare di operatori. Nel commercio internazionale i prodotti non possono avere più una dimensione soltanto locale.
La nostra mozzarella di Gioia Del Colle, da tempo aveva avvertito una sua dimensione europea, difatti negli anni 80 ogni mattina il caseificio Capurso inviava le mozzarelle a Bruxelles. Poi altre società a caratura multinazionale hanno occupato quello spazio, la dimensione dell’azienda a livello internazionale ha giocato il suo ruolo.
Qui è opportuno conoscere le organizzazioni internazionali: WTO (World Trade Organization) organizzazione che regola il commercio; FMI (Fondo Monetario Internazionale) che Stiglitz (premio nobel per l’economia) dice che fino a qualche tempo si è dedicata più all’inflazione che non ai salari, alla disoccupazione e alla povertà; Banca Mondiale che sempre secondo Stiglitz, l’idea era che si dovesse occupare della povertà nel mondo e che l’FMI avesse il mandato di mantenere la stabilità economica globale.
Ma Stiglitz dice: concentrarsi sull’inflazione e ignorare il mondo del lavoro ha condotto all’ovvio risultato di aumentare la disoccupazione e la povertà. Oggi pare che l’FMI ha inserito ufficialmente tra le sue priorità la riduzione della povertà.
Poi ci sono i Blocchi economici regionali: UE (Unione Europea), NAFTA (North America Free Trade Agreement) nell’area sud americana. Nell’ambito della dimensione economica rientra il problema della manodopera meno costosa, e quindi lo spostamento delle attività produttive verso le aree più convenienti, uno dei problemi più scottanti della globalizzazione (le tensioni di cui accennavo prima).
Come componenti della dimensione economica ci sono tutte le motivazioni che spingono aziende o multinazionali come la FIAT oppure GM a cercare acquisizione o fusioni tra imprese di paesi diversi per motivi diversi: saturazione di mercati, competitività e riduzione costi. In questo tipo di politica c’è anche lo spostamento delle produzioni e la convenienza dei costi.
Mentre prima, nel vecchio sistema la dimensione politica aveva una sua autonomia separata dalla dimensione economica, in piena globalizzazione la dimensione economica chiama in campo subito la dimensione politica.
I diversi aspetti della dimensione politica riguardano le organizzazioni che tentano il coordinamento al livello mondiale: ONU (consiglio per la pace e la sicurezza internazionale);
G8, G10, G22, G77 (sono aggregazioni informali, nel senso che non ci sono vincoli degli stessi partecipanti alle loro stesse decisioni);
Lega Araba (organizzazione internazionale che prende stati del Nord-Africa, del Corno d’Africa e del Medio Oriente);
Unione Europea (un insieme di 27 stati democratici con una moneta unica che è l’euro, organizzati in un sistema intergovernativo alle cui istituzioni delegano parte della propria sovranità nazionale);
Organizzazione Unità Africana (è un‘organizzazione simile all’ONU che comprende tutti gli stati Africani, questo grazie a Mandela). Nell’ambito della dimensione politica ci sono anche le organizzazioni che regolano aspetti specifici della società: navigazione, trasporto aereo, poste, w3c (world wide web). Poi ci sono le organizzazioni militari: Nato (Organizzazione Internazionale per la collaborazione nella difesa).
Nell’ottica della dimensione del rischio e con riferimento alla soluzione di problemi mondiali, la globalizzazione ecologica richiama il wwf (World Wildlife Fund For Nature) organizzazione mondiale per la conservazione della natura.
Greenpeace (organizzazione non governativa ambientalista e pacifista) molto attiva per la difesa del clima, delle balene, attenta alle conseguenze sul nucleare e dell’ambiente in generale.
Ci sono le organizzazione a carattere umanitario come Amnesty International (organizzazione non governativa sovranazionale impegnata nella difesa dei diritti umani sanciti nella “Dichiarazione dei Diritti Umani”);
CRI (Croce Rossa Italiana); Medici senza frontiere (organizzazione internazionale privata che, si prefigge di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo dove, il diritto alla cura non è garantito).
Sempre nella dimensione del rischio ci sono conferenze e accordi sui problemi legati alla criminalità, alle malattie, ai diritti umani, all'ambiente, al razzismo: Porto Alegre (Brasile) sede delle prime edizione del World Social Forum.
Porto Alegre viene preso come esempio perché lo spirito e il metodo delle riunioni che ha ospitato il WSF, sono state animate da tutta la società civile mondiale. Sicuramente la situazione politica brasiliana, in quel periodo in evoluzione, guidata dal Partito dei Lavoratori Brasiliani ha dato un forte apporto alla riuscita degli incontri.
Sempre nell’ambito della soluzione dei problemi mondiali ci sono i movimenti No Global che rifiutano la globalizzazione, e New Global che prendono in considerazione la globalizzazione come risorsa.
La dimensione culturale inquadra il consumismo diffuso, i mezzi di comunicazione di massa: tv, stampa, telefonia fissa e mobile, Internet (questi ultimi hanno avuto un’evoluzione rapida nel giro un decennio). Della dimensione culturale fanno parte i credi religiosi che generano comunanze sovranazionali (dal cattolicesimo e dall'islam in poi, tutti i credi religiosi competono nella globalizzazione).
La dimensione culturale prende anche gli stili di vita ibridi (non più unico come nel secondo dopoguerra, l’Occidente aveva un unico modello). Oggi vivere insieme ai cinesi, ai marocchini, agli albanesi, ai rumeni, ai senegalesi e altre razze, porta a rendere ibridi diversi stili di vita.
Anche l’adozione di un bambino a distanza oppure adottare un bambino della stessa nazionalità, i corsi in lingua araba oggi molto frequentati, l’esistenza di competizioni mondiali e dell'organizzazione planetaria dello sport, nonostante tutti i guai che si porta dietro, sono tutti elementi di cultura.
Poi ci sono i premi e i riconoscimenti, di valore planetario: i premi culturali (Nobel…), i premi musicali e cinematografici (Oscar…), gare di bellezza (dopo la rivolta del femminismo nel mondo dovevano sparire, invece oggi non si possono toccare).
Continua con la 2^ ed ultima parte
                                                       
 Carlo Antonio Resta

Autonomia locale e promozione della sviluppo territoriale.

La 10^ lezione svoltasi il 20 febbraio 2010 nell’ambito del programma del II° anno 2009/2010 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle organizzata del Centro Studi Erasmo Onlus, ha trattato un tema focale per le autonomie locali: “Autonomia locale e promozione dello sviluppo territoriale". La lezione è piuttosto articolata e composita, piena e pregnante di territorialità, illuminante ai fini del ruolo e del compito delle autonomie locali.
Per affrontare questo tema vitale la nostra scuola ha chiamato il docente ing. Cafagno Angelantonio, conterraneo di Modugno (Ba), impegnato socialmente e politicamente, già assessore al comune di Modugno. Il docente è un informatico, libero professionista, legato da sempre all’impegno sociale.
Salutandoci dice: “Sono onorato di fare il relatore in questo tipo di scuola, conosco don Rocco d'Ambrosio da quando non era neanche sacerdote. Sono particolarmente soddisfatto di mettere a frutto una sintesi delle mie esperienze di amministratore”.
 
Per rendere maggiormente fruibile la lettura ho pensato di dividere la lezione in quattro parti.
 
Auguro a coloro che leggeranno i testi  una buona lettura.
 
Carlo Antonio Resta
 

PARTE  I

PARTE II 

PARTE III 

PARTE IV

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