Luca Bianchini, fra “amici” a Gioia.

Musica, scrittura e fortunati incontri dell’autore di Torino.
 
All’interno di un giro promozionale del suo ultimo libro “Siamo solo amici” lo scrittore, giornalista e speaker radiofonico Luca Bianchini ha avuto modo di regalare un po’ del suo tempo anche a Gioia del Colle, giovedì 23 giugno, nel chiostro del Comune, come già annunciato.
 
In una prima parte di intervista condotta da Massimo L’Abbate, Bianchini ha raccontato di sé attraverso alcune suggestioni musicali proposte, in un’atmosfera radiofonica. Così “Nuvole Rapide” dei Subsonica ricorda la colonna sonora di Santa Maradona, film la cui sceneggiatura ha ispirato Luca Bianchini a scrivere il suo primo romanzo: Istant Love.
 
La casualità è l’elemento che ha portato l’ingresso a Radio 2, quando Bianchini ha incontrato Fiorello, oppure la collaborazione con Vanity Fair decisa in meno di un’ora, il tempo di decidere a partire per un servizio in Tanzania. La conversazione prosegue piacevolmente con il racconto di aneddoti quali l’incontro con Eros Ramazzotti per scriverne la biografia, Continua la Lettura

Habemus Papam.

Il nuovo film di Nanni Moretti: Habemus Papam arriva al cinema con uno strascico di idee, se non polemiche, su quello che poteva essere un film di Moretti incentrato su un conclave vaticano.

Nel bene e nel male si può pensare che le aspettative di un film anticlericale o in qualche modo irrispettoso potranno essere deluse ma quello che c’è, è forse molto più interessante.
 
Il tema principale è l’elezione a pontefice di un cardinale, un uomo, che non si sente all’ altezza.
 
L’imprevisto all’interno di un cerimoniale secolare dà il via ad una situazione assurda che coinvolge più di un evento. Pur nei dubbi della dottrina cattolica su questo tipo di figura, viene chiamato uno psicanalista, interpretato da Moretti, che dovrebbe aiutare il pontefice a capire le ragioni del suo blocco. Così c’è modo di esplorare dall’interno gli ambienti dei cardinali, con le loro paure, i vizi e le debolezze. L’umorismo di Moretti affiora senza deridere, anzi è abbastanza bonario. Egli guarda golosità, giochi a carte, umane curiosità di uomini di chiesa comunque ligi al proprio ruolo e preoccupati per la situazione del Papa, osservato e coordinato dallo personaggio di Moretti che resta in Vaticano.
 
 Si accenna vagamente, quasi a caso e mai direttamente alla rigidità di certe regole di chiesa, così come la mediazione tra il rappresentante della ragione, Moretti, e gli uomini della fede, diventa più una reciproca conoscenza. L’eccezionalità della situazione dà occasione ai personaggi di venire a contatto con la propria parte più umana e rilassarsi. Il Papa cerca di capire cosa vuole veramente e lo vediamo fragilmente e dolcemente umano mentre si isola dalle pressioni vaticane. I cardinali, dovendo rimanere a lungo chiusi in Vaticano, si lasciano coinvolgere addirittura in un torneo di pallavolo interno, scoprendo la gioia del gioco in squadra.
 
L’ufficialità del rituale di creazione del nuovo pontificato viene interrotta in una sospensione surreale. Se l’ordinario è costrittivo, fatto di responsabilità che difficilmente si vorrebbero prendere, dove le regole del conclave costringono tutti a non comunicare con l’esterno; la sospensione dell’ordine costituito dà momenti di serenità e un assaggio di felicità. Così è anche possibile che qualcuno abbia il coraggio di confessarsi al di là delle aspettative previste dalle situazioni. La clausura imposta è quella fisica che non consente l’abbandono delle stanze vaticane, ed è anche la chiusura nelle responsabilità di ruoli così importanti.
 
Un film divertente ed emozionante in equilibrio nel raccontare una situazione così umana e naturale, il bisogno di essere sé stessi e di sentirsi liberi.
 

Pier Paolo Pasolini – Recital

21 aprile 2011 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Acculturi@moci, Quarta parete

 Opere e pensieri di un artista tremendamente attuale

 
Giovedì 14 aprile al Teatro Comunale Rossini, un appuntamento con la serie “Grandi personaggi a Gioia del Colle”. Un recital dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, a cura di Franco Terlizzi, con Gianni Rosini al pianoforte e la partecipazione di Angela Minafra.
 
Interpretando alcuni testi di Pasolini, tra prosa, pensieri e poesia e mostrando alcuni estratti dai suoi film, Terlizzi ci mostra alcune essenze del pensiero del complesso artista scomparso prematuramente e brutalmente Continua la Lettura

Don Chisciotte

19 aprile 2011 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Acculturi@moci, Quarta parete

Il Don Chisciotte di Cervantes è riletto da Ruggero Cappuccio nello spettacolo con la regia di Nadia Baldi, in scena al Teatro Rossini lunedì 11 aprile e martedì 12. Don Chisciotte è interpretato da Roberto Herlitzka mentre Lello Arena è un Salvo Panza napoletano e migrante.

In questa versione Don Chisciotte è un uomo colto, appassionato di letteratura e di epica che sogna grandi avventure nella nostalgia di un mondo fatto di bellezza e valori nobili.

Egli è un uomo che ha perso il contatto con la realtà nella fervida immaginazione che lo porta a credere reali certe avventure che immagina di vivere. Coinvolge, suo malgrado, il semplice e concreto Salvo che tenta di riportarlo alla ragione ma si lascia trasportare, al punto da aiutarlo a creare e completare con degli stratagemmi quello che a Don Chisciotte manca o non riesce sempre a pensare: un casco diventa un elmo e un carrello del supermercato un destriero per il cavaliere.

La differenza tra la praticità realistica di Salvo e l’eco di poesia e antichità di Chisciotte è anche a livello linguistico. Molto spesso il semplice uomo, divenuto scudiero, fraintende il senso delle parole del letterato ma l’aspetto più grottesco è in una discussione sulle lettere dell’alfabeto che per Salvo altro non sono che disegni che gli ricordano il suo paese natio: una scala, un laghetto, un pettine.

Eppure Salvo imparerà ad apprezzare le lettere e i racconti, continuerà egli stesso il gioco dell’invenzione, quando le avventure del “cavaliere” sembrano non avere un punto di svolta.

Si affeziona Salvo a Don Chisciotte desiderando anche vivere davvero quelle avventure fantastiche, rifugio in un mondo poetico diverso dalla realtà fredda e dal senso di solitudine che trasmette.

La Scuola delle Mogli

La scuola delle mogli

 
La scuola delle mogli è una commedia di Molière del 1662 in cui il ricco Arnolphe trova un suo sistema per avere una moglie perfetta al riparo dalla possibilità di avere le corna, la sua ossessione. Così fa crescere l’ingenua trovatella Sophie, tenendola nella più completa ignoranza possibile, in modo che non cresca in lei furbizia, malizia e di conseguenza anche intelligenza. Così egli pensa di poter avere una bambola innocente, schiava e devota. Le vicende e la vita non sono invece così programmabili. Il figlio di un suo amico, il giovane Horace, si invaghisce della ragazza ed è ricambiato e si confida pure con Arnolphe, non sapendo che egli è il tutore e pretendente di Sophie poiché ora Arnolphe si fa chiamare Signor “Del Ceppo”.
 
L’allestimento andato in scena giovedì 7 aprile 2011 al Teatro Rossini, con la regia di Valter Malosti, porta l’opera in un contesto inedito, a partire dalla scelta della scenografia che mette al centro della scena proprio un ceppo d’albero, che è il pretesto di Arnolphe per darsi un nome altisonante, ceppo posto su un disco circolare pavimentato, come una piccola piazza. La sua dimora, dove è rinchiusa la giovane Sophie con i domestici, Continua la Lettura

Elisir d’amore

Venerdì 11 marzo 2011 al Teatro Rossini è andato in scena l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti.
 
Il melodramma giocoso di Donizetti racconta di un leggendario elisir che avrebbe provocato l’amore fra Tristano e Isotta. Adina, leggendo questa storia, si meraviglia dei poteri di questo filtro mentre il contadino Nemorino non riesce a confessare il suo amore per lei e anche quando ci riuscirà, lei sarà inizialmente ritrosa nel ricambiarlo.
 
La faccenda si complica quando il sergente Belcore arriva al villaggio cercando nuove reclute ed inizia a corteggiare Adina la quale, pur senza rispondere subito, sembra non disdegnare il pretendente, provocando così la gelosia di Nemorino. Intanto arriva Dulcamara, un sedicente venditore di filtri miracolosi e riesce a spacciare a Nemorino un vino per il fantomatico Elisir d’amore. Mentre Nemorino crede di poter presto conquistare l’amore di Adina, i due continuano a non capirsi e a suscitare una gelosia reciproca finché le cose si chiariscono.
 
L’opera è definita una svolta nel genere dove gli aspetti buffi, sottolineati dalla musica, fanno ridere e sorridere in maniera funzionale ad esprimere l’umanità dei personaggi, in grado di far sorridere sulle proprie debolezze ed emozionare per la capacità di amare e soffrire per i propri sentimenti.
 
Lo spettacolo visto, pur dignitoso, soffre delle inevitabili limitazioni di un teatro deputato ad altre funzioni: dalle scenografie alla messa in scena che costringe gli interpreti nello spazio, soprattutto nelle scene d’insieme.
 
A fine spettacolo l’omaggio della compagnia che ha intonato, insieme al pubblico, l’Inno Nazionale in prossimità della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Ladro di razza

Al Teatro Rossini approda Ladro di razza con Rodolfo Laganà, Francesco Pannofino e Francesca Reggiani.

E’ una commedia ambientata nella Roma della seconda guerra mondiale con la Storia del nazi-fascismo sullo sfondo. In uno scenario di ristrettezza di mezzi il ladro Tiberio si rifugia dall’amico Oreste, operaio.

Tiberio deve dei soldi a un usuraio ma il lavoro non fa per lui; ritenta gli espedienti a cui è abituato per trovare denaro. Incontra una ricca zitella ebrea, indurita dal lavoro e poco incline a gentilezze, che vuole corteggiare per trarne vantaggi.

La piccola storia dei personaggi e dei loro stratagemmi per sopravvivere incontra la drammatica realtà in cui non si trovano alimenti che poco prima, e al giorno d’oggi, ci sembra normale trovare.

C’è divertimento e sorrisi mentre gli amici discutono se sia meglio pensare all’immediato, magari con l’onesto sacrificio del lavoro, o puntare più in alto.

La donna ebrea si chiede se sia vero quel che si dice sugli ebrei e sul destino delle loro deportazioni. Si ride amaramente per la differenza tra il pubblico che conosce, a posteriori, la realtà storica e i personaggi che credono di esagerare immaginando cose turpi come l’esistenza dei “forni” per gli ebrei.

Chi lo pensa viene preso in giro.

La fredda grettezza che in qualche modo colpisce ogni personaggio, in una forma di egoismo che è legittima strategia di sopravvivenza, si scioglie un po’ quando i personaggi sono toccati da un sentimento d’amore, quando sognano qualcosa, quando iniziano a tenere per qualcuno e a temere per la sua vita. Un'altra opera che col sorriso vuole reagire al dramma della Storia.

“Non si sa come” di Sebastiano Lomonaco

Pirandello tra sogno e varietà

Sebastiano Lomonaco torna al Teatro Rossini dopo aver portato, l’anno scorso “Il berretto a sonagli”.
 
Egli ripropone Pirandello con “Non si sa come” in scena mercoledì 9 e giovedì 10 febbraio.
 
C’è l’evocazione di un dramma che coinvolge il protagonista, sepolto nella coscienza e riaffiorato dopo anni, che stimola l’affiorare di altri segreti che coinvolgono lui e i propri amici, tra un delitto e tradimenti. Inedita è invece la contestualizzazione della vicenda ambientata su una nave da crociera dove una compagnia teatrale degli anni Trenta prova e propone i suoi spettacoli. Continua la Lettura

Conversazione con Carlo Verdone

30 gennaio 2011 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Acculturi@moci, Quarta parete

Tra cinema e realtà, sorrisi e riflessioni con l’artista premiato a Bari.

Durante il Bari International Film & Tv Festival, in corso tra il 22 e il 29 gennaio 2011 a Bari, viene consegnato a Carlo Verdone il “Premio Fellini 8 ½ per l’eccellenza artistica”, nel Teatro Petruzzelli alle ore 21 di lunedì 24 gennaio.

Prima, alle ore 11 nel Teatro Kursaal, il pubblico ha potuto incontrare l’artista e fargli anche domande, in una speciale Lezione di Cinema coordinata da Marco Spagnoli.

Verdone si è raccontato partendo dal suo film del 2010 Io Loro e Lara in cui ha cercato un equilibrio tra la vena brillante e la crisi di fede del personaggio del sacerdote che interpreta. Il suo prossimo film riguarderà la storia di tre mariti separati che devono dare quasi tutto quel che guadagnano alle famiglie che hanno lasciato. Continua la Lettura

Il giorno della civetta

Il romanzo di Leonardo Sciascia è adattato per la rappresentazione teatrale con la regia del nipote dell’autore, Fabrizio Catalano Sciascia e inscenato al Teatro Rossini di Gioia del Colle il 19 e 20 gennaio 2011. Tra gli interpreti ricordiamo Sebastiano Somma e Orso Maria Guerrini, nomi noti al pubblico.

L’ambientazione della Sicilia degli anni Sessanta illustra l’inchiesta difficoltosa su un omicidio, condotta da un pur volenteroso capitano dei carabinieri, tra la reticenza e la diffidenza degli interrogati, mentre le identità e i ruoli degli indagati si perdono nelle informazioni carenti e i soprannomi che nascondono i veri nomi di chi potrebbe essere collegato alle vicende.

In uno scenario cui le storie e le cronache ci hanno abituato ci sono anche riferimenti al presente, in cui i rappresentanti di giustizia sono mal visti come persecutori e impiccioni negli interessi altrui, i poteri si confondono e la mafia si sposta dalla Sicilia verso altri orizzonti. Se ci sono forze positive, come dice il regista, sono rese inoffensive da chi è più forte e sa manovrare per i propri scopi.

Sciascia diceva che in Sicilia nessuno ha mai creduto nelle idee e nella possibilità che il mondo possa cambiare ed essere diverso da come è sempre stato. Così anche questo spettacolo riflette, attraverso toni spesso monocordi, l’asfittica e statica situazione di stallo di una centrale dei carabinieri dove non si riesce a cavare molte risposte, e ancor meno azioni, mentre oscuri personaggi controllano che niente vada fuori i propri progetti e niente si scopra. Un’altra occasione di riflessione per il pubblico e il cittadino sia pure in una constatazione di inattiva contemplazione.

Laboratorio per piccoli attori: la presentazione.

L’Associazione Culturale “Ombre” organizza, in collaborazione con la Direzione del Teatro Comunale Rossini, anche quest'anno, corsi teatrali per “Piccoli Attori” di età compresa tra i 7 e 9 anni e tra i 10 e 12 anni.

 
Il laboratorio si propone ancora di educare le ultime generazioni all’arte del Teatro, alle sue caratteristiche, i suoi segreti e il suo fascino peculiare, diverso da quello del cinema e della televisione, perché il teatro avviene dal vivo e nel preciso momento della rappresentazione. Un risultato voluto è quello di stimolare la creatività e l’espressività comunicativa, verbale e fisica dei partecipanti.
 
Nella presentazione del programma del laboratorio di lunedì 20 dicembre, alle ore 17.30, all’interno del foyer del Teatro Comunale Rossini, le componenti dell’associazione dichiarano espressamente di pensare che presso i bambini e i preadolescenti ci siano troppi videogiochi e troppi pochi libri.
 
Questo laboratorio vuole far riscoprire a bambini e ragazzi le dinamiche di gruppo attraverso il gioco del teatro, misurandosi Continua la Lettura

RAPUNZEL

Un incontro tra tradizione e innovazione per il 50° film d’animazione Disney. 

Dopo una lunga e travagliata lavorazione, il film Rapunzel porta sugli schermi un risultato che, in qualche modo dà senso al traguardo numero cinquanta dei film animati della Disney.

La cosa che salta immediatamente all’occhio è il notevole aspetto visivo, frutto della scommessa di fondere la precisione dell’animazione manuale con i prodigi del digitale 3D (Il film è disponibile anche in 2D, senza occhiali, ma essendo nato per il 3D rende di più in questo formato). Lo stile visivo iniziale di riferimento è quello pittorico di Fragonard e l’aspetto finale delle scene può dare l’effetto di quadri tridimensionali in movimento, con un impatto nuovo e coinvolgente. La trama è una rivisitazione moderna della fiaba dei fratelli Grimm, Raperonzolo.

Con questo film la nuova Disney ha voluto dimostrare di saper nuovamente allestire grandi messe in scena che emozionino e meraviglino, anche grazie al ritorno alla composizione di colonna sonora e canzoni del pluri premio Oscar Alan Menken, autore di quasi tutte le colonne sonore Disney dei fortunati anni Novanta. Qui la musica, oltre alle parti da musical, è più acustica, a tratti rock, in linea con la maggiore modernità del film, in cui c’è una voglia di ironia e divertimento che si prende simpaticamente in gioco anche degli archetipi narrativi e di stili consolidati. In questo modo i personaggi hanno uno spessore, che li rende insieme classici e moderni, con una psicologia che li rende realistici e profondi oltre quello che richiederebbe la loro funzione nella narrazione fiabesca.

Così assistiamo a sottili ambiguità nel rapporto tra la protagonista Rapunzel e la sua Madre Gothel, per esempio. Non sono da tralasciare i comprimari come gli animali: il camaleonte e il cavallo e i furfanti della taverna. Anche l’eroe maschile, un ladro avventuroso, riesce ad emanciparsi dal ruolo stretto di salvatore della situazione così come la principessa agisce in modo combattivo per realizzare il suo sogno. Continua la Lettura

BENE MIO, CORE MIO

3 dicembre 2010 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Avvio della stagione teatrale con De Filippo, musica, video e bravi attori.

 
Bene mio, core mio è stata l’ultima regia di Eduardo De Filippo, del 1983, anno dal quale in poi l’opera non è stata più rappresentata. Nella sua riproposizione, con la regia di Bruno Colella che la interpreta insieme a Lunetta Savino, l’opera apre la stagione teatrale del Teatro Rossini di Gioia del Colle con lo spettacolo di giovedì 2 dicembre, ripreso venerdì 3 dicembre.
 
La storia di due fratelli, Lorenzo e Chiarina, uniti da vincoli di affetto che rendono difficile la gestione dei ricordi e dei beni di famiglia, nonché del proseguimento delle loro vite, prende una piega inattesa quando lei riscopre le gioie femminili dell’innamoramento. La vicenda di umanità a Napoli è raccontata tra tipicità e tradizione, garantite dal testo originale. Le scene sono elaborate con un tessuto moderno che può ricordare la città di oggi, grazie alla contaminazione di video che, in scena, diventano ora quadri di casa; ora scene di luoghi esterni, con suoni e colori di vivaci mercati rionali; oppure i video sugli schermi fungono da telecamere di videocitofono, che annunciano chi sta per arrivare; altre volte ancora sono immagini evocative tratte dal cinema.
 
Un altro espediente che vivacizza la rappresentazione, aggiungendo un altro medium per lo spettatore, è la musica che diventa canzone, cantata direttamente dagli attori. Canzoni in napoletano affini al testo che gli danno ancora un sapore moderno, facendo acquisire una dignità al genere musicale stesso donando allo spettacolo parentesi quasi da musical, dove all’occorrenza gli interpreti diventano un coro che sottolinea in modo suggestivo certi momenti.
 
La fusione tra le componenti dell’allestimento è sostenuta dall’abilità degli interpreti. Si spera che questa apertura sia un buon auspico per la stagione teatrale.
 
 
 
 
 
 

TOY STORY 3

2 settembre 2010 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Acculturi@moci, Quarta parete

Umanissima vita attraverso i giocattoli.

Anche in Italia l’estate al cinema dispensa uscite interessanti previste per questo periodo. E’ il caso del terzo capitolo della saga Disney – Pixar: Toy Story 3.

Abbiamo già ribadito che l’animazione sia una tecnica, non un genere, né questo cinema è prodotto per un’età definita. Questo è vero come e più per queste produzioni di livello sempre crescente, a partire dal primo episodio Toy Story, da cui è iniziata la storia dei lungometraggi Pixar, con un miglioramento progressivo che fa di questo episodio quello più alto della saga e uno dei migliori Pixar in assoluto.

Per gradire questi film va premessa forse l’affezione ai protagonisti maturata attraverso la visione dei primi due film ma soprattutto la capacità di emozionarsi, e ricordarsi, al pensiero dei giocattoli di quando si era piccoli, al pensiero dell’infanzia che scorre e non ritorna, all’umana paura dell’abbandono, a tutte le età. Toy Story 3 conclude la vicenda dei giocattoli che hanno accompagnato la crescita del bambino Andy che ormai è diventato un ragazzo diciottenne pronto a partire per il College.

Qui si pone la necessità di sapere che ne sarà dei suoi giocattoli che non sanno più qual è il loro ruolo, ora che il loro padrone è cresciuto. Essi hanno la malinconia e i problemi delle persone con le loro crisi esistenziali. Il film aumenta quindi i toni cupi e della commozione, ma ha anche pezzi davvero divertenti.

Il terzo episodio continua la metafora della vita reale degli uomini con i suoi cambiamenti, e quella dei giocattoli muti accompagnatori delle nostre esistenze che grazie al cinema scopriamo essere portatori di umanissimi sentimenti.

I BAMBINI A TEATRO

22 maggio 2010 Autore: Andrea Di Cosmo  
Categorie: Primo Piano, Quarta parete

I Bambini dei laboratori teatrali dell’associazione Ombre in scena al Rossini.

Mercoledì 19 maggio al Teatro alle ore 20:00 comunale Rossini si sono esibiti i bimbi che hanno partecipato ai laboratori teatrali organizzati dall’associazione “Ombre”. I piccoli attori tra i 6 e gli 8 anni hanno rappresentato la storia di “Cappuccetto Rosso”, con testo basato sulla fiaba trascritta dai fratelli Grimm, mentre quelli tra i 9 e i 12 anni hanno preso parte a “La Gazza Ladra” col testo di G.Rossini, rivisto e rivisitato da Emanuele Luzzati. Continua la Lettura

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