1966-2016: I 50 anni del 36° Stormo

25 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Storia

36° Stormo

Gioia  è sede del 36° Stormo Caccia dell'A.M. L'aeroporto è intitolato al Capitano pilota Antonio Ramirez, caduto nel cielo di Capua il  28 aprile 1930.

Lo Stormo viene costituito il 1° febbraio 1938 a Bologna ed opera durante la Seconda Guerra Mondiale nei cieli di Albania e Tunisia con azioni di bombardamento e ricognizione, ma soprattutto nei cieli del Mediterraneo con azioni di bombardamento e di siluramento.

In tali occasioni, oltre ad infliggere rilevanti perdite al nemico, cadono in missioni di guerra anche due Comandanti dello Stormo: il colonnello pilota Farina Giovanni e il colonnello pilota Seidl Helmuth, entrambi decorati con medaglia d’oro alla memoria. A quest’ultimo Comandante, morto il 27 settembre 1941 nel cielo del Mediterraneo Centrale acque dell’Isola de la Galitè, è stato intitolato il 36° Stormo, mentre l’aeroporto militare di Gioia  è intitolato al capitano pilota Antonio Ramirez, morto in un incidente aereo il 28 aprile 1930.

Per la sua partecipazione alle zioni di guerra la bandiera del 36° Stormo è ancora oggi la più decorata tra quelle dell’Aeronautica Militare Italiana.

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Ricordo di Filippo Paradiso

24 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Attualità

27902584123_0c188eae40_zIl 24 luglio Filippo Paradiso ha salutato questo mondo terreno lasciando nel dolore e nello sbigottimento i parenti e le numerose persone che hanno avuto la fortuna di condividere la sua amicizia.

Ho avuto l'onore di conoscerlo, di frequentarlo e di apprezzare le sue qualità umane,  di studioso, di poeta, di uomo amante della vita, anche se così prematuramente colpito da un male inarrestabile. 

Nei nostri incontri è stato lui a darci coraggio e a sollecitarci di continuare nei nostri impegni a favore di Gioia e a chiederci notizie sui progetti che stavamo portando avanti. Abbiamo collaborato con lui anche in alcuni lavori per il recupero delle nostre radici storiche e di alcuni avvenimenti del nostro paese. Solo negli ultimi tempi l'aggravarsi del male aveva rallentato la sua attività di studioso e di poeta, ma non aveva scalfito la sua voglia di vivere e di condividere esperienze e conoscenze con gli amici.

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Vessilli ad Arte nel Centro Storico di Gioia

Vessilli 1Dopo le due fortunate edizioni de ' Le Porte dell'Imperatore ', che hanno arricchito il Centro Storico di Gioia nel 2012 e 2013, ancora una volta l'Associazione artistico-culturale Artensione, nella persona di Mario Pugliese, ha voluto impreziosire la culla del nostro paese con opere artistiche che rievocano il nostro passato e le nostre tradizioni e quindi rimanendo  in tema con le precedenti iniziative messe in campo dalla stessa Associazione.

L'evento è stato reso possibile grazie alla disponibilità  della nuova Amministrazione comunale, nella persona dell'Assessore alla Cultura del Comune di Gioia, che ha accolto con entusiasmola proposta di Mario Pugliese.

Insieme all'ideatore del progetto vanno annoverati altri soggetti che hanno preso parte attiva alla realizzazione del progetto: artisti, aziende e associazioni.

Numerosa è stata la schiera degli artisti, che si citano in ordine alfabetico: Deborah Angelillo – Michele Angelillo- Ettore Basciano – Fabio Catucci – Pompeo Colacicco – Umberto Colapinto – Giuseppe Covella – Annalaura Cuscito – Antonio D'Aprile – Claudio de Leo – Stefania di Gioia – Gino Donvito – Mariangela Farella – Michele Ferrovecchio – Pino Ferrovecchio – Concetta Forte – Vito Antonio Fosco – Laura Galante – Andrea Gatti – Sergio Gatti – Antonella Lozito – Mario Lozito – Antonio Milano – Mimmo Milano – Mariella Minore – Noire – Francesca Pastore – Valerio Pastore – Carmine Pavone – Mario Pugliese – Francesca Quatraro – Maria Teresa Romano – Francesco Sannicandro – Lidia Stasi – Giuseppe Van Westerhout – Mario Verrastro.

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C’era una volta… lo stagnino

17 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Storia

stagninoUn banco in legno usurato dal tempo, un ceppo possente di antica fattura, tra i suoi nodi, sotto la base, cerchi misteriosi, graduati…misure di un tempo per tarare le imboccature degli zinni, evoluzione di orci ben più robusti e capienti.

Qua e là nella piccola bottega, pinze, cesoie, martelli, incudini di diversa misura, una vecchia pompa per irrorare di zolfo e ossido di rame i vigneti, una morsa, un trapano a mano, un cannello e in un piattino ossidato, frammenti e perle di stagno. Su un soppalco paioli, caldaie, contenitori per olio ed ancora, un po’ nascosti sul retro, enormi fogli di zinco.

Con tre di essi, da 0,70 per 1,50 metri si ottiene uno zinno in grado di contenere un quintale di olio, un foglio in più per quello da 150 chili. Fascette da cinque centimetri vengono sacrificate per unire e rinforzare le giunture, nasce così il corpo cilindrico del recipiente cui verrà applicato il fondo, preparato con cura e rinforzato al centro per poi essere “cucito” con una bordatrice alla base dei fogli ricurvi.

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Museo naturalistico della Murgia a Monte Rotondo

Museo Monte RotondoMonte Rotondo è nota per l’ubicazione della Chiesetta dell’Annunziata, fatta costruire nel 1309 dall’arcivescovo di Bari, Romualdo, in quanto la zona era proprietà della chiesa di San Nicolò di Bari, come ci conferma la concessione che  nel 1087 Ruggero d’Altavilla fece all’arcivescovo di Bari, Ursone.

La chiesetta in passato era frequentata dagli abitanti della contrada, che numerosi vivevano in campagna, dediti alle attività agricole e alla zootecnia.

Ancora oggi intorno alla chiesa si svolge un antico rito tra pagano e cristiano, noto con il nome di  passata al monte, tradizione  che si svolge durante la prima domenica dopo  Pasqua, il giovedì e la domenica successiva.

Oggi  nell’ex masseria adiacente alla chiesetta  si tengono campi estivi per ragazzi e ritiri spiritualiper gruppi di laici e di religiosi.

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Vito Umberto Celiberti

15 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Storia

Celiberti Vito UmbertoCi sono uomini che attraversano in punta di piedi la vita, riservati nel pubblico e nel privato, discreti, garbati, onesti… galantuomini, a dirla con un termine desueto. Collera, litigi, pettegolezzi non fanno parte del loro corredo genetico, così profondamente “per bene” e rispettosi del prossimo e delle regole, da non ravvisare in chi è loro accanto, malanimo e slealtà. Uomini incapaci di difendersi dalle angherie di colleghi e “soloni” del gotha intellettuale, tanto da apparir quasi sprovveduti, soprattutto quando scelgono di restar

                              Vito Celiberti e la sua maestra Angela Basta Guida                           lontani dalle luci del protagonismo, pur se “attori” del loro tempo. Vito Umberto Celiberti è uno di questi uomini. Nasce il 2 gennaio del 1933, la sua mamma è Emilia Desderi, nobildonna di Lanciano e valente latinista che rinuncia alla docenza per dedicarsi alla famiglia, il suo papà è il professor Armando Adolfo Celiberti, storico, studioso ed erudito letterato che da lui tanto si aspetta. Vito intraprende gli studi classici, versi latini ed elegie greche musicano la sua infanzia, ma è attratto dalle logiche della tecnologia.

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La Cantina Sociale

Cantina SocialeTra le eccellenze del territorio di Gioia c’è da annoverare il vino primitivo, la cui coltivazione si è diffusa nel nostro territorio sin dalla fine del XVIII secolo.

I proprietari di terreni coltivati a vigneto di primitivo in passato erano soliti vinificare artigianalmente le proprie uve in apposite cantine e vendere  la parte eccedente l’uso personale al dettaglio o all’ingrosso ad acquirenti locali o forestieri.

A volte, quando la produzione era abbondante  i produttori di vino si affidavano alla figura del mediatore per vendere a terzi la parte eccedente il proprio fabbisogno. Molto spesso grosse quantità di vino venivano comprate da società del Nord e utilizzate per aumentare il grado alcolico delle produzioni del settentrione d’Italia o, nel peggiore dei casi, per ‘ tagliare ‘ i vini francesi  notoriamente portatori di una bassa gradazione alcolica, vini o spumanti che, una volta imbottigliati tornavano da noi per essere venduti a caro prezzo.

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La S.A.I.L. Latte Perla Granarolo

13 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

PerlaIl territorio gioiese  oltre ad essere una zona  di  “interesse turistico rilevante” (L.R. 23/1993), per la presenza del castello Normanno-Svevo, di numerosi monumenti dell’archeologia industriale  e di insediamenti industriali e di diverse zone archeologiche, da sempre ha espresso la sua vocazione agro-alimentare, grazie alla vastità del suo territorio, che si estende per circa 206 Kmq e che si sviluppa in zona collinare, con altitudini comprese fra i 296 e i 435 metri s.l.m.

Tra i prodotti  più significativi del nostro territorio annoveriamo il latte e i derivati della sua lavorazione.

Oltre al caseificio dei Fratelli Capurso e ad una serie di caseifici locali un incremento sostanziale all’attività casearia gioiese è venuto in passato dalla S.A.I.L ( Società Agricola Industriale Latte ). Uno dei fiori all’occhiello della comunità gioiese è senz’altro la pluriennale presenza sul territorio dello stabilimento S.A.I.L.  Latte Perla. A differenza di altre realtà, come la Termosud Ansaldo, la S.A.I.L. è l’esempio tipico di come dalle nostre parti si può

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Il Museo della Civiltà Contadina

La noriaC’è un luogo a Gioia del Colle in cui i mestieri di un tempo non sono affatto scomparsi, ma  sono ancora vivi e presenti. Infatti, anche se cristallizzati  nella loro statica configurazione, oggetti, arnesi e strumenti legati ad attività artigianali del passato parlano, ci riportano alla nostra tradizione contadina e agricola e  attraverso di loro  ci fanno rivivere momenti e ricordi di un tempo scomparso. E’ un’oasi in cui si respira non un’atmosfera di polvere o di rimpianto, segni che il tempo inesorabilmente lascia su oggetti e persone, ma dove si viene in contatto con un passato pieno di vita e di operosità, elementi che hanno reso importante e famosa la nostra città e i nostri laboriosi compaesani.

Questo luogo è il Museo della Civiltà Contadina.

Vale la pena visitare questo  Museo ricchissimo e unico, messo su nel corso di diversi anni, con grande amore, pazienza,  fatica e sacrifici economici, dal proprietario, il dott. Vito Santoiemma.

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D’Antan al ” Premio Noci per la storia locale “

10 luglio 2016 Autore:  
Categorie: Comunicati, Storia

D'AntanLa Commissione giudicatrice del “Premio Noci per la storia locale” ha decretato lo scorso 17 Maggio i vincitori della 13^ edizione. La stessa è presieduta dal Sindaco Domenico Nisi e da Domenico Blasi, Direttore del Gruppo Umanesimo della Pietra di Martina Franca, la Dr.ssa Rita Caforio, Direttrice della Biblioteca comunale di Latiano (delegata dal Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia), la Dr.ssa Enrica Simonetti, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno e il Prof. Pietro Sisto, docente di letteratura italiana presso l’Università degli studi di Bari. A svolgere le funzioni di Segretario Giuseppe Basile, Direttore della Biblioteca Comunale di Noci. La Giunta ha approvato i verbali della Commissione con Delibera n. 57 del 27 Maggio 2016.

Dopo la premiazione del vincitore  per la 1^ sezione, riservata a opere (anche multimediali) e a tesi sulla storia di Noci (problemi, momenti, figure, aspetti, etc.) e dotata del premio di €  2.000,00, e di quello per la 2^ sezione, riservata a opere (anche multimediali) sulla storia dell’area circostante a Noci e dotata del premio di € 1.200,00, la Commissione ha deciso con giudizio unanime di segnalare il seguente lavoro, premiato con una targa: “D’Antan: Gioia del Colle raccontata per 72 immagini di primo ‘900” a cura di Sebastiano Lagosante e scritto con il contributo di alcuni studiosi gioiesi: Esther Celiberti, Pino

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