La vita di San Filippo ( libro I capp. XVIII-XIX )
LIBRO I CAP. XVIII
Filippo si parte da S. Girolamo, e và ad habitare co' suoi alla Vallicella.
Or se ben havea Filippo ridotte le cose à buon termine, & esso governava la Congregatione, nè si facea cosa alcuna senza di lui, come quegli, che era stato autore di tutta l'opera; nondimeno, come habbiamo detto, non [...]
LIBRO I CAP. XVIII
Filippo si parte da S. Girolamo, e và ad habitare co' suoi alla Vallicella.
Or se ben havea Filippo ridotte le cose à buon termine, & esso governava la Congregatione, nè si facea cosa alcuna senza di lui, come quegli, che era stato autore di tutta l'opera; nondimeno, come habbiamo detto, non havea mai voluto lasciare l'habitatione di s. Girolamo della Carità, ancorche da' Padri ne fosse stato molte volte pregato, e vi havessero usato ogni mezo per indurlo à ciò fare. La ragione di questa sua renitenza,che à suoi parea troppo dura, era perche non voleva esser domandato Fondatore di Congregationi, nome molto alieno dal basso concetto c' havea di se stesso; oltre che dicea, non voler fuggire la Croce, e quel luogo, nel quale il Signore gli havea dato tante occasioni di meritare: e finalmente, perche, essendo stato quivi per lo spatio di trentatre anni, non poteva indursi à non conseguire il fine di ogni così lunga perseveranza.
Mà vedendo i Padri la necessità, che havea la Congregatione della presenza del suo Capo, e non havendo mai per l'addietro potuto, nè per se medesimi, nè per altri indurlo ad acconsentire al desiderio loro, ricorsero al Cardinal Pietro Donato Cesi, pregandolo, che ne volesse parlare col Papa, che all'hora era Gregorio Decimoterzo, accioche domandasse à Filippo, che andasse ad habitare con loro alla Vallicella. Il Pontefice intesa la giusta domanda de' Padri, ordinò al Cardinale, che comandasse da sua parte à Filippo, che in tutt'i modi v'andasse. Il che inteso dal Santo, subito, come quegli, che sempre stimò sopra ogni altra cosa la virtù dell'obbedienza, e massimamente del Sommo Pontefice, eseguì il comandamento con ogni prontezza; & alli ventidue di Novemmbre nel giorno di S. Cecilia, nel mille cinquecento ottantatre, si partì da S. Girolamo, e se n'andò ad habitare à S. Maria in Vallicella.
Or se ben Filippo si partì da quel luogo, non per questo si mutò punto della sua ritratezza, e modo di vivere: onde giunto alla Valicella, si elesse per habitatione una delle più alte, e rimote stanze di casa, per poter quivi più facilmente, come faceva in S. Girolamo, attendere alla contemplatione: e quella maniera di camminare nella via di Dio, che, fatto Sacerdote, si era presa, continuò sempre infino all'ultimo punto della vita sua.
Nel giorno, che partì comandò a' suoi, che da S. Girolamo alla Vallicella portassero, come in processione, tutte quelle poche massaritie, che si trovavano, come padelle, palette, & altre cose, vili; e mentre passavano da Corte Savella,che in quei tempi era pubblica Prigione, i carcerati vedendoli se ne burlavano, & uno frà gli altri disse: Padre, fate buone frittate: facendo il Santo in questo modo guadagno con la mortificatione, com'era solito, e nella persona sua, e de gli altri.
Per l'affettione poi, che portava alla Chiesa di S. Girolamo, volle, infino che visse, ritenere appresso di se le chiavi delle sue stanze, andandovi egli stesso à stare per qualche hora, emandandovi sovente, qualcheduno de' suoi à rivederle. Nel resto visse sempre nella Vallicella in santa pace con grandissima sodisfattione della Congregatione, e di tutta Roma.
CAP: XIX
Dell'istituto, e governo della Congregatione.
Andato dunque Filippo ad habitare co' suoi, si come fù sempre riconosciuto per capo, e fondatore della Congregatione, così di comun consenso fù confermato Preposto di quella; il qual carico, havendo egli contra sua voglia accettato, e volendo co' fatti dar'essempio di quello, che volea, che si osservasse dopo a sua morte, cioè, che'l Superiore si dovesse fare, ò confermare ogni trè anni, volle, che ciò si praticasse prima nella persona sua. Il che havendo di già i Padri esseguito, giudicando poi esser quasi che necessario eccettuarlo da detta Regola, nel mille cinquecento ottantasette alli dicianove di Giugno lo dichiararono Preposto perpetuo della Congregatione: la qual cura non voleva egli in niun modo accettare; ma vinto da tanti preghi, che da tutti se gli faceano, finalmente acconsentì.
Confermato Preposto perpetuo si lasciò intendere per istabilimento della Congregatione, conforme alla sua prima erettione,, esser la mente sua, che coloro, che entravano in essa, dovessero mantenersi in istato di Preti, e Chierici secolari, à i quali voleva, che fossero in tutte le cose conformi quanto all'esterno, nè si legassero in modo alcuno con voto, nè con giuramento; dicendo, che se qualcheduno bramoso di più alto stato, desiderava far voti, non mancano diverse Religioni, nelle quali poteva pienamente sodisfare al desiderio suo: ma ch'egli nella sua Congregatione volea persone, che liberamente, e senza legame servissero à Dio, non volendo introdurre nuova religione; perche intendeva, che la carità fosse vincolo, e legame; attendendo essi alla salute dell'anime loro, e de' prossimi, & à mantenere l'Istituto fondato principalmente nell'Oratione, Parola di Dio, e Frequenza de' Sacramenti. Perciò dicea, che cercassero tutti d'imitare i Religiosi nella perfettione, se bene non gl'imitavano nel fare i voti: volendo, che tale fosse il vivere della Congregatione, che considerandolo quelli, che non presumevano d'entratre nelle Religioni per l'asprezza delle regole, havessero dove potersi ritirare per servire più liberamente à Dio.
Fece di più alcune Constitutioni con consenso, e participatione de' Padri: le quali furono communemente riceute: havendole prima conferite con persone pratiche, sì di spirito, come di scienza, e di prudenza; & in particolare con Girolamo Cardinal della Rovere, Arcivescovo di Turino, huomo dottissimo, e di grandissimo giuditio: e dopo di essere state ben rivedute, e raticate per più di trent'anni continui, sono state finalmente approvate, e confermate con Breve Apostolico, sotto li ventiquattro di Febraro mille seicento dodici dalla gloriosa memoria di Paolo Papa Quinto, da cui la nostra Congregatione professa d'haver ricevuto moltissime gratie.
Ma perche del governo, e modo particolare di vivere della Congregatione si tratta pienamente nelle Constitutioni, non faremo sopra di ciò più lungo discorso: ma solamente diremo, che per opera di San Filippo Sua Divina Maestà hà posto in Roma un modo di trattar familiarmente, & utilmente ogni giorno la parola di Dio: posciache avendo egli infin da principio, che si faceano i ragionamenti in San Girolamo della Carità, sperimentato il frutto grande, che si cavava da quell'esercitio, stabilì, & ordinò, che ogni giorno, dal Sabbato in poi, ( così anche si era osservato per l'addietro ) premessa una Lettione volgare di qualche libro spirituale, si facessero quattro ragionamenti, l'uno dopo l'altro, di mez'hora l'uno: dopo de' quali si cantasse qualche laude spirituale per sollevamento de gli animi de gli ascoltanti; e nel fine si facesse un poco d'oratione, con tre Pater noster, e tre Ave Maria per li bisogni di Santa Chiesa, e per altre occorrenze, e così finisse quest'esercitio.
Assistè egli stesso per molti anni à tutti quattro i sermoni ogni giorno: il che osservarono ancora la maggior parte de' suoi: anzi, quando si facea l'Oratorio in S. Girolamo, il Santo non solo via assisteva ogni dì, ma ancora ogni dì per alcun tempo vi ragionò.
Comandò poi à quelli, che ragionavano, che non entrassero in materie scolastiche, se non quando era alle volte necessario, dicendo, che quel luogo non era per cose scolastiche, ma per imparare l'acquisto delle virtù Christiane, e per fuggire i peccati, e che chi voleva dottrina non mancavano scole, e catedre, dove poteva andare: nè portassero concetti troppo esquisiti; ma dicessero cose utili, e popolari; perciò ad alcuni aasegnò le Vite de' Santi, ad altri dide l'Historia Ecclesiastica, & ad altri li Dialoghi di S. Gregorio, e diverse materie divote, con le quali più tosto movessero gli uditori à compuntione, che à maraviglia. Quindi è, che quando sentiva toccare cose sottili, e curiose li facea scendere dalla sedia, ancorche fossero stati al mezo del sermone: finalmente diceva à tutti in generale, che con lo stile piano, e facile si stendessero in dimostrar la bellezza della virtù, e la bruttezza de' vitij, premendo assai che si raccontasse alcuna vita, ò esempio di qualche Santo, & egli medesimo sempre ne raccontava qualch'uno, acciòche la dottrina, che si dicea, rimanesse più impressa nelle menti de gli uditori.
E perche i suoi non prendessero occasione di partirsi da questo modo di ragionare, non volea, che s'ingolfassero ne gli studij, nè che troppo vi si affettionassero: si che non permise mai à Baronio, che per lo studio lasciasse le cose communi, come l'Oratione, li Sermoni, il Confessionario, e l'altre funtioni ordinarie. Non però vietava loro, che non istudiassero, ma si bene che attendessero à materie conformi all'Istituto; nè si curassero di comparir dotti frà gli altri: dicendo, che'l Servo di Dio dee procurare di sapere, ma non dimostrarlo, nè vantarsene, nè meno con ansietà farvi soverchia applicatione, perche in questo ancora ci poteva esser peccato; mà che procurassero di fare poco per volta: massime che le cose della Divina Scrittura più s'imparano con l'oratione, che con lo studio.
Alla parola di Dio, accompagnò Filippo l'esercitio cotidiano dell'oratione: & à quest'effetto ordinò, che ogni sera ne' giorni feriali,cioè la State à ventitre hore, e'l Verno alle ventiquattro s'aprisse l'Oratorio, il quale volle che fosse comune à tutti quelli, che vi volevano andare, eccetto che alle donne: dove, fatta mezz'hora d'oratione mentale, si recitassero le Litanie, e dopo, con alcuni Pater, & Ave si raccomandassero i bisogni publici, e privati, secondo l'occorrenze. Ma il Lunedì, Mercordì, e Venerdì, in luogo delle Litanie, ordinò, che si facesse la disciplina, premettendosi un breve, e divoto compendio della Passione del Salvatore, durando di battersi per quanto dura il salmo Miserere, e 'l De profundis, con alcune brevi orationi. Nel fine poi ordinò, che si cantasse una delle Antifone correnti della Madonna, come la Salve Regina, ò altra, secondo l'occorrenza de' tempi, e così si mettesse fine all'Oratorio.
Quanto poi alla frequenza de' Sacramenti, desiderava, che i Sacerdoti di Congregatione dicessero Messa per ordinario, ogni mattina: e benche ad alcuni, per mortificarli, non desse licenza che ogni giorno celebrassero; volle nondimeno che stessero sempre preparati per poter celebrare ogni suo comandamento. Piacevoli poi, che nel dir la Messa fossero più tosto brevi, che lunghi: ma non però senza quello spatio di tempo, che per decoro di simile attione si richiede: onde se nel celebrare havessero alcuna volta sentito abbondanza eccessiva di spirito, essortava, che dicessero: Io non ti vorrei quì, mà in camera: volendo inserire, che la Messa dee dirsi con ispirito sì, ma non con tedio di chi l'ascolta, e che in camera poi si lasciasse la briglia alla divotione. Quando egli era in Sagrestia non dimandava cose particolari; e benche fosse Superiore, diceva: Datemi le cose più triste, e più vecchie.
Voleva in oltre, che li Confessori tutti assistessero al confessionario la mattina delle Feste, e'l Mercordì, e'l Venerdì; e negli altri giorni ve n'assistesse almeno uno: Quelli poi, che non erano Sacerdoti, volea che si confessassero almeno tre volte la settimana, e si communicassero ad arbitrio del Confessore: dicendo, che non doveva alcuno communicarsi senza tale licenza; perche il communicarsi spesso di sua testa poteva far venire maggiori tentationi, alle quali non sempre si resisteva.
Intorno alle cose domestiche, & al convitto, tanto nel modo del vivere, come del vestire, volle che li suoi tenessero uno stile ordinario senz'alcuna sorte di singolarità. Nella mensa per trattenimento spirituale, oltre alla solita lettione, che dura per due terzi di quella, ordinò che l'altro terzo si spendesse in proporre due Dubbij uno de' quali suol'essere morale, ò scritturale, e l'altro di casi di coscienza; proponendosi sera, e mattina vicendevolmente; e rispondendosi intorno, secondo che parea à ciascheduno nel modo, che si dichiara nelle Constitutioni.
Questo è quello, che principalmente instituì Filippo in Congregatione: il quale Istituto s'è da poi propagato in molte Città d'Italia, e fuori, e tuttavia và moltiplicando con frutto grande de' luoghi, dove s'introduce. Volea però il Santo, che le Congregationi fondate altrove à similitudine di quella di Roma, si reggessero per se stesse, e fossero soggette à gli Ordinarij loro, senza dipendere in alcun modo l'una dall'altra: & in confermatione di ciò la gloriosa memoria di Gregorio Decimoquinto ne concedette un Breve sotto li otto di Luglio del mille seicento ventidue: Paolo V. n'havea conceduto anch'egli un'altro sotto il dì trè di Marzo del mille seicento dodici; in cui si vieta à tutte le Congregationi fuori di Roma, le quali professano di essere dell'Oratorio, e di vivere sotto la protettione di S. Filippo Neri, che non possano fare nè promulgare altre Constitutioni; mà debbano in tutto, e per tutto ricevere le sopradette, e secondo quelle, per quanto comporta la possibilità dei luoghi, vivere, e congregarsi. E di più nello stesso Breve proibisce, che niuno pssa in Roma erigere altre Congregationi, ò aprir Case dell'istesso Instituto.
Confidò poi Filippo talmente, che Dio fosse per conservare la sua Congregatione, che se gli huomini di Casa si fossero voluti partir tutti non gli dava pensiero di seguitare; dicendo, che Dio non havea bisogno d'huomini:e quando qualcheduno si fosse partito di Congregatione solea dire: Potens est deus de lapidibus istis suscitare filios Abrahae: e che Iddio havea fatta la Congregatione, & egli la manterrebbe; e soggiungeva, che non bisognava confidarsi negli huomini, dicendo: Io non voglio haver paura di niuno, havendo Iddio dalla mia. Una volta havendo inteso, che alcuni Religiosi haveano tentato di prender l'Instituto de' Ragionamenti cotidiani, e dicendogli un Padre di Casa che questo non era ben fatto, e che bisognava opporsi, il Santo lo corresse, dicendo: Quis det, ut omnis prophetet? solito ancora dire, ch'egli non desiderava altro, che l'honor di Dio, e ch'era preparato à far l'Oratorio, & à lasciarlo: à confessare, & à non confessare; e così in tutte le cose non solo indifferenti, mà anco nelle buone era sempre rassegnato nella volontà di Dio. Quindi nacque, che non si curava troppo di ampliare, & accrescere il numero delle persone in Congregatione, perche se ciò havesse voluto, havea del continuo occasione de' primi soggetti, che in que' tempi fossero in Roma: anzi capitandogli tal'hora giovani, che per quanto si poteva esteriormente giudicare, pareano ottimi per l'Instituto, Filippo nondimeno, ò li consigliava ad entrare in diverse Religioni, ò pure à starsene, e conservarsi buoni nello stato, in cui si trovavano: secondo che havesse giudicato essere più espediente per l'anime loro.
Nel rimanente Filippo governò sempre la Congregatione con grandissimo giuditio, e prudenza; e si portò di maniera, che mantenne tutti in santa pace, e concordia. Solea ben dire à proposito del governo: Niuno potria credere quanto sia difficil cosa il tener uniti insieme soggetti liberi: il che non con altro mezo più facilmente si conseguisce, quanto che con esser benigno, e parco nel comandare: che però dicea: Chi vuol' esser'obbedito assai, comandi poco. Non usava dire à i suoi: Fate questo, ò quell'altro; ma con poche parole, che più tosto esortassero, comandava per lo più in quella guisa: Fà di gratia questo: e soggiungeva: se ciò ti pare grave, io lo farò per te. Vorrei importi questa tal cosa, ò questo tal carico, che mi rispondi tu? ottenendo per questa via tutto quello,che desiderava; se bene, quando facea di bisogno, sapeva ancora usare l'autorità; la quale fù così grande con molti de' suoi, che con uno sguardo solo gli guidava dovunque havesse voluto; onde havea per costume, quando volea riprendere alcuno, guardarlo solamente con occhio severo.
Fù poi così nemico della disobbedienza, che quelli, che havessero in alcuna cosa dimostrato notabile repugnanza, volea, che subito si mandassero fuora della Congregatione. A questo proposito in una scrittura di sua mano, si leggono queste parole: Caso che l'huomo si conosca non poter andare avanti senza tumultuare, ò per le cose della mensa, ò per altro da farsi in Chiesa, ò dove bisogna, cerchi domandar licenza, & andarsene dalla nostra Congregatione quanto prima; perche altrimenti dopo il primo, ò secondo fallo gli sarà data: poiche, Padri miei, io son risolutissimo di non volere in casa huomini, che non siano osservanti di quei pochi ordini, che sono stati loro assegnati. Infino à quì Filippo.
E per questo, acciòche si vincessero nel proprio parere, quando ordinava loro qualche cosa, e vedeva in essi ripugnanza, ò che si scusavano per non farla, all'hora instava più più che mai: mandandoli molte fiate a far negotij in hore, e tempi, che ripugnavano al discorso della prudenza humana, e tutto questo faceva il sant'huomo, perche premeva assai, che li suoi figliuoli mantenessero spirito basso, e non andassero ( com'ei diceva ) in mirabilibus super se: onde voglio metter quì una lettera scritta dal Cardinal Baronio, mentre stava in Ferrara con Clemente Papa Ottavo, indirizzata al Padre Pietro Consolino, in quel tempo deputato alla cura de' giovani, donde si raccoglie quello, che n'haveva imparato l'istesso Baronio. Diceva dunque:
Debbo darmi in colpa di non haverle mai scritto, almeno per ringratiarla dell'orationi fatte per me. Lo faccio hora, e con efficacia le rendo gratie di questo, e così la prego à perseverare per l'avvenire, insieme con tutti li suoi novitij, miei figliuoli cari, cari; à i quai desidero ogni aumento di spirito. Fate, Padre mio, fate piante novelle conforme al grand'albero di cui son germini, & in quel modo ch'è stata governata essa, si sforzi di governare altri, e sia certa, che il nostro Beato Padre ancor vive, vede, e regge i suoi figliuoli, e tien la sferza in mano per gli discoli. In quanto à me prego V. R. che le piaccia connumerarmi frà i suoi novitij, e correggermi in ciò, che bisogna senza rispetto. O piacesse à Dio, in cotesto modo ringiovenirmi la vecchiezza, e che in tal vero modo s'adempisse quello, che dice il Profeta: Renovabitur, ut aquilae juventus tua: che questo mi pare ilproprio senso spirituale del dormir d'Abisag col vecchio David: quando si congiunge con la vecchiezza il fervor dello spirito. Bene hà dormito Abisag col nostro Santo Padre, come ben sapete; poiche tanto era fervente nella sua vecchiezza, che si sentiva realmente abbrugiare. Non scaldano i vecchi le porpore, nè le pelliccie, ma solo Abisag. Sia io degno di tal compagnia nella mia già agghiacciata vecchiezza. Questo per me pregate; ch'à questo fine hò scritta la presente. Dio la cosoli, e faccia santo. Di Ferara li quattordici d'Agosto mille cinquecento novant'otto, D. V. R. Fratello per servirla. Cesare Cardinal Baronio.
Haveva in oltre Filippo, per punto considerabile nel governo della Congregatione, che si spendessero l'entrate con ogni parsimonia, chiamandole, come veramente sono, robba de' poveri, e patrimonio di Christo. Et in questo stava così avvertito, che non poteva sopportare, che nella sua Congregatione si facessero spese, se non erano più che necessarie; allegando quel, che scrive Gio: Cassiano di quel cuoco, che fù ripreso così aspramente da i suoi superiori per haver lasciato andar'à male tre lenticchie; e di S. Antonio Arcivescovo di Fiorenza, che se n'andava à studiare alla lampada della Chiesa per non isminuire la robba, com'ei dicea, de' poveri. E quando qualcheduno gli havesse detto, che questa era troppa strettezza, rispondva: Levatemi questo scrupolo, che non sia robba di Chiesa, e fate quel, che volete. Di questi, & altri mezi si serviva Filippo per governo della Congregatione, tanto per mantenimento delle cose temporali, come spirituali: del che, per non replicar più volte l'istesso, secondo che ci si porgerà l'occasione, ne parleremo in diversi luoghi, e massimamente quando tratteremo delle sue virtù.
9 febbraio 2012











