La vita di San Filippo ( libro I cap. XVII )
CAP. XVII
Fondatione della Congregatione dell'Oratorio nella Chiesa di S. Maria in Vallicella
Cessate le sopradette persecutioni, le cose di Filippo andarono tuttavia pigliando piede, e stabilimento; laonde, se bene, come quegli che sentiva bassamente di stesso, non hebbe mai animo ( com'esso dicea ) di fondare Congregatione; nondimeno vedendo il frutto, che giornalmente si andava facendo [...]
Fondatione della Congregatione dell'Oratorio nella Chiesa di S. Maria in Vallicella
Cessate le sopradette persecutioni, le cose di Filippo andarono tuttavia pigliando piede, e stabilimento; laonde, se bene, come quegli che sentiva bassamente di stesso, non hebbe mai animo ( com'esso dicea ) di fondare Congregatione; nondimeno vedendo il frutto, che giornalmente si andava facendo per mezo di quegli esercitij, e che da alcuni suoi più cari se gli facea grandissima istanza di convivere insieme, e perpetuare ques'istituto, che parea loro di così gran profitto, giudicò esser ben fatto di provedersi à questo fine d'un luogo, che fosse suo proprio, per poter quivi fondare una Congregatione, e tirare innanzi l'opera incominciata.
Hor mentre stava così deliberando, gli furono proposte, trà l'altre, due Chiese: l'una di S. Maria in Monticelli vicino alla strada, che si chiama della Regola, la quale era più facile da ottenersi: e l'altra di S. Maria in Vallicella posta nella contrada di Parione. Ma stando egli in dubbio qual di queste due dovesse pigliare, pensò esser ben fatto in una cosa di tanta importanza, e d'onde dipendeva il frutto dell'Istituto, e principalmente per intender meglio qual fosse la volontà di Dio, farne parola col Papa, che all'hora era la gloriosa memoria di Gregorio XII. il quale lo consigliò, che pigliasse la Chiesa di S. Maria in Vallicella, come quella, che stava posta in luogo più frequentato; imperoche, essendo l'Istituto per giovare a Roma, con questo modo di vivere da Preti secolari con tanta osservanza, & edificatione, era più à proposito la detta Chiesa, per esser più commoda, che quella di Monticelli: dalla cui risposta certificato Filippo del voler di Dio, senz'altro indugio procurò d'ottenere la detta Chiesa.
Ottenuta che l'hebbe fondò, & eresse in essa con autorità Apostolica, come appare per Bolla dell'istesso Gregorio, sotto il dì quindeci di Luglio del mille cinquecento settantacinque, una Congregatione di Preti secolari, la qual volle, che si chiamasse la Congregatione dell'Oratorio: con facoltà di far Decreti, e Costitutioni pe'l buon governo di essa: con questo però, che dopo di essere state praticate, e poste in uso, dovessero poscia essere approvate, e confermate dalla Sede Apostolica.
Entrato adunque Filippo in possesso della già detta Chiesa, vi mandò ad habitare alcuni de' suoi, cioè Germanico Fedeli, e Gio: Antonio Lucci da Bagnorea, Sacerdote di gran virtù, e de gli antichi figliuoli spirituali del Santo; accioche attendessero ad officiar la Chiesa, & havessero cura della Parocchia, che all'hora vi era, e di quella poca fabbrica, che si disegnava di farvici.
Mà vedendola i Padri tanto picciola, e rovinosa, cominciarono à discorrere insieme, che modo si dovesse tenere per migliorarla: Haverebbono essi voluto rifarla tutta da' fondamenti; ma non havendo denari, non sapeano determinarsi: e stando così in dubbio, il Santo Padre, come quegli, che in tutte le cose sue hebbe sempre grandissima confidenza in Dio, inspirato da esso, una mattina diede ordine, che si gittasse à terra la Chiesa antica, e se n'edificasse una, che fosse grande,e capace per gli esercitij della Congregatione, come al presente si vede.
Disfatta adunque la Chiesa vecchia, e dato ordine, che si cominciasse la nuova, volendo Matteo da Castello Architetto tirare il filo per la lunghezza della fabbrica, Filippo, che stava in S. Girolamo, nell'uscir di Sagrestia per dir Messa, mandò à dirgli, che non lo tirasse infino à tanto, ch'ei non andava là; perche egli stesso voleva trovarsi presente. Finita dunque la Messa andò alla Vallicella, e tirando l'Architetto il filo infin dove gli parea, che bastasse, il Santo gli ordinò, che tirasse più innanzi; il che havendo egli fatto, Filippo di nuovo gli disse: Tirate più innanzi; & havendo l'Architetto obbedito la seconda volta, e tuttavia parendo al Santo poco sito, gli disse la teza volta: Tirate ancora più oltre; & arrivato al luogo, che Dio in spirito gli havea mostrato; Qui, disse, fermatevi, e cavate. Ivi adunque cavando, trovarono un muro vecchio profondo dieci palmi sotto terra, & altrettanto largo, e lungo più che non è tutta la Chiesa, del quale niente si sapea. Sopra questo edificarono tutto il lato dalla banda dell'Evangelio: e trovarono tanta soda materia, che servì per la maggior parte de' fondamenti, & ancora per buona parte della muraglia: oltre che da quella parte la fabrica non hà patito, come hà fatto dall'altra.
In questa maniera adunque si diede principio à fabbricare la nuova Chiesa alli dicisette di Settembre, nel mille cinquecento settantacinque; e vi pose la prima pietra con le debite solennità il detto Alessandro de' Medici, all'hora Arcivescovo di Fiorenza.
Seguitandosi di fabbricare, non mancarono delle contradittioni, come per ordinario suol'accadere in tutte le opere del Signore: imperoche alcuni vicini cominciarono à mormorare de' Padri, & alcuni più malvagi cercarono infino con le balestre, e co' sassi di ferire il Padre Gio: Antonio Lucci, che soprastava alla fabbrica; mà Iddio lo preservò sempre illeso da ogni pericolo: anzi fù osservato, che alcuni, li quali per quanto potettero, si sforzarono d'impedire l'opera, in due anni tutti morirono.
Ridotta poi la fabbrica à buon termine, nell'anno mille cinquecento settantasette alli tre di Febraro, che fù la Domenica di Settuagesima, incominciarono i Padri à celebrarvi li Divini Officij. E perche si desse principio con più solennità, il Papa concedette Indulgenza plenaria per quel giorno à tutti quelli, che visitassero la nuova Chiesa; dove concorse grandissima quantità di Popolo, e vi disse la prima Messa solennemente l'Arcivescovo di Fiorenza di sopra nominato.
In questo medesimo anno nel mese d'Aprile, lasciarono i Padri l'Oratorio di S. Giovanni de' Fiorentini, e cominciarono à far i Ragionamenti nella nuova Chiesa della Vallicella: se bene il Santo Padre non si volle partire altrimenti da S. Girolamo della Carità.
Mà non havendo essi habitatione sufficiente, per esser cresciuto assai il numero sì de' Padri, come de' Fratelli, essendo vicino alle case loro un picciolo Monasterio, detto di Santa Elisabetta, in cui habitavano alcune poche Monache sotto la regola di Santa Chiara, disegnarono di comperare detto Monasterio; massimamente, che doveano le sopradette Madri per ordine de' Superiori essere trasferite in un'altro Monasterio, dette volgarmente delle Murate, in cui stavano altre Monache dell'istesso Ordine; la qual cosa essendo proposta al Santo Padre, non volle in niun modo acconsentire, che si facesse quella spesa; sì perche non si gravasse la casa di debiti, come anche perche confidava in Dio, che per altra strada haverebbe loro proveduto d'habitatione. Ma accioche maggiormente si scoprisse, che'l sentimento di Filippo era secondo Dio, e che prevedeva le cose, avanti che succedessero, permise il Signore, che alcuni de' Padri tentassero d'ottenere detto Monasterio contra'l parere del Santo; & havendo già condotto il lor pensiero ad effetto, nello stipularsi l'instrumento, il Prelato soprastante al buon governo del Monasterio, non volle accettare la cedola bancaria datagli da' Padri, ma disse volere i denari in contanti; cosa che in compre tali non si suol fare. Il che sentendo Pompeo Pateri Prete di Congregatione, si partì per andare à S. Girolamo à raccontare tutto il successo al Santo Padre; e nell'uscire scontrò il Santo, che appunto saliva le scale per entrare nella nostra Chiesa: à cui Filippo, prima che Pompeo gli dicesse parola alcuna, prevenendolo disse: Non vi diss'io, che questo Monasterio non s'havea da comperare? e soggiunse: Datemi quella cedola, perche se bene il Monasterio non lo compreremo noi, Iddio ci provederà per altro verso; e così fù; imperoche indi à cinque mesi Pietro Donato Cardinal Cesi comperò il detto Monasterio con alcune altre case, e le donò alla Congregatione.
Mostrò Filippo in tutta quest'opera una fiducia così grande nella Divina providenza, che si mise à fabbricare, non havendo quasi assegnamento alcuno; e nondimeno subito che si diede principio, concorsero tanti ajuti, che in due anni condussero l'edificio à buonissimo termine; & ancora che molte volte si ritrovasse egli in necessità di denari, non mai però si perdè d'animo, dicendo sempre: Dio mi ajuterà; come si vedeva in effetto; posciache sì in quella fabbrica, come generalmente in ogni altra occorrenza gli sopraveniva di tal sorte il denaro; che molti, come diremo altrove, hanno tenuto, che spendendo egli tanto, quanto spendeva, e non domandando mai niente à nessuno, gli venissero bene spesso i denari miracolosamente. E perche alcuni gli metteano l'impresa quasi per impossibile, parendo loro, che si facesse una fabbrica troppo grande disse: Sappiate che hò tanta fiducia in Dio, che mi basta l'animo di rovinare la fabbrica fatta, e farne un'altra maggior di questa, e più bella: e ragionando un giorno di questa materia con la Contessa Adriana moglie del Conte Prospero della Genga, replicò ad alcune risposte fattegli da quella Signora, in questa maniera: Io hò fatto un patto con la Madonna di non morire infino à tanto che la Chiesa non è operta: ome veramente gli riuscì.
I primi denari, co' quali si cominciò à fabbricare, furon ducento scudi donati da S. Carlo Borromeo. Ne diede poi ottomila Gregorio Decimoterzo, altri ottomila ne lasciò Pietro Donato Card. Cesi: più di trentamila ne spese Angelo suo fratello, Vescovo di Todi nella facciata, oltre alla Cappella della Presentatione; e quattromila ne diede poi Federico Cardinal Borromeo, e tutto il resto, che passarono di gran lunga la sopradetta somma furon dati spontaneamente da diverse persone, senza che'l Santo Vecchio domandasse mai denari à nessuno: Anzi egli stesso più volte diceva, che senza principio alcuno con la gratia di Dio, & ad honor suo si erano spesi da centomila scudi nella fabbrica della Chiesa.
A questo proposito un giorno occorse, che un Fratello di Congregatione, il quale attendeva alla fabbrica disse al Santo Padre, che non v'erano più denari; e che la fabbrica era ancora alle cornici, e non passava più avanti. Rispose, che non dubitasse, perche il Signore non havrebbe mancato di provedere quant'era necessario. Gli soggiunse il Fratello, che v'era un tal gentil'huomo ricchissimo, il quale donava tutto' l suo per amor di Dio; e che però haverebbe potuto fare qualche grande limosina quando gli fosse stata domandata: Replicò Filippo: Figliuol mio, non hò mai domandato cosa alcuna, e Dio m'hà sempre proveduto: quel gentil'huomo sà benissimo il nostro bisogno, se ci vorrà fare qualche limosina, la farà da per se stesso. Data questa risposta piena di confidenza, & insieme di staccatezza, avvenne, che pochi mesi dopo morì un principale Avvocato, molto amorevole della Congregatione, e lasciò più di quattro mila scudi à quest'effetto; & indi à sei mesi ne morì un'altro, che ne lasciò più d'otto mila; approvando con questo il Signore quanto fosse ben fondata la propositione di Filippo, di non voler domandar niente.
8 febbraio 2012












