La vita di San Filippo ( libro I cap. XVI )
CAP: XVI
Con l'occasione dei sopradetti esercitij vengono suscitate contro Filippo molte persecuzioni.
Or questi così lodevoli esercitij, che ne' buoni cagionavano amore, e benevolenza, in alcuni perversi furono fomento d'invidia, e seminario di calunnie. Imperoche nel bel principio, che Filippo comunciò ad introdurre le conferenze, e ragionamenti spirituali in camera sua, che fù intorno à gli anni del [...]
Con l'occasione dei sopradetti esercitij vengono suscitate contro Filippo molte persecuzioni.
Or questi così lodevoli esercitij, che ne' buoni cagionavano amore, e benevolenza, in alcuni perversi furono fomento d'invidia, e seminario di calunnie. Imperoche nel bel principio, che Filippo comunciò ad introdurre le conferenze, e ragionamenti spirituali in camera sua, che fù intorno à gli anni del Signore mille cinquecento cinquantadue, incominciarono parimenti gli emoli à detrarre a quest'opera; prima segretamente, e poi alla scoperta à dirne tutto quel male, che veniva loro in bocca. frà costoro il principale fù Vincenzo Teccosi da Fabriano, medico, & uno de' Deputati di S. Girolamo della Carità, à cui s'aggiunsero due Religiosi apostati, che sotto habito Clericale vivevano incogniti in quella casa; i quali per istigatione del sopradetto Vincenzo fecero ogni opera di farlo partire da S. Girolamo. E così, come quelli, che haveano la cura della Sagrestia, alle volte quando Filippo andava per dir Messa, gli ferravano la porta in faccia, altre volte non gli voleano dar'i paramenti, ò glieli davano brutti, e stracciati, dicendogli parole ingiuriose. Tal'hora gli toglievano di mano il Calice, ò il Messale, ò glie lo nascondevano; & altre volte, quando era parato, lo faceano spogliare; facendolo ancora molte volte partire da un'Altare, & andare ad un'altro; e tal volta ritornare in Sagrestia, per irritarlo con simili insulti à levarsi via di quel luogo. Alcune volte gli davano delle spinte; sì che egli diceva à Marcello Ferro: vedi che mi fanno costoro; mà preghiamo Dio per loro.
Così andava Filippo dissimulando tutte quelle ingiurie, & affronti, senza turbarsi punto; anzi molte vote se ne rideva, pregando sempre con maggior zelo per loro, e trattando con essi con ogni carità, & humiltà, facendo loro nelle occasioni ogni sorte di servitio, e dicendo bene di quelli: anzi essendo pregato da' suoi, che volesse lasciar quella Chiesa, & andare ad habitare altrove; rispose, che non volea farlo in modo alcuno, per non fuggira la Croce, che Dio gli mandava in quel luogo. Or procurando lui con patienza di mitigare l'ignoranza loro; quelli non solo non si mitigavano, mà quanto più in Filippo cresceva la modestia, tanto più in essi cresceva la pertinacia: per la qual cosa vedendo egli, che niente giovava, ricorse di nuovo con maggior fervore à quel Dio, che non manca mai a' servi suoi ne' bisogni più grandi: onde una mattina celebrando Messa, fissando gli occhi nel Crocifisso, disse queste parole: O' buon Giesù, perche non m'ascoltate voi? Per sì lungo tempo, e con tanta istanza vi hò domandata la patienza, perche non vìhavete esaudito? sentì all'hora una voce, che interiormrnte gli disse: Non mi domandavi tù la patienza? Or sappi, che io te la darò; ma voglio, che con questo mezo tù te la guadagni. Filippo da quella voce confermato, sopportò da indi in poi con più lieta fronte, e con maggior contento qualsivvoglia ingiuria, che gli veniva fatta: talche prima si stancarono i maligni di perseguitarlo, ch'egli di sopportare la persecutione: e venne à tale, che non solo, non sentiva più l'ingiurie, mà le desiderava: e quando coloro lo maltrattavano,ò non ne facea conto alcuno, ò per quanto potea, gli scusava. Raccontando poi il Santo il fatto a' suoi figli spirituali per animarli alla perseveranza dell'oratione, diceva, che se non conseguivano subito quello, che domandavano, non per questo doveano cessare d'orare, e domandare.
Passati due anni occorse, che uno di essi scontrando un giorno il Santo Padre per un'andito di quella casa gli cominciò à dire tante villanie, & infuriarsi di maniera contra di lui, che l'altro apostata, ch'era presente, considerata la grande, e sì lunga patienza di Filippo, in sì fatta maniera vinto dalla virtù di lui si commosse, che fatto di subito di nemico difensore, si lanciò addosso al compagno con tal'impeto, che presolo per la gola fù quasi per istrozzarlo, se l'istesso Santo non l'impediva. per la qual cosa considerando dapoi costui il torto grande, che infin all'hora avea fatto al servo di Dio; e ricordandosi della religione, d'onde s'era partito; conferendo con Filippo le cose sue, ritornò per suo consiglio alla Religione: predicando per tutto Filippo per un Santo, e diventandogli amico affettionatissimo.
Vincenzo teccosi vinto anch'egli finalmente dalla modestia di Filippo; pentitosi del fallo, se ne andò da lui; & in presenza di molti se gli prostrò avanti, e gli chiese humilmente perdono, dandosi in tutto, e per tutto nelle sue mani, diventando suo figliuolo spirituale, e seguitandolo quasi del continuo: sì che non passava mai giorno, che non andasse da lui.
Non però finirono quì le persecutioni; ma nel mille cinquecento cinquantanove se ne suscitò un'altra maggiore contra l'andata della sette Chiese; imperoche alcuni imputando quell'attione à superbia, diceano, che non era cosa d'huomo, che facea professione di disprezzare il mondo, tirarsi dietro gli occhi di tutta Roma. Altri di più bassa conditione, vedendo, che si facea qualche sorte di spesa nella provisione per mangiare; non considerando nè il numero delle persone, nè la robba, che si portava, attribuivano il viaggio à golosità, e passatempo. Altri d'ingegno più sottile, sotto pretesto di ragion di stato, tassavan quest'opera, come che con tanta comitiva di gente si desse occasione à tumulti, e seditioni: che però era necessario rimediarvi in tutt'i modi. Erano riferite tutte queste cose à Filippo, il quale le ascoltava con grandissima quiete, e senza alcuna turbatione, rimettendo il tutto alla Divina Providenza: anzi, perche alcuni di costoro erano persone per altro di consideratione, e di spirito, quando sentiva, che li suoi mormoravano di quei tali, gli scusava più, che poteva, accioche non havessero à perder il credito appresso di loro. Dispiaceva tanto al Santo il sentir mormorare, che havea detto al P. Gallonio, che quando sentiva ciò fare s'inginocchiasse in mezo di quei tali; e dicesse: Dico mia colpa di haver mormorato del tale, e del tale, come se lui stesso havesse mormorato, e con questo mezo quei tali si sarebbono accorti del loro errore.
Mà crescendo il romore, pervenne finalmente all'orecchio del Vicario del Papa, il quale mosso da sinistra informatione, fece chiamare à se Filippo, e riprendendolo gravemente, gli disse: Non vi vergognate voi, che fate professione d'huomo disprezzatore del mondo, di raccogliere insieme tanta moltitudine di gente per acquistarvi l'aura popolare? e sooto specie di santità procacciarvi con questo modo le Prelature? E dopo d'haverlo acerbamente ripreso con quelle, & altre simili parole, gli comandò, che per quindici giorni non confessasse, nè facesse altri esrcitij senza nuova licenza: nè più si menasse dietro comitiva di persone in modo alcuno: minacciandolo, che se non obediva, l'haverebbe fatto carcerare, facendisi anche dar sicurtà di rappresentarsi in giuditio ad ogni semplice comandamento. Rispose Filippo con ogni modestia, che si come per gloria di Dio aveva preso quegli esercitij, così per l'istessa gloria gli haverebbe lasciati; e che sempre haverebbe anteposto i comandamenti de' Superiori alle cose sue; e che non per altro havea introdotto l'andare alle sette Chiese, se non per sollevamento degli animi de' suoi penitenti, e per tenerli lontani da' peccati, che si sogliono commettere in que' giorni carnevaleschi: Replicò il Vicario; Voi siete un'ambitioso; e quello, che fate, non lo fate altrimenti per honor di Dio, ma per far setta. Quando Filippo sentì questo, si rivoltò ad un Crocifisso, ch'era quivi, e disse: Signore, voi sapete se quello, che facciamo, lo facciamo per setta, ò per servtio vostro: e partissi.
Mà come quegli, che stimò sempre sopra ogni altra cosa l'obbedienza, e massimamente verso i Prelati, vietò a' suoi, che non andassero più seco: dicendo loro, c'havessero patienza, mentre il Mondo si sarebbe chiarito della verità, e che però facessero oratione. E per deviarli quanto più potea dal seguitarlo, nell'uscir fuori di casa, ad alcuni dicea, che andassero in un luogo, ad altri in un'altro, se bene essi, che non poteano stare senza di lui, l'aspettavano in disparte: e passato, ch'egli era, da lungi lo seguitavano: e quanto più proibiva loro, che non andassero seco, tantopiù cresceva in essi il desiderio di seguitarlo.
In questo modo raccomandatosi Filippo al Signore, e facendo far oratione à molti Servi di Dio, stando un giorno con alcuni de' suoi, comparve frà loro un Sacerdote da essi non più veduto nè prima, nè poi, vestito d'habito grosso, e cinto con una corda, il quale disse venire da parte d' alcuni Religiosi, che haveano havuto rivelatione sopra quello, che si trattava contra de gli esercitij dell'Oratorio, e che però ponessero l'Oratione delle quarant'hore, dalla quale ne sarebbe seguito gran frutto, & in questo accostandosi all'orecchia di Francesco Maria Tarugi, gli disse in segreto: La persecutione prestamente finirà in stabilimento, & accrescimento dell'opera; e soggiunse, che quelli, che all'hora erano contrarij, diverrebbono ben tosto fautori: e chi havesse perseverato d'impugnarla, ne sarebbe stato severamente castigato da Dio: e che quel Prelato, il quale più de gli altri la perseguitava, fra quindeci giorni sarebbe morto, come avvenne: imperoche dopo di esser'andato dal Papa à dare relatione del fatto, cadde miserabilmente di morte subitana.
Bisognò nondimeno, che Filippo di tutte le cose oppostegli rendesse conto a' Superiori, non s'ajutando egli con mezi mondani, mà solo con l'innocenza, e con l'oratione, dicendo del continuo à i suoi: Questa persecutione non è per voi altri, ma per me, volendomi Iddio far humile, e patiente: e sappiate, che quando n'havrò cavato il frutto, che Iddio pretende, e sarò ben mortificato, cesserà la persecutione. Nè potea sofferire, che si dicesse pur una parola contra di quel Prelato: anzi andando un suo penitente à confessarsi, e volendo entrare ne' giuditij di Dio per la morte d'esso, il Santo subito gli ruppe la parola in bocca, dicendogli: stà cheto.
Passato alquanto di tempo, & havendo il Papa ( che all'hora era Paolo Quarto ) inteso tutto il successo, e conosciuta l'innocenza di Filippo; e veduto, che Dio era quegli, che lo guidava nelle sue attioni, gli mandò in segno di benevolenza à donare due Ceri dorati, di quelli, che ardono nella Cappella avanti sua Santità, nel giorno della Purificatione della Madonna: facendogli dire, che gli dava pienissima licenza di andare alle sette Chiese: e che seguitasse pure li suoi esercitij, e facesse tutto quello, che prima faceva; e che gli rincresceva di non poter egli stesso andarvi in persona: e che però pregasse Dio per lui. Udito ciò da quelli, ch'erano presenti, ringratiarono, e benedirono il Signore: e poco dopo se n'andarono alle sette Chiese con grandissimo numero di persone, lodando la divina bontà, che hvesse dato sì buono esito à persecutione così grande, e gli havesse consolati in poter liberamente godere di quella spirituale ricreatione.
Finita questa persecutione indi al alcuni anni, cioè nel mille cinquecento settanta, se ne suscitò un'altra maggiore: imperoche alcuni sotto pretesto di zelo, riferirono al Papa ( che all'hora era Pio V. di santa, e gloriosa memoria ) come ne' ragionamenti, che si faceano in S. Girolamo si diceano molte leggierezze, e si raccontavano molti esempi non ben fondati; cosa, che dimostrava ò grand'imprudenza, ò grand'ignoranza, e che poteva apportare scandalo, e danno à quelli che gli ascoltavano.
Udito questo il Sommo Pontefice, come zelantissimo Pastore, subito diede ordine à due Teologi della Religione di S. Domenico, uno de' quali fù il P. Maestro Paolini, e l'altro fù il P. Maestro Alessandro Franceschi, il quale poi fù Vescovo di Forlì, che separatamente, senza che uno sapesse dell'altro, andassero à sentire i ragionamenti, e minutamente osservassero tutto quello, che si faceva, e diceva in S, Girolamo: e se vi era cosa contraria alla Fede, ò à i buoni costumi gli lo facessero intendere.
Or mentre si esseguiva da que' Padri la commissione, Alessandro de' Medici, che fù poi Leone Papa XI. all'hora Ambasciatore del Gran Duca, andò all'audienza del Papa, e trattati seco alcuni negotij, il Papa, sapendo, che Alessandro andava spesso à sentire i ragionamenti à S. Girolamo, gli disse d'haver inteso, che ne' Sermoni, che vi si faceano, non si ragionava con quella cautela, che si doveva: e che in particolare era stato raccontato l'essempio di Santa Apollonia, che s'era gittata nel fuoco, senza aggiungervi, che ciò fosse stato per motivo particolare dello Spirito Santo. Finita l'udienza immediatamente l'Ambasciatore se n'andò alla Predica alla Minerva; dove subito si vide avanti Germanico Fedeli penitente di Filippo, di cui altrove s'è detto, il quale lo pregò da parte del Santo, che fosse contento andar da lui quanto prima, perche havea gran bisogno di parlargli; e lo scusasse, se non andava egli à ritrovar lui, perche stava nel letto impedito d'un piede, nè potea far il debito suo. Andò Alessandro dopo pranso à S. Girolamo, mà prima di salir da Filippo, volle udire i Ragionamenti: frà gli altri sentì il P. francesco Maria Tarugi, il quale ( havendogli così ordinato il Santo ) trattò di quello, che era passato la mattina medesima frà il Papa, e sua Eccellenza, in quanto alle cose appartenenti à Sermoni: & in particolare raccontò il fatto di S. Apollonia con la cautela, che si conveniva, della qual cosa l'Ambasciatore rimase molto maravigliato. Dopo i ragionamenti salì dal Santo, il quale immediatamente senza premettere altre parole gli disse: Ditemi di gratia Signor Alessandro, che cosa vi hà detto questa mattina il Papa per conto nostro? Egli vedendosi per tante vie scoperto, gli confessò liberamente il tutto; maravigliandosi, come Filippo havesse potuto sapere quello, ch'ei non havea conferito con persona alcuna, e ch'era impossibile, che si fosse saputo, se non per divina rivelatione.
Mà ritornando à que' Religiosi à ciò deputati, dopo che hebbero ossevato per alcun tempo minutamente il tutto, riferirono al Papa, che non haveano sentito cosa ne' sermoni, che si faceano in S. Girolamo, la quale non fosse congiunta con somma pietà, e dottrina: e che si erano maravigliati, che si ragionasse con tanto spirito, e sicurezza. Si rallegrò all'hora il Papa in sentire così buona relatione; e massimamente per havere ne i suoi tempi huomini, che attendessero in questa maniera à piantar lo spirito, e la divotione ne' cuori de' fedeli; e da indi in poi fece tale stima di Filippo, e de' suoi soggetti, che dovendo andare il Cardinal Alessandrino suo Nipote, Legato in Spagna, in Francia, & in Portogallo, volle che andasse seco Francesco Maria Tarugi, facendolo consapevole di tutt'i negotij, che s'haveano da trattare in quelle parti.
Quei Padri poi s'affettionarono talmente all'Istituto, che per moti anni andarono quasi ogni giorno à sentir i sermoni, e spesse volte vi sermoneggiarono anch'essi: si come spesso vi sermoneggiava il P. Franceschino Minore Conventuale, huomo di santa vita, e Predicator famoso; e molti altri Religiosi di diverse Religioni.
7 febbraio 2012












