La vita di San Filippo ( libro I cap. XV )
CAP: XV
I Fiorentini pregano Filippo, che prenda il governo della lor Chiesa di S. Giovanni in Roma.
Considerando i Fiorentini il frutto grande, che Filippo facea, mediante i sopradetti esecitij; e con quanta prudenza, e destrezza governasse quelli, che si mettevano sotto la sua disciplina: e sapendo insieme l'integrità, e santità della vita sua,;deliberarono di voler [...]
I Fiorentini pregano Filippo, che prenda il governo della lor Chiesa di S. Giovanni in Roma.
Considerando i Fiorentini il frutto grande, che Filippo facea, mediante i sopradetti esecitij; e con quanta prudenza, e destrezza governasse quelli, che si mettevano sotto la sua disciplina: e sapendo insieme l'integrità, e santità della vita sua,;deliberarono di voler fare ogni opera, ch'ei prendesse il governo della lor Chiesa di S. Giovanni. Et à quest'efetto nel mille cinquecento sessantaquattro diputarono alcuni che, in nome della Natione lo pregassero à voler in tutt'i modi prender tal carico; offerendogli habitatione, & ogni altra cosa necessaria per ciò fare: a' quali il Santo rispose, voler prima pensarvi, e farne oratione; e quando havesse conosciuto rssere questa la volontà di Dio, non havrebbe mancato dar loro ogni sodisfattione. Indi ad alcuni giorni ritornati per la risposta, Filippo disse di sentire in questo grandissima ripugnanza, e difficoltà; non potendosi indurre in modo alcuno à partirsi da S. Girolamo. Ricevuta dal Santo questa risposta, Monsignor Cirillo Commendatore di S. Spirito, Gio: Battista Altoviti, e Pier'Antonio Bandini, li quali haveano trattato il negotio, presero per espediente di andarsene dal Papa, che all'hora era Pio Quarto di fel. me. accioche v'interponesse la sua autorità: da cui ottenuto quanto desideravano, se ne ritornarono di nuovo dal Santo Padre, dicendogli, com'era volontà di Sua Batitudine, ch'ei prendesse il governo della lor Chiesa. Laonde Filippo con ogni sommissione accettò quel carico, con questo però, che non fosse astretto à partirsi da S. Girolamo: nel che gli fù data sodisfattione: tenendo nell'istesso tempo cura della Chiesa di S. Giovanni, e de gli esercitij, che si faceano in S. Girolamo.
Preso il governo di quella Chiesa fece ordinar Sacerdoti tre de' suoi, uno de' quali fù Cesare Baronio di sopra nominato, e l'altro Gio: Francesco Bordino Romano, huomo di gran talento nel ragionare, che fatto prima Vescovo di Caviglione, morì poscia Arcivescovo d'Avignone, e'l terzo fù Alessandro Fedeli della Ripa transona, huomo di molta integrità, e purità di vita: e questi tre mandò ad habitare, e convivere insieme à S. Giovanni de' Fiorentini; dove Alessandro menò seco Germanico Fedeli suo nipote, all'hora giovinetto di sedici anni; e con questi mandò anche ( ma non come Preti dependenti dall'Oratorio ) Giacomo Salorti Majoricano, e Giovanni Rausico, Sacerdoti di gran bontà, all'ultimo de' quali commise la cura della Parrocchia.
Non dopo molto tempo s'aggiunsero a i sopradetti Francesco Maria Tarugi, di cui habbiamo fatta mentione, & Angelo Velli da Palestrina, huomo veramente di costumi Angelici, e di gran purità di coscienza, che fù il secondo, il quale dopo il Santo, governasse la Congregatione riposando in pace alli 10. di decembre nel mille seicento ventidue, d'anni 85.
Iti costoro, per comandamento del Santo, ad habitare à S. Giovanni, attendeano con gran fervore à lavorare in quella picciola vigna. Ogni mattina andavano à S. Girolamo à confessarsi da Filippo, e'l giorno vi ritornavano a' sermoni, ò ad udirgli,ò à fargli, secondo, che toccava loro per ordine. La sera poi di nuovo vi ritornavano all'oratione, non tralasciando mai, nè di State, nè di Verno, nè per pioggia, ò per altro esterno impedimento di andare à S. Girolamo a i consueti esecitij. Quanto al servitio di casa servivano alla mensa un giorno per uno; e per alcun tempo una settimana per uno fecero la cucina: e ciò con tanta prontezza, & hilarità, che Cesare Baronio lasciò scritto sopra il frontespitio del camino: Caesar Baronius coquus perpetuus: e bene spesso occorrea, che andando da lui qualche personaggio di consideratione per trattar seco, come si suole, ò di cose di spirito, ò d'altro, lo trovava col grembiale dinanzi, che lavava le scodelle. Per molto tempo lessero alla tavola una settimana per uno, Germanico Fedeli, & Ottavio Paravicini, che fù poi Cardinale di S. Chiesa, ambedue giovinetti d'un'età. La lettione era della Scrittura sacra, e d'un Libro spirituale volgare; la quale durava per due terzi della mensa; e l'altro terzo si spendeva in proporre un dubbio, ò morale, ò di casi di coscienza, come più piacea: proponendosi tanto la mattina, come la sera; rispondendo intorno secondo, che fosse paruto à ciascheduno: se bene fondata poi la Congregatione si cominciarono à leggere tre lettioni, e proporsi due dubbij, come diremo più distesamente à suo luogo. Quanto al servitio della Chiesa ogni Sabbato tutti insieme la spazzavano; e quindi hebbe origine, che'l Sabbato per commodità della Chiesa non si fanno i soliti ragionamenti. Ne' giorni festivi parte di essi assistevano al Confessionario, e parte communicavano. Di più si cantava la Messa: e erche erano pochi, bene spesso bisognava, che qualcheduno di loro si levasse dal Confessionario per fare le funtioni allAltare, secondo l'occorrenza. Il Barionio, e'l Bordino per alcuni anni predicarono in pulpito con la cotta scambievolmente una festa per uno: condescendendo in ciò il Santo per dar sodisfatione à i Fiorentini, che sopra ogni altra cosa lo desideravano. Il giorno dopo pranso cantavano il Vespro, e poscia se n'andavano à ritrovare il Santo, ò alla Minerva, ò alla Rotonda, ò in qualch'altro luogo, in cui havesse dato loro intentione d'andare: e quivi faceano alcune conferenze spirituali, proponendo Filippo, ò altri, à chi egli havesse accennato, alcuni punti; e facendo rispondere, hor'à questo, hor'à quello, secondo che giudicava.
E quindi hebbe principio l'usanza di andar ogni anno dopo Pasqua di Risurrettione al monte di S. Onofrio, luogo aperto, e di bellissima vista, e che soprasta à tutta la Città di Roma; e di State ne' caldi grandi in qualche Chiesa dentro dell'habitato; ne' quali luoghi, cantata prima una laude spirituale, fatto recitare un breve sermone imparato à maente da un Fanciullo, si sogliono fare da' Padri alcuni brevi ragionamenti con la musica in mezo, e nel fine. Di Verno, cioè dal primo giorno di Novembre infino à Pasqua, la sera nell'Oratorio, dopo la solita oratione, cantate le Litanie con l'Antifona della Madonna, secondo i tempi, e recitato parimente il sermone dal Fanciullo, si suo fare un ragionamento di mez'hora, con musica innanzi, e dopo con grandissimo concorso di popolo.
Questo modo di vivere, che come habbiamo narrato, faceano que' primi Sacerdoti in S. Giovanni de' Fiorentini, durò dieci anni continui, e l'habbiamo voluto così minutamente raccontare, acciòche veggano i Posteri con quanto spirito d'humiltà convivessero que' buoni Sacerdoti, per altro è di nobità, e di lettere tanto insigni, che meritarono gradi così eminenti nella Chiesa di Dio.
Passati poi li dieci anni, perche i Fiorentini considerarono lo scommodo grande de' Padri in andare ogni dì tre volte à S. Girolamo per i caldi, pioggie, e fanghi, , pregarono il Santo con grandissima istanza, che volesse trasferire gli esercitij da San Girolamo in San Giovanni.
E così nell'anno mille cinquecento settantaquattro, di gregorio Decimoterzo il secondo, e dell'età di Filippo il cinquantesimo nono, a' quindeci d'Aprile, frà l'ottava di Pasqua di Resurrettione, cominciarono i Padri, lasciando l'Oratorio di San Girolamo, à far i sermoni à San Giovanni in un'Oratorio più amplo, fabricato da i Fiorenini, à questo effetto: dove s'accrebbe assai il concorso delle persone in udire la parola di Dio, con grande edificatione di chi praticava quel luogo: onde il Padre Giovenale Ancina Prete della nostra Congregatione, poi Vescovo di Saluzzo ( il quale è morto con opinione di segnalata bontà; laonde ne è stata ultimamente stampata la Vita con molta sua lode ) essendo andato, prima ch'entrasse in Congregatione, à gli esercitij nel sopradetto Oratorio di S. Giovanni, rimase talmente preso, e dalla santità di Filippo, che in una lettera scritta da Roma al Padre Gio: Matteo suo fratello, che stava in Piemonte, sotto il dì vent'otto di Maggio mille cinquecento settantasei, dice le seguenti parole.
Da certi tempi in quà vado all'Oratorio di San Giovanni de' Fiorentini, dove si fanno ogni dì bellissimi ragionamenti spirituali sopra l'Evangelio, delle virtù, e vitij, ò dell'Historia Ecclesiastica, ò delle Vite de' Santi, & ogni giorno sono quattro, ò cinque che ragionano: e vi vanno à sentire persone honorate, Vescovi, Prelati, &c. alla fine si fà un poco di Musica per consolare, e ricreare gli spiriti stracchi da' discorsi precedenti. Hanno narrato la vita del glorioso S. Francesco, e di certi suoi Discepoli, e di S. Antonio di Padova. Vi prometto, che è cosa bellissima, e di gran consolatione, & edificatione: e mi sà male, che nè voi, nè io non sapessimo mai l'anno passato, che ivi si facesse sì nobile, e honorato esercitio. Or sappiate, che quelli, che vi ragionano sono persone qualificate, in sacris, di molto esempio, espiritualità. Hanno per capo un certo Reverendo P. Filippo, vecchio hormai sessagenario, mà stupendo per molti rispetti; e specialmente per la santità della vita, e per la mirabile prudenza, e destrezza in inventare, e promovere esercitij spirituali; essendo stato autore di quella grand'opera di Carità, che si faceva alla Trinità de' Pellegrini nel passato Anno Santo. A costui attribuiscono molto il Padre Toledo, Possevino, & altri. In somma dicono essere un'Oracolo, non solo in Roma, mà in altri luoghi lontani, d'Italia, Francia, e Spagna: onde molti da lui concorrono per consiglio: in somma fate conto, che sia un'altro Rusbrochio, ò Tomaso à Kempis, ò Taulero, &c. Infino à quì i Padre Giovenale. Dal che si raccoglie, quanto di giorno in giorno andava crescendo il frutto, che si facea con gli esercitij dell'Oratorio.
6 febbraio 2012












