La vita di San Filippo ( libro I capp. VI – VII )

Cap, VI

Della mirabile palpitatione del suo cuore.

Seguitando adunque  per molto tempo questo modo di vivere, giunto che fù all'età di ventinove anni, frà l'altre gratie, che Dio gli concesse, una delle principali fù la mirabile palpitatione del suo cuore, e la non meno maravigliosa rottura delle coste, che gli occorsero in questa maniera.

Faceva un giorno, poco avanti la festa della Pentecoste, secondo ch'era solito, oratione allo Spirito Santo, di cui fù tanto divoto, che hebbe in costume di porgergli ogni giorno caldissimi prieghi, chiedendogli, quanto più poteva, i suoi doni, e le sue gratie: anzi, fatto Sacerdote, sempre disse nella Messa, quando per ragione di Rubrica non gli era vietato, l'oratione Deus cui omne cor patet.  Or mentre domandava allo Spirito Santo con grandissima istanza i suoi doni, apparve al divoto huomo un globo di fuoco, il quale poi gli entrò per la bocca nel petto; onde fù in un subito soprapreso da così gran fuoco d'amore, che, non lo potendo soffrire, si lasciò cadere in terra, & à guisa d'uno, che và cercando refrigerio, si slacciò dinanzi al petto, per temperare in parte quella gran fiamma, che vi sentiva: ma stato così per un poco, e refrigeratosi alquanto, levatosi in piedi, sentissi ripieno d'insolita allegrezza; & immediatamente tutto il suo corpo cominciò à sbattersi con moto, e tremore grandissimo: Mettendosi poi la mano in petto, si trovò dalla banda del cuore un tumore alla grossezza di un pugno, non vi sentendo dolore, nè puntura di sorte alcuna, nè per all'hora, nè mai. Continua la Lettura

Giuseppe Gasparre – Ricerca contro il cancro… un successo annunciato

31 gennaio 2012 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota

 “Onco-Giano” è il gene mutante bifronte assurto agli onori della cronaca a seguito della pubblicazione di uno studio sulla rivista “Cancer research”. Al gene è affidata la speranza di sconfiggere il cancro, a Giuseppe Gasparre, genetista e ricercatore gioiese in quel di Bologna che ne coordina il progetto, sono affidati gli studi e le possibili applicazioni ma anche le sorti ed il futuro del suo gruppo di ricerca.

Osservare da una diversa ottica la “genesi” di una scoperta e la progettualità che la rende possibile apre scenari inediti.

Giuseppe si laurea a Bologna in Biotecnologie farmaceutiche nel 2003, dopo due anni di studio in Norvegia. Qui “convive con il resto del mondo”, educandosi alla condivisione delle altre culture, quindi si dedica per cinque anni al dottorato, nonostante un’innata propensione alla divulgazione scientifica. Lontano dall’Italia le assenze anche delle piccole cose si amplificano. Tornare a casa, portare con sé nuove competenze, è un investimento necessario. Continua la Lettura

La vita di San Filippo ( libro I capp. IV- V )

LIBRO I   CAP. IV                                                                                         

Filippo studia Filosofia, e Teologia.

Or facendo Filippo nella sua gioventù una vita così austera, perpoter meglio intendere le cose celesti, e più perfettamente gustarle, deliberò di volere alle lettere humane aggiungere lo studio della Filosofia, e Teologia. Attese duque primieramente alla Filosofia, nella quale fece così gran profitto, che per testimonio d'Alessandro Butrio, Filosofo insigne, e suo condiscepolo, fù tenuto per uno de' migliori scolari, che fossero in que' tempi nello studio di Roma. Hebbe per maestri nella Filosofia Cesare Jacomelli, che fù poi Vescovo di Belcastro in Calabria, & Alfonso Ferro, ambidue de' primi professori,che in quella età leggessero in Roma. Continua la Lettura

Riformare la giustizia è sviluppo economico.

I pilastri fondamentali su cui costruire lo sviluppo economico di una società civile sono due: equità fiscale ed osservanza delle regole e dunque una giustizia efficace.

Nel precedente mio articolo pubblicato su questo blog dal titolo “Ipertassati” mi sono soffermato sul primo dei due, individuando nell’attuale inequità del prelievo fiscale esistente in Italia tra il reddito delle famiglie e quello delle imprese, la causa dell’inevitabile “recessione” che già ci coinvolge e che il tiepido processo di “liberalizzazione” avviato in questi ultimi giorni dal governo Monti, non potrà fermare né attenuare.   
In questo, mi soffermo sull’altro pilastro ovvero il carente funzionamento della giustizia, il non rispetto delle regole e della conseguente nascita di regole sbagliate che determinano un alto costo per l’economia italiana e ne impedisce il suo sviluppo.
Prendiamo ad esempio il mondo del lavoro. Nel mondo del lavoro, qualunque nuova regola non funzionerà mai, senza una giustizia veloce. I lavoratori e le imprese oggi sono penalizzati dalla lentezza della giustizia quanto l’osservanza di regole sbagliate.
Se un’impresa vuole licenziare un lavoratore assenteista, prima deve provare che c’è la “giusta causa”. Se il lavoratore può esibire certificati medici anche per patologie senza riscontri oggettivi (per esempio un esaurimento nervoso) diventa difficile, per l’impresa, avere ragione in tribunale. Poi, se perde la causa, con l’art.18 l’impresa deve riassumere il lavoratore dipendente. E se la causa dura 15 anni, l’impresa dovrà pagare 15 anni di stipendi arretrati.
Ma soffrono anche i lavoratori e i precari che hanno pochissime possibilità di farsi valere. Possono subire minacce e ricatti e chi è pagato in nero o meno di quanto dovrebbe ricevere, rischia di avere ragione quando ormai l’azienda ha già chiuso i battenti.
Anche la lotta all’evasione ha bisogno di una giustizia fiscale rapida.
Se qualunque contenzioso può trascinarsi per anni per essere giudicato sui cavilli di una legislazione fiscale intricatissima, fare ricorso conviene sempre.
Esiste anche un legame tra giustizia e liberalizzazioni perché liberalizzare non vuol dire solo più concorrenza, ma significa spesso cambiare le regole e farle rispettare.
Come nel caso delle assicurazioni, dove per ridurre le tariffe non bisogna avere più concorrenza tra le società assicuratrici, ma ridurre le frodi dai “colpi di frusta”, che da noi sono da record mondiale.
Dunque, un cambiamento della giustizia civile italiana avrebbe un ruolo enorme nell’evitare che i costi creati dai furbi si scarichino sul resto dei consumatori (es. gli automobilisti onesti).
Riformare la giustizia quindi non significa solo riformare il “rito”. Occorre riformare l’intera organizzazione del settore della giustizia, incominciando dalla professione dell’avvocato. Questa non può essere “liberalizzata” introducendo l’obbligo dei “preventivi” da esibire al cliente né può essere liberalizzata come ruolo, perché in Italia di avvocati ce ne sono già 4 volte più che in Francia ma incentivando l’associazionismo e riducendo l’ipergarantismo della giustizia italiana, (si può andare in appello per una multa ricevuta per una infrazione al “codice della strada”) che causa l’intasamento dei tribunali da migliaia di piccole cause inutili.
Racconto di seguito una storia realmente accaduta per le opportune riflessioni.
Un mio amico eredita un appartamento da una zia. Valore di mercato: 300 mila euro. Nelle pieghe dell’eredità, scopre che l’Agenzia delle Entrate aveva aperto un contenzioso contro la zia e perso i due ricorsi, in primo grado ed in Appello. Non paga, l’Agenzia delle Entrate era ricorsa in Cassazione contro le due sentenze e la Cassazione conferma le sentenze già emesse quando la zia è già scomparsa. Argomento chiuso? Manco per sogno. L’avvocato difensore dell’Agenzia delle Entrate, chiede all’erede mio amico, 19 mila euro di spese processuali per un ricorso che né la zia né lui avevano fatto e che spetterebbe all’Agenzia delle Entrate pagare avendolo perso. Ma, poiché la sentenza parla di “compensazione delle spese di giudizio” (l’Agenzia delle Entrate non è mai condannata a pagarle), con una di quelle decisioni che sollevano sistematicamente la Pubblica Amministrazione dalle sue responsabilità e ne scaricano i costi sui cittadini, a pagarle dovrebbe essere l’erede al quale non è restato altro che sborsare 19 mila euro.
 
Io mi chiedo, quale effetto positivo si avrà sullo sviluppo economico del nostro Paese con l’aumento del numero dei taxi e delle farmacie se continueremo a mantenere in vita una giustizia fiscale balorda come questa ?
 
Sebastiano Tangorre

Legature 2011-12 – Concerto Trio ZEM

LEGATURE 2011/2012
OTTAVA EDIZIONE
Teatro Rossini – Gioia del Colle (Ba)
19 ottobre 2011 / 27 aprile 2012
 
Associazione Musicale “Daniele Lobefaro”
In collaborazione con il Comune di Gioia del Colle (Ba)
 
Giovedì 2 febbraio 2012
Trio Zem
Luca Provenzani, violoncello
Fabiana Barbini, pianoforte
Stefano Zanobini, viola
Auditorium LUM (Via Santeramo, Gioia del Colle)
Ore 19,30
 
COMUNICATO STAMPA CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E DIFFUSIONE
 
 
Terzo rendez-vous per la VIII Edizione di Legature, prestigiosa rassegna di musica classica organizzata dall’Associazione Musicale “Daniele Lobefaro”, in collaborazione con il Comune di Gioia del Colle e con la direzione artistica della dr.ssa Paola Sorrentino.
Giovedì 2 febbraio 2012 (ore 19,30) il palco dell’ Auditorium Lum (Via Santeramo, Gioia del Colle) vedrà in scena il Trio Zem: Luca Provenzani (violoncello), Fabiana Barbini (pianoforte), Stefano Zanobini (viola).
Il programma prevede: Beethoven:trio op.70 n.1 Brahms: trio op.114.
L’evento è in collaborazione con la L.U.M., rappresentata dalla dr.ssa Loredana Tomasicchio, direttrice della sede universitaria di Gioia del Colle.
Biglietti rassegna “LEGATURE”: Intero € 10,00; Ridotto €    8,00 (12-24 anni, over 65, soci); Ridotto €    5,00 (7-11 anni). Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni.
Abbonamento € 25. Abbonamento scuole € 15,00.
Info: Tel. 080 3433405 – fax 080 9190223 – Cell. 328 1891920
Prevendite: ASS. D. LOBEFARO via Flora, 77 – Gioia del Colle (lunedi, mercoledì, giovedì, venerdì, ore 16,00-20,30); DIXIELAND, via Dante, 75 – Gioia del Colle – Tel. 080 3484674
 
Grazie per la collaborazione
 
Alceste Ayroldi
Responsabile della Comunicazione
Legature 2012
339/2986949

La vita di San Filippo ( libro I capp. II – III)

LIBRO I CAP. II

D'età di diciott'anni è mandato à S.Germano per attendere alla Mercantia sotto la cura d'un suo Zio.  Cap. II

Havea Filippo un Zio da canto di Padre chiamato Romulo, huomo industrioso, il quale trasferitosi da Fiorenza nel Regno di Napoli, & essercitata per molti anni la Mercantia in S. Germano, luogo posto alle radici di Monte Cassino, si ritrovava più di ventidue mila feudi di valsente, che in que' tempi era somma di molta consideratione. Or essendo Filippo arrivato all'età di diciott'anni in circa, e nell'humane lettere ( come habbiamo detto ) più che mediocremente instrutto, fù da suo Padre mandato al Zio con quella intentione, che attendendo sotto la cura di lui alla Mercantia, gli dovesse poi succedere nell'heredità; non havendo Romulo persona più attinente, à cui potesse lasciare le sue facoltà. Per ordine adunque del Padre, andato à S. Germano, fù dal Zio caramente ricevuto; appresso del quale si portò di maniera, che  considerando Romulo le sue buone qualità, non passò molto tempo, che disegnò instituirlo herede di tutto suo ; Ma Iddio, ch'a maggiori cose l'haveva destinato, fece riuscir vano ogni disegno: imperoche essendo Filippo dimorato ivi alcun tempo, sentendosi interiormente stimolare à stato migliore, e considerando l'impedimento, che in ciò apportano le ricchezze, & in particolare l'essercitio della Mercantia, cominciò da se stesso  à pensare di fare altra risoluzione della vita sua: accelerando questo suo pensiero una divotione, ch'ei prese in que' paesi, con l'occasione, che diremo appresso. Continua la Lettura

La vita di San Filippo Neri ( Libro I cap. I )

Iniziamo con questo articolo la prima puntata della trascrizione di una Storia della vita di San Filippo Neri, così come ci viene tramandata da uno scrittore del '700, dal titolo:

DELLA VITA DI S. FILIPPO NERI

( Si riporta il testo integrale, che presenta spesso una terminologia oggi in disuso, ma quasi sempre comprensibile )

LIBRO PRIMO.

Delle attioni di Filippo dal suo nascimento infinche andò ad habitare à Santa Maria in Vallicella.

Nascimento, e pueritia di Filippo.        Cap. I

Nacque Filippo nella Città di Firenza, nell'Anno terzo del Pontificato di Leon Decimo, e di nostra salute mille cinquecento quindici, del mese di Luglio, nella vigilia di S. Maria Maddalena, dopo le sei hore di notte. Fù, secondo l'uso della Patria, dove non è altro, che un fonte del Battesimo, battezzato nella solita Chiesa di S. Gio: Battista, detta communemente S. Giovanni, e dal nome dell'Avolo fù chiamato Filippo. Suo Padre si chiamò Francesco Neri, persona honorata, e nella professione della Procura, alla quale attese, sincero; ma sopratutto amicissimo de' Religiosi, & in particolare de' Padri di S. Domenico. La Madre hebbe nome Lucretia Soldi, famiglia delle nobili di Fiorenza, la quale nel tempo della Republica per lo spatio di molti anni havea goduto i principali officii di quella. Continua la Lettura

Il quinto compleanno del “Centro di Ascolto”

Siamo lieti di invitarLa 
 
QUINTO COMPLEANNO DEL CENTRO DI ASCOLTO  “Dal Silenzio… alla Parola”
                                   
MARTEDI’ 31 GENNAIO 2012
Ore 18.00 Santa Messa presso la Parrocchia San Vito Martire
Seguirà una festa animata dai giovani dell’Oratorio e il taglio della torta
 
“…la povertà non consiste solo nell'avere fame di un pezzo di pane, nel non avere un vestito o nel
 non avere una casa…può esserci una povertà ancora più grande dentro il cuore…la povertà di
 sentirsi non voluto, spogliato di affetti e di amore.”                          
Madre Teresa di Calcutta
 
I nostri servizi:
Centro di Ascolto “Dal Silenzio alla Parola” Via Sannazzaro 15 tel.080 3483344 e-mail cdagioia07@alice.it
Banco Alimenti “Cana” c/o Sacro cuore
Mensa “Il pane di tutti” Via Orlando
Banco Indumenti “Vestire la Dignità” Via Orlando    
“Ti ascoltiamo” c/o Ospedale Paradiso
Sportello Alzheimer  a Palazzo Sant’Antonio Tel 080 3441078 e-mail alzheimergioia@libero.it
Dormitorio “Un Tetto per vivere” c/o Cimitero
Banca delTempo KAIROS

La risposta dei Moderarati a Puglia Prima di Tutto

27 gennaio 2012 Autore: La Redazione  
Categorie: Politica & Società

            Carissimi Amici,
alla presente alleghiamo la lettera di risposta alla Vostra missiva inviataci lunedì 16.
Crediamo opportuno che vi sia da parte Vostra una attenta lettura e un momento di riflessione.
Pertanto, in riferimento all’invito da Voi formulato di incontrarci giovedì 26, riteniamo opportuno rinviarlo ad altra data se, la Vostra posizione intransigente e per alcuni aspetti offensiva, che emerge dal contenuto della missiva inviataci e pubblicata su tutti i giornali e siti web, cambi, e diventi partecipazione leale e reale al progetto che nel tempo si è delineato.
Sicuri di un Vostro ravvedimento, in attesa di risposte, vi salutiamo cordialmente.
Gioia del Colle 23 gennaio 2012  
 
            Coordinamento dei
MODERATI
Nicola Ardillo
 
Carissimi amici della Puglia prima di tutto
abbiamo letto con molta attenzione la vostra missiva e cercheremo, sommessamente, di dare risposte hai vostri interrogativi.
            Prendiamo atto che le vostre riflessioni, che si tramutano in affermazioni, cozzano con quello che di fatto sta succedendo.
            Per primo vorremmo precisare che i partiti che sostengono la candidatura a Sindaco di Sergio Povia rappresentano già, di fatto, la novità.
            L’U.D.C. ha un Direttivo formato di giovani alla prima esperienza politica e, per quanto attiene la lista, fatta eccezione per un consigliere comunale uscente, è formata prevalentemente da persone nuove e in ogni caso capaci, per averlo dimostrato in passato, che si ripropongono al giudizio dell’elettore. Continua la Lettura

LA FINE DEL LASCIAR FARE.

26 gennaio 2012 Autore: Franco Ferrara  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

Le domande della Redazione di “cercasi un fine” sul come uscire dalla crisi e se esistono soluzioni alternative hanno impegnato la Redazione nella ricerca di trovare alcune piste di possibili risposte.

La prima risposta consiste nella ridefinizione del paradigma che ha caratterizzato il periodo 1980-2008, il periodo che ha inaugurato il periodo del primato assoluto del mercato. Per uscire da questa  forma di dominio è necessario rileggere la “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” di L.M. Keynes, l’opera posta a fondamento della ricostruzione, già sottoposta all’attenzione dei lettori di “cercasi un fine”, del secondo dopoguerra ha nell’incipit la fine del lasciar fare,  egli sostiene: la concezione degli affari pubblici che si può chiamare “individualismo” e il “lasciar fare” trasse il proprio sostegno da molte diverse correnti di pensiero e di fonti di sentimento. I filosofi dominarono per più di 100 anni perché, miracolosamente, erano tutti d’accordo, o sembravano esserlo, sull’unico fine. Né le cose sono oggi diverse, ma un cambiamento è nell’aria. Si odono solo confusamente quelle che furono un tempo le voci più chiare e distinte che abbiano educato politicamente gli uomini: L’orchestra di strumenti diversi, il coro di suoni distinti, recede infine in lontananza. Alla fine del sec. XVII il diritto divino dei monarchi dava luogo alla libertà naturale e al contratto, e al diritto divino della Chiesa subentrava il principio di tolleranza e il concetto di una Chiesa come “società volontaria di uomini”, i quali si riuniscono “in modo assolutamente libero e spontaneo. 50 anni dopo l’origine divina e la voce assoluta del dovere davano luogo ai calcoli dell’utilità. Nelle mani di Locke e di Hume queste dottrine originavano il primato dell’individualismo.  E’ nostro compito verificare la Teoria keynesiana con gli avvenimenti che si sono succeduti dal 2008 ai nostri giorni. La prima considerazione è di verificare se le scelte compiute dai governi degli stati  hanno abbandonato il “lasciare fare” o  sono ancora ad esso incatenati permettendo ai mercati finanziari di  effettuare operazioni speculative?
 
L’abbandono del lasciar fare come presupposto è il primo passaggio per uscire dalla crisi, in quanto gli automatismi del mercato hanno generato la società del debito. Lasciando agli automatismi la regolazione di tutti gli aspetti della vita umana ci ha rilevato il passaggio dalla condizione di consumatore a quello di debitore. Tutti siamo diventati debitori.  La genesi del debitore ha visto crollare le illusioni affermatatesi nell’ultimo cinquantennio e che abbiamo tenacemente inseguito: la new economy, la società dell’informazione, il capitalismo cognitivo, la finzione del trionfo della democrazia e la caduta del comunismo, l’aver concesso lo spazio pubblico e istituzionale al Fondo Monetario Internazionale e alle Banche Centrali dove le decisioni  per le sorti dell’umanità sono nelle mani di pochi funzionari e di pochi politici. Man mano che la crisi finanziaria avanza  crollano i miti dell’iperliberismo: tutti azionisti; tutti proprietari; tutti imprenditori. Gli attacchi speculativi ci rivelano di essere entrati nella condizione esistenziale dell’uomo debitore. Il capitalismo finanziario ha abbandonato tutte le narrazioni epiche che sono state elaborate intorno ai personaggi concettuali dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore cognitivo o autonomo, fiero di essere padrone di se stesso, tutti che perseguono il proprio interesse personale.
 
La finanza con le sue manovre speculative ha raggiunto gli obiettivi fissati dagli inizi degli anni ’80.: 1)ridurre i salari e le pensioni al livello minimo, 2) tagliare i servizi sociali per favorire il decollo del welfare di mercato, 3)privatizzare tutto quello che non è ancora venduto ai privati. Il paradigma sociale non è più dato dallo scambio economico ma dal credito. A fondamento della relazione sociale non c’è l’uguaglianza dello scambio ma l’asimmetria del debito/credito che precede storicamente e teoricamente quello del lavoro salariato. Il debito è un rapporto economico indissociabile dalla produzione  del soggetto debitore e dalla sua moralità. L’economia del debito aggiunge al lavoro  in senso classico del termine un lavoro su di sé in modo che economia ed etica funzionano congiuntamente. L’economia del debito fa coincidere la produzione economica e la produzione di soggettività. 
 
Per poter uscire dal contesto della società del debito è necessario che le grandi politiche europee siano ripensate in modo da fermare l’incremento del volume del debito.   L’Europa per non essere la causa dell’incremento del debito deve lasciarsi alle spalle le due fasi che hanno contribuito  alla crescita del debito degli stati nazionali. Questo è identificabile nelle due fasi: 1) dal 1950 al 1970  politiche per superare i dualismi territoriali attraverso l’utilizzo dei Fondi Strutturali e delle politiche sociali comunitarie; 2) dal 1980 al 2010, con l’affermarsi della Globalizzazione, il dualismo ha assunto caratteri nuovi- marginalizzazione economica ed esclusione sociale – ai quali si è tentato di far fronte con nuove politiche e nuovi programmi (Interreg, Adapt, Leader, Equal, Progress..). L’inadeguatezza di questi interventi è misurabile con il fatto che al termine del processo la distribuzione del reddito procapite (rispetto al PIL) rivela che l’8% delle regioni più povere e il 10% delle più ricche sono rimaste le stesse ai 20 anni precedenti. Un indice macro di ineguaglianza che esprime, oltre alla diseguaglianza sociale, il fatto che la dislocazione dei sistemi produttivi ha continuato nel suo processo di concentrazione nelle regioni forti dell’UE indebolendo le potenzialità dei 4/5 del territorio europeo, esponendoli agli interventi della speculazione. E’ necessario aggiungere che il dualismo rendendo fragili i sistemi produttivi li espone all’indebitamento con i risvolti sopra illustrati.
 
Anche dall’analisi delle politiche comunitarie agricole (PAC) rileviamo la crescita del dualismo territoriale e l’esposizione alla crescita del debito. Dopo il 1989 si preannunciava una nuova era di cooperazione e di superamenti dei dualismi attraverso: 1) la trasformazione nella politica estera ed interna dei Paesi dell’Europa orientale; 2)l’unificazione della Germania; 3)le nuove spinte verso la Comunità Europea dei Paesi dell’EFTA; 4) l’allargamento ad est della Comunità Europea; 5) l’aspirazione a riequilibrare le diseguaglianze tra le aree del nord e sud Mediterraneo. Questi cambiamenti avvennero in un contesto nel quale, nonostante la retorica dell’integrazione e della coesione sociale, le differenze tra i 12 Paesi prima e dei 27 dopo registrano un basso livello di sviluppo, queste oggi sono travolte dalla crescita del debito. Possiamo sostenere che i disegni di sviluppo disegnati dal “lasciar fare” non comporta una crescita economica in senso tradizionale, ma corrisponde ad una visione comprensiva della necessità di  migliorare le condizioni di produzione e di vita di tutti i Paesi UE che non offrono in partenza le medesime condizioni accettabili. In questo contesto è stato facile ai fautori dell’utilizzo del debito favorirne la crescita. Dobbiamo  convenire che l’approccio dell’UE  monocentrico perseguito  ( Trattato di Mastricht (1992), Accordo di Lisbona (2000); Trattato di Lisbona (2009) è andato in rotta di collisione con quello opposto  policentrico previsto dai Programmi UE.
 
L’orientamento e le scelte adottate nelle politiche regionali nazionali ed europee, elaborate sui principi astratti di competizione ed efficienza ed in modo centralizzato, hanno prodotto i successivi fallimenti nel raggiungimento degli obiettivi, e le risorse finanziarie investite hanno contribuito al rafforzamento degli ostacoli esistenti per i sistemi produttivi locali frustrandone ulteriormente le capacità di riprese e aprendo la strada  alla società del debito. Attraverso la delocalizzazione è stato reso più facile. Abbiamo richiamato alcuni aspetti per comprendere il fallimento delle politiche liberiste che di decennio in decennio hanno creato danni favorendo una penetrazione della Globalizzazione nell’economia e nelle istituzioni nazionali e in quelle del Mezzogiorno hanno generato coinvolgimenti e collusioni che fanno da freno al cambiamento. Oggi ci ritroviamo da un lato a vivere nella società del debito attraverso le crisi finanziarie e  dall’altro in sistemi produttivi  frammentati. 
 
Esistono soluzioni ?
 
A questa domanda è possibile rispondere  sulle base delle argomentazioni svolte: Il sistema delle imprese è necessario valorizzare il sistema sociale delle imprese; studiare le nuove forme di cooperazione territoriale; riprendere il trinomio colture-natura-culture  per favorire nuove forme di partecipazione; riorientare le politiche europee e nazionali dall’atlantico verso il Mediterraneo, il medio e lontano oriente. Questo ri-orientamento porterà a bilanciare lo squilibrio che si è creato nell’UE a tutto favore dei Paesi e mercati atlantici, che favorisce solo alcune aree e alcuni sistemi produttivi europei ed anche ad evitare che la cooperazione con le nuove aree della crescita economica mondiale (la Cina, l’India, il sud est asiatico e presto il mondo arabo-islamico) che possono favorire e stabilizzare le nostre comunità e sistemi produttivi locali  si trasformi in una competizione selvaggia tra centri finanziari e tecnologici all’interno della quale il ruolo assegnato alle me-regioni europee divenga quello di vettovagliamento civile e militare al servizio delle aree forti. L’uscita dalla società del debito è possibile con una forte rigenerazione delle comunità e di sistemi produttivi locali e regionali insieme alla più ampia autonomia e autosufficienza che questo  richiede. La  soluzione alessandrina dovrebbe quindi capovolgere l’obiettivo della globalizzazione dominata dalla finanza “dal globale al locale” nel suo contrario.
 
FRANCO FERRARA

L’occhio della poesia

25 gennaio 2012 Autore: Giacomo Leronni  
Categorie: Acculturi@moci

La poesia, come tutte le arti, annuncia una sfida lancinante alla perfezione e, nello stesso tempo, nega che la perfezione sia possibile. Quello della scrittura, infatti,  è in sé un gesto perfetto. Ma la perfezione in nuce presente nelle intenzioni del poeta, quando sente erompere dentro di sé una forza capace di afferrare la verità e di rivelarla in tutta la sua evidenza, viene poi subito smentita dalla forma raggiunta, che è certo meno perfetta del gesto in sé e del vigore che l’ha creato. Ogni poeta, una volta portato a compimento quel gesto, sperimenta dunque una sensazione duplice, in cui sono comprese emozioni contrapposte.

Da un lato percepisce un senso di pieno appagamento, poiché è stato in grado di misurarsi con la parola sul terreno acuminato rappresentato da ciò che sente essere una qualche forma di verità. Nello stesso momento, però, a questa soddisfazione, che talvolta sconfina nell’euforia, fa da contraltare una insoddisfazione legata alla forma raggiunta dalla sua scrittura, che sta lì a dirgli, talvolta con estrema crudezza, che non era esattamente quello ciò che avrebbe voluto scrivere.

Di conseguenza, il poeta alberga in sé un dramma, che deve imparare a riconoscere e ad accettare. Una forza impetuosa lo costringe a vedere chiaro, a portare il suo sguardo su ciò che lo circonda andando ben oltre le comuni percezioni, ad aprire una sorta di vista interna a cui nulla sembra sfuggire e grazie alla quale ogni cosa, ogni situazione, ogni vicenda acquista il suo definitivo significato.

Tuttavia, quando questo occhio segreto si spegne, il poeta si accorge che la redazione di quell’esperienza che il suo braccio ha preparato, per quanto accurata e profonda, non è all’altezza della visione che lo ha posseduto. Gli è sembrato di portare la sua mente ovunque, ha travalicato tutto, gli ostacoli presenti nell’esperienza quotidiana di ciascuno si sono spontaneamente dissolti per consentirgli di arrivare dove mai avrebbe sperato, ma ne ha riportato – e trascritto – un pallido sogno, in cui le immagini si susseguono in una nebbia indistinta, in cui le parole sembrano poter dire e non dicono o, perlomeno, non riescono a dire tutto ciò che si dovrebbe e vorrebbe.

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L’assessore regionale Fiore si è dimesso

Questa mattina il dott. Tommaso Fiore si è dimesso dalla carica di assessore alla Salute della Regione Puglia.
 
L'annuncio è stato dato dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, nel corso di una conferenza stampa.
 
Le dimissioni erano già state presentate da Fiore  in Consiglio regionale il giorno 3 febbraio 2011, subito dopo l'incontro che l'Assessore aveva avuto in Regione con una delegazione di cittadini gioiesi, tra i quali il Sindaco, il Presidente dell'Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso e alcuni consiglieri comunali di Gioia del Colle, dimissioni che erano state rigettate dal Presidente Vendola.
 
A ricoprire l'incarico di assessore è stato nominato il dott.Ettore Attolini.
 
Questo ennesimo ricambio a livello di Assessorato e di dirigenza ASL/BA la dice lunga sul malessere che in campo sanitario il Piano di Riordino Ospedaliero Regionale ha generato. 
 
Si potrebbe ipotizzare anche una sua  non condivisione delle scelte attuate dalla Regione in campo sanitario.
 
La decisione giunge all'indomani di un'altra scelta operata dal  Governo Regionale, cioè quella di non finanziare più la costruzione dell''Ospedale San Raffaele di Taranto.
 
Nel frattempo gli addetti ai lavori hanno allo studio un Piano di riconversione dell'Ospedale di Gioia, da presentare al Commissario Prefettizio, alla dirigente del Distretto socio-sanitario di Gioia e ai responsabili regionali, così come prospettato dal Direttore Generale della ASL/BA, dott. Colasanto,  nell'incontro del 12 dicembre 2011, con richieste di servizi territoriali e Day Service che vadano al di là delle briciole offerte   sia dal Distretto Socio-sanitario di Gioia che dalla stessa ASL, approvate con protocollo pubblicato il 20 dicembre 2011.

Seminario “Le buone pratiche dell’inserimento lavorativo”

La OGECHI COOPERATIVA SOCIALE B Onlus, in collaborazione con l’Ambito Territoriale dei comuni di Gioia del Colle, Sammichele di Bari, Turi e Casamassima, in occasione della chiusura del Progetto “Viva-mente–Differenziamoci” organizza il giorno 26 gennaio 2012, alle ore 16.00, presso il Chiostro Palazzo San Domenico del Comune di Gioia del Colle, il Seminario “LE BUONE PRATICHE DELL’INSERIMENTO LAVORATIVO”.
Durante l’incontro saranno resi noti i risultati di un anno di raccolta differenziata “porta a porta” del rifiuto umido-organico effettuata nei Comuni di Gioia del Colle e Sammichele di Bari su circa mille utenze domestiche e verrà illustrato l’andamento dell’intero percorso di inserimento al lavoro di circa n.10 persone svantaggiate. Inoltre interverranno esperti in welfare e servizi ecosostenibili sugli sviluppi e le potenzialità emerse sia in ambito sociale che ambientale. Ai partecipanti verrà distribuito un gadget offerto dall’azienda Progeva S.r.l.. Il Seminario è in fase di accreditamento per gli Assistenti Sociali e da diritto al riconoscimento di crediti formativi per gli studenti iscritti ai Corsi di Laurea afferenti alla facoltà di Scienze della Formazione. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Continua la Lettura

UTE – Giornata della Memoria

21 gennaio 2012 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Eventi & Tempo Libero

Vi comunico che il giorno 27 gennaio al Teatro Rossini alle ore 19,30 celebreremo la" Giornata della Memoria" con uno spettacolo di due giovani artisti dal titolo

" Housewitz : memorie di un comico fallito".


Vi invio la locandina
Giovanna Viterbo

 




 

Ipertartassati.

Da qualche mese a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. A differenza di un tempo, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dell’evasione fiscale (120 miliardi ogni anno sottratti al fisco) è diventato uno strumento di agitazione politica universale, da sinistra a destra passando anche attraverso la Chiesa che impartisce lezioni di moralità.

Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione, sopratutto se spettacolare, diventa una missione morale e non è distante il pensiero di fare gettito mediante la delazione.

Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.
Come caccia alle streghe va benissimo, ma se vogliamo rimettere in carreggiata l’Italia, penso che occorre fare un’altro pensiero.
In Italia l’evasione fiscale è un fenomeno a due facce. La prima è quella che fa incazzare i lavoratori dipendenti regolarmente assunti: c’è chi potrebbe benissimo pagare le tasse e non lo fa semplicemente perchè vuole guadagnare di più. Questo tipo di evasione, da mancanza di senso civico, si combatte con due strumenti: più controlli e aliquote fiscali ragionevoli. Se la si combatte solo con più controlli, il risultato è sopratutto un aumento dei prezzi al consumo, come sa chiunque abbia a che fare piccoli artigiani, ristoratori ecc.. Per inciso è il ragionamento che fanno milioni di cittadini di fronte alla domanda: preferisci pagare 100 senza fattura o 140 con fattura ?
 
C’è poi un secondo tipo di evasione fiscale, di sopravvivenza o di autodifesa. E‘ l’evasione di quanti, se facessero interamente il loro dovere fiscale, andrebbero in perdita o dovrebbero lavorare a condizioni così poco remunerative da rendere preferibile chiudere l’attività. In questo caso quel che serve è innanzitutto una drastica riduzione delle aliquote che gravano sui produttori, altrimenti il risultato della lotta all’evasione è semplicemente la distruzione sistematica di posti di lavoro, che peraltro si sta già verificando: le regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti (vedi vicende della Sardegna).
Per cui l’idea di risolvere i nostri problemi economici intensificando la lotta all’evasione fiscale è una misera idea. Quello di far pagare gli evasori è solo il sogno degli onesti, ma purtroppo è l’ultima zattera di uno Stato gestito nell’ultimo ventennio da un ceto politico che non sapendo più che pesci pigliare cerca di salvare se stesso e sfuggire alle proprie responsabilità. Incapaci di varare le promesse più volte ripetute, inadatti nel prendere decisioni importanti, irresoluti a tutto, hanno trovato nell’evasore fiscale il capro espiatorio con il quale distrarre l’opinione pubblica. 
 
E’ un grande inganno. Se la lotta all’evasione viene condotta unicamente per aumentare le entrate, è inevitabile che essa produca effetti recessivi: disoccupazione, aumenti di prezzo, contrazione dei consumi. E inoltre non è certo che l’obiettivo di far cassa venga raggiunto, non è detto che il gettito che si recupera grazie a nuove regole e più controlli superi il gettito che si perde a causa dei fallimenti e dei passaggi all’economia sommersa. Tanto più in un periodo come questo, in cui è già in corso una drammatica riduzione della base produttiva.
Se però ogni euro recuperato dall’evasione fiscale fosse destinato, per legge, a rendere meno difficile la vita a lavoratori ed imprese, allora otterremmo almeno due risultati, uno economico e uno morale. Il risultato economico è che, poco per volta, i produttori di ricchezza che le tasse le pagano potrebbero finalmente rialzare la testa, consentendo all’Italia di tornare a crescere. Il secondo è che, con aliquote sempre più ragionevoli, l’evasione fiscale non solo diventerebbe meno conveniente, ma perderebbe ogni giustificazione morale.
 
Sebastiano Tangorre

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