Enzo Cuscito lascia la segreteria del circolo cittadino del Pd.

Il Circolo del Partito Democratico di Gioia del Colle comunica che, a causa di sopraggiunti impegni di carattere professionale e familiare, il Segretario Prof. Enzo Cuscito, ritenendo di non poter assumere a tempo pieno la guida del partito in un momento così delicato, ha rimesso il mandato nella mani della Segreteria cittadina. Questa, al fine di garantire la prosecuzione del lavoro avviato per la costruzione del “Cantiere dell’alternativa”, ha rimesso le decisioni conseguenti nelle mani del Coordinamento, da convocare unitamente alla Federazione Provinciale del Partito.
  
La Segreteria Cittadina del Pd
Gioia del Colle, 30 novembre 2011
Ufficio Comunicazione Pd
Gioia del Colle
pdgioia@libero.it

Greta Lobefaro vince il suo 15° concorso

30 novembre 2011 Autore: Paola Sorrentino  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Dopo gli allori del XXVIII Concorso Pianistico Nazionale Muzio Clementi, prestigioso concorso di esecuzione musicale per pianisti fino a 24 anni, la pianista gioiese Greta Lobefaro, lo scorso 27 novembre, vince l’VIII Concorso di esecuzione pianistica Città di Bucchianico (CH) conseguendo il I premio assoluto con 100/100, borsa di studio e premio del pubblico assegnatole durante la serata finale.
 
La commissione presieduta dal famoso Maestro Bruno Canino e composta dai Maestri Ottaiano, De Ninis, Arlia e Di Nucci, ha espresso pareri entusiasti sul livello di preparazione della piccola pianista definendola una vera rivelazione.

Prima edizione del Premio Letterario “Lo Stato Siamo Noi”.

29 novembre 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Prima edizione del Premio Letterario "Lo Stato Siamo Noi".

 

Scarica la locandina

L’Inferno è tra noi ?

28 novembre 2011 Autore: Franco Ferrara  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

La risposta alla domanda sono i 6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) presenti in Italia. Essi sono dislocati nel territorio da Nord a Sud: Castiglione delle Stiviere (Mn), Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (FI), Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Di questi soltanto quello di Castiglione rientra negli standard previsti dalla legge. La situazione di questi Ospedali è stata narrata dalla  trasmissione “Presa Diretta” andata in onda il 20 giugno 2011 su RAI3 e la stampa quotidiana e settimanale ne hanno fatto conoscere lo stato delle strutture e la condizione dei pazienti ospitati. Ecco alcune storie: Andrea, 25 anni fa, si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola; Mario nel 1992, ha compiuto una rapina da 7.000 lire fingendo di avere una pistola in tasca; Luca ha iniziato a star male quando è morto suo padre, nel 1997; Fabio sarebbe dovuto uscire alla fine del 2009, ma non ha fatto in tempo è morto prima. I nomi sono di fantasia, le storie no: sono tutte storie di uomini e donne rinchiusi negli OPG, strutture prodotte dal codice Rocco del 1930, che mandano le persone all’inferno attraverso l’abbandono e l’isolamento in strutture che sono peggio del carcere iracheno Abu Ghraib, appunto l’inferno dei viventi. La Commissione Parlamentare d’Inchiesta, istituita dal Senato il 30 luglio 2008 e presieduta dal senatore Ignazio Marino, da parte sua ha concluso i lavori con la Relazione approvata dalla Commissione il 20 luglio 2011. E’ stato accertato: 1) le condizioni igienico- sanitarie, organizzative e clinico – psichiatriche delle strutture; 2) gli interventi da mettere in atto con peculiare urgenza per completare l’attuazione del passaggio di competenze al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ; 3) ha fornito una riflessione critica sulle problematiche della contenzione nell’ambito dell’OPG; 4) ha tracciato le linee per una riforma legislativa del settore. I punti di convergenza della Relazione approvata all’unanimità, sono stati : a) “gravi e inacettabili le carenze strutturali e igienico sanitarie in tutti gli OPG, salvo quello di Castiglione delle Stiviere (MN) e,, in parte quello di Napoli; b) un assetto strutturale in tutti totalmente diverso da quello riscontrabile nei servizi psichiatrici del SSN; c)una disponibilità di competenze specialistiche globalmente insufficienti in tutti gli OPG rispetto al numero dei pazienti in carico; d) una pratica delle contenzioni fisiche e ambientali che lasciano intravedere interventi clinici inadeguati e in alcuni casi lesivi della dignità della persona, nonché la mancanza di puntuale documentazione degli atti contenitivi”. Inoltre la lettura dei verbali ci fa cogliere la situazione  drammatica delle persone oramai prive della dignità e totalmente isolate. Leggiamo: “il degrado derivante dalle pessime condizioni strutturali e igienico sanitarie; evidenti macchie di umidità e muffe; presenza di sporcizia ovunque; presenza di letti metallici con spigoli vivi, vernice scrostata e ruggine, pavimenti danneggiati; coperte e lenzuola strappate , sporche e insufficienti.. Ovunque si avvertiva un lezzo nauseabondo per la presumibile presenza di urine sia sul pavimento che sugli effetti laterecci. Ogni paziente in alcune celle ha meno di 3 metri quadrati a disposizione,in netta violazione delle norme”. Nelle 6 strutture sono ospitate 1500 persone, di queste il 40% (600) sono internate solo a causa delle infinite proroghe delle misure cautelari. Secondo il sen. Marino: “negli OPG ci sono due tipologie di detenuti: quelli che hanno commesso un reato e quindi sono condannati al carcere, ma avendo manifestato anche problemi psichiatrici sono stati internati con il cosiddetto “fine pena”; e quelli tecnicamente prosciolti, in quanto incapaci di intendere e volere. Persone che potrebbero essere dimesse e affidate ai servizi sanitari territoriali. Ci troviamo di fronte al fatto che il paziente psichiatrico è una persona non condannata ma rinchiusa, perché ritenuta socialmente pericolosa, in luoghi privi di cure psichiatriche. Gli obiettivi della Commissione entro la fine dell’anno sono di chiudere almeno tre OPG – Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa e Montelupo Fiorentino. Le tre strutture rimanenti essere oggetto di interventi per omogeneizzarle a Castiglione delle Stiviere, quindi, passare i pazienti e personale al SSN, perseguendo intese con gli Assessori Regionali alla Sanità e con il Ministero della Giustizia per utilizzare i piccoli ospedali dismessi come strutture del Dipartimento d’igiene Mentale delle ASL (DSM). Questi passaggi  previsti dall’aprile del 2008 sono a tutt’oggi  paralizzate.Con queste conoscenze è possibile rompere i l’isolamento di questo girone dell’inferno?
A fronte del lavoro della Commissione corrisponde il movimento “STOPOPG”, promosso da più di 20 Organizzazioni ( tra i promotori: ANTIGONE, FORUM SALUTE MENTALE, CIGL, CITTADINANZATTIVA,SOS SANITA’, UNASAM, GRUPPO ABELE, CONFERENZA NAZIONALE VOLONTARIATO GIUSTIZIA….) con la seguente piattaforma:
1.      Il governo deve rispettare gli impegni per il passaggio della medicina penitenziaria al SSN e assicurare il finanziamento previsto dal Patto Salute;
2.      Le Regioni devono assumere l’onere dei trattamenti, delle cure, dei reinserimento, attribuendo ai DSM le necessarie risorse se carenti;
3.      La presa in carico degli internati da parte dei DSM deve avvenire attraverso progetti individualizzati di cura e re inclusione, ma altresì i Dipartimenti devono attuare interventi preventivi e di assistenza adeguata negli Istituti;
4.      Va previsto un meccanismo di incentivazione o di sanzione, da definire al tavolo Stato-Regioni, per favorire la piena applicazione del Decreto Presidente Consiglio Ministri (DPCM) del 1 aprile 2008. Devono essere messe a punto iniziative e incentivanti nei confronti delle Regioni con il relativo monitoraggio rigoroso degli effetti da parte dello Stato e meccanismi incentivi nei confronti dei DSM con il monitoraggio rigoroso degli effetti da parte delle Regioni.
5.      La magistratura di sorveglianza deve cessare, nel riesame della pericolosità sociale al termine della misura di sicurezza, di valutare in maniera prevalente le condizioni socio-economiche della persona. Se l’intervento sulle stesse è dovuto, e va ricercato il loro miglioramento , la carenza non può in alcun modo giustificare la continuazione dell’internamento. Cosa accadrebbe se analoga prassi venisse seguita per il carcere?
6.      La magistratura deve cessare di utilizzare l’OPG per interventi diversi da quelli previsti per le misure di sicurezza per rei prosciolti (gli interventi cioè di cui agli artt.212 cpp e 312 cpp; 148 cp e 219cp). Si sono sollevati inoltre molti dubbi sulla costituzionalità di un sistema che consente misure repressive assolutamente sproporzionate al reato, come esemplificato da innumerevoli episodi di internamento infinito, a seguito di reati di scarso rilievo;
7.      La magistratura di sorveglianza non può confermare la pericolosità sociale di un internato perché manca il consenso da parte del DSM di competenza di farsi carico dello stesso.
Uscire dall’inferno è possibile, riconoscere i diritti della persona è la cifra di un Paese civile, condividere il dolore di grandi solitudini ci rende più umani.
 
Articolo pubblicato sul n. 65 di "Cercasi un fine"  
 
Franco Ferrara*
* [presidente Centro Studi Erasmo]

Appello contro il culto della personalità nei simboli elettorali.

I Comitati Dossetti per la Costituzione si rallegrano per la successione di governo da Berlusconi a Monti, che chiude un periodo in cui la Costituzione repubblicana è stata esposta a un rischio mortale, quale Giuseppe Dossetti aveva denunciato fin dal suo insorgere nel 1994, e propongono alla firma il seguente                                                                       
                                                     APPELLO                                                                 
 
Per mettere al riparo il sistema democratico dai mali contratti in questi anni e soggetti ad aggravarsi al di là della stessa persona del premier sconfitto, noi chiediamo che nella prossima riforma della legge elettorale, oltre al ripristino della scelta dei rappresentanti da parte dei cittadini e a una riforma equilibratrice dell’esorbitante premio di maggioranza previsto per la Camera, venga incluso il divieto di contrassegni di lista recanti un nome di persona. L’esperienza ha dimostrato come abbia alterato la qualità della vita democratica la personalizzazione della lotta per la guida politica del Paese, basata sul pregiudizio ideologico secondo cui il capo politico incorporerebbe in sé tutto il popolo, quando invece questo nella varietà dei suoi interessi e dei suoi ideali è pienamente rappresentato solo dal Parlamento. La mancanza di un nome nel simbolo non significa sottrarre al popolo la scelta del governante migliore possibile, ma significa che il governo della legge e non il governo degli uomini d’eccezione è il connotato della democrazia. Resta infatti la verità del detto attribuito a Socrate da Platone nella “Repubblica”, e ricordato da Kelsen a suffragio della tesi che “la democrazia è un regime senza capi”: alla domanda su come in uno Stato ideale dovrebbe essere accolto un uomo dotato di qualità superiori, un “genio”, il filosofo greco rispondeva: “Noi l’onoreremmo come un essere degno di adorazione, meraviglioso ed amabile, ma dopo avergli fatto notare che non c’è uomo di tal genere nel nostro Stato e che non deve esserci, untogli il capo e incoronatolo, lo scorteremmo fino alla frontiera”.
 
La rinunzia al proprio nome nel contrassegno di lista rappresenterebbe per i leaders politici quel “passo indietro” che per il ripristino della pienezza democratica, come si è ritenuto, era richiesto non solo a Berlusconi, e sarebbe una convalida degli art. 49 e 67 della Costituzione secondo i quali a tutti i cittadini tocca concorrere a determinare la politica nazionale e i parlamentari non sono gravati da vincolo di mandato; il continuo richiamo a un’investitura popolare del capo ha infatti determinato nel senso comune la convinzione che i membri del Parlamento dipendano da un mandato imperativo dato dall’alto, al punto che sono stati accusati di tradimento quei membri della maggioranza che hanno fatto venir meno, come è del tutto legittimo, il loro voto al governo, e che sia stato bollato come “golpe” qualunque tentativo del Parlamento di stabilire una diversa guida richiesta dal Paese.
 
I firmatari di questo appello ricordano inoltre la natura politica e non tecnica del risanamento necessario delle finanze pubbliche, che dovrà avvenire salvaguardando i soggetti più deboli, con prestazioni patrimoniali non imposte se non in base alla legge, con criteri di progressività, senza distorsioni elettoralistiche, promuovendo l’occupazione e mirando a un incremento a beneficio di tutti delle ricchezze del Paese, a norma degli art. 23, 35, 37, 41, 53 e 75 della Costituzione.
 
Raniero La Valle, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Mario Dogliani, Domenico Gallo, prof. Umberto Allegretti, prof. Gaetano Azzariti, prof. Alfonso Di Giovine, prof. Alessandro Pizzorusso, Alessandro Baldini, Francesco Di Matteo, Maurizio Serofilli, Enrico Peyretti.
 
Roma 23 novembre 2011
 
Le firme possono essere inviate a comitatidossetti@tiscali.it

 

Socialismo e antifascismo a Gioia del Colle. (Nicola Capozzi)

Le lotte del movimento bracciantile, l’antifascismo, le delusioni e le speranze della Puglia nelle contraddizioni del Novecento: le vicende biografiche di Vito Nicola Capozzi (1889-1976), antifascista gioiese e personalità di rilievo del socialismo pugliese, ci consentono di riflettere su alcuni passaggi nodali che emergono dall’intreccio che lega la storia locale agli avvenimenti della “grande storia”.
 
Alle nuove generazioni si può dire che Capozzi ha saputo interpretare e dare voce alle esigenze di un’Italia povera e dimenticata ed ha combattuto la sua lotta contro il fascismo e per la giustizia sociale, pagandone di persona le conseguenze più dolorose. In un momento storico in cui chi alza la voce sembra farlo solo per perseguire interessi personali, la figura di Nicola Capozzi ci ricorda che sono gli ideali di giustizia e solidarietà sociale a dare senso e significato alla storia di una comunità.
 
 
Nelle edicole di
Bari: librerie Feltrinelli, Laterza, Roma, La Goliardica, Egafnet
Gioia del Colle: librerie Minerva, Arcadia, Aretusa, Librelulla, Agorà, Pegaso, Curione, Carmen; edicole Dafne, Eureka, Il Giocattolaio
Sammichele di Bari: Suma editore, cartoleria Fortunato, Casa In
Noci: libreria Trisolini

 

  

L’occhio della poesia

22 novembre 2011 Autore: Giacomo Leronni  
Categorie: Acculturi@moci

Come preannunciato nel nostro ultimo incontro, anche questo mese trarremo utile spunto per la riflessione da un articolo di Paolo Di Stefano apparso nel luglio scorso sul “Corriere della Sera”. In un contesto più generale – che sembra intessuto apposta per stimolare una vera messe di approfondimenti – Di Stefano, citando l’opinione del poeta ticinese Fabio Pusterla, si schiera con coloro (me compreso) che ritengono innegabile, oggi, in Italia, un livello medio della produzione poetica del tutto superiore a quanto viene proposto in campo narrativo.
 
E, argomentando per sostenere la sua posizione, scrive: “… La poesia punta essenzialmente sulla parola, su una parola non (necessariamente) comunicativa. La semplificazione dei linguaggi, l’abbassamento del livello stilistico hanno inciso sulle sorti di molta narrativa di ricerca: alla letteratura si chiede trasparenza, un’espressività ridotta al minimo, una riproduzione dell’oralità quotidiana, ma se ciò è tollerabile in ambito narrativo, chiederlo alla poesia significherebbe azzerarne la sua stessa essenza, che è la sfida della parola. «La scrittura poetica – ha scritto Cesare Viviani – è l’esperienza che, insieme a poche altre, può essere più minacciata da questa nuova forma mentis». Viviani alludeva a quella «comunicazione unificante» che permette a tutti noi di sentirci tecnici di tutto (e di niente): nulla di più lontano dalla irriducibilità del linguaggio della poesia. Va ricordato, d’altro canto, che per anni siamo stati schiacciati dall’autocompiacimento di un’oscurità impermeabile, più o meno giocosa, comunque fine a se stessa”. Autocompiacimento, mi limito ad obiettare, che non sempre è stato tale (come ho già avuto modo di spiegare mesi addietro in questa stessa sede), anche se è vero che, sull’oscurità gratuita, qualcuno ci ha marciato a lungo.
 
Chiedo scusa ai lettori per la lunga citazione. Ma la sua estrema chiarezza circa i meccanismi che consentono la nascita della vera poesia m’imponeva questa scelta. Credo che una delle esperienze più gratificanti sia quella di riscontrare nelle parole altrui il nostro esatto pensiero, che un’altra persona è riuscita a rendere al posto nostro con un’assolutezza che spesso cerchiamo invano. Ecco: con le sue parole, Di Stefano, per l’ennesima volta, mi ha reso possibile questa esperienza.
 
Come ho già cercato di dire altre volte, la poesia ha ben poco a che vedere con la comunicazione, per come siamo soliti intenderla. Ben venga la narrativa trasparente (purché la troppa trasparenza non comporti – come spesso succede – intollerabili cadute di tono) e ancor più l’esercizio di una critica attenta alle motivazioni profonde della scrittura e in grado di dialogare con un pubblico desideroso di approfondimenti e, anche, di comprensione.
 
Ma non si può chiedere tutto questo alla poesia che, appunto, ipostatizza un linguaggio irriducibile e intangibile, un linguaggio che è sfida pura e assoluta, evidenza fugace e irriproducibile. La nostra società, rosa dai consumi, prostrata agli imperativi della globalizzazione e della mercificazione, porta i suoi tentacoli anche nel campo dell’arte e della letteratura, imponendo una pletora di libri bolsi, depauperati di qualunque ardore, esenti da qualsiasi rischio, sia di tipo economico sia – quel che è peggio – relativi alla nostra umanità. Lo fa espandendo ovunque un linguaggio privo di espressione, senza sfumature, povero e barbaro, disposto ad inoculare la violenza sottile e devastante dell’omologazione generale e dell’incuria.
 
E tuttavia la sperduta guarnigione dei poeti resiste, scommettendo proprio sul linguaggio: ma su un linguaggio altro, connesso all’essenza di ciò che siamo da sempre, incorruttibile e sovrano. Una parola che non viene al mondo per essere confusa con le altre parole – in modo da tenere a freno l’inquietudine – ma che trasforma la sua preziosa solitudine e il suo rigore nell’invito più pressante a diventare esploratori dell’inesplorabile, conoscitori di ciò che mai sarà interamente detto o conosciuto.
Giacomo Leronni
Tratto da "la Piazza" ottobre 2011

L’Osservatorio scrive al Commissario Prefettizio

L'Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso di Gioia del Colle comunica che in data 21-11-2011 ha inviato la seguente missiva al Commissario Prefettizio del Comune di Gioia, come da accordi intercorsi durante l'incontro del giorno 18  u.s.     
EGR. DOTT.ssa MARIA  F. DABBICCO
COMMISSARIO PREFETTIZIO DEL
COMUNE DI GIOIA DEL COLLE
                                                           Gioia del Colle 21-11-2011
Oggetto: richiesta incontro con il Direttore Generale ASL/BA e l’assessore regionale Fiore
                                                                                                   

Il sottoscritto GIANNINI Francesco, in qualità di Presidente dell’Osservatorio Permanente Ospedale “ Paradiso “ di Gioia del Colle,  facendo seguito agli accordi intervenuti nell’incontro tenutosi il 18 u.s. tra alcuni membri dell’Osservatorio, l’ex Presidente della III Commissione consiliare, l’ex Vice Sindaco di Gioia e la S.V.,
Le invia una breve relazione sullo stato dell’arte dell’Ospedale “ Paradiso “ di Gioia del Colle.
Sarebbero in atto, dal 2003 ad oggi, tentativi di depotenziamento dell’Ospedale Paradiso di Gioia del Colle, come dimostrerebbero:
      -   La mancata applicazione del Piano di Riordino Fitto (70 posti attivati invece dei previsti 107),
      -    la mancata riparazione di alcune attrezzature: OPT e laser oculistico,
-          il mancato acquisto di ambulanze per il locale nosocomio,
-          il mancato potenziamento del Pronto Soccorso,
-          lo scarso utilizzo del mammografo, pur essendo stato individuato, l’Ospedale Paradiso, dall’ex Direttore Generale ASL/BA, dottssa Cosentino, Centro Pilota per lo screening mammografico,
-          l’invio da Putignano della vecchia TAC, nonostante le promesse de Presidente della Regione Fitto di acquisto di una nuova TAC, acquistata invece per l’Ospedale di Putignano,
il minor numero di medici e paramedici a Gioia in rapporto al numero dei degenti,
-          il tentativo di trasferire alcune attrezzature frutto di donazioni esclusive per l’Ospedale Paradiso,
-          la vendita da parte dell’ASL, di alcuni beni immobili donati all’Ospedale di Gioia da parte di cittadini gioiesi, il cui ricavato non è stato reinvestito a favore dell’Ospedale Paradiso, come previsto dalla volontà dei testatori,
-          una specie di comunicazione  di mobilità per il personale paramedico di Gioia del Colle, fatta circolare senza data, senza numero di protocollo e senza firme degli estensori della stessa.
L’Osservatorio fa presente che:
-   Gioia è il Comune più esteso, più popoloso del Presidio ( Gioia-Noci-Putignano ), quello che
     registra le migliori performances dal punto di vista economico-gestionale,
-          A Gioia ha sede il 36° Stormo dell’A.M., la Base NATO più importante del Mediterraneo,  ( punto strategico nella Guerra del Golfo, nella crisi ex Iugoslavia, nella crisi del Kossovo e nella crisi Libica ), che si è già espansa e si sta rinfoltendo con l’arrivo di nuovi Gruppi di Volo,
-          Gioia del Colle è strategicamente baricentrica tra tre provincie ( Bari, Taranto e Matera ), anche ai fini dell’emergenza-urgenza sul territorio; infatti è attraversata da arterie viarie provinciali, regionali e interregionali di grande importanza, nonché ha un’autostrada con casello proprio, due linee ferroviarie statali ed una zona artigianale ed industriale di tutto rispetto,
-          Gioia non ha collegamenti pubblici con Putignano, sede dell’Ospedale di riferimento del Presidio.
L’Osservatorio Le ricorda che il Comune di Gioia ha in atto un ricorso presso il TAR Puglia avverso il Piano di Riordino Ospedaliero della Regione e che lo stesso Osservatorio ha presentato nel mese di ottobre del 2010 un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Bari, in cui ipotizzava una probabile lobby territoriale tendente a favorire l’Ospedale di Putignano e depotenziare quello di Gioia ed ipotizzava una probabile interruzione di pubblico servizio ( diritto alla salute, art. 32 della Costituzione ).
Vorrei comunicarLe che nell’ultimo incontro tenutosi tra il Sindaco di Gioia e il Direttore Generale della ASL/BA si concordava che ogni ulteriore decisione che riguardasse Gioia sarebbe stata presa solo dopo essere stata condivisa con la nostra Amministrazione comunale.
Atteso che la S.V., nel ruolo di Commissario Prefettizio di questo Comune riveste anche il ruolo di responsabile della sanità locale e dell’ordine pubblico,
poiché questi continui tentativi di depotenziamento dell’Ospedale di Gioia stanno creando preoccupazione e malcontento da parte della popolazione gioiese, onde evitare di privare i cittadini di Gioia del diritto alla salute e l’insorgere di conseguenti azioni di massa, che potrebbero comportare problemi per l’ordine pubblico, il sottoscritto, a nome dell’Osservatorio,
                                                                   LE CHIEDE
di farsi promotrice di un incontro, da tenersi nel Palazzo di Città di Gioia del Colle, con il Direttore Generale della ASL/BA, dott. Domenico Colasanto e con l’assessore regionale alla Salute, dott. Tommaso Fiore, con la presenza anche di una delegazione dell’Osservatorio, al fine di conoscere le determinazioni eventualmente assunte dagli stessi, di metterli al corrente della situazione sanitaria a Gioia e di concordare con loro le eventuali ulteriori decisioni riguardanti l’Ospedale Paradiso, che non penalizzino una popolazione di circa 29.000 abitanti.
In attesa di un riscontro,
distinti saluti                  
                                              IL PRESID.  DELL’OSSERV. PERM. OSPEDALE PARADISO
                                                                        prof. Francesco GIANNINI
 
 
                                                                                                    

Crisi economica, povertà e miseria.

Lo hanno sottolineato in molti, senza essere tuttavia ascoltati: la profonda crisi economica di questi anni avrebbe potuto favorire ed in verità lo potrebbe ancora, una seria e rigorosa riflessione sulla natura stessa dell’economia e sul contenuto di alcuni concetti di fondo, come ad esempio quelli di “ricchezza” e di “povertà”.
 
Si è preferito invece scegliere altre strade, insistendo in particolare solo sulla necessità di rilanciare i consumi per salvaguardare un sistema che si continua a considerare senza alternative.
 
In Italia, poi, ci si è accontentati di denunciare i costi dei pranzi dei parlamentari per provare il brivido della “lotta contro gli sprechi e dimostrarsi a favore della povera gente”. Diciamoci la verità, sono cose  che possono tutto al più incrementare le vendite di qualche libro, perché questa crisi bisognerebbe invece tentare di comprenderla, se non proprio di risolverla con ben altro coraggio e ben altre intelligenze.
 
Tra i concetti che a tale riguardo meriterebbero un approfondimento vi sono quelli già citati di “ricchezza” e di “povertà”. La questione è semplice da formulare ma estremamente complessa da affrontare:  che cosa fa di un uomo un essere “ricco” o “povero” ? Secondo quale criterio noi percepiamo e definiamo un uomo come “ricco” o come “povero” ?
 
E’ necessario quindi svolgere, oggi più di ieri, una riflessione attorno a un concetto, quello di povertà, che si tende spesso a relegare a oggetto di interesse solo di alcune “buone persone”.
 
Com’è ovvio, se ne fa esperienza tutti i giorni, l’uomo comune, il povero, l’umile, colui che non ha alcun tratto del cosiddetto “uomo di successo” , può senz’altro essere un uomo felice, realizzato, in pace con se stesso e con gli altri. E’ lui stesso l’artefice di un’arte di vivere ricca e piena di soddisfazioni.
 
Questa idea di povertà connessa ad uno stato e non a un possesso, come propria di un certo modo di essere e di vivere  e non come relativa al possesso o meno di oggetti, è una delle costanti della tradizione umanistica di cui Seneca, ad esempio, è certamente uno dei padri nobili: “la povertà, se è bene accolta, non è più povertà. E’ povero non chi possiede poco, ma chi brama di avere di più.
 
Accanto a questa concezione della povertà, che coincide anche con una certa idea di ricchezza (ciò che basta non è mai poco), c’è un’altra, quella moderna,  che ha poi finito per imporsi: povero sarebbe colui che manca di qualcosa, che non possiede determinate cose e oggetti. Il povero è un essere caratterizzato da ciò che non ha piuttosto che da ciò che è.
 
Questa certezza economica moderna è quella che alimenta il consumismo di cui la parola d’ordine è la seguente: bisogna vendere tutto, bisogna vendere tutto a tutti, ma soprattutto tutti devono consumare. Per cui “il povero” è identificato sulla base delle sue presunte carenze piuttosto che delle sue capacità.
 
Oggi l’economia va male, bisogna aiutare l’economia e per far questo è necessario consumare di più, bisogna trovare il modo di incrementare a ogni costo i consumi. E come fare?
 
Seguendo la logica del “consumismo”, occorre cerare di incrementare la domanda ovvero di inculcare nelle coscienze il bisogno di consumare, creare i cosiddetti “bisogni indotti”.
 
La creazione di quelli che giustamente sono stati definiti “bisogni indotti” avviene secondo due momenti strettamente connessi tra loro: innanzitutto bisogna rendere molto appetibile, fino a farlo percepire come necessario, il bene da consumare (è questa l’opera che vede impegnata tutta la pubblicità e gran parte del sistema dell’informazione); contemporaneamente bisogna anche indurre l’idea che chi con possiede quel determinato bene è in qualche modo un fallito, un mancante, insomma un miserabile.
 
Si tratta, in altre parole di convincere il soggetto consumatore che il mancato possesso e consumo di quel determinato bene (povertà) ha lo statuto di una vera e propria colpa (miseria). La qualificazione dl mancato possesso di un bene come “miseria” è funzionale alla creazione di quel senso di colpa che è il grande strumento attraverso il quale si riesce a trasformare il consumo in una sorta di dovere morale.
 
La povertà è quindi percepita da tutti come miseria.
 
E’ doveroso tuttavia chiedersi:  il mancato possesso di qualche cosa può essere realisticamente interpretato come il sintomo di una possibile “miseria” ?
 
Io penso, non da romantico sognatore o adolescente impegnato nel volontariato ma semplicemente da uomo, che l’esperienza della vita quotidiana mostra come la vera ricchezza sia quella formata soprattutto da affetti, legami, amicizie, tradizioni, fedi, in fondo tutte non cose che non si inventano da un giorno all’altro e che non si possono acquistare in un centro commerciale.
 
Sebastiano Tangorre

Legature 2011-2012 – Duo Bechstein – “Il poeta Virtuoso”

Legature 2011/2012
 
Associazione Musicale “Daniele Lobefaro” In collaborazione con il Comune di Gioia del Colle (Ba)
 
Venerdì 25 novembre 2011
 
DUO BECHSTEIN
LAURA BELTRAMETTI-ENNIO POGGI
“IL POETA VIRTUOSO”
Omaggio a F. Liszt
nel bicentenario della nascita
1811 – 2011
Concerto per due pianoforti
 
COMUNICATO STAMPA CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E DIFFUSIONE
 
Dopo l’apertura con il segmento Incontri Musicali, la VIII Edizione di Legature, prestigiosa rassegna di musica classica organizzata dall’Associazione Musicale “Daniele Lobefaro”, in collaborazione con il Comune di Gioia del Colle e con la direzione artistica della dr.ssa Paola Sorrentino, esordisce il 25 novembre (apertura sipario ore 19,30) Continua la Lettura

Ultime dall’Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso

19 novembre 2011 Autore: Francesco Giannini  
Categorie: Associazioni, Comunicati, Salute

La prossima settimana l’Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso di Gioia del Colle, consegnerà al Commissario Prefettizio del Comune di Gioia del Colle, dott.ssa Dabbicco, una lettera con la quale la invita  a formalizzare la richiesta di un  incontro al Direttore Generale della ASL/BA, dott. D. Colasanto e all’assessore regionale alla Sanità T. Fiore, per fare il punto sulla situazione sull’Ospedale gioiese ed individuare gli interventi che mirano a non penalizzare i circa 29.000 abitanti di Gioia e quelli del Distretto che gravitano sul nostro Comune.

Tutto ciò a seguito dell’incontro richiesto dall'Osservatorio in data 14-11-20011  e che si è tenuto sul Palazzo municipale  in data 18-11-2010  tra alcuni componenti dell’Osservatorio, l’ex Presidente della III Commissione consiliare,  l’ex  vice sindaco di Gioia  e il Commissario Prefettizio.

Nell’incontro, che è stato cordiale e fruttuoso, il Presidente dell’Osservatorio e gli altri intervenuti hanno relazionato al Commissario sulla situazione dell’Ospedale Paradiso e sui continui tentativi di depotenziarlo, a dispetto dei risultati positivi che realizza, della sua strategicità a cavallo tra tre Provincie e della presenza del 36° Stormo dell’A.M., importante Base aerea NATO in continuo potenziamento.

Questa continua opera di demolizione del nosocomio gioiese porta a potenziare l’Ospedale di Putignano ( centro di riferimento per i gioiesi nell’ambito del Distretto Gioia-Noci-Putignano ), città che è priva di servizi pubblici di trasporto e di collegamento con Gioia del Colle e che quindi è difficilmente raggiungibile non solo per chi è privo di mezzo proprio, ma soprattutto per gli anziani, che sono le persone  più bisognose di cure ospedaliere o specialistiche.

Gli intervenuti hanno fatto presente al Commissario che questo continuo stillicidio potrebbe continuare  ad alimentare il malcontento della popolazione gioiese, fino a degenerare in azioni tendenti a compromettere l'ordine pubblico. 

Nei prossimi giorni l’Osservatorio attiverà una serie di ulteriori  iniziative rivolte al rispetto dell’applicazione del Piano di riordino Sanitario della Regione Puglia per quanto concerne l’Ospedale Paradiso di Gioia e ad evitare ulteriori forme di depotenziamento della stessa struttura ospedaliera, che non sono in linea con le direttive regionali.

STOP ALL’INDIFFERENZA.

Domenica 20 novembre, in Piazza Plebiscito alle ore 19.30, l’Associazione Obiettivo Gioia invita tutti i cittadini gioiesi a partecipare ad un Sit-In/Dibattito sul tema “Individualismo vs Bene Comune” con la partecipazione di Frà Ettore Marangi.
 
Scendere in Piazza per dimostrare di essere cittadini consapevoli, vigili e desiderosi di occuparsi del proprio futuro, parlandone insieme.
Vi aspettiamo numerosi.

Un tetto per vivere

Il Rotary di Acquaviva delleFonti, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Santeramo in Colle e Sammichele di Bari ha portato a termine uno dei progetti destinati alla comunità che costituiranno il percorso di lavoro del club per l'intero anno rotariano:
                                                        “ un tetto per vivere”
Si tratta dell’allestimento di un immobile che il Comune di Gioia del Colle ha concesso in comodato gratuito, da destinare all'accoglimento di persone (homeless) che si trovano prive di un tettoperdormire.
 
Venerdì 18 novembre alle ore 12.00 presso il cimitero comunale avverrà la cerimonia di inaugurazione del dormitorio e della consegna della struttura all’associazione di volontariato ”Dal silenzio alla parola” che con la collaborazione dei volontari ne curerà la gestione.
 
Alle ore 20, presso l’Hotel Svevo, si svolgerà la cerimonia di presentazione del progetto.
Rosanna D'Aprile , Presidente del Centro di Ascolto "Dal Silenzio alla Parola"

Festa B.V. Maria della Medaglia Miracolosa.

17 novembre 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci

Prende il via domani 18 novembre, alle ore 17,30 con la recita del S. Rosario, la Novena in onore della B.V. Maria della Medaglia Miracolosa. Ricorrenza che da diversi anni si rinnova nella Chiesa di San Domenico, luogo di culto dove è presente l’immagine della Vergine, traslata alla fine degli anni ’80 dall’adiacente ex asilo “De Deo”, retto dalle suore della carità, lo stesso ordine monastico di Santa Caterina Labouré. Giovane francese che: “Visse i suoi primi 24 anni in una famiglia numerosa (10 fratelli) – scrive Avvenire – nella fattoria dei genitori, presso Chatillon (Francia). Nel 1830 entrò tra le Figlie della carità di Parigi. Erano le suore nate dal carisma di san Vincenzo e di santa Luisa de Marillac. Ebbe delle visioni soprannaturali riguardanti San Vincenzo e soprattutto la Madonna, che le predisse avvenimenti francesi futuri (rivoluzioni del 1830 e 1848) e le affidò dei messaggi. In particolare le chiese di coniare una «Medaglia miracolosa», dispensatrice di grazie. Caterina spese 45 anni di servizio agli anziani nell'ospizio di Enghien in un sobborgo della capitale francese, dove morì”.
 
Programma Liturgico
NOVENA dal 18 al 23 novembre, ore 17,00 recita del S. Rosario, a seguire preghiera rivolta alla B.V. Maria della Medaglia Miracolosa.
TRIDUO 24 – 25 e 26 triduo solenne, alle 17,00 recita del S. Rosario, alle 17,30 celebrazione della S. Messa.
Domenica 27 novembre, festività della B. V. Maria della Medaglia Miracolosa alle 8,00 celebrazione della S. Messa, alle 16,30 recita del S. Rosario, alle 17,00 Supplica e a chiudere celebrazione solenne dei Vespri d’Avvento.
 
Al termine del rito religioso sarà distribuita ai fedeli presenti in chiesa una copia della medaglia miracolosa.
Gioia del Colle, 17 novembre 2011
 
Uff. Comunicazione
Confraternita SS. Rosario
Gioia del Colle (BA)
conf.rosario@libero.it

Quel tragico pomeriggio di 150 anni fa (seconda parte)

15 novembre 2011 Autore: Domenico Paradiso  
Categorie: Acculturi@moci, Storia

Benché spaventato dallo spettacolo infernale che gli si era presentato davanti, il piccolo Federico Stasi volle proseguire lo stesso, non immaginando quanto di drammatico si sarebbe verificato, proprio sulla sua pelle. Come si è detto non fu l’unica vittima di quel pomeriggio di sangue: in tutto i morti ammontarono a circa 150. Tanti episodi meriterebbero di essere ricordati, come per esempio l’uccisione di un sottufficiale della Guardia Nazionale, colpevole di aver messo in galera due sbandati: fu prelevato di peso dalla sua abitazione, portato in strada e qui massacrato con pietre e coltellate; come se non bastasse, una donna, parente degli sbandati, una volta spirato volle intingere con un pezzo di pane la testa sanguinante della vittima, pezzo che poi divorò avidamente. Evidentemente agirono in quelle circostanze anche odi repressi, tornarono a galla vecchi livori paesani, mai sopite rivalità tra gente dello stesso quartiere. Motivazioni personali e sociali dunque si mischiarono, e poterono esplodere in quel vuoto di potere in cui sembrava caduta la comunità di Gioia (come anche dei comuni limitrofi), giacché non c’erano più i borboni, ma sembravano non essere arrivati ancora i piemontesi. Niente Stato, dunque, niente legge, niente regole. Ognuno agiva come meglio credeva!

Mentre camminava spedito verso casa, Federico si sentì chiamare: era uno degli uomini del sergente, che non apprezzava l’indumento tricolore indossato dal bimbo. Il malvivente lo fissò per alcuni secondi, poi gli chiese se stesse col re Savoia o con Francesco II di Borbone: il piccolo non conosceva chi fossero questi personaggi, però sapeva che il loro nuovo re si chiamava Vittorio Emanuele II, ed era un Savoia. E poi era stato un soldato dei Savoia a dargli quella coccarda tricolore che tanto gli piaceva: volle così rispondere: – “Vittorio Emanuele” -. Non appena ebbe pronunciato siffatte parole il bandito gli puntò contro la pistola e sparò, senza uccidere la vittima, che cadde a terra sanguinante. Fu a quel punto che la tragedia raggiunse l’apice: alcuni individui della masnada degli assalitori intimarono ad un ragazzo che lavorava in una bottega vicina al luogo dell’agguato di finire il bambino con un colpo di accetta. Il giovane tentò di sottrarsi ad un ordine tanto disumano, ma sotto la minaccia delle armi fu costretto ad eseguire: prese l’accetta, chiuse gli occhi e colpì Federico, che emise un gemito e spirò dopo qualche istante. E’ vero che secondo un’altra versione, meno cruenta, il bimbo non venne colpito ma morì dissanguato; fatto sta che almeno una vittima innocente da parte dei presunti patrioti ci fu. E questo pare un dato su cui riflettere quando si ripercorrono quegli eventi. Continua la Lettura

Pagina successiva »