Beatificazione di PAPA GIOVANNI PAOLO II.

30 aprile 2011 Autore: Sebastiano Tangorre  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

Ricordiamo PAPA GIOVANNI PAOLO II in occasione della Sua Beatificazione con una delle sue più belle lettere,
LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLE DONNE
 
 A voi, donne del mondo intero, il mio saluto più cordiale!
 
1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre.
Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un messaggionel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell'insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione.
Rifacendomi a quanto scrivevo in tale documento, vorrei ora rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.
Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa – scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem « desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).
 
2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione della donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.
Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.
Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.
 
3. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all'ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall'atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell'amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?
Sì, è l'ora di guardare con il coraggio della memoria e il franco riconoscimento delle responsabilità alla lunga storia dell'umanità, a cui le donne hanno dato un contributo non inferiore a quello degli uomini, e il più delle volte in condizioni ben più disagiate. Penso, in particolare, alle donne che hanno amato la cultura e l'arte e vi si sono dedicate partendo da condizioni di svantaggio, escluse spesso da un'educazione paritaria, esposte alla sottovalutazione, al misconoscimento ed anche all'espropriazione del loro apporto intellettuale. Della molteplice opera delle donne nella storia, purtroppo, molto poco è rimasto di rilevabile con gli strumenti della storiografia scientifica. Per fortuna, se il tempo ne ha sepolto le tracce documentarie, non si può non avvertirne i flussi benefici nella linfa vitale che impasta l'essere delle generazioni che si sono avvicendate fino a noi. Rispetto a questa grande, immensa « tradizione » femminile, l'umanità ha un debito incalcolabile. Quante donne sono state e sono tuttora valutate più per l'aspetto fisico che per la competenza, la professionalità, le opere dell'intelligenza, la ricchezza della loro sensibilità e, in definitiva, per la dignità stessa del loro essere!
 
4. E che dire poi degli ostacoli che, in tante parti del mondo, ancora impediscono alle donne il pieno inserimento nella vita sociale, politica ed economica? Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, a cui pur deve l'umanità la sua stessa sopravvivenza. Certo molto ancora resta da fare perché l'essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l'effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico.
Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la « civiltà dell'amore ».
 
5. Guardando poi a uno degli aspetti più delicati della situazione femminile nel mondo, come non ricordare la lunga e umiliante storia – per quanto spesso « sotterranea » – di soprusi perpetrati nei confronti delle donne nel campo della sessualità? Alle soglie del terzo millennio non possiamo restare impassibili e rassegnati di fronte a questo fenomeno. È ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne. In nome del rispetto della persona non possiamo altresì non denunciare la diffusa cultura edonistica e mercantile che promuove il sistematico sfruttamento della sessualità, inducendo anche ragazze in giovanissima età a cadere nei circuiti della corruzione e a prestarsi alla mercificazione del loro corpo.
A fronte di tali perversioni, quanto apprezzamento meritano invece le donne che, con eroico amore per la loro creatura, portano avanti una gravidanza legata all'ingiustizia di rapporti sessuali imposti con la forza; e ciò non solo nel quadro delle atrocità che purtroppo si verificano nei contesti di guerra ancora così frequenti nel mondo, ma anche con situazioni di benessere e di pace, viziate spesso da una cultura di permissivismo edonistico, in cui più facilmente prosperano anche tendenze di maschilismo aggressivo. In condizioni del genere, la scelta dell'aborto, che pur resta sempre un grave peccato, prima di essere una responsabilità da addossare alle donne, è un crimine da addebitare all'uomo e alla complicità dell'ambiente circostante.
 
6. Il mio grazie alle donne si fa pertanto appello accorato, perché da parte di tutti, e in particolare da parte degli Stati e delle istituzioni internazionali, si faccia quanto è necessario per restituire alle donne il pieno rispetto della loro dignità e del loro ruolo. In proposito non posso non manifestare la mia ammirazione per le donne di buona volontà che si sono dedicate a difendere la dignità della condizione femminile attraverso la conquista di fondamentali diritti sociali, economici e politici, e ne hanno preso coraggiosa iniziativa in tempi in cui questo loro impegno veniva considerato un atto di trasgressione, un segno di mancanza di femminilità, una manifestazione di esibizionismo, e magari un peccato!
Come scrivevo nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest'anno, guardando a questo grande processo di liberazione della donna, si può dire che « è stato un cammino difficile e complesso, e, qualche volta, non privo di errori, ma sostanzialmente positivo, anche se ancora incompiuto per i tanti ostacoli che, in varie parti del mondo, si frappongono a che la donna sia riconosciuta, rispettata, valorizzata nella sua peculiare dignità » (n. 4).
Occorre proseguire in questo cammino! Sono convinto però che il segreto per percorrere speditamente la strada del pieno rispetto dell'identità femminile non passa solo per la denuncia, pur necessaria, delle discriminazioni e delle ingiustizie, ma anche e soprattutto per un fattivo quanto illuminato progetto di promozione, che riguardi tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna. Al riconoscimento di quest'ultima, nonostante i molteplici condizionamenti storici, ci porta la ragione stessa, che coglie la legge di Dio inscritta nel cuore di ogni uomo. Ma è soprattutto la Parola di Dio che ci consente di individuare con chiarezza il radicale fondamento antropologico della dignità della donna, additandocelo nel disegno di Dio sull'umanità.
 
7. Consentite dunque, carissime sorelle, che insieme con voi io rimediti la meravigliosa pagina biblica che presenta la creazione dell'uomo, e che tanto dice sulla vostra dignità e la vostra missione nel mondo.
Il Libro della Genesi parla della creazione in modo sintetico e con linguaggio poetico e simbolico, ma profondamente vero: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). L'atto creativo di Dio si sviluppa secondo un preciso progetto. Innanzitutto, è detto che l'uomo è creato « ad immagine e somiglianza di Dio » (cfr Gn 1, 26), espressione che chiarisce subito la peculiarità dell'uomo nell'insieme dell'opera della creazione.
Si dice poi che egli, sin dall'inizio, è creato come « maschio e femmina » (Gn 1, 27). La Scrittura stessa fornisce l'interpretazione di questo dato: l'uomo, pur trovandosi circondato dalle innumerevoli creature del mondo visibile, si rende conto di essere solo (cfr Gn 2, 20). Dio interviene per farlo uscire da tale situazione di solitudine: « Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2, 18). Nella creazione della donna è inscritto, dunque, sin dall'inizio il principio dell'aiuto: aiuto – si badi bene – non unilaterale, ma reciproco. La donna è il complemento dell'uomo, come l'uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l'« umano » quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa e complementare.
Quando la Genesi parla di « aiuto », non si riferisce soltanto all'ambito dell'agire, ma anche a quello dell'essere. Femminilità e mascolinità sono tra loro complementari non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma ontologico. È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l'« umano » si realizza appieno.
 
8. Dopo aver creato l'uomo maschio e femmina, Dio dice ad entrambi: « Riempite la terra e soggiogatela » (Gn 1, 28). Non conferisce loro soltanto il potere di procreare per perpetuare nel tempo il genere umano, ma affida loro anche la terra come compito, impegnandoli ad amministrarne le risorse con responsabilità. L'uomo, essere razionale e libero, è chiamato a trasformare il volto della terra. In questo compito, che in misura essenziale è opera di cultura, sia l'uomo che la donna hanno sin dall'inizio uguale responsabilità. Nella loro reciprocità sponsale e feconda, nel loro comune compito di dominare e assoggettare la terra, la donna e l'uomo non riflettono un'uguaglianza statica e omologante, ma nemmeno una differenza abissale e inesorabilmente conflittuale: il loro rapporto più naturale, rispondente al disegno di Dio, è l'« unità dei due », ossia una « unidualità » relazionale, che consente a ciascuno di sentire il rapporto interpersonale e reciproco come un dono arricchente e responsabilizzante.
A questa « unità dei due » è affidata da Dio non soltanto l'opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia. Se durante l'Anno internazionale della Famiglia, celebrato nel 1994, l'attenzione s'è portata sulla donna come madre, l'occasione della Conferenza di Pechino torna propizia per una rinnovata presa di coscienza del molteplice contributo che la donna offre alla vita di intere società e nazioni. È un contributo di natura innanzitutto spirituale e culturale, ma anche socio-politica ed economica. Veramente molto è quanto devono all'apporto della donna i vari settori della società, gli Stati, le culture nazionali e, in definitiva, il progresso dell'intero genere umano!
 
9. Normalmente il progresso è valutato secondo categorie scientifiche e tecniche, ed anche da questo punto di vista non manca il contributo della donna. Tuttavia, non è questa l'unica dimensione del progresso, anzi non ne è neppure la principale. Più importante appare la dimensione socio-etica, che investe le relazioni umane e i valori dello spirito: in tale dimensione, spesso sviluppata senza clamore, a partire dai rapporti quotidiani tra le persone, specie dentro la famiglia, è proprio al « genio della donna » che la società è in larga parte debitrice.
Vorrei a tal proposito manifestare una particolare gratitudine alle donne impegnate nei più diversi settori dell'attività educativa, ben oltre la famiglia: asili, scuole, università, istituti di assistenza, parrocchie, associazioni e movimenti. Dovunque c'è l'esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l'immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli e indifesi. In tale opera esse realizzano una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l'incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società. E come non ricordare qui la testimonianza di tante donne cattoliche e di tante Congregazioni religiose femminili che, nei vari continenti, hanno fatto dell'educazione, specialmente dei bambini e delle bambine, il loro principale servizio? Come non guardare con animo grato a tutte le donne che hanno operato e continuano ad operare sul fronte della salute, non solo nell'ambito delle istituzioni sanitarie meglio organizzate, ma spesso in circostanze assai precarie, nei Paesi più poveri del mondo, dando una testimonianza di disponibilità che rasenta non di rado il martirio?
 
10. Auspico dunque, carissime sorelle, che si rifletta con particolare attenzione sul tema del « genio della donna », non solo per riconoscervi i tratti di un preciso disegno di Dio che va accolto e onorato, ma anche per fare ad esso più spazio nell'insieme della vita sociale, nonché di quella ecclesiale. Proprio su questo tema, già affrontato peraltro in occasione dell'Anno Mariano, ebbi modo di intrattenermi ampiamente nella menzionata Lettera apostolica Mulieris Dignitatem, pubblicata nel 1988. Quest'anno poi, in occasione del Giovedì Santo, alla consueta Lettera che invio ai sacerdoti ho voluto unire idealmente proprio la Mulieris Dignitatem,, invitandoli a riflettere sul significativo ruolo che nella loro vita svolge la donna, come madre, come sorella e come collaboratrice nelle opere di apostolato. È questa un'altra dimensione – diversa da quella coniugale, ma anch'essa importante – di quell'« aiuto » che la donna, secondo la Genesi, è chiamata a recare all'uomo.
La Chiesa vede in Maria la massima espressione del « genio femminile » e trova in Lei una fonte di incessante ispirazione. Maria si è definita « serva del Signore » (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt'altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l'esperienza di un misterioso, ma autentico « regnare ». Non a caso è invocata come « Regina del cielo e della terra ». La invoca così l'intera comunità dei credenti, l'invocano « Regina » molte nazioni e popoli. Il suo « regnare » è servire! Il suo servire è « regnare »!
Così dovrebbe essere intesa l'autorità tanto nella famiglia quanto nella società e nella Chiesa. Il « regnare » è rivelazione della vocazione fondamentale dell'essere umano, in quanto creato ad « immagine » di Colui che è Signore del cielo e della terra, chiamato ad essere in Cristo suo figlio adottivo. L'uomo è la sola creatura sulla terra « che Iddio abbia voluta per se stessa », come insegna il Concilio Vaticano II, il quale significativamente aggiunge che l'uomo « non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé » (Gaudium et spes, n. 24).
In questo consiste il materno « regnare » di Maria. Essendo stata, con tutto il suo essere, dono per il Figlio, dono Ella diventa anche per i figli e le figlie dell'intero genere umano, destando la profondissima fiducia di chi si rivolge a Lei per essere condotto lungo le difficili vie della vita al proprio definitivo, trascendente destino. A questo finale traguardo ciascuno giunge attraverso le tappe della propria vocazione, un traguardo che orienta l'impegno nel tempo tanto dell'uomo quanto della donna.
 
11. In questo orizzonte di « servizio » – che, se reso con libertà, reciprocità ed amore, esprime la vera « regalità » dell'essere umano – è possibile accogliere, senza conseguenze svantaggiose per la donna, anche una certa diversità di ruoli, nella misura in cui tale diversità non è frutto di arbitraria imposizione, ma sgorga dalle peculiarità dell'essere maschile e femminile. È un discorso che ha una sua specifica applicazione anche all'interno della Chiesa. Se Cristo – con libera e sovrana scelta, ben testimoniata nel Vangelo e nella costante tradizione ecclesiale – ha affidato soltanto agli uomini il compito di essere « icona » del suo volto di « pastore » e di « sposo » della Chiesa attraverso l'esercizio del sacerdozio ministeriale, ciò nulla toglie al ruolo delle donne, come del resto a quello degli altri membri della Chiesa non investiti del sacro ministero, essendo peraltro tutti ugualmente dotati della dignità propria del « sacerdozio comune » radicato nel Battesimo. Tali distinzioni di ruolo, infatti, non vanno interpretate alla luce dei canoni di funzionalità propri delle società umane, ma con i criteri specifici dell'economia sacramentale, ossia di quella economia di « segni » liberamente scelti da Dio per rendersi presente in mezzo agli uomini.
Del resto, proprio nella linea di questa economia di segni, anche se fuori dell'ambito sacramentale, non è di poco conto la « femminilità » vissuta sul modello sublime di Maria. C'è infatti nella « femminilità » della donna credente, e in specie di quella « consacrata », una sorta di « profezia » immanente (cfr Mulieris Dignitatem, , n. 29), un simbolismo fortemente evocativo, si direbbe una pregnante « iconicità », che si realizza pienamente in Maria e ben esprime l'essere stesso della Chiesa in quanto comunità consacrata con l'assolutezza di un cuore « vergine », per essere « sposa » del Cristo e « madre » dei credenti. In questa prospettiva di complementarietà « iconica » dei ruoli maschile e femminile vengono meglio poste in luce due dimensioni imprescindibili della Chiesa: il principio « mariano » e quello « apostolico-petrino » (cfr ibid., n. 27).
D'altra parte – lo ricordavo ai sacerdoti nella menzionata Lettera del Giovedì santo di quest'anno – il sacerdozio ministeriale, nel disegno di Cristo, « non è espressione di dominio, ma di servizio » (n. 7). È compito urgente della Chiesa, nel suo quotidiano rinnovarsi alla luce della Parola di Dio, metterlo sempre più in evidenza, sia nello sviluppo dello spirito di comunione e nella attenta promozione di tutti gli strumenti tipicamente ecclesiali della partecipazione, sia attraverso il rispetto e la valorizzazione degli innumerevoli carismi personali e comunitari che lo Spirito di Dio suscita ad edificazione della comunità cristiana e a servizio degli uomini.
In tale ampio spazio di servizio, la storia della Chiesa in questi due millenni, nonostante tanti condizionamenti, ha conosciuto veramente il « genio della donna », avendo visto emergere nel suo seno donne di prima grandezza che hanno lasciato larga e benefica impronta di sé nel tempo. Penso alla lunga schiera di martiri, di sante, di mistiche insigni. Penso, in special modo, a santa Caterina da Siena e a santa Teresa d'Avila, a cui il Papa Paolo VI di v.m. attribuì il titolo di Dottore della Chiesa. E come non ricordare poi le tante donne che, spinte dalla fede, hanno dato vita ad iniziative di straordinaria rilevanza sociale a servizio specialmente dei più poveri? Il futuro della Chiesa nel terzo millennio non mancherà certo di registrare nuove e mirabili manifestazioni del « genio femminile ».
 
12. Voi vedete, dunque, carissime sorelle, quanti motivi ha la Chiesa per desiderare che, nella prossima Conferenza, promossa a Pechino dalle Nazioni Unite, si metta in luce la piena verità sulla donna. Si ponga davvero nel dovuto rilievo il « genio della donna », non tenendo conto soltanto delle donne grandi e famose vissute nel passato o nostre contemporanee, ma anche di quelle semplici, che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano. È infatti specialmente nel suo donarsi agli altri nella vita di ogni giorno che la donna coglie la vocazione profonda della propria vita, lei che forse ancor più dell'uomo vede l'uomo, perché lo vede con il cuore. Lo vede indipendentemente dai vari sistemi ideologici o politici. Lo vede nella sua grandezza e nei suoi limiti, e cerca di venirgli incontro e di essergli di aiuto. In questo modo, si realizza nella storia dell'umanità il fondamentale disegno del Creatore e viene alla luce incessantemente, nella varietà delle vocazioni, la bellezza - non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale – che Dio ha elargito sin dall'inizio alla creatura umana e specialmente alla donna.
Mentre affido al Signore nella preghiera il buon esito dell'importante appuntamento di Pechino, invito le comunità ecclesiali a fare dell'anno corrente l'occasione per un sentito rendimento di grazie al Creatore e al Redentore del mondo proprio per il dono di un così grande bene qual è la femminilità: essa, nelle sue molteplici espressioni, appartiene al patrimonio costitutivo dell'umanità e della stessa Chiesa.
Vegli Maria, Regina dell'amore, sulle donne e sulla loro missione al servizio dell'umanità, della pace, della diffusione del Regno di Dio!
 
Con la mia Benedizione.
 
Dal Vaticano, 29 giugno 1995, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.
 
GIOVANNI PAOLO II
 
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Per gli “Incontri di Maggio” a Gioia del Colle lo scrittore Piero Dorfles.

30 aprile 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Per gli "Incontri di maggio" giovedì 5 maggio alle ore 16 presso l'aula magna del liceo Classico "P. Virgilio Marone" di Gioia del Colle lo scrittore Piero Dorfles, volto televisivo noto al grande pubblico della forunata trasmissione di Rai3 "Per un pugno di libri", presenterà la sua ultima fatica letteraria "Il ritorno del dinosauro" (Garzanti).
“Scrittore, giornalista, critico letterario e volto noto della televisione grazie alla ottima trasmissione Per un Pugni di Libri in compagnia di Neri Marcorè, Dorfles si rappresenta in questo volume come uno dei dinosauri fastidiosi che ancora non si sono piegati alla mercè della tecnologia fine a se stessa, che detestano chi parla a voce alta e usa a sproposito il telefonino, che ancora si indignano di fronte alla illegalità diffusa e al non rispetto delle regole, che pensano ancora che i giovani debbano rispetto e ammirazione per i più anziani e per i professori, che detestano chi non rispetta le file e considera l'attuale classe politica digerente, più che dirigente…insomma un lamento quasi disperato alla ricerca dei valori perduti di trasparenza, onestà, rispetto, educazione, senso civico e del dovere.”
 
 
 
 
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Venerdì 6 maggio alle ore 17,30 il giovane talento letterario  Alessandro Mari , autore del romanzo storico "Troppo umana speranza" ( Feltrinelli), incontrerà i lettori.

Otto minuti per la Vita

 
Trenta Ore per la Vita 2011 con Croce Rossa Italiana
"Otto minuti per la Vita"
 
"Il progetto “Otto minuti per la Vita “ prende spunto dal tempo che è necessario per l’arrivo dell’ambulanza, dopo una chiamata, sul luogo del soccorso, decisamente troppo lungo per avere una buona possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco.
Il messaggio che si vuole dare è proprio che non si deve attendere (non si può!) l’arrivo dell’ambulanza, quindi del soccorritore professionista, ma occorre agire subito, appena ci si rende conto che siamo di fronte ad un arresto cardiaco, perché chiunque, con poche e decisive manovre può salvare una vita.
Inoltre, la disponibilità immediata di un defibrillatore permette, a chi è stato addestrato, di intervenire in modo efficace per tentare di ripristinare la normale attività cardiaca.
 
Si è dato avvio ad aprile all''edizione 2011 di Trenta Ore per la Vita, la campagna di sensibilizzazione di raccolta fondi che quest'anno sosterrà Croce Rossa Italiana, coinvolgendo direttamente le Unità territoriali C.R.I. in tutta Italia.

La campagna culminerà con una settimana di sensibilizzazione e di raccolta fondi realizzata all'interno dei palinsesti televisivi, radiofonici e multimediali della RAI 25 aprile al 1 maggio per proseguire, con altri eventi ed iniziative in tutta Italia, fino al 30 settembre. Inoltre, l'iniziativa prevede che dal 28 aprile all' 8  maggio 2011 nelle piazze siano allestiti, a cura delle Unità territoriali C.R.I., dei gazebo dedicati.  
I volontari e gli operatori di Croce Rossa Italiana terranno corsi di formazione BLS-D (Basic Life Support – Defibrillation) per il personale degli istituti beneficiari della raccolta,  che forniranno conoscenze essenziali sulle manovre da compiere in caso di arresto cardiaco e su come eseguire la defibrillazione precoce su adulti e bambini.
 
 
I Volontari del Comitato Locale CRI di Gioia del Colle allestiranno una postazione il primo maggio a Montursi, in occasione della festività di S. Giuseppe Lavoratore, per mostrare ai cittadini le manovre salva vita.
 
 
                                                                                                               Donato Ascatigno
                                                                                                                 (Ufficio Stampa CRI Gioia del Colle)
 
C.R.I. Ufficio Stampa Gioia del Colle(BA)
70023 Via Papa Giovanni XXIII, 104 – tel/fax 080 3434574
www.crigioia.it -   e-mail crocerossagioia@virgilio.it

La via del teatro: una pratica per incontrare la parte divina che ci abita

Nella piccola chiesa di San Domenico ha avuto luogo la prima delle “Conferenze del lunedì” promosse dalla Scuola Diocesana di Comunicazioni Sociali “don Vito Marotta”, in collaborazione con Ed INSIEME.
Enzo Quarto, giornalista, scrittore, poeta, direttore della Scuola Diocesana ed amico di don Vito Marotta, presenta il primo dei dodici incontri itineranti tra capoluogo e provincia per comunicare attraverso l’uomo, la sua professione, Dio. Don Vito ne è eccelso esempio, ha contagiato con il suo entusiasmo chi gli era accanto ed oggi è il suo spirito a guidare i passi di chi prosegue il suo cammino.
Teresa Ludovico, direttrice del Kismet OperA, attraverso il teatro, scelta di vita e di professione, ha scandagliato le profondità oceaniche di una umanità in continuo evolversi, esplorando ogni anfratto, “ogni sua piega, scendendo negli inferi”, sfidando leggi di gravità e zone d’ombra ed esorcizzando il buio attraverso una istintiva verticalità, una eterna tensione verso l’alto, presente in ogni suo spettacolo, da Reputi di Medea e Ecuba e i suoi figli – nel cui finale rievoca il dolore di giovani vite distrutte dalla guerra, tragici percorsi di umana follia – a Bella e bestia, La regina delle nevi, Continua la Lettura

Convegno su “Lavoro, sviluppo economico e precarietà”

Convegno in programma a Gioia del Colle il 2 maggio 2011.
               
PRIMA DI TUTTO IL LAVORO
FAVORIRE LO SVILUPPO,
SCONFIGGERE LA PRECARIETA’,
GARANTIRE LA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI AL LAVORO.
 
Il piano per il lavoro presentato dalla Regione Puglia, unitamente alle proposte del PD per lo sviluppo e per l’inserimento dei giovani sul lavoro, saranno al centro di un dibattito pubblico.
Lunedì 2 maggio ore 19
Piazza Cesare Battisti
Introduzione e coordinamento
Gianni VALLETTA (Responsabile Lavoro PD Gioia)
Intervengono
Claudia ADDABBO (dottoranda Storia della Scienza presso Università di Pisa)
Prof. Michele CAPRIATI (docente di economia all’Università di Bari)
On. Ludovico VICO ( Deputato PD e comp. Commissione lavoro della Camera)
In caso di pioggia l’incontro si terrà presso la Sala De Deo.
Gioia del Colle, 25 aprile 2011
 
Resp. Comunicazione Pd
Gioia del Colle
Luigi Mongelli
pdgioia@libero.it
cell. 3395967647
                         

I Promessi Sposi al Teatro Rossini

28 aprile 2011 Autore: Francesco Giannini  
Categorie: Scuola

La Scuola di Istruzione Secondaria di Primo Grado " Enrico Carano " 

è lieta di annunciare

la rappresentazione teatrale

Renzo Tramaglino e Lucia Mondella

Teatro Comunale Rossini

30 aprile 2011, ore 17,30

 

La rappresentazione, che propone una versione teatrale de " I Promessi Sposi ", è la naturale conclusione di un PON che la Scuola Carano ha attuato nel corrente anno scolastico.

L’occhio della Poesia

28 aprile 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci

Capita anche a me di non sentire particolarmente congeniale il percorso poetico di qualcuno, anche se poi mi sforzo sempre di afferrarne l’originalità, la bellezza (anche se discordante), la specifica necessità. E vorrei in questa sede, a titolo di esempio, citare il nome di un grande poeta contemporaneo, l’irlandese Seamus Heaney, premio Nobel per la letteratura nel 1995. Non ho difficoltà ad ammettere che la poetica di Heaney è molto diversa, addirittura agli antipodi rispetto alla mia (e mi scuso per il paragone, in sé del tutto improponibile, naturalmente, data la palese differenza di esiti, riconoscimenti e capacità). Tuttavia, il tempo e quel poco di esperienza che mi sono fatto sul campo mi hanno insegnato che spesso è possibile reperire autentiche perle (e insospettate concordanze) proprio nel lavoro di chi ci appare distante e diverso, a conferma della tesi secondo la quale la poesia è una, anche se sono tantissimi (innumerevoli) i modi e le forme attraverso cui si manifesta.
Dunque: mentre preparavo settimane fa la presentazione dei versi di un’amica, mi è tornato sottomano un aureo libretto di Heaney (Una porta sul buio, Guanda 2006), a cui sono debitore di due radiose, bellissime immagini relative a ciò che la poesia, per me, è. Mi riferisco, innanzitutto, al titolo: Una porta sul buio. Già in questo caso Heaney fa ciò che ogni grande poeta sa fare benissimo: ci dice qualcosa di sé e della sua esperienza del mondo ma, nello stesso tempo, è in grado di parlare di ciò che è la poesia in quanto tale, al di là dei contenuti specifici del libro e dei singoli testi. Questo titolo mi ricorda che spesso noi che scriviamo siamo portati ad identificare la poesia come una specie di illuminazione (e qui come non citare un altro titolo importantissimo in tutta la storia della letteratura, quello delle Illuminations di Rimbaud), che ci coglie più o meno di sorpresa e ci consente un qualche sguardo alternativo sulla realtà che abbiamo sotto gli occhi. Rispetto a questo comune modo di pensare alla poesia, peraltro condivisibile, Heaney ha il merito di sorprenderci, quasi rovesciando la prospettiva: la poesia è, appunto, una porta sul buio. E cioè non il dono improvviso e folgorante che riceviamo senza sapere da chi o perché, ma la possibilità di un’apertura confidenziale nei confronti dell’oscurità, il desiderio di passeggiare nella notte, di stringersela accanto come quando, invece di andare a dormire, si apre la porta di casa e si cammina fuori di noi, verso una realtà che è lì, a portata dei nostri occhi. I quali, col tempo, si abituano al buio e distinguono, scoprono prospettive nuove, si lasciano guidare dalle cose nel loro abbandono notturno, nella loro buia nudità. Continua la Lettura

Lino Patruno presenta il suo nuovo libro “Fuoco del Sud”.

26 aprile 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Il Presidio del Libro di Gioia del Colle organizza un incontro con Lino Patruno che si terrà il 5 maggio  alle ore 20.30 presso SPAZIO UNOTRE, via Barba13, nel centro storico di Gioia del Colle.
 
L'autore presenterà il suo nuovo libro, FUOCO DEL SUD – La ribollente galassia dei Movimenti meridionali, Rubettino ed., marzo 2011.
 
L'ingresso è gratuito.
 

Habemus Papam.

Il nuovo film di Nanni Moretti: Habemus Papam arriva al cinema con uno strascico di idee, se non polemiche, su quello che poteva essere un film di Moretti incentrato su un conclave vaticano.

Nel bene e nel male si può pensare che le aspettative di un film anticlericale o in qualche modo irrispettoso potranno essere deluse ma quello che c’è, è forse molto più interessante.
 
Il tema principale è l’elezione a pontefice di un cardinale, un uomo, che non si sente all’ altezza.
 
L’imprevisto all’interno di un cerimoniale secolare dà il via ad una situazione assurda che coinvolge più di un evento. Pur nei dubbi della dottrina cattolica su questo tipo di figura, viene chiamato uno psicanalista, interpretato da Moretti, che dovrebbe aiutare il pontefice a capire le ragioni del suo blocco. Così c’è modo di esplorare dall’interno gli ambienti dei cardinali, con le loro paure, i vizi e le debolezze. L’umorismo di Moretti affiora senza deridere, anzi è abbastanza bonario. Egli guarda golosità, giochi a carte, umane curiosità di uomini di chiesa comunque ligi al proprio ruolo e preoccupati per la situazione del Papa, osservato e coordinato dallo personaggio di Moretti che resta in Vaticano.
 
 Si accenna vagamente, quasi a caso e mai direttamente alla rigidità di certe regole di chiesa, così come la mediazione tra il rappresentante della ragione, Moretti, e gli uomini della fede, diventa più una reciproca conoscenza. L’eccezionalità della situazione dà occasione ai personaggi di venire a contatto con la propria parte più umana e rilassarsi. Il Papa cerca di capire cosa vuole veramente e lo vediamo fragilmente e dolcemente umano mentre si isola dalle pressioni vaticane. I cardinali, dovendo rimanere a lungo chiusi in Vaticano, si lasciano coinvolgere addirittura in un torneo di pallavolo interno, scoprendo la gioia del gioco in squadra.
 
L’ufficialità del rituale di creazione del nuovo pontificato viene interrotta in una sospensione surreale. Se l’ordinario è costrittivo, fatto di responsabilità che difficilmente si vorrebbero prendere, dove le regole del conclave costringono tutti a non comunicare con l’esterno; la sospensione dell’ordine costituito dà momenti di serenità e un assaggio di felicità. Così è anche possibile che qualcuno abbia il coraggio di confessarsi al di là delle aspettative previste dalle situazioni. La clausura imposta è quella fisica che non consente l’abbandono delle stanze vaticane, ed è anche la chiusura nelle responsabilità di ruoli così importanti.
 
Un film divertente ed emozionante in equilibrio nel raccontare una situazione così umana e naturale, il bisogno di essere sé stessi e di sentirsi liberi.
 

Dibattito “Quale futuro per l’ospedale Paradiso ?”

La segreteria IDV Gioia del Colle ha il piacere di invitarvi all'incontro – dibattito intitolato "Fra incertezze e speranze… Quale futuro per l’ospedale Paradiso?" che si terrà giovedì 28 aprile presso il Chiostro Palazzo S. Domenico, con la presenza del dott. P. MAZZA, Vice presidente commissione regionale sanità.
L'evento si svolgerà secondo il seguente programma:
17,30 Visita dei Reparti e Servizi Ospedale Paradiso
18,30 Incontro con la città presso il Chiostro di Palazzo S. Domenico

Interverranno:
Dr. Piero Longo – Sindaco di Gioia del Colle
Tommaso Bradascio – Presidente 3° commissione sanità
Prof. Francesco Giannini – Presidente Osservatorio Ospedale Paradiso
Mimmo Castellaneta – Segretario Circolo IdV Gioia del Colle

 

 
 
Segreteria IDV Gioia Del Colle
tel. 328.2486.232,
indirizzo: via Santa Maria Maddalena, 27, Gioia del Colle
www.idvgioiadelcolle.it

Buona Pasqua da www.gioiadelcolle.info

24 aprile 2011 Autore: La Redazione  
Categorie: La Comunità, Primo Piano

BUONA PASQUA DA WWW.GIOIADELCOLLE.INFO

L'alba di Pasqua
mi chiede
di gettare le reti
in modo diverso.
Lascio le mie
sicurezze
e mi getto
nell'avventura
di cercarti.  
Non chiedo
più chi sei,
so che sei
il Risorto.
Con Te,
tutto è più
semplice,
basta solo
Amare.
Tu sei
la roccia
dove posso
appoggiarmi.
Malgrado
le tante difficoltà,
potrò edificare
con il mio cuore
la Chiesa di oggi.  

don Vito Marotta

Missione sportiva per la scuola “San Filippo Neri”.

Giunto al termine il progetto mattutino che ha trascinato lo sport della pallacanestro nella Scuola Primaria San Filippo Neri.
Sabato 16 Aprile nella Palestra della scuola si sono svolti i tornei di mini-basket organizzati dall’associazione sportiva A.S.D.Basket Mission Gioia del Colle – Centro Mini-basket San Filippo Neri.
Come sabato scorso nella palestra del plesso scolastico distaccato di Via Eva anche alla centrale si sono sfidate le classi quarte e le classi quinte dell’istituto.
Momenti di gioia e intensità agonistica che racchiudevano ore e ore di allenamenti svolti in tutte le classi dei due plessi scolastici.
Alle ore 10.30 circa l’intervallo con l’intervento delle autorità scolastiche. Il preside dell’istituto scolastico Giovanni Stano si è complimentato con gli alunni ed ha sottolineato l’importante nesso che lega le attività sportive alle attività intellettive; lo sport, visto come mezzo attraverso il quale insegnare l’educazione e la disciplina, non può che giovare al mondo della scuola.
La manifestazione si è conclusa alle ore 13.20 con un applauso generale, foto e complimenti a tutti gli atleti.  
E’ stato concesso libero ingresso ai genitori che hanno potuto saggiare la tempra e l’abnegazione dei propri figli durante le gare.
Durante la settimana invece, a conclusione delle lezioni impartite ai più piccoli, si sono tenute le esibizioni di mini-basket delle classi prime, seconde e terze alla presenza dei genitori accorsi numerosi per visionare gli esercizi provati durante il corso dell’anno.
Complessivamente dallo scorso Novembre per le 37 classi dell’istituto sono state dedicate gratuitamente 230 ore di allenamento in orario curriculare sotto la supervisione della insegnante di educazione motoria. Inoltre la scuola sta offrendo settimanalmente un allenamento pomeridiano di mini-basket e mini-volley per prepararsi ai Giochi Sportivi del prossimo mese, dopo il gran successo dello scorso anno con gli altri pari-età nel Palazzetto dello Sport di Trani e presso il centro commerciale Auchan di Casamassima.
Un bagaglio veramente ampio quello offerto dalla associazione sportiva con esercizi di equilibrio, ball-handling (controllo della palla), percezione visiva ed in generale sensoriale, esercizi di squadra, sviluppo delle capacità motorie primarie: elevazione, corsa, cammino, flessioni…
La convinzione dell’associazione “Basket Mission” è che lo sport nella scuola debba essere “per tutti” e conseguenza di una sana motricità, di una corretta alfabetizzazione motoria, di un apprendimento gestito da personale qualificato.
L'ipocinesi, il male del terzo millennio, in Italia é un dato già rilevato nel secolo scorso e recenti ricerche statistiche hanno fissato spunti allarmanti:
-       Ad 8 anni, il 36% dei bambini italiani risulta obeso ed il 70% soffre di analfabetismo motorio.
-       L’Italia è la cenerentola delle nazioni, cosiddette moderne, in merito al monte ore di educazione fisica nella scuola.
Il basket è sicuramente il miglior gioco di squadra che insegna il rispetto delle regole.
Per questo motivo, grazie alla convenzione firmata con la scuola San Filippo Neri la società sportiva ha potuto coltivare con convinzione questi principi regalando momenti unici ai bambini.
L’”A.S.D. Basket Mission Gioia del Colle” concentrerà i propri sforzi nell'avvicinare i più piccoli alla pratica del basket anche per il prossimo futuro con le attività pomeridiane.
Per la stagione 2011-2012 si riapriranno le iscrizioni ai corsi di mini-basket e avviamento al basket dall’età di 5 anni in su. Con un contributo annuale di 100€ circa, con una maglia ed un pantaloncino da gioco, ma soprattutto tanta voglia di divertirsi con gli amici!
 
A.S.D.Basket Mission, Gioia del Colle, 70023, Bari.
Contatti telefonici della società: 0803434086; 3465124658.
Indirizzo e-mail ufficiale: asdbasketmission@libero.it

“ Chi non ricorda non vive”.

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione" (Piero Calamandrei).
Sono trascorsi 150 anni dal Risorgimento. Da quell’impeto patriottico che, pervaso dagli ideali di libertà, aveva riconsegnato l’Italia agli italiani. Da allora la storia d’Italia e d’Europa è stata attraversata da terribili sorti. La prima guerra mondiale, l’ascesa dei fascismi, il secondo conflitto mondiale. Tremende vicende dalle quali il coraggio e lo spirito più nobile di tanti italiani hanno saputo trarre quella linfa vitale che ha dato origine alla nostra Repubblica, alla Costituzione, alla Democrazia. Dal sangue di tutti quei giovani italiani che, come ricorda Calamandrei, ebbero la forza e la passione di battersi contro il nazi-fascismo per amore della libertà, è nata la pagina più bella e nobile della storia d’Italia. Una pagina che vede nella nostra Costituzione la sua Legge più alta, il suo baluardo, il punto d’arrivo e di partenza di una civiltà nuova, fondata sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla pace, sul lavoro.
Smarrire la memoria di questa nostra storia significa uccidere il futuro. Spezzare il cordone che ci lega al sacrificio dei nostri padri che seppero lottare, sino alla morte, per la nostra libertà, preannuncia l’imminenza di nuove catastrofi, l’avvento di nuovi e più terribili fascismi, di un’eclissi della democrazia e di quei diritti vitali della nostra civiltà libera e umanizzata. Aveva scritto Cesare Pavese: “Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato, si spegne. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia”. Facendo così eco ad Epicuro che amava ammonire così: “Chi non ricorda non vive”.
Eppure, guardandoci intorno, ascoltando il frastuono caotico della politica dei nostri giorni, emerge inquietante la sottile volontà di “revisionare” il passato per eliminarlo del tutto. Così che, sotterrando quella memoria, gli anticorpi posti a baluardo dei diritti e delle libertà possano essere facilmente epurati. Attorno a noi, sopra di noi, è in atto una guerra silenziosa. Una guerra che non lascia sangue, non uccide la carne, non distrugge le case. E’ una guerra contro la memoria per uccidere il futuro. Chi morrà sarà il diritto ad essere liberi, ad esprimere le proprie opinioni, il diritto ad essere considerati tutti eguali davanti alla legge, il diritto al lavoro, alla dignità di essere uomini e non numeri. Ci stanno rubando la libertà ad essere noi stessi, omologandoci nel modo di pensare, di vestirci, di guardare l’altro.
Non possiamo non fare memoria del 25 Aprile e di quanto questi rappresenti. Non possiamo indietreggiare di un solo passo su quei diritti per i quali i nostri padri si batterono e morirono. Perché ogni passo indietro è uno avanti verso l’abisso di nuovi e più violenti fascismi, anticamera di nuove violenze, persecuzioni e macerie.
Per questo l’invito che, a nome di tutto il Partito Democratico, voglio consegnare a tutta la Città e ai suoi giovani figli, alle Associazioni laiche e cattoliche, ai Partiti Politici, ai Sindacati, alla Società Civile e a quanti hanno a cuore la Libertà, è a non smarrire la memoria del 25 Aprile. Cominciando, innanzitutto, con l’esserci, sventolando il Tricolore, alla manifestazione Istituzionale che, come sana consuetudine (ci rattrista e ci inquieta la scarsa attenzione e rilevanza che l’Amministrazione Longo dedica all’evento, anche quest’anno), si terrà lunedì 25 Aprile, alle ore 10.30, dinanzi al Monumento ai Caduti. Affinché non prevalga l’opera di quanti vorrebbero spegnere la memoria della Liberazione, mistificandola, anestetizzandola e cancellandola per rubarci, alla fine, la nostra Libertà.
Dal segretario cittadino del PD, Enzo Cuscito, l’invito a partecipare alla manifestazione.
Vi aspettiamo.
PD Gioia - 25 Aprile

Gesù, il Crocifisso.

22 aprile 2011 Autore: Rossana D'Addabbo  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Specialmente nella Settimana Santa, pensando a Gesù, alla Sua terribile “Passione” e morte in croce, almeno una volta nella vita ci siamo chiesti: perché uccidere proprio Lui, che predicava l’amore di Dio e l’amore per il prossimo?
crocifisso ligneo del '600Da un punto di vista strettamente umano ciò avvenne per due motivi, uno religioso ed uno politico. Il motivo religioso presenta molteplici sfaccettature. Innanzitutto Gesù era contrario all’osservanza puramente formale della legge mosaica, come dimostra l’episodio della prostituta salvata dal linciaggio: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, disse Gesù, rivolgendosi ai presenti, ma nessuno ebbe il coraggio di farlo… Per le sue parole sul Tempio, che avrebbe ricostruito in tre giorni, riferendosi con esse al suo corpo e non al Tempio di Gerusalemme, il luogo sacro degli Ebrei per eccellenza (per cui una tale affermazione appariva loro pari ad una bestemmia). Per il suo atteggiamento, che destava scandalo: frequentava peccatori e mangiava con loro.
In sostanza Gesù con i suoi insegnamenti ed il suo esempio avrebbe capovolto la visione religiosa della gente e abbattuto i privilegi di una ristretta cerchia di persone, che detenevano il potere; andava, dunque, eliminato.
Anche per un motivo politico, perché per ucciderlo occorreva l’intervento dello Stato (cioè dei Romani, i dominatori, che non sarebbero mai intervenuti in questioni messianiche o teologiche locali, a cui non erano interessati), di qui l’accusa pretestuosa mossa contro Gesù di fomentare disordini pubblici, rivolgimenti sociali, accusa poi riportata sul titulus crucis, la tabella fissata sulla sommità del palo e recante la motivazione della condanna: la sigla I.N.R.I. (Iesus Nazarenus rex Iudaeorum: Gesù di Nazareth, re dei Giudei).
Eppure Gesù abbracciò volontariamente la Passione, e di certo non per dare una prova di coraggio e di ribellione al potere romano, ma per aderire al progetto di salvezza di Dio su di noi, suoi figli. Si parla sempre di consegne: Giuda, con il bacio del tradimento nell’Orto degli Ulivi, consegnò Gesù ai Sommi Sacerdoti, questi a loro volta lo consegnarono ad Erode ed Erode a Pilato, tanto che quel giorno i due divennero amici. Ma fu in realtà un’autoconsegna: Gesù non fuggì e prima di spirare, “Abbà (papà)” – disse – “nelle tue mani consegno il mio Spirito”, parola che qui indica non solo l’alito di vita, ma la sua divinità, il sostegno del Padre, che glielo restituirà con la Resurrezione.
Gesù ha sofferto atrocemente, in quanto vero uomo (oltre che vero Dio) e poiché si accanirono su di Lui con una crudeltà spietata, diabolica, che racchiudeva in sé tutto il male del mondo. Perché mai? Per riscattarci da quello stesso male! Della Sua atroce sofferenza abbiamo le prove, scientifiche e storico antropologiche.
Mosaico (Monreale, cattedrale)Prova scientifica è la Sindone (appena un anno fa, nel 2010, l’ostensione a Torino), ne è convinto Donato Ogliari, abate del monastero benedettino “Madonna della Scala” di Noci: la Sindone non è un dogma di fede, ma rivela in dettaglio le cause delle sofferenze di un uomo del I secolo; anche il noto film “Passion” di Mel Gibson è vicino alla realtà.
Prova storico antropologica è la flagellazione, che poteva essere praticata in misure diverse: era più pesante, se inflitta a scopo di punizione; più leggera, consistente all’incirca in venti frustate, se precedeva la crocifissione, per non debilitare il corpo che doveva portare il patibulum (il braccio orizzontale della croce) e affinché la morte fosse più lenta e straziante, in modo da dare spettacolo… e fungere da deterrente.
Ebbene dalla Sindone risultano centoventi frustate (cento più del previsto!): il numero, esorbitante, dimostra che Pilato intendeva “solamente” punire Gesù, per poi liberarlo, ma al tempo stesso conferma che Gesù ha sofferto molto più dei compagni condannati alla stessa sorte.
Il flagello, inoltre, atroce strumento di tortura, aveva all’estremità strisce di cuoio su cui erano fissati quadratini di legno o frammenti di osso, che laceravano le carni, fino a far emergere le ossa e le viscere. Si aggiunga che la corona di spine non era un cerchietto, come usualmente si vede sulle sculture dei crocifissi, ma un vero e proprio casco che copriva la testa, a mo’ di copricapo orientale o di mitra indossata dai vescovi e dagli abati attuali, per giunta conficcato a furia di colpi di mazza.libro di p. Donato Ogliari
Gesù, inchiodato nudo sulla croce e fuori città, come un animale destinato ad un antico sacrificio di espiazione, ha subito un’umiliazione ulteriore a quella della condanna in sé, riservata a coloro che non erano cittadini romani, agli schiavi ribelli e ai delinquenti. La follia della croce, appunto, come la definisce l’apostolo Paolo: “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”, ma che “per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio”.
L’umanità del Figlio di Dio emerge tutta sulla croce. “Papà, perché mi hai abbandonato?” ovvero “perché permetti che si accaniscano così su di me?”: malgrado l’apparenza, questa è un’invocazione fiduciosa, poichè il termine del linguaggio familiare, “abbà”, corrispondente al nostro “papà”, sta ad indicare che Dio è vicino nella sofferenza, che è presente, non lontano, come emotivamente si ritiene, quando ci si trova in difficoltà. 
A conferma di questa consolante verità della fede, padre Donato Ogliari cita nel suo libro, Crux. Meditazioni sul Venerdì Santo”, edito nel 2010, alcuni episodi eloquenti, realmente accaduti, attraverso i racconti dei rispettivi protagonisti.
In un campo di concentramento nazista alcuni prigionieri venivano impiccati sotto lo sguardo dei compagni, costretti ad assistere all’esecuzione, ma un bambino impiegava di più a morire perché leggero; tra il pubblico allora si udì un lamento reiterato: “Dov’è Dio?!”, e qualcuno rispose tra sé e sé: “è appeso a quella fune”, sentendo intimamente che Dio era lì presente e soffriva con loro nel suo amore paterno, ma anche che la morte non sarebbe stato l’ultimo atto.
Ed ancora: un ragazzo francese, non battezzato, abitava in una comunità di tossicodipendenti, che considerava la sua famiglia, non avendo conosciuto la propria; nelle situazioni più difficili, il giovane traeva forza abbracciando ogni sera in un angolo della città un misterioso “palo energetico”, che scoprì poi essere la Croce, simbolo di Cristo. Fuggito dalla comunità, per salvarsi dall’ennesima minaccia di un’iniezione di eroina, che volevano somministrargli contro la sua volontà, e salito a bordo di una macchina con un “autostop”, il ragazzo notò infatti lo stesso simbolo al collo del conducente, che alla sua domanda “Cos’è quello che porti al collo?”, gli rispose: “è l’amore di Dio per me”.   
Persino nel culmine della sofferenza Gesù non inveì contro i suoi aguzzini, né invocò vendetta dal Padre, ma piuttosto perdono, “perché non sanno quello che fanno”! è la più alta manifestazione d’amore, così come il Calvario è la “massima manifestazione del desiderio di Dio di condividere – portandole su di sé – le pene dell’umanità ferita”.
 
 
 
 Rossana D’Addabbo

La 10^ lezione della Scuola Socio Politica di Gioia – “Pace, Terrorismo e guerra nel villaggio globale”.

Carissimi amici, Vi invio il lavoro sulla decima lezione delle dott.ssa Anna Maria Di Leo sul tema: "Pace, Terrorismo e guerra nel villaggio globale". La lezione è divisa in cinque parti.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

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