La Globalizzazione: aspetti economici e politici.

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La seconda lezione, della scuola sociopolitica del Centro Studi Erasmo Onlus di Gioia Del Colle in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine”, tratta il tema della globalizzazione questa volta dal punto di vista degli aspetti economici e politici. Il docente è la Dott.ssa Dina Munno assessore alle politiche sociali e l’integrazione c/o il comune di Sammichele di Bari.
 
Il tema viene aperto con un segno di speranza sulla soluzione delle fragilità che la globalizzazione porta con sè, dicendo che anche se sono di difficile soluzione, volendo, si possono modificare. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica, ma ci sono tanti cambiamenti, in politica, nelle istituzioni economiche, nelle regole del gioco e in particolar modo nella mentalità, che se attuati, potrebbero far funzionare meglio la globalizzazione.
Il problema non è tanto se questi cambiamenti auspicati si verifichino presto o tardi, ma se avranno luogo prima o dopo di un’altra serie di disastri economici e finanziari globali.
 
Ad oggi la globalizzazione ha cambiato gli aspetti della vita politica, oltre che economico-culturale rispetto al pensiero neoliberista (liberazione dell'economia dallo Stato, privatizzazione dei servizi pubblici, liberalizzazione di ogni settore e fine delle dogane).Questo processo ha fatto si che i fatti che succedono in una nazione coinvolgono un po' tutti, Ulrich Beck (sociologo e scrittore tedesco) chiama questo processo "comunanza di destino".
Questo destino che coinvolge tutti i popoli, tutte le nazioni, si configura dal lato delle sue potenzialità come un legame sociale planetario – dice la Dott.ssa Munno – facendo l'assessore mi ritrovo spesso a dover convocare molte associazioni locali e non, per coinvolgerli nei piani di zona, ma le associazioni del mio comune mi dicono: “assessore lei apre molto, deve coinvolgere solo le associazioni locali”. Io dico: in piena globalizzazione chi si chiude rimane solo, e chi rimane solo è destinato a morire.
 
Nell’utilizzo delle sue potenzialità con riferimenti alla realizzazione di progetti, la globalizzazione richiede ruoli altamente specializzati che spesso negli enti locali non si trovano, questo significa essere fuori dal mercato.
Magari – aggiunge la Dott.ssa Munno – abbiamo personale formato che tra un po' va in pensione, ma non sono seriamente motivati ad acquisire delle specializzazioni necessarie per gli enti locali. Anche presentare un progetto, non solo alla comunità europea ma anche alla regione, alla provincia richiede un'elevata specializzazione. Spesso i dipendenti comunali dicono: assessore ma noi stiamo qui da vent’anni. Va bene gli rispondo, ma questo vale per l’esperienza acquisita sul posto di lavoro, però oggi il mercato e gli enti locali rientrano nella logica comunitaria globale. Affinché i comuni abbiano risorse, devono accedere ad una serie di finanziamenti pubblici, non solo regionali ma anche relativi alla comunità europea, però non abbiamo al nostro interno personale qualificato.
 
L’India è una realtà fatta di strade bucate, di donne che lavorano sulle strade spaccando pietre con le mani, di uomini solitari che arano i campi polverosi con i buoi, di bancarelle sul ciglio delle strade che vendono the e biscotti. Ma oggi l’India è anche fatta di realtà dove è in atto una vera e propria rivoluzione.
A Bangalore sede del quartier generale del gigante indiano Infosys Technology, società leader nella fornitura di consulenza e servizi informatici, nel quale le aziende americane assumono dipendenti indiani per svolgere lavori che prima venivano sbrigati negli Stati Uniti e in Europa. E’ da parecchio che le aziende delocalizzano la produzione in paesi con un costo di lavoro inferiore, ma la capacità dell’India di fornire personale altamente qualificato preoccupa non poco gli Stati Uniti.
 
Tutti i paesi sono coinvolti nel commercio internazionale, ormai siamo invasi da prodotti cinesi. Molti pensano che questa partecipazione alle reti di commercio globale può portare a redditi maggiori, ma sappiamo bene che non è così, perché spesso le nostre aziende si trasferiscono in paesi dove il costo del lavoro è inferiore.
Si assiste ad una crescita dell'incertezza che circonda in modo particolare tutto il mondo del lavoro, si assiste ad un ordine di mercati che alla base ha sicuramente la minima regolazione – dicono i fautori di queste tendenze – a garanzia di libertà ed efficienza. Ma non è così.
 
Si assiste alla progressiva riduzione del ruolo dello Stato, alle politiche di privatizzazione purché sia. Anche se – aggiunge la Dott.ssa Munno – nella privatizzazione di alcuni servizi pubblici si sta facendo un passo indietro.
La fine della guerra fredda ha offerto nuove opportunità, l’importanza della economia di mercato ormai è assodata, la fine del comunismo ha fatto si che i governi possano abbandonare le guerre ideologiche e dedicarsi a risolvere i problemi del capitalismo. Ci troviamo nella fase iniziale della soluzione di questi problemi con una realtà inaccettabile.
 
I paesi industrializzati hanno di fatto creato un regime commerciale globale su misura per servire gli interessi della finanza e delle grandi società dell’occidente, a scapito dei paesi più poveri. Tutto il potere è andato in mano alle grandi multinazionali che agiscono “trapassando” i mercati nazionali, spostando i loro capitali verso paesi in via di sviluppo, disinteressandosi dei problemi sociali che questo comporta. Esiste una circolazione incontrollata dei capitali speculativi che genera rischi elevati alle economie nazionali.
 
Per i fautori della globalizzazione questo equilibrio rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo, secondo i no global essa causerebbe un impoverimento maggiore dei paesi poveri.
A causa del relativo aumento della mobilità dei capitali e della maggiore integrazione del mercato globale, i governi sono indotti a perseguire una maggiore austerità fiscale, una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, una riduzione dei costi del welfare e dei sussidi sociali.
 
La maggiore mobilità di capitali si sarebbe tradotta in cambiamenti sistematici della struttura del fisco, che nella nostra Italia ancora non c'è stato. Abbiamo gente – Aggiunge la Dott.ssa Munno – rispetto al servizio sociale, che viene allo sportello pubblico, ti fa istanza di sussidio e quant'altro, ma da accertamenti fatti si scopre che c'è lavoro nero, oppure gente che ha l’esenzione del ticket sui farmaci e sulle prestazioni, ma poi si arriva a sapere che possiede il Mercedes ed altro, quindi probabilmente il fisco va ulteriormente regolamentato proprio per un discorso di equità. L'allargamento dello spazio economico non ha prodotto uno spazio politico adeguato. Sul piano ecologico e sociale la politica globale oggi è ferma.
 

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Carlo Antonio Resta

29 novembre 2010

  • Scuola di Politica

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