Riparte la Scuola di Formazione Socio Politica.
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L’Associazione culturale “Cercasi un Fine onlus” e l’Associazione “Centro Studi Erasmo onlus” promuovono nel territorio di Gioia del Colle la Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico, articolata nel triennio 2008-2011.
L'idea di avviare la Scuola di Politica nasce dal bisogno di dare una risposta al dilagante disimpegno socio-politico dei cittadini, sempre più lontani dalle istituzioni pubbliche e che spesso si sentono relegati ad essere semplici spettatori di un mediocre spettacolo, che forze politiche allo sbando danno di sé e il cui interesse non è la crescita della società, ma solo il mantenimento del potere acquisito.
La scuola è stata pensata come luogo di incontro e di confronto per accrescere la propria capacità critica, rispetto a quello che quotidianamente vediamo e leggiamo e per comprendere che solo la partecipazione attiva può portare ad un rinnovamento, non solo della classe politica, ma della società intera.
Le Scuole di Politica, attualmente attive, sono otto in tutta la provincia di Bari e si ispirano all’insegnamento di Don Milani, un sacerdote spesso in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche, che dedicò la sua vita all’insegnamento e all’educazione delle classi sociali più povere e disagiate e il cui obiettivo era realizzare una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.
Il 23 ottobre 2010 avrà inizio il III ed ultimo anno della Scuola di Formazione Politica, il cui tema sarà “Partecipare le globale”, si parlerà di globalizzazione sotto tutti i suoi aspetti: economici, culturali e politici.
Per partecipare al III Anno non è richiesto l’attestato di frequenza del I e del II Anno, essendo i moduli formativi indipendenti tra di loro.
Per le spese e il materiale didattico è richiesta una quota annuale di 50,00 euro. Per gli studenti di 20,00 euro. Il versamento può essere effettuato tramite c/c postale n. 64761141 indicando nella causale “Iscrizione scuola politica” oppure il giorno di apertura della scuola.
Per iscriversi occorre inviare una mail a scuolapolgioia@cercasiunfine.it indicando il proprio nome, cognome, un recapito telefonico e indicando le modalità di pagamento della quota di partecipazione (tramite c/c o il giorno di apertura della scuola).
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10 ottobre 2010












Anche se il terzo anno affronterà il tema della globalizzazione è opportuno ricordare un dato di fondo sulla validità e l’opportunità della scuola politica. Zagrebelsky dice che vivendo in un sistema democratico che abbiamo scelto dopo la seconda guerra mondiale, ci si doveva impegnare alla partecipazione e al coinvolgimento del popolo nelle decisioni (non ci dimentichiamo mai la regola vitale alla base della democrazia: “Le leve della Democrazia le ha in mano il popolo, se il popolo non c’è la Democrazia non funziona”). Questo sistema prevedeva la necessaria maturità politica dei cittadini. Purtroppo chi doveva impegnarsi (i partiti, le Istituzioni, le scuole), non l’hanno fatto creando un vuoto che oggi pesa e ci condiziona come un macigno. Eppure tutti i regimi hanno curato l’educazione politica dei propri soggetti o gruppi dirigenti, Zagrebelsky ricorda: la Ciropedia di Senofonte, il De officiis ciceroniano, il Principe di Machiavelli, il Cortegiano di Baldesar Castiglione, la Politica estratta dalle proprie parole della Sacra Scrittura di Bossuuet, Montesquieu dedica un libro intero dell’Esprit des lois (il quarto) all’educazione secondo le diverse forme di governo compreso la democrazia. Le élite politiche, poi, hanno le loro scuole a iniziare dai sofisti greci: scuole speciali, anche oggi in grande espansione per la formazione di oligarchie, spesso familiari, della cultura, della tecnica, del denaro. Anche la democrazia ha avuto la sua pedagogia: i Catechisti costituzionali, e i popolari, Manuali dei diritti e dei doveri, dei cittadini in epoca giacobina. Ma dopo quei tentativi, un’autentica pedagogia è mancata. La propaganda non è mancata di certo, sostituendosi alla pedagogia. Abbiamo avuto invece molte figure di politologi e costituzionalisti che vanno benissimo, però, va precisato che il loro compito è studiare, comprendere e spiegare delle regole. Ma quello che a noi serve è capire e interpretare lo spirito di quelle regole. L’approccio allo studio delle regole è un approccio freddo che limita il politologo e il costituzionalista nell’interpretazione dello spirito che anima le regole. Oggi che la maggior parte dei paesi evoluti sono governati da sistemi democratici, sembra che sia venuta meno l’esigenza di insegnare lo spirito che la anima, che significa: oltre a destinargli le proprie energie, partecipare mettendo in comune una parte delle proprie risorse. L’esclusione alla partecipazione, costringe a una visione dell’esistenza ripiegata su se stessa, solo rivolta ai bisogni personali, come succedeva nelle masse dei contadini nell’800-900. Ma quei contadini, per innalzare le loro motivazioni civili, chiedevano il suffragio universale, la partecipazione al voto, alla vita politica. Oggi che abbiamo la possibilità di partecipare, non la utilizziamo. Dopo la seconda guerra mondiale, la scienza politica americana si è occupata dell’educazione alla cittadinanza, mentre noi in Italia, che venivamo fuori da una dittatura, ne avevamo più bisogno, non l’abbiamo fatto. Penso che l’inizio di questo anno della scuola politica, rappresenti un’ occasione per iniziare a colmare questo vuoto.