Terza lettera aperta a S. Filippo Neri
.
Carissimo, questa è la terza lettera che ti scrivo. Le risposte tardano ad arrivare. Pensavo di farlo lo scorso maggio ma mi trovavo nella città di S. Caterina- a Siena . I motivi che mi spingo a scriverti sono diversi.Credo che tu abbia saputo della tragedia della giovane madre che ha colpito a morte la sua creatura. La notizia si è diffusa con grande velocità attraverso la potenza mediatica. Ha suscitato stupore, sconcerto e rabbia. La durata di tali sentimenti è stato di qualche giorno, poi come al solito è calato il telo del silenzio. Decidendo di scriverti credo di sollevare di nuovo il velo. Voglio dirti che l’assenza dello scambio comunicativo nella coppia non può che generare problemi. Ma non basta stabilire la comunicazione tra la coppia, è necessario rifare le relazioni interne ed esterne, l’assenza di questa dinamica innesca fatti violenti e nessuno ne è immune. Se la mamma decide di compiere atti violenti sul proprio figlio significa che da tempo il suo animo è devastato dalla follia quotidiana. Gli atti che vengono compiuti superano la tenerezza e l’amore per approdare nel deserto della violenza fino a giungere alla soppressione della vita più cara. La cronaca purtroppo è ricca di esempi. Tu hai conosciuto le violenze compiute nel tuo tempo quando persino uccidere per vendicarsi era legittimo. La domanda che rivolgo è: “quando una persona ha tutti contro”? Ma aggiungo: “Dopo il fatto compiuto qual è il rapporto tra madre e figlia?” Il Tribunale risponde con la procedura di affido della bambina ai Servizi Sociali e la madre al carcere. Un abisso viene scavato, al padre spetta la paziente ricostruzione delle relazioni. E’ un ricominciare a imparare la difficile arte di vivere. Credo che la gravità dell’accaduto comporta diversi approfondimenti. Non è giustificabile discutere un giorno e poi il silenzio. Se guardiamo la situazione nazionale, quest’estate è stata caratterizzata da un incremento di violenza compiuta nei confronti delle donne. Molte donne sono state violentate dentro e fuori lo spazio familiare. Sono i lati oscuri della famiglia che si preferisce non vedere. La famiglia nonostante la grande retorica che la circonda resta sempre più isolata, sempre più ridotta. Sempre esposta a saltare in aria con la disgregazione. Nell’attuale situazione la famiglia diventa spazio per l’affermazione della violenza. Quando accadono fatti estremi di grande rilievo penale è troppo tardi. Il problema più grave è anche il silenzio della Chiesa, nonostante la grande responsabilità educativa che ha nei confronti della coppia e della famiglia. La domanda che la Chiesa locale deve porsi è: “Perché non si riesce a collegare l’annuncio del Vangelo e gli isolamenti delle esistenze? Perché continuare a moltiplicare lo sfarzo estetico delle feste e celebrazioni con l’illusione di rompere l’isolamento? Come mai a fronte della grande urbanizzazione compiuta ci ritroviamo sempre più relegati nelle braccia del consumismo e meno protagonisti di relazioni?
L’altro motivo della 3^ Lettera è quello che è avvenuto durante il caldo agosto. Da qualche giorno ti è stato eretto un monumento, per rafforzare il tuo ruolo patronale e per sostenere il consenso dell’attuale amministrazione comunale. Attore principale dell’opera è stato il sindaco che ha rinunciato al suo compenso in qualità di presidente del Consiglio Provinciale, per insediare vicino la Scuola che porta il tuo nome una statua che vuole rappresentarti.
Io credo che tu dovresti trovare il modo di ricordare alcuni passaggi della S. Scrittura, soprattutto il Salmo 115(113B): “Perché i popoli dovrebbero dire “dov’è il loro Dio”?…Gli idoli delle genti sono argento e opera delle mani dell’uomo. Hanno la bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano, dalla gola non emanano suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida”. Il Libro della Sapienza è ancora più profondo: “Davvero stolti per natura sono tutti gli uomini che vivono nell’ignoranza di Dio…Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamiamo dèi, lavori delle mani d’uomo…l’invenzione degli idoli fu l’inizio della prostituzione, la loro scoperta portò la corruzione nella vita…(Sap.13,10;14.10).
Ho voluto riportare i brani della S. Scrittura che ci propongono cambiamenti profondi. Intanto balza evidente il contrasto tra la richiesta di programmi per prevenire la violenza e dall’altro lo sfarzo per un inutile monumento. Lo spirito della lettera vuole far rimbalzare l’abominio della idolatria anche quando si accosta alla santità. Nella società iperconsumista il culto delle immagini si moltiplicano e offuscano la realtà. L’amore del prossimo viene inesorabilmente cancellato. Tra qualche giorno nei cinema sarà proiettato un opera che vuole rappresentarti ancora una volta come colui che rideva di sé e degli altri; mi auguro che la tua fragorosa risata faccia capire che non hai mai cercato un monumento di pietra. Con molti saluti.
Agosto 2010
FRANCO FERRARA
25 agosto 2010












Grazie Franco per averci ricordato questi due salmi così profondi e significativi. Purtroppo coloro che strumentalizzano la fede per scopi tutt’altro che religiosi sono numerosi e spesso ci governano. La cosa che però più mi rattrista è che questi signori siano assecondati dai ministri della Fede che conoscono bene i significati e i messaggi del Vangelo, ma attratti più dalle cose terrene che da quelle spirituali, come delle qualsiasi meretrici, vanno a consacrare e benedire cerimonie molto simili ai riti di idolatria pagana.
E’ quindi necessario riflettere e far riflettere, sul vero significato dell’essere cristiani e questo è compito anche di quella parte dei rappresentanti della Chiesa, ma anche dei credenti,che siano veramente tali, che con la loro onestà e col loro esempio quotidiano continuano a salvare il messaggio autentico cristiano dall’assalto dei vari “Cesare” che mescolando e confondendo temporalità e spiritualità approfittano della credulità della gente e utilizzano il potere che ne deriva per affari che nulla hanno a che vedere con Cristo, la sua Storia e la sua religione.
Nel versetto 5 del passo dell’Esodo, il Signore spiega perché ha dato il comando: “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”. In sostanza le figure religiose sono bandite solo sempre se causano *idolatria*, non in quanto tali.
Al punto che in Esodo troviamo addiruttura un’esaltazione da parte di Jahvé in persona degli artisti che fanno le statue per il tempio:”“Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. *****Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio******; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio” (Es. 25,18-21) “.
Il Signore ORDINA di costruire le STATUE.
Sempre nell’Esodo l’artista che Dio dice fosse dotato di grande ingegno disegnò due cherubini sul “velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto” (Es. 36,35).
Da questo si desume che a Dio sono gradite anche LE IMMAGINI colorate e non.
Che siano a Dio gradite le persone che paragonano i ministri della fede che benedicono le statue dei Santi a delle meretrici, non si desume da nessuna parte.
Mi chiedo: approvare l’eutanasia, i matrimoni tra gay è meno grave che far erigere una statua del Patrono?
Saluti
Carissimo Franco,
non credi che per onorare o venerare un Santo sia più importante imitarne le virtù, piuttosto che erigergli un monumento ad (im)peritura memoria?
A Gioia sembra essere vera la seconda ipotesi: non basta la statua del Santo, presente nella Chiesa Madre, non basta il ciclo pittorico dedicato al Santo sull’altare a Lui dedicato nella stessa chiesa, non basta il busto argenteo dello stesso Santo, non basta l’intitolazione di un edificio scolastico, non basta una lastra bronzea sita nel giardino Paolo VI che raffigura il Santo, non basta una piazza dedicata al Santo nella zona 167, ma era necessaria la presenza di un’altra statua del Santo.
Eppure il Santo durante il suo cammino terreno è sempre stato contrario ad ogni forma di mondanità, esibizionismo o clamore mondano, quasi ad incarnare il biblico messaggio di operare nel silenzio della propria coscienza senza spiattellare ai quattro venti le proprie e ha buone azioni e senza che la propria ” destra ” sapesse ciò ch fatto la ” sinistra “.
Forse oggi al messaggio biblico e a quello dei Santi si è voluto sostituire quello mediatico dell’apparire ad ogni costo, della dimostrazione di ” essere “, di costituire il modello del nuovo cittadino, dell’individuo moderno al passo con i tempi che cambiano?
Non so se il primo cittadino sia un ” credente “, nè mi sento di dare lezioni di vita religiosa, però ricordo che per un cristiano due sono i comandamenti da mettere in pratica: Amare il Creatore e amare il prossimo come se stessi.
Per onorare il nostro Santo Patrono penso sia meglio conoscere la sua vita attraverso la biografia di qualche agiografo.
Se la Redazione o i fruitori del blog lo ritenessero opportuno potrei pubblicare a puntate una biografia del Santo che ho letto qualche tempo fa.
Un caro saluto a tutti.
F. Giannini
Chiedo scusa per i refusi di fine rigo 12 e inizio di rigo 13, in quanto il commento è partito involontariamente.
F. Giannini
Ho letto con molta attenzione il commento di “Bello”. Mi sembra che il suo intervento si apre con quanto sostiene la Scrittura sulle immagini e trova un passaggio dell’Esodo che giustifica la costruzion i di immagini senza che queste diventino oggetti di idolatria. Non entra nella questione sollevata: quella cioè di ricercare un rapporto vero tra il Vangelo e la realtà.
Certo la storia è ricca di immagini che attraverso l’arte cercano di comunicare la trascedenza di Dio.Il Vangelo con la proposta dell’amore del nemico supera tutti i confini e sconvolge tutte le razionalità. La storia dell’arte ci insegna quanto sia grande la sete della conoscenza da parte dell’uomo e ci ha consegnato opere d’arte che raffigurano la storia evangelica. L’altro aspetto che non capisco è : sul piano storico qual’è il senso di aver sostituito S. Sofia con S. Filippo? La prima ci collegava con la grande tradizione della Chiesa d’Oriente, S. Filippo, santo della modernità e artefice della creazione di opere sociali come l’Oratorio, ci ha proposto una fede collegata alle opere. Visto che ho accostato l’impegno profuso all’insediamento di un simbolo religioso piuttosto di affrontare il come evitare tragedie come quella che ci ha segnato in questo torrido agosto. Ritengo che sia importante affrontare il senso del rapporto tra quadro dei valori e risposte alle tragedie umane. Il culto dei Santi non può essere estraneo alla condivisione dell’etica collettiva.
Franco Giannini lo ha ricordato molto bene cosa vuole intedersi “onorare il santo”. Cosa dire se non di invitare la rilettura dei testi biblici che ci invitano a cambiare il nostro rappporto con Dio. Come mai è così complesso e difficile imitare i santi per quello che hanno fatto? Come mai non si riesce a capire che fatti come quello che è accaduto trova una prima causa nell’assenza di processi educativi della persona? Condivido la proposta di Franco di pubblicare la storia del Santo giunto a Roma dopo il terribile “sacco”1527. Ho trovato nell’opera di Rits Delcroix, Filippo Neri il santo dell’allegria, una fonte molto autorevole, quindi credo che sia un buon servizio una lettura aggiornata della figura così ricca di Filippo Neri. Interessa molto sentire il il parere della Chiesa Locale sui motivi che ostacolono la creazione dell’Oratorio.
Il problema non sono le immagini sacre. Non le statue. Non le battaglie iconoclaste. L’arte sacra è una delle grandi realtà della storia cristiana.
La vera questione, laica e non, è la divinizzazione di se. E’ quando un uomo, detentore di potere su altri, vive questo potere come assoluto, divino.
Gli déi più pericolosi non sono quelli di pietra. Ma quelli fatti di carne e sangue. Si alimentano con un paranoico senso di onnipotenza e di auto-esaltazione. Hanno bisogno che tutti parlino di loro, che tutti possano venerarli, che tutti gli obbediscano. Si sostituiscono a Dio e al popolo. Pensano di vivere al di sopra di tutti. Su un piedistallo. Su un basamento. Dal quale credono di essere al di sopra della Legge. Al di sopra di ogni uomo. Al di sopra di se stessi.
Li vedi così presenziare ad ogni evento di popolo. Sigillare ogni cosa con la propria immagine e presenza. Come drogati dal potere, dal loro ruolo di comando. Non amano servire, ma essere serviti. Don Tonino Bello ricordava l’origine della parola “ministro”. “Minus stare”, ovvero “stare sotto”. Il ministro è colui che, con umiltà, amara servire nell’ombra, “perché la tua mano destra non sappia ciò che fa la sinistra (Gesù)”. L’esatto contrario della considerazione che oggi si ha del “ministro”, dell’uomo di potere.
Dimenticano così di essere in tutto simili agli altri. Di essere destinati come tutti alla polvere.
E quando il potere ha questa immagine di se, distorta ed esaltata, allora produce le più grandi catastrofi. E’ il contrario di ogni visione democratica. Perché minaccia la libertà ed i diritti di tutti.
E’ questa la considerazione che ha di se il nostro premier Berlusconi. Per questo lascia libere le scorribande di un Gheddaffi, suo modello ideale. Perché nel suo paese non è secondo a nessuno. Lui la legge. Lui tutto. Lui la vita e la morte.
E’ questa, la considerazione che ha di se il Sindaco Longo. Usa le statue dei Santi per incensare se stesso. Usa le processioni sacre per sostituirsi al sacro. Usa il denaro di tutti per dare luogo ad una vera e propria venerazione di sè.
La politica, come diceva ieri sera, durante la sua splendida omelia (commentando il passo evangelico delle nozze escatologiche, dove gli umili, gli ultimi, saranno esaltati e non chi in vita ha sempre privilegiato i primi posti ed il potere), Don Antonio Serio, come strumento per costruirsi la “carriera”. Non come autentico servizio all’Altro da se. Usare gli altri per se stessi. E’ il più grave delitto contro Dio e contro l’Uomo. E’ il più grave delitto sia per un laico che per un credente.
Enzo Cuscito